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Ayla, Vicecomandante delle Amazzoni Roka.
Mi chiamo Ayla e sono una hammer di acquisizione.
Dove nacqui ebbi una vita agiata: la mia casa era la più grande di un villaggio non molto lontano da qui, ma sicuramente non troppo vicino. Avevo tutto quello che volevo: sono cresciuta come una ragazzina viziata ed insopportabile, troppo egoista ed egocentrica per avere dei veri amici, che tra l'altro amavo ricattare e sottomettere. Oh, amavo il controllo e soprattutto vedere gli altri ubbidienti e pieni di paura verso me stessa. Amavo tenere tutti sotto controllo, giocare con loro come il gatto fa col topo! E così mi comportai fino ai 16 anni.. Non avrei cambiato nulla nella mia vita, mai! Eppure qualcosa successe. Col tempo in molti si stufavano dei miei modi e poco alla volta vidi perdere il potere che esercitavo su di loro. Pure i miei genitori mi trovavano come un caso disperato. E finì così che rimasi sola, nel mio mondo di bugie e di egoismo. Stavo iniziando a perdere interesse per le cose, le persone, le attività.. mi stufavo di tutto e di tutti. Rettifico: tutto e tutti si stancavano ben presto di me e ormai avevano capito come tenermi a bada! Ma poi, quando pensai che sarei stata condannata a vivere nel male che causai agli altri uno straniero arrivò da non-so-dove, conquistò la mia curiosità e il mio interesse con la sua malvagità nascosta e ancora da svelare. Con lui progettai la mia fuga, per fare un dispetto ai miei e a tutto il popolo che aveva capito come mettermi in disparte. Scappai, da sola. Mi persi. Piansi. Bestemmiai. Pensavo che quella della fuga fosse una buona idea per impartire una lezione al villaggio, invece mi ritrovai a dover affrontare posti nuovi, selvaggi, inospitali, villaggi strani, animali selvatici e pericolosi, a patire la fame e la sete, il freddo e il caldo, l'indifferenza della gente. Io, da ragazzina bisbetica, acida, arrogante e viziata dovetti far fronte a ciò che non pativo nel mio confortevole villaggio.
Ora ero io il giocattolo degli imbrogli, la marionetta della malvagità degli altri, del loro egoismo.. ero io quella in balia ai briganti e alle intemperie..Tentai di ritornare a casa, ma il mio senso dell'orientamento non era dei migliori in quel periodo. Attraversai molti villaggi in cui mi soffermai per poco, per evitare di cadere di nuovo nelle mani di truffe audaci. Avevo capito che sono stata un mostro, e l'avevo capito guradando le mie stesse azioni compiute da altri su di me. Volevo solamente ritornare a casa e chiedere scusa, non perchè fossi pentita a tal punto, ma perchè la vita da vagabonda e reietta non era adatta a me. Rivolevo la mia vita agiata e una parte del potere che esercitavo e per riottenerli ero disposta a chiedere perdono e a tentare di controllarmi. E così incontrai per caso un gruppo di mercanti che si stavano dirigendo ad Arcano, tra l'altro mai sentita prima, passando per una foresta. Decisi di seguirli, pensando che così mi sarei avvicinata di più al mio villaggio, invece mi trovai in un ambiente ed in un'atmosfera completamente diversi. Optai per una permanenza un po' più lunga del solito, durante la quale scelsi alla cieca di diventare un'amazzone: infatti, da quello che avevo capito, le donne in questo luogo assurdo comandavano e se sarei riuscita a raggiungere un posto alto nella gerarchia, avrei ritrovato quel potere da esercitare sugli altri che mi fu tolto tempo fa. Aktual mi sembrò il luogo della mia rinascita, mi diede un soprannome “figlia della terra”, da viandante mi fece hammer e sembrava dirmi: abbi pazienza e perseveranza, osserva le leggi, le dee e l'imperatrice e potrai finalmente riconquistare ciò che hai perso e che rivuoi indietro! Grazie a questa nuova attività, riuscii a comprare una casa, nella quale sosto per pochi giorni, e un sacco di oggetti che prima, quando avevo 16 anni, per averli, mi bastava un ordine e uno schiocco delle dita.
Col tempo mi sono accorta che Arcano mi aveva legato un elastico intorno al busto, mentre l'altro capo l'aveva legato a se stessa. E quando cercavo di andarmene da Aktual o da altre kioskas non riuscendo più a recitare la parte di un'amazzone diligente, affidabile, casta, severa e rigorosa, tendevo nella mia fuga l'elastico che, al punto massimo, mi riportava ad Arcano. Poi venne la promozione e finalmente potei percepire il controllo, il comando e l'autorità fuoriscire da tutta me stessa. Dopo quattro anni di sofferenze e di vagabondaggi, di difficoltà, di sacrifici, di sospetti e diffidenze, la fortuna si ricordò di me e mi restituì una parte del mio carattere. Non posso dire di essere la stessa di una volta, sono sicuramente più matura e responsabile e non più viziata. Eppure alle volte mi domando se il mio essere è falso o vero: fino a che punto è giunta la metamorfosi? Fino a che punto sono quella che mostro di essere? Dopotutto, la vita è un imbroglio serio...
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