...Sul fare della sera...
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Haarthac
[Haarthac, seduto al proprio scrittoio, è intento ad archiviare e sistemare vetuste pergamene. Quelle pergamene ingiallite dal tempo, sbiadite e consumate dall'eterno sfogliare di chi le ha consultate cercando chissà quale soluzione ai piccoli e grandi misteri che affollano le ore della vita. |
In lontananza si odono gli echi della Kioskas: il fabbro che batte il martello sull'incudine, lo stalliere che ricovera gli animali per la notte, le Amazzoni che ancora si allenano incrociando le armi le une con le altre.
Lo scribano maneggia con cura quelle carte, pone attenzione nello srotolarle affinché non si danneggino, ne liscia gli angoli, ricompone quelle più vecchie rilegandole con strisce di cuoio e pelle, ripassa con pennino e china le lettere ormai sbiadite.
Ogni tanto si sofferma a leggerne qualche passo, qualche racconto di antiche gesta, qualche leggenda che con gli anni si è trasformata in mito.
..."e le amazzoni accorsero numerose, fiere e dritte sui loro splendidi destrieri, maneggiando spade ed archi con la maestria dei migliori Mastri d'Armi dei tempi passati"...
..."e così l'Imperatrice posò lo sguardo sul corpo, ormai inanimato, dell'uomo. Quell'uomo che non aveva salito alcun gradino nella gerarchia di Arcano, ma che tanto aveva fatto per la salvaguardia delle Sacerdotesse. Quell'uomo che nessuno aveva mai preso in considerazione ma che, col proprio sacrificio, tutti adesso avrebbero ricordato per sempre. Lei per prima."...
< Quante storie e quanti segreti devono essere racchiusi in queste pagine - pensò Haarthac - quanti meravigliosi hammers sono passati per questa terra raccontandone e scrivendone con le proprie gesta la storia.>
Colto dall'ispirazione intinse nuovamente il pennino nell'inchiostro e, spiegata una nuova pergamena, cominciò a scrivere:
"Vento, che passi nelle strade, per i muri, nei sentieri e nei camini, facci ascoltare con il tuo urlo possente e lieto, le storie di chi ha costruito questo paese;
Acqua, che scorri incessantemente dalla montagna alla valle e dalla roccia al mare, portaci i sussurri di chi, seduto su una tua riva, ti ha riversato le proprie pene o le proprie gioie affinché si possano conoscere gli angoli segreti dell'animo umano e dall'altrui vita apprendere gli insegnamenti per il cammino;
Fuoco, che salti, balzi, scoppietti, distruggi e riscaldi, danza per noi dentro al camino o in mezzo al bosco, si ché attraverso la tua fiamma ed i tuoi suoni si possano riscaldare gli inverni che passano dentro di noi, sciogliendo il nostro gelo e facendoci camminare, come danzando, nella melodia dei tuoi colori".
Haarthac posò il pennino; un raggio di sole calante illuminò la pergamena appoggiata sullo scrittoio. Un Falco volando poco distante lanciò un grido.
Quel suono unito al raggio di sole fece spuntare un sorriso sul viso dello scribano.
Un senso di serenità pervase l'ambiente circostante ed un delizioso profumo di fiori salì sino alle narici dello scribano.
Kikka
Passando tra gli scaffali della biblioteca di Kanveska, alla ricerca di un libro, scorse una pergamena abbandonata su una scrivania. La curiosità, caratteristica insita di una strega e ancor più se quella strega si chiama Kikka, la spinse a leggere quelle poche righe.
Gli occhi, forse un po' troppo negli ultimi tempi glaciali e indifferenti a tutto, si sciolsero e si addolcirono, e nello stesso tempo un abbozzo di sorriso fiorì sulle labbra della strega.
Dalle scartoffie in disordine, non fu difficile immaginare di chi era quello scritto, ricopiò quei brevi versi su un libricino. Si guardò in giro cercando lo scribano ma, non vedendolo, lasciò in dono una pietra a forma di goccia e un messaggio: "Spero non ti dispiaccia se ho copiato i tuoi versi per potermeli rileggere con calma".
Uscì dopo dalla biblioteca e si rifugiò su una collina, ascolto il vento, l'acqua e tutta la natura; nella sua mente un pensiero, che in qualche modo la tranquillizzava: "Chissà se gli scribani e gli artisti tornano a scrivere, forse le amazzoni e i guerrieri riprenderanno con le spade e ritroveranno l'antico spirito combattivo che hanno da tempo perduto."
Il sorriso a poco a poco si spense, e lo sguardo si rifece duro, perso in chissà quali pensieri...
Haarthac
[Di buon mattino lo scribano si appresta a riprendere il lavoro interrotto la sera precedente. Arrivando al suo scrittoio nota un messaggio lasciato da qualcuno e, mentre lo scorre velocemente, un leggero sorriso spunta agli angoli della bocca ed un pensiero gli attraversa la mente:
"Gabbamondo di una strega sempre in giro a curiosare... certo che mi dispiace che ti sei copiata i miei versi... non vorrei che tu usassi le mie parole per qualche arcano sortilegio"
Poi.. il ricordo di giorni passati trascorsi in compagnia dell'allora apprendista strega invase i suoi pensieri e molti episodi si affollarono uno dietro l'altro facendolo sorridere e rivivere situazioni ed emozioni.
Sedutosi, scelse una tra le penne più belle che aveva e cominciò a scrivere:
"Mia cara strega Suprema,
raccontare non potrei tutto ciò che io vorrei,
perché è facile parlare per chi non vuole mai scordare,
ma le cose che ho da dire tu non le vuoi più sentire
ed allora mio malgrado lascerò la sorte al dado.
Quella sorte che ben spesso noi abbiamo condiviso,
una volta con il pianto una volta con il riso,
ma che sempre ci ha sorpreso per il suo fare sì lieto
e se non abbiam capito ciò che ci voleva dire
abbiam tempo per parlare e provare ad imparare.
Cara Strega assai impicciona,
che passeggi nelle stanze per le strade e per le vie,
come puoi passar di qui e teco portar le cose mie?
Solamente questa pietra fredda come il pavimento,
tu lasciasti qui da me in parziale pagamento,
ma tu sai che quelle cose che mi escono dal cuore
non han prezzo né valore perché danno sol calore
ed allora tu mi offendi se mi lasci dei monili,
dei gioielli o cose affini pensando di pagare
in questo modo il mio sudare.
Non importa strega cara,
ho piacere nel sapere che tu hai qualcosa mio
e che posso in qualche modo farti si' sorrider io;
questo luogo è molto caro e lo sento casa mia
torna qua' che ci impegnamo per non farLi andare via"
Haarthac sciolse un po' di ceralacca sulla pergamena e vi immerse il proprio stemma. Poi arrotolò la pergamena e, legatala con un cordino in cuoio, la sigillò con un'altra incisione del proprio stemma.
Infine suonò una volta una piccola campanella e affidò la missiva ad un messaggero.
Quando il messaggero uscì Haarthac si sedette nuovamente davanti allo scrittoio e cominciò a lavorare.]
Kikka
Mentre sta sorseggiando la classica tisana mattutina, un rumore di zoccoli la avverte di una missiva in arrivo. Appoggia la tazza sul tavolo, e si avvia verso la porta, proprio nel momento che il corriere sta per lasciare la pergamena nel luogo adibito alla posta.
"Buongiorno Suprema!" La saluta il corriere, con una voce squillante, prima di avviarsi nelle altre case di Kanveska.
Legge veloce quello che lo scribacchino le ha mandato, e sospira rendendosi conto di aver in qualche modo offeso il suo amico. Così scrive veloce la risposta:
"Scusami se non ti rispondo in rima,
ma da tempo dalla mia penna non escono più parole di poesia o filastrocca.
Penso solo al lavoro e ai miei studi.
C'era una volta una Strega sognatrice,
che con facilità scriveva e sognava, e faceva sognare.
Ma non esiste più da molto tempo,
il dolore a volte è talmente forse, che si tende ad annullare la causa del dolore,
e non voler più averne a che fare.
Però quelle poche frasi che ho letto, mi hanno fatto per un attimo ricordare un po' come ero...
Non volevo offenderti con la pietra, ma solo un ringraziamento,
freddo forse, ma anche una pietra all'apparenza fredda, alla luce del sole
può regalare sorprese dalle miriadi di colori.
Chissà, forse un giorno anch'io tornerò a essere così come quella pietra al sole, per ora preferisco rimanere nell'ombra.
Prometto che non sbircerò più nelle tue carte, e non ruberò i tuoi versi, è stato un gesto instintivo, che non si ripeterà.
con affetto
Kikka
Strega Suprema"
Arrotolò la missiva, e volendo che arrivasse il prima possibile si diresse lei stessa in biblioteca e lasciò la pergamena ad un'apprendista scribana che si apprestava ad entrare. Poi, approfittando della bella giornata, si avviò verso la piazza di Kanveska per mescolarsi con gli hammers e ascoltare l'allegro vociare del mercato che quest'oggi era particolarmente movimentato.
Haarthac
[Allegro come il più sfaccendato perdigiorno che abbia calpestato le terre di Arcano, Haarthac arriva in Biblioteca e, dopo essersi preparato una bella tazza di caffè, si siede al suo scrittoio. Trova una missiva a lui indirizzata e sorride immaginando che sia la risposta della cara strega suprema... ed immagina anche gli improperi che Ella vi avrà riversato per rispondere per le rime alle sue provocazioni...
La srotola velocemente e comincia a leggere. Il sorriso sparisce immediatamente dal suo viso ed il dispiacere per il dolore e l'amarezza che legge in quelle parole è talmente grande che getta la missiva sul tavolo e, alzatosi, si dirige verso il balcone per prendere un po' d'aria fresca.
"Oh.. Kikka.... quanto profonda è la cicatrice che hai addosso.. quanto dolore stai provando e sopportando da sola.. senza chiedere niente.. senza gridare aiuto..."
Tornato al proprio scrittoio prende una pergamena e scrive:
"Mia delicata amica, strega Suprema, Kikka, nei momenti di dolore il nostro spirito di sopravvivenza ci pone in uno stato d'animo particolare che ci fa stare fuori da tutto proprio per evitarci altro dolore, ma non sempre è la soluzione migliore. Il tuo animo gentile e sensibile tornerà presto a splendere se saprai affrontare il tuo dolore e farti attraversare da esso.. solo così riuscirai a porlo nella sua esatta dimensione.
Quando si ha dolore ci si isola, si perdono i sogni, la poesia, e la voglia di volare. Ma c'è sempre chi ci vuole bene spassionatamente come gli amici.
Per questo ti racconto una storia sperando in un tuo sorriso.
Senti qua.
[Una Madras, davanti alle sue allieve, prese un barattolo di vetro grande e vuoto, serviva per immagazzinare le scorte di pomodori per l'inverno, e lo riempì con delle palle da gioco. Chiese alle allieve se il barattolo era pieno.
Le allieve dissero di si.
Allora, la Madras prese una scatola piena di palline di vetro e la versò dentro il barattolo di vetro. Le palline di vetro riempirono gli spazi vuoti tra le palle da gioco. La Madras chiese di nuovo alle allieve se il barattolo fosse davvero pieno, ed esse risposero nuovamente di si.
La Madras prese una scatola di sabbia e la versò dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempì tutti gli spazi ancora vuoti e la Madras chiese se, a quel punto, il barattolo fosse pieno. Questa volta le allieve risposero con un sì unanime. La Madras, velocemente, aggiunse due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente si riempirono tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Le allieve si misero a ridere, e quando la risata terminò la Madras disse:
"Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita.
Le palle da gioco sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore... le cose che ci appassionano.. le cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene.
Le palline di vetro sono le altre cose di cui ci circondiamo necessariamente, come il lavoro, la casa, il cavallo, ecc.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.
Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro ne' per le palle da gioco.
La stessa cosa succede con la vita.
Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle piccole cose non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.
Occupatevi dunque prima delle palle da gioco... delle cose che realmente hanno importanza... stabilendone le priorità... il resto è solo sabbia."
Una delle allieve alzò la mano e chiede cosa rappresentava il caffè.
La Madras sorrise e disse: "Sono contenta che mi facciate questa domanda. E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico.]
Ecco qua mia cara strega.. a me il caffè piace molto e la biblioteca è un ottimo luogo di conversazione...
Non mi sono offeso e sono felice che tu abbia copiato il mio scritto.. sai bene che la mia casa, la mia roba è a tua disposizione sempre e comunque... anzi sono felice che tu lo abbia fatto perché significa che verso di me ti senti libera di essere te stessa.
Ti prendevo in giro provocandoti e la pietra che mi hai lasciato mi piace molto perché ha molti significati.
La mia casa è aperta ogni volta che vuoi.
Tuo Haarty
Haarthac posò la penna e sigillò la pergamena.
Chiamò un messaggero e lo mandò a casa di Kikka, dicendogli di non muoversi fino a ché non avesse consegnato la missiva nelle mani della Strega.
Poi si alzò e uscì per passeggiare nel giardino della biblioteca e riflettere.
Kikka
Di ritorno dal giro al mercato, si ritrova davanti alla porta un messaggero addormentato e con un filo d'erba in bocca.
"Urca, chissà da quanto aspetta..."
Prende delicatamente il filo d'erba e comincia a solleticargli il viso, questo si sveglia di colpo e si alza mettendosi sugli attenti. "Oh Suprema! Mi ero... un attimo..." arrossendo, cercando una scusa per poi aggiungere di fretta: "C'è una missiva urgente per lei!" dice tutto di un fiato, sperando che il misfatto dell'addormentarsi venga presto dimenticato.
"Uh davvero?" ridendo per il buffo corriere, immaginando già di chi era la urgente missiva. "Bene bene grazie" prendendo la pergamena "puoi andare... e non ti preoccupare, la tua siesta rimarrà tra noi" facendo l'occhiolino, mentre il corriere continua ad inchinarsi e propinare le sue scuse mentre raggiunge celere il suo destriero "Buona giornata Suprema!"
Scrollando la testa e ridendo per la scena comincia a srotolare la missiva, aprendo la porta e con l'espressione sempre più seria.
Legge tutta la missiva e sospira, lasciando cadere il foglio sulla scrivania.
Alla fine prende una ampolla grande e comincia a inserire tante sfere di vetro, sorridendo sempre di più, soprattutto quando la sfera degli amici è talmente grande, piena di nomi che fatica a metterla nell'ampolla.
Ci sono sfere di ogni colore, amicizia, famiglia, lavoro. Tutte molto grandi, è molto fortunata e lo sa bene.
Poi prende varie sabbie colorate, le piccole cose: verde per le passeggiate nei prati, azzurro per le giornate spese a guardare il cielo, bianca della fine sabbia dei mari più belli...
Per un attimo si sente meglio, ma quando è il turno di inserire la sfera rossa e la tazza di caffè si ferma. Le guarda come fossero degli estranei e alla fine li rinchiude in una scatola nera, girando la chiave.
Prende il foglio e risponde allo scribano:
"Ti ringrazio delle belle parole, per ora non me la sento di parlare, preferisco riflettere da sola... una tazza di caffè ci sarà presto, ma non ora. Mi è piaciuta la storia, tutti dovremmo fare la nostra ampolla ogni tanto, per stabilire le nostre priorità e magari cambiarle...
Un abbraccio e a presto!
Kikka"
Guarda fuori dal giardino e rivede il messaggero che si è addormentato sul cavallo "Ma è proprio il messaggero di Haart! ghgh"
Va fuori, lo sveglia e gli affida la missiva" Mi raccomando! Non ti addormentare!"
Il corriere si scusa di nuovo in cento modi e parte al galoppo verso la vicina biblioteca borbottando fra sè e sè... ho bisogno proprio di un caffè!"
Haarthac
e Kikka
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