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Demoni

Immagine del racconto


"Hai presente quando hai la certezza di essere nato per un motivo ben preciso, con un obiettivo nella vita da raggiungere"
"No."
"Come puoi dire questo? Non hai dei sogni, delle aspirazioni?"
"No."
"E allora perchè porti quei fregi spiegamelo?!"
"E che importanza ha? Io sono un'Amazzone esattamente come te e le altre." 

"Alex aspetta, non andartene! Dimmi allora perchè combatti?"
"Perchè è l'unica cosa che so fare."
"L'uomo è creatore e distruttore di se stesso. Noi uccidiamo per proteggere e preservare questo mondo, Arcano e Nimira. A volte mi chiedo chi è che combatterà per preservare noi?"
"Sciocca. Ognuno combatte per se stesso. Non serve chi ci protegga, bastiamo noi stesse."
"Li vedi ancora? Nello specchio intendo."
"No, ma li sento chiaramente respirarmi sul collo."
"Alex, non lasciarti assalire da loro."
"Non posso farmi del male. Ho imparato a conviverci ormai, non posso fare altrimenti."
"Ma..."
"Shh! Smettiamola di parlarne. Sono solo problemi miei stanne fuori!"
"Ma se continui così la gente ti crederà pazza."
"Che credano quello che vogliono, non mi importa nulla."
"Lascia che almeno io ti aiuti!"
"Chiudi il becco! Tu sei morta! Perchè continui a perseguitarmi?!"
Le gambe si muovevano da sole, correvano per la foresta, saltando ruscelli e tronchi caduti. Alex avrebbe voluto fermarle, ma non ci riusciva. Doveva allontanarsi da quel posto prima di diventare davvero pazza, o forse già un po' lo era.
Un rumore indistinto in lontananza, lo sciabordio dell'acqua, il fiume.
Splendente come sempre sotto la luce pallida della luna, la corrente del Kruill continuava impavida e fiera la sua corsa. Chi mai avrebbe potuto fermare quello scorrere incessante, quella forza brutale, ma dolce allo stesso tempo?
"Ciò che dà la vita." sussurrò, piegandosi sulle sue rive, assaporandone il sapore e la freschezza delle acque, che le accarezzavano le dita immerse.
"Se solo potessi essere così limpida..."
"Cosa faresti principessa?" Le rispose una voce alle spalle, e il riflesso apparve accanto al suo. Quell'orrenda maschera nera, dall'aspetto abominevole, il naso lungo e ricurvo, il ghigno delle labbra che scoprivano leggermente i denti scuri.
"Vattene..." Ringhiò lei.
"Non posso, sono il tuo passato. Non sei stata proprio tu a dire una volta, che l'uomo non può dimenticare il passato ma solo superarlo? Come vedi ti sto alle spalle."
L'amazzone si girò di scatto portando il gomito all'altezza del volto, colpendo il nulla. Abbassando lo sguardo tristemente lo riportò sul fiume, ed era ancora li, dietro la spalla destra.
"Lo sai che non puoi colpirmi. Io sono qui..." Con le dita ossute e ricurve le picchiettò sulla tempia. "Non ti libererai facilmente di me. E poi dovresti ringraziarmi, ti ho permesso di rincontrarla."
Strinse i pugni affondandoli nella terra.
"Te l'ho detto e te lo ripeto, lasciami in pace."
Di tutta risposta un'acuta risata.
"Ma come! Morivi dalla voglia di rivedere tua madre! Forse "morire" non è il termine più adatto da usare in questa situazione, non vorrei che tu mi considerassi un'insensibile, mi si spezzerebbe il cuore sai?"
"Perchè ne hai uno?"
"Si e batte solo per te mia cara."
"Smettila di prendermi in giro!"
Con la mano frustò l'acqua infrangendo il delicato riflesso, e quando questo si ricompose era sparito. L'amazzone rimase in silenzio ad osservarlo, ma era rimasta finalmente sola.
Stanca e sconvolta si buttò a sedere alzando la testa al cielo. Una miriade di stelle lo ricoprivano, ma nonostante tutto la notte era buia.
"Cosa guardi stellina?" Un'altra voce la raggiunse fievole come un eco, costringendola a scrutare in allerta l'oscurità della foresta, poi si guardò nuovamente nel fiume, ma vide solo il proprio riflesso.
"Non mi puoi vedere lo sai, sono il tuo futuro, puoi solo sentire il mio eco da lontano."
"Che cosa vuoi anche tu?!"
"Metterti in guardia."
"E da cosa? L'unica cosa da cui devo mettermi in guardi siete voi tre!"
"Appunto, ma ricorda, il passato non ti può più sfiorare, io non ti posso neppure apparire, ma cosa mi dici del presente? E' di lui che devi temere..."
Quelle parole furono accompagnate da un leggero fruscio del sottobosco. Alex afferrò velocemente la spada drizzandosi in piedi.
"Inutile" Continuò l'eco. "Cosa pensi di fare con quel giocattolo?"
Qualcosa le passò alle spalle sfiorandole la schiena che venne attraversata da un brivido gelido. Si girò, ma nulla.
"Dove sei? vieni fuori!"
Nonostante il tono minaccioso, quella presenza continuava a girarle intorno, sfiorandole la pelle bianca.
Alex cominciò a sentire crescere la paura, non si può affrontare un nemico che non si vede, in quel momento la spada che stringeva fra le mani era davvero un giocattolo. La lasciò cadere a terra facendo scivolare le braccia lungo i fianchi, rovesciò la testa, le punte dei piedi si alzarono, e lentamente si lasciò cadere all'indietro. Tutto sembrava accadere al rallentatore. Per un attimo le sembrò di vedere l'ombra sfrecciarle davanti e guardarla dritta negli occhi. Ciò che vide fu orrendo. Un mostruoso essere gobbo dall'aspetto rachitico, la pelle giallastra e rattrappita, le mani artigliate da lunghe unghie scure, e qualche sporadico ciuffo di capelli bianchi gli attraversava il viso rugoso che aveva tutte le fattezze del proprio.
A quella vista mostruosa di se stessa, non potè trattenere un urlo terrorizzato, e quando li corpo frenò la caduta a terra, se lo ritrovò rannicchiato accanto, il viso a pochi centimetri dal suo che la guardava con quegli scuri occhi sbarrati dall'espressione folle, le labbra quasi inesistenti storte in un sorriso che scopriva la bocca marcia, poi il buio.
Si risvegliò al mattino. La luce di Amanuator era ancora debole e spuntava appena dietro l'orizzonte. Alzandosi a fatica si tastò la testa che le doleva, poi ebbe un brivido al ricordo di quella notte, e si strinse forte fra le spalle serrando gli occhi per allontanare quella visione. Lentamente li riaprì, respirò profondamente l'aria fresca del mattino, si sciacquò il viso e li collo nel fiume, e infine si rigirò a guardarla.
"Ora possiamo andare madre." Le disse affettuosamente avvicinandosi a quella esile figura dal ventre squartato e sanguinante. "Ti riaccompagno alla radura" Così dicendo le circondò il fianco con il braccio e le sorrise.
"Sai, stanotte ho avuto un incubo, comincio a pensare seriamente di essere pazza."
"Non essere sciocca Alexandria" le rispose lei ridendo divertita.


 

Alexandria



 

 

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