I racconti del Kruill (1)
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KRISTAL
Una sera come tante...
Mystryl brilla in cielo tutta attorniata di stelle e l'aria di
Kanveska è quasi irrespirabile.
Una passeggiata fino al Kruill è quello che ci vuole, forse troverò
un po' di frescura.
Barbaro verrà con me, mi terrà compagnia.
Una galoppata e siamo sulla riva. |
Scendo, mentre il cavallo si abbevera e scuote la criniera... non è
convinto che sia una bella cosa star qui di notte tutta sola.
Mi slaccio i sandali, mi siedo sulla riva e immergo le gambe nell'acqua
a cercare refrigerio, poggiando la schiena all'albero più vicino.
Vecchio Kruill.... che cosa mormori piano piano?
Raccontami una storia... una qualunque, quella che vuoi.
Una storia di amazzoni e guerrieri che arrossiscono le tue acque col
loro sangue coraggioso, mentre combattono il nemico di sempre?
Oppure una storia d'amore, di baci e carezze... ne avrai vissute tante
da quando scorri su queste terre.
Raccontami la tua eternità, raccontami da dove vieni... e dove vai, dopo
aver attraversato Nosambra... dove porti le visioni magiche della
cordigliera che si specchia in te, e tutte queste stelle che rifletti...
Chiudo gli occhi, ed ascolto.... ed odo una voce... il vecchio fiume
racconta davvero...
Stanotte dormirò qui... :-)

PIOGGIA
Ebbene, mia cara Kristal.
A te che spesso vieni a trovarmi per farti accarezzare la delicata pelle
dei tuoi piedini, voglio raccontarti la storia di un giovine delle
montagne che lungo le mie sponde, s’innamorò.
Ma sappi sin d’ora che essa è una triste storia.
Or dunque, accadde molte stagioni fa che un giovine, abitante delle
montagne, in cui trascorse la sua freschezza a pascolar di pecore e
agnelli su per i pendii e spesso, quando portava loro alla sorgente ad
abbeverarsi, egli parlava meco della sua curiosità.
Gli doleva che le uniche persone conosciute, fossero i suoi genitori e
una mercante con l’asinello, che raramente andava nella sua povera malga
ad acquistare per poche scaglie erbe rare che la madre raccoglieva nei
boschi.
Avvenne cosi che decise di seguire la Mia acqua e conoscere luoghi
lontani.
Ahimè, questo non è bizzarro e sconosciuto per lì giovini d’oggi.
Seguì il corso per alcuni giorni mangiando ciò che trovava per la strada
e teneva con se poche provviste che la madre gli proferì quando lo
salutò; il padre gli donò invece un bel coltello col manico di osso di
cervo.
Arrivò lì dove la Mia acqua si distendeva e rallentava la sua corsa
inondando i margini circostanti ed egli non Mi aveva mai visto cosi
grande.
Ora, non poteva più attraversarmi agevolmente e continuò a camminare.
Ogni tanto mi domandava cosa avrebbe trovato e le sue parole si
immergevano senza risposta tra i fluttui.
Una sera, cercando un giaciglio per dormire, scorse dinnanzi a se, una
imponente fortezza, illuminata già di tante fiaccole ai bastioni.
Non aveva mai visto una casa così grande, solo gli tornava alla memoria
alcuni racconti della mercante, che gli parlava di luoghi ove le genti
vivono e dormono insieme lungo il Kruill.
Lo stupore e la meraviglia riempirono la sua mente e la paura di trovare
tanta gente in un sol colpo, lo fece per un attimo tentennare; ma la
curiosità era grande e decise che quello era ciò che aveva da sempre
sognato e si incamminò.
Voltò cosi le spalle a quell’acqua che conosceva bene per avventurarsi
da solo verso l’ignoto.
Cosa avvenne dentro quelle mura, Io non so dirlo, ma rividi quel giovine
alcuni giorni appresso, portava con se una bestia, un bel cavallo nero e
lo portava a me ad abbeverarsi, ringraziandomi di averlo accompagnato in
quel posto e aver trovato lì una nuova sensazione che lo aveva reso
felice; l’amore.
Tornò più volte, accompagnato da una giovane e avvenente amazzone,
spesso li cullai nel loro amore che sembrava non finisse mai.
Proprio quando le cose sembrano inesauribili, avviene sempre un qualche
evento che serve a consacrare definitivamente quella che è “la storia”.
Un dì, egli tornò da me, piangeva disperazione, portava con se il grande
cavallo nero; ma lei non v’era. Egli mi raccontò che una stupida
battaglia, gliela aveva portata via ed ora era lì tra le sue mani, un
misero bottino d’amore, il ciondolo che lei gli aveva donato in segno di
eterna fedeltà.
Decise che questo gli sarebbe bastato e tornò verso quella realtà
misera, verso quell’amore che sapeva non lo avrebbe mai tradito, la sua
casa in montagna, la sua famiglia.
Ripercorse il lungo tragitto che lo divideva dal suo passato.
Ogni tanto si fermava e rivolto a me implorava di non portarlo mai più
da nessuna parte, il suo cuore era già stato messo a dura prova e non
voleva rischiare.
Ora, ormai solo e coi capelli ingrigiti, continua a portare le pecore e
gli agnelli ad abbeverarsi da me e non mi domanda più del mondo, mi dice
soltanto: <Ricordi come era bella?>.

ASIRAM
Ahhh dolce Madras, è una storia d'amore quella che ti voglio raccontare
questa sera.
Accadde molti, molti anni fa, tanti che pure le sponde di questo fiume
più non ricordano ma io si, io sono l'acqua della vita, ho visto nascere
sulle mie sponde amori eterni e amori bugiardi, battaglie cruente ma
nelle mie acque si sono specchiate soprattutto bellissime fanciulle che
speravano di vedere accanto alla loro immagine riflessa, quella
dell'amato bene.
Timide fanciulle che attendevano l'amore con trepidazione e ansia.
Accadde così che un giorno giunse da lontano una fanciulla di una
bellezza assai strana, direi più che bella essa aveva in se uno strano
fascino e due occhi profondi che sapevano scrutare nell'anima della
gente.
Vagava apparentemente distratta tra i boschi che costeggiano le mie
acque ma in realtà cercava erbe rare poichè essa aveva il dono di
guarire con le preziose erbe e bacche del bosco.
Il bosco ahimè non era sicuro per una giovane fanciulla, spesso
s'aggiravano loschi figuri e poi.... c'era colui che era conosciuto come
il Brigante Boh, che aveva fatto del bosco il suo regno e li nei momenti
oscuri di Arcano aveva nascosto e protetto l'allora piccola Nimira.
Tutti lo temevano pur rispettandolo, su di lui si narravano strani
racconti ingigantiti dalla fantasia popolare.
Accadde così che la dolce fanciulla che si chiamava Asiram, un giorno,
inoltrandosi nel bosco incontrò Boh.
Per nulla spaventata Asiram salutò gentilmente e si girò per andarsene.
Il Brigante, stranamente colpito dalla grazia e dal coraggio della
fanciulla, la chiamò e la pregò di gradire un bicchiere di acqua di
fonte e dei frutti del bosco.
Asiram accettò arrossendo, Boh intimidito e incantato del rossore della
fanciulla si prodigò per rendere comodo e piacevole l'incontro ma lei,
bevuta l'acqua e mangiati i mirtilli, ringraziò e se ne andò.
Per giorni e giorni Boh vagò nel bosco nella speranza di rivedere la
ragazza, ma niente.
Una notte di plenilunio non potendo dormire egli si recò sulla sponda
del Kruill in cerca di frescura e... meraviglia.. là, inginocchiata
sulla sponda, Asiram si stava specchiando nelle limpide acque del Kruill.
Lui si avvicinò cauto, si chinò di fianco alla fanciulla così che i loro
volti furono vicini e si specchiarono nelle acque.
Non furono necessarie parole, le loro mani si unirono e i loro occhi
ancor prima delle labbra espressero tutto l'amore che c'era nei loro
cuori.
Passarono gli anni, molte cose cambiarono ad Arcano ma Asiram e Boh
furono sempre fedeli alla promessa d'amore che si scambiarono quella
notte sulla sponda del Kruill.
Buona notte dolce Kristal e che il sonno ti porti dolci sogni.

GUALTIEROW
La storia del bambino cresciuto sulle mie rive continua a tornarmi in
mente ogni volta che una bella donna si specchia nelle mie acque.
Una di loro avrebbe potuto essere la madre di quel ragazzetto vispo e
curioso, dai bei lineamenti ma dai modi un po' rudi dovuti al precoce
bisogno di diventare autosufficiente, per evitare di divenire pasto per
gli animali predatori.
Il bimbo veniva accudito dal padre, che limitava i gesti di affetto allo
stretto indispensabile, perchè voleva farne un individuo forte nel corpo
e nello spirito.
La foresta non perdona chi lascia che l’attenzione per il pericolo che
incombe costantemente sia distolta a causa di pensieri privi di una
valenza pratica… tutto doveva essere finalizzato alla lotta per la
sopravvivenza: ogni gesto, ogni riflessione, ogni invenzione, ogni
sentimento…
Ricordo quando il padre scelse una delle mie anse più ampie, dove
l’acqua scorreva placidamente, per insegnargli i primi rudimenti del
nuoto: in realtà quello che fece fu di buttarlo semplicemente in acqua,
in un punto dove non potesse toccare il fondo con i piedi, ed aspettare
che l’istinto di sopravvivenza accorresse in suo aiuto, sempre restando
a distanza di sicurezza, si capisce.
Che tenerezza vedere quel marmocchio tentare tra mille spruzzi di
restare a galla, e dirigersi poi verso colui che, con quel gesto, gli
aveva fornito uno strumento in più per tirarsi fuori dai guai, con le
proprie forze.
E quell’altra volta che nell’attraversarmi in un punto piuttosto
turbolento, il bambino scivolò su uno dei sassi e piombò in acqua,
trascinato dalle rapide, per riuscire ad ancorarsi sull’ultima roccia
disponibile prima della cascata… che spavento prese in quell’occasione!
Non voleva più saperne di me e per diversi giorni non lo vidi più.
Finchè una sera il padre lo riportò sulla mia sponda e gli disse: “Vedi
figlio mio, il fiume è per noi e per tutti gli abitanti della foresta,
fonte di vita. Senza di esso la nostra stessa esistenza sarebbe
compromessa. Il fiume è come il fuoco, sai, che è tanto importante per
tenerci caldi quando fa freddo, per far luce o cuocere i nostri cibi; e
come il fuoco, che ti brucia se non fai attenzione, il fiume può essere
pericoloso, ma ci dispensa tanti vantaggi se lo tratti con rispetto e
amore.”
Che gioia vedergli, dapprima titubante, e poi con maggiore convinzione,
tendere le piccole braccia verso di me, e vederlo di nuovo immergersi
nelle mie acque fredde ma sincere… mi sentivo parte di una storia
importante.
E poi quell’altra volta che scoprì l’esistenza dell’altro sesso: che
spasso.
Lui si nascondeva tra la fitta vegetazione che cresce in corrispondenza
degli argini, ma io lo vedevo bene, mutare di espressione man mano che
gli eventi si susseguivano rapidamente.
Si trattava di un gruppo di amazzoni sfiancate da una lunga marcia, le
quali, giunte finalmente alle mie sponde, senza indugio si liberarono
completamente degli abiti e si tuffarono per placare l’arsura e gli
effetti del caldo quasi soffocante in quella stagione.
Lo sguardo del piccolo esprimeva dapprima curiosità per quegli stranieri
venuti da lontano, che si lanciavano richiami con un timbro di voce
stranamente acuto, se paragonato a quello grave di suo padre.
Poi il suo sguardo espresse sconcerto allorché le pote’ guardare meglio,
quando riemersero dalle mie acque appagate ed esauste, e si sdraiarono
sulla riva per asciugarsi al sole.
Alcune di loro avevano la pelle ornata di strani disegni, e la pelle era
quasi completamente priva di peli.
Inoltre i muscoli erano disposti in maniera diversa… soprattutto quelli
pettorali sembravano avere una forma talmente strana.
Senza parlare poi della mancanza totale del componente pendulo che in
suo padre difficilmente passava inosservato.
Quella sera stessa, quando il padre stanco della caccia che l’aveva
impegnato tutto il giorno, si sdraiò tenendo i piedi immersi in acqua,
il piccolo non aveva che una cosa in mente: chiedergli la causa della
diversità osservata in quelle persone venute da lontano.
Ed io sorridevo vedendo l’imbarazzo del padre nell’affrontare argomenti
che molto volentieri avrebbe voluto tralasciare.
Quando suo padre morì, lui aveva circa dieci anni e fu adottato da una
comunità che risiedeva in un villaggio non lontano dalle mie sponde.
Appena poteva il ragazzo veniva a farmi visita, e la sua espressione
triste si addolciva quando scorreva lo sguardo sulla mia superficie,
tornando con la mente ai mille episodi che avevamo vissuto insieme,
prima che la sua vita cambiasse totalmente.
Sono passati tanti anni da quei giorni…
Oggi quel ragazzo è divenuto un uomo forte e coraggioso.
Fa l’esploratore, e percorre regolarmente le mie sponde con l’agilità e
la sicurezza che solo chi mi è cresciuto accanto può avere.
Ha un solo difetto: ha perso la testa per una maga, e troppo spesso
cammina per la foresta senza valutare appieno il pericolo che lo
circonda, talmente impegnato a rimembrare i momenti trascorsi con lei.
Però che sensazione quando lui porta la sua amata a bagnarsi su una
delle mie spiagge più appartate, che tenerezza vederli rincorrersi
completamente nudi, raggiungersi, spruzzarsi come bambini e tuffarsi,
nuotare insieme come delfini, e riemergere affranti e scambiarsi quelle
carezze e tenerezze che solo due amanti sinceramente e totalmente
attratti l’uno dall’altra possono fare.
Provo un affetto particolare per questo giovane uomo cresciuto senza
aver mai conosciuto la propria madre… lo sento un po’ figlio mio.
Adesso aspetto solo che quei due si decidano a darmi dei nipotini!!!!

BERSERK
Diario di bordo... data astrale... a no.. ho sbagliato serie..
Allora.. Madras..ti racconterò una storia che ebbe inizio qualche secolo
fa.
Le mie acque corrono lungo un territorio molto vasto.. uscendo dai
confini del regno di Nimira, e proprio in quelle terre lontane si
trovava un villaggio di guerrieri.
In quel villaggio venne cresciuto un bambino che veniva da lontano, era
allegro, vivace... i capelli erano chiari e gli occhi pieni di
curiosità, veniva spesso sulle mie sponde per tuffarsi nella stagione
calda.
Accade però un giorno che insieme a lui vennero degli uomini.. aveva
circa 11 anni in quel periodo.. lo portarono ad una specie di altare che
avevano costruito lungo le mie sponde.. lo incatenarono e intonarono uno
strano canto..
Qualcosa di oscuro entrò in lui, lo sentivo urlare per il dolore... poi
vidi il marchio che gli impressero.. alla fine lo portarono via svenuto.
Non lo vidi più per un po' di tempo, poi tornò da me... sembrava non
essere cambiato.. venne a salutarmi dicendo che partiva per Avalon.. che
sarebbe diventato un Bardo.
Non lo vidi più.. finchè un giorno non ci fu una terribile guerra..
Le mie acque divennero rosse di sangue, mentre le correnti trascinavano
via i cadaveri.. o ciò che ne rimaneva..
Fu una guerra violenta combattuta da una squadra di mercenari... erano
forti, ma uno in particolare attirò la mia attenzione.
La sua ferocia era simile a quella di un animale impazzito... ovunque
colpisse i nemici venivano ridotti in poltiglia e i loro cadaveri.. o
meglio i pezzi dei loro cadaveri venivano sparpagliati ovunque..
Finchè la guerra finì, solo allora lo riconobbi, quando una sera venne a
immergersi nelle mie acque spogliatosi dell'armatura.. vidi il marchio
sul cuore.. era il bambino che un tempo era venuto a salutarmi..
Ma solo grazie al marchio potei riconoscerlo, era cambiato
completamente.. il suo corpo era enorme.
I capelli un tempo chiari erano ora neri.. e gli occhi avevano perso la
curiosità e la vivacità di un tempo... erano neri.. e vuoti.
Si lavò le ferite nelle mie acque e i pesci morirono mentre i tagli si
chiudevano.
Il risultato di quel lontano rito era diventato un portatore di morte...
poi scomparve di nuovo.
Poi tornò.. ma era cambiato di nuovo dentro.. sembrava più vivo.
Con lui era venuta una ragazza di una bellezza che raramente vidi.
Venivano quasi tutte le sere... finchè una sera lo vidi venire con il
corpo senza vita di lei in braccio.. coperto di sangue.. rimase in
silenzio per un po'..
L'aveva portata un'ultima volta da me prima di seppellirla.. e poi ..
ricomparve.
L'ho rivisto di recente Madras, dopo quasi cent'anni... viene ancora a
trovarmi nelle notti troppo calde per dormire.. viene solo, avvolto da
una forte e terribile oscurità..
A volte temo quello che potrebbe fare, ma a volte lo sento parlare da
solo...
Pensavo stesse impazzendo.. invece una sera di luna piena, oltre
all'oscurità, l'ho vista... il contorno debole di una figura.. quasi
un'ombra... forse nebbia..
Era li seduta con lui.. e credo che anche lui lo sapesse.. non parlava
da solo ma con lei, e sentiva ciò che lei rispondeva..
Era qui prima, ma quando ti ha sentita arrivare se n'è andato.. anzi se
ne sono andati... credo che gli piaccia la solitudine.
Uno strano tipo... ma la prossima volta che mi avvelena i pesci col
sangue lo annego.. e che cavolo.

KRISTAL
Ascolto rapita il mormorio sommesso, mentre il vecchio fiume scorre
lento ed eterno con tutta la sua storia.
Quanti ricordi!
Li riconosco tutti, uno ad uno, gli Hammers di cui mi parla... anche lui
li ama come me.
Dimmi ancora, vecchio Kruill... è bello sognare con te.
Dimmi di quando accoglievi Nimira piccina fra le tue braccia salde, per
sostenerla durante le traversate...
Dimmi del Custode... forse un giorno è stato piccolo anche lui?
E quel traghetto che aiutava i viandanti nel guado, d'inverno, quando
non potevano attraversare le tue acque gelide, c'è ancora?
Ad occhi chiusi, mentre Mystryl pian piano scompare ed il cielo si tinge
di rosa, continuo ad ascoltare....

PIOGGIA
Oh! Mia cara fanciulla, tu mi tenti e svegli in me antichi ricordi.
Quel traghetto di cui tu mi chiedi, ora giace intonso sulla battigia di
quella che un tempo fu una grande ansa.
Tante volte ha portato verso la speranza viandanti che rincorrevano una
chimera, tante volte il tragitto fu irto di insidie: rapide, acque
gelate dell’inverno, secche e paludi fangose che inghiottivano ogni cosa
vi si avventurasse, bestie feroci.
A volte anche io in verità mi divertivo a crear ostacoli per rendere il
traguardo dei viandanti, più saporito; ma altre volte mi sono prodigato
a salvar loro le vite e…. mi ricordo che un giorno, quando il battello
partiva dalle pendici delle montagne delle nebbie, una folla vociante
correva verso di esso, unico appiglio alla salvezza, inseguiti da
un’orda di guerrieri assetati di anime perse.
Vidi salire sul battello solo una metà di quelle genti ed erano donne e
piccini, gli uomini rimasero a riva cercando di rallentare la foga di
quei selvaggi.
Il battello era di modeste dimensioni e non poterono salire tutti.
L’orda feroce, in poco tempo ebbe la meglio su quei pochi villani
rimasti a fronteggiare mentre il battello lentamente si allontanava,
stavo per assistere all’ennesimo eccidio che avrebbe reso rossa la Mia
acqua.
Ad un tratto però uno dei coloni in fin di vita, rivolto verso di me,
dal molo di ormeggio, mi pregò piangendo e chiese di salvare quelle
donne e i loro piccoli, unici cuccioli di un sogno mai avverato.
Il suo imploro mi colpì talmente che non potei fare a meno di prodigarmi
per quella nobile causa.
Alcuni dei guerrieri si impossessarono di veloci piroghe e, malgrado il
battello fosse già lontano e al centro della corrente, non ci avrebbero
impiegato troppo tempo per raggiungerlo.
Mi rivolsi al mio amico Amanuator e ottenni il suo aiuto.
In breve, le nuvole lasciarono spazio alla luce del sole la dove la mia
acqua era imprigionata in antichi ghiacciai; lo sapevo che prima o poi
sarebbe servita, mi dissi.
In breve dal fronte di tutti i ghiacciai riscaldati dal sole iniziò a
scendere copiosamente l’acqua e velocemente affluì al mio corso
principale, sempre di più sino a lambire gli argini più alti.
Le canoe erano ormai a pochissimi metri dal battello e le mamme tenevano
stretti alle loro vesti i loro piccini, mentre le urla di quei selvaggi
riempivano l’aria di terrore.
La piena scese velocissima e fece alzare le leggere canoe di alcuni
metri e il battello con loro.
Le piccole imbarcazioni disarcionarono i loro possessori e io li
inghiottii senza pietà e li lasciai in balia della Mia acqua, ma dovetti
fare uno sforzo enorme per non far naufragare anche il pesante battello
e lo spinsi a tutta velocità verso una zona ampia senza alberi, e lì lo
feci atterrare sopra un “tappeto” di acqua.
Riuscii nell’intento di salvare le loro vite e un giorno una graziosa
fanciulla mi venne a ringraziare per quel gesto... il suo nome, ancor lo
ricordo, era Nimira.

PAIDO
Il Kruill continuava a scorrere tranquillamente ed era felice che quella
ragazza, così vogliosa di sentire delle storie, fosse ancora lì con
l'orecchio teso per ascoltare un nuovo racconto.
"Fino ad ora ti ho raccontato storie d'amore e storie di battaglie, e
vedo che hanno suscitato in te un interessamento che neppure io mi sarei
mai aspettato. Allora ti regalerò un'altra storia......"
Era sera e il cielo era un vero spettacolo: limpido, stellato. Una
serata tranquilla, si può dire.
Ero immerso nei miei ricordi arcani, quando ad un certo puntò udii un
richiamo.
In principio non riuscivo a capire il soggetto del richiamo ma sentivo
che si avvicinava sempre di più. Era comunque una voce maschile.
In tempi brevi, vidi uscire dal bosco una figura. Era un uomo e
continuava a chiamare a gran voce il nome di una fanciulla.
Notai subito il suo viso stravolto dal dolore e i suoi occhi carichi di
lacrime, la sua voce disperata e tremolante, il suo passo stanco.
Continuava a vagare senza meta, gridando al vento il nome di quella
ragazza, e capii che si trattava di sua figlia.
Un padre alla ricerca della sua bambina scomparsa, una cosa che mi
rattristò all'istante.
L'uomo era ormai esausto e decise di sedersi un attimo sulle mie sponde,
per riprendere fiato ed energie, quando ad un certo punto, notai un
radicale cambiamento di espressione nel suo viso: quel volto che
mostrava i segni evidenti del dolore, ora lasciava spazio allo stupore.
Guardai nella stessa direzione dei suoi occhi, per capire cosa avesse
attirato così bruscamente la sua attenzione.
Sull'altra riva del mio letto, vidi due bambini sui sei anni che si
rincorrevano allegri: ridevano, scherzavano, giocavano cercando di
prendersi.
C'era qualcosa di strano però: i loro corpi non risultavano ai miei
occhi come tutti gli altri corpi, erano leggermente trasparenti, i
contorni erano in risalto in confronto al resto, le loro voci, le grida
giocose e le loro risate erano lontane, come se si sentisse solo l'eco
dei loro schiamazzi.
L'uomo si alzò in piedi e rimase a bocca aperta quando i suoi occhi
riconobbero l'immagine di sua figlia.
Non poteva raggiungerla, non poteva chiamarla, non poteva
abbracciarla........
Ad un certo punto, l'aria si colmò di una melodia che era dolce,
arrivava dritta al cuore, ma allo stesso tempo era malinconica, triste.
I due bambini andarono verso il suono di quella musica e l'uomo non potè
fare altro che seguirli dall'altra sponda.
Dopo un po', vide apparire dal nulla un'altra Figura: era avvolta da un
mantello scuro come la notte, le mani erano l'unica cosa che si potesse
vedere ed avevano dita molto magre e affusolate.
Suonava un violino.
Dapprima immersi nella loro allegria, ora i due infanti erano seduti a
gambe incrociate a pochi passi dalla figura, in silenzio, come attratti
da quella melodia.
Anche l'uomo rimase senza parole ad ascoltare quelle note. Era quasi una
specie di ninna nanna che durò per una decina di minuti.
Finito di suonare, la Figura ripose il violino nel suo mantello ed
allargò le braccia guardando i due bambini che si portarono correndo nel
suo abbraccio.
La Figura notò la presenza dell'uomo e fece nella sua direzione un
piccolo inchino col capo, in segno di saluto. L'uomo era immobile.
La Figura, dopo ciò, sparì proprio come era apparsa.
Rimasi in silenzio ad assistere alla scena, non volendo disturbare il
momento magico che si era creato.
L'uomo ormai non piangeva più, anzi sembrava sollevato per quanto aveva
visto.
Si tuffò nelle mie acque, si immerse e dopo un po' riemerse vicino
all'altra riva.
Nuotò per gli ultimi metri e toccò l'altra sponda.
Si diede un rapida asciugata e si diresse verso il bosco in cui era
svanita la Figura con i due bambini.
Si girò a guardarmi per qualche secondo, sussurrando: "Finalmente ti ho
trovato, bambina mia. Ora torneremo insieme, felici come un
tempo......." .
Si voltò di nuovo, fece qualche passo verso il folto della vegetazione e
il suo corpo scomparve.
Lo guardai e lo salutai.
Rimasi per qualche momento ad accarezzare i capelli di quell'uomo,
comprendendo il suo dolore; infine decisi che era giunto il momento di
portare quel corpo ormai senza vita e con i polmoni stracolmi di acqua,
verso valle dove avrebbe riposato per l'eternità..........

PETROS
Cara figlia, dolce Madras spumeggiante come un torrente in piena, anche
stanotte ti farò compagnia e ti racconterò della vita che passa intorno
a me come le mie acque scorrono senza sosta.
Nell'ultima e ferocissima guerra, tanti fatti e tante storie
s'intrecciarono lungo le mie rive.
Come quella che mi accingo a raccontarti.
Proprio dietro il bosco, in una radura, sentivo consumarsi una cruenta
battaglia tra un battaglione di Amazzoni ed uno di guerrieri ribelli.
Le amazzoni ebbero la meglio anche se il comandante dei ribelli era un
combattente estremamente abile.
L'ultimo dei ribelli cadde ed il comandante, pur dolorante e in preda
alla disperazione per i suoi compagni morti, approfittando di una
distrazione del gruppo di amazzoni che aveva vicino, riuscì a fuggire.
Una delle Amazzoni, quando si accorse dell'accaduto, avvertì le sue
compagne che sarebbe andata all'inseguimento del fuggitivo.
Il ribelle riuscì a far perdere le sue tracce, e dopo un giorno di fuga,
arrivò sulle mie rive in cerca di ristoro.
Era certo di aver seminato l'Amazzone e si accingeva a riposarsi un po'.
Ma, proprio quando stava per chiudere gli occhi, sentì un fruscio di
foglie poco lontano da lui ed in un attimo si trovò l'amazzone di fronte
pronta ad attaccarlo.
Iniziarono a combattere senza proferire parola, senza risparmiare un
colpo.
I loro volti, sconvolti dalla rabbia e dalla fatica, erano rigati dal
sangue delle ferite e così per tutto il corpo.
La loro pari abilità non permetteva l'uno di sopraffare l'altra e
viceversa.
Combatterono fino a rendere inservibili spade e pugnali.
Nonostante il dolore ed il bruciore di vesciche e ferite, continuarono a
combattere a mani nude.
Non proferirono mai una parola né un grido di dolore, intenti a condurre
una battaglia che sembrava non avere né inizio né fine, come se fosse
l'unico motivo per vivere, l'unica cosa che conoscessero e che sapessero
veramente fare.
Sembravano aver dimenticato il motivo per cui combattevano, lo facevano
e basta, tant'era la misera abitudine.
Passarono ore interminabili fino al momento in cui, stremati, sentirono
le forze abbandonare i loro corpi costringendoli a cadere in ginocchio
l'uno di fronte l'altra, proprio qui dove la mia acqua lambisce la
terra.
Crollarono e si addormentarono in un sonno profondo credendo di morire.
Di colpo m'intenerii e vegliai il loro sonno, non so perché..., e con le
mie acque lavai le loro ferite.
Passò un giorno intero, poi si svegliarono contemporaneamente.
Ancora doloranti, si tirarono su e si guardarono profondamente per la
prima volta negli occhi.
Fu un attimo, un solo istante e le loro anime s'incontrarono e senza
proferire una parola, si dissero di quanto il loro cuore soffrisse e
fosse stanco dell'odio e di uccidere.
S'incontrarono nei pensieri e sempre in un attimo, in un istante di
profonda emozione, scoprirono in uno strano senso di vertigine e gioia
il sentimento che, magicamente, li legava.
Lo sguardo tra loro divenne più intenso.
Erano sconvolti, non riuscivano a capire cosa stesse succedendo, ma
smisero di voler capire e si lasciarono andare al loro sentimento.
Il silenzio s'interruppe quando, accennando un sorriso, si scambiarono i
nomi.
Si cercarono, si baciarono e si amarono.
Alla rabbia e all'odio, prese il posto l'amore ed il conforto emozioni
che sembravano dimenticate, quasi inesistenti, che inaspettatamente,
come un fiume in piena, inondarono i loro cuori.
Esausti tornarono a riposarsi, abbracciati; il mondo era cambiato per
loro, in due, amanti, in un mondo difficile da capire, che non
riconoscevano più.
Fu il verso del falco a svegliarli.
L'Amazzone si mise in allarme. Si alzò velocemente ed in silenzio e fece
cenno a lui di fare lo stesso. Le sue compagne li avevano raggiunti.
Un brivido corse lungo le loro schiene ancora doloranti, un brivido che
li riportò brutalmente alla realtà.
Si guardarono nuovamente negli occhi, in silenzio.
Lei fu tentata di andare incontro al gruppo di amazzoni spinta dal suo
senso del dovere.
Lui si limitò ad abbassare lo sguardo rassegnandosi alla sua sorte: non
avrebbe mai messo nei guai la sua amata, era pronto a tutto.
Di scatto lei si rivolse a lui, il suo volto era deciso, senza alcuna
ombra di dubbio sussurrò: "Andiamo via! Ora!" indicando il fiume.
Gli occhi di lui si riempirono di speranza e con la stessa fermezza di
lei, la prese per mano e nel massimo silenzio si immersero nelle mie
acque attaccandosi ad un tronco d'albero arenato, animati dall'ultima
speranza che il fiume li portasse via in fretta da lì.
Non so perché... ma non aspettai un attimo per gonfiare le mie acque
aiutandoli a raggiungere il centro del fiume dove l'acqua scorre più
veloce.
Quando le amazzoni si accorsero della loro fuga tentarono di lanciare
alcune frecce, ma ormai erano troppo lontani dalla loro portata.
Li guidai, per tutto il loro viaggio, nei punti dove l'acqua scorre più
veloce, nelle rapide ed infine nella cascata, verso un luogo lontano.
Approdarono in un posto sicuro dove poterono riposare e rifocillarsi.
Passò un altro giorno e ripartirono non so verso quale meta... non li ho
più visti né sentiti.... ma una parte del mio cuore è con loro ovunque
siano.
Ebbene si, mia cara figlia, mi sono reso complice di una diserzione!
Ma non ti nascondo che lo rifarei altre mille volte.
L'Amore non può essere fermato... mai!
Dolce notte Kristal.

NURAH
Eccolo lì, puntualmente, appeso al ramo più basso del grande albero...
si specchia in me!
Un tenero e delicato mazzo di fiori bianchi e profumati, tenuti insieme
da uno sgargiante nastro azzurro.
Non toccarlo, fanciulla! Non puoi prenderlo... Esso è qui a
testimonianza di un amore che non morirà mai!
Come dici? di chi è? è di un ormai non più giovane innamorato che non ha
dimenticato l'unico amore della sua vita.
Da quanto tempo?
Oh, piccola mia, anche io non ricordo più da quanto! Il tempo è scandito
da ogni mazzo di fiori che viene posto proprio lì e quando diventa
grinzo e secco io me lo porto via con un colpo di onda perché so che lui
verrà a portarne uno fresco. E' un tacito accordo che abbiamo io e
l'ormai non più giovane innamorato...
Vuoi conoscere la storia di quella ciocca di fiori? Sicura di non
conoscerla?
E' una storia bella, narra di un amore puro, ma con un finale triste e
crudele... la storia di una giovane fanciulla... si, proprio come te...
e di un giovane che si innamorarono.
Un amore che era cresciuto con loro, da piccoli esserini che giocavano
insieme fino ad adolescenti che scoprivano i primi fremiti, le prime
emozioni.
Inseparabili.. ecco, direi che erano inseparabili!
Purtroppo la giovane fanciulla era destinata ad un matrimonio combinato
tra famiglie e il promesso sposo avrebbe garantito benessere a tutta la
sua famiglia: un prezzo alto da pagare ed un'imposizione a cui non
poteva rifiutarsi.
Sai, cara mia, queste cose una volta accadevano sovente... e pure oggi,
sciaguratamente!
Comunque... i due giovani innamorati non si davano pace e decisero di
fuggire insieme per iniziare una vita altrove, purché non venissero
separati.
Fuggirono, si... poche cose chiuse in un fagotto e una folle corsa di
notte.. mi guadarono che avevo le acque gelate, ricordo ancora quella
notte, ero terribilmente dispiaciuto di non poter far niente per
aiutarli, ma ce la fecero ed arrivarono all'altra riva senza problemi.
Il promesso sposo, uomo molto più vecchio della fanciulla, più vecchio
del padre di lei, uomo crudele, ma tanto ricco e potente, non era tipo
da subire un affronto del genere.
In breve formò una squadra e si lanciò alla ricerca della sua futura
sposa...
Li trovò, sì, li stanò in breve tempo e li riportò indietro.
Il giovane fu rinchiuso in una cella del palazzo del suo rivale, la
fanciulla fu tenuta segregata in una comoda stanza dove era servita e
riverita, ma dalla quale non poteva uscire.
Assicuratosi che la promessa sposa fosse ancora integra, l'uomo fissò la
data del matrimonio.
Non fu una festa di nozze allegra. I genitori della sposa erano tristi,
pentiti della promessa fatta a quell'uomo crudele.
Guardarono la figlia, bellissima nell'abito nuziale, avanzare lungo la
navata del tempio, i biondi capelli raccolti in mille riccioli dorati,
ognuno di essi fermati da un piccolo fiore bianco e profumato... si
fiori come quelli che sono appesi lì, al grande albero.
Gli occhi di lei erano due pozze scure colme di mestizia, di
inconsolabile tristezza.
Lo sposo, fiero nel suo abito, l'aspettava davanti all'altare.
Ancora a metà navata... le gambe le tremavano, povera piccola.
Guardò l'uomo che la stava aspettando, abbassò gli occhi sul mazzo di
bianchi fiori profumati che teneva in mano, legati da uno sgargiante
nastro azzurro.
Si fermò. Si voltò di scatto e iniziò a correre!
Correva quella piccola, giovane figura bianca, l'unica nota colorata era
il nastro azzurro del mazzo di fiori che svolazzava.
Arrivò proprio qui, dove sei tu adesso, piccola fanciulla che ascolti.
Si inginocchiò e pianse... iniziò a strappare i petali dei fiori e li
buttava su di me.
Io la guardavo, impotente, non potevo avvertirla neppure del pericolo,
della figura che stava arrivando alle sue spalle, delle mani che si
strinsero intorno alla sua delicata gola, del rumore secco del suo esile
collo quando si spezzò... ero impotente!
Cadde qui, dentro di me, quella piccola sposa.
Un'altra sagoma arrivò alle spalle del mancato sposo! era il padre della
fanciulla.
Sfoderò il pugnale e recise la gola dell'assassino di sua figlia, lo
sgozzò senza pietà.
Petali bianchi... gocce rosse di sangue... le mie acque presero tutto
ciò.
Il giovane innamorato fu liberato e da allora porta un mazzo di fiori
qua, proprio dove tu lo vedi adesso...
Ma tu già sai questa storia... torna da me piccola sposa, torna a
dormire tra le mie acque.
Un giorno te la racconterò di nuovo.

NUSUTH
Io scorro e tutto ciò che vedo è quello che nelle mia acque si riflette,
tutto ciò che sento quello che il vento mi racconta...
Vi racconterò dunque della leggenda dell'altare delle acque e del motivo
per il quale ogni notte lo distruggo.
Un giorno d'estate un bimbo, che molte volte avevo visto, venne nelle
mie acque a giocare.
Era felice e in ogni goccia vedeva mondi meravigliosi, rincorreva i
pesci con l'agilità che solo i bimbi hanno e quando cadeva... sorrideva
e si rialzava.
La sua risata la rubavo per donarla alle mie cascate e lo rincorrevo per
giocare con lui .. le giornate passavano così, felici e spensierate.
Un giorno non lo vidi più... e poi un altro e un altro ancora.... sentii
come una nuvola cupa ricoprirmi.. vortici malinconici comparvero nelle
mi acque... io aspettai.
E poi vidi una strana processione giungere alle mie acque dal villaggio
vicino... una donna, una amazzone dai tatuaggi che le ornavano il
corpo... le lunghe trecce sembravano opache e il passo sicuro... lacrime
di sangue sulle sue guance e un ansito muto sulle labbra.
Dietro a lei un uomo che teneva stretti a sè due bambini.. un maschio e
una femmina, il maschio cupo nel volto e la femmina con le trecce da
amazzone, nonostante la giovane età.
Come molte amazzoni, la donna aveva allontanato i figli maschi,
lasciandoli al padre.... come tutte le donne amava ciascuno dei suoi
figli appassionatamente senza alcuna differenza.
La donna giunse fino alle mie sponde, un fagotto inerte tra le
braccia... lentamente si immerse finchè l'acqua non le raggiunse,
spumeggiante, le anche.
Quindi alzò il volto prima al cielo, mormorando una preghiera, poi i
suoi occhi arrossati si puntarono sui miei flutti..
Mi disse che il figlio era stato punto da un insetto mai visto.. che si
era aggravato di giorno in giorno.. che era in fin di vita perchè il suo
corpo non riusciva a combattere il veleno... mi chiese aiuto come prima
lo aveva chiesto alla Madre.
Le nuvole cupe su di me si ingrossarono.. che potevo fare?
Intanto alcune femmine di pesci Niscia saettavano li nei pressi, morenti
come il bimbo tra le braccia della donna.
Le femmine Niscia aspettano al varco i maschi in frenesia per
l'accoppiamento, nelle polle più profonde, e quando essi passano ignari,
scivolano sotto il loro ventre e li pungono con una spina, introducendo
nel loro corpo una tossina che li tranquillizza, eliminando gli effetti
della frenesia....
Vi chiederete cosa significhi tutto ciò...
Per un attimo sentii le acque come mosse da un vento gentile, come se la
mano della Madre mi accarezzasse... una femmina niscia, ormai
agonizzante, diede un colpo di coda poderoso e giunta nei pressi della
donna, che ancora mormorava preghiere, s'inarcò sul dorso.. i colori
nuovamente brillanti della giovinezza, rutilanti e gioiosi.. e punse il
fanciullo, il cui corpo ormai era immerso per metà.
Quindi morì... il suo corpo si allontanò sull'acqua, trascinato dalle
mie correnti.
Il mondo si immobilizzò.. o almeno così a me parve, ma si sa che il mio
concetto del tempo è diverso da quello di tutte le cose.
Poi un fremito, un brivido scosse il corpicino.. una mano si agitò.. e
la madre alzò il volto per osservare quelo del figlio.
Quindi senza una parola lo affondò nell'abitino del fanciullo... che
piangeva.
L'uomo e i fanciulli sulla riva si scossero e corsero in acqua come
pazzi, raggiunsero la donna che ormai urlava dalla gioia.. il Figlio era
vivo, il Figlio piangeva.. corsero via piangendo insieme a lui.
La sera dopo giunsero di nuovo insieme, a quanto sembrava dalla folla,
con tutto il villaggio.. la sacerdotessa entrò nelle acque spargendo
petali di fiori e intonando canti di ringraziamento.. il fanciullo si
era ripreso e presto avrebbe ricominciato a correre... e davano il
merito a ME!
Avrebbero innalzato un altare tutti gli anni sempre nello stesso giorno
in ringraziamento...
Lo fecero subito... io la notte stessa lo distrussi con le acque.. lo
spazzai via...
La madre aveva agito, non io.
La Madre di tutte le cose.
Una madre da me lo aveva portato e una madre morente lo aveva salvato,
con il suo veleno che aveva riattivato il cuore stanco del bambino.
Da allora ogni anno loro costruiscono l'altare e io la stessa notte lo
distruggo, forse hanno dimenticato il perchè lo costruiscono ma io non
l'ho mai fatto... molti anni sono trascorsi ormai... molte estati.. il
fanciullo si è fatto uomo ed è morto.. la sua progenie ancora gioca
nelle mie acque e i fiori brillano sull'altare poche ore.
Non fu opera mia ma della Madre e per questo io La onoro, distruggendo
quell'altare, creato per onorare me.

PIOGGIA
Il caldo è asfissiante, le vecchie sagge dicono che è molto tempo che
non accadeva un’estate così.
Scivolo silenziosamente tra le fronde del bosco, li dentro neanche a
quell’ora del pomeriggio i raggi riescono a penetrare.
Il cinguettio degli uccelli è assordante.
Sto cercando alcuni petali di fiori per i miei colori, il blu è molto
difficile da preparare e per fare il soffitto della casa di Asiram ce ne
vogliono molti.
In lontananza, il fragore della cascata perfora il bosco e raggiunge
ogni angolo, il Kruill se ne va lento e quieto, l’acqua sta mancando
anche a lui.
Gli argini hanno ormai da mesi scoperte le alghe che li ricoprivano e un
odore di marciume accompagna lo scorrere dell’acqua.
In prossimità dell’ansa del fiume, scorgo tra i tronchi, seduta con i
piedi immersi in cerca di refrigerio, Madras Kristal.
La osservo qualche minuto, lei non mi ha ancora notata; parlotta da
sola, rivolta al fiume.
Ha l’aria interessata di chi ascolta una favola.
Mi avvicino, mi vede e la saluto, il suo sguardo sognante si interrompe
per un attimo.
“SCUSA, NON VOLEVO DISTURBARE, SOLO …..”
“NON DISTURBI AFFATTO, PIOGGIA, ERO ASSORTA AD ASCOLTARE IL FIUME!”
Mi fa cenno di sedermi e mi invita ad ascoltare.
L’unica cosa che udivo era il crepitio della cascata e il scivolare
silenzioso del Kruill, chiesi cosa avrei dovuto…… sentire e lei rispose
che il fiume le stava raccontando alcune storie che aveva vissuto,…. era
li già da ieri sera.
Cosi mi racconta della Madras Asiram che da giovane ebbe una superba
storia d’amore con un brigante; della rocambolesca diserzione di una
amazzone; del viaggio di un giovane montanaro e della vita salvata
all’imperatrice quando era ancora una bambina; di bambini cresciuti
attorno a questa fonte di vita che è il Kruill; di una struggente storia
di un papà che perde la figlia e poi la ritrova; dell’omicidio di una
giovane sposa tutta bianca; di un bimbo salvato da un pesce.
Tutte queste storie, lei le ricordava tutte, non a caso ella era
scrivana.
Pian piano, osservando attentamente lo specchio dell’acqua, con la mia
mente riuscivo a percepire qualche cosa di strano e lei disse: “E' lui…
è lui che racconta ancora”.
Restai in silenzio anche io e mi misi ad ascoltare……

HATSHEPSUT
Questa è la storia di un ragazzo dolcissimo che nelle mie acque si
veniva a specchiare.
Nei suoi grandi occhi, neri come la pece, si poteva leggere la tristezza
di una solitudine immensa, il suo sorriso appena accennato cercava di
celare il dolore del cuore.
Tutti i giorni veniva a specchiarsi nelle mie acque e, immancabilmente,
una lacrima cadeva tra le mie braccia.
In una splendida mattina di sole, lui decise di venirmi a trovare.
Ciò era un fatto insolito perchè ricevevo la sua visita sempre nel
finire della giornata, quando il sole si avvicinava per tuffarsi tra le
mie acque.
Il caso volle che, quel giorno, una ragazza che abitava in uno dei
villaggi vicini, venne a lavare i panni proprio nella conca dove lui si
specchiava.
La sorpresa dei due si leggeva nei loro volti, entrambi erano convinti
di esser i soli a conoscenza di quel luogo.
I loro occhi si incrociarono e qualcosa si ruppe.
La ragazza accennò un timido sorriso, un piccolo saluto poi si mise a
lavare i panni.
Lui incantato rimase ad osservarla, dimenticandosi di specchiarsi in
quelle acque.
Lei stanca di essere osservata, si girò verso di lui e iniziò a parlare.
Lui era di poche parole, ma stranamente con lei divenne loquace al punto
che le raccontò la sua triste storia.
Il tempo quel giorno volò sulle ali di un fenicottero rosa.
Triste fu il momento in cui si dovettero lasciare. Non sapevano se si
sarebbero incontrati di nuovo, ma negli occhi di lui per la prima volta
vidi la speranza.
Il giorno dopo, lui venne a me di buon mattino, i suoi occhi rimasero
puntati verso il sentiero da dove sperava arrivasse lei. Fu deluso
quando lei non arrivò!
La luna cercò di prendere il sole più volte, ogni mattina lui venne con
la speranza di incontrare lei. Proprio quando aveva perso le ultime
speranze, lei riapparve.
La magia era percepibile nell'aria, lui era felice!
Poche parole e i tormenti passati furono un lontano ricordo.
Per caso sentii le parole che lei gli sussurrava...
"....... Quando la tua speranza sarà quasi esaurita, io arriverò a
salvarti dalla disperazione! Un giorno riuscirai a guardarti e ti vedrai
come ti vedo io! Allora capirai quante cose ti sei perso credendo di
essere brutto! ......"
Tante lune sono passate da allora, le stagioni si sono inseguite in una
corsa a chi arrivava primo.
Lui è tornato spesso a guardarsi nelle mie acque, più volte ho accolto
le sue lacrime, più volte ho pensato che la sua disperazione fosse
esaurita... ma lei non l'ho più vista!

SILVER WIND
Cara amica, dolce donna,
eccelsa scribana, oggi ti racconterò un'altra storia, la storia più
giovane che conosca, di cui conosco solo la prima parte, mentre la
seconda è ancora tutta da scrivere.
Ma cominciamo dall'inizio, una ventina d'anni fa, in un villaggio presso
il mio gigantesco delta, nel luogo dove divento un tutt'uno col mare,
nacque un giovane bebè, un maschietto, da una coppia di pescatori. Il
sacerdote del villaggio, appreso che il bebè era nato la notte
dell'eclissi contemporanea delle due lune, annunciò che il neonato
avrebbe portato la sventura su tutto il villaggio; ma i genitori non
credettero a questa voce e lo allevarono con amore e bontà, fino all'età
di dieci anni.
Il bambino era cresciuto nel fisico e nello spirito, allevato per metà
nella famiglia d'origine e per metà nel vicino bosco, era diventato
forte e furbo.
Purtroppo il fato doveva compiersi.
Una notte, il villaggio fu assediato da degli esseri umanoidi, con la
pelle verde, comandati da un essere umano. Quella notte, quella lunga
notte, le acque mie e del mare si tinsero di sangue, la battaglia fu
spietatissima e pochissimi sopravissero.
La battaglia finì quando un giovane, ma capace, mago, dopo aver a lungo
lottato contro il capo di quegli umanoidi definiti "orchi", e disperso
ciò che rimaneva di loro, iniziò a vagare per il villaggio in cerca di
superstiti. All'inizio trovò solo corpi esanimi o negli ultimi istanti
d'agonia prima della morte.
Solo quando stava per perdere la speranza e lasciare il villaggio, sentì
il lamento, il pianto di un bambino.
Corse in quella direzione fino ai resti di una casa e lì vide il bambino
piangere a dirotto sul corpo della madre e del padre che gli avevano
fatto scudo, salvandolo dalla furia omicida distruttrice di quegli
ignobili esseri. Il mago cercò di convincere il bambino a venir via da
lì, che era inutile rimanere, il bambino come risposta sfoderò il suo
pugnale e cercò di colpirlo accecato dall'odio.
Schivando i colpi del bambino, il mago, riuscì a lanciare l'incantesimo
del sonno sul bambino, così da renderlo innocuo.
Vedendo i corpi squarciati e dilaniati di quegli amorevoli genitori il
giovane mago si commosse e cercò, attraverso un lungo rito magico, di
intrappolare le essenze vitali dei genitori in due creature che
potessero seguire il bambino lungo la sua vita.
L'essenza della madre si fuse nel corpo di un enorme lupo argentato,
mentre l'essenza del padre, si fuse nel corpo di un bel falco.
Il mago, fatto questo, recuperò il corpo del bambino addormentato e se
lo caricò in spalle.
La casa del mago si trova più lontano dal mare rispetto al villaggio del
bambino.
In quella casa il bambino visse per 10 anni della sua vita,
trasformandosi in un bel giovane, istruito all'uso della spada,
dell'ascia e della balestra, istruito sulle buone maniere, istruito alla
vita militare e alla vita impervia dei boschi, sempre seguito dai suoi
due fedeli amici animali.
Mentre era istruito ed addestrato il bambino non pareva felice e ogni
notte si svegliava in preda all'incubo in cui rivedeva la morte dei suoi
genitori.
Alla fine il mago non ce la fece più e cancellò dalla memoria del suo
pupillo i ricordi dei suoi primi anni di vita.
Immediatamente, le cose parvero andare a posto, il bambino riusciva a
dormire ed era contento di allenarsi e di imparare insieme al suo
istruttore e ai suoi due amici animali; sfortunatamente, a lungo andare,
l'oramai ragazzo aveva un evidente sintomo di doppia personalità.
Quando era col suo precettore, era il felice e allegro pupillo
desideroso di imparare e migliorarsi, mentre, quando era da solo, e
molto sovente in riva alle mie acque, era un ragazzo malinconico,
desideroso d'affetto e di sapere chi era e chi erano i suoi genitori; in
questo stato, a volte, diventava violento con tutto ciò che li stava
intorno, quasi che, distruggendo e uccidendo alberi o animali, gli desse
un po' di conforto.
Ovviamente quando si riprendeva da questo stato non ricordava nulla, e
addirittura, si metteva a piangere per ciò che, inconsciamente , aveva
combinato, giurando vendetta e morte per chi aveva fatto un simile
disastro.
Ma di questo, il buon mago, non se n'accorse mai.
E arrivò il giorno in cui il pupillo iniziò a librarsi in volo
autonomamente; fu un giorno triste per entrambi, il maestro che fece le
ultime raccomandazioni e l'allievo cui dispiaceva lasciare da solo il
mago.
Si lasciarono con una promessa: "Quando diventerai finalmente qualcuno,
ritorna da me e saprai la tua vera storia, da chi erano i tuoi genitori
a adesso; ora va, segui il fiume verso la sua sorgente, e fatti valere".
Un ultimo abbraccio e il ragazzo con i suoi amici animali, che a causa
della lunga convivenza capiva benissimo, s'avviò verso la mia sorgente.
Fu un viaggio lungo e impervio, questo giovane ragazzo, attraversò
paludi e catene montuose, staccandosi il meno possibile da me.
Incontrò numerose popolazioni, alcune strambe e altre che allevavano
strani rettili in grado di volare e sputare fuoco, chiamati draghi;
altre che adoravano la natura e alcune cannibali.
Il trio viaggiò compatto e in armonia per un anno e mezzo, sempre
costeggiandomi.
In questo periodo successe però una cosa strana, che forse ho visto solo
io.
Questo giovane e i suoi fedeli amici animali erano tranquillamente
accampati lungo una mia grand'ansa, quando costui cadde nel suo stato
"desideroso d'affetto".
Il fato volle che da quelle parti "viveva" uno spirito maligno e che
vide la scena.
Approfittando del fatto, iniziò una lotta col giovane finché riuscì a
fondersi con lui.
Il giovane aveva però una gran forza di volontà; infatti, relegò lo
spirito in quella parte della sua mente che veniva alla ribalta quando
cadeva nel suo stadio psicotico.
Il viaggio, dopo quest'episodio, proseguì tranquillo.
Finché, verso il finire di Gelerule, arrivò nel regno controllato da
Nimira.
All'inizio il baldo giovane, tempratosi alla vita selvaggia, visse per
lungo tempo nei boschi che circondano quegli agglomerati d'abitazioni
chiamate kioskas.
Un giorno però il giovane, sempre seguito dai suoi fedeli animali, provò
ad entrare in uno di quei centri, per vedere quali strane creature lo
abitassero.
Certo, aveva visto piccoli gruppi d'esseri simili a lui, ma dai quali
era sempre scappato.
Una volta dentro fu colpito dalla quantità di creature che abitavano il
luogo, e cosa ancor più strana, erano esseri umani, con dei tratti
caratteristici, ma sempre esseri umani.
Notò subito una dominanza d'esponenti femminili rispetto a quelli
maschili, e la loro posizione più elevata nelle classi sociali.
Imparò, orecchiando qua e là, che qua vigeva il matriarcato, una forma
di governo in cui le donne detengono il potere, o almeno, ne hanno di
più degli uomini.
Dopo alcuni dì passati nella kioskas, provò a chiedere se si poteva
fermare stabilmente in quei luoghi. Gli rispose una donna, un'amazzone,
com'erano chiamate qua: "Vedi quella donna laggiù? Bene si chiama
Kristal, prova a chiedere a lei".
E fu così che lui, timido e impacciato nella vita sociale, venne da te
per chiedere se si poteva fermarsi qua con gli Hammers e tu
acconsentisti.
Fu così che gli fu affidata una casa nella kioskas di Klivia, dopo aver
effettuato il giuramento all'imperatrice, al custode, alle Madras, al
suo superiore e al suo corpo: i Dragoni.
Il primo periodo trascorse tranquillo, facendo amicizie, imparando lo
stile di vita e facendosi strada nei Dragoni, sempre con la promessa in
mente.
Fu così che un giorno, dopo l'allenamento, incontrò lei in taverna.
Era dolce, sensibile, gioviale, timida con un velo di tristezza davanti
agli occhi.
Ne rimase subito attratto e non tardò molto a farsi avanti.
Dopo poco tempo da quel primo incontro vennero qua e cedettero ai loro
sentimenti.
E fu qui che scambiarono la promessa d'amore.
Tutto andava nei migliori dei modi, lui era felice e il suo bisogno
d'affetto fu colmato trattenendo quel suo lato oscuro.
Li rividi dopo qualche tempo, all'inizio della primavera, quando si
scambiarono la promessa d'aspettarsi a vicenda al termine delle
rispettive missioni e lui le regalò il suo bel falco.
Lui, come sempre in gamba e diligente nei compiti, riuscì a finire la
missione assegnatagli - durante la quale incontrò un unicorno, il suo
amico unicorno, che era stato incaricato dal maestro di annunciarli la
sua morte e di fargli conoscere il suo passato - per primo e iniziò ad
aspettarla.
E continuò ad aspettarla ancora e ancora, mentre la luce lunare si
susseguiva a quella solare e così via, finché non arrivò il 17 di
Warerule, finché non arrivò un suo segno.
Ricordo benissimo quel giorno, non avevo mai visto una così forte
potenza d'urto abbattersi su una delle mie rive.
Mentre era intento ad allenarsi con il suo lupo e l'unicorno, arrivò il
suo falco, quello che aveva donato alla sua bella, con una pergamena
legata alla zampa.
Lui l'aprì contento, sperando che annunciasse il ritorno dell'amata.
Appena lesse le prime righe cambiò subito d'umore e, non credendo a ciò
che leggeva, iniziò a leggere ad alta voce:
"Tesoro, mio amato Dragone, purtroppo è col cuore spezzato che ti scrivo
questa missiva. Credimi il mio animo soffre e soffrirà quanto il tuo, ma
purtroppo non posso mantenere la nostra promessa. E' per questo che ti
mando la missiva tramite il falco che mi regalasti, perché, se lo
tenessi, mi ricorderebbe di te, e soffrirei ancor di più. Angosciata ti
dico che non farò più ritorno, cause di forza maggiore mi trattengono
altrove e non so se un giorno potrò tornare. E' per questo che ti slego
da quella promessa, sapendo che tu non l'avresti ma infranta di tua
iniziativa. E' per questo che ti dico addio. Addio dalla tua amata
amazzone. Addio dalla tua frollina. Addio."
La lesse per ben quindici volte consecutive, e passò dall'incredulità al
più profondo sconforto.
E fu proprio per il suo stato d'animo che si risvegliò quel suo lato
nascosto.
Lo spirito, approfittando della momentanea debolezza del giovane,
prevalse e scatenò la totalità della sua forza distruttrice.
Vedi l'altra sponda mia cara?
Bene, vedi che c'è uno spazio coperto solo di terra e radici d'alberi
infrante?
Quello è tutto ciò che sopravisse a quella furia.
Alla fine riuscì a tornare in se, come al solito, senza ricordarsi nulla
e giurando vendetta contro colui che aveva perpetrato tale atto.
E ritornò a casa.
Quello che so si conclude qua.
Perché ti ho raccontato tutto questo? Perché quel giovane, segnato dal
fato, mi fa una grandissima pena, ha un bisogno continuo d'affetto per
la mancanza avutane nell'adolescenza, e ora è amplificata dal non
ritorno dell'unica persona che non abbia mai amato.
Perché potrebbe essere un pericolo per gli altri.
E soprattutto perché spero che si riesca a trovare una soluzione per la
sua mente instabile, instabile suo malgrado, e di cui è ignaro lui
stesso.

MYRT
Cara amica sei ancora qui?
Ti ascolto dormire sotto quegli alberi, è tardi e già vedo il sole che a
fatica cerca di farsi strada tra le montagne, sotto di me.
La sua luce non tarderà ad arrivare, presto ti sveglierai, ma se posso
ancora addolcire il tuo sonno con i sogni migliori sarà la mia voce ad
insinuarsi nella tua mente indifesa e forse un sorriso nascerà sulle tue
labbra.
Ho portato sangue con me, giù fino al mare, e lacrime di tristi anime,
ho cullato il sonno degli innamorati, ho offerto l'ultimo rifugio a chi
altri non ne aveva, ma non sono stato solo questo.
C'è stata una notte in cui un gruppo di amazzoni attendeva una risposta
qui, proprio dove sei tu, e mentre aspettavano il loro cuore era pieno
di paura e di ricordi amari, di presagi nefasti per l'avvenire..... ma
quando il messaggero arrivò veloce e con voce gracchiante portando la
notizia di una grande vittoria che non aveva, strano a dirsi, richiesto
alcun sacrificio di sangue ma l'impegno di tutti, vidi sul volto di
quelle donne, e di tutti gli altri che si erano avvicinati per sentire
la buona novella un sorriso di speranza, una risata incontrollabile e
lacrime felici urlate al cielo.
C'è solo un momento in cui gli esseri umani divengono una sola cosa e
questo non è il dolore, nè la paura, ma la gioia più cristallina, la
rivincita su cinque anni di ingiustizie e falsità.
Hammers che non si erano mai visti si abbracciarono come fratelli e la
gente giunse da ogni parte, senza che nessuno avesse fissato un luogo
preciso per gioire.... ma vennero tutti qui.
Danze e festeggiamenti ballarono sulle mie sponde, liquori scesero sul
fondo del mio letto, stelle nuove brillarono nel cielo e canti si
alzarono nel vento, e quando il sole nacque, proprio come ora, li scoprì
ancora tutti qui, sfiniti dall'allegria e ancora in piedi per prolungare
quel momento all'infinito.
Da allora sono passati otto anni, e so, sento, che presto arriverà una
nuova festa, perchè gli animi non si sono arresi e continuano a lottare,
ancora imbrigliati in catene sottili e velenose ma che forse saranno, a
breve, capaci di spezzare.
La vittoria non vale nulla senza la sconfitta, ma spero che stavolta
niente farà perdere a voi la fiducia nei vostri simili, che non vi
lascerete ingannare da falsi sorrisi o da ambasciatori bugiardi e che
una nuova pietra verrà posta qui, sulle mie rive, per ricominciare a
conquistare.
E' tardi scribana, e fa freddo, non sarebbe meglio per te raggiungere il
tuo letto?
Proverò con una carezza umida a spingerti a casa, poichè ormai mi è
andata via la voce...... devo smettere di fumare.
(continua)
| Cap.
1 |
Cap.
2 |
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