Arcano la Quarta Era

46° capitolo

L'Erede al Trono

L'erede venne alla luce in una notte di burrasca!

Il cielo e la Terra sembravano fondersi un un'unica immensa macchia scura, spezzata a tratti dallo scintillio repentino dei lampi che si dibattevano oltre la linea infinita dell'orizzonte. - E' una femmina... - gridò la Curatrice più anziana - è forte e tenace... si dibatte come un'amazzone infuriata!

Solo in questo modo poteva succedere, ed infatti così accadde. Un'altra dinastia sarebbe seguita alla prima, ma sulla Terra dell'Arcano avrebbe regnato ancora una volta un'Imperatrice. Che sia stato il fato a decidere per tutti noi non v'è dubbio alcuno e, per ironia della sorte, alla giovane Principessa venne dato il nome di Hirih.

Fu così che l'essere ed il divenire si trasformarono in pane e vino sulla tavola della nostra vita quotidiana, e lo scorrere del tempo si fece così lieve da non permettere nemmeno agli Hammers di rendersene conto. Aria, la Sacerdotessa Suprema, non trovò mai il coraggio di chiedere udienza a Nimira e quel segreto divenne il segreto di tutti noi, incantati di fronte a quel vagito che echeggiava nei saloni immensi della Kioskas Imperiale.

Myrt partì con le sue truppe alla ricerca di un nemico che pareva scomparso nella foresta. Diamante si attestò con le sue Amazzoni migliori per proteggere il Palazzo... e Nusuth riportò l'antica quiete negli intricati cunicoli della Via Oscura, quasi volessero stendere un velo fatato attorno alla neonata.

- Lontano dall'odio e dal terrore, - sentenziò Asiram, con la sua voce roca che trasudava dolcezza infinita - la bambina deve crescere senza i turbamenti che hanno condizionato la nostre recenti vicissitudini, è troppo giovane per doversi preoccupare del nostro futuro!

Dello stesso parere non era certo la nostra amata Imperatrice, troppo desiderosa di trasformarla in una coraggiosa guerriera, ancor prima di insegnarle le regole di corte. E la giovane Hirih, di per sé già troppo intransigente e caparbia, divenne una piccola peste a cui nulla poteva essere negato, eccellendo nelle sole doti di irruenza e di sfida.

Quando in quel mattino afoso sentii gridare nel cortile interno del palazzo, credetti che fosse la sua solita marachella giornaliera, invece la voce di Kristal implorava Nimira di riflettere sulla propria decisione, costringendomi mio malgrado a curiosare.

- Non puoi affidarla a quell'animale, - la implorava - è l'essere meno indicato a prendersi cura persino di un fratello, come ti è venuto in mente che possa insegnarle qualcosa di buono?

- Ha bisogno di una mano ferma, di qualcuno più testardo di lei... ed invece voi siete tutte preoccupate che non si faccia male... che mangi agli orari giusti... che dorma più del necessario!

- Mia Signora, è ancora una bambina, e se da una parte avrebbe bisogno di qualche sonora sculacciata, dall'altra dev'essere guidata su una strada che la porti a comprendere che la vita non è fatta solo di battaglie vinte.

- E' quello che hanno insegnato a me, - sospirò Nimira - combattere per dare agli Hammers la libertà di esistere, come potrei farlo con lei dicendole di accettare una sconfitta?

- Così facendo l'hai trasformata in un flagello degli dei, - esordì Asiram, scendendo lentamente i gradini del colonnato - ed ora è troppo tardi per metterle un freno... a meno che di assegnarle un maestro d'armi che sappia farle comprendere le insidie della vita.

- E' quello che vorrei fare, - rispose l'Imperatrice - ma a quanto pare c'è qualche dissidio sul nome dell'incaricato.

- Vuole darla a Berserk! - esclamò Kristal, sedendosi sconsolata sul bordo del pozzo - E non riesco a farle cambiare idea.

- Quel Berserk? - strabuzzò gli occhi l'anziana Madras, portandosi la mani al petto - Lo stesso Berserk che ieri sera ha distrutto la taverna e fracassato un tavolo sulla testa di quei poveri Mercanti venuti da Launam?

- Si, amica mia, quell'ubriacone maleodorante e attaccabrighe...

- Basta! - urlò Nimira - Quel guerriero ha dimostrato tutto il suo valore in mille battaglie ed è l'unico maschio su questo pianeta di cui mi fido ciecamente.

- Come combattente non avrei nulla da obiettare... ma da qui ad affidarle una bambina...

Non ci fu modo di farla desistere, e d'altronde i loro tentativi non fecero che irrigidire ulteriormente la sua posizione, così sperarono che, vedendo il soggetto di persona, potesse sussistere una remota possibilità che alla fine lo scartasse.

- Mandatelo a chiamare con urgenza e che sia condotto qui per domattina presto. - ordinò - Questa sera ne discuterò personalmente con mia figlia.

Non avrei voluto perdere la scena del loro incontro per niente al mondo, così trovai la maniera di farmi invitare per l'occasione. Come si può negare al Sacro Custode l'ultimo saluto ad una giovane Principessa in partenza?

Quando la campana dell'aurora scoccò la settima ora, Hirih era in piedi accanto a sua madre, con un piccolo zaino di cuoio sulle spalle. I calzari legati ai giovani polpacci e la cintura dei suoi Avi stretta in vita. La borraccia di pelle sul fianco sinistro e sul destro una spada forgiata apposta per lei. Sembrava un'Amazzone in miniatura, i lunghi capelli intrecciati sulla nuca, lo sguardo fiero verso il portone d'ingresso, dove le Guardie Imperiali erano schierate in doppia fila.

- E' in ritardo!

- Lo è sempre stato, - cercai di tranquillizzarla - asserisce di essere sempre in ritardo anche agli appuntamenti con la morte.

- Si dice che sia un grande Guerriero...

- Questa è l'unica certezza che ci resta.

Berserk oltrepassò i cancelli con la sua tipica andatura barcollante. Vestiva sempre di nero ma quella volta esagerò con i finimenti.

- Madre... - sussurrò la piccola - avete mandato a chiamare anche un becchino?

- No, figlia mia, questo è il tuo maestro!

- ...e perché lo inseguono tutte quelle mosche?

- Perché un grande condottiero ha la capacità di trascinare con sé ogni essere di questo mondo.

- Madre... anche questa orribile puzza porta sempre con sé?

- I veri uomini odorano di battaglia, - cercò di restare seria Nimira - ed il tuo Maestro ne ha davvero combattute tante.

Quando arrivò di fronte all'Imperatrice, Berserk si chinò in segno di rispetto ma, nello sforzo, una delle ginocchiere si staccò dagli stivali, rotolando accanto ai piedi della Principessa. - Madre... - sospirò, alzando gli occhi al cielo - questo va a pezzi prima ancora di insegnarmi qualcosa.

- Ma pork... - si lasciò sfuggire - chiedo scusa ma dev'essersi scucita durante lo scontro dell'altra notte.

- E' stata una dura battaglia? - domandò l'Imperatrice con lo sguardo sempre più truce - E chi erano i tuoi nemici?

- Ahem... gente venuta da fuori... trafficanti di birra e di canne da fumo, ho dovuto affrontarli da solo perché non c'erano Amazzoni nei paraggi.

- Erano Mercanti venuti da Launam, - sbottò Asiram, facendo il suo ingresso con aria furiosa - prima di affidare la Principessa a questo animale... dovrà pagarmi le spese della merce sparita in taverna.

- Ma pork... insomma, qui non ci sono più guerre ed io non so cosa fare. Sono una macchina di distruzione, mica uno di quegli eunuchi che girano per le Kioskas a vendere stoffe, spezie e pietanze. Insomma, se è per i danni li pago, ma non mi sembrava il caso di portarmi al cospetto di Nimira!

- Silenzio, sei qui perché ti ho fatto chiamare io! Farai da maestro d'armi a mia figlia.

- Ah bene, e posso scegliere io gli orari in cui suonarle alla marmocchia?

- No... lei è affidata a te e com'è tradizione della nostra famiglia, l'accompagnerai nel suo primo viaggio alle sorgenti del Kruill.

Berserk si zittì di colpo, scosse il capo in cerca di una qualsiasi soluzione ma comprese al volo che non avrebbe potuto rifiutare.

- Se le succede qualcosa, - gli bisbigliò Nimira all'orecchio - venderai pizzi e merletti a Krymenia per il resto della tua vita... appeso per i piedi all'ingresso della grotta dei sodomiti! Mi sono spiegata?

- Mia Signora, - strascicò le parole quasi in un lamento - cosa ho fatto di male per meritarmi questa condanna?

- Semplicemente mi fido di te, e so che non mi deluderai!

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Abel Wakaam

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