La mia prima battaglia
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"Va bene... avanzo di immondizia. Recita la tua ultima preghiera ai
tuoi dei e che ti possa essere d'aiuto".
Queste furono le parole che pronunciò Kogluna, capo di un manipolo
di ribelli, prima di affondare il colpo letale a Molten. Era
l'epilogo di una battaglia che si svolgeva ormai da due giorni. |
Tutto era cominciato quando il comando dei Guerrieri Etek venne
informato che una sacca di ribelli si stava muovendo ad est della
Kioskas di Ylea. All'epoca ero appena arruolato tra gli Etek e facevo
parte del plotone comandato da Aegon. Eravamo stati incaricati di
presidiare la foresta che andava ad est di Ylea oltre il Kruill; era
giunta voce che i ribelli si stavano spostando in quella direzione
sperando di passare inosservati ed arrivare a Krymenia.
Eravamo accampati sulla sponda occidentale del fiume: tutto sembrava
sotto controllo, anche i turni di guardia o di pattugliamento sembravano
dei giochi da ragazzi. Solamente qualche scaramuccia con alcuni ribelli
sbandati, probabilmente sopravvissuti a qualche altra battaglia;
liquidati quasi senza impegno, erano caduti come pere marce.
Quella mattina, però, si capì subito che le cose sarebbero andate
diversamente dai giorni precedenti. Venimmo svegliati al sorgere di
Amanuator da suoni d'armi provenienti dalla foresta. Un nostro avamposto
era stato attaccato a colpi di spow; erano stati eliminati quasi tutti,
solo uno si era salvato e malgrado fosse ferito gravemente, era riuscito
a dare il segnale di allarme.
Il tempo che ci rimase per sguainare le spade ed incominciare la
battaglia fu quasi nulla, ma la tattica studiata per situazioni simili,
provata più volte nelle esercitazioni, si rivelò subito azzeccata.
I ribelli attaccarono, infatti, dal lato est del nostro accampamento e
lo fecero in formazione compatta: dodici gruppi di soldati divisi in
sottogruppi di quattro file da tre uomini ciascuno. Marciavano sparando
a tutto ciò che secondo loro si muoveva. Colpirono più di una volta
grossi alberi dove probabilmente avevano visto arrampicarsi qualche
animale indifeso.
Noi Etek eravamo usciti dal lato ovest dell'accampamento ed eravamo
divisi in squadre da sei hammers ciascuna; otto squadre si diressero
verso nord e da lì tre verso est, altre otto verso sud dove altre tre
partirono sempre per l'entrata est e tre si allontanarono in direzione
ovest.
Quando i ribelli entrarono nell'accampamento lo trovarono completamente
vuoto. I nemici cominciarono a radere al suolo le nostre attrezzature
incendiando e distruggendo ogni cosa. Nel frattempo avevamo raggiunto le
nostre posizioni: in pratica avevamo accerchiato il nostro stesso campo.
Rapidi segnali passavano ora nella foresta; la strategia era in fondo
semplice: attaccare sempre su lati opposti a breve distanza di tempo in
maniera da provocare movimenti "ad onda" dei nemici.
Incominciarono i nostri reparti a nord e come previsto alcuni reparti
dei ribelli uscirono per contrastare l'attacco, dimenticandosi che nella
tattica della guerriglia i più forti eravamo noi. Il nostro attacco,
infatti fu rapido e la ritirata ancora più veloce: questa tecnica
permetteva di ridistribuirci nuovamente a cerchio nella foresta e quindi
liberi di attaccare contemporaneamente da ogni lato.
Questa maniera di combattere produceva due effetti positivi: il primo
era di attirare i nemici su un territorio a loro ostile; il secondo
almeno nei primi casi di far giungere direttamente altri gruppi senza
necessità di stanarli.
Al termine della prima giornata di scontro sul campo erano caduti
quattro reparti di ribelli ed uno di noi Etek, mettendo assieme tutte le
nostre perdite. La situazione a questo punto cambiò. I nemici, capita la
nostra tattica, lasciarono cadere nel vuoto alcuni attacchi, che di per
sé non producevano grandi danni.
Al sorgere di Amanuator però, quattro gruppi uscirono dall'accampamento
sparando all'impazzata, decimando i nostri uomini che si trovavano sul
versante ovest. Il loro obiettivo era quello di riuscire a far fuggire
almeno un loro uomo per chiedere rinforzi e lo scopo venne raggiunto.
Quando Amanuator fu alto nel cielo altre squadre di ribelli giunsero nei
pressi del luogo di battaglia e questa volta eravamo noi ad essere
accerchiati.
Lo scontro a questo punto si fece durissimo; davanti al fuoco degli spow
non riuscivamo a reagire se non con azioni isolate. Dopo due ore di
battaglia i loro rinforzi avevano riaperto un varco sul lato est
ricongiungendosi con gli assediati. Gli ordini per noi a quel punto
furono chiari: ricongiungersi sul lato nord da dove poi uniti sarebbe
partito poi il nostro contrattacco.
Quando tutti fummo giunti ci contammo: rimanevano ancora cinquanta Etek
ai quali si unirono altri venti giunti da Ylea come rinforzo. Non
potevamo più aspettare e ricominciammo ad avanzare: tutti i guerrieri
combattevano come furie, nessuno si risparmiava: le teste mozzate dalle
nostre lame cadevano accanto a quelle staccate dalle armi dei ribelli.
Attacchi e contrattacchi si susseguivano da una parte e dall'altra, fino
a quando i pochi sopravvissuti si trovarono nuovamente al centro
dell'accampamento. Gli Etek erano riusciti a disarmare quasi tutti i
ribelli, ma non ancora a renderli inermi; con la forza della
disperazione avevano imbracciato le spade dei guerrieri caduti e come
belve combattevano fino all'ultimo.
In questi furiosi corpo a corpo, mi ritrovavi dinanzi a questa montagna
d'uomo fatta di muscoli. Tra le mani teneva la spada di un compagno
ancora più giovane di me. Pensare al suo sacrificio mi fece combattere
ancora con più ardore.
Kogluna era abile anche con la spada; in più la sua prestanza fisica lo
aiutava dove non arrivava la tecnica. Respinse più volte i miei
attacchi, parando e rispondendo colpo su colpo. Quando la fatica
iniziava a farsi sentire per entrambi, la fortuna aiutò l'audace: un mio
compagno Etek nel tentativo di liberarsi da una stretta del nemico
scagliò un piatto di metallo il quale mancò il bersaglio, ma colpì me
tra la spalla destra ed il collo. Il colpo fu violento quel tanto che
bastava per distrarmi e per permettere al mio avversario di colpirmi con
un pugno dritto sul naso.
Barcollai per il doppio colpo subito fino a cadere per terra. Kogluna fu
sopra di me in un attimo, alzò la spada e pronunciando l'ultima sua
minaccia calò la spada dritta verso il mio collo. L'ultimo bagliore di
vita mi aiutò a spostarmi sulla mia sinistra mentre con la mano destra
estraevo un piccolo pugnale dalla calzatura. Con quello lo colpii
all'interno della coscia destra trascinandolo verso l'inguine. Uscì
sangue a fiotti dalla ferita che m'imbrattò tutta la divisa; estrassi il
pugnale quando spinsi il ribelle lontano da me, facendolo cadere supino.
Mi rialzai di fretta, presi i suoi capelli tra le mani sollevandogli
anche un po' il suo collo; il colpo della mia spada non gli lasciò
scampo. La sua testa mi rimase tra mani mentre il corpo ricadeva
squassato dagli ultimi spasmi. Alla vista della testa mozzata i ribelli
cessarono quasi di colpo di combattere e agli Etek non rimase che
passarli con le lame senza pietà.
Al termine i guerrieri sopravvissuti si trovarono vicino alla tenda del
comando ed un unico grido si levò nell'aria: "Per Nimira, nostra
Imperatrice".
Questa fu la mia prima vera battaglia, che ancora oggi porto scolpita
nel cuore.
Molten
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