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Aikydo, amico

Immagine del racconto



In due modi frammenti del passato riaffioravano nella mente di Elvelion.
A volte, come anche i delfini devono risalire per prendere aria e poi reimmergersi, i ricordi tornavano a galleggiare nella sua mente senza che lui se ne rendesse conto; spesso accadeva ciò durante alcune conversazioni, quando lui cominciava a parlare di avvenimenti di cui non aveva alcuna memoria, eppure era certo che fossero accaduti. 

Altre volte, come un tronco costretto a stare immerso e che finalmente si libera del suo vincolo e risale con furia in superficie, la memoria tornava improvvisamente, avvolgendolo con un turbine di ricordi difficile da decifrare.
La notte tra il 16 e il 17 di Pluvirule, Elvelion fu svegliato da quel turbine di immagini che vorticava nella sua mente.
Si alzò e si avvicinò ad una finestra, aprendola per far entrare la fresca aria notturna nella stanza. Un brivido freddo gli percorse la schiena.
Sapeva di aver sognato, ma non ricordava nulla del sogno. Anzi no! Un particolare gli era rimasto. Nel sogno aveva rivisto il luogo in cui si era risvegliato dal suo sonno sommerso. Non ci era più tornato da quella volta. Avrebbe saputo ancor arrivarci? Pensava di si. Decise di andarci il giorno dopo. Tornò a letto, ma dormì un sonno agitato.
La luce di Amanuator entrava nella sua stanza dalla finestra lasciata aperta e lo svegliò dal leggero sonno poco dopo l'alba. Nonostante la stanchezza che si sentiva addosso, si alzò e dopo aver sbrigato le sue faccende, e aver lasciato un cartello attaccato alla sua porta di casa, dicendo che sarebbe stato fuori tutta la mattina, si recò alle stalle di Kanveska e svegliò Gorath. Nonostante la sveglia mattutina, il docile shire si fece sellare tranquillamente e poi partirono insieme, dirigendosi verso Ovest, in direzione di Kolise. Camminavano lentamente per evitare di sbagliare strada. Appena lasciata Kanveska Elvelion si rese conto che andavano incontro a delle nere nubi cariche di pioggia, infatti dopo circa mezzo dan di cammino fu costretto a scendere dalla sella per continuare la sua escursione al riparo degli alberi. Il vento era praticamente assente e le nuvole stavano ferme sul cielo. La pioggia cadeva insistente e sembrava non dovesse finire mai, invece dopo solo mezzo dan cessò improvvisamente. Elvelion, alzò lo sguardo e vide che i nuvoloni ora si muovevano verso Nord, allontanandosi dal suo itinerario. Camminò ancora poche antie, poi intravide uno spazio vuoto tra gli alberi, con al centro il suo laghetto.
Laghetto... Lui si ricordava un piccolo laghetto di 50 antie per 10 con l'acqua limpida, ma ora si trovava davanti uno stagno di 20 antie per 5, l'acqua torbida e la riva fangosa per la recente pioggia. Non metteva proprio voglia di tuffarsi. Elvelion pensò che l'Estate era stata calda e non aveva ancora piovuto a sufficienza da riportarlo all'aspetto originale. Se fosse ritornato tempo dopo, avrebbe sicuramente ritrovato quel bel posto che ricordava. Si mosse verso la riva Sud, dove aveva trovato il fuoco e i vestiti e lì si fermò un po' di tempo. Alzando lo sguardo notò poi uno stretto sentiero tra gli alberi della riva Ovest, probabilmente segnato da animali che andavano lì per abbeverarsi. Si alzò e si mosse in quella direzione, lasciandosi dietro Gorath.
Era difficile riuscire a camminare in quel sentiero senza che le vesti si impigliassero in qualche ramo o in qualche rovo, ma lui sentiva il desiderio di continuare per quella strada. Gli uccelli cantavano per Amanuator che finalmente risplendeva tra le foglie bagnate. Non si sentivano altri animali, ma solo uno sporadico fruscio di foglie.
Ad un certo punto il sentiero di diramava in due parti. Una delle due parti continuava stretta verso destra, l'altra svoltava a sinistra dove si allargava improvvisamente. Il giovane mago andò a sinistra e percorse ancora una ventina di antie, sentendo uno strano sentimento dentro sè. Sembrava che il suo cuore si stesse chiudendo in un guscio. Quasi sobbalzò, quando arrivò ad uno spiazzo circolare vuoto di alberi. Il diametro dello spiazzo era di circa 7 antie e al centro c'era una struttura in marmo. La struttura arrivava alla vita del mago e la sua base misurava 1 antia per 0,5. Sopra vi era incisa questa terzina:
"Te ne sei andato
e non sei più tornato,
come ci avevi abituato."
Seguita da una data: "16, Florule".
Rilesse la lapide tre volte, poi si soffermò sulla data. "16, Florule", ma era stato quell'anno? O l'anno prima? O quello prima ancora?
Non poteva saperlo, ma sapeva che si sentiva sempre più legato a quella tomba. Cercò di oltrepassare la nebbia nella sua testa, cercò di sfondare il portone che gli bloccava l'accesso ai suoi ricordi, ma non vi riuscì. Si costrinse a rimanere lì a fianco cercando di immaginarsi il volto e pregando le dee affinchè, chiunque fosse, potesse riposare in pace.
Quando si allontanò dalla tomba, girò un poco nei dintorni, in cerca di un indizio, di una persona che potesse svelargli chi c'era dentro la tomba.
Ma lo voleva davvero? Da un lato desiderava scoprirlo, dall'altro lato temeva di incontrare gente che potesse conoscerlo, che potesse nuovamente modificare la sua vita, ora che questa si era sistemata, ma soprattutto temeva di incontrare gente da rincuorare per la perdita di una persona a loro cara. Seguito da questi pensieri vagò distrattamente e si ritrovò, senza volerlo, nuovamente allo stagno. Gorath lo guardava incuriosito.
"Inutile cercare. Una volta che sono qua, tanto vale che me ne vada." pensò guardando prima il cavallo, poi il sole che era prossimo al mezzogiorno.
Salì in sella e lo mandò al galoppo in direzione di Kanveska. Si fermò dopo poche stille, sentendo qualcosa di freddo sulla guancia destra. Una lacrima, una solitaria lacrima gli era scesa dolcemente dall'occhio. La toccò con la mano destra e osservò il suo indice bagnato. Voltò improvvisamente il cavallo e guardò lo stretto sentiero che dal lago portava alla tomba. Alzò la destra in segno di saluto e sussurrò "Aikydo, amico.", poi spronò nuovamente Gorath verso Kanveska.
Tornato alla kioskas, tolse i finimenti a Gorath, gli porse una carota e lo pulì, sentendosi profondamente triste. Tutta la giornata si sentì triste! Si chiuse in casa e si dedicò allo studio, non volendo incrociare lo sguardo con altri hammers. Desiderava parlare con qualcuno, ma allo stesso tempo lo temeva.
Non sapeva per quale motivo lo temesse, forse perchè aveva paura che la gente potesse sminuire la cosa, forse perchè credeva che non gliene sarebbe importato niente a nessuno, forse perchè aveva paura di essere commiserato. Si chiuse nel suo guscio e lì rimase. La sera si infilò nel letto molto prima del solito, ma si addormentò con difficoltà. Sognò.
Vide un volto di una persona conosciuta, di un suo caro amico. Gli diceva "Hey, sono qua. Sto bene, ora. Sono stato assente un po', ma ora sto bene."
Si risvegliò sudato, ricordava il sogno, ma non riusciva a ricostruire il volto del suo interlocutore. Non ci sarebbe mai riuscito.

 

Elvelion



 

 

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