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Turbine

Immagine del racconto



Il vento era gelido quella sera, e il suo corpo era percorso da brividi che le intorpidivano i sensi. Aveva freddo e tremava, ma non fece nulla per scaldarsi. Le piaceva quella sensazione, la faceva sentire viva, le dava la certezza di esistere, così come le piaceva il dolore o il sapore del sangue. 

A volte aveva dubbi su se stessa, allora afferrava la piccola lama nascosta nei calzari e la passava lentamente sul palmo della mano. Non era normale, sorrise a quel pensiero. Non le piaceva essere così, ma aveva bisogno di sensazioni forti per riuscire a percepire la vita scorrergli nelle vene.
Non era una donna debole, ma semplicemente terrorizzata dal mondo.
Tutto le passava davanti con infinita noncuranza, camminava per le strade con una specie di paraocchi, vedeva solo ciò che voleva vedere, sentiva solo ciò che voleva sentire, testarda, orgogliosa e un po' pazza.
Sorrise ancora, la cosa la divertiva, la faceva sentire forte e piena di energia. Si alzò in piedi stirando gambe e braccia intorpidite, afferrò la cintura a cui era agganciato il falchion che portava al fianco e se la riallacciò.
Aprì le braccia accogliendo quel turbine di vento, che le schiaffeggiò il viso. Percepì una piccola fitta, e portandosi la mano alla guancia si macchiò di sangue. Lo sguardo interrogativo scrutò il paesaggio, mentre con la lingua si ripuliva le dita.
Un fruscio portato dal vento fra l'erba alta attirò la sua attenzione.
"Il nemico..." Sussurrò portando la mano alla spada per sguainarla "Non mi scapperai..."
Prese a correre dietro a quel movimento veloce, prima di qua, poi di là. Faticava a starle dietro.
"Sei veloce, ma ti prenderò!" Sferzò l'aria con l'arma, l'erba vorticò rapita dal vento. Si fece inseguire fin nel folto della foresta, li era più lento, ostacolato dai corpi degli alberi. Lei ne approfittò per sferrare un fendente che lo divise a metà. Il vento si quietò e la lama fu respinta indietro con violenza.
"Sei forte, ma non abbastanza." Sogghignò pregustando già il momento dello scontro. Ancora una volta portò un attacco frontale, che attraversò l'aria colpendo il nulla.
"Smettila di scappare e combatti codardo!"
Voltandosi lo vide, il piccolo tornado, vorticava alzando le foglie secche che si sbriciolavano travolte dalla sua potenza. Sorrise, quella forza l'eccitava.
"Fammi vedere che sai fare..."
Così dicendo attraversò il muro d'aria venendone avvolta e stretta in una morsa tagliente. Gambe, braccia, viso, tutto venne colpito. Su tutto il corpo si aprirono piccoli tagli.
Quando cessò, la foresta tornò silenziosa. Lei era immobile, a testa bassa.
I tagli bruciavano e sanguinavano. Le spalle si muovevano velocemente cercando di stare dietro al respiro affannoso. La spada rivolta verso il basso gocciolava, ridendo l'alzò verso il cielo e guardandola soddisfatta gridò: "Ti ho colpito!" Ma il sangue che ora le gocciolava sulla fronte era solo il suo.
Il sorriso divenne amaro, e mentre un raggio di sole attraversava il groviglio dei rami sussurrò:
"Sei mio..."

 

Alexandria



 

 

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