Rito di presentazione alle Dee
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ELENIE
Nella cucina della Scuderia, seduta al tavolaccio guardava un
istante negli occhi il Caliur del suo cuore, da sotto il cappuccio
della candida veste, mentre insieme sigillavano le missive con i
manifesti dell'invito da consegnare ai corrieri imperiali, da
appendere per le Kioskas.
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<Ti dico
che Arawen mi è apparsa nella pozza d'acqua davanti al Tempio,
stamattina.. ho chiuso gli occhi, e mi ha parlato. Domani sarà il giorno
giusto per presentare il piccolo ai Loro occhi>.
Sorrideva, serafica, e la ceralacca colava sulle buste per chiuderle:
<Spero tanto che mia madre e il mio bel paparino non manchino
all'appello... e tu, Ace, sei pronto per il rito? avrai un ruolo
fondamentale nella presentazione del bambino alle Dee.. eheheh..ci sarà
anche Malekit.. sono così felice che sia tornato!> poi lo sguardo della
Sacerdotessa vagò fino ad incrociare la culla di vimini dove
il piccolo dormiva beato, avvolto da un mantello leggero.
I manifesti di invito erano stato scritti velocemente la stessa mattina,
e così fu scritto:
*<Domani sera al calar delle tenebre, nella radura al cospetto
dell'antica roccia caduta dal cielo, nella quale fu scolpito il Tempio
dei Sogni, le Sacerdotesse presenteranno alle Dee un nuovo piccolo
hammer, nato dall'amore tra Elenie e Ace, comandante dei guerrieri
Caliur.
Madras, Vicari, Streghe, Amazzoni e Guerrieri, Mercanti, Scribani,
Esploratori e perfino Barbari,
ognuno di voi avrà un ruolo in questo rito festoso, che sarà celebrato
nel nome e sotto gli occhi di Farahir, Moghul, Athenas e Arawen ,
rappresentanti dei volti dell'anima degli hammers di questa splendida
terra.
Siete invitati!
Al termine del rito, dopo aver acceso i fuochi, se le Dee saranno
d'accordo, festeggeremo l'arrivo del piccolo Caliur con fiumi di
birra..(di Kristal.. ghghg)
Ace e Elenie>*
I corrieri arrivarono velocemente, e altrettanto celermente sparirono
ognuno per la kioskas alla quale erano destinati. Elenie si alzò in
fretta, trascinando Ace, prendendolo per mano <Dobbiamo andare a
preparare tutto, è DOMANI! muoviti! c'è un sacco di birra da portare
alla radura, e poi mi servono le torce! e lascia lì la spada che oggi
non ti servirààààààà!>
ACE
Amazzone... Sacerdotessa... una madre è sempre una madre, e prima
ancora, è una donna! E come tutte le donne, con la tipica frenesia che
queste splendide creature hanno nelle occasioni eccezionali che vivono
nei loro cuori.
Ace sorrise alle parole di Elenie, alla gioia che le illuminava lo
sguardo mentre gli raccontava della visione, e quando le lesse una delle
pergamene di invito che aveva con tanta cura preparato.
Il sorriso gli si smorzò allorquando, strattonato dall'energica verve di
Elenie, realizzò di quante cose in quanto poco tempo si sarebbe dovuto
occupare.
<D'accordo... d'accordo... ci faremo dare una mano! Qualche giorno fa ho
contattato quel furfante di Temperley e mi ha mandato qualcuno dei suoi
scagn... dei suoi uomini più fidati. A quest'ora saranno già sulla via
del Tempio alla testa della carovana delle vettovaglie. Stai pur certa
che, dove c'è da gozzovigliare, nessuno è secondo a quell'Yleano!>
Trattenne il braccio, costringendo Elenie a fermarsi e le si avvicinò al
petto <Dobbiamo pensare solo a raggiungere il Tempio. Biancalancia e le
altre avranno già pensato a come sistemarlo per l'occasione... i fiori
del resto non ve li fanno mancare mai! I nostri amici stanno arrivando
da ogni angolo di Arcano. Malekit non si perderà per nulla al mondo la
cerimonia e sono certo che avremo molte altre sorprese!>.
Le passò delicatamente la punta delle dita a sfiorarle la fronte, dove
un ciuffo ribelle si arrogava la pretesa di coprire uno degli splendidi
occhi di Elenie.
<Ho anche io una piccola sorpresa... seguimi> sussurrò avvicinando la
bocca all'orecchio sinistro della Sacerdotessa, e approfittando per
darle un bacio leggero sul collo. La condusse verso il recinto delle
Scuderie dove Armor e Finisterre erano già stati aggiogati insieme ad un
carro a due ruote. Una versione, modificata per l'occasione, di uno dei
progetti cui tanto tempo Ace aveva dedicato. Un carro veloce da
combattimento, adattato per l'evento, appesantito quel tanto da renderlo
stabile, con una spartana seduta a fianco dello spazio dedicato
all'auriga, per permettere alla madre e al bimbo un viaggio meno scomodo
di quanto possa riservare una cavalcata fino al Tempio. La seduta era
foderata di un morbido cuscino. Alcune provviste e una coperta avrebbero
assicurato al viaggio notturno la migliore delle soluzioni che Ace fosse
stato in grado di pensare.
Al suo interno, sopra la seduta, una rosa bianca a gambo lungo era
deposta accanto ad un fagottino di velluto nero come la pece. Al suo
interno una coppia di perle dalla straordinaria lucentezza. La forma
sferica pressochè perfetta finiva in un delicato quanto semplice cesello
che le rivelava per quello che erano: due deliziosi orecchini. Ad una
piccola pergamena Ace affidò poche parole "Non passa notte che non sogni
il momento in cui per la prima volta ti baciai. La pressione del tuo
petto contro il mio mi diede un fremito indescrivibile, poi il soffice,
incredibile tepore delle tue labbra sulle mie.. In quell'istante
compresi che in tutti i baci della mia vita avevo cercato quel bacio,
che avevo cercato te."
Ace non lasciò che Elenie leggesse il biglietto prima di giustificarsi
<...so bene che non son cose da Sacerdotesse, ma quando le vidi da un
mercante a Tannino, non ho pensato ad altro che al fatto che sarebbero
state perfette solo se fossero state tue. Ora va a prendere il
piccolo... Ci attende un lungo viaggio...>
GALATH
*Il messo imperiale raggiunge il VCM degli esploratori sul piazzale
della caserma, poco dopo l'alzabandiera e lo affianca per consegnargli
la pergamena.
Senza dire una parola gli porge la missiva, poi salutando si gira e
riparte al galoppo verso il portone che le sentinelle Lokot si
affrettano a spalancare.
Sono felice per Ace ed Ele *pensa* e cercherò in qualche modo di essere
presente...
ELENIE
Il viaggio verso il Tempio fu piuttosto lungo. Restò silenziosa per un
po' sul carro, a rileggere le parole scritte sulla pergamena. Le dita
giocavano con gli orecchini, che aveva subito indossato. Le terre di
Arcano scorrevano veloci sotto i loro occhi. Sorrideva. Sorrideva
ancora. Nessuno meglio del comandante dei Caliur poteva crescere il
piccolo al suo fianco. Ricordarlo fu una dolce consapevolezza, fu una
forza incredibile che alleggeriva ogni suo pensiero di madre sul futuro
del piccolo hammer. Fu così bello che nonostante le proteste vibrate del
bimbo e la lunghezza del viaggio, quasi non se ne accorse. Poi,
arrivarono al Tempio.
La radura davanti al misterioso Tempio dei Sogni pareva numinosa, sul
calar della sera. Le torce erano ancora spente, disposte in un grande
cerchio si ergevano fra la nebbiolina e gli ultimi raggi di sole,
circondavano al centro un grande masso liscio e piatto, color della
luna. Alle spalle del masso, poco distante, le porta aperte del Tempio
espiravano erbe profumate, raccolte dalle Sacerdotesse: lavanda e
biancospino mischiavano i loro profumi con un esile melo, che ondeggiava
al vento leggero della sera, posto anch'esso nel cerchio, in un grosso
vaso di terracotta, a fianco del masso.
Scese dal carro, e sparì per molto tempo nel buio del Tempio. Doveva
andare dalle Dee, doveva sentire la sua anima a contatto con loro. Ace
accolse i mercanti di Temperley, portandoli poco lontano dalla radura.
Dopo un'intera ora, una figura sottile, avvolta in una veste sacra,
azzurra e blu, e un lunghissimo mantello candido fissato sul petto, uscì
dal Tempio. Fra le braccia un fagotto di pezze bianche, attaccato al suo
seno. Il cappuccio sul capo lasciava scivolare le ciocche bionde che
sfuggivano alla treccia di paglia intrecciata, che fermava i capelli
sulla fronte. Si sedette sulla roccia, e lì stette chinata sul piccolo
finchè questo, sazio e sereno, non si addormentò.
Scosse la testa quando la quiete di quel momento fu mossa dalle voci
festose di un bel gruppo di hammers che stava posizionando i tavolacci
lunghi e stretti sotto le grandi tende montate per l'occasione. La birra
e le portate stavano arrivando con i carri, mandate da Madras Kristal e
dal Mercante, e una speciale cassa d'acqua delle montagne per Madras
Asiram veniva portata a spalle dagli aiutanti.
Elenie sorrise, mordendosi appena le labbra per la tensione. Ma la gioia
era più grande. La felicità che avrebbe vissuto di li a poco: rivedere
insieme tutti gli hammers, e tra di loro i personaggi più adorati di
Arcano, impugnare la propria torcia nel grande cerchio, e attendere la
chiamata di rito per pronunciare la loro benedizione o semplicemente il
loro saluto alla nuova piccola vita.
Restò sul masso seduta, il bimbo in braccio, nel suo personale saluto
alle Dee, convocate dalle sue preghiere nella giornata.
Loro ci sarebbero state. Con i loro grandi occhi, saggi e sapienti,
avrebbero sorvolato con le loro voci le teste degli hammers, e come
sempre, avrebbero tessuto le loro vite, diverse, e bellissime. Schiuse
gli occhi, al sentire il galoppo serrato che conosceva meglio di se
stessa: <Ace sta tornando. In molti stanno arrivando. E' ora.>.
Sorrise ancora, stringendo un istante il piccolo a sè, prima di alzarsi
in piedi per accogliere gli arrivi.
KIKKA
Con curiosità scarta quella missiva, chiedendosi chi l'avesse scritta.
Se qualche sua apprendista per chiederle dei problemi o semplicemente
qualche amica desiderosa di avere sue notizie. Già alle prime righe un
sorriso solare appare sulla giovane strega, mentre nella mente si forma
l'immagine del piccolo e grazioso bimbo di Elenie. Ripone con cura la
pergamena per tenerne il ricordo, tirandone fuori invece una ancora
bianca e un pennino. Inizia a scrivere con il cuore già pieno di gioia:
"Cara Elenie. Caro Ace. Mi rallegro di questa bella notizia, è per la
vostra famiglia un momento importante e unico. Sarò lieta di partecipare
alla cerimonia, e condividere con voi la presentazione del bimbo alle
Dee. Vi invio un piccolo regalo di protezione per il
piccolo, sperando sia gradito. Un abbraccio forte. Kikka"
Avvolge la missiva chiudendola con un nastro azzurro. Affianca a essa un
sacchetto di seta con all'interno un braccialetto in miara con una
piccola medaglietta con delle rune protettive. Esce di fretta di casa
affidando il tutto al corriere.
ASIRAM
Asiram aveva avuto una notte insonne, avrebbe voluto portare in dono al
piccolo un oggetto con un profondo significato.
Solo verso mattina si ricordò che quando era giunta ad Arcano
l'Imperatrice Nimira le aveva donato un fermaglio dicendole che quel
dono assicurava al proprietario delle qualità particolari: il senso
della giustizia, saggezza e un grande futuro.
"Ecco il dono giusto per il piccolo hammers" disse sottovoce Asiram, con
estrema cura lo avvolse in un panno di lino azzurro e lo pose nella sua
capace borsa da viaggio e si avviò sulla groppa di Faustino alla
presentazione del figlio di Elenie.
L'attendeva un giorno lieto, la nascita di un piccolo hammer era segno
che Arcano non sarebbe mai morto e che molte avventure ancora
attendevano i suoi abitanti.
Lunga vita ad Arcano!!!!!!
SILVER-WIND
Il messo imperiale consegnò la missiva alla Torre dove si stava
allenando il vicecomandante. Quest'ultimo prese la lettera e la lesse.
Appena la ebbe letta salì di corsa nel suo alloggino, si lavò e si
cambiò d'abito, indossando l'armatura da cerimonia. L'armatura era
composta da una serie di bande metalliche che rivestivano un'anima di
cuoio, non molto scomode, ma molto più pesanti del giubbetto di cuoio al
quale era abituato. Prese con sé le sue inseparabili armi, più per
apparenza che per effettiva necessità.
Appena ebbe finito, partì per il Tempio lasciando un breve biglietto sul
tavolo del comandante, certo che avrebbe capito:
<Adunata Tempio, Elenie e Ace presentano il pupo. S_W>
Dopo ore di marcia forzata con i suoi inseparabili compagni animali, il
grosso lupo e il falco, arrivò al Tempio e vide la bella sacerdotessa
avvolta nel vestito azzurro-blu e le andò incontro per salutarla.
VENDICATORE
"Adunata Tempio, Elenie e Ace presentano il pupo. S_W"
Questo il messaggio che Vendicatore trovò sul suo tavolo, lasciatogli da
Silver Wind.
Il dragone aggrottò la fronte: "Ah... siamo invitati anche noi Dragoni?
Bene! Urge partire subito".
Recuperate le armi leggere e lasciate nell'alloggio quelle "pesanti",
Vendicatore mise i suoi vestiti migliori nella borsa da viaggio e corse
in direzione del tempio, era davvero tardi.
Se ce l'avesse fatta, era bene non arrivare con i vestiti madidi di
sudore...
"Devo pensare anche ad un regalino per il pupo, mi sembra il minimo..."
pensava mentre correva. Il tempo era splendido, buon segno.
TEMPERLEY
Difficile dire con esattezza quanti, fra i giovani impetuosi che
scorrazzavano tra le terre dell'Arcano, lo avessero incontrato di
persona. A dire il vero, probabilmente nessuno.
Forse ne avevano sentito il nome qualche volta, dalla bocca di qualche
saltimbanco imperiale, o da qualche vecchio amico a cui piaceva
ricordare il passato.
Non che ci fossero chissà quali leggende da narrare sul suo conto, ma a
suo tempo, prima di ritirarsi a vita privata nella sua capanna fuori le
mura yleane, immersa nel verde, accarezzata dal Kruill, il Rais ne aveva
viste e fatte un po' di tutti i colori.
Solito mantello, solito cappuccio, se ne stava nell'area circostante il
Tempio, a scrutare impudente il volto degli Hammers che gioiosi si
avvicinavano in piccoli gruppi per il lieto evento.
Gams, Caliur, qualche Lokot, Streghe, splendide Sacerdotesse..
Respirava a pieni polmoni l'aria pregna di festa. E sorrideva.
Finchè, quasi svegliandosi da uno stato di inebriante torpore, fece
risuonare un fischio verso un gruppo di uomini che si davano da fare
animosamente attorno ad un carro zeppo di merci, scaricandolo
confusamente.
<Vi sembra questo il modo di lavorare? Vediamo di darci una regolata,
branco di invertebrati! Cerchiamo di darci una mossa con quei pacchi
laggiù!> urlava Temp <e quelle ceste cosa ci fanno ancora li? Tuuu, cosa
stai facendo, per la Dea!, a quest'ora doveva essere tutto pronto!
Muoversi, muoversiiiii!>
In quel momento fece capolino da dietro il mantello del Mercante la
testa di un piccolo ragazzetto che, intimorito, gli prese la grossa
mano: <Papi, sono io che ti ho fatto arrabbiare?>
Sottovoce l'yleano gli rispose <No, figlio mio, è tutta una finta..>
Dopodichè prese il suo primogenito e lo fece sedere sulla sua spalla,
voltandosi: <Andiamo, Baires, ci sono ancora tante cose che ti devo
insegnare, tutte a tempo debito; ora, però, è il momento di festeggiare,
come non faccio da tanto tempo, ho tante persone di presentarti, tante
da cui metterti in guardia.. corri, sulla carrozza c'è il nostro dono
per l'Infante du Savon>
MALEKIT
Il giorno della grande festa era giunto... Elenie e Ace avrebbero
presentato il loro figliolo alle Dee...
Malekit era partito prima dell'alba in direzione del Tempio, alle prime
luci di Amanuator desiderava passeggiare tranquillo nell'area
circostante al luogo sacro, per carpire i messaggi che la natura aveva
da portare.
Era il suo modo preferito di interagire con le Dee, il mago era
profondamente convinto che solo degli esseri divini quali le Dee appunto
potessero condizionare tutto ciò che di realmente meraviglioso esiste in
Arcano...
Certo, gli oracoli delle sacerdotesse del Tempio avevano la loro
funzione in questo ambito, non che il mago dubitasse di tale operato,
semplicemente teneva ai suoi riti, imparati dal suo saggio maestro.
"Ascolta la voce del vento, ascolta il sibilare degli alberi secolari,
il canto degli uccelli al ritmo dello scorrere delle acque più pure...
Se riuscirai a percepire tutto ciò, l'occhio delle Dee veglia su quel
luogo..."
Ascoltando attento, seduto a gambe incrociate su di un grosso sasso, al
mago pareva di sentire l'eco di queste parole, ascoltate tanto tempo
fa... La figura ammantata e sorridente del mago d'improvviso si levò in
piedi, prendendo la via per il Tempio ed iniziò a cantare una gioiosa
melodia...
- O divina creatura... fa che mai possa aver paura... fa che la mia fede
sempre pura resti... che nel cuore della notte solo la tua voce mi
desti... O divina creatura... infinita è la tua bontà, la tua bravura...
tra la gioia dei fedeli che questo giorno accrescerà... un nuovo figlio,
un nuovo cuore, donato ti verrà... O divina creatura... -
Sempre cantando e con passo spedito il mago si stava avvicinando al
tempio, ove già si percepiva il vociferare dei primi arrivati...
JASON
Amanuator stava lentamente sorgendo e i suoi rossi raggi illuminavano il
cielo dall'oscurità e donando all'aria fresca della notte un lieve
tepore.
Bucefalo sbucò dalla fitta boscaglia e il rumore dei suoi pesanti
zoccoli risuonò nell'aria come una marcia funebre.
L'Ardes, semisdraiato sulla sella, stava fumando un sigaro ed era
assorto nei suoi pensieri. Aveva avuto una nottata movimentata....
spesso si chiedeva come mai i ribelli, quando lo vedevano arrivare
assieme ai suoi uomini, invece di scappare li attaccavano.... che
idioti, così facendo firmavano la loro condanna a morte...
Bucefalo continuò a trottare nelle strade di Nakir e una volta giunto in
prossimità della stalla nitrì.
- Mh... siamo già arrivati - sussurrò tornando a sedersi, poi smontò
dalla sella e con un balzo scese a terra.
Jason diede una pacca al cavallo, il quale entrò nella stalla sbuffando
dalla stanchezza, e poi si avviò verso il suo alloggio.
Dopo aver chiuso la porta alle sue spalle posò le sue armi su un tavolo
e si buttò sul letto. Non passarono più di cinque minuti che si svegliò
dal torpore e dissè tra sè: - Per le Dee! devo fare i miei auguri a
Elenie e ad Ace per il battesimo del loro piccolo... odio presentarmi in
ritardo! -
Si alzò dal letto ed entrò nella stanza adiacente allestita a
laboratorio. C'erano diverse armi ancora incomplete, una testa di
sciaves attaccata al muro, sul tavolaccio c'erano artigli e zanne
infilati in spessi legacci di cuoio, diverse pietre e una teca di legno
finemente intagliata. La prese e tornò in camera.
- Spero che sia gradito come dono....- disse tra sè grattandosi il petto
irsuto.
Si cambiò indossando degli spallacci d'acciaio artigliati, stivali in
pelle nera muniti di schinieri e la sua corona di quando era gladiatore,
si sistemò dietro la schiena le sue armi e fissò il mantello agli
spallacci. Uscì dal suo alloggio e fischiò. Si udì un nitrito e Bucefalo
uscì dalla stalla trottando verso l'Ardes.
- Andiamo al Tempio - disse salendo in groppa al nero stallone il quale
iniziò a galoppare tra le strade di Nakir ancora silenziose.
DIAMANTE
Da una altura ad alcune centinaia di metri dalla radura che si stendeva
innanzi al misterioso Tempio dei sogni, celata anche dalle prime tenebre
che sopraggiungevano, in groppa al glorioso Bucefalo Diamante scorgeva
la figura ben nota di sua figlia Elenie. Ella recava seco un fagottino
che si muoveva.. certo era suo nipote.. gli occhi, di solito gelidi,
divennero lucidi per un solo breve istante a veder quella scena..
sospirando disse a bassa voce come a se stessa:
"Un maschio...."
Ancora un ultimo sguardo prima di veder sparire nel tempio la cara
figura ergo comandò a Bucefalo di partire..
La strada che aveva fatta sol per vivere quei pochi minuti era stata
lunga ed altrettanta le si prospettava per il ritorno, ma per la sua
Elenie non avrebbe voluto mancare anche se lei non lo avrebbe mai
saputo.... nè avrebbe mai saputo quanto le mancasse lei e quanto avrebbe
voluto tenere in braccio la piccola creatura da Elenie procreata...
nonostante fosse un maschio..
MOLTEN
Molten giunse al Tempio accompagnando Mikasa a piedi... erano entrambi
stanchi, ma felici di aver raggiunto la meta. Avevano scortato per un
pezzo del tragitto il carro di Elenie, poi avevano preso una strada
diversa, giusto per pattugliarla e sincerarsi che branchi di ribelli non
si nascondessero in zone poco esplorate.
In una sacca appesa alla sella della cavalla portava il dono per il
piccolo, nell'altra la divisa di gala... la indossò poco prima di
arrivare, dopo essersi lavato al fiume.
Ora era pronto per la presentazione... legò Mikasa ed entrò.
JASON
L'Ardes sbucò dalla foresta silenzioso come un fantasma, mentre il
grosso stallone nero sbuffava dalla stanchezza.
- Mh.... siamo arrivati - disse tra sè osservando il Tempio - su
fratellino ci siamo - disse accarezzando il collo di Bucefalo.
Il cavallo riprese a trottare fino a giungere in prossimità del Tempio.
Smontò dalla sella e si avvicinò all'ingresso del Tempio.
ELENIE
Elenie posò il piccolino nella braccia di Ace, dove avrebbe trovato pace
e sicurezza fino alla fine del rito. Poi accese con una torcia di
betulla intrecciata il piatto di erbe profumate posto sul masso. Le erbe
resero l'aria spessa e dolce, il fumo, seppur delicato, cancellò i
confini fra le persone, gli alberi e il cielo.
L'atmosfera cambiò, quando arrivarono gli invitati. Sorridente, face
scivolare sulle spalle un istante il cappuccio bianco, e andò incontro a
Molten, che rappresentava gli Etek, Kristal per le Madras, i Dragoni
SilverWind e Vendicatore, Jason per gli Ardes, Temperley per i Mercanti,
Kikka la novella Suprema e Malekit per i Maghi e le Streghe di Arcano.
Le Dee erano rappresentate sulle quattro facce del Tempio, soltanto
l'immagine di Moghul non si vedeva dalla radura. Ma probabilmente anche
lei sarebbe arrivata a vedere il piccolo. <Perchè l'Ombra è in tutti
noi, sia che vogliamo nasconderlo o meno> pensò.
Guardò ancora, Galath non era con loro, a rappresentare i Lokot. La voce
della Sacerdotessa era dolce, ma decisamente tesa. Chissà come sarebbero
andate le presentazioni alle Signore..
<Benvenuti a tutti!> esclamò. Poi gli occhi si alzarono un istante, di
scatto, verso il colle. Fu come una lampo, una rivelazione.
Forse vide sua Madre. Una sagoma che sembrava davvero Diamante con
Bucefalo. Poi scosse la testa.. non poteva essere. Era troppo lontana.
Non era lì... ma lei la sentiva, vicina, potente, fiera, a vegliare su
di lei e sul piccolo, nonostante tutto. Non trattenne l'Ombra che passò
sul suo volto.
Ma doveva compiere il suo rito, per il piccolo. Allora sorrise, vedendo
arrivare Madras Asiram a passo lento, lontano, sulla strada del Tempio.
<E' ora di cominciare. Ognuno di voi prenderà posto dietro ad una torcia
di quelle che compongono il cerchio attorno al masso. Il rito sarà
veloce, se le Dee saranno d'accordo. Poi, ognuno di voi verrà chiamato
per il proprio benvenuto, o per la propria benedizione al piccolo, o
semplicemente per pronunciare una parola alle Dee. Loro vi guideranno su
ciò che vuole fare la vostra anima in questa sera>.
Disse questo, poi voltò le spalle e si pose dietro al masso, al centro
del Cerchio. Chiese ad Ace di mettersi al suo fianco, con il piccolo fra
le braccia, poi si chinò vicino al braciere a terra, e nelle sue fiamme
gialle accese di nuovo la torcia di betulla intrecciata. Iniziò il suo
giro nel cerchio per dare luce alle torce di tutti coloro che erano
intervenuti e che ora aspettavano la voce delle Dee. Le erbe agivano con
la loro energia e il loro potere, liberando le menti degli hammers.
Poi la sensazione fu di tutti: qualcosa di numinoso e luminoso stava
giungendo. Una musica delicata e armoniosa che proveniva dal tempio.
Leggera, sembrava muovere le piante di betulla e biancospino della
radura.
Le Dee erano in arrivo.
KRISTAL
Kristal attendeva accanto a Barbaro di entrare nel Tempio, ed intanto
carezzava furtivamente una testolina che sbucava da una cesta,
augurandosi che mantenesse il silenzio.
Qualche giorno prima aveva saputo che Shina, la tigre di Myrt, aveva
dato alla luce due piccoli tigrotti splendidi, maschio e femmina.
Memore del fatto che Myrt aveva in precedenza regalato un tigrotto a
Hirih, e che lo stesso era stato amico fedele e protettore della
principessina sin dal suo primo istante di vita, le venne l'idea di fare
lo stesso dono al piccolo di Elenie e Ace.
Si era quindi recata a Klivia e, trovata Myrt in uno dei suoi rari
soggiorni ad Arcano, le aveva chiesto di poter avere la piccola femmina.
Myrt acconsentì, non prima d'essersi assicurata sul futuro della
tigrotta con mille domande a cui Kristal aveva risposto rassicurandola
con un sorriso: conosceva bene Ace ed Elenie!
Prese la piccola tigre fra le braccia, mentre Myrt volle imporle il
nome: Samirah.
Shina brontolò leggermente, ma si fidò della scribana sua amica da tante
ere e le lasciò prendere la creatura.
Ed ora la piccola Samirah era lì, sotto una coperta, in attesa di
conoscere il suo nuovo padroncino. Lo avrebbe difeso con tutte le sue
forze, ed amato con tutta se stessa fino alla morte: Shina ed i suoi
figli erano tigri molto speciali.
Sperava ardentemente che i due genitori accettassero quell'insolito
regalo... e soprattutto che la dolce Elenie accettasse anche un altro
dono a cui la scribana stava pensando da tempo, che sperava di poterle
offrire da lì a qualche giorno...
ACE
Con il primogenito in braccio, Ace seguì i preparativi compiuti da
Elenie, mentre passava in rassegna quanti fossero giunti in quella
speciale occasione. A fatica contenne l'entusiasmo per veder convenuti
così tanti Hammers. Esponenti di ogni schiera se non erano presenti
avevano delegato chi li rappresentasse, e per ognuno Ace provava un
forte senso di gratitudine e di riconoscenza. Quanto rimasto dei Caliur,
portava le insegne degli eroi Falco, Appo, Elessarix, Valakias e molti
altri erano i vessilli che si perdevano nella lieve bruma di fumo. I
Dragoni erano ben rappresentati da Vendicatore e da Silver, così come
Etek e Ardes. Parevano in minor numero le Amazzoni, forse meno
interessate visto che, in fondo, si trattava pur sempre di un figlio
maschio e non di una sospirata femmina.
Molto tempo era trascorso dall'ultima volta che si ebbero notizie
riguardanti Nurah, la Suprema tra le Streghe. Ciononostante Ace rimase
addolorato nel non veder l'amica: se avesse potuto non sarebbe mancata,
e quel pensiero gli confermò i sospetti che gravi impegni trattenevano
da molto tempo l'amica Madras e del motivo stesso percui Nimira avesse
scelto la sua in Kikka chi le dovesse succedere.
Mentre Elenie avviava il rito, l'atmosfera mistica che si stava
raggiungendo ebbe un istante che vide la preoccupazione di Ace. All'udir
da Elenie il riferimento di Moghul, una sensazione di disagio lo
irrigidì: tra le Dee era quella che temeva più che rispettava e,
conoscendo bene il rapporto che legava l'amata alle Dee, temeva per
qualsiasi contatto ella potesse mai avere con l'Oscura.
Era confidente che Elenie sapesse il fatto suo, ma era il suo senso di
impotenza e di ignoranza che lo metteva tanto a disagio al solo pensiero
di Moghul così come della magia in generale. Si strinse istintivamente
il piccolo al petto. Si rasserenò solo quando furono raggiunti da Asiram,
la Madras che lo accolse nella sua Kioskas, Kolise, quando giunse per la
prima volta nelle terre dell'Impero.
Poco dopo Elenie annunciò l'inizio della cerimonia e, seguendo le sue
direttive, a poco a poco, ognuno dei convenuti prese posizione attorno
al grande masso, ognuno invitato a prendere una torcia tra quelle lì
disposte. Quando anche l'ultimo dei presenti si munì della sua torcia,
Elenie passò ad accendere una ad una e fu allora che qualcosa di
sensazionale accadde. Ace, col figlio in braccio, fu tra gli ultimi a
realizzarlo, così poco affine alla magia e al sovrannaturale, ma anche
lui ebbe la chiara sensazione che stesse per accadere qualcosa di
eccezionale.
Non era propriamente una brezza, ma più una sorta di alito leggero e
delicato sembrava provenire dal Tempio accompagnato da una lieve
melodia.
Permeava tutto quanto dalle foglie sulle cime degli alberi più alti,
agli steli d'erba della radura, carezzava delicatamente ogni cosa, e un
senso di benessere e di tranquillità si diffuse nei cuori di tutti i
presenti. Gli spiriti degli antenati. Farahir forse...
Ogni forma di vita presente reagiva al richiamo della Grande Madre.
SILVER-WIND
Dopo aver visto l'arrivo del Comandante Vendicatore, andò a salutare la
sacerdotessa con un inchino e Ace col pargolo con una stretta di mano.
Poi si riavvicinò al suo comandante e attese le direttive, che
arrivarono ben presto per bocca di Elenie.
<E' ora di cominciare. Ognuno di voi prenderà posto dietro ad una torcia
di quelle che compongono il cerchio attorno al masso. Il rito sarà
veloce, se le Dee saranno d'accordo. Poi, ognuno di voi verrà chiamato
per il proprio benvenuto, o per la propria benedizione al piccolo, o
semplicemente per pronunciare una parola alle Dee. Loro vi guideranno su
ciò che vuole fare la vostra anima in questa sera>.
Silver si sistemò alla torcia successiva rispetto a Vendicatore in senso
orario, risultanto quasi frontale rispetto al masso e a Ace.
Poco dopo passò Elenie ad accendere le torce dei presenti, pian piano
l'intero cerchio si accese, e quando fu completo una sensazione di pace,
di serenità si diffuse. E subito una leggera brezzolina, che pareva
fuoriuscire dal Tempio, accompagnata da una leggera melodia.
Improvvisamente un brivido pervase la schiena del Dragone e
istintivamente guardò il cielo, dove Mystryl splendeva alta nel cielo.
In quell'istante si rese conto di come stavano reagendo anche i suoi
compagni animali. SilverBigWolf si sedette di fianco e iniziò ad ululare
al satellite di Arcano, ma non un ululato triste, bensì come di
richiamo. HawkWind invece si appollaiò sulla spalla e anche lui rivolse
lo sguardo al cielo.
Dopo alcuni istanti passati ad osservare il cielo, sia il Dragone sia
gli animali riportarono l'attenzione sul masso davanti al quale si
trovavano la sacerdotessa, Ace e il piccolo.
MALEKIT
Il rito era stato preparato alla perfezione: fiori stupendi, essenze
profumate inebrianti, torce di betulla in cerchio ad attirare l'occhio
delle Dee.
Malekit era immedesimato a pieno nel rito, manteneva una posizione
statuaria e seria, anche se sorridente... come sempre, del resto.
Adorava le ritualità e cercava sempre di assistervi con impressionante
impegno e interesse.
Elenie era elegante, bella e raggiante come sempre, anche se i suoi
occhi lasciavano trapelare un po' di tensione che pareva condivisa da
Ace, sicuramente dovuta a sensazioni e pensieri che in momenti del
genere riempiono la mente.
Dopo tutti si sistemarono ai loro posti Elenie diede inizio al rito
propiziatorio. Dopo aver acceso la propria torcia la sacerdotessa iniziò
con l'accendere quelle nelle mani degli altri hammers, Malekit rimase
impassibile, estasiato dagli aromi scaturiti dalle essenze, incantato
dal fascino che il rito iniziava a sviluppare.
Il suo sguardo si levò dolcemente verso il cielo, ove i deliziosi fumi
vorticavano dolcemente nel vento, verso l'alto, a cercare l'olfatto e il
palato delle Dee, per donare loro le favolose fragranze che a loro volta
al pianeta avevano donato.
Una dolce melodia intervenne a rompere il silenzio... non si riusciva a
capire con esattezza da dove arrivasse, ma poco importava... Malekit
iniziò a farsi trascinare nella melodia.
Il suo corpo, i suoi muscoli reagivano all'armonia con movimenti
leggeri, appena percettibili... anche l'udito delle Dee era richiamato.
Chiuse gli occhi e respirò profondamente, lento, cercando di gustare a
fondo ogni singolo istante di quel meraviglioso evento.
Per concludere i sensi all'appello mancava il tatto, quello sarebbe
entrato in gioco nel momento in cui l'attenzione delle Dee fosse stata
concentrata all'indirizzo del cerchio. Dato dalla fede, dalla forza, dal
cuore, dallo spirito di tutti i presenti... ma soprattutto del piccolo
che, tranquillo, giaceva tra le braccia del padre.
JASON
L'Ardes, nella sua uniforme barbara, era immobile, con il suo solito
sguardo imperscrutabile; pensò ai riti che si svolgevano nelle sue
terre. Era raro parteciparvi.... ai vari rituali erano potevano accedere
solo gli sciamani, i capi clan e gli eroi, mentre agli altri guerrieri
era proibito..
Per Jason era la prima volta dopo tanto tempo che partecipava ad un
rito.
Ripensò al passato e chiuse gli occhi... immagini lontane si
ripresentarono nella sua mente poi dopo le parole di Elenie; l'Ardes
tornò alla realtà e osservò i fiori che adornavano quel luogo sacro e
udì una musica soffusa.
Fece un cenno con la testa e strinse la mano ad Ace e inclinò lievemente
la testa in segno di rispetto alla sacerdotessa.
Percepì la loro tensione, seppure lieve e si allontanò a grandi passi
sistemandosi dietro una torcia.
Sentì una lieve e fresca brezza profumata e istintivamente osservò il
cielo.
- Mm - borbottò con un sorriso appena percettibile - le Dee non hanno
perso tempo ad accorrere qui a quanto pare -
Udì il richiamo di Arslan e l'ululato di Black.. stavano augurando, a
modo loro, fortuna e felicità al piccolo Caliur.
Tornò infine ad osservare Elenie ed Ace che teneva tra le braccia il
figlio.
ELENIE
Quando furono tutti fermi nel Cerchio, i vessilli dei gruppi di Hammers
spiegati, davanti alle loro torce accese, Elenie si zittì. Chiuse gli
occhi, tenendo la mano del piccolo, calmo nelle braccia del Padre. Fu
solo un istante, perchè poi avvertì immediatamente la loro presenza.
Dalla foresta inesplorata arrivarono quattro donne, ognuna da sola, da
sentieri diversi.
Dapprima furono solo quattro figure lontane, che camminavano lentamente
verso il Cerchio dalle quattro direzioni, ancora lontane dalla luce
delle fiamme, ma illuminate dalla loro aurea chiara, avvolte in veli
colorati. Una era decisamente più vicina delle altre. Subito la
Sacerdotessa, con il cuore tremante, la sentì vicino a sè. Era Farahir,
la fanciulla. Portava vesti chiare, e un velo colore del cielo nelle
mani. Non disse una parola. Sorrise ad Ace, e prese dalle sue braccia il
piccolino, avvolgendolo nel velo che portava. Il piccolo si svegliò
lentamente, sorrise quasi, guardando estasiato la bellezza e la purezza
della Signora che lo custodiva.
Elenie non si mosse, non si aspettava questo gesto, e fu gelata dalla
paura. Temette che le Dee volessero il bambino per portarlo via da lei,
da suo padre, da Nakir. Deglutì a fatica, ma restò concentrata e in
silenzio, tremando.
Farahir la Bella cominciò la sua danza intorno al fuoco con il bambino
in braccio. Tutti sentirono la sua voce, suono melodioso e dolce, mentre
danzava il suo benvenuto alla nuova vita. Si fermò, sotto gli occhi dei
presenti, e si avvicinò a Temperley. Lo fissò un istante, il bimbo del
Mercante, al suo fianco, la guardava felice e un po' intimorito dalla
sua luce. Lei lo prese per mano, e lo portò con sè nella danza.
Nel frattempo giunse Athenas. Magnifica, camminava a viso alto, il corpo
velato di rosso, manifestando la sua potenza e il suo coraggio ad ogni
movimento. Prese il bimbo dalle braccia di Farahir, il viso immobile, ma
con una dolcezza di madre. Lo avvolse nel rosso del velo che portava, e
anch'ella prese la mano del figlio di Temperley, staccandolo dalla
fanciulla e portandolo con sè davanti al fuoco. Restò a fissare la
fiamma. Un bimbo in braccio, l'altro per mano. Mormorò parole talmente
antiche da non essere conosciute da nessuno degli hammers. Poi chiuse
gli occhi, e il fuoco aumentò la sua fiamma: per un istante, pareva
quasi che le fiamme toccassero il cielo.
Una figura ricurva palesò il suo arrivo, una donna antica, salda e
saggia, vestita di scuro verde della foresta, rifece esattamente quello
che aveva appena fatto la Madre. Prese dalle sue braccia il piccolo e lo
portò a sè, infagottandolo nella sua veste verde, per mano teva il più
grande. Li squadrò un istante, poi sorrise. Arawen la Saggia toccò il
capo ai due bimbi, ed entrambi chiusero contemporaneamente gli occhi. Le
labbra si mossero lentamente. Per molto tempo, sussurrò qualcosa ai
piccoli. La sua benedizione era stata pronunciata. Poi, si voltò verso
il Cerchio.
Una creatura nera dal passo pesante, di ombre vestita, volse gli occhi
sanguinari ai presenti. Elenie tremò ancora. La gola era completamente
asciutta. Arawen consegnò a Moghul i due piccoli.
ARAGON
Fu in quel momento che le ombre si fecero ancora più nere e il silenzio
divenne assoluto. Quasi irreale...
I due piccoli Hammers stavano assistendo per la prima volta nella loro
vita all'infinita battaglia tra la luce e le tenebre, che in quel
momento si combatteva tra le fiamme e le ombre oscure della notte.
Alla luce delle torce una figura alta e silenziosa si avvicinò alla
sacerdotessa. Abbassò il nero cappuccio e posò il suo sguardo prima sui
due piccoli, poi sulla madre.
Accennò solo un lieve sorriso, ma prima che la sacerdotessa potesse
ricambiarlo, lo sguardo duro del Mago si era già incrociato con gli
occhi vitrei della Dea del Caos. L'aria in quel momento pareva
vibrare...
Fu l'Oscuro Signore di Krymenia che ruppe quell'atmosfera quasi irreale:
"Questi bambini sono figli di una sacerdotessa e di un guerriero. Nella
loro vita conosceranno amore e odio, bene e male, come tutti i bambini
di queste terre. Ma loro sono speciali... Il futuro riserva loro
importanti compiti e dure battaglie... Ma attenta Moghul... Non saranno
soli e il loro potere sarà ben custodito fino a quel momento".
Il volto della Dea rimase immobile. Nel lungo susseguirsi delle Ere,
probabilmente aveva imparato bene a nascondere le proprie emozioni -
"Ammesso che ne avesse" - pensò il mago.
Ma quelle parole sortirono l'effetto desiderato, visto che in quel
momento avvenne una cosa che, a memoria di Hammer, mai era avvenuta
prima. La Dea del Caos parlò! La sua voce era un sibilo, talmente acuto
che risultava appena comprensibile. Gli hammers in cerchio si chiusero
d'istinto le orecchie e Elenie cercò disperatamente di raggiungere i
piccoli.
Ma in quel momento il tempo si fermò e solo i due esseri oscuri
restarono a combattere quella loro immobile battaglia.
"Stupido Mago"- rispose lei - "Pensi forse che un insignificante essere
come te possa fermare l'immenso potere di una Dea?"
Guardò i due bimbi per un attimo, poi continuò "Vedi Aragon... Sono
due... Due come il bene e il male, la luce e la tenebra! Non riuscirai
ne tu, ne la Somma Sacerdotessa a cambiare il loro destino. Stolti!!!
Uno sarà mio e voi non potrete farci niente! Ho l'eternità del tempo
dalla mia parte... Hai capito mago?!"
Aragon non si mosse e il suo sguardo rimase immobile sugli occhi della
Dea.
"Tu mi conosci Moghul e conosci anche il mio passato. Ricordati che il
destino non è mai scritto. Sono gli Hammers a scriverlo con le loro
azioni... Ogni giorno... Da qui all'eternità!"
In quel momento la brezza tornò a soffiare tra le fronde degli alberi e
l'acqua a scorrere nei ruscelli. Le fiamme crepitavano ancora con forza,
mentre il volto del mago si immergeva nuovamente tra le ombre del nero
cappuccio. Moghul guardò ancora per un attimo i due bambini, poi i suoi
occhi immobili si posarono sulla Sacerdotessa...
JASON
L'apparizione delle dee lo aveva sorpreso, ma ancora di più
l'apparizione di Moghul.
Era la prima volta che la vedeva con i suoi occhi.. era proprio come
veniva descritta negli antichi racconti, e gli voltava le spalle..
Lei, la dea oscura, l'artefice della maledizione che pendeva su di lui e
su tutta la sua progenie. La maledizione che aveva perseguitato i suoi
antenati. E per colpa sua la sua amata era morta ancor prima di dare
alla luce suo figlio....
Provò una sensazione di rabbia, intensa rabbia... era intenzionato a
scagliarsi su di lei ma il suo potere era immenso.. cosa avrebbe potuto
fare? Nulla. Inoltre avrebbe potuto rovinare la cerimonia, e far
peggiorare la situazione..
Rimase immobile osservando il Vicario Aragon e quando egli parlò rimase
ad ascoltare le sue parole convito che la dea oscura se ne fosse andata;
ma quando ella parlò, il suono della sua voce fu così fastidioso da
fargli assumere una smorfia di fastidio. Si tappò le orecchie, sentì
fischiargli la testa.. quella voce era infernale. Carica di odio, di
malvagità.
Sentì scendergli lungo la schiena un freddo sudore, simile alla lama di
un coltello.. sembrava che la dea avesse percepito le sue intenzioni e
forse gli stava ordinando di non intromettersi, non aveva nessuna voce
in capitolo.
Osservò i due piccoli.. come potevano rappresentare il bene e il male?
- Che essi siano i prescelti? - pensò stringendo i denti.
Poi osservò le altre dee. Come potevano rimanere li immobili senza
muovere un dito? Perchè non intervenivano in favore del Vicario e dei
due piccoli?
Il suo volto assunse un aspetto quasi ferino e i suoi occhi si ridussero
a due fessure inespressive, d'istinto sfiorò l'impugnatura della
LoneWolf posta dietro la schiena come se volesse accertarsi d'averla
appresso e se le cose fossero degenerate, sarebbe intervenuto a costo
della sua vita... pur sapendo che sarebbe morto...
MOLTEN
Molten stava seguendo il rito con molta partecipazione. Aveva acceso la
fiaccola ed aveva visto l'arrivo delle prime tre Dee, splendide ed
affascinanti, la loro danza con i piccoli... e poi l'arrivo di Moghul
l'aveva gelato...
Il fuoco non lo scaldava più, sentiva freddo... udì le parole del
Vicario e gli sembrò di vedere la Dea rispondere. In realtà in pochi
attimi ripercorse quanto era avvenuto a Krymenia durante l'esame delle
streghe, di quando quella dea aveva attentato alle loro vite, e
soprattutto a quella di Kikka, ed a come il loro amore con l'unione di
tutti gli Hammers l'avevano sconfitta.
In quel momento si sentì tornare in sè... sentì la brezza soffiare, e
vide la Dea posare gli occhi sulla Sacerdotessa...
TEMPERLEY
Nulla succede per Caso.
Il Mercante se ne rese conto incrociando il suo sguardo per un attimo
con quello fugace di Arawen, prima di tornare a seguire le gesta del suo
primogenito: Baires era fermo, in piedi, si teneva con la sua destra
alla mano di Moghul, nell'altra teneva la sua piccola fiaccola, e si
guardava attorno. Guardava il Supremo, guardava l'Oscura, guardava suo
padre..
Temp tornò con la mente indietro di qualche giorno: giornata splendida
in riva al fiume, soffice brezza, melodiosa Natura.. Il Piccolo che
giocava con le farfalle, quasi danzasse. Poi all'improvviso nuvoloni e
tormenta. Baires che si fermava e lo guardava nello stesso identico
modo.. Arawen lo aveva voluto avvisare in anticipo di ciò che sarebbe
successo.
Tornò in sè, il figlio lo guardava con la tipica aria interrogativa di
un fanciullo che non capisce cosa sta capitando. Ingenua e giocosa allo
stesso tempo. Ma per nulla spaventata, semmai timorosa.
Rivolti poi gli occhi a Moghul, Baires sorridendo disse: <Bimbo..>
La Dea non lo degnò di uno sguardo, anzi, iniziò a muoversi in direzione
di Elenie..
KIKKA
Kikka teneva stretta la mano sinistra in quella di Molten, la vista
della Dea Moghul l'aveva fatta sentire come vuota. Non poteva scordare
quel sogno così reale e ancora così confuso che aveva vissuto con
l'amato e con alcune sorelle streghe e fratelli maghi.
Sapeva la potenza dell'Oscura Signora del Male, quella volta erano stati
fortunati, anche se era un sogno sentiva che avrebbe comunque potuto
morire e non risvegliarsi più da quella sorta di limbo che un amuleto
troppo potente aveva causato.
Trattenne il respiro quando i due bimbi furono affidati a Moghul, sapeva
che era giusto, sapeva che era sempre stato così. Ogni bambino doveva
essere presenziato non solo alle tre Dee della luce, ma anche a quella
dell'oscurità.
Alla parola destino, gli occhi di Kikka fremerono di rabbia: l'amore
poteva vincere qualunque cosa. E niente che era scritto, non poteva
essere cambiato. Il sogno che doveva portare alla fine della storia sua
e di Molten era uno dei tanti esempi.
Le fiaccole che splendevano nelle mani degli hammers presenti formavano
un cerchio di fuoco incantevole alla vista; non conosceva a fondo le
cerimonie di presentazione, ma era quasi sicura che non era per estetica
che era stato fatto. In cuor suo sperava che la luce delle fiamme fosse
una sorta di sigillo protettivo contro il buio. La sua era soltanto
un'ipotesi, ma che la faceva desistere nell'intervenire.
Ora non percepiva più quel dolce profumo di incenso di qualche istante
prima, quella allegra aria di festa che aleggiava nell'aria appena
entrata nel tempio; gli occhi festosi degli invitati erano come spenti,
mentre tutti guardavano lo scontro verbale tra il Vicario, signore di
Krymenia, chiamato non a caso l'Oscuro e Moghul.
Gli occhi verdi della Suprema fissarono la Dea; per un attimo, quando lo
sguardo di Moghul si era spostato da Aragon alla Sacerdotessa, le aveva
rivolto un ghigno malefico, un sorriso beffardo come ad invogliarla ad
avvicinarsi per poter meglio godere della superiorità che L'oscura
signora era convinta di avere in confronto di tutti gli hammers, anche
di chi era abituato alle insidie dell'ignoto.
La Strega Suprema mosse un passo, ma subito Molten lasciò la sua mano
per porre il braccio come barriera. Guardò l'amata con un'espressione
che non ammetteva repliche e scrollò il capo in segno di diniego, per
poi portarlo a Moghul ed Elenie.
Kikka annuì e si fermò: non era la loro battaglia, sicuramente Elenie,
Ace e Aragon se la sarebbero cavata egregiamente. E tutti gli hammers
erano comunque lì, pronti ad intervenire se Moghul avesse fatto qualcosa
a quelle due dolci creature che ignare di quello che stava loro
capitando, non avevano traccia di paura nei loro grandi e dolci occhi.
ELENIE
Aveva sentito parlare Moghul, per la prima volta. Il sangue si era
gelato nella sue vene, le braccia erano paralizzate dal terrore che lei
davvero volesse prendere un bambino con sè. Gli occhi divennero rossi e
scuri come fiamme, rivolte alla nera Moghul. Le labbra socchiuse, la
voce roca, bassa, indomita, tra il fumo dei ceri.
<Non chiedermi ciò che non ti darò.. Tu sai bene che io accetto anche
ciò che di me è Oscuro, per completare me stessa e perchè sei vitale per
gli hammers quanto le altre Dee.. ma non chiedermi il bambino, perchè
quello non l'avrai>
Si spezzò la sua voce. Il cuore pompava furioso nel petto che
sobbalzava, nonostante la rigidità della sua espressione e della sua
postura, eretta e fiera, gli occhi spalancati.
Terrore, e pace interiore. Non si mosse neppure quando la Sanguinaria si
avvicinò a lei con i due bambini, e puntò i suoi occhi sul suo cuore.
Capì che non aveva alcuna intenzione di consegnarglieli, come avrebbe
dovuto fare secondo il rito.
<Perchè loro? perchè queste due anime?> Gridò. Poi perse la grazia, la
pace e forse la sua forza interiore. Il suo istinto fu un gesto
violento, disperato. Tentò di strappare i bambini dalle mani delle Dea.
Riuscì a prendere per la veste il bimbo di Temperley: lo buttò a terra,
poco lontano. Ma il bimbo si rialzò e a piccoli passi tornò da Moghul.
Elenie si bloccò completamente.
<Dammi.. il mio bambino..> riuscì a dire schiumando, prima di rivolgere
lo sguardo, gli occhi spaventati, disperati, a suo padre: <Aiutami..>.
Riuscì a dire con un filo di voce..
Poi parlò ad Arawen: <Ti prego.. riprendi i bambini da Lei, e ridammeli..
tu glieli hai consegnati.. tu sola mi puoi capire..tu sai che morirò di
dolore se Lei li porterà via.. io non posso combattere contro di lei..
non posso, e non ne sono in grado..>
Sapeva di non poter fare assolutamente nulla, da sola, contro la forza
che la Dea del Caos stava dirigendo verso i piccoli. Erano suoi. Fissò
un istante Ace, disperata, tremante, distrutta.
ACE
La danza iniziata da Farahir, proseguita poi con Athenas era terminata
con Arawen, la Saggia. La sua benedizione fu completa nel momento in cui
sfiorò la fronte del piccolo di Elenie ed Ace, e poi anche quella del
giovane Baires, il figlio di Temperley. L'atmosfera inizialmente
spensierata si fece più greve, man mano che le Dee si passavano le due
creature di mano in mano, ma quando venne il momento di Moghul, la
situazione precipitò.
Aragon, il Vicario Oscuro di Krymenia, signore dei Maghi di Arcano, più
che padre per Elenie, fu il primo ad avere l'ardire di contestare la
Dea, ma affrontando la Dea ne provocò la reazione: uno dei due bambini
sarebbe appartenuto a lei. Il sangue si gelò nelle vene di ciascuno dei
presenti. Elenie reagì, controllando a stento la propria furia, e fiera
si rivolse direttamente alla Dea, sfidando il suo decreto.
Fu quando Moghul le si avvicinò che Elenie scattò come una leonessa
della piana di Bakar per difendere il suo cucciolo. Si scagliò contro la
Dea, incurante della propria impotenza paragonata al potere di una Dea.
Per qualche istante parve persino esser riuscita ad afferrare il piccolo
Baires, ma fu solo una fuggevole impressione. Un tentativo disperato ma
inutile. Spaventato più da Elenie che da Moghul, il figlio di Temperley
tornò a stringere la mano tesa della Dea.
Il corvo nero come la pece balzò dalla spalla di Moghul su cui era
appollaiato per atterrare ai piedi di Baires.
Fu allora Elenie sollevò lo sguardo e nella sua muta supplica incrociò
quello di Ace. Lo scorrere del tempo parve non avere più lo stesso
criterio. In pochi istanti il mondo di affetti e di serenità riunito in
quel luogo sacro per celebrare un felice evento si era trasformato in
una maledizione.
Ace era pietrificato dal risentimento, incapace di reagire senza correre
il rischio che potesse succedere qualcosa ai due bambini, alla mercè
della Dannata. Lo sguardo implorante di Elenie pesava sulla sua anima
come il più greve dei fardelli. Se solo avesse potuto allontanare i
bambini dalla Dea... Un pensiero folle, cosa avrebbe mai potuto contro
Moghul? Pur se in una delle sue forme tangibili, restava sempre una dea
dai poteri infinitamente superiori alla solo comprensione di un
guerriero come Ace.
Ma un piccolo miracolo accadde. Dalla cesta dove era riposta, Samirah,
la tigrotta bianca che sarebbe stata proposta in dono da Krystal, si
scagliò contro il corvo, ingaggiando con questi un furioso scontro che
distolse l'attenzione di Moghul il tempo sufficiente per permettere ad
Ace di approfittare del piccolo inaspettato trambusto. Con uno scatto si
gettò contro l'incarnazione della Dea, intenzionato a riprendersi il
fagottino che reggeva in braccio e afferrare il piccolo Baires o a
permettere che qualcuno vi riuscisse, sicuro che non sarebbe stato solo.
KRISTAL
"Samirah!!!" urlò Kristal quando impotente vide la bestiola saltar fuori
dalla cesta ed avventarsi sul corvo. Evidentemente Shina in quelle poche
settimane aveva già avuto modo di addestrare alla caccia ed alla lotta
la figlioletta. Nel trambusto che ne seguì, la scribana confusa incontrò
lo sguardo di Arawen Signora dell'Autunno, la sua preferita, e
mentalmente le parlò.
"Arawen... so che non ho alcun diritto di rivolgermi a Te, so che non
vengo mai al Tempio, so che dovrei pregare di più... Ma queste creature
non hanno colpa, perchè le hai consegnate a Moghul???"
E la Dea, coperta dai caldi colori dell'autunno e profumata di muschio,
sorridendo le rispose.
"Mia scettica amica.. nemmeno in questo frangente hai dunque fiducia in
me? Noi tutte sappiamo quale sarà il futuro compito della dolce Elenie,
ancor prima che lo sappia lei stessa. Anche Moghul lo sa, e non oserà
far del male a suo figlio! La sua furia è comprensibile, visto che tutti
si sono scagliati contro di lei ancor prima di conoscerne le intenzioni"
Fu tutto... Arawen non le disse nè le chiese altro. Sapeva bene che la
scribana non sarebbe mai stata una devota frequentatrice del Tempio, ma
c'era tempo... c'era tempo... e il suo sguardo enigmatico restò a
fissare la riottosa Madras.
Kristal abbassò il capo, dispiaciuta per l'ennesima delusione data alla
Dea, e tornò a guardare ciò che accadeva intorno a lei.
Era troppo lontana da Moghul e dai bambini per poter fare qualcosa, e
dunque si limitò ad augurarsi di cuore che Arawen avesse ragione...
ASIRAM
Asiram si avvicinò lentamente alla sua vecchia e cara amica Kristal e le
prese una mano:
- Stai calma e abbi fiducia. Gli anni t'insegneranno che ogni cosa ha un
senso e un fine, nulla succede per caso-.
Asiram abbracciò la vecchia compagna di tante lotte e guardandola con
gli occhi stanchi le mise una mano sul cuore e poi s'allontanò un po'
curva e stanca, il viaggio l'aveva stremata ma era felice d'aver ancora
una volta partecipato ad un evento così importante per la sua amata
terra.
MALEKIT
La forza dello sguardo di Moghul aveva colpito Malekit. La sua mente
venne invasa da visioni terribili, proprio nel momento in cui i loro
occhi si incrociarono. Visioni di sofferenze, di malattie, di morte e
dannazione. Tutti contesti in cui Moghul si trovava sempre.
Lungo le strade percorse dal mago era capitato di incontrare villaggi
colpiti da epidemie, siccità, miseria.
Il mago si adoperava in questo, combatteva Moghul sul campo cercando di
creare cure alle malattie, provando ad istruire, perlomeno basilarmente,
alcuni membri di villaggi che non conoscevano nemmeno le proprietà
curative delle piante, piuttosto che progettare sistemi di irrigazione
per i campi o insegnare tecniche di caccia semplici ed efficaci. Gli era
capitato anche di combattere, di vedere la morte impressa su troppi
volti. Ogni volta che vedeva sofferenze vedeva Moghul...
"Ti rispetto, Moghul, ma non ti temo, ti combatterò, sempre..." Pensava
intensamente Malekit, attaccato anche dalla voce della Dea che percepiva
non come parole, ma come dei lamenti strazianti, sovrapposti e intensi.
Infastidito cercò la concentrazione, respirò e affrontò di nuovo lo
sguardo della Dea.
"Ti rispetto ma non ti temo, ti combatterò sempre. Qui non ho motivo di
temerti. Non qui, non ora..." Pensò ben cosciente del fatto che la Dea
poteva sentire il suo pensiero.
Affrontò il momento dell'attacco di Elenie con il massimo della calma,
anche se la presa sul suo bastone diventava sempre più forte e nervosa.
Vide poi l'attacco del felino verso il nero volatile, che coincise con
l'avanzata di Ace verso Moghul... Non sapeva che effetto potesse sortire
il guerriero.
"Ace... sei un pazzo!" pensò il mago, preparandosi ad intervenire in
qualsiasi modo per aiutare l'amico.
Le parole di Arawen con Kristal fortunatamente ruppero un po' la
tensione; sicuramente il nostro approccio con Moghul non era stato dei
migliori, ma tutto poteva finire comunque per il meglio. C'era da dire
che conoscendo la natura vendicativa della Dea, un affronto del genere
generalmente non veniva tralasciato.
Era comunque certo che il primo attacco fu sferrato da Moghul, facendo
in modo che le menti dei presenti vennero invase dal terrore, motivo per
il quale gli Hammers avevano reagito così istintivamente, come un lupo e
una lupa con i propri cuccioli, pronti a morire. Ma gli infanti dovevano
salvarsi, era importante rimanere calmi.
SILVER-WIND
Era rimasto in silenzio come un osservatore di fronte agli avvenimenti,
al palesarsi delle Dee: Farahir, la fanciulla, giunse per prima e prese
il piccolo di Elenie ed Ace e il bambino di Temperley e iniziò a ballare
con loro; Athenas, la guerriera, prese i bambini e sostò con loro
dinnanzi al fuoco che si levò alto ad alcune sue parole incomprensibili;
poi arrivò Arawen la Saggia che toccò le fronti dei due pupilli. Per
ultima arrivò Moghul, dapprima insinuando paura in ogni hammer presente,
e poi prese lei i bambini e iniziò a pronunciare parole dure che
raggiunsero l'apice quando disse "Uno sarà mio e voi non potrete farci
niente! Ho l'eternità del tempo dalla mia parte..." e da lì la nera
paura si impadronì di Elenie, Ace e tanti dei presenti.
Il Dragone pareva calmo, mentre tutti intorno a lui stavano cedendo ai
sentimenti che Moghul stessa aveva instillato nei loro cuori, compresi
gli animali.
Il Dragone aveva già avuto a che fare con la Dea del Caos prima, tanto
tempo fa, quando era molto piccolo... Quando fu salvato da lei e Arawen
lo mise in salvo dandogli la possibilità di crescere...
"Moghul, sai bene che le parole che hai detto poc'anzi sono errate"
iniziò così a parlare il Dragone prima che lui stesso se ne potesse
rendere conto "I bambini sono due é vero, ma il bene e il male non sono
due entità distinte, sono entrambe due facce della stessa medaglia, che
si chiama Vita"
Moghul si bloccò a queste parole e prestò attenzione a Silver_Wind.
"Ognuno di noi ha una parte buona e la controparte malvagia al suo
interno, sta a noi far prevalere una o l'altra o tenerle in equilibrio"
continuò il Vicecomandante dei Dragoni "E io lo capii quando ero molto
piccolo, anche grazie a te"
Moghul a quel punto fissò il Dragone per attimi che sembrarono eterni
rivivendo e facendo rivivere a Silver_Wind tutta la sua vita.
"Mi ricordo di te, ti trovo bene, meglio di quando eri bambino almeno"
"Sai bene come mi trovo e come sono, in fondo in battaglia o nelle
incursioni, sono anche un tuo strumento"
Moghul sembrò perdere terreno di fronte alla mera logica delle
affermazioni del Dragone...
SHADEMAR
Protetti dal buio, i due uomini avanzavano lentamente tra la foresta
guidati dai riflessi del chiarore che dalla radura del Tempio dei Sogni
saliva verso il cielo.
Avevano corso tutto il giorno da quando, al mattino, guadato il Kruill e
diretti verso Launam, avevano incontrato uno dei corrieri mandati da
Elenie ed Ace ad annunciare la presentazione del loro figlio alle Dee.
Era passato molto tempo da quando erano partiti dalle terre
dell'Imperatrice per andare a vivere nei territori oltre la cordigliera.
Il più giovane era un Lokot, almeno così indicavano i fregi cuciti sulla
maglia, il più vecchio invece non apparteneva a nessun gruppo. Ancor
prima d'incrociare la via del giovane esploratore l'anziano guerriero
conduceva una vita schiva e solitaria tanto che nessuno lo avrebbe
riconosciuto. Il suo nome giaceva su pergamene ingiallite dal tempo cui
la stessa Kristal avrebbe faticato a ritrovarne traccia.
Era troppo affezionato al Lokot e quando alle parole del corriere colse
nei suoi occhi un istante di esitazione lo rassicurò con un cenno del
capo.
Il suono delle voci era sempre più vicino e la luce delle torce e dei
bracieri penetrava a sprazzi la vegetazione che circondava la radura.
Shademar stava scostando un folto ramo che gli avrebbe aperto la visuale
sul tempio quando l'altro lo bloccò con un tocco leggero ma deciso sulla
spalla. L'anziano si accostò a Shad scambiando uno sguardo d'intesa e si
appoggiarono a terra. Il Lokot aveva imparato a fidarsi del vecchio Uait
Bear. L'uomo non amava parlare, anzi quando lo faceva sembrava provare
una vera e propria irritazione nei confronti di se stesso. Shad si era
abituato ai suoi lunghissimi silenzi tanto che aveva imparato a
conoscerlo dai suoi gesti.
Strisciarono fin sotto la vegetazione che delimitava la radura attenti a
non fare il minimo rumore per osservare quello che stava avvenendo. Tra
gli hammers presenti Shad riconosceva poche figure, in fondo erano
passati molti anni e nuove generazioni avrebbero presto inciso i loro
nomi nel libro delle Ere.
Tutto era calmo eppure Uait era immobile con i sensi allertati, nulla
lasciava presagire quello che sarebbe accaduto.
Dal loro punto di osservazione tutto si svolse in pochi istanti, Elenie
che si scaglia contro una Dea e poi una gelida calma in cui gli Hammers
fronteggiavano il volto oscuro della paura e del terrore di Moghul.
- Solo l'oscurità basta all'oscurità - furono le parole che Uait
bisbigliò a Shad indicandogli la maestosa figura del Signore
dell'Oscurità.
PIPISTRELLO
L'Artista rifuggiva dalla massa, ma non poteva non essere presente,
anche se non visto doveva esserci.
Un fruscio, un odore, e capì che non era più solo.
"Solo l'oscurità basta all'oscurità"
Il suono di quella voce, bassa e roca, lo colpì come un pugno lento ma
pesantissimo; era tornato.
L'oscurità, che tutto avvolge, che tutto protegge, che tutto livella.
Mai fu dato il giusto valore all'oscurità, ingordo elemento della vita,
mai è stato dato il giusto onore all'eterna sconfitta dalla luce,
ignorando semplicemente che ogni volta che la luce vinceva sarebbe poi
destinata inesorabilmente a capitolare sotto il mantello oscuro.
Poveri Hammers, ancora lottano per una guerra che non vinceranno mai,
dalla quale, in ogni caso, non usciranno mai sconfitti.
Quella voce.
Pipistrello non sapeva, o non voleva, se incrociare i suoi occhi, gli
bastavano i ricordi, e lentamente, mantenendosi sottovento, si allontanò
dalla Voce.
ARAGON
"Solo l'oscurità basta all'oscurità"
Quelle parole aleggiavano ancora sulla radura, quando nell'ombra
qualcosa si mosse.
Un braccio del Supremo Aragon si alzò e all'istante il falò e tutte le
torce si spensero.
Ace e tutti gli Hammers presenti si immobilizzarono all'istante e
posarono il loro sguardo sulla nera figura del mago, che nell'oscurità
sembrava quasi sovrastarli tutti.
Aspettavano. Aspettavano che da un momento all'altro quel silenzio
irreale esplodesse in un terribile scontro tra la Dea del Caos o
l'Oscuro Signore di Krymenia.
Invece inaspettatamente dal mago non uscirono fiamme e saette, ma una
voce fredda come il ghiaccio e dura come l'acciaio.
"Moghul... Questo non è ne il luogo ne il momento per rivendicare
diritti sulla vita di questi due piccoli Hammers! Questa è la loro
cerimonia di presentazione alle Dee di Arcano. Non ad una, ma a tutte e
quattro! Nessuna di voi potrà portarsi via un bambino in questo momento,
perché sarebbe un grave affronto verso le altre. Siete profondamente
diverse l'una dall'altra, ma purtroppo per voi, anche profondamente
legate. E' questa la vostra debolezza."
Nell'oscurità ad Elenie parve di intravedere un leggero sorriso sul
volto di Aragon, mentre pronunciava quest'ultima frase.
"Ora lascia che i due bambini raggiungano le loro madri " - Continuò il
mago - "Io ti offro l'oscurità di questa notte Moghul, quindi consenti
alla Somma Sacerdotessa di concludere la cerimonia. E' il tuo destino
Dea e non puoi farci niente.. Da qui all'eternità"
Ora ne era certa!
Per la prima volta nella sua vita, Elenie colse qualcosa di più della
semplice ironia nella voce del mago. Le sembrò quasi di percepire una
risata canzonatoria.
"Diavolo di un mago." Pensò tra se "La tua mancanza di rispetto verso le
divinità di Arcano potrebbe costarti cara, prima o poi. Ma oggi hai
salvato mio figlio e il piccolo Baires e di questo ti sarò eternamente
grata."
La Somma Sacerdotessa raccolse una torcia da terra, la accese e volse lo
sguardo verso l'Oscura Signora delle Tenebre. Quello che vide nei suoi
occhi non le piacque, ma ora era molto più sicura di se e delle sue
forze.
Aragon lo sapeva e anche il vecchio Uait lo sapeva.
Shademar glielo lesse negli occhi.
ELENIE
Raccolse la torcia da terra, gli occhi chiusi. La guardò negli occhi. La
nera Signora restituì lo sguardo, fulminandola. Elenie tremò. 'E se non
facesse quello che gli ha chiesto mio Padre?'.
Restò immobile per qualche minuto, poi raccolse tutta la sua forza.
Arawen le era vicina, suo Padre, Ace, le Madras e gli hammers erano con
lei. Gli occhi ancora nei suoi, occhi chiari, disperati, persi nell
oscurità di quelle iridi sanguigne, che le fiamme rendevano ancora più
terribili.
La Sacerdotessa si mosse, lentamente.
Passi leggeri, nel silenzio dei respiri pesanti dei presenti, verso la
Dea Oscura, tese le mani verso i piccoli, e sussurrando, li chiamò. Si
inginocchiò a terra, e quando sentì il calore di entrambi fra le
braccia, li strinse forte, per un lungo istante in cui le lacrime non
riuscirono a sgorgare, tale era ancora la paura e l'angoscia che ancora
attanagliavano la sua anima. Sospirò esausta, chinando il capo per la
gioia, stringendosi ai piccoli. La Somma si alzò quindi in piedi,
tenendo entrambi i bimbi in braccio. Non pronunciò altro.. non le
importava più di nulla.. nulla contava come l'abbraccio dei due bimbi
sani e salvi.
Voltò le spalle alla Dea, camminando verso il padre. <Ce l'hai fatta...>
sussurrò ancora non riuscendo a sorridere, prima di oltrepassare il
Vicario e raggiungere Ace.
Diede un bacio al suo piccolo, prima di rimetterlo nelle mani del padre.
Poi portò Baires a Temperley, consegnandolo con un sorriso, finalmente..
Stravolta dall'accaduto, chiamò a sè tutta la sua calma, e riprese il
rito, controllando con un'occhiata che tutti fossero al loro posto. Le
Dee danzavano ai lati del Cerchio, aleggiando fra i presenti fra il fumo
delle torce. I suoi occhi seguivano Moghul, all'erta, istintivamente.
Celebrò il resto del rito a voce bassa, quasi un sussurro, gli occhi
fissi, dritti ora davanti a sè. Terminò, alzando le braccia verso il
cielo e invocando la benedizione di tutte e quattro le Dee, le Signore
che quella sera erano tra gli Hammers. Rian camminava al suo fianco,
entrambe raggiunsero Ace, e si fermarono davanti a lui. Poi Elenie,
sorridendo, pronunciò con voce dolcemente solenne:
<Io, Somma Sacerdotessa del Tempio dei Sogni, e Madre di questo bambino,
ti chiedo di posarlo a terra, perchè la terra lo accolga e lo protegga.
Ti chiedo di alzarlo al cielo, perchè sotto la volta delle stelle lui
possa trovare sempre la sua casa. E ti prego di dargli un nome, perchè
questo bambino è tuo, e porta nelle vene il tuo sangue>.
Il cuore le batteva forte, ma ora l'angoscia aveva lasciato il posto
alla gioia. Le mani le tremavano, ma questa volta, per l'emozione.
Il rito stava per concludersi, ma soltanto la voce di Ace poteva davvero
celebrare fino in fondo la presentazione alle Dee di quella nuova vita
nel mondo di Arcano.
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