Il gran ballo della Festa della
Pioggia
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Introduzione
KIKKA
Il manto blu della notte si era già adagiato da qualche ora sulla
magica terra di Arcano, ma stasera non c'era il solito avvolgente
silenzio sulla riva dell'argenteo fiume Kruill. Una musica allegra
si perdeva nell'aria, gli artisti armati di ogni strumento musicale
e della loro voce armoniosa già intonavano le prime strofe. |
Davanti
a loro un grande prato di erba, dove da lì a pochi istanti gli hammers
sarebbero giunti per dare inizio all'evento: Il Gran Ballo della Festa
Della Pioggia.
Il ponte di legno per superare il vecchio fiume, che dalla periferia di
Kolise portava ai margini della Cordigliera, era stato adornato di fiori
bianchi e azzurri. Prima del ponte era stato preparato un grande recinto
dove gli hammers avrebbero potuto lasciare il destriero. Oltre il fiume
un grande arco fiorito, che era stato eretto come entrata nella erbosa
pista da ballo; di fronte, dove finiva il prato, c'erano gli artisti
posti sotto i primi alberi rigogliosi della foresta. In una cupola di
vetro sopra una colonna di marmo erano adagiate due corone fatti di
petali, premio per la Dama e il Cavaliere della Pioggia prescelti alla
fine del ballo.
A destra un lungo tavolo imbandito di ogni delizia, in particolare
c'erano molti frutti, fra i quali l'uva, le mele e soprattutto i frutti
di bosco come segno di prosperità. Come piatto tipico della festa
spiccavano i prelibati Pomodori Marroni. Naturalmente c'erano i classici
Sciaves contornati di patate spezziate. Accanto al banco delle vivande
non poteva mancare il chiosco delle bevande con birra, vino e limoncello
per accontentare tutti i gusti. Tra il tavolo e il chiosco c'era un
passaggio che portava al luogo riservato per rilassarsi e chiacchierare,
con tanti tavolini rotondi e circondati da sedie. Su ognuno di essi una
candela e un bastoncino d'incenso che bruciava e disperdeva una dolce
essenza di fiori di melo.
Tutto era pronto per la notte di festa, già si sentiva un allegro
vociare e cavalli al trotto, gli hammers stavano per arrivare...
BOH E MADRAS ASIRAM
Boh da poco era giunto a Kolise per portare al ballo Madras Asiram, la
donna a cui aveva dedicato tutta la sua vita; molte lune erano trascorse
da quando sulla riva del Kruill le aveva dichiarato il suo amore e da
quel lontano giorno, ogni volta che si ritrovavano, la stessa emozione
li avvolgeva.
Aveva indossato un abito fatto di pelle degli animali della foresta ed
il suo aspetto era fiero e nonostante gli anni e i capelli grigi, molte
amazzoni si giravano al suo passaggio e lo seguivano sperando in un suo
cenno o sorriso.
Bussò alla porta del Pulp di Asiram e subito gli fu aperto, entrò con
passo sicuro e con un dono per la sua bella. Asiram che attendeva il suo
cavaliere con ansia gli corse incontro e l'abbracciò con entusiasmo. Lei
vestiva un prezioso abito di velluto azzurro cupo, finemente ricamato e
con pietre preziose cucite intorno la scollatura che metteva in risalto
la grazia del suo portamento.
Boh le porse un involto particolare fatto di una morbida pelle di daino
e Asiram, con gli occhi che le brillavano, aprì il prezioso pacco e ne
prese il contenuto: un meraviglioso scialle di morbidissima pelliccia di
castoro che l'avrebbe riparata dal fresco della stagione delle piogge.
L'abbraccio che ne seguì lascio voi a immaginarlo, poi insieme si
avviarono alla festa ansiosi di ritrovare vecchi amici e compagni di
tante avventure.
JASON
Amanuator era tramontato da diverse ore e nonostante l’oscurità, che
aveva avvolto il cielo, i suoi rossi raggi morenti si stagliavano ancora
debolmente, mentre Mystryl nasceva e le stelle erano apparse nel cielo
come milioni di piccoli diamanti.
Dal folto bosco apparve la sagoma di un grosso cavallo, dalla testa
munita di corna e spuntoni, cavalcato da un cavaliere avvolto in un nero
mantello d’orso, il cui volto era coperto da un cappuccio dal quale si
poteva scorgere solo il mento irsuto.
Gli avambracci erano protetti da bracciali borchiati dai quali
fuoriuscivano strati di pelliccia grigia.
Il suono degli zoccoli risuonò nell’aria come una sinfonia lugubre e gli
uccelli smisero di cantare come spaventati da quell’apparizione.
Il cavaliere prese dalla sacca una canna e l’accese, diffondendo
nuvolette di fumo grigio, mentre il suo nero destriero trottava
pigramente verso l’argenteo fiume.
Notò che il ponte era stato adornato da fiori bianchi e azzurri e udì
una musica allegra e canti, mentre di fronte a lui si stagliava la luce
delle numerose torce.
Giunto a pochi passi dal Kruill, che scrosciava incessantemente, un
mercante era intento a trainare il suo carretto. Il cavaliere ruttò e il
venditore si girò di scatto. Un grido d’angoscia uscì dalle sue labbra
nel vedere di fronte a lui il cavaliere, ma fu il cavallo a fare ancor
più paura: sembrava che avesse la testa di un toro.
Il venditore ambulante cadde al suolo e iniziò a supplicare il nero
cavaliere di risparmiargli la vita.
Il guerriero parve sorridere, dietro il cappuccio e la sua voce
baritonale risuonò nell’aria:
- Stai calmo, non intendo farti del male - E si abbassò il cappuccio
mostrando il suo volto, illuminato lievemente agli argentei e deboli
raggi di Mystryl.
L’uomo però continuò a gemere sussurrando:
- Vi prego non fatemi del male! Ho sette figli da sfamare! -
Il cavaliere sorrise sotto il volto irsuto e grattandosi il petto nudo
chiese:
- Dimmi un po’ amico, c’è qualche festa in corso? -.
Il venditore ambulante sussurrò:
- Sì, la Festa della Pioggia -
- Mmm mi ero proprio dimenticato, ma a quanto pare sono arrivato in
tempo. -
Il cavaliere lasciò le briglie e avvicinò la mano destra alla cintura ed
aprì un sacchetto di pelle.
Il venditore urlò dal terrore, ma il cavaliere lo zittì:
- Vuoi piantarla? Non voglio mica farti secco. -
Si avvicinò all’uomo e gli gettò alcune scaglie di miara, e cercando
rimanere serio da quella scena comica disse:
- Sfama i tuoi figli e la prossima volta che mi vedi evita di fartela
addosso, non sono mica un mostro -
L’uomo fissò le scaglie di miara e poi osservò il nero cavaliere
allontanarsi in groppa al mostruoso cavallo, al che sbottò tra sé:
- Forse ha ragione mia moglie, bevo troppo! -
Il guerriero, ancora avvolto nel mantello d’orso, si avvicinò alla
staccionata e scese dal cavallo. Dopo aver accarezzato il muso umido del
nero stallone l’Ardes, sempre stringendo la canna fumante tra i denti
sussurrò a Bucefalo:
- Aspettami qui e non fare danni -
Il cavallo sbuffò e ondeggiò la testa prima di entrare nel recinto,
mentre l’Ardes si avviò verso il chiosco desideroso di bere un boccale
di birra fresca, mentre la musica si disperdeva nell’aria e il profumo
delle vivande faceva venire l’acquolina in bocca.
L’ardes, lasciatosi il recinto alle spalle, iniziò a camminare sul prato
avvicinandosi alla pista da ballo.
Osservò il grande arco fiorito posto all’entrata della pista e disse tra
sè:
- Mmm se Namine non arriva in tempo per la festa, mi sa che rimarrò da
solo -
Si grattò il mento ispido - Probabilmente mangerò come un dannato e mi
scolerò tutto il possibile, magari sfiderò il Vicario “a chi beve e
rutta di più”.-
Si girò e scorse sotto gli alberi i musicisti; alcuni erano intenti ad
accordare i loro strumenti musicali, mentre altri suonavano i loro pezzi
musicali stonando alcune note.
Poi vide la colonna di marmo che reggeva una cupola di vetro. Si
avvicinò e osservò due corone di petali e sbuffando una colonna di fumo
dal naso, ma sorridendo:
- E questo sarebbe il premio per i vincitori, sono anni che non ballo ma
qualche passo me lo ricordo ancora - sussurrò grattandosi la coscia
pelosa - Però mai e poi mai mi farei mettere in testa sta roba -
Si allentò il mantello, scoprendo una parte della corazza che gli
proteggeva la schiena, mentre sul petto nudo pendevano le catene che
assicuravano la corazza e gli spallacci.
Attaccata alla cintura borchiata c’era la sua daga, mentre dietro le
spalle pendeva la Lone Wolf la cui impugnatura fuoriusciva da dietro il
mantello, mentre gli stivali erano protetti da schinieri artigliati.
Riprese a camminare, facendo lo slalom tra i tavoli imbanditi e
spiluzzicò alcuni grappoli d’uva, dei frutti selvatici, e alcune patate
spezziate che contornavano gli Sciaves. Continuò a girare tra i tavoli
imbanditi finché giunse al chiosco. Si versò dentro un boccale della
birra e si addentrò nel passaggio che portava in un’area riservata; notò
le sedie e i tavolini: -Complimenti a chi ha organizzato la festa, ma
l’incenso poteva risparmiarlo, è troppo dolce per mio naso -
Tornò sui suoi passi e si avvicinò al chiosco intenzionato a riempirsi
il boccale già vuoto.
NAMINE
Era ancora a casa per prepararsi. Non voleva far tardi, ma come sempre
non sapeva cosa indossare.
Nella stanza c'era un tremendo caos: tra vestiti gettati a terra,
nastri, scarpe e quant'altro potesse servirle.
- Uffa sono sempre la solita, mai che trovassi qualcosa in fretta -
sbuffando si sedette sul letto pensando di non andarci, ma questa serata
la attendeva da tanto. Adorava le feste e ci teneva soprattutto a
partecipare perchè era la prima che avrebbe visto ad Arcano.
- Su Namine, non essere sciocca e vedi di muoverti se non vuoi arrivare
in ritardo... come sempre!-
Scattò in piedi ed iniziò a scavare tra tutti i vestiti.
- No, no no - continuò a cercare ed a scartare tutti i vestiti
nuovamente, finchè non si ricordò di avere da parte un vestito per lei
speciale. Si alzò e lo prese dopo averlo cercato per tutta la casa. Un
vestito bianco, il suo colore preferito e che si adattava alla serata.
Lungo fino alle ginocchia, scollato moderatamente con delle cuciture
intorno alla scollatura, i capelli sciolti ondulati che raccolse con un
fermaglio di diamanti a forma di rosa che le aveva regalato il suo
tesoro.
Dopo essersi vestita corse subito fuori di casa pronta a raggiungere il
Kruill, doveva sbrigarsi se voleva arrivare in tempo.
Iniziò a camminare velocemente per Ylea, era un lungo tragitto, ma non
le importava, nonostante fosse senza un cavallo.
Arrivata dopo un lungo, lungo, lungo cammino si fermò di scatto davanti
al ponte, respirava velocemente:
- Oh Dea ricordami di prendere al più presto un cavallo, se non vuoi che
mi venga un infarto - continuò a respirare; quando poi alzò gli occhi,
rimase stupita da quei bellissimi addobbi, e la musica era davvero
armoniosa. Attraversò il ponte guardando ancora emozionata tutti gli
addobbi: i fiori del ponte avevano un profumo bellissimo; oltrepassato
il ponte guardò sempre emozionata il grande prato, dove molto presto
sarebbe stato pieno di hammers. Si fermò poi davanti alla cupola di
vetro per vedere le ghirlande per i vincitori
- Oh che belle! Ci devo mettere impegno per vincere, anche se a Jason
non piaceranno affatto - poi si ferma a pensare ed il solo pensiero del
suo tesoro con quella ghirlanda in testa la fa ridere di gusto.
- Appunto, ma dov'è? - Si chiede tra sè, aveva visto Bucefalo prima del
ponte e anche se poteva aver preso una svista... Ma era impossibile,
visto che era l'unico cavallo con le corna, o almeno uno dei tanti rari
casi.
Iniziò a guardarsi in giro quando poi vide una figura losca aggirarsi
tra i tavoli.
- E ti pareva che non iniziasse a mangiare - si avvicinò lentamente ad
esso e da dietro senza farsi vedere lo picchiettò sulle spalle:
- Sempre il solito! Smettila di mangiare che così rovini il banchetto.
Uff... Ma come devo fare con te! -
Mise le mani ai fianchi e sorrise.
DALIANERA E VAUGHAN
Era
finalmente giunta la sera del ballo della festa della pioggia. Dalianera
aveva atteso con grande impazienza questa grande occasione. Era il suo
primo ballo da quando era giunta nella terra di Arcano e quella era la
prima apparizione pubblica insieme al suo adorato Vaughan. Avrebbero
finalmente formalizzato al cospetto di tutti gli hammers il loro amore
ed avrebbero danzato dinanzi a tutti. Chiunque, guardandoli, non avrebbe
potuto avere dubbi sull’affetto e sulla bruciante passione che ormai li
legava.
Aveva deciso di essere abbagliante e incantevole per quella sera,
curando ogni minimo particolare. Si era dedicata alla cura del suo corpo
già dalla mattina, concedendosi un’abluzione speciale in acqua di
rugiada raccolta sulla riva del fiume Kruill nelle notti precedenti,
nella quale aveva sciolto degli oli estratti da erbe scaramantiche, tra
cui edera e gardenia, capaci di propiziare alla fedeltà ed al “vero
Amore”.
Aveva pettinato i lunghi capelli neri e profumanti con essenza di
verbena ed infine aveva cosparso la sua pelle bianca di un
profumatissimo balsamo all’essenza di melissa mescolato a fragranze
preziosissime che arrivavano direttamente da una delle terre d’oriente
degli SDU.
La sua veste l’aveva cucita personalmente, adoperando un tessuto
meraviglioso che un mercante, incontrato in uno dei suoi tanti viaggi,
le aveva donato tempo prima: era di colore porpora, molto semplice, con
le spalle appena scoperte e cadeva morbida lungo il suo corpo esile ma
ben fatto. Celebrava la sua pelle eburnea mettendo nello stesso tempo in
risalto la sua lunga chioma corvina che aveva abilmente adornato con
gocce di perla e squisiti quarzi viola.
Era certa che anche il suo Vaughan sarebbe stato più che attraente:
avrebbe indossato le migliori vesti che possedeva dando onore al suo
grado di Comandante degli Esploratori Vulcar. I suoi lunghi capelli neri
avrebbero incorniciato il volto fiero e lei si sarebbe consumata nel suo
sguardo, come era accaduto già la prima volta che lo aveva incrociato.
Tutto era pronto ed una luce particolare illuminò i suoi occhi.
Coprendosi con il leggero velo era ormai pronta a dirigersi verso Kolise,
sulla riva del Kruill, nel luogo scelto per il ballo.
Tempestivo infine giunse il suo adorato comandante al suo rifugio,
magnifico e maestoso in sella al suo adeguato destriero, mai così pronto
per accoglierla e condurla con sé.
Avendolo udito bussare alla sua porta, per un attimo il cuore le si
arrestò dall’emozione. Poi, in un sussulto di gioia riprese a battere,
fortissimo, un ritmo atavico che scandiva la sua passione. Corse ad
aprire la porta e lo trovò lì davanti, affascinante ed elegante come lo
aveva immaginato.
Non riuscì a dire una sola parola, muta nella sua venerazione. L’unica
cosa che riuscì a produrre fu il radioso sorriso con cui lo aveva
accolto.
Lui la guardò piacevolmente meravigliato, rapito dalla sua bellezza e
più prontamente di lei riuscì ad esprimere i propri pensieri ed a
rompere il magico silenzio che caldo li avvolgeva.
“Per tutte le dee, sei un incanto!”
A quelle parole il volto di lei era divenuto quasi dello stesso colore
della sua veste, un rosso porpora colorava le sue guance e il suo cuore
continuava a battere impetuosamente.
“Ti ringrazio amore mio!” era riuscita a rispondere con voce rotta
dall’emozione “anche tu mi lasci senza parole, mi colpisce l’eleganza e
la regalità delle tue vesti, degne di un comandante, mi rendi sempre più
fiera e orgogliosa di te!”.
Lui l’aveva guardata con sguardo colmo d’amore e avanzando verso di lei,
dolcemente aveva baciato le sue labbra rosse per sussurrale
delicatamente “Mia splendida strega, non c’è nulla che possa rendere
omaggio alla tua bellezza stasera. Accetta questo mio umile dono, che ho
fatto arrivare da terre lontane solo per te e solo per questa occasione,
affinché tu possa avere un ricordo di questa serata e possa esserti
chiaro quanto il mio cuore ti appartiene!”
Soltanto dopo aver finito di pronunciare queste parole, il comandante
Vulcar aveva estratto dalla sua sacca un sacchetto di stoffa e fili
d’oro intrecciati e lo aveva riposto nelle sue mani.
Era stupefatta da questa inaspettata sorpresa, mai avrebbe pensato ad un
regalo che legittimasse il loro primo evento pubblico importante.
Osservando il sacchetto finemente lavorato incuriosita lo aveva aperto
ed ecco che ai suoi occhi si era mostrato l’omaggio prezioso.
Era un lucente girocollo d’oro bianco e quarzi viola montati a comporre
un unico fiore centrale che avrebbe impreziosito l’elegante collo di
lei.
“Sono senza parole amore mio, mi lasci senza fiato…. hai scelto un
regalo meraviglioso… spero di esserne degna”. Aveva pronunciato queste
parole guardandolo negli occhi per poi abbracciarlo e baciarlo
teneramente.
Lo sguardo di Vaughan era felice ed orgoglioso che il suo dono fosse
stato gradito e avvicinandosi ancora di più a lei l’aveva fatta
delicatamente girare di spalle, le aveva sfiorato con le labbra il collo
e aveva aggiunto “Lascia che ti aiuti ad indossarlo”.
Un brivido aveva percorso il suo corpo ed estasiata dalla delicatezza
del Vulcar aveva consegnato a lui il dono in modo che l’aiutasse ad
indossarlo.
Si era fatto tardi e il loro arrivo era atteso, tutti gli hammers
avrebbero gioito insieme al loro e festeggiato il passaggio dall’estate
all’autunno.
Con il cuore pieno di amore e di entusiasmo, in sella al cavallo di
Vaughan e dirigendosi verso il Kruill, assaporavano l’idea della serata
che li attendeva. L’abbracciava stretto, appoggiata alle sue spalle
respirando il suo profumo. Si sentiva tranquilla accanto a lui, i raggi
argentati di Mystryl e Diadolei illuminavano la strada e in lontananza
lasciavano intravedere il ponte di legno che congiungeva Kolise alla
Cordigliera.
Erano quasi giunti a Kolise e l’eco di una dolce melodia arrivava da
lontano lasciando intuire l’atmosfera di festa che con tanto fervore gli
hammers erano riusciti a creare.
Era una splendida notte ed un distesa di stelle, brillanti come
preziosissime gemme, tempestava il cielo notturno coronando poeticamente
i sogni romantici dei giovani accorsi al ballo.
L’acqua del Kruill seguitava a scorrere silenziosa, la riva appariva
argentea alla luce di Mystryl e Diadolei; chiaramente ora si poteva
scrutare il ponte di legno, che appariva splendidamente adornato di
fiori bianchi.
Vaughan senza scomporsi aveva guidato il destriero verso il recinto
destinato alla sosta dei cavalli. Seguitando ad abbracciare il suo
innamorato, ella si abbandonava con la mente euforica a pensieri
gioiosi.
Finalmente erano giunti alla festa danzante, lì avrebbero incontrato gli
amici di sempre e si sarebbero intrattenuti volteggiando al suono della
dolce musica che gli artisti, convocati per l’occasione, amabilmente
interpretavano.
Appena arrestato il cavallo, all’interno dello steccato, da vero
gentiluomo il comandante si era adoperato nel farla smontare dal
purosangue senza permettere che il suo splendido vestito potesse
rovinarsi. Essendo atterrato abilmente dopo un balzo, l’aveva presa tra
le forti braccia e deposta a terra.
Completamente abbandonata alle braccia di lui aveva avvertito la forza e
nello stesso tempo le attenzioni che il Vulcar le riservava ed il suo
cuore aveva avuto un sussulto di felicità.
Insieme avevano deciso di incamminarsi oltre il fiume, per oltrepassare
il grande arco fiorito che fungeva da ingresso alla pista da ballo.
Tenendosi per mano, entrambi guardavano ammirati come con quanta cura
fosse stato disposto il tutto. Il grande tavolo imbandito campeggiava
sulla destra, traboccante di ogni sorta di prelibatezza.
C’era di tutto, ogni tipo di frutto di stagione, sciaves squisitamente
cucinati con contorni eccellenti e ovviamente, accanto, non potevano di
certo mancare le bevande con cui accompagnare quelle delizie e
soprattutto con cui rinfrescarsi dopo le danze.
L’aria era colma di odori di spezie, accattivanti profumi di piatti
appetitosi che fungevano da richiamo per i più golosi.
"Guarda quante meravigliose squisitezze abbiamo la possibilità di poter
assaporare stasera" Aveva bisbigliato all’orecchio del suo cavaliere
queste parole cariche di entusiasmo, ma in modo discreto, per evitare
che qualcuno la potesse udire. Lui aveva annuito sorridendo amabilmente.
Procedevano mano nella mano guardando interessati ad ogni cosa, la
musica sembrava seguisse il ritmo dei loro passi quasi come un preludio
alle danze che più tardi si sarebbero eseguite. Trovandosi dinanzi alla
colonna di marmo sormontata dalla cupola di vetro che custodiva le
ghirlande, che avrebbero incoronato la testa dei vincitori, sorridendo,
dopo un rapido scambio di sguardi, lei aveva confessato al suo
innamorato che avrebbe in cuor suo voluto vincere. Sarebbe stato uno
stupendo ricordo da poter condividere: arrivare a cingere entrambi
quelle corone.
Lui l’aveva stretta a sè ed un silenzio carico di significato aveva
accompagnato il suo gesto, poi con una mano le aveva sfiorato la guancia
ed infine l’aveva baciata delicatamente.
Continuando a passeggiare, osservavano l’arrivo degli hammers, di tanto
in tanto, sorridevano salutando gli amici.
Scrutando in lontananza verso il tavolo delle vivande si erano accorti
della presenza di Jason, l’Ardes, già impegnato nel fare onore al
banchetto.
Il barbaro aveva da tempo addentato le patate che guarnivano i gustosi
sciaves e stringendo un boccale di birra lo vedevano parlottare con
Namine, la sua ultima fidanzata.
Erano lontani i tempi in cui anche il suo cuore era stato legato a
quello dello sciatto guerriero e riesaminando la sua scelta infelice, le
sembrava che fossero passate un infinità di ere, mille vite fa.
Ora comprendeva cosa significava avere un compagno attento, presente e
fedele, finalmente aveva donato il suo cuore ad un uomo che era certa
non l’avrebbe delusa.
Stringendosi al braccio del suo cavaliere, lo aveva invitato a dirigersi
verso la zona più appartata e tranquilla in cui erano stati disposti i
tavoli.
Un profumo di incenso che proveniva da quella direzione, si disperdeva
per l’aria.
I tavolini erano stati abbelliti con candele colorate, che davano quel
tocco di intimità e di eleganza ed osservandoli, era sicura che in
questa scelta si riconosceva il tocco di Kikka.
"Vaughan, che ne diresti di sederci ad un tavolo a sorseggiare qualcosa,
attendendo l’apertura delle danze?"
Sorridendo aveva fatto cenno al suo amato, indicando quell'incantevole
luogo appartato che era stato creato appositamente per gli hammers che
desideravano stare tranquilli a chiacchierare o ad osservare le coppie
danzanti.
"E’ un ottima idea", aveva risposto il Vulcar, "tu precedimi, mentre io
vado a prendere qualcosa da bere."
A quelle parole, dette galantemente, l’aveva condotta fino al primo
tavolino libero.
Si era lasciata accompagnare per sedersi ed a quel punto, con molta
premura, il comandante Vulcar si era rivolto a lei: "Cosa posso portarti
da bere mia dolce Dalia?", aveva chiesto lui con voce dolce e lei dopo
aver riflettuto, prima di rispondere, poi decisa aveva sentenziato: "Del
vino bianco fresco sarebbe ottimo."
Il giovane condottiero or ora avanzava verso il banchetto delle bevande,
le hammers presenti conducevano il loro sguardo sull’affascinate
Comandante per ammirarlo.
Amazzoni, streghe, sacerdotesse, non vi era una sola di esse che non si
volgesse per contemplare il suo passaggio.
Era bello da lasciar prive di fiato, il corpo scolpito ed elegante
pareva ricordare quelle statue che aveva visto una volta in un libro
proveniente dagli SDU.
Non poteva non provare un misto di fierezza e gelosia, fiera che quella
creatura perfetta fosse il suo uomo e ingelosita per lo sguardo
insistente delle altre donne.
Questa orribile sensazione le attanagliava lo stomaco ed adombrava il
cuore facendosi intensa quasi da lasciarla senza respiro, mentre lui
all'oscuro di tutto tornava con in mano un boccale di birra ed un calice
di vino bianco.
Lo aveva accolto con il migliore dei sorrisi, era tanto caro con lei.
Non doveva temere nulla, lui l’amava e non smetteva mai un solo istante
di ricordarglielo con gesti gentili, piccole e grandi attenzioni.
"Grazie, avevo davvero bisogno di qualcosa da bere" aveva detto
afferrando il bicchiere che Vaughan le stava porgendo "Brindiamo a
questa splendida serata, al fatto che è la nostra prima serata
importante e per ultimo, ma non per questo meno importante, brindiamo al
nostro amore e alla gioia e alla serenità che mi hai donato da quando
fai parte della mia vita."
Così dicendo aveva alzato il calice, come per esorcizzare e scacciare
quei spiacevoli pensieri che l’avevano rattristata.
Lui aveva brindato con lei e poi l’aveva stretta a sè, quasi come se
avesse letto nei suoi occhi quel velo di tristezza e avesse intuito che
lei sentiva il bisogno di essere rassicurata.
Ora sedevano l’uno accanto all’altra, le loro mani si sfioravano e
accarezzavano mentre osservavano il via vai di chi giungeva ed
attendevano l’inizio della serata danzante.
Gli artisti avevano iniziato a suonare delle musiche per davvero
invitanti ed era proprio difficile resistere e non farsi trasportare
dalla melodia. Il desiderio di danzare cresceva sempre di più nel suo
cuore ed anche il suo corpo non poteva star fermo, batteva il piede con
impazienza cercando di seguire il ritmo della melodia.
Erano seduti l'uno accanto all'altra, i loro visi erano rischiarati
dalla fiamma della candela posta al centro del tavolino.
Lei lo guardava con attenzione, seguiva le ombre che la luce tremolate
disegnava sul volto di Vaughan.
"Che meraviglia" pensava tra se "starei ore ad osservare il suo viso,
l'eternità a perdermi nel suo sguardo."
Allungando la sua mano verso quella di lui lo accarezzava delicatamente
e con i suoi occhi cercava di fermare nella sua memoria ogni singolo
istante di quella notte magica.
"Non ce la faccio più ad attendere, iniziamo a danzare!" aveva detto con
tanto entusiasmo.
Lui l'aveva guardata e con il suo solito dolcissimo sorriso aveva
risposto "Va bene tesoro, apriamo le danze."
Alzandosi in piedi, l'aveva presa per mano e l'aveva condotta al centro
dello spazio adibito alla danza. Ora erano l'uno davanti all'altra.
Avevano entrambi alzato le braccia ed erano pronti a cimentarsi in una
splendida danza di coppia, la musica andava e conduceva i loro gesti e i
loro passi.
I loro sguardi non si perdevano nemmeno per un istante e il loro corpi
si sfioravano nei disegni della danza che stavano tracciando.
Ogni cosa appariva meravigliosa, le luci attorno, delle fiaccole e delle
candele, sembravano tante lucciole, la testa girava come inebriata da
quelle emozioni.
A poco a poco anche gli altri hammers si erano lasciati contagiare da
quella magia, le coppie si univano alla loro danza seguendo fedelmente i
loro passi. Adesso tutto era ancora più grandioso, era il senso di
quella festa, la gioia di essere li tutti insieme a comporre
meravigliose figure.
Era davvero uno spettacolo notevole che avrebbe lasciato senza fiato
chiunque si fosse trovato a passare da li.
Tutte le coppie erano perfette, si muovevano con estrema eleganza.
"Che meraviglia danzare con te Vaughan, mi sento come una piccola piuma,
leggera, tu sei vento che mi fa restare immobile, sospesa, a librarmi
nell'aria."
Mentre danzavano era riuscita a dirgli quello che provava in quel
momento, lui continuava a sorriderle e poi ad un tratto l'aveva tirata a
se e l'aveva baciata con passione.
Adesso accaldata dalla danza e dal bacio appassionato sentiva il bisogno
di fermarsi un attimo, di bere qualcosa di fresco per rifocillarsi.
Abbracciandolo stretto lo aveva condotto lontano dalle danze.
"Non hai sete?" aveva chiesto lei sorridendo "io sono accaldata, la
danza mi ha fatto venire sete, ti va se andiamo a prendere qualcosa da
bere?"
"Certo, con vero piacere!" aveva risposto lui.
Cosi detto, avanzavano allegri verso il banchetto delle bevande, Vaughan
da vero gentiluomo si era subito premurato a offrirle un altro calice di
squisito vino bianco.
"Oh, speriamo che la mia povera testa non giri troppo per l'emozione di
questa sera e per il vino."
Aveva detto ridendo divertita, per poi aggiungere: "Altrimenti mio caro
dovrai portarmi in braccio fino al mio rifugio, svestirmi e mettermi
sotto le coperte. Sai che disastro!"
Lui per un attimo si era fermato a riflettere e poi ridendo le aveva
risposto: "Sarebbe una gioia per me accompagnarti sino al tuo letto ma
stai certa che non ti lascerei da sola, non sia mai che un Vulcar lasci
in difficoltà una giovane fanciulla."
Ridacchiavano divertiti, l'aria fresca della sera si faceva appena
sentire e il profumo dell'erba bagnata dall'umidità era assolutamente
piacevole.
Ora scrutavano le altre coppie che avevano appena iniziato un nuovo
ballo, in gruppo si tenevano per mano e avevano formato due cerchi, uno
grande e uno più piccolo al suo interno. Seguivano il tempo veloce e
ardito di quella danza.
SOLENOR
Vestito con l'uniforme migliore, con la piccola Ikaru in braccio, si
recò nelle scuderie dove l'attendeva Kaara, la sua cavalla bianca.
Salì in groppa e partì verso Kolise, diretto al comando delle amazzoni
Gana; sperava di trovare la sua Morry di ritorno dalla sua missione
negli SDU: se era rientrata oggi avrebbe avuto la dama per il ballo,
altrimenti come dama ci sarebbe stata la sua piccola Ikaru.
Galoppando come sulle ali del vento, si ritrovò davanti al comando delle
Gana, scese da cavallo ed all'amazzone di guardia chiese della
Comandante: se Morry era tornata lei lo sapeva, altrimenti comunque era
a conoscenza se arrivava in tempo.
Era la prima volta che partecipava ad un ballo come questo, e sarebbe
stato triste per lui non farlo con la donna che amava.
Non trovando Morry al comando delle Gana, con la piccola Ikaru si recò
al ballo.
La festa era stupenda, piena di hammers che si divertivano, ma lui non
era dell'umore giusto.
Si sedette in disparte a giocare con la figlia ascoltando la musica e
facendo dondolare al ritmo della stessa la piccola Ikaru che rise
felice, questa era l'unica cosa che in questo momento lo faceva
sorridere di gioia.
DALIANERA E VAUGHAN
La festa continuava a scorrere in piacevolezza, gli hammers sembravano
appagati in quella notte serena e stellata.
Lei stava stretta abbracciata al suo Vaughan, ogni tanto scambiavano
commenti su quello che accadeva.
In lontananza avevano scorto il loro caro amico Solenor, il suo sguardo
era triste e malinconico, era giunto con la piccola Ikaru.
"Guarda Vaughan, c'è Solenor! Mi pare abbia un'aria un po' triste anche
se cerca di giocare con la piccola Ikaru. Come è cresciuta la piccola, è
davvero una bellissima creatura. Forse dovremmo andare a salutarli, che
ne dici?"
Lui aveva annuito in gesto di assenso e insieme si erano diretti verso
il comandante Gams e la sua piccola figlioletta.
"Aikydo Solenor, che gioia vedere te e la piccolina!" Sorridendo aveva
pronunciato il suo saluto e poi aveva proteso la mano verso la testolina
della piccola per accarezzarla con affetto.
Anche Vaughan aveva salutato il suo amico e adesso aveva preso tra le
braccia la piccola e l'aveva messa sulle sue spalle per farla sorridere
e giocare.
Li osservava, contenta di vedere il suo Vulcar così affettuoso e
premuroso nei confronti della piccola e pensava tra se che forse un
giorno anche loro avrebbero potuto coronare la loro unione con un
piccolo hammer, ma ancora era troppo presto per pensarci e ricacciando
nel cuore quel brevissimo sogno aveva deciso di concentrarsi sull'amico
triste.
"Amico mio, ma che cosa è questa malinconica espressione che hai oggi,
in un giorno in cui tutti quanti festeggiano allegramente cosa adombra
il tuo cuore?"
Il Gams l'aveva guardata ancora con il suo sguardo malinconico, il suo
cuore era palesemente gonfio di tristezza.
Occorreva fare qualcosa per rendere più lieta la sua serata: l'affetto
degli amici lo avrebbe sicuramente confortato, anche se di certo la pena
che affliggeva il suo cuore era difficile da cacciare via.
"Suuuu! Andiamo a ballare! Un ballo con me!" poi guardando il suo
innamorato "Non ti dispiace se io concedo un ballo a Solenor e tu rimani
qui a badare alla piccola per un po'?"
Vaughan facendo un sorriso complice, con un cenno del capo le aveva
fatto intendere che approvava.
Trascinando con affetto il comandante Gams, lo aveva portato al centro
della zona riservata alle danze e al suono di una dolcissima ballata
avevano iniziato a danzare.
Per quanto la musica fosse accattivante, il suo caro amico era
indiscutibilmente giù di corda e non riusciva a distogliere la mente dal
pensiero della sua Morry lontana.
Lei lo comprendeva, se Vaughan fosse stato lontano anche per lei quella
serata sarebbe stata solo un modo di acuire la mancanza e il suo cuore
sarebbe stato certamente addolorato come quello di Solenor.
Finita la danza erano tornati verso il suo adorato Vulcar che cercava di
intrattenere la piccola facendo buffe espressioni e sollevandola per
aria; che tenerezza provava nel vederlo così, era davvero orgogliosa e
fiera di lui.
Più lo guardava e più si sentiva innamorata di lui, avrebbe voluto
abbracciarlo, stringerlo forte e dirgli che sarebbe stata sua per
sempre.
Il ballo sembrava quasi volgere al termine, tra poco Kikka avrebbe
dichiarato i vincitori e li avrebbe incoronati. La piccola era voluta
tornare tra le braccia di suo padre.
"Avviciniamoci verso la colonna con le corone, tra poco Kikka premierà i
vincitori!"
Con entusiasmo adesso si avvicinavano al luogo in cui sarebbe avvenuta
la premiazione; anche gli altri hammers si erano già radunati, un brusio
di voci curiose si interrogava su chi sarebbero stati i vincitori.
Le coppie erano state tutte brave, ognuno di loro meritava di essere
vincitore. La festa era stata un successo, la benevolenza delle divinità
aveva accompagnato questo momento di piacere.
Il cuore le batteva per l'emozione, si era stretta a Vaughan e aveva
chiuso per un attimo gli occhi come a volere fermare per sempre il
ricordo di una serata così felice.
NAMINE
Sorrise al suo complimento leggermente imbarazzata, era la prima volta
che gli succedeva.
- Grazie tesoro - poi lo allontanò e gli diede un bacio sulla guancia.
- Allora tesorino, stasera faremo un paio di cose a te estranee -
sorrise - beh, sarai educato e quindi - alzò il grappolo - questo non si
butta a terra, poi - prese un fazzoletto e gli pulì le labbra - devi
rimanere pulito, non devi bere tanto - lo prese per mano e lo portò più
in là - non devi mangiare troppo e non ora, bisogna aspettare gli
altri.-
Si portò una mano al mento e lo guardò, sembrava una mammina che parlava
al suo bambino.
- Vabbè lo so, sto esagerando però per una sera puoi essere stranamente,
ehm... diverso? - Si morse un labbro, guardandolo con le sue dolci
irridi azzurre - Solo per stasera - gli accarezzò il volto - solo per
me.-
Sorrise, poi si accorse che gli hammers incominciavano a giungere al
loco, tutti belli e in tiro per la serata. I suoi occhi brillavano
sempre di più, era il primo evento a cui partecipava ed era felice. Il
suo sguardo si posò sugli hammers che ballavano, erano perfetti. Si
voltò verso Jason e sorrise - Tesoro, ti va di ballare? - strana cosa
che fosse la dama ad invitare il cavaliere, ma nella vita certe cose
cambiano. Continuò a guardarlo, mentre sperava che lui accettasse. Forse
però gli aveva chiesto troppe cose insieme in una sola sera.
JASON
Si avvicinò a Namine e le sussurrò portando la mano tra i capelli di
lei: - Va bene piccola, per stasera mi comporterò meglio, eviterò di
ruttare, cercherò di non mangiare troppo e vedrò di non esagerare con
l'alcool - la guardò negli occhi e sorridendo le rispose: - Certo che mi
va di ballare, anche se sono anni che non ballo - poi si fermò alzando
le sopracciglia e chiese:
- Ma cosa hai dietro le orecchie? Ma guarda! - esclamò mostrandole un
paio di orecchini di diamante a forma di goccia con una moltitudine di
pietre multicolori incastonati che scintillavano sotto la debole luce
delle torce.
Le cinse le spalle con il braccio sinistro e mentre col destro le porse
gli orecchini -Ti amo piccola - le sussurrò sorridendo.
NAMINE
Quando Jason le si avvicinò e le sussurrò testuali parole sorrise, non
sperava certo di fargli cambiare idea sul suo comportamento, eppure ci
era riuscita anche se per una sola sera: la più importante.
- Grazie - solo questo pronunciò guardandolo negli occhi.
- Cosa? Che cosa ho dietro le orecchie? - disse spaventandosi, poi vide
gli orecchini tra le mani di lui e sospirò - Tu sei matto! Qualche volta
mi farai venire un colpo -
Dopo che Jason le mise gli orecchini non disse una parola, si avvicinò
soltanto e gli diede un bacio per poi prenderlo per mano e insieme
andare a ballare.
Arrivati nel posto che era riservato alle danze, Namine pensò un po' al
suo tesorino che ballava e le scappò una risata, se lo immaginava goffo
e che facesse strani movimenti, ma quando iniziarono a ballare riuscì a
sorprenderla.
Stavano lì vicini mentre danzavano, era ancora più emozionata e
stranamente le sue gote si fecero rosse: strano, non le succedeva mai,
ma con lui riusciva perfino ad imbarazzarsi.
Mentre ballavano sotto il cielo stellato, nella sua testa i pensieri
vagavano; come poteva sembrare rozzo o addirittura un animale, lui era
perfetto: di certo a modo suo, ma si sa, la perfezione vera non è mai
esistita. Era dolce, affettuoso, premuroso e sapeva farla stare bene,
anche se era un barbaro non le importava perché per lei era tutt'altro:
era l'amore della sua vita. Ricordava ancora il primo giorno che lo
incontrò, certo erano entrambi in situazioni diverse, ma ora lui era li
con lei. E nessuno poteva mai dividerli.
Voleva fermare ogni attimo di quella stupenda serata, i suoi occhi
brillavano ancora di più. All'improvviso si staccarono e lui la fece
girare per poi riportarla nuovamente a lui tenendola stretta al petto.
Il suo cuore batteva per la felicità il suo amore era davvero la cosa
più bella che le potesse mai capitare.
Danzare con lui era come fermare il tempo nel momento più bello della
propria vita. Ricambiava i suoi sguardi e gli sorrideva dolcemente,
ormai le gote erano rosse e non poté più nasconderlo.
Quando vide la lacrima sul volto dell'amato, gli passò dolcemente la
mano sulla guancia.
Al suo sussurro e al tenero abbraccio il cuore le batté forte, sembrava
volesse uscire dal petto: era la prima volta che lo vedeva così com'era.
- Si, hai ragione, andiamo a sederci -
Mentre camminavano si fermò quando Jason indicò Solenor e Dalianera, era
così emozionata che non si accorse di loro. Un cenno agli altri e un
sorriso, quando poi anch'essa portò lo sguardo su Vaughan e la piccola
Ikaru.
Quella bambina era un angelo lo aveva sempre detto a Solenor:
- Però mi spiace che Morrygan non ci sia - Poi il silenzio, seguito poi
da un sorriso verso l'Ardes.
- Si, lo so che anche a te piacerebbe avere un piccolo fagotto, però c'è
tempo -
Lo accarezzò e gli diede un bacio sulla guancia, poi lo prese per mano
ed insieme si avvicinarono ad un tavolo, stava passando davvero una
serata indimenticabile.
SOLENOR
Mentre giocava con la sua piccola Gana si avvicinarono Dalianera con il
suo amato Vaughan.
"Aikydo amici come va?" replicò al saluto dei due che si misero a
giocare anche loro con la dolce bambina. Dalia, con sua grande
meraviglia, lo invitò a ballare, mentre l'amico Vaughan si mise a
giocare con la piccola facendola ridere, sembrava a vederlo un padre
nato. Guardò lui poi spostare lo sguardo su Dalia e dentro di lui si
augurò che presto il giocare con un bimbo sarebbe stata una cosa di
tutti i giorni.
Prese la strega per accompagnarla a ballare e la musica e la danza lo
sviarono dai suoi cupi pensieri.
"Dalia non so come ringraziarti" disse mentre la danza stava finendo.
"Mi hai distratto quel che basta per riuscire a rendermi conto che sono
ad una festa e bisogna divertirsi"
Finita la musica ritornò indietro da Ikaru e si recò con Dalia e Vaughan
e la sua piccola dolce Gana alla proclamazione del vincitore del ballo,
augurandosi che fossero i due amici che erano riusciti a farlo
sorridere.
VENDICATORE
Da pochi giorni era tornato da un lungo viaggio a tappe ed era tornato
appena in tempo per la Festa della Pioggia.
Alla Torre tutto era filato liscio in sua assenza, Silver Wind aveva
tenuto sotto controllo la situazione con la solita maestria. Dopo
qualche giorno passato ad attendere segnali di Arthur dalla Cordigliera
ed a seguire i primi passi del nuovo Dragone giunto alla Torre,
Vendicatore si era ricordato della festa e si era preparato con un
minimo di anticipo. Reputando l'evento piuttosto significativo, si era
vestito con uno dei suoi abiti migliori, anche se quello non gli piaceva
granché perchè aveva pochi nascondigli per le armi. Era un abito
leggero, da viaggio, poco adatto per contenere pugnali e shuriken in
discreta quantità.
Ci pensò a lungo prima di sceglierlo, poi si convinse, in fondo stava
andando ad una festa. Ma lo convinsero soprattutto le sue falci a doppia
lama appese nel suo alloggio.
"Voi venite con me, due volte vi ho lasciato alla Torre e due volte ho
avuto bisogno di voi, questa volta non si ripeterà". Si era fatto
fabbricare un fodero speciale per le falci: un sistema di lacci che
avvolgeva il busto e gli permetteva di legarsi (e slacciare molto in
fretta) le falci dietro la schiena.
Era pronto, passò da Silver Wind ma non lo trovò nel suo alloggio. Un
dragone gli disse che era uscito anche lui ben vestito. "Beh, o si sta
dirigendo alla festa, oppure sta facendo il cascamorto con qualche
amazzone". Partì subito e si diresse in direzione del Kruill, a piedi.
Con andatura tranquilla, raggiunse il luogo della festa in poche ore.
Mai una volta che arrivasse in anticipo. Riconobbe la maggior parte
degli hammers presenti alla festa. C'era chi ballava, chi mangiava, e
chi sostanzialmente stava fermo ai tavoli. Si fermò nel vedere Jason
danzare con maestria con Namine. La prima cosa che pensò: "Ma guarda un
po', doveva sfidarmi ad una gara di bevute, invece eccolo volteggiare in
pista, 'sto guerriero mi sorprende ogni volta". Per prima cosa decise di
fare un giro, poi sarebbe andato a salutarlo. Mentre passava in mezzo ai
tavoli, si accorse anche di Solenor seduto in disparte, a giocare con la
figlia e lo sguardo rivolto ogni tanto al punto da dove sopraggiungevano
gli hammers.
Poi ecco avvicinarsi a lui Dalianera e Vaughan, che avevano appena
smesso di ballare. Mangiucchiò qualcosa alla lunga tavolata imbandita,
dando ogni tanto un'occhiata a chi ballava. Le uniche danze che
conosceva erano quelle di gruppo, fatte di velocità e coordinazione. I
lenti non erano mai stati il suo forte. Osservò con attenzione, fin
quando gli sfuggì un commento ad alta voce: "Non sembra difficilissimo,
sembra che basti camminare con un po' di leggiadria e perfettamente
coordinati con la dama, in modo da non pestarle i piedi". Un hammer che
era lì a fianco si accorse che il Dragone parlava da solo e si allontanò
lentamente, credendo fosse un po' matto (e poi quelle falci non lo
assicuravano molto). Vendicatore non se ne accorse, ripensò però a
quello che aveva appena detto o pensato: sì, per lui tutto quello non
era facile. Si accorse che ora erano parecchie le coppie che danzavano,
e tutt'intorno c'era davvero tanta gente. In lontananza non vedeva
arrivare più nessuno. Non vide più Jason e Namine, si erano forse
fermati; si mosse quindi in direzione di Solenor, lo vedeva un po'
triste. Mentre attraversava i tavoli per poco non andò a battere contro
Kikka, che camminava velocemente in direzione opposta con una pergamena
in mano.
"Aykido Kikka"
"Oh Vend! Ci sei anche tu! Tutto bene? Ora devo andare, devo fare un
annuncio importante" sventolò la pergamena nel dire questo, e prima che
il Dragone potesse chiederle che annuncio era, la strega era sparita
correndo.
Abbastanza scombussolato, tornò a dirigersi verso Solenor.
ACE ED ELENIE
I recenti eventi accaduti al Tempio si erano aggiunti alle
preoccupazioni che Elenie ed Ace già affrontavano nella gestione delle
responsabilità dei rispettivi incarichi, oltre alle piccole quotidiane
apprensioni, tipiche dei genitori alle prese con il primo figlio.
Per una sera quindi, Ace decise che si meritavano una piccola pausa e si
presentò al Tempio. Finisterre tirata a lucido fremeva accanto ad Armor,
strigliato alla perfezione. Dopo pochi istanti di attesa, Ace illustrò
sommariamente ad Elenie il programma della festa. L’invito era troppo
allettante anche per Elenie, che, superate in breve le prime riluttanti
obiezioni, affidò il piccolo alle cure delle sorelle del Tempio e corse
a prepararsi.
La sola cavalcata sulla groppa dei frisoni aveva già rinfrancato i due
giovani da ogni senso di stanchezza e una frizzante eccitazione aveva
colto entrambi già prima che fossero giunti in vista di Kolise. Era
proprio una splendida sera, una di quelle cariche degli aromi che
caratterizzano il passaggio da una stagione all’altra, quella calda che
sta per terminare cedendo il passo a quella fredda, quando il fresco
profumo dei fiori dei mesi passati viene sopraffatto da quello più denso
e profondo dei frutti maturi che fanno bella mostra di sé sulle tavole
imbandite per l’occasione: la festa della pioggia. Primizie
rivaleggiavano coi frutti di stagione, e non c’era tavola che non
proponesse gustosi piatti ed appetitose pietanze, una vera delizia per
gli occhi e ancor più per i palati. In molti erano già presenti. Su
tutti spiccava la raffinata eleganza della signora di Kolise, Madras
Asiram accompagnata da quel brigante di Boh in una delle sue rarissime
apparizioni pubbliche. Il comandante Vaughan era accompagnato dalla
strega Dalianera, discreti e delicati i loro scambi di dolcezze,
contrariamente all’esuberante e chiassosa presenza del barbaro Jason, e
in quanto tale, Ardes pareva quasi esser immune a qualsivoglia imbarazzo
per i suoi modi.
Di tutt’altra pasta l’apprendista che sedeva accanto a lui. Namine il
suo nome, dolce ed emozionata, le sue guance avvampavano spesso nei
confronti dell’Ardes quanto solo un forte sentimento può provocare più
che il disagio per i modi "diretti" di Jason.
Poi il sottofondo musicale tacque per qualche istante, il tempo di
permettere a tutti i musici di prendere posto. Un leggero soffio di
vento attraversò lo spazio della festa carezzando i presenti e lasciando
ai più un leggero brivido, segno dell’avvicinarsi della stagione fredda.
Le prime note riecheggiarono nell’aria incuriosendo i presenti che
rivolsero ora la loro attenzione agli artisti, alcuni avvicinandosi.
Elenie fece la sua comparsa sul crescendo. Splendida nel suo abito nero
a sirena. Una cascata di nera seta, lucida e vellutata, che copriva la
Sacerdotessa con discrezione e sensualità. Le dita dei piedi scalzi
facevano capolino ad ogni suo passo. Sul corpino drappeggiato portava
appuntata al seno una profumata gardenia. La candida schiena era
completamente scoperta da una vertiginosa e generosa scollatura. Dietro
di lei, a pochi passi giunse Ace, anche lui in un’elegante versione nera
dell’uniforme da ricevimento.
Un piccolo cabezeo, un cenno cioè del capo fu il silente invito di Ace e
solo con lo sguardo Elenie rispose a quella muta richiesta.
Avvicinandosi, Ace porse ad Elenie la mano e, con una improvvisa
stretta, la tirò a sé. Elenie non si oppose e si ritrovò stretta al
petto di Ace.
Con movimenti sinuosi come una gatta, gli si avvinghiò addosso. Qualche
passo, qualche giro di ronda e le gambe dei due sfilavano ritmicamente,
sfiorandosi a vicenda. Poi Elenie si lasciò cadere, Ace complice nel
passo di danza, ne accompagnò la caduta. Lentamente Elenie volse la
testa in cerca del suo sguardo, un mezzo sorriso che non lasciava
trasparire molto dei suoi sentimenti. Stese un braccio finché Ace non le
serrò il suo polso in una energica stretta.
Ace la tirò su di peso fino a ritrovarsela davanti al viso, incollata
addosso al punto da riuscire a sentire il suo cuore battere sotto il
corpino. Con la punta delle dita ancora chiuse attorno al polso sentiva
il calore della gamba di Elenie avvitata al suo bacino. Rimasero
immobili a fissarsi negli occhi finché non fu Ace a rompere il silenzio
tra i due: “...adoro quando mi parli in sduese...”
Un lungo bacio... I musici nuovamente pronti. Ace accompagnò Elenie a
sedere quando un ritmo travolgente, frizzante, sssssssspumeggianteeee
diffuse presto il buon umore e un’ irresistibile voglia di ballare.
Ace ne fu travolto al punto che prese a cantare sulle note di quella
canzone.
“They call me Cuban Pete, I'm the king of the Rumba beat… When I play
the Maracas I go Chick chicky boom Chick chicky boom”. Dapprima sorpreso
lui per primo delle parole sconosciute che stava pronunciando, via via
che cantava e ballava dimenando il bacino in modo convulso e inusuale,
prese confidenza e persino gusto in quello che faceva.
“Yes, sir, I'm Cuban Pete... I'm the craze, of my native street... When
I start to dance, everything goes Chick chicky boom Chick chicky boom”
In pochi istanti ogni hammer presente aveva dedicato al folle comandante
la sua attenzione, ma più questi si dimenava e cantava e più pareva
contagiare il suo delirio.
“The senorita's they sing, And then they swing with their lumbaro. It's
very nice! So full of spice… and when they dance and they bring a happy
ring, They're a care-o, singing a song... All the day long!“
Un sortilegio magico, frutto sicuramente di qualche stregoneria, pozione
o altro arcano intruglio... di fatto in breve tutti i presenti presero a
dimenarsi allegramente al ritmo incalzante di quella canzone, come tanti
topini incantati dalla energica melodia.
“So if you like the beat, Take a lesson from Cuban Pete, And I'll teach
you to Chick chicky boom Chick chicky boom Chick chicky boom!”
Ace passava da un Hammer all’altro, finché non giunse da Solenor, che
era rimasto un po’ più in disparte rispetto agli altri, e cominciò a
ballare allegramente con la piccola Ikaru che parve apprezzare e
divertirsi un mondo. Il tripudio fu totale... Madras Asiram ancheggiava
con Boh, Jason indicava il cielo mentre si dimenava con Namine sempre
più divertita, Dalia volteggiava leggiadramente con Vaughan e anche
Elenie raggiunse Ace ballando con lui fianco a fianco.
“Sì Senorita, I know that you would like to chicky boom chick. It's very
nice! So full of spice! I place my hand on your hip and if you will just
give me your hand, Then we shall try, Just you and I... AYE-AYE-AYE!”
Sempre più frenetiche evoluzioni di tutti, il caos è totale, tutti in
preda a quello strano euforico sortilegio, finché la musica calò di
colpo attenuando la morsa in cui aveva stretto ogni partecipante alla
festa.
“So if you like the beat, Take a lesson from Cuban Pete, And I'll teach
you to Chick chicky boom Chick chicky boom Chick chicky boom!”
Ssssssssspumeggianteeeeeeeeeeee
MELISANDRE E SILVER_WIND
E dopo l’estate relativamente calda si era nuovamente arrivati alla
festa della pioggia e all’accorciarsi del periodo diurno del giorno.
La festa della pioggia era da sempre la più odiata dal Vicecomandante
dei Dragoni, dato che gli riportava alla mente il ricordo delle amate di
un tempo e la tristezza che si introduceva nel cuore al pensiero che ora
non erano più lì con lui, mentre tutti gli hammer si divertivano a
ballare, lui rimaneva a casa a sbronzarsi in solitaria compagnia dei
suoi animali.
Ma quest’anno non era più così, quest’anno sarebbe andato alla festa a
divertirsi anche lui.
Quest’anno la sua amata c’era ed era lì che attendeva il ballo, che lo
attendeva per divertirsi con lui.
Silver_Wind ci mise molto a prepararsi, si fece un lungo bagno e si
vestì con abiti eleganti e nel medesimo tempo comodi, in modo da non
essere impacciato nei movimenti. Si pettinò la lunga chioma dorata e
mise in ordine i baffi e la barba bionda che gli adornava il volto dalla
pelle scura del sole. Poi prese la sua fida ascia, che sperava di non
usare quella sera, ma non si sa mai cosa può capitare, magari i ribelli
si sarebbero fatti vivi ed avrebbe dovuto almeno difendere la sua amata
se non tutte le hammer presenti. Prese poi anche il barile più grosso
che si sistemò nello zaino e uscì dalla casa, lasciando gli animali a
custodirla.
Il sole era abbastanza alto ancora, e poteva raggiungere Kolise e il
posto preposto alla festa con relativa calma, mentre il suo cuor batteva
per la sua dolce strega.
In preda all'eccitazione e all'emozione per l'evento della sera, la
giornata era trascorsa molto velocemente per la strega intenta nei
preparativi.
Quella sarebbe stata la sua prima festa alla quale partecipava ad Arcano
e soprattutto la prima vera uscita insieme al suo amato dragone Dulkar.
Nei giorni precedenti aveva girovagato per il mercato di Nistra in cerca
di un vestito particolare e, quando ormai aveva perso le speranze, una
vecchia mercante di passaggio le aveva dato in dono una pezzata di
stoffa meravigliosa in cambio della gentile offerta di riparo per una
notte che le aveva fatto.
La stoffa era di un bel colore blu con striature celeste chiaro che
riprendevano a meraviglia il ghiaccio dei suoi occhi. Appena l'aveva
vista aveva ideato nella sua mente il vestito da confezionare e nel giro
di pochi giorni era nato sotto le sue mani. Semplice, come lo era lei,
le cadeva addosso mettendo in risalto le sue dolci forme femminili,
lasciandole scoperte le spalle. Le striature più chiare si intersecavano
all'altezza del seno, formando una sorta di ragnatela, riproposta anche
nelle ampie maniche.
La sera era finalmente giunta. Indossò un nuovo mantello blu notte,
confezionato appositamente per l'evento, e dopo aver salutato il suo
fedele amico Drevil era partita alla volta di Kolise, dove finalmente
avrebbe rivisto Silver.
Silver_Wind raggiunse il prato antistante il ponte sul fiume che fungeva
da ingresso al prato dove era stato preparato tutto per la festa. Vide
alcuni cavalli intenti a pascolare e tra tutti riconobbe immediatamente
Bucefalo che brucava l’erba, Jason era già arrivato alla festa.
Il Dragone avanzò oltre al ponte puntando verso la tavola dove erano
presenti svariati cibi e bevande di Arcano, mentre alle orecchie gli
arrivavano le prime note eseguite dai musici. Posò pesantemente il
barile sul tavolo e posò lo zaino lì vicino, poi si sistemò l’ascia per
bene sulla schiena in modo da non dargli noia.
Il Vicecomandante dei Dragoni prese un piatto e iniziò a riempirlo di
sciaves e patate, quindi prese due boccali: uno lo riempì di birra e
l’altro di collino, il suo liquore artigianale che aveva portato da
casa. Poi si volse intorno per trovare un tavolo dove sedersi. Vide la
giovine Namine seduta vicino al barbaro, non troppo distante vide la
bella Dalianera e Vaughan. Non volendo disturbare le coppie, si andò a
sedere al tavolo più prossimo al fiume dove iniziò a mangiare cena
adocchiando sempre il ponte nella attesa di Melisandre.
Scorgendo da lontano il ponte oltre il quale risiedeva la festa, il suo
cuore perse un battito sentendo prossimo l'incontro con Silver.
Accelerò il passo e giunta nel giardino imbandito si guardò intorno
cercandolo. Il suo sguardo vedeva volti familiari e sconosciuti.
Dalianera con il suo accompagnatore, sicuramente Vaughan, Namine e Jason,
ma di Silver neanche l'ombra. Forse era solo in ritardo e lei troppo in
anticipo. O forse era lei ad essere troppo in ritardo e Silver aveva
deciso di andarsene non vedendola.
Rimase in piedi con lo sguardo che cercava disperato la figura imponente
del dragone, quando lo scorse seduto ad un tavolo ad un passo da lei.
La frenesia le aveva accecato la vista, ma adesso lo vedeva fin troppo
bene e il suo cuore cominciò a galoppare forte, mentre lo vide alzarsi
per raggiungerla.
Lo seguì con lo sguardo senza mai staccare gli occhi da quelli di lui.
Infine lei arrivò, e Silver smise di mangiare e si alzò in piedi,
sull’attenti.
Lei era stupenda, il mantello blu notte risaltava nella luce delle
torce, e sembrava che la notte stessa le si fosse avvolta intorno.
Pian pianino le si avvicinò, quasi avesse paura che i suoi occhi lo
tradissero, che fosse solo una visione, come già altre volte era
successo.
Arrivò da lei, la abbracciò, ed ebbe la conferma che non era una
visione, che era proprio lei, ed era lì con lui. Dolcemente appoggiò il
suo mento sulla sua spalla destra e le mormorò alcune parole “Mi è
sembrata un’eternità dall’ultima volta che ci siamo visti, sei stupenda
stasera”. Le parole ebbero come effetto di farla arrossire e
distanziando un po’ il volto di Silver dalla sua spalla lo baciò. Il
Dragone contraccambiò anche lui il bacio, stringendola forte in un
abbraccio portando entrambe le braccia intorno alle spalle di lei.
Dopo quel primo e intenso bacio il Dragone portò la bella strega al
tavolo dove stava consumando il suo pasto, facendola sedere e
offrendoglielo.
"E' molto che aspetti?" gli domandò, mentre assaggiava lo sciaves con le
patate. Solo allora si accorse di aver molta fame e di non aver toccato
cibo durante il giorno, presa dai preparativi per la festa.
Silver si girò e la osservò sorridendo, le prese una mano e se la portò
alle labbra baciandole il palmo. "I minuti mi son sembrati ore fino a
che non ti ho vista, ma adesso che sei qui il tempo è diventato relativo
e insignificante", sussurrò non staccando le labbra dalla mano.
La strega abbassò lo sguardo un solo istante, poi lo riportò su di lui.
Silver aveva un aspetto che incuteva timore ed era giusto così visto il
suo ruolo, ma nel profondo aveva una dolcezza infinita capace di
coglierla di sorpresa ogni volta.
Si alzò facendolo alzare a sua volta e, facendosi più vicino, gli disse:
"Andiamo a ballare, ti prego, voglio stare tra le tue braccia il più
possibile questa notte"
Mano nella mano raggiunsero il prato adibito alle danze e dopo averla
fatta volteggiare una volta la prese tra le braccia muovendosi
lentamente a ritmo della musica. Bastarono pochi attimi a Melisandre per
entrare in sintonia con i movimenti di Silver e divenire con lui un sol
corpo che ondeggiava sulle note dei musicanti.
KIKKA
Le due lune di Arcano stavano lentamente per dirigersi nel loro
giaciglio, la notte era stata lunga e ormai mancavano poche ore
all'alba. Il falò, che era stato acceso vicino alla riva del fiume
argenteo, era meno rigoglioso e si stava spegnendo. L'addetto a
rifornire di nuovo legno il fuoco si era addormentato con un boccale di
birra in mano. Gli hammers avevano ballato tutta la sera, ancora qualche
coppia era in pista, mentre alcune si stavano riposando nei tavolini.
Jason e Namine erano seduti ad uno di questi e chiacchieravano
tranquillamente; Dalianera e Vaughan, insieme a Solenor e alla piccola
Ikaru si erano avvicinati alla corona di fiori aspettando il verdetto.
Elvelion e Alexandria erano accanto al Comandante Gams e alla piccola e
riprendevano fiato dopo aver ballato per tutta la sera. Melisandre e
Silver avevano appena finito di brindare al sentimento che li univa e
badavano poco a cosa succedeva intorno a loro. La coppia Ace e Elenie,
erano presi da una danza spumeggiante con altri hammers, soprattutto i
più piccoli, che erano riusciti a rimanere svegli nonostante la tarda
ora. Regale come sempre, Madras Asiram era seduta anche lei accanto al
suo Boh e osservava con piacere i suoi ragazzi divertirsi.
Poco lontano dalla pista il piccolo Kalos, figlio adottivo di Chiarwen,
vestito con un elegante divisina Gams consegnò un cestino pieno di
bigliettini, contenevano i voti che ogni hammers aveva dato per eleggere
la Dama e il Cavaliere del Ballo. Kikka lesse tutti segnando su una
pergamena accuratamente i voti. Quando finì di trascrivere il tutto
guardò il cielo e vedendo le posizioni delle lune capì di essere in
estremo ritardo. Brontolò con se stessa, sospirò e con in mano il
verdetto si mise a correre sapendo di risultare un po' ridicola, perchè
il vestito era lungo e rischiava ogni attimo di inciampare sull'orlo.
Mentre si dirigeva verso il palco, lanciò una occhiata gelida
all'addetto al falò e nel far questo andò a sbattere contro Vendicatore.
Lo salutò velocemente e indicando il foglio per scusarsi, proseguì la
sua corsa facendo a slalom tra i ballerini.
Arrivata vicino al palco, fece cenno di smettere di suonare agli
artisti. Si voltò cercando Molten, che insieme a lei era stato designato
padrino della serata. Lo trovò li proprio accanto alle corone di fiori
e, con un lieve sorriso, lo invitò con un gesto a togliere la cupola di
vetro. La guardò tristemente e poi sospirando tornò al suo dovere di
quella sera, tolse la protezione e le due corone di fiori azzurri erano
lì pronte per essere indossate dai vincitori del primo ballo della festa
della pioggia.
Kikka prese una delle due corone, e l'altra la prese Molten, guardò gli
hammers e pronunciò ad alta voce: "Vi ringrazio di essere intervenuti in
questa festa, spero che tutti vi siate divertiti e abbiate trovato il
tutto di vostro gusto. Ora annuncerò chi sarà la Dama e il Cavaliere
della Festa della Pioggia!" Stette per alcuni istanti in silenzio,
finchè disse: "La Vice Comandante delle Streghe Dalianera e il
Comandante dei Vulcar Vaughan sono i vincitori! Prego... avvicinatevi"
Disse raggiante guardando i suoi amici, che si guardavano sbalorditi e
si avvicinavano per essere incoronati.
Kikka appoggiò la corona a Vaughan e Molten appoggiò la sua sulla testa
di Dalianera. Sorrise ai due vincitori e fece loro cenno di tornare in
pista "Che la Dama e il Cavaliere aprano l'ultima danza! Ringrazio di
nuovo tutti voi e auguro una felice e dolce notte" guardò per un momento
la strega e l’esploratore che aprivano le danze e le coppie che piano
piano si aggiungevano per ballare per l'ultima volta prima di tornare a
casa.
Dopo aver rifiutato gentilmente, ma fermamente, l'invito a ballare di
Molten, la Suprema si sedette su un tavolino immersa nei suoi pensieri,
ripercorrendo quella lunga serata e sorseggiando l'ultimo limoncello. I
violini suonarono l'ultima nota e con essa la festa finì e tutti si
diressero verso le loro case, con un nuovo ricordo da tenere e
preservare.
DALIANERA E VAUGHAN
Dalianera stentava ancora a credere che erano proprio i loro nomi quelli
ad essere stati pronunciati da Kikka nel momento della premiazione.
Emozionata e confusa cercava di ringraziare tutti, ma soprattutto il suo
meraviglioso compagno.
Lo guardava orgogliosa indossare la sua corona, era splendido e
sorridente e la osservava.
Quello sguardo, che non celava per nulla desiderio e passione, era il
nutrimento dell’animo di lei, che altro avrebbe potuto desiderare dalla
vita?
Aveva tutto ciò che si poteva aspirare, la notte lasciava posto all’alba
ed era stata clemente con lei, le aveva regalato un sogno meraviglioso.
Ora ballavano stretti l’uno all’altra, lei ad occhi chiusi gustava
quegli istanti meravigliosi, sentiva il calore del corpo di Vaughan ed
era un’energia che arrivava fino al suo cuore. Quel momento era solo per
loro, era il compimento del loro amore, il loro primo evento pubblico
che li aveva visti protagonisti.
“Sono felice con te amore mio, non immagini neppure quanto io mi ritenga
premiata dalla vita per essere amata da una creatura meravigliosa quale
tu sei, non c’è cosa di te che non mi rende felice, che non mi riempie
d’amore e questa sera se ne sono accorti anche gli altri hammers.
Questo premio ne è la prova e io lo ricorderò sempre, soprattutto nei
momenti in cui tu sarai lontano da me, impegnato nelle tue coraggiose
missioni.
Ciò che è accaduto stasera ha qualcosa di magico e straordinario perché
sei tu che hai ridato colore alla mia esistenza, mi hai regalato
emozioni fortissime. Il sapore dei tuoi baci, l’incanto dei tuoi sguardi
a volte mi pare di non meritarli, frammenti sacri di un amore intimo e
autentico.”
Le lacrime adesso scendevano copiose sul suo volto, la gioia e la
commozione che provava erano emozioni talmente forti e guizzanti che non
potevano che venir fuori attraverso le gocce di pianto.
Lui la guardava con dolcezza, con un dito le aveva sfiorato il volto per
asciugarla dal pianto e l’aveva stretta forte a se.
“Dalia, la mia piccola e cocciuta Dalia!” aveva bisbigliato al suo
orecchio per poi continuare: “E’ il tuo amore che mi rende l’uomo che
sono, la tua passione e la tua fedeltà. Quando mi sveglio al tuo fianco,
quando ci amiamo con passione, quando ridiamo per le piccole cose,
quando ti guardo come stasera, sei tu che mi rendi migliore! Mi fai
essere l’uomo che tutti quanti stasera hanno visto!
Sono io che non voglio perderti, mai!”
A quel punto l’aveva tratta a sé e l’aveva baciata con tutta la sua
passione e lei si era lasciata trasportare da quel bacio. La festa era
finita, gli hammers a poco a poco si erano avviati verso la strada del
ritorno, i musicisti avevano smesso di suonare e le candele erano quasi
tutte spente, solo da lontano giungeva appena il bagliore del fuoco
quasi spento. Loro erano rimasti abbracciati ignari di tutto quello che
accadeva attorno, ebbri del loro amore e lontani da ogni cosa.
Erano solo loro e nulla contava più, solo Dalianera e Vaughan.
ELVELION E ALEXANDRIA
Elvelion e Alexandria rallentarono il passo dei loro destrieri quando
giunsero in vista della piazzola allestita per il ballo. Già molti
affollavano lo spiazzo e si muovevano sotto effetto delle invisibili
redini della musica che li guidava; d'altronde loro erano in notevole
ritardo: la comandante delle Gana era stata alquanto riluttante all'idea
del gran ballo, ma infine aveva ceduto all'insistenza del mago. Giunsero
al recinto prima del ponte e lì il mago si soffermò a contemplare
l'amazzone che aveva al fianco. Indossava una semplice veste leggera di
colore verde, ma nonostante la semplicità colpiva vederla abbigliata in
una maniera, per lei, così inusuale ed il mago si sentiva stranamente
imbarazzato nel vederla non come la bella e temuta amazzone che tutti
conoscevano, ma come una affascinante donna che avrebbe potuto far
girare la testa di qualsiasi hammer. Ella si accorse del suo sguardo e
scendendo da cavallo gli sorrise, altrettanto imbarazzata.
Lasciarono Fato e Gorath nel recinto e si diressero verso il ponte, i
mazzi di fiori bianchi e azzurri che lo adornavano sembravano essere
stati derubati di alcuni dei loro germogli; Elvelion pensò fossero stati
strappati da qualche giovane hammer per dichiararsi alla donna
desiderata. Passarono l'arco e si unirono alla festa.
“Vuoi ballare?” chiese il mago dopo diversi minuti trascorsi ad
osservare in disparte le varie coppie danzanti e a salutare gli amici
Jason, Namine, Dalianera, Vaughan. Alexandria non rispose subito, ma si
soffermò ad osservare le coppie danzanti, prima di chinare la testa e
alzandosi si presero per mano e si mossero fino al centro della
piazzola. Ad entrambi tornò in mente la sera in cui si erano conosciuti
e avevano ballato insieme per la prima volta, con le continue lamentele
di lei quando lui sbagliava un passo o perdeva il tempo; le stesse
lamentele che ora gli rivolgeva in silenziosa discrezione, con qualche
sguardo ad ogni suo errore.
Presto si creò un vortice di verde e rosso: il verde della veste di lei,
mischiato al rosso dei suoi capelli e della veste del mago che per
l'occasione aveva abbandonato il suo tradizionale blu. Ai loro occhi
scomparve la gente intorno, le loro orecchie quasi non sentivano più la
musica, tanto erano assorti a seguirsi e guardarsi l'un l'altro.
“Ti ho già detto che sei splendida?” le sussurrò all'orecchio.
“Si, uscendo di casa” rispose lei sorridente “Ma fa sempre piacere
sentirselo dire” aggiunse ringraziandolo poi con un fugace bacio sulle
labbra.
Al termine di un valzer smisero di ballare, ignorando quanto tempo fosse
trascorso. Solo allora Alexandria si accorse della presenza di Solenor e
di Hikaru e, richiamando l'attenzione del mago, glieli indicò.
“Aikydo Sole, come sta la piccola Gana?”
E mentre Elvelion osservava con attenzione, quasi fosse la cosa più
preziosa al mondo, la propria nipotina tra le braccia del padre, i
musici interruppero le loro armonie e si alzò un mormorio tra la folla.
Molten stava sollevando le due cupole di vetro che custodivano le corone
per i migliori ballerini, Elv ed Alex si erano completamente dimenticati
della competizione.
"Vi ringrazio di essere intervenuti in questa festa” disse Kikka dal
palco mentre i mormorii si placavano “Spero che tutti vi siate divertiti
e abbiate trovato il tutto di vostro gusto. Ora annuncerò chi sarà la
Dama e il Cavaliere della Festa della Pioggia!"
Stette per alcuni istanti in silenzio, poi parlò a voce più alta "La
Vice Comandante delle Streghe Dalianera e il Comandante dei Vulcar
Vaughan sono i vincitori"! Prego... avvicinatevi"
Elvelion sorrise, sebbene le ultime parole quasi non si udirono tra i
borbotti di alcuni, gli applausi di molti e l'incredulità di Dalianera.
Dovettero aspettare molto per potersi complimentare con i vincitori:
dapprima furono circondati da una grande folla, poi iniziò l'ultimo
ballo durante il quale la piazzola era così gremita che difficilmente si
riusciva a scansare le altre coppie, poi nuovamente Dalianera e Vaughan
furono circondati da altri hammers desiderosi di complimentarsi con loro
o solo di osservare invidiosi le corone. Solo quando le due coppie si
diressero insieme ai destrieri poterono fare i complimenti e salutarsi
come si conviene tra amici, prima che la notte del mago e dell'amazzone
si spegnesse sotto le più basse e impetuose note degli zoccoli dei
cavalli di ritorno a Kolise.
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