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Stirpe Magica

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I

Le braccia di tempi lontani cullano le parole della Storia, Sorella di Leggenda, madre di ogni cosa che fu, e di ogni cosa che ora è. Fra le sue fronde mille voci si levano, fra le sue radici, mille memorie giacciono, nell'attesa di essere ricordate ancora una volta. Ed è così che giunge il momento in cui ogni Strega di Arcano deve sapere ciò che ha popolato gli eventi che ora, silenti, dimorano alle sue spalle, e giunge il momento che ognuno conosca ciò che risiede in fondo al vaso di storia di una stirpe magica che ora, più che mai, prende il nome di Streghe di Arcano.

II

I tempi che indisturbati scorrevano nel loro consueto albeggiare, vedevano amore e armonia in un popolo prospero e sorridente nel quale però odio e invidia lentamente prendevano forma e linfa attraverso i pensieri di insospettabili hammers.
In quel tempo le streghe vivevano le loro giornate nello studio, nell'apprendimento, nella disciplina e nell'amore per la loro Imperatrice, nei confronti della quale dimostravano fedeltà e devozione come ogni altro hammer.
A caro prezzo si erano conquistate un posto nella società arcanese, con il sangue di tante congiunte massacrate in un tempo ormai remoto. Le loro mani erano macchiate del sangue di loro consorelle e per questo si sentivano in obbligo ed in dovere di espiare una colpa ed una decisione non presa in prima persona.
Durante la notte più oscura in tutta la storia di Arcano si levò sulle loro teste e su quelle di ogni suo abitante, la notte che ora viene ricordata come la notte dei Limoni Neri. Quando Konuk salì al potere ogni donna e ogni Strega venne ridotta in schiavitù e privata dello spirito che dava la vita ad ogni suo operato: la libertà.
Fu così che la libertà delle streghe divenne schiavitù ed asservimento, oramai tramutate in strumento del potere di Konuk.
Quei giorni terribili incertezza e menzogna incatenarono innumerevoli vite ad un destino di morte ed ogni verità del passato si perse nei silenzi dell'oblio.
Dopo quella notte nulla fu più lo stesso e nel bruciar vivo di quella ferita ogni Strega fu messa di fronte ad un bivio...
Appoggiare Konuk voleva dire salvarsi la vita, ma anche rinunciare o peggio abiurare quei precetti che tanti anni prima avevano portato al primo vero scontro all'interno del casato.
Gli errori passati possono essere dimenticati e questo avvenne in quel triste periodo...
Una profonda frattura fece sì che le streghe si scindessero in due fazioni che per lungo tempo si fronteggiarono nei diversi schieramenti allontanandosi non solo fisicamente, ma anche spiritualmente.
La reverenda suprema, temendo per le sorelle, decise di schierarsi a fianco del tiranno Konuk. Egli le avrebbe permesso di praticare, anche se in forma limitata, la sua arte, a patto che fosse interamente soggetta a lui ed a favore della sua causa.
La strega comprendeva perfettamente le ripercussioni che avrebbe riportato una simile scelta; molte sorelle avrebbero rischiato molto più della loro vita percorrendo quella strada, ma secondo lei era il solo modo per contenere le perdite finora subite.
A fianco della reverenda suprema il tiranno aveva posto una losca figura dedita al culto primordiale della dea Moghul. Travisando i testi e le scritture un tempo custodite dalle sacerdotesse pretendeva di praticare riti sacrificando le streghe non solo nella carne e nel sangue, ma anche nello spirito.
Del tutto in balia di quell'uomo, ben presto le streghe di Konuk persero la strada della magia e tracciarono con abominevoli patti, nuove vie più oscure di quelle tracciate da Moghul.
I patti con gli antichi dei vennero sciolti, sostituiti da nuovi vincoli stretti nel sangue. Le streghe evocarono poteri ancestrali per richiamare oscuri demoni, i quali pretesero orrendi tributi, abomini che presto avvolsero le loro anime nell'oscurità.
Tutto ciò che la suprema aveva cercato di salvaguardare, in poco tempo, andò perduto per sempre. Il suo spirito fu travolto dalle tenebre, così come quello delle sue consorelle. Il potere della congrega era aumentato vertiginosamente attraverso le vie del male, ma il male stesso era ora padrone assoluto ed incontrastato delle loro volontà.


III

Scampate a questa scellerata nuova sorellanza vi erano poche praticanti di magia disperse nelle varie kioskas e mescolate alle donne comuni. Non avendo ancora superato le prove come streghe erano semplici apprendiste e per questo scampate alla persecuzione che gli sgherri di Konuk avevano attuato per catturarle.
Erano riuscite a sfuggire alla finissima maglia che aveva intrappolato quelle di loro che già portavano il simbolo magico. Alcune di loro avevano trovato rifugio fra i rinnegati entro le falde di Krymenia e fra queste vi era una donna di nome Kaede.
In realtà era più di una semplice donna, era la Custode del Libro degli Incanti; sfuggita a Konuk per un semplice scherzo del destino. Era accampata fuori le mura della sua Kioskas quando le sue consorelle erano state radunate per essere giudicate. Non aveva fatto in tempo a rientrare prima della chiusura delle porte della kioskas e si era dovuta accampare fuori in attesa dell'alba.
Questo contrattempo l'aveva salvata da una fine ancor peggiore della morte, ma aveva pagato a caro prezzo la sua salvezza. Nella kioskas infatti erano rimasti i suoi due figli gemelli. Li aveva affidati temporaneamente ad un'amica ed ora il suo cuore tremava all'idea di non rivederli.
Avendo trovato rifugio fra i rinnegati, si era subito data da fare per contattare chiunque di loro si fosse salvata e presto aveva scoperto che erano in gran numero e ben nascoste. Dei suoi figli invece nessuna traccia.
Pensando ancora di poter salvare la reverenda suprema e le sorelle streghe aveva tentato di contattarle per organizzare una fuga che le avrebbe riunite ai ribelli della legittima erede al trono. Troppo tardi si rese conto del suo errore e nel corso di un tremendo scontro perse molte sorelle da entrambe le parti. Comprese allora che non vi era più alcuno da portare in salvo se non la magia stessa ed il libro che lei custodiva.
Radunò attorno a sé quelle che un tempo erano apprendiste e le invitò a ricordare la devozione che avevano giurato all'Imperatrice. Rammentò loro il lungo e difficile cammino di una strega la cui conquista maggiore era la libertà... una libertà per la quale esortava ognuna di loro a combattere... una libertà che andava riconquistata, non solo per loro, ma per tutti gli hammers e per la quale valeva la pena lottare e morire.
Il messaggio che Kaede tentava di trasmettere non cadde nel vuoto; venne infatti il tempo in cui sbocciarono i frutti del lavoro di alcune donne di Arcano, grazie alla forza di volontà e all'astuzia, si susseguirono eventi che avvicinavano progressivamente la legittima erede al proprio trono.
La prima notizia fu quella dello scontro nella radura di Tumar e per Kaede e la sua fazione fu una notizia sconvolgente, più di quanto potessero sperare o aspettarsi, ma decisero di non farsi sopraffare dall'entusiasmo. Molti anni sarebbero dovuti passare prima di veder trionfare i vessilli dell'Imperatrice.
Anni nei quali le streghe di Kaede impararono l'arte dello spionaggio. Riuscendo a carpire informazioni, punti logistici, luoghi di rifornimento, eventuali attacchi... insomma tutte le notizie che potevano far comodo a Roka e le sue amazzoni, ma per Kaede un nuovo inizio era alle porte. Una giovane donna si presentò a lei nella speranza di apprendere l'antica arte. Nella profondità dei suoi occhi verdi Kaede rivide se stessa e scoprì che davanti a lei c'era la figlia a lungo cercata Imribeth. L'amica che anni prima aveva salvato lei e suo fratello dall'ira dei sicari di Konuk era morta sul campo di battaglia a fianco delle forze ribelli. Si era spenta fra le braccia del suo gemello anche lui assoldato nelle file di Roka. Rigenerata nello spirito alla vista di sua figlia la strega raddoppiò i suoi sforzi.


IV

La rete di informazioni del nemico si estendeva ovunque, ed i loro passi dovevano essere ponderati ed assolutamente impercettibili. Le streghe di Konuk erano sulle loro tracce ormai da tempo. La reverenda suprema conosceva il nome di colei che custodiva il Libro, di colei che aveva sottratto l'antico sapere alla sua congrega rinnegando le sue scelte, ed avrebbe utilizzato la preveggenza per anticipare i loro movimenti e stanarle tutte.
Era ormai rapita da sentimenti di odio ed il suo unico obiettivo era recuperare il Libro degli Incanti, attraverso il quale ogni suo potere si sarebbe triplicato.
Kaede sapeva che il suo nascondiglio non sarebbe stato sicuro ancora per molto, di lì a poco i loro passi sarebbero stati raggiunti, e doveva porvi rimedio prima che fosse troppo tardi.
La congrega di Konuk aveva già aumentato i propri poteri attraverso Moghul e bisognava proteggere il Libro, affinché non cadesse nelle loro mani, affinché l'antica conoscenza non andasse perduta e macchiata indelebilmente da abomini per sempre.
Fu così che Kaede prese la decisione, nascondere il Libro degli Incanti, senza comunicare a nessun'altra consorella il luogo in cui si apprestava a nasconderlo. La fiducia nell'onestà delle streghe che l'avevano seguita era grande, ma ella sapeva che i loro poteri non erano in grado di contrastare le streghe di Konuk. I loro animi erano forti e sinceri, ma i poteri del nemico erano ben più grandi. La Suprema avrebbe attraversato le loro menti senza trovare alcun ostacolo, e l'unica in grado di reggere alla telepatia infida di colei che aveva determinato la scissione della congrega e contrapporsi al suo potere era Kaede.
In piena notte ed in gran segreto raggiunse le gole più profonde di Krymenia, luoghi in cui pochi osavano spingersi e che lei conosceva bene. In fondo ad un cunicolo stretto e profondo vi era una piccola insenatura nella roccia. Nessun guerriero muscoloso o bestia immonda sarebbero riusciti ad infiltrarsi in quel piccolo spazio. Ma lei era sottile e, una volta entrata, seguì la parete stretta e buia per circa un miglio fino a ché giunse ad una più ampia grotta.
Le rocce splendevano di luce propria in quel luogo dimenticato. La conformazione del terreno, ispida ed irregolare, lasciava ben capire che la natura era stata la sola abitante di quel luogo per secoli.
Pose il Libro in un panno, ben riparato dietro all'increspatura della roccia nella parete, e s'inginocchiò.
Concentrò la mente e lo spirito, recuperò una piccola candela nera dalla tasca e la accese.
Prese poi un'ampolla contenente olio di acabrus e ne versò il contenuto a piccole gocce in senso circolare attorno alla roccia che ormai era custode del mistero.
Si alzò in piedi e pronunciò l'antica lingua dell'antico canto:

"Custodi del tempo e della storia...
anima di magia e di sapere...
il tempo annullerà ogni potere...
e solo alla rinascita sarà risvegliato...
per mano di uno spirito libero...
sigillato, dormiente, ne sarai liberato"

...e cosparse il panno, che avvolgeva il libro, di polvere magica, anfratite, che a contatto con l'acabrus sprigionò una fitta e densa nebbia, un'aria irrespirabile e statica, che rese il tutto completamente invisibile.
Solo una grande energia avrebbe potuto riconoscere la forza lì custodita, solo uno spirito libero avrebbe potuto liberare il libro dall'incanto generato, solo una donna avrebbe potuto varcare la soglia di quel luogo sperduto e dimenticato.
Un terribile pensiero risuonò a quel punto nella mente della strega: se le fosse accaduto qualcosa, se nessuna sarebbe riuscita a rintracciare il Libro, se la battaglia sarebbe stata persa, l'antico sapere della magia sarebbe stato dimenticato per sempre!
Così, con il cuore gonfio di tristezza per ciò che aveva appena compiuto, Kaede si allontanò da ciò che un tempo le era stato affidato, per ritornare al fianco delle sue streghe e prepararsi al peggio.


V

Tutte le consorelle quella notte ebbero uno strano sentore. Qualcosa di importante era avvenuto, qualcosa che, se pur lontana dalla loro comprensione, sembrava nutrire sentimenti di agitazione per gli eventi che di lì a poco si sarebbero verificati.
All'alba Kaede le riunì tutte in cerchio e pronunciò loro parole vigorose:
"So che questa notte pensieri profondi hanno attraversato le vostre menti. I vostri poteri di strega sono ancora flebili, ed il mio cuore sente la paura che cercate di soffocare per quella che ritenete una battaglia persa da tempo. Il nemico ha assoldato nelle sue file quelle che per voi tutte erano emblemi da seguire, maestre di stregoneria... e so che credete che i vostri poteri al loro confronto non possono nulla!
Ma qui siete in errore mie care sorelle!
Le streghe di Konuk, che un tempo rappresentavano la forza e lo splendore della nostra stirpe, sono potenti ma sole.
Il male ormai attanaglia i loro cuori, rendendoli prigionieri di una schiavitù ben più grande di quella di Konuk. Il loro spirito è spento, la loro forza sta diminuendo, mentre la nostra cresce di giorno in giorno.
Il loro punto debole risiede proprio nel sottovalutarci, ma noi non commetteremo lo stesso errore!
Esse sono ormai in disarmonia e l'esperienza che in lunghi anni hanno accumulato sta venendo meno.
La nostra forza invece, risiederà nell'unione. I nostri spiriti godono dell'ala protettrice delle dee e crescono insieme con esse. L'unione delle nostre energie fortificherà le nostre menti ed il nostro spirito, e la saggezza ci spianerà la strada.
E' giunto il tempo per questa Congrega di risvegliare il dono che ognuna di noi possiede e di espanderlo per riscattare i nostri nomi.
Il libro che da secoli guida il nostro operato è ormai lontano. Nessuna strega lo utilizzerà fino a quando la nostra stirpe non sarà purificata.
Ci muoveremo nelle terre di Arcano come ombre.
Osserveremo il nemico senza che questo si accorga della nostra presenza. Ogni informazione che raccoglieremo sarà al servizio di coloro che difendono queste terre contro la tirannia. Lasceremo intendere a tutto Arcano che le uniche donne ancora in grado di utilizzare la stregoneria siano le schiave di Konuk. Nell'ombra resteremo a lungo... in attesa che giunga il momento per la Congrega di mostrare tutti i suoi poteri!"
Appena terminato il suo discorso, Koebe osservò tutte negli occhi soffermandosi su Imribêth. I loro volti erano luminosi, la loro energia era grande e visibile. Poche parole e si divisero. Proseguirono in silenzio e con determinazione, raggiungendo ognuna un luogo diverso, mimetizzandosi tra gli hammers comuni, celandosi per raccogliere notizie sugli spostamenti ed i piani del nemico.


VI

La fitta rete di informazioni spianò la strada alle amazzoni e le notizie delle loro vittorie su Konuk andavano moltiplicandosi, rasserenando le streghe che nel silenzio attendevano il momento per affiancarsi alla guerra e essere utili per l'ascesa della nuova Imperatrice. Ma per Kaede non era ancora giunto il tempo di riposare. Nell'aria si respirava l'odore dell'epilogo quando appresero delle intenzioni di Konuk di dare fuoco all'intera foresta nel vano tentativo di stanare e massacrare le amazzoni.

Queste notizie dovevano essere trasmesse all'erede immediatamente e si decise di mandare proprio Imribêth, la più giovane fra tutte ad avvertire le guerriere. La giovane partì accompagnata dal cuore delle sorelle e dalla loro apprensione.
Kaede appoggiò la mano sulla spalla della giovane figlia e consorella per infonderle coraggio, ma il suo sguardo, se poteva sembrare timido e ingenuo già faceva trasparire una grande forza e carisma. La strega abbracciò la madre, salutò le streghe e si addentrò nella fitta foresta.
Qualche ora dopo aver lasciato le compagne, la ragazza si rilassò sotto degli antichi rami di un albero centenario, una luce tenue davanti a lei destò la sua curiosità. Essa era emanata da tanti piccoli fiori di una straordinaria bellezza, uno di questi si era staccato dal cespuglio, così la giovane strega decise di coglierlo e lo ripose nella sua sacca. Subito dopo il pensiero tornò sul motivo della suo viaggio e riprese il cammino, nessuna traccia di paura solo consapevolezza dell'importanza della sua missione.

Si seppe subito che la sua missione ebbe successo perché il giorno dopo la reggia imperiale venne attaccata dalle amazzoni. Quello stesso giorno nel disordine generale anche le streghe tornarono a combattersi fra loro ancora una volta... l'ultima. La veneranda Suprema, ormai persa nella sua pazzia, tentava di arginare con le sue accolite il fiume di lame che stava riversandosi loro addosso.
Innanzi alle porte della reggia si scatenò l'ultimo ed il più cruento degli scontri. Streghe un tempo sorelle, ora evocavano i più terribili incanti per uccidersi a vicenda. I tenebrosi signori delle streghe di Konuk donarono loro grandi poteri, fiamme furiose e creature immonde venivano richiamate dalla forza della magia, ma non bastarono a far ottenere loro la vittoria, poiché invero i cuori delle streghe dannate bramavano la sconfitta, unica via che oramai le potesse ricondurre alla libertà delle loro anime.
Le streghe di Kaede si batterono con grande ardore, piegando lame e fiamme con la forza del loro coraggio, lottando fino all'ultimo, avanzando nel sangue di amici e nemici, finché quel dì ebbe fine...
Kaede ottenne la vittoria, ma a caro prezzo, poiché infine perse la vita assieme a molte fra le sue sorelle.


VII

La Guardiana scese nel mezzo degli scontri forse nell'ultimo disperato vano tentativo di evitare che altro sangue macchiasse le mani di una strega. Vide il corpo di Valerit, sua vecchia amica, un tempo strega del gran consiglio ed ora passata al nemico, giacere ai suoi piedi morente, colpita dalla potente ascia di un guerriero Caliur.
Le si avvicinò lesta per prenderle la mano prima che esalasse il suo ultimo respiro, ma fu allora che si rese conto. Tutto fu chiaro.
I suoi occhi cercavano la morte, disperatamente, come se fosse l'ultimo barlume di sollievo. Kaede avrebbe potuto guarirla, avrebbe potuto salvarla dalla morte e ne fu fortemente tentata, ma non lo fece. Ormai il volere di Valerit le era chiaro ed una gran rabbia cominciò a pervaderle l'animo. Rabbia verso colei che aveva condotto sulla strada della perdizione le sue sorelle. Profondo odio verso colei che aveva abbandonato i suoi insegnamenti e permesso che quell'inutile massacro avesse luogo.

Alzò lo sguardo in cerca di Imribêth al centro degli scontri, ma non riuscì ad individuarla, troppe erano le grida disumane e i colpi da schivare... e la sua anima, dapprima scesa in campo con l'intenzione di salvare... cominciò a reclamare vendetta. I suoi passi divennero veloci, la sua attenzione si era triplicata e la sua mano era pronta ad infliggere ferite atroci al nemico. La battaglia le era entrata nel sangue prima che se ne rendesse conto e molte furono le vittime che caddero al suo passaggio.

Ma al giungere del crepuscolo, quando pochi ormai erano rimasti ancora in vita ed il campo era pavimentato di corpi esanimi, Kaede scorse finalmente la figura di sua figlia, ancora viva, ancora in combattimento. Accanto a lei altre giovani streghe si erano poste in cerchio difensivo e pronunciavano incanti di difesa contro l'ultima delle immonde bestie sprigionate dai malefici delle streghe di Konuk. Le loro forze erano quasi spente, non avrebbero mantenuto il cerchio ormai a lungo e le loro vite erano in grave pericolo. Si mosse nella loro direzione, pronta a rafforzare il cerchio e dar fondo a tutte le energie che le erano rimaste, quando d'un tratto i suoi passi si arrestarono di colpo. Pensò che doveva esserci qualcuno che dominava la mente di quel verme, ed i suoi occhi non tardarono a rintracciarne l'artefice. Era a pochi metri, in fondo al campo... era la reverenda suprema... era lei che ne governava i fili.

In un attimo la Guardiana comprese che per salvare le sue sorelle doveva sconfiggere la strega che le aveva insegnato tutta la sua arte. Ne era quasi spaventata all'idea, ma finalmente il suo spirito intravide la possibilità di porre la parola fine a tutto. Afferrò velocemente la spada di un guerriero ormai morto e si diresse verso la sua avversaria, allentando il passo, concentrandosi. Conosceva bene i poteri della strega e sapeva che ormai erano molto cresciuti dal momento in cui si erano divise. Adesso però sentiva di essere pronta, sentiva la forza di Athenas scorrerle nelle vene e la saggezza di Arawen invaderle la mente.

Ecco... ora erano una di fronte all'altra. Un tempo amiche legate da una sorellanza inscindibile, ora nemiche divise da un odio profondo. Magia nera contro magia bianca, la perdizione contro la salvezza.
Non ci furono esclusioni di colpi, ogni combattente sapeva di essere giunta all'epilogo e fu il più cruento scontro tra streghe mai avvenuto dalla notte dei tempi. Dapprima furono le spade ad essere l'arma d'attacco di entrambe. Erano veloci e non vi era una chiara supremazia dell'una sull'altra. Si ferirono a vicenda più volte, ma lievemente, e lo scontro continuò per lungo tempo.

Il cerchio delle giovani streghe, intanto, stava cedendo e Kaede, se pur presa, se ne accorse immediatamente. Doveva riuscire ad assorbire l'attenzione completa della strega se voleva indebolire l'energia della bestia che attentava alla vita delle giovani. Fu in quel istante che abbandonò la spada ed afferrò finalmente il suo Sworlok.
Guardò negli occhi la Reverenda Suprema ed esclamò:
"Ora smettiamola di giocare! Abbi il coraggio di confrontarti con una tua pari... non nasconderti dietro ad una spada!"
La strega la guardò con sorriso di sfida:
"Non reputarmi stupida, so quello che stai cercando di fare" - le iridi le scomparvero quasi del tutto - "Preparati e mostrami i tuoi miglioramenti! Oggi impartirò la mia ultima lezione alla mia allieva prediletta!"
Così dicendo lasciò anch'essa cadere la spada ed afferrò il suo bastone magico. Era un Lugus, e se ne sarebbe servita per evocazioni maligne, ma la fermezza di Koede non vacillò neanche per un istante.

Le due streghe erano concentrate, nulla le avrebbe più distratte.
La Suprema sollevò il mantello e lanciò polvere di uxrimus, che immediatamente si trasformò in fuoco. La Guardiana ne bloccò gli effetti con abile maestria, rispondendo con ostellium, in grado di far girare il vento rinviando le fiamme in direzione di colei che le aveva sprigionate.
Trucchi, polveri ed incanti... tutto si susseguì in un continuo senza sosta, ma nulla ebbe effetto.
Kaede invocò Arawen, pronunciò l'incanto di immobilizzazione e nel contempo lanciò con la mano sinistra polvere di pelemaso per allucinare l'avversaria: " ...arcani segreti... che il vento vi utilizzi ora... "
Ma, mentre ella pronunciava le parole, la vecchia strega, ormai ridotta alla cecità da allucinazioni immonde, direzionò il Lugus verso l'ignoto:
"Per prendere l'anima di colei che si erge ad innocente e salvatrice, cogli e spezza lo spirito della traditrice, emergi Sun!! Accogli il sacrificio, per Moghul, acquieta la padrona del mistero e del potere!"
Un'ombra minacciosa avvolse completamente Kaede che non riusciva più a muover muscolo in nessuna direzione. Le ossa le si stringevano e gocce di sudore cominciavano a scenderle sulla fronte, ma anche nello sconforto, non arrestò le sue parole:
"...smussa la forza malvagia... per il potere dello spirito bianco! Attanaglia il cuore delle ombre, fermane il pulsare, accoglilo nel limbo, arresta, ora, il tutto e porta a compimento questo incanto!"
E con gran sforzo riuscì a svincolarsi e a tornare libera di muoversi, cadendo a terra stremata. Un dardo avvelenato scagliato da un amazzone colpì nello stesso istante la suprema che si accasciò perdendo ogni controllo. Kaede raccolse le sue ultime forze, la spada era a pochi metri da lei, la afferrò e si trascinò in direzione della sua nemica pronta ad infliggerle il colpo finale. Ma nel momento decisivo i suoi occhi cambiarono. Forte era la pena che provava nei confronti di colei che l'aveva istruita. La strega stava già morendo e la sua non poteva essere la mano che le avrebbe definitivamente tolto la vita! Questo fu il pensiero che attraversò la mente della Guardiana, e che le fu fatale, poiché la Reverenda Suprema, persa completamente, la uccise con il suo ultimo slancio prima di morire anch'essa. La strega che tanto aveva lottato per le sue sorelle e per il suo popolo si spense riuscendo solo alla fine, con l'ultimo barlume di vita, a rivedere congiunti i suoi due figli davanti a sé.


VIII

Kaede morì così... uccisa dalla mano della stessa donna che l'aveva per tanti anni, in un tempo ormai passato, accompagnata nel lungo cammino della conoscenza magica. Gli anni che quegli occhi avevano visto, erano persi così come lo sguardo vuoto della Reverenda Suprema.
Kaede fu sepolta in un freddo mattino, od almeno così parve a quanti ne videro il corpo esanime.
Gli occhi della giovane Imribêth erano opachi, senza emozione, in mano teneva il piccolo fiore che aveva colto nella foresta, stranamente non era ancora appassito. Lo ripose tra le mani della madre, sussurrandole:
''petali candidi dalla vita eterna siate custodi di colei
che rimarrà per sempre nei nostri cuori."
La gioia per l'agognata vittoria divenne un sussurro distante, mentre nel silenzio il feretro di Kaede procedeva su un sentiero di fiori immacolati.
Quello fu un giorno che nessuno dimenticò e che per sempre venne consegnato alla storia di questo mondo.

La battaglia fu vinta a caro prezzo. La notizia della morte dell'Imperatrice Roka e l'ascesa al trono della figlia Nimira fece il giro di tutto il popolo arcanese. Dopo qualche tempo Nimira convocò Imribêth e con lei ebbe una lunga discussione in seguito alla quale venne ordinato alla giovane Strega di riorganizzare tutto il gruppo e la stirpe magica di Arcano.
Il primo compito sarebbe stato distinguere le streghe di Konuk da quelle fedeli all'Imperatrice e per suo volere furono tutte radunate nelle antiche dimore di un tempo.

La giovane donna pronunciò un breve discorso introduttivo: "Sorelle, sotto questo nuovo sole e all'ombra del chiarore della Luna che verrà, è venuto il tempo in cui ognuna di noi si risvegli dal torpore nel quale la sua anima è stata avvolta per tutto questo tempo. E' venuto il tempo della rinascita di questa dinastia magica, della quale non tutte voi fate parte."

I suoi occhi vagarono sui volti delle donne presenti "Non tutte voi siete delle vere Streghe. Un tempo forse lo eravate, ma avete perso il cammino e vi siete macchiate di abomini tali da non poter più portare addosso il simbolo magico. Delle vere sorelle si amano, nella loro bellezza e nella loro libertà, poiché ogni strega deve prendere il proprio posto nel sacro cerchio e rendere conto alla propria coscienza o... allontanarsi definitivamente dalla strada delle Dee".

Poche voci le fecero eco sussurrando questa frase, finendola per Imribêth. Erano le consorelle nate dagli insegnamenti di Kaede.
Anni addietro Kaede stava passeggiando con la figlia nei pressi di una sorgente, i riflessi argentei creavano un'atmosfera serena e rilassante. La piccola era incantata dal riflesso del sole e dai giochi di luce dei suoi raggi nell'acqua cristallina. Ad un certo punto si rivolse verso la madre: "perché non ci può essere ovunque questa atmosfera di pace? Perché bisogna continuamente lottare?"
La strega prese in braccio la propria figlia e le rispose: la mente umana a volte è crudele, spietata, ma spesso le persone non si rendono conto del male che provocano credendo di essere nel giusto. Tieni a mente queste parole piccola mia: "Ogni Strega deve prendere il proprio posto nella propria coscienza o allontanarsi definitivamente dalla Strada delle Dee" le insegnò che questo era il pensiero e la filosofia della vera strega, pensiero innato, che viene alla mente solo se richiamato da altre streghe. Kaede le disse che solo in quel modo sarebbe stata in grado riconoscere le Streghe vere sue consorelle da coloro che avevano preso un'altra via.


E fu proprio questo il primo passo verso la Rinascita delle Streghe di Arcano. Ma qualcosa ancora mancava affinché il simbolo magico acquistasse nuova forza ed un nuovo valore.
Il fulcro dell'antica conoscenza, il Libro che da secoli guidava l'operato della strega conducendola sulla strada della magia e delle dee era ormai lontano, perduto, nascosto in attesa del risveglio.


IX

Passarono anni e proprio quando la speranza di ritrovarlo cominciava ad affievolirsi, una nuova luce si accese nel cuore di Imribêth.
Un sogno ricordò alla donna una frase di Kaede, che per lunghi anni aveva dimenticato.

Si svegliò di soprassalto. La stanchezza aveva abbandonato il suo volto, gli occhi avevano acquisito piena lucidità.
Afferrò lesta una bottiglietta nella credenza e si precipitò nei sotterranei del palazzo, in cerca dell'unico manoscritto di sua madre.
Lo trovò, dopo ore di ricerche, e lo aprì sull'ultima pagina.
Era una pergamena bianca, che riportava solo una data... il giorno prima dello scontro finale tra le forze di Nimira e quelle di Konuk.

Prese la bottiglietta, ne versò il contenuto su quell'ultima pergamena ed attese, con le dita incrociate, quando... finalmente... una scritta cominciò a prendere man mano forma:


"Che tu possa essere guidata dalla saggezza di uno spirito libero...
Che le dee accompagnino il tuo viaggio negli oscuri anfratti di Krymenia...
Che i tuoi sensi possano sentire il luogo che da tempo è custode del Mistero e le tue labbra possano pronunciare l'Antico Canto...
Per liberare la conoscenza ed affidarla alla Congrega...
Affinché il potere possa perdurare in una nuova luce... e risanare la mia scelta.

La Custode del Libro degli Incanti - Kaede"


Chiaro era il suo messaggio. Il libro era nascosto a Krymenia, e solo una strega con lo spirito libero dagli orrori del passato avrebbe potuto riportarlo alla luce.


X

Imribêth si interrogò a lungo per decidere quale tra le sue streghe potesse avere i requisiti adatti per superare la prova... ma qualunque strada ella cercava di percorrere, un dubbio arrestava immediatamente la sua scelta.
Fu così che, nel dubbio, decise di portare a compimento un nuovo incanto, atto a sciogliere quello che la madre anni addietro aveva generato.

Nella notte preparò una pozione (bugus, oleofonte, lacerna e bacartide) e senza darne spiegazione alcuna, il mattino seguente, ne fece bere un sorso ad ogni strega, disegnando con la mano sinistra il simbolo magico su ogni boccale.

Se i tempi erano maturi, nella notte successiva, una sola tra loro avrebbe avuto il sogno premonitore... la rivelazione che l'avrebbe condotta a ritrovare il libro.

Tre giorni dopo, alle prime luci dell'alba, nella nebbia, una figura tremante si presentò a Imribêth imbracciando un fagotto impolverato:
"Una strana forza mi ha condotto alla ricerca di quello che ora stringo al petto. Ne avverto i poteri e l'immensa energia, ma non conosco il segreto che esso racchiude. Lo consegno a te ora... perché il mio cuore sente che questo era il mio compito."

Imribêth raccolse il libro dalle braccia di Artemis, e la guardò negli occhi, in una commozione che da tanto il suo cuore non riusciva più neanche ad immaginare. Le prese delicatamente le mani sussurrando:
"Strano è il destino, che ha condotto te, la più giovane delle mie sorelle, lungo la via Oscura, nei perigliosi anfratti di Krymenia per riportare tutte noi alla luce." - una lacrima le scorse in viso mentre pronunciò queste parole - "Questo è il Libro degli Incanti, ed ora, dopo anni, ritorna alla Congrega per sostenerla e guidarla. Esso è il segno della rinascita".


XI

Fu il ritrovamento del Fascinatio a dichiarare la rinascita delle Strega di Arcano, della nuova Stirpe Magica.

Molte streghe si aggiunsero alle prime e quando i tempi lo richiesero, Imribêth lasciò Arcano in mani sicure, in mani nuove non macchiate dal sangue delle consorelle, proprio quel giorno, sopra la tomba della custode, un fiore luminoso sbocciò, era nata una nuova generazione, quella senza colpe, quella con un futuro da scrivere.

Tra la fine di Colderule e l'inizio di Liverule Arcano festeggia la festa della Rinascita, festa sacra per le streghe, oltre che per tutto il popolo arcanese. Festa accompagnata anche dagli inizi della bella stagione, interpretati allora, come la benedizione delle Dee per la saggezza rinata nel cuore delle streghe e come felicità manifesta della terra alla condizione di pace fra gli uomini. Interpretata ora come rinascita della terra dopo le turbolenze e i ghiacci dell'inverno.

Ecco, questa è la storia della rinascita, poche parole scritte con inchiostro di resina su fragile pergamena; poche parole, da scolpire nel fondo e sulla superficie delle giovani anime che si apprestano a leggere queste parole per la prima volta, affinché il presente e il futuro possano continuare indisturbati nel loro perenne germoglio, e non soffocare più negli errori del passato.

 

Nurah, Dolceluna, Tamuril, Kikka e Blastula




 

 

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