bordo_op.gif (351 byte)

Il Varco degli sciaves

Immagine del racconto

 

1 - GALATH

Albeggiava in quella mattina d'inverno. La fiamma nel braciere si era consumata durante la notte e alcuni spifferi di freddo pungente entravano dalle finestre appena accostate. Il tepore del mio corpo sotto la calda pelle del mio giaciglio era un piacevole rifugio dal quale non sarei uscito troppo volentieri.

Mi resi conto di essere solo, la mia amazzone misteriosa era sgusciata fuori dal letto e dal mio abbraccio quando ancora era buio, ed i miei poderosi veltri russavano sonoramente distesi sul tappeto accanto al letto. Tanto valeva alzarsi subito quindi, e incominciare la giornata al campo di reclutamento.
Mi era stata assegnata una baracca individuale e non dovevo dormire in camerata con le altre reclute, forse in virtù della mia età non più tenera, ma avevo espressamente chiesto ed ottenuto di non essere esentato dai servizi di casermaggio, dal normale addestramento degli esploratori, ne' dai turni di guardia. Da li a pochi minuti il suono della sveglia avrebbe percorso il campo, e la vita frenetica sarebbe ripresa come ogni mattina; per questo io mi stavo godendo quell'attimo di pace, prima ancora di raggiungere i miei commilitoni al punto di adunata, quando sarebbe stato dato il segnale.
Dopo l'alzabandiera, fui assegnato ad una squadra d'esploratori per una sessione d'addestramento specifico nella lotta corpo a corpo. Soppesai la poderosa spada d'ordinanza prima di posarla nel mucchio delle altre dei miei commilitoni, e mi accinsi ad ascoltare il Kopler istruttore, insieme agli altri esploratori.
- Chi è Galath? - Una voce imperiosa si levò a sovrastare il brusio dei miei compagni d'arme; il veterano ci aveva raggiunto in silenzio ed ora, affiancato al nostro istruttore, stava chiamando proprio me.
- Sono qui, comandi.- risposi a voce ferma.
- Galath, riprendi la spada e seguimi al comando.- C'incamminammo a passo svelto verso il posto di comando.
- Non ti ho mai visto prima d'ora, esploratore, ma vedo che hai il terzo fregio però!- Una vena d'ammirazione solcava la voce del veterano.
- Infatti, mi sono arruolato da poco nel corpo degli Esploratori Lokot, ma ho già avuto occasione di scontrarmi con i ribelli, e con i tagliagole della Global...- Mentre parlavo tenevo lo sguardo fisso davanti a me, e per un attimo le immagini del breve, sanguinoso scontro in cui nessun ribelle aveva conservato la vita, scorsero davanti ai miei occhi.
- Attività di pattuglie...- risposi laconicamente al mio nuovo amico, e un breve sorriso distese le mie labbra mentre i miei occhi incontrarono i suoi, e il valoroso mi ricambiò il sorriso.
- Ho idea che la tua convocazione a rapporto dal comandante Paido in persona c'entri qualcosa con l'azione segreta di cui non si riesce a saper nulla, salvo che darà ai ribelli e ai loro mercenari una batosta da cui non si solleveranno tanto presto.-
- Può essere, amico mio, ma al momento questa è solo un'ipotesi. Ti saprò dire con precisione dopo che il nostro comandante mi avrà ricevuto.-
Qualcosa nella mia mente stava delineandosi con sempre maggiore chiarezza, e riguardava il settimo posto di controllo, difeso da un reparto di mercenari intergalattici al soldo della Global Detector. Mi ero imbattuto per caso in uno dei loro avamposti sul territorio di Arcano, durante uno dei miei spostamenti al seguito dei miei veltri, ed avevo avuto il buonsenso di richiamare i cani e proseguire oltre l'avamposto strisciando sul ventre.
L'odio verso il nemico non mi aveva accecato e un sesto senso mi aveva impedito di lanciare i cani all'attacco di quelle sentinelle, che sarebbero state sbranate prima ancora di rendersi conto di essere attaccate dai miei cani da caccia allo sciaves. Quei veltri erano una selezione iniziata molti anni prima, prendendo come base una razza di cani degli Sdu, creata per la caccia grossa al puma al cinghiale ed altri grossi mammiferi selvatici che devastavano una regione sconfinata degli Stati dell'Unione: questa regione era chiamata Argentina ed i cani, chiamati Dogos, cui dava origine erano assolutamente coraggiosi, ed in grado di lottare fino alla morte, del selvatico o del cane stesso. Avevo assistito ad atti di coraggio estremo da parte di questi cani, e ne avevo importato alcuni esemplari in occasione di un mio viaggio negli Sdu, da ragazzino, quando i miei genitori erano ricchi mercanti e trattavano affari lucrosi anche con la Global Detector; questo prima che il suo CdA fosse scalato da persone prive di scrupoli che ne avevano fatto lo spietato nemico di Arcano, avido di sfruttare i giacimenti di miara.
Quei veltri, incrociati con i giganteschi cani da pastore originari di Arcano, avevano dato origine a soggetti superbi, quasi sempre di colore bianco, e dalla forza e abilità tale che due soli di questi cani erano in grado di immobilizzare uno sciaves adulto, e permettere al cacciatore di finirlo agevolmente pur essendo armato solo di un coltello da caccia.
La leggera mimetica da caccia mi permetteva di confondermi col terreno in modo assolutamente sicuro, ed ero agilmente penetrato di un centinaio di passi oltre il loro posto di guardia. Oltre una fitta siepe di cespugli sentivo distintamente rumori di cantiere, ed i motori di un pesante Bulldozer colorato di giallo su cui spiccava l'insegna della Global stava spianando il terreno intorno alla torre di un posto di controllo.
Uomini della Global facevano rilevamenti topografici e squadre di operai in tuta azzurra stavano lavorando al potenziamento di quel posto di controllo, sotto la sorveglianza di pattuglie di mercenari che percorrevano lo spazio antistante la torre, armati fino ai denti: appesi alla cintura e legati al polpaccio con due funicelle, brillavano di un bagliore grigiastro i micidiali Spow. Se fossero riusciti nel loro intento, il posto di controllo sarebbe stato ampliato e magari reso praticabile da mezzi pesanti e cingolati da assalto che in breve tempo avrebbero potuto piegare la resistenza delle forze Imperiali e dare la vittoria al nostro nemico.
Il Bulldozer lo avranno certamente introdotto completamente smontato in pezzi non più pesanti di un uomo, tali da poterli introdurre nel varco del posto di controllo... per poi rimontarlo su Arcano, un lavoro pazzesco.
Avevo scritto due missive, ritornato da quella fortunosa esplorazione, ed una era giunta evidentemente al suo destinatario, il comandante Paido che non aveva perso tempo nel chiamarmi a rapporto.
Dalla seconda, ancora non avevo avuto risposta.


2 - PAIDO

Dopo aver letto la missiva di Galath, mi meravigliai di non essere rimasto stupito dalle notizie che riportava. Mi stavo quasi abituando al periodo tranquillo che stavamo vivendo. Rilessi la lettera con maggiore attenzione e concentrazione, aggrottando questa volta la fronte. Il Lokot che mi aveva consegnato la missiva era ancora lì davanti alla mia scrivania, con le braccia incrociate dietro la schiena, in posizione eretta in attesa di istruzioni. Mi fissava affamato di notizie.
"Comandante" accennò il giovane con voce fievole "notizie spiacevoli?"
Quando alzai lo sguardo per rispondergli, i suoi occhi si spostarono velocemente dal mio volto ad un punto non ben definito davanti a se. Ripiegai la missiva con cura nell'esatto modo in cui mi era arrivata e la lanciai al centro della scrivania, appoggiandomi completamente sullo schienale della mia sedia. Lo fissai in silenzio per qualche momento, notando che sotto il mio sguardo il volto del giovane assunse un'espressione interrogativa ma al contempo imbarazzata.
"Sei nuovo di qui vero? Voglio dire, ti sei appena arruolato giusto?"
"Sissignore" disse deglutendo.
"Di sicuro avrai molto da imparare stando qui, ma certamente non ti manca l'indiscrezione"
"Signore io non volevo.."
"Non preoccuparti, non volevo metterti in imbarazzo. Dopotutto se non siamo curiosi noi esploratori.." sorrisi.
"E poi le domande non sono mai indiscrete, le risposte a volte lo sono. Comunque no.. per ora non sono brutte notizie.. per ora.." dissi portandomi in avanti ed appoggiandomi sulla scrivania con i gomiti "Manda a chiamare Galath, digli di venire a rapporto da me".
"Subito Comandante" rispose la recluta, chinando la testa e incrociando le braccia sul petto in segno di saluto.
Quando chiuse la porta alle sue spalle, mi alzai per riflettere.
Camminai soprappensiero da un lato all'altro della stanza, fermandomi davanti al Bastone di Lincepur donatomi da Ryo Gaen, Comandante dei Gams. Lo fissai per interminabili momenti, ma in realtà la mia mente era altrove.
Perché nonostante le nostre vittorie, la Global Detector non ha ancora abbandonato l'idea di mettere le mani sul nostro pianeta? Hanno davvero delle macchine capaci di smuovere facilmente il terreno? Cosa stanno architettando? Domande a cui non potevo dare risposta. Però dovevo.
Ritornai in me stesso solo il tempo per spostarmi verso la finestra che dava sul cortile. Pensieroso osservai i giovani Lokot che si stavano addestrando. La maggior parte di loro aveva la mia stessa età, alcuni erano addirittura più giovani. Vederli impegnati nell'allenamento mattutino mi fece tornare in mente i giorni di "gavetta" da viandante, a semplice esploratore.. ricordai il giorno in cui Falcos il Ramingo lasciò il ruolo di Comandante e la mia successiva nomina.
Era passato più di un anno e mi sembrava di essere arrivato ieri. Quando notai la figura del Lokot mandato da me per avvertire il Kopler della mia richiesta, mi ritornò in mente la missiva. Mentre mi allontanavo dalla finestra per tornare a sedere, vidi con la coda dell'occhio Galath che attraversava il cortile per raggiungermi. Con in sottofondo la voce rimbombante del Kopler, che impartiva gli ordini ai cadetti, sistemai il cartaceo depositato sulla mia scrivania in disordine. Sentendo i passi provenire dal corridoio, mi alzai per ricevere il Lokot, che sopraggiunse qualche secondo più tardi. Bussò tre volte.
"Avanti"
"Mi ha mandato a chiamare, Comandante?", disse Galath richiudendo la porta dietro di se.
"Precisamente" indicai con la mano aperta una sedia posta davanti alla mia scrivania "Accomodati pure. E dammi del tu, lasciamo le formalità per le cerimonie"
"La ringr.. volevo dire, ti ringrazio" rispose mentre si accomodava.
Lentamente feci il giro del tavolo, portandomi davanti ad un mobiletto situato dietro di esso.
"Gradisci qualcosa da bere?" gli chiesi cercando un calice dove versare del vino.
"Ehm... no grazie, sono a posto così"
"Bene" risposi girandomi verso di lui e sorridendo "Tanto non riuscivo a trovare i calici. Non mi ricordo mai dove li metto"
Mi riaccomodai sulla mia sedia e mi feci più serio.
"Naturalmente sei al corrente del perché ti abbia fatto chiamare.."
Rispose con un cenno del capo.
"Parlami di queste macchine a cui fai cenno nella missiva"
"So che loro li chiamano Bulldozer" iniziò Galath sistemandosi in maniera più comoda e schiarendosi la voce "o almeno è ciò che ho sentito. Sono macchine grosse e pesanti, probabilmente le hanno portate qui smontate"
"Quindi è da presupporre che quell'avamposto fosse lì da un po' di tempo.." interruppi per un attimo il suo discorso.
"Probabile" si strinse nelle spalle "ma li avremmo intercettati prima di completare la costruzione, o meglio, l'assemblaggio delle macchine."
"Continua" dissi mimando il gesto con la mano.
"Dicevo, stanno usando questi Bulldozer per spianare il terreno circostante. Ora... non so il motivo di tanto lavoro.. sta di fatto che o stanno cercando qualcosa, o vogliono allargare l'avamposto per farla diventare una base vera e propria"
"O entrambe le cose" aggiunsi.
Galath si strinse di nuovo nelle spalle..


3 - GALATH

Mi avvicinai ancora a Paido allungandomi un po' sulla scrivania, e la conversazione avvenne a voce talmente bassa che nessuno avrebbe potuto udire ad una distanza di un metro da noi.
Mi congedai dal mio comandante salutando militarmente, girai sui tacchi come da regolamento, e uscii dall'ufficio lasciando Paido intento alle sue considerazioni, e in quel momento non lo invidiai affatto.
Da un punto di vista convenzionale le strategie applicabili erano due. La prima e la più semplice consisteva nel piombare sull'avamposto con un plotone di esploratori e spazzare via quegli invasori; ma un'azione del genere per rapida e silenziosa non avrebbe impedito la fuga da Arcano di qualche uomo della Global, che sarebbe tornato a chiedere rinforzi. E non sapevamo quanto potesse essere consistente il varco modificato.
La seconda strategia avrebbe comportato una infiltrazione di esploratori, tra gli uomini di sorveglianza, e gli operai al fine di effettuare il sabotaggio del varco e possibilmente anche del Bulldozer...
Un'azione se non proprio suicida, certo con un'elevata percentuale di perdite, e senza nessuna certezza di riuscita del piano.
Di certo non c'era il tempo per attendere le decisioni di Nimira, si sarebbe dovuto agire nelle prossime ore, al massimo entro tre giorni...
Dove avevano trovato tutti quegli uomini, se orami era da diverso tempo che erano cessate le immigrazioni clandestine di Brauni, e non c'erano stati atterraggi di cargo? Se quell'infernale macchina avesse continuato ad operare, in breve il varco degli Sciaves, così ormai avevamo chiamato il Posto di Controllo numero 36 della Global, sarebbe stato talmente ampio da permettere l'atterraggio simultaneo di quattro dei giganteschi cargo interplanetari degli Sdu, o forse ancora più grandi, in grado di scaricare su Arcano macchine grandi quanto il Bulldozer stesso, forse addirittura equipaggiate con armi potentissime, in grado di decretare la fine della classe imperiale su Arcano, lo sterminio di un numero spaventoso di Hammers, e la fine della nostra civiltà.
Bisognava impedirlo.
Avevo intanto raggiunto la taverna e ne uscii dopo poco tempo... fischiettando un motivetto allegro.
Mi diressi verso la mia baracca, scansai con due affettuose manate i miei veltri corsi a farmi le feste, entrai in casa, mi liberai velocemente del mantello e delle armi, e deposi sul tavolo quello che mi ero procurato in taverna e che avevo appeso alla cintura nascosto accuratamente dal mantello: sei sacchetti di zucchero di canna in polvere.
Armeggiai quasi un'ora con alcune strisce di cuoio, ago da calzolaio e filo di canapa; quando fui soddisfatto del risultato ottenuto chiamai i miei veltri, diedi loro la cena e dopo mi concessi un frugale pasto a base di pane e formaggio. Non avevo mai fame prima di entrare in azione, ed avrei potuto resistere anche tre giorni senza toccare cibo.
L'appuntamento era fissato per la quinta ora dopo il tramonto, e mi diressi a cavallo verso il punto della foresta più vicino al varco, scesi da cavallo e lo mandai indietro con uno schiaffo sul collo: "..corri a casa bello mio, corri come il vento!" pensai mentre un altro cavaliere silenzioso smontava dal suo cavallo e lo allontanava, come avevo appena fatto io.
Un terzo cavaliere ci stava aspettando tenendo il cavallo per la cavezza; lo lasciò partire al galoppo per raggiungere i nostri non appena li lanciammo liberi sulla via del ritorno. Paido era vestito come un servo della gleba, come me e Shademar, ci lanciò un cenno di saluto e un'occhiata di intesa e ci gettammo tutti e tre nel folto della foresta per attraversare le poche miglia che ci separavano dal varco degli sciaves.
Le sentinelle erano disposte a gruppi di due, dislocate alla distanza di duecento passi lungo tutto il perimetro del campo. Noi tre, nel fitto dei cespugli, osservavamo la scena distanziati di circa una ventina di passi l'uno dall'altro aspettando il momento propizio per assalire le sentinelle e introdurci entro l'area del cantiere. Quasi certamente avrebbero dato l'allarme entro pochi minuti.
Alcune baracche di lamiera ondulata erano state costruite lungo il perimetro del campo, certamente alloggiamenti per gli operai e magazzini per le attrezzature. In alternativa avremmo dovuto procurarci le tute blu metallico dei tecnici della Global.
La fortuna quella volta ci fu amica, e dalla baracca più vicina un operaio uscì sbadigliando diretto al bagno. A Shademar non sembrò vero quando se lo vide passare a tre passi barcollando nel sonno, certamente sotto gli effetti di una pesante sbornia; non arrivò mai alle toilette. Fulmineo l'esploratore lo tirò dietro il cespuglio e gli tagliò la gola da un orecchio all'altro.
Morì senza nemmeno rendersene conto. Ora avevamo una divisa.
Raggiunsi il cespuglio per aiutare Shademar a nascondere meglio possibile il cadavere dell'ubriaco, e indossai la divisa blu del tecnico morto. Era della mia taglia e per fortuna non era eccessivamente macchiata di sangue, solo un po' sul davanti... ma puzzava incredibilmente: di vomito, ma soprattutto di birra e di quel distillato che producevano in alcuni Stati dell'Unione, con un clima particolarmente rigido... non ricordavo come si chiamasse... Vodka, si... Vodka... mio padre lo detestava.
Indossando la divisa potevo aggirarmi quasi liberamente nel campo, fingendomi ubriaco potevo farlo senza destare sospetti.
Trovai il magazzino alla terza baracca, entrai dopo aver forzato facilmente la porta, e ne uscii con due divise complete di stivaletti... e soprattutto pulite, in un sacco di tela verde.
Ormai albeggiava, quando cominciarono a uscire i tecnici per andare a far colazione e quindi al lavoro... ci incamminammo anche noi, e mentre Paido e Shademar fingevano di sorreggermi, io barcollavo pronunciando frasi sconnesse. Fra l'ilarità degli uomini
che si davano di gomito indicandoci...
Ci presentammo in questo modo all'ingresso del campo di lavoro, io assunsi un'andatura un po' più sobria, come se stessi smaltendo i postumi di una sbornia. Fummo perquisiti come tutti gli altri prima di accedere al campo; una delle sentinelle chiese al suo superiore se doveva fare rapporto per ubriachezza.
Per un lungo attimo un brivido attraversò la schiena a tutti e tre gli esploratori e proprio quando ormai eravamo sul punto di essere scoperti il soldato osservò la coda di tecnici che si stava formando, scrollò le spalle indicando di farci passare. In fondo se i tecnici si ubriacavano fuori dal campo di lavoro non era affar suo, il suo compito era quello di impedire che qualcuno introducesse entro l'area di lavoro armi, esplosivi ed altri materiali sospetti.
Il comandante delle sentinelle del posto di guardia, quella mattina non aveva bisogno di ulteriori grattacapi. Le comunicazioni video foniche che aveva avuto con Terra la sera prima non lasciavano presagire nulla di buono: sua moglie stava chiedendo il divorzio, stanca dei turni di servizio del marito, ma soprattutto di essere additata dai loro conoscenti a causa del suo lavoro. Dei "si dice" e di quell'alone di falsa cordialità e di paura che subito scendeva al suo arrivo quasi dovunque.
Johnatan avrebbe dato le dimissioni molto volentieri pur di non perderla, ma purtroppo alla sua età e con un grado di sottufficiale della sorveglianza della Global Mining Enterprise ciò sarebbe significato un calcio alla lauta pensione che lo aspettava da li a dieci anni, e allo stipendio elevato, che con le indennità di trasferta planetaria raggiungeva cifre di assoluto interesse: anche 3 volte quello di un dirigente di secondo livello sulla terra. Per non parlare del contrabbando di miara e di pietre preziose, che aveva fatto di lui e dei suoi colleghi degli uomini ricchi, molto ricchi.
Quella mattina era nata storta, e a queste cose pensava mentre scioglieva nell'acqua una compressa contro il bruciore di stomaco. Non gli piaceva pensare. Non gli piaceva quella missione, soprattutto non gli piacevano quegli hammers che avevano messo sotto il suo comando: una specie di setta di rinnegati adoratori di una divinità oscura e maledetta dalla comunità delle Kioskas Imperiali.
Johnatan non si fidava di nessuno, tanto meno di loro. Questi vivevano confondendosi tra gli altri hammers, lavoravano tra loro; erano artigiani, artisti, cerusici, contadini. Si diceva che le loro infiltrazioni fossero giunte anche a livelli elevati nelle cariche dell'ordinamento imperiale, e che aspettavano il momento opportuno per sovvertire il potere costituito su Arcano... grazie alla tecnologia che avrebbero scambiato con la Miara dei giacimenti imperiali.
Nessuno aveva potuto assistere ai loro rituali, ma si diceva che un tempio sotterraneo si trovasse a non molta distanza da li. Johnatan era assolutamente indifferente a tutto questo, a lui interessava solo non aver problemi e arrivare in fretta alla fine del suo turno su Arcano, e tornarsene a casa, sulla Terra.
L'allargamento del varco di controllo avrebbe consentito l'arrivo su Arcano di armi terribili che avrebbero spazzato in poco tempo l'esercito delle amazzoni agli ordini del potere imperiale, e politicamente il potere sarebbe stato assunto dai ribelli, usciti allo scoperto con la benedizione delle leggi intergalattiche sulla non interferenza nelle questioni di politica interna..
Un piano perfetto per un colpo di stato.


4 - SHADEMAR

Tirai un sospiro di sollievo. Eravamo riusciti ad entrare. Mi domandavo quanto fossero potenti e allo stesso tempo sciocchi gli uomini della Global.
Attendemmo un attimo prima di seguire il nostro Comandante che si univa alla lunga fila d'operai. Vidi alcuni uomini entrare in una capanna e uscire con degli strumenti di lavoro, la loro forma era simile alle nostre armi da guerra ma sembravano molto più resistenti e robuste.
Una guardia stabiliva chi doveva entrare in una capanna piuttosto che in un'altra. Quando uscii raggiunsi nuovamente Galath e Paido che impugnavano due grandi mazze squadrate e chiesi:
- Accidenti, come si chiama questo strumento?-
- Piccozza, Shade.-
- Ehi tu, cosa stai facendo, non è quello il tuo gruppo. - la voce dell'uomo era dura e sentivo già i suoi passi minacciosi avvicinarsi alle mie spalle.
- Sta venendo da te Shade. Attento! - mi sussurrò Paido.
- SI. Scusatemi ho... - non terminai la frase che sentii un forte dolore in pieno viso. Quel maledetto mi aveva colpito poco sotto lo zigomo sinistro facendomi perdere l'equilibrio. Mi rialzai piegando il ginocchio, sentivo colare del sangue sul viso, una goccia si mescolò alla polvere prima che con la mano ne raccogliessi il resto sulla guancia.
- Alzati se non vuoi esser frustato. Avanti, raggiungi il tuo gruppo.-
Pensai solamente che quell'uomo me l'avrebbe pagata. Mi guardai intorno e mi sorpresi del fatto che la scena non aveva prodotto alcuna attenzione... evidentemente situazioni del genere dovevano esser all'ordine del giorno.
Stavo raggiungendo la squadra d'uomini che impugnavano una piccozza pensando che ciò avrebbe complicato il nostro compito. Non avevo alcuna esperienza delle cose del mondo degli stati dell'unione e ritrovarmi da solo, separato da Galath e Paido, era un'idea che non mi piaceva.
All'improvviso sentii un ruggito nell'aria, un rumore mai sentito prima simile ad un rombo di tuono scoppiettante. Il rumore, sempre più cupo ma modulato, si faceva vicino e quando mi voltai da dentro una costruzione usciva un'enorme sagoma d'acciaio.
Vidi Galath e Paido confabulare tra loro osservando quella macchina infernale e capii che quello doveva essere il famoso Bulldozer, o come diavolo si chiamasse, che dovevamo distruggere.
Il mio gruppo si arrestò mentre quel mostro che liberava da una canna un denso fumo nero ed emetteva un terribile odore acre che calava su di noi si fermò di fronte ad una lunga fila di giganteschi secchi da cui veniva prelevato un liquido oleoso e la creatura fu dissetata.
Rimasi sorpreso che quell'ammasso di ferro avesse bisogno di bere ed iniziai a chiedermi cosa avrebbe mangiato. Quando emise un rumore ancora più intenso ed acuto, vidi l'enorme pala sollevata sopra di esso abbassarsi sulla roccia e sulla terra per rimuoverla senza sforzo.
A metà mattinata ci fu un lungo suono di una sirena e tutti gli uomini smisero di lavorare e ci fu dato da mangiare frutta e pane. Paido e Galath mi raggiunsero:
- Come va Shade?-
- Insomma Galath, ho visto quel Bulldozer mangiarsi terra e roccia e bere una strana sostanza oleosa. Poi puzza più delle nostre capre. -
Galath e Paido stavano ridendo divertiti e li guardai stupito.
- No Shade, quello che hai visto è un Bulldozer, una macchina particolare; immaginalo come un carro che invece di cavalli per funzionare ha bisogno di una cosa che negli Stati dell'Unione chiamano Motore e alimentano con Gasolio. -
Il giovane Shade mise le labbra in un'inequivocabile posizione di smarrimento.
- Lascia perdere Galath. Comunque Shade il punto debole è proprio quel liquido che mettono nella macchina. "infiammabile." -
- Perfetto, allora basta dargli fuoco e... -
- Calma Shade, il problema è poi l'esplosione che ne seguirebbe. Stiamo pensando ad un modo.-
Proprio in quel momento risuonò nuovamente la sirena e tutti tornammo al lavoro.


5 - TRUMER

Le ombre della notte si stavano diradando, e presto sarebbe stata l'alba. Faceva fresco e la temperatura era scesa come sempre prima del sorgere del sole. Un ramo alto di un albero si smosse leggermente, e agli occhi di chiunque poteva essere stato la brezza o un animale di ritorno dalla caccia.
Già, la caccia. Erano giorni che stavo in osservazione in attesa del momento buono per poter colpire. Le prede erano molte, ma anche ben armate.
Avevo preso di mira i mercenari da un po'. Stavo cercando di prendere i tempi e i ritmi del campo. Già i bastardi della Global avevano ancora una volta fatto breccia nelle nostre difese, ed avevano creato un posto di controllo sul territorio di Arcano. La cosa strana era che c'erano sì soldati armati, ma anche operai con le loro tute blu. Da dove cavolo fossero spuntati ancora non lo capivo, ma per ora il mio obiettivo era uno Spow.
Forse se fossi riuscito ad uccidere una guardia e a prendere una di quelle micidiali armi, avrei potuto riportarla al campo di addestramento e ricevere qualche riconoscimento.
Ero entrato nei Lokot per cessare la mia vita di viandante ed entrare a far parte degli Hammers, ma certo non mi aspettavo di dover anche fare la vita militare. Pensavo che i Lokot fossero un gruppo di esploratori più o meno indipendenti, che si ritrovavano solo per compiere azioni mirate, invece avevano un'organizzazione militare.
La mia conoscenza della foresta e l'abilità nel muovermi e nell'uso delle armi, imparata con l'esperienza, pensavo fosse sufficiente, ma come molte volte avevo sbagliato. Mi avevano più volte dimostrato che quello che avevo fino ad allora imparato non era sufficiente, soprattutto se dovevo coordinarmi con altri. Regole, ecco cosa mi avevano imposto. Orari e corvee, allenamenti e obbedienza agli ordini.
Non era la vita che avevo pensato, e per avere diritto a qualche fregio, dovevi o seguire le regole per fare carriera aspettando che qualcuno ti notasse e ti affidasse una missione, oppure guadagnarti sul campo i tuoi fregi, con qualche azione particolare.
Così avevo chiesto il permesso di allontanarmi dal campo, e mi ero messo in cerca di qualche azione eroica da compiere.
Dopo pochi giorni ero stato attratto da un rombo strano e dal tremare della terra in questo posto. C'era una macchina enorme che smuoveva e spianava la terra.
Stavano rovinando la foresta allargando lo spiazzo intorno all'avamposto. Avevano posizionato delle baracche di lamiera dove dormivano gli operai in blu. Erano ormai tre giorni che osservavo la strana vita del campo, e mi stavo imprimendo in testa i ritmi e i tempi dei turni di guardia, i loro spostamenti e modi di fare.
Ormai era tempo di agire. Le guardie si muovevano in coppia ed erano piuttosto sveglie, ma avevo calcolato bene il tempo e con un semplice diversivo sarei riuscito a separarle.
Avrei preso uno Spow, poi sarei tornato al campo per avvertire della presenza di quell'avamposto. Questo doveva essere sufficiente per guadagnare un fregio e comunque un po' di rispetto fra i Lokot.
Mi avvicinai così passando di albero in albero, strisciando e muovendomi al ritmo dell'ondeggiare delle fronde. Ero ormai vicino al delimitare del campo quando notai tre uomini che si muovevano di soppiatto e silenziosamente come me. Erano vestiti come plebaglia, ma le loro movenze erano di esperti combattenti.
Mi avvicinai di più. Uno di loro scattò verso un uomo in divisa blu e dopo avergli tagliato la gola lo spogliò. Gli altri due si mossero e a quel punto li riconobbi. Erano tre Lokot, fra di loro il comandante.
Così andava a monte il mio brillante piano. Se il comandante degli esploratori era qui, voleva dire che tutti i Lokot sapevano di quest'avamposto e io non avrei fatto certo una gran figura. Però se loro erano lì e non c'erano altre pattuglie in ricognizione, significava che poteva essere un'azione segreta.
Ora ero indeciso se farmi avanti o rimanere ad osservarli. Prima che potessi prendere una decisione, Galath si era messo la tuta blu ed era rientrato nel campo fingendosi ubriaco, aveva trovato altre due tute e tutti e tre si erano diretti verso la zona sorvegliata insieme ad altri operai. Li vidi mentre li perquisirono e poi passare oltre. Continuai a tenerli d'occhio.
Quei tre si stavano infilando dentro la tana del lupo senza armi, data la perquisizione che avevano subito, e io mi stavo ancora domandando quale fosse il modo migliore per farmi notare.
Mi rilassai un attimo e poi decisi che sarei stato lì ad osservare i miei superiori, in attesa di una loro mossa, magari pronto per fare un diversivo. Ancora non riuscivo a capire come sarebbero riusciti a fare qualche azione per interrompere i lavori della Global, ma ero pronto a fare la mia parte quando ce ne sarebbe stato bisogno.


6 - PAIDO

Nonostante avessi ancora fame, mi alzai insieme agli altri al suono della sirena, per ritornare alla nostra postazione di scavo. Galath ed io lanciammo un'occhiata d'intesa a Shade, prima di separarci in direzioni opposte. Le ore di lavoro erano molto pesanti, ma l'organizzazione di certo non mancava.
Attraversammo tutto l'avamposto e ritornammo a prendere i picconi, per continuare ciò che la pausa pranzo aveva interrotto. Sotto le grida di un addetto, passammo il resto della giornata a spaccare roccia e a scavare, per poter permettere la costruzione della piattaforma d'atterraggio. Shade non lo vedemmo più.
Finalmente, all'imbrunire, riecheggiò nell'aria la solita campana e passammo dal container per posare gli arnesi da lavoro. Più di una volta vedemmo ancora in azione quel gigante metallico, ed ogni volta i nostri sguardi brillavano di interesse, studiando ogni sua mossa, funzione e capacità. Ormai avevamo capito il suo funzionamento, ma ancora ci sfuggiva il momento propizio per effettuare il sabotaggio.
Ci mettemmo in coda per ricevere il rancio della mensa e, guardandomi intorno, notai Shade che si stava sbracciando ad un tavolo per attirare la nostra attenzione. Aspettai che anche Galath avesse il vassoio pieno e lo raggiungemmo.
"Comandante.. Galath.."
"Salute Shade, com'è andata la giornata?" risposi al suo saluto.
"Pesante. Non ho fatto altro che scaricare bidoni pieni di quel liquido schifoso e trasportare i detriti provocati dagli scavi, per gettarli in una specie di tritatutto che li trasformava in polvere.. a voi com'è andata la giornata?" ci chiese ingoiando un pezzo di pane schiacciato.
Il cibo della mensa era diverso da quello del pranzo: una pagnotta, qualche specie di biscotti di soia che loro chiamavano cracker di soia, un paio di fette di formaggio duro o in alternativa un formaggino spalmabile, un frutto ed una specie di roba molliccia e marrone, che chiamavano budino, da cui non ero particolarmente attirato. Addentando il mio pezzo di formaggio, risposi all'esploratore.
"Beh.. noi ti abbiamo dato il lavoro di oggi: spaccato massi e scavato, siamo a pezzi"
"Ma anche questo ha i suoi vantaggi" aggiunse Galath. Prima di continuare a parlare, si guardò intorno per controllare che nessuno stesse ascoltando la nostra conversazione e poi fece segno di avvicinarsi a lui, iniziando a parlare sottovoce.
"Abbiamo avuto la possibilità di studiare da vicino la macchina chiamata Bulldozer. Sembrerebbe molto lenta nei movimenti ma dotata di una potenza che neanche noi pensavamo fosse possibile. L'unico modo per fermarla è provocare un guasto al motore". Incalzai subito il mio compagno: "Stavamo pensando di aspettare ancora un paio di giorni, per capire bene i turni di servizio e trovare il momento opportuno per procedere. Se dovessimo venire scoperti, non ne usciremmo vivi"
"Avete una vaga idea di come fare a sabotarlo?" ci chiese Shade dopo qualche secondo, aspettando che un uomo della Global si allontanasse da noi per raggiungere il suo tavolo.
"Certamente" rispose Galath quasi fiero di se stesso. "Prima di venire qui, ho preparato dello zucchero di canna da introdurre nel serbatoio di quel bestione, rendendo il motore inutilizzabile. Questo ci dovrebbe dare un discreto vantaggio e permetterci di studiare una maniera per infiltrarci negli uffici per rubare i progetti degli scavi. I miei cani attendono il segnale per entrare in azione"
"Lui si occuperà dei Bulldozer, mentre noi ci occuperemo dei documenti. Siamo intesi Shade?" domandai.
Il suo cenno di assenso mise fine alla conversazione, non prima che dicessi:
"Thelonius aspetta indicazioni, è lui che si occuperà di organizzare una spedizione.." feci una pausa per dare un morso al mio frutto, che era mezzo marcio, prima di concludere: "E se qualcun altro si lamenta della mia cucina al comando dei Lokot..".
Quei sorrisi dipinti sui nostri volti spezzarono la tensione che avevamo addosso. Potevamo essere scoperti in qualsiasi momento e dovevamo prestare molta attenzione a non cadere mai in contraddizione, sia nelle nostre azioni che nelle nostre parole, per evitare di attirare su di noi gli sguardi inquisitori degli uomini in blu.
Finimmo di mangiare e ci dirigemmo verso il container dove si trovavano le brande per la notte. Erano divisi per numero di matricola: dall'1200 al 1220, dal 1221 al 1241, e così via. Per nostra fortuna, i tre ex proprietari delle divise dormivano nello stesso locale. Galath aveva il 1255, Shademar il 1248 ed io il 1260.
Era troppo rischioso parlare mentre eravamo tra gli operai e decidemmo di rimanere sempre in silenzio, comunicando a volte coi gesti.
Una nuova sirena ci svegliò la mattina seguente. Dopo aver fatto la coda per lavarci, tornammo in mensa per la colazione, fatta di latte in polvere o caffè, una marmellata in una piccola confezione monouso, i soliti cracker e un quadratino di burro.
Lavorammo allo scavo per un paio di giorni, chiedendomi se qualcuno nelle Kioskas si stesse chiedendo che fine avevamo fatto. Un po' di duro lavoro a spaccare pietre, pensai, mi avrebbe tonificato ulteriormente i muscoli e magari una volta tornato avrei fatto colpo su qualche bella ragazza, ancora più che in passato. Tra un colpo di piccone e l'altro, sentii Galath sussurrare il mio nome.
"Dimmi.." risposi facendo attenzione che non ci fossero guardie nelle vicinanze.
"E' il momento. Ho intravisto uno dei miei cani sbucare dalla foresta. Mi inventerò una scusa per allontanarmi e recuperare lo zucchero dai loro collari"
"Resta solo da pianificare come poter entrare negli uffici e rubare i progetti. Allontanarsi da qui non è problematico, ognuno è troppo preso dal suo lavoro per guardare cosa stanno facendo gli altri. Tu distrai un attimo la guardia, il tempo di farmi sgattaiolare via e raggiungere Shade. Al resto penseremo noi"
"Perfetto" rispose Galath con un sorriso. Così dicendo, si avvicinò alla guardia che stava tornando, tenendosi vistosamente il braccio destro, contorcendo la bocca in una smorfia di dolore.
"Cosa c'è matricola 1255? Perché non sei al lavoro con gli altri?" chiese indignato Edgar masticando sempre quel puzzolente tabacco.
"Signore, stavo lavorando con gli altri, quando ho sentito un fortissimo dolore al braccio ed un senso di bruciore molto intenso, Signore. Credo di essermi stirato il muscolo.. chiedo il permesso di andare in infermeria per farmi controllare, Signore".
La guardia rimase qualche secondo a guardarlo, non facendo attendere la sua solita sputata nera in terra: "Vai in infermeria allora. Con un braccio in quelle condizioni non sei utile neanche a lavarmi le mutande".
L'esploratore ringraziò a testa bassa, mentre la sua mente stava già facendosi i complimenti per le sue doti di recitazione. Dopo aver assistito alla scena, mi chiesi se correvo il rischio di perderlo come Lokot per ritrovarmelo tra gli Artisti.
Poco dopo, Galath sparì del nostro campo visivo. Approfittando della distrazione della guardia, mi allontanai dal mio posto di lavoro e mi diressi verso la zona dove lavorava Shade. Dopo qualche minuto di ricerca, lo trovai sbuffante accanto a dei barili. Non mi fu difficile attirare la sua attenzione.
"C'è qualcosa che non va, Paido?" mi chiese sorpreso di vedermi lì.
"No.. anzi.. è il momento. Galath si è già allontanato per richiamare i suoi cani, ora tocca a noi introdurci negli uffici".
Lo aiutai a caricare un barile vuoto su di un camion, per non far sospettare nulla alla guardia che in quel momento ci passò accanto. Quel camion, a fine giornata, avrebbe scaricato i barili nella nostra amata foresta. Giurai di far pagare loro ogni singolo contenitore metallico lasciato ad inquinare la vegetazione che amavo tanto, e che ormai era diventata la mia casa.. ancora una volta. Ritornammo dunque a discutere.
"Gli uffici sono in quel container laggiù" spiegò Shade indicando il secondo a partire dal cancello d'ingresso dello scavo. "C'è una torretta a trenta metri ed una guardia, armata di Spow davanti alla porta. Non sarà facile entrare e non sappiamo neanche se c'è qualcuno dentro, in questo momento"
Appena finita la frase, la porta del container si aprì ed uscirono tre persone. Erano i progettisti dello scavo. Dalle loro movenze, dovevano proprio ridere di gusto. Offrirono una sigaretta alla guardia, che però rifiutò, e si allontanarono per farsi un giretto e fumare le loro. Mi girai lentamente verso Shade con un sorriso che quasi mi univa le orecchie.
"Non ci posso credere.. mai visto una persona più fortunata di te" disse l'esploratore scuotendo il capo e coprendosi il volto con il palmo della mano.
"E ti lamenti? Forza andiamo!" lo incitai prima di dirigerci verso gli uffici.
Ci incamminammo verso la postazione, dividendoci a metà strada: io mi sarei occupato della guardia, Shade si sarebbe introdotto per rubare le carte di cui avevamo bisogno. Mi avvicinai piano piano alla porta, guardando il soldato con fare sospetto e un po' spaventato. Dapprima non fece caso a me, poi sentì sulla pelle lo sguardo di qualcuno ed incrociò il mio.
"Cosa vuoi matricola? Non è questo il posto in cui sei stato assegnato" mi scacciò bruscamente.
"Sicuro.. me ne vado senza aspettare un minuto di più.. non voglio certo essere coinvolto in un guasto di uno di quegli aggeggi" risposi alzando leggermente le braccia ed indicando l'arma con lo sguardo.
"Nessun incidente, finché un civile come te non ci mette mano. Ed ora sparisci, o sarò costretto a chiamare qualcuno"
"Secondo me dovresti farlo.. e alla svelta, prima che qualcuno si faccia male"
"Cosa intendi dire?" mi chiese aggrottando la fronte.
"Ma come? Non lo sai? Ho sentito dire dal terzo ufficiale, mentre sono passato casualmente accanto al suo tavolo in mensa, che l'ultima partita di Spow spedita è difettosa. Si sono verificati dei casi di sovraccarico ed alcune guardie sono rimaste ferite alle mani, alle braccia o addirittura agli occhi durante le fasi di esercitazione", dissi mantenendo volutamente una certa distanza da lui. "Io non so come diavolo funzioni quell'arnese, la vita militare non mi interessa per niente, ma una controllatina all'arma me la farei dare.."
Il suo sguardo sospettoso non svanì ma l'insicurezza stava trovando spazio nei suoi modi di fare, soprattutto nel maneggio dello Spow, dosando i movimenti.
"Vedrò di controllare. Grazie della soffiata. Ma ora non dovresti stare qui, le matricole 1100, 1200 e 1300 sono addette agli scavi. Perché ti trovi da queste parti?"
"Oh beh.. un mio compagno si è probabilmente stirato un braccio durante i lavori ed io l'ho accompagnato in infermeria, con regolare permesso si intende. Ero qua in zona per fumarmi una sigaretta mentre aspettavo" feci una breve pausa per sembrare credibile. "A proposito, hai da accendere?"
"No. Non fumo"
"Fai bene.. gran brutto vizio. Se calcolo quanto spendo in media per comprarmi le sigarette, a quest'ora potrei già pagare due anni di università a mio figlio" dissi ridendo e venendo subito assecondato dalla guardia.
Alzai poi lo sguardo verso la torretta di guardia e chiesi: "Non conviene avvisare anche il tuo compagno lassù?" indicai con il dito. "Non vorrei che in caso di assalto di qualche Hammers, gli scoppiasse il fucile in faccia".
La guardia lo osservò perplesso e riportò il suo sguardo su di me, annuendo.
"Sì hai ragione, meglio essere sicuri" così dicendo prese un aggeggio che non avevo mai visto dalla sua cintura e ci parlò dentro. "Francisco, mi senti? Passo."
"Hola Paolito, dime. Passo" fu la risposta.
Rimasi sorpreso. Era davvero incredibile come potessero trasmettere la loro voce attraverso quell'apparecchio. Cercai di non mostrarmi troppo stupito e continuai a seguire la loro conversazione.
"Mi chiamo Paul, Francisco, non Paolito.. Passo" disse con tono quasi arreso la guardia al mio fianco.
"Hai chiamato solo per dirmi questo? Passo."
"Certo che no! Mi è giunta voce che alcuni degli Spow che ci hanno mandato con l'ultimo cargo sono difettosi. Hai avuto qualche problema col tuo? Passo."
"Fortunatamente non ancora. Anche perché non ho sparato neanche un colpo. Passo."
"Beh.. quando hai tempo, vai a fargli dare un'occhiata che non si sa mai. Passo"
Nel frattempo, vidi con la coda dell'occhio Shade che approfittando della distrazione dei due, si introduceva nella finestra che dava sulla recinzione. Trattenni un attimo il respiro e, dopo neanche un minuto, ne uscì fuori in perfetto silenzio e con dei fogli ripiegati tra le mani. Mi fece cenno che era tutto a posto e tornai ad ascoltare le guardie. Ormai avevano finito di discutere e sentii solo un ultimo: "Va bene, ci vediamo in mensa questa sera. Passo e chiudo".
"Credo che il mio amico abbia finito di farsi visitare.. meglio che ritorni verso l'infermeria" esordii alle fine della loro conversazione.
"Va bene, matricola. Puoi andare" mi disse Paul prima di tornare col suo sguardo attento sull'ambiente circostante.
Intanto Galath passò accanto all'infermeria senza ovviamente fermarcisi e raggiunse un punto poco controllato in quel momento, visto che la ronda esterna aveva già effettuato il passaggio. Fece un fischio di richiamo per gli animali, che accorsero dal padrone dopo un po'. Con tutto il rumore che c'era nell'avamposto, nessuno lo avrebbe sentito. I veltri iniziarono a fare le feste al loro padrone ma Galath li calmò quasi bruscamente. Shade ed io lo raggiungemmo quasi subito.
"Tutto a posto, Galath. Qui ci sono i progetti. Legali bene, non possiamo permetterci di perderli"
"Tranquillo Shade. Spero solo che arrivino più in fretta possibile al Comando. Quando si accorgeranno della scomparsa dei documenti, faranno perquisire l'intero campo e rischiamo di essere scoperti".
Galath rimase un attimo a parlare con i suoi animali, spiegandogli di correre al Comando dei Lokot. Gli occhi dei due cani si illuminarono, dando quasi un segno lampante di aver capito le indicazioni del padrone. La ronda esterna stava per passare nuovamente davanti alla nostra postazione e decidemmo di lasciar andare i cani, che sparirono velocemente nella vegetazione che circondava il Posto di Controllo numero 36.
"Torniamo ai nostri compiti, prima di dare troppo nell'occhio" suggerii.
Ci riavviammo verso le nostre postazioni e questa volta Galath passò per davvero in infermeria, per evitare dei problemi in caso di controllo dei nostri superiori. Se non fosse figurato tra le persone che durante la giornata hanno richiesto assistenza medica, la nostra assenza dai posti di lavoro sarebbe risultata sospetta ed inopportuna. Sicuri del nostro operato, lavorammo per circa un'ora, quando arrivò il peggio: i suoni dei lavori vennero sovrastati dalla potente sirena dell'allarme! I progettisti, di ritorno dalla loro pausa avevano constatato la scomparsa dei progetti dando quindi l'allarme. Un gruppetto di guardie corse in direzione del centro di comando dello scavo, sparpagliandosi poi nell'avamposto e bloccando tutte le uscite.
"I miei cani non saranno neanche a metà strada.. siamo stati sfortunati" mi sussurrò Galath preoccupato.
Fingendo interesse, Shade ci raggiunse insieme alla folla di operai incuriositi da tutto quel movimento e quel dispiegamento di forze.
"E' un bel guaio" esordì. "Dobbiamo trovare il modo di andarcene da qui, o quanto detto da Galath rischia seriamente di avverarsi. Se ci scoprono, non oso immaginare.."
"Non preoccuparti" lo interruppi "le carte non sono in nostro possesso.. non abbiamo niente da nascondere e l'esserci liberati dei progetti va solo a nostro vantaggio. Non possono continuare i lavori senza documenti, per ora. Thelonius saprà sicuramente cosa fare e tutto questo trambusto gli darà un paio di giorni di vantaggio"
"Sì ma sospetteranno dell'intrusione di qualcuno! Faranno ispezionare tutto il campo e non trovando nulla ci ispezioneranno uno per uno. Se fanno un controllo siamo in trappola: noi sappiamo il nostro numero di matricola, è cucito sulla tuta, ma non abbiamo minimamente idea di come si chiamassero i loro legittimi proprietari. Da qualche parte terranno la documentazione o le cartelle cliniche di tutti gli operai, le guardie, gli ingegneri, gli addetti alla sicurezza e gli altri!"
"Porca miseria, non ci avevamo pensato!" esclamò Galath abbassando poi subito il tono della voce. "Paido, ha perfettamente ragione.. cosa facciamo?" mi chiese preoccupato.
Non avevo risposte. Riuscii solo a scuotere leggermente il capo e sussurrare: "Manteniamo la calma.. aspettiamo i rinforzi e preghiamo Arawen affinché ci protegga".
La sirena si interruppe, lasciando spazio ad una voce profonda che rimbombava nello scavo grazie ad un impianto di altoparlanti molto ben congeniato: "Ispezione camerate e personali. Radunarsi di fronte ai dormitori. Ripeto, ispezione camerate e personali. Radunarsi di fronte ai dormitori".
La voce si spense e così le sirene, mentre le guardie ci guidavano ai container, sospettose e con gli Spow pronti a far fuoco in caso di circostanze sospette. Venimmo messi tutti in fila ed aspettammo che le guardie finissero di controllare tutte le camerate. Il gruppetto uscì dall'ultima camerata ed ovviamente riferirono di non aver ritrovato nulla. Il resto delle guardie continuava a tenerci sotto tiro e molti operai iniziarono a chiedersi cosa stesse succedendo. Si fece avanti un uomo molto magro, con i capelli sporchi e un'aria quasi malaticcia. Era il capo del personale.
Teneva tra le mani un fascicolo, dove vi erano registrati tutti i lavoratori, il loro numero di matricola, curriculum ed attuale impiego.
Sentii lo sguardo nervoso di Shade su di me. L'uomo era accompagnato da due guardie armate e riconobbi quasi subito il volto di Paul. Un brivido gelido mi scivolò lungo tutta la schiena, quando gli occhi attenti dell'uomo incrociarono i miei. Era il mio turno.
"E tu sei?", mi chiese dopo un paio di colpi di tosse.
"Matricola 1260, Signore", risposi prontamente.
Iniziò a sfogliare il fascicolo in cerca della mia scheda, ma il suo sguardo spesso era rivolto al mio viso.
"Non mi sembra di ricordarmi di te", socchiuse gli occhi nell'osservarmi.
"Sono quasi sicuro di non averti mai visto.."
"Signore, è una addetto alle cave, Signore. L'ho incontrato mentre aspettava un compagno che aveva accompagnato in infermeria, Signore" incalzò Paul sorprendendo sia l'uomo che me.
"Silenzio soldato!" lo rimproverò un suo superiore. "E ritieniti fortunato che ci serve fino all'ultimo uomo per questo avamposto, altrimenti saresti già stato severamente punito per la tua incompetenza!"
"Si.. Signorsì Signore" balbettò la guardia abbassando lo sguardo.
Il signor Bloomer, il capo del personale, continuò a sfogliare il fascicolo in cerca della mia matricola. Ormai eravamo quasi certi di essere scoperti, quando il fortissimo suono di un'esplosione tuonò per l'avamposto.
L'attenzione di tutti venne attirata.
"Il capannone dei Bulldozer! Sta andando a fuoco il capannone dei Bulldozer!" urlò una guardia che correva nella nostra direzione. "Il gasolio ha preso fuoco!".
L'uomo, a quella notizia, diede l'ordine a tutti di tornare nelle camerate, mentre i superiori impartivano severi ordini alle guardie su come spegnere l'incendio.
"Ribadisco quello che ho detto prima, Paido" mi sussurrò Shade nell'orecchio.
"Ma come può essere successo?" si chiese a voce alta Galath, mentre guardava le fiamme uscire dal capannone. "Nessuno stava lavorando, come diavolo ha fatto a verificarsi un incidente? Le taniche e i barili di gasolio sono separati dalle zone lavorative, come hanno fatto a prendere fuoco da sole?"
"Non ne ho la più pallida idea.." risposi mentre rientravamo nei container, aspettando nuovi ordini.


7 - TRUMER

I tre Lokot continuavano a lavorare come normali operai senza farsi scoprire, e da quello che vedevo si stavano facendo un discreto mazzo.
Cominciavo a capire alcune cose dell'addestramento, e comunque non li invidiavo per niente. Osservavo come li avevano divisi, e vedendo Shademar che veniva percosso mi preparai ad intervenire. Ero già teso, pronto all'azione, ma fortunatamente si concluse tutto in niente di fatto, perché la guardia che lo aveva colpito lo aveva portato a lavorare presso la macchina muovi-terra. Mi concentrai allora solo su Shademar, visto che pensavo che l'obiettivo fosse la macchina. Quello strano mostro veniva alimentato tramite dei bidoni, che venivano svuotati nella sua pancia, per poi essere caricati su di un altro mezzo, che alla fine della giornata usciva dal campo verso la foresta.
Quando il mezzo porta barili uscì dal campo lo segui. Si muoveva lento e rumoroso per quella che sembrava una strada improvvisata. Dopo poco, si fermò. Iniziò a fare una manovra strana, come se si stesse stroncando nel mezzo, quindi vomitò il suo carico dei bidoni facendoli rotolare sul terreno. Il mezzo ripartì in direzione del campo. Quando mi passò vicino, notai che all'interno c'erano due persone, ed una era evidentemente una guardia, armata dell'immancabile Spow. Seguii il tragitto del mezzo di ritorno al campo, e notai che al rientro veniva minuziosamente controllato.
Il piano che mi si andava formando in testa andò in frantumi ancora prima di prendere corpo. Mentre mi arrovellavo il cervello sul da farsi tornai alla zona di scarico dei barili. Il liquido che avevano usato per il mostro di metallo puzzava in modo indicibile. I bidoni non erano completamente vuoti, e un po' di liquido usciva da quelli rovesciati.
Feci una veloce perlustrazione e come avevo immaginato m'imbattei negli scarichi dei giorni precedenti. Con mio orrore, mi resi conto che intorno ai barili tutta la vegetazione era morta o stava morendo. Quei bastardi della Global oltre che ucciderci stavano rovinando anche la nostra terra. Per pura curiosità toccai il liquido, e mi resi conto che era untuoso e viscido. Pensai all'olio per le lampade, e allora provai a vedere che effetto aveva sul fuoco. Bruciava e anche bene.
Feci un po' d'esperimenti prendendo un po' del liquido residuo, e notai che, anche se bruciava bene, in grosse quantità gettato sul fuoco lo spegneva. Quel liquido era un mistero ma questo mi fece dedurre che una freccia incendiaria sul bidone pieno non avrebbe causato un incendio, ma se il liquido fosse uscito e poi incendiato l'effetto sarebbe stato abbastanza impressionante.
Forse potevo ripetere il rogo di Krymenia. Già m'immaginavo, portato in trionfo e ricoperto di gloria per la mia impresa, ma la situazione era lunga dall'essere risolta e tornai al mio dovere. Ci volevano quindi due frecce, una normale ed un'incendiaria. Scagliarne una avrebbe attirato l'attenzione, due sarebbe stato un suicidio. La mia balestra non era adatta, e quindi dovevo ricorrere ad un arco. Ci voleva una bella forza per bucare uno di quei bidoni.
Non avevo molto tempo, e così correndo, senza prestare troppa attenzione a non fare rumore, mi diressi al mio rifugio. Arrivato a destinazione tirai fuori da un tronco cavo una lunga scatola di legno nero. Mentre l'aprivo mi ritornò in mente una notte di qualche anno fa, in un'altra foresta, davanti ad un fuoco. Ero nudo, cosparso di grasso, intorno c'era una candida neve che ricopriva i pochi spazi aperti. Alti alberi mi osservavano, e un uomo con il volto rovinato dal tempo e dal sole mi porgeva una coppa contenente un liquido giallo.
Lo bevvi e quella notte feci un viaggio che nessun cavallo mai avrebbe affrontato neanche in un mese. La mattina dopo mi ritrovai disteso, solo, coperto dai miei vestiti ed a fianco quella scatola nera. Tirai fuori il contenuto, avvolto in un panno incerato, e poi da un altro ingrassato, sembrava un lungo bastone, alto quanto me. Presi anche tutto il resto che c'era nella scatola. Sempre di corsa tornai alla discarica dei barili.
Lavorai per parte della notte, poi con il materiale che avevo preparato ripresi la mia posizione di guardia sull'albero vicino al campo. La situazione non era favorevole. Decisi che forse era l'ora di tornare al campo d'addestramento e chiedere aiuto. O meglio vedere se qualcuno aveva bisogno d'aiuto.
Meglio proporsi per una missione che chiedere aiuto per realizzarla.


8 - THELONIUS

"Thelonius, secondo te dove saranno i nostri?" mi disse Trumer inquieto. Eravamo appostati fin dalle prime luci dell'alba, e ci spostavamo cautamente per capire quale fosse il punto migliore d'osservazione.
Tutto era iniziato qualche giorno prima, quando uno dei nostri aveva notato dei movimenti sospetti in un punto piuttosto remoto della foresta con un notevole utilizzo di uomini della Global. Ma ancora più preoccupante, come mi disse Paido, era il fatto che impiegassero una grande macchina per spostare e spianare il terreno, probabilmente per approntare una base d'atterraggio per le loro immense navi e così invaderci e sottometterci per sfruttare i giacimenti di miara.
Il giorno prima era stata organizzata una spedizione per esaminare meglio la situazione e decidere le contromisure da prendere e, vista la gravità del problema, il drappello era composto dai nostri migliori elementi: Shademar, il Vicecomandante Galath e nientemeno il nostro valente Comandante Paido, il quale mi aveva affidato in sua assenza il comando degli esploratori e in particolare delle nuove reclute.
Era una missione organizzata solamente per raccogliere il maggior numero di dati e non era previsto alcun contatto col nemico, e poi loro tre avrebbero potuto tenere testa ad un esercito. Ero tranquillo, o quasi. Però mi si stava insinuando in testa il dubbio che comunque avrebbero potuto correre dei rischi, la Global era potente e attrezzata. Cercavo continuamente di fugare questi pensieri, ma poi c'era Trumer.
Era un caro ragazzo, aveva superato da poco l'addestramento ed era un esploratore promettente, ma molto impulsivo e molto solerte. Anche troppo.
Solitamente sono molto riservato, ma complice la sua simpatia, e la necessità di parlare con qualcuno delle mie preoccupazioni, avevo avuto la leggerezza di metterlo a parte della situazione, e da quel momento Trumer non ha fatto altro che massacrarmi gli attributi con la sua insistenza ad intervenire, assistere, eventualmente aiutare e combattere insieme agli altri che erano in missione.
Potevo capirlo, anche io all'inizio della mia carriera ero come lui impaziente di agire direttamente e dimostrare il mio valore. Ma adesso ero io responsabile degli esploratori e non facevo altro che frenarlo dicendogli che i nostri migliori uomini non avrebbero certo avuto bisogno di noi.
Però il tarlo del dubbio si stava insinuando sempre più in profondità fino a quando, passati un paio di giorni senza avere notizia alcuna del capitano e degli altri, decisi di partire per vedere se avessero bisogno di aiuto, portando con me Trumer, tanto non sarei riuscito a tenerlo fermo. Quel ragazzo deve ancora capire l'importanza della disciplina e il rispetto delle regole, ma mi era simpatico. E in fondo era un po' simile a me. Partimmo a notte inoltrata in modo da raggiungere l'obiettivo con la prima luce del sole. Si vedeva che Trumer era emozionato e fremente per l'eccitazione.
L'avevo istruito sulla delicatezza e la pericolosità della situazione e lui mi aveva assicurato di eseguire i miei ordini alla lettera ed essere prudente. Mah!
Adesso eravamo qui, ma in fondo ero contento, non riuscivo nemmeno io a stare fermo ad aspettare gli eventi.
Seguendo le indicazioni che sommariamente mi aveva comunicato Paido non fu difficile trovare il luogo, anche perché i lavori erano in uno stadio avanzato e la superficie occupata dalle operazioni di disboscamento e bonifica era piuttosto vasta.
Facemmo dapprima un giro di tutto il perimetro senza trovare traccia diretta dei nostri compagni, ma quando ci vennero incontro uggiolando sommessamente (erano molto ben addestrati) i cagnoni di Galath, capimmo che il gruppo probabilmente si era infiltrato nelle fila nemiche oppure era stato catturato.
Volli scartare subito la seconda ipotesi, non potevo credere che fosse successa una così grande disgrazia, e poi gli intelligenti animali sarebbero stati nervosi e tristi se fosse successa una cosa simile, per non parlare del fatto che probabilmente sarebbero corsi in soccorso del padrone.
No. Non stavano aspettando un qualche segnale del padrone e poi avevano dei misteriosi sacchetti appesi al collo, ma nemmeno a noi i cani avrebbero permesso tanta confidenza da poter esaminarne il contenuto, anche se accarezzandoli avevo sentito una consistenza sabbiosa. Chissà.
Si acquattarono nuovamente nel sottobosco e noi con loro. Sarebbero stati il nostro collegamento con gli altri esploratori in missione.
La mattinata era ormai inoltrata, e pur aguzzando la vista non vedevamo altro che uomini in tuta che lavoravano e guardie che sorvegliavano.
Trumer era nervoso, silenzioso, ma molto impaziente. Cercai di tranquillizzarlo dicendogli che per il momento non c'era altro da fare, ma prima o poi sarebbe venuto il momento dell'azione.
Improvvisamente come fossero comandati a distanza, ma più probabilmente richiamati da Galath con un segnale che solo essi potevano sentire, i veltri scattarono eccitati e si mossero cautamente ma rapidamente verso la base nemica.
Li seguimmo a distanza con prudenza mantenendoci nascosti e avvicinarono un uomo sul retro di una baracca. Un sorriso mi increspò le labbra quando riconobbi Galath, poco dopo raggiunto da Shade e Paido. Erano in salute e questo era importante. Per qualche motivo avevano deciso di intervenire subito. Evidentemente la situazione era più grave del previsto.
Erano vestiti come gli altri probabilmente per non dare nell'occhio, decidemmo di non palesarci per non rischiare di metterli in pericolo. Galath armeggiò con i loro collari togliendo i sacchetti e fissando nuovamente qualcosa che Shademar gli aveva passato, poi i cani si mossero mentre loro si allontanarono.
Dissi a Trumer di tenere sotto controllo i nostri compagni mentre io avrei dato una occhiata ai cani. Mi spostai in modo da intercettarli. Essi si fermarono nuovamente al mio richiamo, ma si capiva che erano impazienti di continuare.
Probabilmente avevano un comando ben preciso, e anche questa volta con un ringhio di avvertimento non mi permisero di esaminare quello che portavano al collo, ma era evidente anche da lontano che fossero dei progetti riguardanti qualche complicata attrezzatura.
Raggiunsi il giovane Lokot, il quale mi fece notare i nostri compagni che lavoravano di gran lena.
"Era ora che facessero qualcosa, ormai si stavano rammollendo" dissi ridendo, ma dentro di me pensai che non avrei voluto essere al loro posto.
Lavoravano da un'oretta circa quando successe il finimondo. Le sirene ululavano, uomini armati con i temibili Spow si muovevano rapidamente a radunare tutti gli operai e il personale della base, compresi i nostro amici. Capimmo che la sottrazione dei progetti era stata scoperta. Le cose si mettevano male. Cercavo di pensare più rapidamente che potessi mentre osservavo che tutti gli uomini erano passati in rassegna. A breve i nostri coraggiosi esploratori sarebbero stati scoperti.
Cercavo di vagliare le soluzioni possibili, ma i nemici erano troppi e ben armati, non riuscivo a fare altro che pensare e osservare sgomento.
Mentre io pensavo, c'era chi invece non pensava per niente. Udii la voce di Trumer che esclamava: "Ho un'idea!" E contemporaneamente lo vidi dirigersi velocemente verso la base.
"Fermati, dove vai!" Ma non accennava minimamente a fermarsi.
"Fermati, è un ordine!" ma niente.
Ero combattuto se seguire lui, o continuare ad osservare i miei amici. Ma sentivo troppo la responsabilità nei confronti del giovane esploratore e li seguii. La situazione mi stava sfuggendo completamente di mano, pensai sgomento.
Seguivo Trumer che correva veloce seminascosto dalla boscaglia verso un punto dove, all'interno della recinzione, era un grosso capannone con dei bidoni all'esterno. Mi mantenevo ad una certa distanza da lui combattuto tra alcune azioni che volevo intraprendere. Avrei voluto fermarlo con la forza, ma temevo che ci potessero notare, e allora sarebbe stato tutto vano, ma contemporaneamente volevo dargli fiducia. Se anche lui si fosse fatto scoprire sarei comunque rimasto io. Era inesperto, testardo e imprudente, ma era un ragazzo intelligente. Però la rabbia ogni tanto prendeva il sopravvento, un esploratore non può ignorare gli ordini! pensavo. Lo vidi salire su un grosso albero frondoso, imbracciare un lungo arco e incoccare una ancor più lunga e robusta freccia probabilmente nascosti in precedenza.
Mi dovrà dare diverse spiegazioni. Prese con cura la mira e colpì un bidone forandolo, poi subito dopo prese una freccia normale e diede fuoco alla punta e la lanciò lì dove un liquido nerastro defluiva dal foro provocato dalla prima freccia. Successe un finimondo. Prima il liquido prese fuoco, e poi con una forte deflagrazione esso si propagò agli altri bidoni e infine a tutto il capannone. In qualche modo l'iniziativa di Trumer ebbe successo perché non solo il fuoco minacciava il mostro di metallo, ma aveva distolto l'attenzione dai nostri compagni nell'accampamento perchè quasi tutti gli uomini della sicurezza furono dirottati per spegnere l'incendio che divampava furioso. A quel punto raggiunsi Trumer che era sceso dall'albero con un sorriso soddisfatto stampato sul viso. Il mio sguardo era meno sorridente: "Come hai osato ignorare i miei ordini!" dissi truce.
"Era un'emergenza" rispose, e io a mia volta: "Emergenza o meno gli ordini sono ordini!" e poi Trumer "Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità".
Aveva ancora un certo sorrisino stampato in faccia un attimo prima che gli stampassi un bel pugno sul viso cercando, però di non affondarlo troppo, colpo che accusò in silenzio portandosi le mani sulla zona dolorante.
"Questo è per l'insubordinazione, e questo per la tua ottima iniziativa" dissi abbracciandolo. "Complimenti, sei un vero Lokot, ma un'altra volta che ti viene voglia di disubbidire, ricordati del cazzotto" gli dissi sorridendo. A quel punto anch'egli sorrise nonostante avesse uno zigomo e il naso lievemente tumefatti.
"Ti assicuro che me lo ricorderò Thelonius, ti faccio le mie scuse."
Poi mi raccontò che aveva osservato da solo qualche giorno prima la situazione e aveva studiato e preparato il piano per mettersi in luce davanti ai superiori.
"Ecco perché insistevi tanto per convincermi a venire con te qui" e poi serio dissi "Ricordati che siamo una squadra e quasi una famiglia, da noi non c'è posto per stupidi eroismi solitari. Se ti avessero scoperto non avremmo nemmeno saputo dove cercarti".
Nel frattempo i veltri di Galath che credevo fossero corsi alla caserma si ripresentarono scodinzolando.
"Sono temibili, ma molto affettuosi con le persone che conoscono."
Avevano ancora i fogli arrotolati e fissati ai collari, e questa volta tra una carezza e l'altra riuscii a prenderli senza far innervosire gli animali. Li avrei visionati appena avessi avuto un attimo di calma. In questi minuti avevo lo stesso tenuto sotto controllo la situazione nel campo, e approfittando del trambusto, i nostri tre cari compagni si erano allontanati e li avevo persi di vista. Speriamo che approfittino del momento favorevole per scappare pensai, mentre un'altra minaccia si stava prospettando. Evidentemente i nemici avevano capito che l'incendio era stato provocato da un attentato e stavano iniziando una battuta nella boscaglia per cercarci, cosa che non mi avrebbe lontanamente preoccupato se non fossero stati aiutati da quattro Sciaves.
La situazione era molto pericolosa. Spiegai a Trumer che gli Sciaves pur essendo piuttosto lenti, erano molto forti, e i loro denti letali. Avevano un olfatto ed un udito ottimi, per questo erano eccezionali come segugi, anche se la vista lasciava molto a desiderare. Ma se loro erano in quattro, anche noi lo eravamo, pensai guardando con sollievo le splendide bestie che Galath aveva, guarda caso, addestrato per la caccia allo Sciaves.
Uscirono dall'accampamento e si divisero in due squadre composte ognuna da sei uomini e due bestie disgustose. Una si diresse nella nostra direzione, mentre l'altra si accingeva a perlustrare la zona più a nord. Proprio su questa seconda squadra che aizzai i cani: ne avevano già avvertito l'odore ed erano visibilmente eccitati. Erano molto intelligenti e capirono subito cosa volevo da loro. Con un largo semicerchio si avvicinarono lentamente sottovento per affrontarli. Nel frattempo erano stati liberati per meglio cercarci e i due che si dirigevano verso di noi ci avrebbero presto localizzato.
Dissi a Trumer che era meglio dividersi in modo da diminuire le possibilità di essere catturati entrambi e fare in modo di poterci reciprocamente aiutare in caso di bisogno. Diedi al mio compagno una pacca sulla spalla "Fatti valere e sii prudente, allontanati ma in modo da rimanere a vista e sii pronto ad intervenire, io rimango qui ad aspettarli".
Lo vidi allontanarsi verso un gruppo d'alberi distante una cinquantina di metri. Il tempo stringeva, presto mi sarebbero stati addosso. Mi arrampicai sull'albero e vidi i due Sciaves in lontananza. Uno dei due si fermò ad annusare l'aria e prese a dirigersi verso Trumer mentre l'altro continuava ad avanzare verso di me. Accidenti, avrei preferito affrontarli entrambi personalmente, pensai preoccupato per il mio giovane esploratore.
Poi mi venne un'idea, presi dalla bisaccia a tracolla le ottime polpette preparate dal nostro cuoco con la ricetta del comandante Paido che avevo portato con me e le distribuii a terra sotto un cespuglio a poca distanza dall'albero dove risalii prontamente. La fetida bestia sopraggiunse a breve guidata dal suo olfatto, sbavava e ringhiava e si vedeva che era molto affamata. La bocca semiaperta mostrava denti affilati e lasciava cadere bava filamentosa.
Come prevedevo l'odore delle polpette attirò l'attenzione della bestia che si mise a mangiarle avidamente cercandole nell'erba. Io ero perfettamente immobile su un ramo basso puntando la balestra sul suo cranio, che quasi esplose data la distanza ravvicinata, quando il mio dardo lo perforò.
Cadde a terra di colpo senza un lamento, ed io mi allontanai prontamente dal luogo, mentre sopraggiungevano le guardie che interdette e visibilmente spaventate non capivano cosa fosse successo né dove guardare per proteggersi le spalle. Protetto dalla boscaglia, bastò colpire con un dardo un albero alle spalle degli inseguitori, per far sì che fuggissero spaventati e disorientati. Era stato divertente metterli in fuga, pensai sorridendo, ma poi mi preoccupai subito di Trumer, e mi avvicinai cautamente al luogo dove presumibilmente lo avrei trovato.
In lontananza sentivo il ringhiare dei cani, sicuramente stavano facendo quello per cui erano addestrati.


9 - GALATH

Proprio quando tutto stava andando secondo i nostri piani: io avrei dovuto infiltrarmi nel magazzino dove dormiva il Bulldozer e versare nelle sue viscere lo zucchero che ne avrebbe causato la morte silenziosa, una specie d'avvelenamento, a cui non esisteva antidoto.
Le informazioni che avevo erano molto vaghe, e molte di quelle informazioni risalivano alla mia infanzia, quando mio padre intratteneva rapporti commerciali con gli SdU, e in qualche occasione aveva varcato i confini del nostro mondo.
L'incendio lanciava bagliori rossastri che si riflettevano sul soffitto della camerata; c'era eccitazione fra gli occupanti delle baracche, ma non una preoccupazione; del resto gli uomini della sorveglianza avevano circoscritto l'incendio e stavano lottando contro le fiamme armati di lunghe lance che gettavano sul fuoco un liquido schiumoso, di colore bianco.
Anche io mi chiedevo l'origine di quell'incendio, che tutto sommato aveva messo fine al nostro interrogatorio prima che la situazione diventasse veramente pericolosa.
Mi alzai dunque dalla branda come per andare al bagno, i sacchetti di zucchero erano ancora nascosti sotto il cespuglio dove li avevo lasciati, una volta sganciati dai collari dei veltri. Beh, uno si era strappato, disperdendo il contenuto sul terreno, ma gli altri erano più che sufficienti.
Shademar scambiò l'occhiata d'intesa, e di li a poco i miei valorosi amici erano con me nell'antistante spiazzale che separava i dormitori dai bagni.
"Una parte del piano è andata in fumo, ora non sarà possibile avvicinarsi al mostro per avvelenarlo; non ci sono meno di duecento guardie intente a domare l'incendio..." Soffocai un'imprecazione.
Paido mi diede un leggero colpo sul fianco, a sottolineare la sua espressione fra il divertito e il misterioso.
"...questo strano incendio mi fa pensare che i tuoi veltri abbiano compiuto la missione in un tempo più breve del previsto..." Mentre parlava tutti e tre ci guardavamo intorno con attenzione per non essere spiati.
"Una pattuglia di Hammers, qui intorno, avrà intercettato i veltri di Galath e recuperato i progetti e creato il diversivo per consentirci di evadere."
La voce profonda di Shademar poteva aver colto nel segno. Scossi malinconicamente il capo in segno di diniego: "..Macché Hammers.. vuoi dirmi chi gli avrebbe tolto i collari se non si lasciano avvicinare da sconosciuti... quei cani possono staccare un braccio ad un uomo con un morso..."
Entrambi lo sapevano per aver visto cacciare i miei cani; cinghiali, orsi, sciaves, cervi... spesso eravamo proprio noi a rifornire di cacciagione le cucine della caserma di Launam e di numerose taverne.
Quelle bestiacce sapevano il fatto loro, e mai si sarebbero lasciate avvicinare da nessuno fino ad arrivare a casa, dove Nara li avrebbe nutriti e spazzolati, recuperando i progetti nascosti nelle piccole sacche legate ai collari.
Avevano anche fretta di tornare a casa perché in una cesta accanto al camino otto cuccioli stavano muovendo i loro primi passi in equilibrio incerto su quelle zampone sproporzionate.
Obbedivano solo a me e a Nara, ma si lasciavano coccolare da tutti i Lokot, che conoscevano fin da cuccioli, e i ragazzi, chi più chi meno, avevano una grande considerazione per questi valorosi esemplari.
Dovevamo conoscere l'entità dei danni causati dall'incendio, e non potevamo certo andare a curiosare fischiettando con indifferenza. Molti degli operai non erano nelle brande, sul momento avevo pensato si trattasse di curiosi che stavano gironzolando per il campo incuriositi dall'incendio, e dalla possibilità di un giorno di riposo pagato a spese della Global.
No. Stranamente non c'era nessuna ressa intorno al cordone teso dalla sorveglianza intorno all'area delle operazioni dove si muovevano concitatamente gli addetti all'antincendio, intenti a domare l'incendio, che ormai circoscritto, poteva essere spento in poco tempo ancora.
Ma dove erano gli operai mancanti? ..e com'era scoppiato l'incendio? Il Comandante era in piedi con le mani sui fianchi, e osservava un punto indefinito della recinzione, come se cercasse di vedere nella notte, un segno, un indizio di una presenza di cui sembrava certo, stranamente certo.
"...Se conosco i miei Lokot, la pattuglia che ha intercettato i tuoi veltri era a poca distanza da qui, ed era composta da facce molto conosciute... e in divisa da esploratori!" ridacchiò a bassa voce.
" Chi erano gli esploratori di grado più alto rimasti a Launam ? Thelonius, e Trumer, vero..?"
Annuimmo all'unisono.
"Sì, affermativo."
"Beh, non credo che in questo momento si trovino a Launam."


10 - SHADEMAR

- Speriamo non siano venuti da soli - dissi riferendomi a Thel e Trumer.
- Conoscendo Thel non credo abbia portato con sè altri Lokot, questo significa che là fuori - indicando la foresta con lo sguardo - non li troveranno mai neanche se li cercassero con tutti gli uomini a disposizione. -
Il ghigno d'orgoglio dipinto sul viso di Paido fu interrotto da un ruggito agghiacciante che echeggiò nell'intera vallata. I tre amici si guardarono negli occhi e sentirono sulla loro schiena la sottile lama della paura tracciare una gelida scia di sudore.
- Sciaves - mormorò sibilando Galath. Quattro esemplari di quegli animali, implacabili cacciatori, uscirono tenuti a catena da una caverna scavata nella roccia. Il fetido e acuto odore delle bestie trattenute a stento dagli uomini della Global penetrò nelle nostre narici. Dalle loro bocche, traboccanti di rabbiosa saliva, spiccavano denti affilatissimi.
- Maledetti bastardi, le bestie sono affamate. Chissà da quanto tempo non le fanno mangiare -
- Questa volta la vedo dura per i nostri amici e i tuoi Veltri - dissi preoccupato guardando Galath.
- Non ti preoccupare Shad, i miei cani sanno il fatto loro come Thel e Trumer. Pensiamo noi piuttosto a scappare da questo maledetto campo -
- E il carro? Quella bestia meccanica che mangia le pietre?-
- Non ci faranno mai avvicinare, stanno cercando di spegnere l'incendio. Ha ragione Galath, dobbiamo provare a fuggire ora che c'è confusione. Già. Ma come?-
Ci guardammo intorno per cercare di trovare un punto debole all'interno della fortificazione. All'ingresso si stavano ammassando numerosi militari che si allargarono all'arrivo degli Sciaves. Le torri ai vertici del recinto restarono presidiate da uomini armati senza nessuna intenzione di scendere.
I capannoni degli attrezzi e dove si trovava il Bulldozer erano circondati da decine d'uomini che avevano formato una catena umana e stavano lottando contro le fiamme. Altri militari giravano armati per il campo. La zona più tranquilla, quella dove non c'era alcun movimento era dietro gli alloggi degli operai. Quella in effetti era l'unica nota stonata. A parte gli uomini della Global non eravamo molti gli operai che erano usciti dagli alloggi per assistere a quello che stava accadendo.
- Proviamo a raggiungere il retro degli alloggi - disse Paido mentre si avviò.
Raggiungemmo la nostra struttura ma invece di entrare svoltammo nell'angolo e nascosti dall'oscurità proseguimmo fino a quando non fu raggiunto l'ultimo capannone. Celati dalle ombre, alla vista della guardia armata della torre più vicina, osservammo lo spazio che ci separava dalla rete.
- Saranno almeno cinquanta metri e tutti allo scoperto - disse Galath - è rischioso, anche se provassimo a partire quando la guardia ci volta le spalle potremmo esser visti. Senza contare che dobbiamo tagliare la rete. -
- Uhm Comandante questo non credo sia un problema - dissi sorridendo mentre mostravo loro un attrezzo che tagliava le reti con la stessa facilità di un coltello che affonda nel burro e faceva parte degli attrezzi che mi avevano assegnato e portavo nella cinta che mi stringeva la vita. Trattenemmo il respiro nell'attesa che la guardia si voltasse.
- Ora! - disse a voce bassa ma con un tono perentorio il nostro Comandante.
Pochi secondi e fummo vicino alla rete, allargai le tenaglie avvicinandole alla rete e quando la sfiorai, i miei occhi furono investiti da un'ondata di luce mentre nella mia testa sentii come un rombo di tuono, accecato sentii la mia testa come svuotata ed ebbi la sensazione che tutto mi girava intorno e mentre cadevo a terra perdendo i sensi sentii il grido d'allarme lanciato dalla guardia:
- FERMI. FERMI O SPARO!!!!!!- Gridò l'uomo dalla torretta.
- Accidenti! Cosa è successo? - chiedeva Paido a Galath ancora incredulo e sorpreso dallo spavento.
- Elettricità. Elettricità nei fili-
- Cosa? E Shad? Le guardie stanno arrivando! -
- Il polso batte e respira - disse Galath mentre si sollevava da sopra l'amico privo di sensi.
Mi risvegliai, al posto della testa sembrava avessi una pietra. Udivo dei suoni a malapena distinguevo le voci che parlavano. Provai ad aprire gli occhi e vidi immagini sfocate e doppie. Un bruciore proveniva dalla mano destra.
Provai ad avvicinare la mano ma rimase bloccata. Aprii di nuovo gli occhi, le immagini prendevano lentamente forma e colori, i suoni diventavano comprensibili e il corpo avvertiva tutti i dolori e la sofferenza degli arti. Ero legato insieme a Paido e Galath. L'ufficiale che mi aveva percosso il giorno precedente li stava interrogando. Sui loro corpi erano ben evidenti i segni della tortura.
- Si sta svegliando anche il terzo - disse un militare.
- Ah bene, così potremo far risposare questi due - e sputò in faccia a Galath, mentre con un panno si asciugò il sudore che gli colava lungo il corpo.
Mi sollevò il mento, la presa delle sue mani era forte e avvicinò il suo viso al mio.
- Allora dove sono finiti tutti gli operai che avete fatto fuggire?-
Quelle parole mi fecero tornare alla mente altre immagini, ripensai al fatto che non avevo visto molti operai. Ricordavo che eravamo giunti al recinto, poi nulla.
- Non so, non ricordo.-
- Vediamo allora se questo ti ricorda qualcosa. - Sentii un pugno colpirmi in piena pancia e piegai violentemente la testa in avanti tossendo. Possibile che Galath e Paido fossero riusciti a far fuggire gli operai? Pensai prima di ricevere un altro colpo, questa volta in pieno viso.
Fu allora che si creò un gran trambusto all'ingresso, i militari stavano tornando e gridavano. Un uomo raggiunse l'ufficiale e gli disse che gli uomini usciti per cercare le spie erano tornati a mani vuote e che i quattro sciaves erano morti.
Un sorriso orgoglioso, nonostante il viso fosse rovinato dai numerosi colpi ricevuti, apparve sulle labbra di Galath. L'ufficiale si dimenticò di noi e si lanciò infuriato verso l'ingresso bestemmiando e maledicendo.
Guardai Paido e Galath e chiesi loro: - Cosa diavolo è accaduto?-
Il militare lasciato di guardia stava per colpirmi quando udimmo un colpo secco, il militare ci fissò con occhi vitrei prima di cadere ai nostri piedi.


11 - PAIDO

Stanco per gli interminabili minuti di tortura stavo per rispondere a Shade, quando la guardia, invece di colpirlo, cadde a terra con un'espressione di sorpresa congelata sul viso. Girai lo sguardo sorridendo verso la porta, ancora prima di vedere la sagoma di Thelonius che abbassava la balestra.
"Ops.. scusatemi, ho interrotto qualcosa?"
"Eravamo proprio sul più bello" rispose Galath ricambiando il sorriso "Mai una volta che sei puntuale".
"Beh.. se è così.." il Lokot fece per girare i tacchi ed andarsene ma fu fermato dalla mia voce.
"Dai, vieni qui e slegaci.."
Thelonius si girò nuovamente, con un sorriso stampato sulle labbra, e ci liberò dalle corde, aiutandoci poi ad alzarci. Lo aiutai, poi, a liberare Shademar, ancora visibilmente provato dalla scarica elettrica.
"Come stai Shade? Va meglio?" gli chiesi.
"Insomma.. " esordì a fatica l'esploratore "Stavo meglio prima..".
Dopo una breve pausa, alzò lo sguardo ad incrociare quello di Thelonius, e con aria non poco stupita gli chiese: "Ma, aspetta un attimo.. tu come sei riuscito ad entrare qui nel campo?".
Tutti ci fermammo a guardarlo, improvvisamente incuriositi dall'evento.
"E' vero" feci eco al mio compagno "Come hai fatto ad entrare? La recinzione è stata protetta da un flusso d'energia elettrica.. anche Shade per poco non veniva sostituito da un morbido stufato.."
Il Lokot in questione mi lanciò un'occhiata storta per il paragone da me usato, ma come tutti ritornò ad attendere una risposta. Indicando con un gesto della testa l'esterno, Thelonius iniziò a spiegare abbastanza velocemente.
"Dopo un paio di giorni dalla vostra partenza, ho seguito le tue istruzioni, Paido, e sono venuto qui con Trumer.. per un po' abbiamo osservato la situazione al campo. Dopo aver incrociato i veltri di Galath, e recuperato i progetti del Posto di Controllo 36, abbiamo visto il trambusto provocato da questa azione.. e vi abbiamo salvato la copertura", indicando ora con lo sguardo l'incendio "con una freccia incendiaria lanciata da Trumer"
"Il problema è che non abbiamo ancora avvelenato il bestione metallico" lo interruppe Galath "ed ora ci è impossibile avvicinarci al capannone.
L'incendio non lo distruggerà, ed in capo ad un paio di giorni ricominceranno i lavori".
"Lo so, ma non avevamo altra scelta. Rischiavate la pelle, e salvarvi era l'unica cosa che ci premeva in quel momento".
Appoggiai una mano sulla spalla di Thelonius in segno di ringraziamento, e rifeci la mia domanda: "Ma tu come sei entrato nel campo?".
"Mi vergogno un po' a dirlo", fu la risposta del Lokot "ma questa volta si tratta di pura fortuna. Dopo esserci divisi per sistemare le pattuglie, Trumer ed io stavamo percorrendo il perimetro del campo in cerca di un ingresso, quando ad un certo punto il terreno si è aperto sotto i miei piedi, un breve salto, e mi ritrovai in una piccola grotta scavata approssimativamente. Probabilmente era dove facevano tana gli Sciaves. Devono averla scavata senza tenere conto della distanza esterna col terreno.
Una volta entrato, è stato facile avvicinarmi senza farmi notare.. con tutto il trambusto che c'è fuori..".
"La domanda però è: come facciamo adesso ad uscire?" chiese titubante Shademar, sorretto da Galath.
"Non sempre l'entrata e l'uscita devono per forza differenziarsi".
Detto questo, l'esploratore ci fece cenno di seguirlo fuori dal container prima che qualcuno entrasse. Movendoci lentamente a causa delle ferite, il nostro obiettivo era quello di raggiungere nuovamente la tana degli Sciaves e sfruttare il buco creatosi nella parte alta della grotta per uscire.
La cosa era molto più difficile del previsto, perché se prima le guardie seguivano un determinato tragitto, ora con tutto quel trambusto si muovevano a caso, cercando contemporaneamente di riprendere in mano la situazione, di spegnere l'incendio e di trovare gli operai che mancavano. Thelonius ci lanciò uno sguardo preoccupato.
"Se foste in perfette condizioni fisiche, potremmo sorprendere qualche guardia e scappare facilmente.."
"Vi rallento la fuga.. lasciatemi qui.. con i progetti in vostro possesso, potrete studiarvi per bene la conformazione del campo, i sistemi di sicurezza, il posizionamento delle torrette e tutto il resto.. in modo da tornare con un folto gruppo di Lokot e sabotare questo avamposto" disse con voce un po' tremante Shademar.
"No! O scappiamo tutti insieme, o moriamo tutti insieme.. non abbandoneremo mai un fratello!" gli rispose duro Galath, anticipandomi.
"E sia.." continuai "Thelonius ed io andiamo avanti, voi aspettate una decina di metri più indietro. Quando la strada è libera, vi facciamo un segnale".
Così dicendo, partimmo di soppiatto dietro i container. Sopra le nostre teste svettava una torretta di guardia ed acquattati contro una parete di lamiera iniziammo a parlottare sul da farsi. Mi sporsi leggermente per tenere d'occhio la guardia sulla torretta opposta, e quando notai che la sua attenzione era maggiormente attirata dall'enorme rogo che continuava ad inghiottire il capannone, feci un rapido gesto con la mano, che venne subito seguito dal velocissimo dardo della balestra del mio compagno, terminando la sua corsa nella fronte del soldato sopra di noi.
Sorridendo compiaciuto, Thelonius scattò in avanti raggiungendo il retro di un altro container, mentre io aspettavo il sopraggiungere di Galath e Shademar richiamati dal gesto da noi accordato in precedenza. Aiutai l'esploratore nel sostenere il nostro compagno maggiormente ferito, e raggiungemmo il quarto, che già stava tenendo d'occhio la situazione.
"Maledizione!" esclamò quest'ultimo "La guardia sulla torretta opposta ha notato l'assenza del suo compare e sta tenendo sotto tiro questa zona con il suo Spow. Non siamo stati abbastanza veloci".
Shademar ripeté la sua richiesta, sottolineando la situazione.
"Quella scarica elettrica deve averti fuso del tutto il cervello" lo rimproverai "ci avrebbero scoperto comunque, con o senza di te".
Appoggiando il fratello con la schiena contro la parete del container, Galath si avvicinò a noi e sussurrò: "Sta di fatto che ora ci tocca correre".
Sguardi preoccupati serpeggiavano tra di noi, ed alcuni erano rivolti a Shademar. Scuotendo la testa, ci sedemmo qualche secondo a terra e mentre stavamo pensando ad una soluzione, alzai la testa e i miei occhi si illuminarono un secondo nel notare sopra la mia testa una finestra aperta.
Mi avvicinai all'orecchio di Thelonius e, sussurrandogli la mia idea, trovai consenso nella sua espressione.
"Facciamolo" mi disse convinto.
Dopo aver spiegato a Galath il tentativo che stavo cercando di perseguire, mi misi al limite dell'angolo della struttura. Thelonius si introdusse nel container dalla finestra, dopo aver appurato la mancanza di persone all'interno.
Dentro era molto ben tenuto, con addirittura qualche mobile curato e brande molto più comode di quelle riservate agli operai. Probabilmente era lo spazio riservato agli ufficiali. Con passo svelto, il Lokot raggiunse la finestra sul lato opposto che dava sul campo e con lentezza la aprì appena, facendo cura di non attirare l'attenzione dei pochi operai e delle guardie che ancora non erano andati ad assistere al rogo.
"Sei sicuro di quello che fai?" mi chiese sottovoce Galath.
"No.." risposi con un sorriso.
"Tu sei pazzo" intervenne Shademar lasciando cadere le spalle sconsolato "Vedi di tornare intero o chi la sente Kloda?"
"Ah ah ah.. in tal caso autorizzo te.." dissi.
Mi alzai in piedi e con passo lento uscii allo scoperto, mantenendo le braccia alte in segno di resa. La guardia spostò appena la sua mira su di me, ma vedendo il mio gesto esitò un attimo a sparare. Seguendo attentamente i miei movimenti, mi teneva sempre sotto tiro mentre continuavo ad avanzare e giunto a metà del container, mi misi in ginocchio e con le mani incrociate dietro alla testa. Da quella distanza non riuscivo proprio a vedere la sua espressione ma vidi chiaramente che la sua mano prima appoggiata sul grilletto, ora si spostava per prendere quello strano aggeggio con cui poteva comunicare, a qualche altra guardia sparsa nel campo, la situazione.
Il primo ed ultimo gesto dopo che si era congelato per tenere sotto controllo la zona. Il dardo della balestra di Thelonius segnò una linea retta precisissima che trapassò il cuore della vittima. Stavo per rialzarmi, ma la guardia ebbe un ultimo soffio di vita e cercò disperatamente di premere il grilletto. Purtroppo ci riuscì, anche se il colpo si perse tra gli alberi della foresta circostante. Questo attirò l'attenzione di tre guardie non molto lontane da dove eravamo, che prima ci davano le spalle.
Gridando qualcosa, iniziarono a correre nella nostra direzione. Mi alzai in piedi e mentre Thelonius rompeva una finestra laterale saltandoci in mezzo, incitai gli altri due esploratori a muoversi. Un paio di colpi di Spow ci passarono accanto, mentre disperatamente cercavamo di raggiungere la grotta.
Sbagliando ancora il colpo, le guardie non riuscirono a fermare il nostro ingresso nella grotta. Raggiungemmo il foro nella parte alta della grotta ed intravedemmo il viso di Trumer, che alla nostra vista assunse un'espressione più rilassata.
"Aikydo Comandante", mi salutò il giovane esploratore, prima di calare nell'apertura una corda. "L'ho legata saldamente ad un albero qua vicino, vi darò una mano a salire", concluse vedendo le nostre ferite.
Galath ed io legammo la corda intorno alla vita di Shademar: "Prima tu".
Mentre dal basso davo una mano a Trumer nel portare in salvo il mio compagno, Galath si avvicinò a Thelonius che era rimasto al bordo della grotta per tenere d'occhio i nostri inseguitori. Non fece in tempo a raggiungerlo che quest'ultimo, prima di buttarsi a terra all'interno della piccola caverna, gridò: "Giù!!!".
Una raffica di colpi di Spow investì la parte superiore dell'ingresso.
"Stanno cercando di far crollare la caverna per seppellirci qui dentro" urlò Thelonius.
Girando l'urlo all'unico esploratore all'esterno, affrettammo le manovre e Shademar fu condotto in salvo.
"Galath, vieni!" richiamai l'esploratore con un vistoso cenno della mano. Trumer calò nuovamente la fune e radunando le poche forze per la disperazione, il secondo Lokot si arrampicò fino all'uscita. La caverna, intanto, sotto i colpi incessanti di Spow, era crollata già per metà, costringendoci ad arretrare ed evitando di puro istinto di non essere sepolti dalla terra e dai frammenti di roccia. Ripetendo l'operazione, anche Thelonius fu portato in salvo. In seguito io, ma ci dovemmo allontanare di corsa perché anche il terreno su cui poggiavamo si iniziava a sgretolare. Un po' rotolando e un po' correndo, riuscimmo a nasconderci nella boscaglia.
Mentre riprendevamo fiato distesi tra i cespugli e l'erba alta, Trumer stava in piedi dietro un albero, ad osservare il possente rogo che piano piano diventava sempre più maestoso, sfoderando un sorriso carico di soddisfazione per l'azione da lui compiuta. Ogni tanto partiva un'esplosione, ma nuovi uomini si aggiunsero a quelli già impegnati, dando l'impressione che da lì a poco sarebbero riusciti a limitarne i danni.
"Tutto è bene ciò che finisce bene.." sospirò Trumer "..missione compiuta"
"Missione compiuta per niente" sbuffò Galath colpendo il morbido terreno con un pugno "L'incendio sarà domato, il Bulldozer riparato, e gli scavi riprenderanno con un ritmo maggiore di prima e con una maggiore attenzione delle guardie. Come quel capannone, il nostro piano è andato in fumo"
"Tu dici?" chiesi appoggiandomi con la schiena al tronco di un albero.
"Per spegnere quell'incendio andranno avanti ancora per qualche ora, e non sono troppo sicuro che risolvano la questione entro la sera. Il bestione metallico per adesso è fuori uso, anche se la sua riparazione potrebbe impiegare meno tempo di quanto non sarebbe stato necessario se avessimo messo fuori uso il motore, visto che avrebbero dovuto aspettare i pezzi di ricambio. Per quanto riguarda i loro soldati, dubito vivamente che vengano qui fuori a cercarci. Hanno già perso due pattuglie e qualche uomo all'interno, non sprecheranno tempo e forze per venire a stanarci, bloccati dal sospetto che qualcuno possa infiltrarsi nuovamente tra di loro.."
"E poi noi abbiamo questi.." intervenne Thelonius tirando fuori i progetti dello scavo. "Senza di questi, andranno avanti almeno una settimana prima di riscriverli. E magari, visto il casino che abbiamo provocato, dovranno anche perdere tempo a risistemare un paio di cose, nonché cambiarne altre"
"Esatto" sorrisi annuendo a quelle parole "Tutto sommato, poteva andare peggio"
"Sì.. per loro.." disse d'istinto Shademar, provocando involontariamente una risata collettiva.
Fortunatamente la tensione che avevamo accumulato sembrò svanire in quei sorrisi, e con passo lento decidemmo di ritornare al comando dei Lokot, per studiare i fogli recuperati ed organizzare una spedizione con tutti i nostri esploratori prima che i loro ingegneri riscrivessero parte del progetto.
Trumer era eccitatissimo da quanto aveva visto, e ricominciò a tartassare Thelonius di domande sul quando partirà questa spedizione definitiva, che avrebbe definitivamente messo fuori uso il "Varco degli Sciaves".. il così da noi soprannominato Posto di Controllo numero 36..


GLI ESPLORATORI DI LOKOT


 

 

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)