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Il segreto del male

Immagine del racconto

 

Prima parte

-AAAAAAAAAAAAA- l'amazzone si alzò sudata dal letto, il cuore le batteva forte, e la testa le doleva. In preda ad una strana euforia raccolse le sue armi e si mise a correre nella vie di Kanveska.

Nel frattempo un uomo molto indaffarato leggeva e scriveva missive nel suo piccolo ufficio, sforzandosi di rimanere sveglio per cercare di concludere il suo lavoro per l'indomani. Improvvisamente la porta sbattè, e l'amazzone entrò nella stanza a spada sguainata.
L'uomo la guardò impensierito e disse, cercando di rimanere calmo: -Chi sei? Che vu....- prima che potesse finire la frase, sentì un dolore fortissimo allo stomaco. Si guardò, vide la spada dell'amazzone conficcata nelle sue carni, mentre il sangue bagnava il terreno e i suoi occhi si spegnevano.
Con un ultimo filo di voce sussurrò: -Perchè?-
Ma l'amazzone stava già ritirando la spada dall'uomo, che per il dolore cadde a terra mentre sentiva che la vita lo abbandonava. Con un ultimo sforzo girò la testa e vide che l'amazzone si stava infilando la spada nel ventre, ma non vide altro, se non le vie del cielo che avrebbe percorso per l'eternità.
Amanuator sorse su Kanveska, e Valakias dormiva profondamente, quando sentì dei colpi contro la porta ed una voce che lo chiamava: -Capitano, Capitano, si svegli presto!-
-Arrivo, arrivo, ma che è successo?- mugugnò alzandosi controvoglia dal letto.
-Presto apra la porta, è importante!-
-Va bene apro- Il Caliur aprì la porta e trovò uno dei suoi sottoposti che lo invitava a seguirlo.
-Venga presto, è successa una cosa gravissima!-
-Va bene, prendo i vestiti e vengo- così fece e si avviò per le vie della kioskas seguendo il guerriero, che non volle dirgli nulla.
Arrivarono ad una abitazione che Valakias riconobbe come quella del Mercante Genuo Stulli, a cui il Caliur aveva spesso chiesto dei consigli finanziari. Entrarono ed al Caliur si rivelò una scena orrenda, due cadaveri per terra ed un sacco di sangue deturpavano la bella stanza che il mercante aveva ornato con cura.
Il Caliur si avvicinò ai corpi cercando di evitare il sangue, cosa impossibile pensò, visto che era ovunque. Riconobbe il mercante al tavolo, e si raccapricciò vedendo come era conciato. Poi si voltò verso l'altro corpo e vide che era un'amazzone.
-Non capisco- disse fra sè -Un'amazzone che uccide un mercante e poi uccide se stessa? Oppure il mercante è riuscito ad ucciderla prima di morire o viceversa? Un conflitto di interessi, una litigata?-
le risposte al mistero erano così tante che il Caliur si sentì soffocato dai pensieri.
Poi si costrinse a cercare e ispezionare meglio la stanza e i corpi. Notò subito che la spada era conficcata in maniera obliqua nel corpo dell'amazzone, cosa giustificata se l'omicida era alto, e il mercante non lo era, o se si era uccisa da sola.
Notò che vicino al mercante non c'erano armi, nè qualcosa con cui avrebbe potuto difendersi. Immerso nei suoi pensieri non sentì il soldato che lo aveva accompagnato chiamarlo, che ora lo scuoteva per attirare la sua attenzione.
-Capitano, cosa ne pensate?-
-Non so, Caio, non mi viene nulla in mente-
Si girò, e notò qualcosa che non aveva visto prima, un foglietto con delle strane iscrizioni giaceva vicino al corpo dell'amazzone. Lo raccolse, e vi lesse degli strani simboli runici. Li lesse varie volte senza capire niente, e poi speranzoso per quell'indizio decise che avrebbe scoperto cosa c'era scritto sopra.
-Soldato, lascia la stanza così com'è, fai portare in una stanza fredda nelle cantine i corpi, e fai loro la guardia.-
-Si capitano- rispose l'uomo.
Valakias si avviò per strada, per raggiungere una persona che forse avrebbe potuto aiutarlo.


Seconda parte

Valakias entrò in una via della parte Ovest della kioskas, dirigendosi a passi larghi con il biglietto in mano, che ogni tanto rileggeva sperando ogni volta di capirci qualcosa. Presto sarebbe arrivato da una persona che sicuramente poteva saperne qualcosa.
Svoltò a destra, poi a sinistra, e infine si fermò dinnanzi ad una casa con una porta in legno massiccio. Bussò tre volte e udì una voce che gli rispondeva dall'interno.
-Si, chi è?-
-Sono Valakias, apri presto-
-Va bene, aspetta- una amazzone gli aprì la porta, l'armatura possente le stava un incanto. -Ayla è sempre bella- pensò fra se e se.
-Allora? che c'è?- gli chiese l'amazzone.
-Devo chiedere il tuo aiuto per una cosa-
-E che cosa?-
-Un omicidio-suicidio molto strano-
-Va bene, entra e raccontami tutto-
Il Caliur entrò nella calda e accogliente abitazione, si sistemò su una sedia, e raccontò tutti i fatti ad Ayla, che per tutto il racconto rimase con lo sguardo fisso senza mai interrompere. Quando Valakias terminò il racconto, Ayla si alzò e iniziò a passeggiare nella stanza.
-Hai trovato qualcosa, qualche indizio utile?-
-Si, questo biglietto- Il Caliur le porse il foglietto su cui erano scritte le rune.
-Uhm... Si, forse possiamo scoprire che c'è scritto-
-E come?-
-Io personalmente non ci capisco nulla, ma so chi può aiutarci-
-E chi?-
-Una mia amica sacerdotessa che ho conosciuto molto tempo fa, abita qui a Kanveska-
-Bhe, che aspettiamo, andiamoci subito!-
I due uscirono dalla stanza rapidamente e si incamminarono. Valakias si lasciava guidare, mentre la sua mente ragionava ancora sugli avvenimenti.
Perchè l'amazzone aveva ucciso quell'uomo? Il biglietto era la soluzione? O sarebbero stati costretti a ricominciare tutto da capo? Immerso in questi pensieri, il Caliur seguiva Ayla, sperando che il mistero fitto e cupo si potesse finalmente svelare.
Ayla si fermò, bussò ad un piccolo tempietto, usato principalmente per il culto individuale di piccoli gruppi di sacerdotesse, troppo impegnate per andare al tempio dei sogni.
Ayla entrò, e la sacerdotessa, dopo un silenzioso invito ad entrare, si sedette su un piccolo altarino in pietra, posizionato nell'angolo.
-Salve Ayla, è molto che non ti vedo.-
-Si Alvezia, è molto tempo, ma ora torno perchè ho bisogno di te.-
-Bene. Vedo che non sei sola, chi è quell'uomo che ti accompagna?-
-Lui è mio fratello, Valakias-
-Aykido- disse il Caliur.
-Bene. Allora, che posso fare per te?-
Ayla le porse il biglietto che la sacerdotessa raccolse e lesse.
Improvvisamente il suo volto luminoso si tramutò, e divenne serio.
-Allora?- chiese Valakias.
-Il male fuoriesce da queste parole che non voglio nemmeno pronunciare. Dove l'avete trovato?-
-Vicino a dei cadaveri- Valakias raccontò alla sacerdotessa tutta la storia, fin nei minimi particolari.
-Uhm... vicino ad una amazzone impazzita?-
-Sì-
La sacerdotessa si alzò, e si diresse verso una porta che dava su una stanza interna al tempio.
-Aspettate qui- disse Alvezia, e si addentrò nella stanza buia. Ne uscì poco dopo con una sfera dentro cui si intravedevano degli alberi.
-Cosa è?- chiese Ayla.
-E' l'Entrapenduor-
-Entrache?- chiese Valakias.
-Entrapenduor. Permette di parlare alla dea Arawen-
-E lei ci potrà dare la risposta?-
-Si, se glielo chiediamo nella giusta maniera. Venite venite- disse la sacerdotessa, mentre i due la seguivano vicino all'altare.


Terza parte

La luce che fuoriusciva era magnifica, la dea era stupenda, i suoi occhi luminosi e il suo corpo leggero fluttuava, mentre lei ci guardava seria.
Dalla sua bocca uscirono parole maestose, incerte, decise: -Chi interrompe la mia veglia sulla foresta?-
-Abbiamo bisogno di te, magnifica dea- esclamò Alvezia.
-Cosa è tanto importante da invocare una dea?-
-Queste parole malvagie hanno risvegliato in me antichi ricordi, mia dea-
La dea vide il foglietto e lo lesse senza toccarlo.
-Capisco. Voi volete capirne l'origine? Giusto?-
-Si mia dea- disse Ayla che finora aveva taciuto, ammaliata da Arawen.
-Che la vostra mente vi guidi al Kruill, ove l'acqua teme di passare!- la dea scomparve rapidamente così come era apparsa. Valakias rimase pensieroso in ginocchio. Ayla si alzò per riprendere il biglietto, ma si accorse che era scomparso.
Alvezia ripose L'Entrapenduor nel suo cofanetto, e con fare amichevole si rivolse a Valakias.
-Ti vedo pensieroso Caliur. La dea non ha forse dato risposta alle tue domande?-
-Dove l'acqua teme di passare.... uhm...- il Caliur ignorò le parole della sacerdotessa, preso dai suoi pensieri.
-Val, che facciamo?- disse Ayla.
-La dea ci ha risposto già. Dobbiamo trovare questo luogo, sempre che sia un luogo!-
-Ma dove?-
-Forse tra le mappe del palazzo troveremo qualcosa. Andiamo-
Il Caliur si alzò e si diresse all'uscita del tempietto, salutò con la mano la sacerdotessa, e uscì di fretta.
Ayla lo seguì, dubbiosa, sperando che il fratello intuisse giusto.
Il palazzo di Kanveska era luminoso ed affollato. Un grosso gruppo di militari stanziava all'ingresso e, più in fondo, un manipolo di guerrieri e amazzoni sorvegliavano l'ingresso del Pulp, parlando e discutendo sugli strani avvenimenti di quei giorni.
Valakias vide Kristal sulla scalinata del palazzo, e le si avvicinò.
-Kristal!-
La Madras si girò verso la voce e disse: -Ah Val, giusto in tempo. Qui stanno avvenendo molte cose troppo in fretta!-
-Che sono tutte queste truppe?- chiese Ayla.
-Ho piazzato una guardia dinnanzi al palazzo per evitare incidenti. Stanotte 6 amazzoni hanno compiuto degli omicidi e poi si sono uccise. Stiamo cercando di capire. Alcuni testimoni dicono che prima di colpire ed impazzire, le amazzoni hanno urlato, chi nel sonno, chi per strada.-
-Accidenti! Peggio di quel che pensassi! Pare che non sia un caso isolato il nostro dunque! Qui c'è qualcosa che non mi quadra!-
-Si, ma dobbiamo cercare di svelare il tutto. Forse ciò che ha detto Arawen è la soluzione!- disse Ayla -ma è quasi senza senso! Un luogo del Kruill dove l'acqua teme di passare!-
-Uhm- disse Kristal -Ricordo di avere visto un luogo simile, tempo fa mentre meditavo lungo il kruill!-
-Dici sul serio? E' dove è questo luogo?- chiese il Caliur.
-E' un piccolo anfratto che si trova sulla sponda Ovest del fiume, una conca profonda dove stranamente l'acqua non riesce ad entrare. Ho provato ad entrarci ma c'erano molte piante e rovi e ho preferito rinunciare- rispose la Madras.
-Capisco. Puoi segnarmi il posto sulla mappa?-
-Certo- disse Kristal prendendo la cartina e segnando con il suo pennino un punto.
-Grazie. Io e Ayla andiamo subito lì.-
-Perchè? Cosa c'è lì?- chiese un po' intontita Kristal.
-Forse la soluzione del mistero!- rispose il Caliur.


Quarta parte

Passo dopo passo, due figure proseguivano per le rive del Kruill, quel fiume maestoso e leggero che attraversava le Terre dell' Arcano, dove amanti si erano scambiati il primo bacio, dove guerrieri si erano sfidati, dove anime si erano unite e divise.
Ayla e Valakias camminarono per molto tempo. Dopo un po' Val si fermò ed esclamò: -Ci siamo. E' quella- disse indicando un'insenatura stretta e lunga.
-Ne sei sicuro?- chiese l'amazzone.
-Si. Vedi? L'acqua non entra. E' proprio quella.-
Detto questo Val cercò un guado per attraversare il fiume, cosa che lo costrinse ad allungare il tragitto di 300m. Arrivati davanti alla grotta si fermarono. Ayla era preoccupata, e così anche Valakias. Se c'è una cosa che ogni guerriero odia è non sapere dove è il suo nemico.
-Siamo arrivati- disse il guerriero.
-Vedo. Che facciamo? Entriamo?-
-Si, andiamo-
I due si inoltrarono per l'oscuro anfratto, mentre un po' di timore li coglieva. Non sapevano cosa avrebbero trovato, e se avrebbero trovato qualcosa.
Mentre procedevano, udirono alcune voci maschii e femminili, che urlavano e ansimavano.
Arrivarono ad una porta di metallo. Val la socchiuse e vide una stanza larga e spoglia, dove uomini e donne si frustavano, si picchiavano, dove squartavano animali e li divoravano crudi. In alto, un'effigie di Moghul rese tutto più chiaro.
-Mia Dea, è una setta di Moghul!- si lasciò sfuggire ad alta voce Ayla.
La gente all'interno si fermò, e corse a prendere le armi.
-Maledizione Ayla!- urlò Valakias -Presto, prendi la spada.-
Appena finì la frase il Caliur estrasse Fortebraccio ed entrò nella stanza pronto a colpire. Ayla lo seguì sguainando a sua volta Yu zhudie, la sua spada, lucente e maestosa. Alla vista delle due spade rilucenti i seguaci della setta indietreggiarono un po'.
Poi una voce roca e brutta risuonò nella caverna: -Avanti, sono solo due mocciosetti! Annientiamoli!- la persona che aveva parlato era malvestita e ricoperta di sangue.
-Andiamo Ayla!-
-SIIII!!!-
I seguaci si lanciarono sui fratelli, che con le spade in mano tentarono di ucciderne alcuni. Lo scontro che ne seguì fu confuso e lungo. Val colpì nel ventre uno dei seguaci, Ayla ne decapitò un altro, poi, fuori vista, una balestra scagliò la sua freccia, che scelse come bersaglio Val. Il colpo lo ferì al petto.
Il dolore lancinante lo obbligò a smettere di combattere, la spada cadde, ed il corpo inerme del Caliur la accompagnò, ed entrambi risuonarono a terra.
Ayla urlò, lanciò la sua spada contro il balestriere che finì con la gola tagliata, mentre l'amazzone raccoglieva un'altra spada per continuare a combattere, mentre il dolore e le lacrime la attraversavano come fiumi che passano fra le rocce troppo strette, ed alla fine esplodono.
Nel frattempo all'esterno cinque persone correvano rapidamente dopo aver sentito le urla, pronti ad intervenire. Ayla vide le cinque figure -Sono spacciata- pensò, poi, quando la luce illuminò i volti degli estranei, riconobbe Kristal ed Ace, e le tre figure dietro, con lo stemma imperiale sulla corazza.
-KRIS! ACE! AIUTATEMI!- urlò Ayla.
Kristal vide il Caliur ferito a terra, con una freccia nel petto. Ace si lanciò sui seguaci, che erano rimasti in quattro, uccidendone due; i soldati poi, con gli archi, uccisero gli altri.
-Come hai fatto ad essere qui in tempo, Kris?- chiese Ayla.
-E' stata pura fortuna infatti. Incuriosita dalla vostra fretta nel venire qui, ho preferito chiamare Ace per seguirvi, ma vi ho perso di vista al guado e ci ho messo un po' a trovarvi- disse, mentre cercava di capire se Valakias era vivo o meno.
Ace gli toccò il polso: -Batte, ma è debole-
-Portiamolo via di qui! La freccia è vicina al cuore, se facciamo attenzione...- sollevò il corpo del guerriero e se lo portò.
-Che fai Ayla, non ci segui?- chiese Ace.
-Prima devo fare una cosa, quello per cui sono venuta qui- si avviò verso il cadavere del balestriere, raccolse la sua spada, e, raggiunta una sfera al centro della stanza, la colpì con la spada lucente, mandandola in frantumi.
Il giorno dopo Val si svegliò su un letto, mentre Ayla gli spiegava come l'avevano salvato.
-Hai scoperto come facevano i seguaci a far impazzire le amazzoni?- chiese Valakias.
-Si, le ingannavano nei sogni, e prendevano il controllo dei corpi- rispose Ayla.
-Sono contento sia tutto finito-
-Anche io- poi lo sguardo dei due vagò fuori dalla finestra, dove l'immagine distante di Arawen sorrideva e annuiva.



 

Valakias

 

 

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