Il colpo del Maté
(una serie di fortunate circostanze)
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LEGENDA
Pirite Artaca (dà la scintilla)
Zolfo Sciantsi
Salnitro Tilsican
Carbone Ibriuga
Polvere da sparo Marv
Cannone Bocca di Moghul
Archibugio Maté |
Il ritmo
degli zoccoli sulla terra battuta fu interrotto da un rumore metallico;
il cavallo scartò e Blastula tirò le redini.
Quel mattino, al levar di Amanuator, la strega aveva deciso di
raggiungere Krymenia costeggiando il fiume.
Scese da cavallo ed osservò il tubo di metallo che lo zoccolo aveva
colpito proprio prima.
Lo prese in mano; era freddo, umido di rugiada e sporco di terriccio che
la strega ripulì.
Alzò lo sguardo e poco più in là c'era un pezzo di legno levigato,
sembrava una zeppa, veniva lambito dalle calme onde che si infrangevano
sulla terra.
Raccolse anche quello.
Si soffermò qualche istante per osservare meglio quei due oggetti e
decise di portarli con se' a Krymenia.
Il laboratorio, come al solito era un caos.
Aragon era uscito e aveva lasciato lì Nurah che continuava gli
esperimenti che da lungo tempo stavano eseguendo.
In una ciotola di metallo mischiava ogni volta degli ingredienti,
annotava su un pezzo di pergamena stropicciata le dosi e gli
ingredienti, e ogni volta non sortivano nessun risultato.
Con pazienza vuotava la ciotola che ripuliva insieme al pestello e
ricominciava daccapo con una determinazione che sfiorava la
testardaggine.
Quelle poche notizie che avevano delle armi nemiche erano davvero
frammentarie e non portavano a niente per ora; questo frustrava la
strega, ma non si dava per vinta.
L'ennesimo tentativo la fece andare su tutte le furie: scagliò la
ciotola contro la parete rocciosa del laboratorio e l'impatto, invece di
un sempice rintocco metallico, si trasformò in un boato.
Aragon spuntò sulla porta, accigliato: "Ma cosa hai combinato?"
Nurah, con il viso annerito e i capelli scomposti, si voltò ridendo al
mago e mostrò, fra le dita bruciacchiate, i brandelli della ciotola.
"Ci siamo! L'ho fatto esplodere!"
Aragon incrociò le braccia, divertito dalla scena, spostò il peso da una
gamba all'altra:
"Ancora per poco ed esplodevi tu!"
Poco importava il rischio, avevano scoperto il Marv, quella famosa
polvere che esplodeva.
"Già... ma come è esplosa?" Chiese il Vicario.
Nurah, che continuava a sorridere, si rabbuiò ed un'espressione
frastornata le si formò sul volto: "Aspetta, ho segnato le dosi degli
ingredienti... dunque... Sciantsi, una dose, e pari dose di Ibriuga"
Attese che Aragon leggesse le poche note scarabocchiate: "Riproviamo"
disse semplicemente.
Ma la replica dell'esperimento non funzionò.
Aragon si chiuse in un pensieroso silenzio; si sfiorava la barba e
ripeteva a bassa voce i due ingredienti.
Con un dito a mezz'aria si voltò verso Nurah: "Dobbiamo ripetere
esattamente tutto ciò che hai fatto! Compreso il lancio della ciotola.
Forse è stato l'impatto con la roccia che l'ha fatto esplodere".
La strega annuì e i due ripeterono l'esperimento: fiasco di nuovo.
Nurah scuoteva la testa, era arrabbiata, sapeva di esserci riuscita, ma
non era capace di ripetere quell'evento così importante; Aragon, dal
canto suo, non mostrava frustrazione, ma rifletteva. Ognuno reagiva in
modo esattamente opposto alle situazioni.
Con le dita sottili, la strega iniziò a toccare la parete rocciosa nei
due punti dove erano state scagliate le ciotole col composto: "Queste
sono diverse... hanno entrambe tracce di Tilsican, ma in questo punto,
quello dell'esplosione, la roccia è più chiara rispetto a questa, vedi?"
indicò i due punti "questa sembra Artaca e non la stessa roccia scura
della parete".
Il mago si avvicinò e dette una pacca sulla spalla di Nurah: "Se questa
è Artaca si spiega tutto! Come abbiamo fatto a non pensarci prima? La
usiamo ogni giorno per accendere il fuoco!"
Di nuovo i due si misero al lavoro: Sciantsi, Ibriuga mescolati insieme,
un pezzo di Artaca per simulare la scintilla, ma nessuna esplosione
avvenne, solo la scintilla dell'Artaca sul metallo della ciotola.
Nurah si sedette, sconsolata e Aragon tornò alla parete: "Abbiamo
dimenticato un altro importante ingrediente: il Tilsican!" annunciò il
mago. Prese un temperino e ne raschiò via un po' dalla parete, una
quantità pari ad una dose.
Furono mischiati i tre ingredienti in una nuova ciotola di metallo e
Nurah sfregò l'Artaca nella parete interna della ciotola producendo una
scintilla vicino al composto: questa volta funzionò e la strega
ringraziò Arawen per averle fatto togliere velocemente la mano.
I due si guardarono sorridenti e felici per la scoperta fatta; il
laboratorio intorno a loro era devastato dal disordine e il fumo acre
delle esplosioni, le tuniche sporche di polvere scura.
Ad assistere alla scena di giubilo, sulla porta, c'era Blastula che non
sapeva come salutare i due; li guardava con aria stupita, ma non voleva
metterli in imbarazzo; aveva appena voltato le spalle per tornare sui
suoi passi quando si sentì chiamare dalla consorella: "Blastula! Non
preoccuparti del disordine, entra pure. Volevi parlarmi?"
La strega si girò di nuovo, imbarazzata; teneva in mano un fagotto di
stoffa e lo alzò: "Nurah, ho trovato queste cose sulla riva del fiume e
ho pensato che potesse essere interessante sapere cosa sono" porse
l'involto alla strega che l'aprì:
"Per le dee! questi sono...."
"...pezzi di armi nemiche" Aragon finì la frase per lei; si volse verso
l'altra strega: "Blastula, questo ritrovamento capita al momento
giusto!"
Continuando a congratularsi con la giovane strega, il Vicario la
accompagnò alla porta e lei, con mille domande, si allontanò dal
laboratorio non proprio soddisfatta.
Il mago prese in mano i due pezzi di archibugio: "Altro lavoro ci
aspetta, mia cara Nurah, dobbiamo provare a riprodurli".
Nurah annuì: "Potremmo chiedere a Galdor se Aldebaran può provare a
costruirne uno, intanto."
Senza neppure cambiarsi la tunica, partirono alla volta del Comando Etek,
ad Ylea, e lì si fecero ricevere da Galdor che sembrava piuttosto
indaffarato, ma come sempre ben disposto a collaborare.
Gli furono mostrati i due pezzi, quello metallico e quello di legno, ed
una veloce spiegazione, perché poche erano le informazioni in possesso
del mago e della strega sull'arma. Sapevano soltanto che erano letali,
che sputavano fuori una piccola palla di metallo che feriva, il più
delle volte mortalmente.
Il Comandante, rigirando fra le mani i due pezzi, annuì e mandò a
chiamare Aldebaran, il Mastro d'Armi degli Etek, che entrò nella stanza
salutando militarmente i presenti.
Nuovamente seguì il racconto di Aragon e Nurah che risposero alle
domande del guerriero, per lo più domande tecniche a cui si rispondeva
da solo, e fu fissata per l'indomani la consegna dell'arma.
"Avremo il Matè!" esordì Nurah mentre tornavano verso Krymenia. Aragon
la guardò con aria interrogativa:
"Maté? e cosa sarebbe?"
"Il nome dell'arma, e cosa sennò?"
"Maté..." ripeté il mago; sorrise annuendo "Si, suona bene, ma dove
l'hai pescato?"
Nurah fece spallucce: "Mi piaceva, tutto qui".
Il giorno successivo, al mattino presto, come stabilito, Galdor e
Aldebaran, con aria da cospiratori, varcarono il cancello di Krymenia:
erano attesi e il Silente Mohr li condusse da Aragon e Nurah.
Avevano preparato tre contenitori, ognuno conteneva una discreta
quantità di Sciantsi, Tilsican, Ibriuga e un piccolo misurino dal manico
lungo.
Aldebaran mostrò il Maté: benché più rozzo rispetto ai due pezzi
ritrovati, agli occhi dei due sembrava un'arma così aliena. L'Etek si
scusò per la rozzezza e spiegò che il tempo a sua disposizione era poco,
ma aveva preparato anche un'altra cosa importante: aprì un sacchetto
dall'aria pesante che conteneva delle palline di metallo, un po'
bitorzolute, ma sarebbero stati dei proiettili perfetti!
I quattro si avviarono verso l'esterno per provare finalmente il Maté;
il primo a provarlo fu Aldebaran. Le tre polveri furono introdotte dal
foro laterale della canna, poi una pallina di metallo, battè il calcio
dell'arma a terra e provò a sparare: l'esplosione fu violenta, una
nuvola di fumo circondava i quattro che iniziarono a tossire e si
spostarono a cercare aria pulita; con lo sguardo vagavano di fronte a
loro alla ricerca del proiettile.
Era lì, a terra, a poca distanza dal punto dove si trovava Aldebaran. Si
passarono di mano in mano la pallina di metallo, deformata e ancora
calda, e rimuginavano su dove avevano sbagliato.
Aldebaran si accovacciò per frugare nella sacca che si era portato
appresso: erano i due pezzi ritrovati da Blastula; mentre li esaminava
Aragon, Nurah e Galdor si avvicinarono per fare altrettanto:
"Cosa sono quei fili?" chiese il Comandante indicando dei filamenti
giallognoli che sbucavano da una fessura.
"Sembrano fili di stoffa, o stoppa" rispose l'Etek "ma a cosa
serviranno?"
Nurah fece spallucce e Aragon tirò via i fili incastrati: "Proviamo ad
infilare anche un pezzo di stoffa insieme alla palla di metallo...
Aldebaran, perché hai battuto a terra l'arma prima di sparare?"
"Per assicurarmi che le polveri e la pallina fossero a contatto" fu la
semplice risposta del guerriero.
Galdor raccolse da terra un rametto: "Perché non proviamo a comprimere
dall'entrata della canna, invece che sbattere l'arma?"
Il Maté fu nuovamente caricato e questa volta fu Galdor a sparare; il
proiettile partì, ci fu meno fumo dello sparo precedente e i quattro si
trovarono di nuovo a cercare il proiettile:
"Dove hai puntato il tiro?" Chiese Aragon a Galdor che indicò un gruppo
di alberi davanti a loro, ad una distanza di circa trecento antie.
Ed era lì, conficcato nel tronco di uno degli alberi, la palla di
metallo che era stata sparata dal Maté.
Altre prove seguirono, alcune senza successo, altre che andarono a segno
e, quando i quattro si sentirono soddisfatti, rientrarono a Krymenia per
discutere sulle prossime mosse.
Attorno ad un tavolo della biblioteca, vi posarono il Maté, i
contenitori delle polveri, il misurino e il sacchetto dei proiettili.
Galdor, rimasto in piedi con i palmi delle mani sul tavolo, parlò mentre
continuava ad osservare l'arma: "Credo che questo equipaggiamento sia un
po' ingombrante e il procedimento di caricamento troppo lungo." Spostò
lo sguardo su Nurah e Aragon: "Potremmo mischiare le tre polveri e fare
un solo contenitore? Anzi, meglio un sacchetto."
I due si guardarono, si consultarono e annuirono; fu Nurah a parlare:
"Sì, possiamo farlo tranquillamente, le tre polveri, se non vengono
incendiate, non sono pericolose"
Galdor annuì soddisfatto:
"Dobbiamo anche considerare la quantità necessaria per ogni carica e
quindi dotare ogni guerriero o amazzone di un quantitativo corredato da
un numero di palline di metallo consono e altrettanti pezzetti di stoffa
ed un misurino."
Si voltò verso Aldebaran: "Quanto tempo ci vuole per produrre un Maté?"
"Ho lavorato da solo per parte del pomeriggio e parte della notte; ma
credo che con l'aiuto di altri nella fucina, potremmo impiegarci circa
tre ore per un Maté; basterà mobilitare anche i carpentieri" rispose il
guerriero.
Nurah, silenziosa, non ascoltava più i discorsi dei due Etek, ma
rimuginava su qualcosa; Aragon, che la conosceva bene, le sussurrò:
"Cosa hai in mente?"
La strega si riprese dai suoi pensieri e rispose, sempre sussurrando:
"Pensavo ad un grande Maté, uno molto grande, capace di sparare delle
grosse palle di metallo o grandi quantità di palline più piccole" un
sorrisetto inarcò le labbra.
Il mago annuì sorridendo di rimando a Nurah e si rivolse ai due
guerrieri: "Pensate che saremmo in grado di costruire un Maté molto
grande, capace di sparare delle grosse palle metalliche?"
La Bocca di Moghul stava per nascere.
Nurah e Aragon
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