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La visione di Elenie

Immagine del racconto

 

ELENIE

La falce di Luna cominciava quella sera ad apparire, solitaria, nel cielo scuro, immenso, tra le stelle che svettavano come rossastre lampade sopra il tetto della Scuderia: guardavo con occhi limpidi e soddisfatti il nuovo puledro di Frisone nascere con facilità dal grembo palpitante della splendida cavallina.

[E così una nuova nascita, una nuova vita.. e forse un giorno, un nuovo destriero per la guerra, per una coraggiosa amazzone o un indomito giovane guerriero..]
Ero sola, e andai in fretta al pozzo per portare acqua col secchio, per pulire le vie respiratorie del puledrino appena giunto al mondo dei vivi.
Mentre le mie braccia tiravano la lunga corda con attaccato il pesante bidone, guardai distrattamente in fondo al pozzo: l'acqua sembrava meno scura del solito, perchè il chiarore della luna penetrava quel lungo sifone di pietra.. l'acqua sul fondo si mosse, quasi d'improvviso e sembrò prendere inaspettatamente forma: pensai che stavo avendo una specie di sogno, una visione al chiaro della luna.. stropicciai gli occhi, poi.. semplicemente accadde: figure vivide si muovevano fra le increspature del liquido: quattro donne, quattro volti splendidi della stessa donna.
Le fissai, basita, mentre i muscoli della braccia sostenevano il secchio pieno, a metà della sua risalita.
Mi parve di riconoscere i volti: in realtà era lo stesso viso, ma era immortalato nei lineamenti di quelle donne come l'evoluzione dello stesso volto, nel seguire del Tempo.
Qualcosa squarciò il mio cuore in quel momento, e forse aprì molte altre porte su luoghi che forse, con il tempo, riuscirò a visitare.
le Dee della terra degli Hammers mi fissavano dal fondo del pozzo.
Deglutii, senza osare nemmeno respirare.
Una di loro parlò.. la riconobbi dalla prima parola che pronunciarono le labbra sottili: Farahir..
[Elenie Figlia di Madras Diamante e di Aragon, Mago Supremo...
La bellezza del fuoco della tua giovinezza ha superato il suo picco, e volge al termine, lentamente: anche se mai ti abbandonerà del tutto, perchè il mio respiro leggero farà sempre parte della tua anima.. [sorrise, felice di ciò che impietosamente mi stava dichiarando] ma il mio cammino al tuo fianco è concluso.. le tue aspirazioni di Amazzone sono cadute nell'oblio, perchè non avevano alcun fondamento nel tuo spirito reale e troppo a lungo ho lasciato che gli eventi ti trascinassero.. grande è la mia sete di anime nuove e di energia che producono le giovani amazzoni che bramano il potere! Ma ora so che un altro compito a te è destinato.. vicecomandante delle Mokada!]
Una risata tremula scosse appena il pelo dell'acqua. Quella risata fu subito coperta da una voce suadente, che iniziò a comunicare con me quando ancora la Dea stava terminando le sue ultime parole.
Portai l'attenzione a ciò che diceva la sensuale Athenas, che riconobbi dal sorriso attraente:
[Si] disse, poi si fermò. [La via del combattimento ti ha abbandonata, se mai era stata la tua via principale. Nulla di ciò che hai fatto con la spada mi riempie di orgoglio, e con gioia e disinteresse cedo il mio potere su di te alle mie sorelle.. che sapranno meglio apprezzare il tuo spirito e i tuoi doni... ne sono certa....]
Deglutii ancora, gli occhi mi si arrossarono visibilmente, ero sconcertata.
Era ciò che sapevo, ma che non avevo mai osato nemmeno sussurrare.. ciò che davvero albergava nel mio cuore, nonostante cercassi in tutti i modi di nascondere e preservare le apparenze agli occhi della comunità degli Hammers... divenne semplicemente chiaro e evidente agli occhi delle Dee..
Poi fu lei, e l'acqua del pozzo si increspò in minuscole pieghe sottili, come un velo: la Dea Arawen, i profondi occhi chiari nei quali molte volte, in segreto, avevo trovato conforto, nei momento peggiori della mia vita, si schiusero e lei parlò: ciecamente mi abbandonai, chiusi le palpebre e ascoltai la sua voce.
[Sei giunta ad un bivio, Elenie, Figlia di Madras Diamante. Ma tu sai già, nel tuo cuore, cosa dovrai fare.
Sai cosa rappresento e sai anche che d'ora in poi, finchè Moghul non ti reclamerà alla fine della tua vita, tu sarai una mia Sacerdotessa. Vivrai da ora in poi nel luogo che noi Dee abbiamo plasmato nella Pietra: il Tempio dei Sogni... Lì cercherai e troverai il nuovo ruolo che ho destinato a te, nel mondo degli Hammers.]
Alzò appena la voce perchè nulla perdessi delle sue parole, poi continuò:
[Gli Hammers hanno dimenticato molte cose, e con esse hanno dimenticato il nostro potere, la nostra interezza e spesso la nostra semplice presenza. Con il rigore e la Saggezza, con l'insegnamento e la tua forza di volontà, uno spiraglio potrebbe essere aperto: il tuo compito sarà quello di riportare nel cuore degli Hammers ciò che hanno perso, Elenie.
Con queste parole io ti chiamo a me, Elenie figlia di Diamante, con queste parole io ti lego a ciò che tu cerchi, anche se non neppure riesci a confessarlo a te stessa: ma io sono il volto della Dea che rappresenta la Madre, il dovere e l'obbedienza.. ti ordino di cambiare la tua vita e di dedicarla a me!]
Sorrise, sapendo che se la sua stessa mano si posava sulla mia fronte, per nessuna ragione mortale avrei potuto disobbedirle.
Una calma irreale si fuse con il mio spirito.
Non lo sapevo ancora, ma quella sensazione di pace non mi avrebbe mai più lasciato.
Chiusi di nuovo gli occhi, attendendo la parola della crudele Dea che era rimasta per ultima.. ma nulla sentii dalle labbra feroci di Moghul, si limitò a sorridermi, gelida. Non era ovviamente il mio momento di colloquiare con Lei.
La visione terminò di colpo e io cedetti: i muscoli della braccia allentarono la presa e il secchio tornò sul fondo del pozzo con un rumore sordo, quasi attutito.
Il mio cuore batteva, le mani sudavano. Sorrisi, guardando la luna. Lasciai il cavallino alle cure di sua madre: se la sarebbe cavata, aveva già dato prova di essere molto materna.
Corsi nella scuderia, e presi Armor, senza finimenti lo montai. Sussurrai al suo orecchio qualcosa, sconvolta nel profondo, avvolta soltanto dal nero mantello che trovai, usurato, nella scuderia: Armor si impennò, poi galoppò lungo il Kruill per raggiungere Ace.


ASIRAM

Stavo giusto vicino alla fiamma del caminetto per riscaldare le mie vecchie ossa, quando mi è giunto il tuo racconto.
Ma è un racconto? oppure un sopito desiderio che è emerso dall'acqua scura del pozzo?
Cara Elenie, segui il tuo istinto, sempre, sarà quello a portarti nel luogo a te predestinato dai nostri Dei.
Non temere, il tuo cammino sarà lieve se il tuo cuore sarà colmo di gioia, le porte del Tempio si spalancheranno per te e tutti quelli che ti vogliono bene ti saranno accanto.
Dolce Elenie, il mio pensiero non ti abbandonerà neppure un istante e con la mente spargerò petali di rosa sul tuo cammino.


KRISTAL

Nimira mi aveva dato un piacevole incarico: chiedere alla Mokadina Elenie se si sentiva di assumere il Comando del suo gruppo!
Ele se lo meritava. L'assenza prolungata di Kethry l'aveva costretta ad un immane lavoro, come Vicecomandante, considerato che si occupava anche egregiamente della scuderia di Arcano.
Con la pergamena imperiale stretta fra le mani, preparai Barbaro e mi misi in viaggio. Sarei giunta di sera, ma non potevo attendere oltre per una notizia così bella. Elenie mi avrebbe senz'altro ospitata a Nakir per la notte.
Imboccai il sentiero che costeggiava il piccolo affluente del Kruill fino a Kolise, e poi seguii il grande fiume verso Nakir.
Giunta alla scuderia ch'era quasi notte, mi avvicinai alle stalle per far riposare Barbaro e vidi dalla porta spalancata, nella penombra, una cavalla che aveva appena dato alla luce un piccolo bellissimo puledro.
Lo stava leccando, ed il piccolo cercava di reggersi sulle gambette tremanti, annaspando per cercare i primi sorsi di latte materno.
Stupita, mi chiesi come mai Elenie non era lì ad assistere ad uno dei più begli eventi della vita: una nascita...
Ad un tratto sentii i passi d'un cavallo e mi affacciai sul cortile, appena in tempo per vedere Elenie con Armor che si avviavano verso il grande portone della Kioskas.
Alla luce tenue di Mystryl vidi a malapena il volto dell'amazzone: sembrava come... allucinata?
"Forse è il riverbero delle stelle, non ho visto bene" pensai... e provai a chiamarla, ma ella non mi sentì: Armor era ormai lanciato al galoppo, e le sentinelle di guardia fecero appena in tempo a spalancare il portone che la notte inghiottì rapidamente le due figure.
Imprecando mentalmente, e pensando che purtroppo avrei dovuto rinunciare ad una serata tranquilla in casa della Ele sorseggiando tè e smangiucchiando i suoi deliziosi biscottini, rimontai in sella a Barbaro e mi apprestai a seguire la Mokada.
Spronavo Barbaro, e lui ce la metteva tutta, ma non riuscivamo a raggiungere Ele... fortunatamente Mystryl quella sera era particolarmente brillante ed io riuscivo a vederla in lontananza. Stava correndo verso Kolise, ed io dietro di lei ripercorrevo la strada appena fatta.
Immaginai la sua destinazione: Ace... ma perchè mai Elenie aveva così una fretta di vederlo???
Finalmente giungemmo alla vecchia kioskas. Non mi sbagliavo... Ele s'infilò fra le buie viuzze di Kolise e raggiunse rapidamente il Comando dei Caliur!
"Bene" pensai "vorrà dire che mi ospiterà Ace, non torno certo a casa a quest'ora da sola!!!"
Legai Barbaro ad un albero vicino e presi in mano la grossa maniglia del portone, facendola risuonare nella notte.
Elenie doveva spiegarmi molte cose, dopo la consegna della pergamena!


ACE

Nello stesso momento, Ace si trovava a passeggiare nei pressi dello stagno Sacro di Malek.
Quel giorno anch'egli fu testimone di un prodigio, pur se incapace di comprenderne il significato.
Spesso veniva in quel luogo di pace, anche solo in contemplazione della serenità che qui il suo animo percepiva.
Quella volta però fu una giumenta, candida come la neve più pura, a cogliere a sua attenzione e a condurlo incuriosito fino alla riva del magico specchio d'acqua.
Quando si fermò voltando il muso per fissare Ace coi suoi grossi occhi neri, l'acqua le giungeva a metà del nodello.
Ace restò interdetto per qualche istante prima di muovere un passo per avvicinarsi, quando una luce intensa avvolse il destriero. Il guerriero socchiuse gli occhi cercando di ripararsi con una mano e quando la luce parve scemare, al posto della cavalla, un airone bianco spalancava le sue ali prima di spiccare in volo.
Quando tornò al comando era ancora interdetto da ciò che i suoi occhi avevano visto, assorto in domande che non sapeva nemmeno porsi, uno strano ticchettio ruppe il silenzio distogliendo Ace dai suoi pensieri.
Un grosso corvo era appollaiato sullo carro che lui stesso aveva fatto costruire. Una delle sue idee che contribuì all'incomprensione e alla diffidenza che leggeva negli occhi di buona parte dei Guerrieri Caliur da che gli fu affidato il comando.
Sembrava incompleto, retto solo da una coppia di ruote, inadatto a qualsiasi tipo di trasporto, poco più di una bassa pedana per di più aperta per almeno la metà.
Il corvo era appollaiato proprio su quello che pareva un corrimano, e becchettava il punto dove avrebbero trovato posto i giavellotti con cui Ace progettava di equipaggiare quello strano prototipo.
Per un lungo istante i due parvero fissarsi ben oltre quanto gli sguardi potessero fermarsi, e Ace si sentì esaminato fin nei recessi più profondi della sua anima.
<< KKRAAAAA >>
Il dragone si scosse, e un istante dopo, del grosso corvo non restò che una lunga penna nera.

Elenie cavalcò Armor senza posa in preda ad un'esplosione di emozioni che le parole ridurrebbero minimizzando inesorabilmente quanto impossibile da descrivere.
Il paesaggio si fondeva in una macchia inconsistente ai suoi occhi, mentre con la mente ripercorreva ogni singolo istante dell'esperienza vissuta poco prima e constatava che le parole pronunciate dalle Dee marchiavano indelebilmente la sua anima.
Spazio... tempo... nulla sembrava più costituire un riferimento. Il cuore di Elenie pulsava di una nuova energia, mentre un solo pensiero riusciva ancora a far breccia in quel groviglio vertiginoso di emozioni: Ace.
Non ebbe nemmeno il tempo di rifletterci.
Se fosse stata più lucida si sarebbe interrogata sul motivo di quel gesto istintivo, ma, per la prima volta da troppo tempo sentiva vibrare anche la sua più intima essenza e non c'era spazio per le riflessioni.
Non realizzò nemmeno di aver superato le porte di Kolise, e solo quando posò lo sguardo su Ace tornò in sè per qualche breve istante, prima di perdere i sensi esausta.
Armor non si era risparmiato e il suo collo era ricoperto di una leggera schiuma, spossato per la lunga galoppata. Elenie non fu da meno... si rese conto d'esser stremata e con le ultime energie pronunciò con un sospiro il nome dell'ex dragone che trovò nel piazzale del comando dei Caliur alle prese con uno strano carro.
Il possente frisone si fermò a pochi passi da lui. L'ultima cosa che Elenie vide fu l'espressione del viso di Ace passare dalla gioia alla preoccupazione, poi il buio.

Ace si precipitò a sorreggerla, e la portò tra le braccia all'interno del comando. Sembrava così fragile ora che si trovava priva di sensi. Combattè contro la propria ansia per non gettarsi di corsa verso i propri alloggi anche se il suo passo deciso non nascose a nessuno la grande preoccupazione che albergava nel suo cuore. Ordinò che Armor fosse condotto alle stalle e che venisse accudito a dovere. Il tono perentorio della sua voce non lasciò alcun dubbio sull'importanza di quell'incarico al giovane Lancilotto che si era trovato ad incrociare il suo comandante, che senza fiatare si occupò del frisone di Elenie.
Poco dopo un'altra visita inattesa si presentò alla soglia del comando. Kristal, la Madras di Kanveska era ferma all'ingresso. Sebbene spalancato, impugnò il pesante battente e prima che desse il secondo colpo, Pdor le si fece incontro.
< Kristal! Da che Ace è il nostro comandante questo portone è rimasto aperto per tutti. Ogni amico è un ospite gradito, e non proviamo timore per nessun nemico. Men che meno una Madras ha bisogno di bussare per entrare... L'ora è tarda perché si tratti di una visita di cortesia... Come posso rendermi utile, mia signora? > chiese chinando in segno di rispetto il veterano.
< Portami da Ace, e troverò chi son venuta a cercare > disse con voce sommessa ma non meno solenne la Madras.
Con un leggero inchino, Pdor invitò Kristal a seguirlo e la condusse lungo i corridoi del comando fino alla sala delle riunioni. < Accomodati, mia signora... mi assicurerò personalmente che ti vengano portate delle vivande e quanto necessario per un rinfresco. Non sarà degno della tua persona, siamo spartani, ci mancano gli agi, ma non quanto necessario per ristorarsi dopo un lungo viaggio >
Le parole di Pdor, per quanto melliflue, accesero un leggero rossore di risentimento sulle gote di Kristal, che si domandò se non fosse insolente il tono che le parve di cogliere nelle parole del Guerriero... o se solo fossero evidenti i segni della lunga cavalcata.
Pochi istanti dopo Ace fu informato della presenza di Kristal.
< Non ORA! > reagì con un ruggito di stizza alle parole della recluta mandata da Pdor. "Cosa può aver condotto Elenie da me con tale fretta? Impossibile che sia in fuga: non sarebbe la delfina di Diamante... e cos'altro può volere Kristal?!?... Non importa... niente è più importante della salute di Ele" pensava Ace mentre impazientemente percorreva il proprio giaciglio da una parte all'altra, soffermandosi di tanto intanto a carezzare con dolcezza ora la fronte, ora la mano dell'amazzone che vi era stesa priva di sensi.
< Quanto ci mettono... dove sono finiti? > grugniva alludendo al cerusico e al guaritore mandati a chiamare mentre i dan trascorrevano lenti.
Kristal nel frattempo si spazientì non poco e nemmeno Pdor e la sua diplomatica eloquenza fu sufficiente a trattenerla oltre e si diresse furibonda per le scale alla volta dell'alloggio di Ace.
Nel vederlo a sua rabbia montò ancor più e furente cominciò ad inveire: < E' inaudito che mi abbia lasciata ad attendere i tuoi comodi da cascamorto... So bene che sei in compagnia di Elenie, e ringrazia che sono qui per lei. Non comprendo ancora cosa trovi in te, ma non tollero che mi si lasci attendere come una mendicante! Se hai scordato come trattare una Madras, vedrò di fartelo imprimere a fuoco nelle carni dai sodomiti della... > s'interruppe nel vedere Elenie distesa, eterea e pallida come se...
< Non pensarlo neanche... > la interruppe Ace con voce atona < E' allo stremo... e se sei qui per lei, allora dovrai attendere... come me >


Elenie si svegliò con una leggera brezza nei capelli che ricadendole sul viso la carezzavano dolcemente... il profumo della pelle di Ace a cui era abbracciata, in piedi... la testa ancora appoggiata alla sua spalla... la sua mano cingerle decisa e delicata il fianco, mentre la sua voce incitava i cavalli.
Quando si voltò vide Armor e Finisterre aggiogati insieme trainare una sorta di carro... mai visto niente di simile!
< Niente male come pariglia, eh? > chiese Ace rendendosi conto che si era voltata e stava realizzando senza parole dove si trovasse.
< Cosa... cos'è questo? E dove stiamo andando? Da quanto siamo in viaggio? > domandò completamente spaesata mentre istintivamente strinse la mano destra al corrimano, afferrandosi forte col braccio sinistro ad Ace.
< Bentornata tra noi! Ho anche io qualche domanda da porti. Sei giunta due giorni fa a Kolise e tu ed Armor sembravate aver corso senza fermarvi un solo istante. Mi sei praticamente svenuta tra le braccia. Hai dormito per più di un giorno intero. Dire che fossi preoccupato sarebbe riduttivo! Chi comincia con le spiegazioni? > domandò visibilmente sollevato dal constatare la sua ripresa.
< Potrebbe essere una cosa lunga quanto ho da dirti. Comincia tu... a partire da questo... affare! > mentre rapidamente Elenie prese più confidenza ed equilibrio.
< Non pensavo di collaudarlo così presto. Avevo in mente ancora qualche accorgimento, ma devo ammettere che non vedevo l'ora di provarlo di persona. Mi hai fatto preoccupare non poco... > proseguì facendosi serio e distogliendo lo sguardo dalla donna.
< Kristal mi farà ammazzare questa volta! > riprese a sorridere al pensiero dell'espressione di rabbia della Madras.
< Kristal?... Ace, cos'altro non mi hai raccontato? > domandò forzando il tono Elenie.
< Senti, senti... > ma lo sguardo di ghiaccio della donna fece subito cambiare idea ad Ace che stava già per ribattere < D'accordo... Pare che Kristal ti stesse cercando da giorni. Se non ho capito male era, giunta a Nakir appena in tempo per vederti partire. Ti ha seguito fino a Kolise e... beh, diciamo che qualcuno definirebbe la mia scelta discutibile: l'ho fatta attendere... forse troppo... >
< Non vedevo altri che te... > proseguì Ace non per discolparsi, né per lusingare Elenie... il suo tono era ora sincero e semplice come quello di un bambino < Nessuno sembrava in grado di ridestarti, e così... senza consultare la Madras. Non avevo tempo per ascoltare eventuali contestazioni... In due giorni nessuno è stato in grado di svegliarti, nemmeno i cerusici e gli erboristi coi loro intrugli... Il solo risultato che hanno ottenuto con tutte le loro tisane ed infusi è stato di appestare l'aria per tutto il comando! Volevi sapere dove stiamo andando? Beh, ci stiamo dirigendo al Tempio! Speravo che lì mi potessero aiutare, ma ora non è più necessario... > fece per tirare le redini ma la mano di Elenie lo bloccò prima delle sue parole < NO!... Proseguiamo... >
< Mi vuoi morto! Se torniamo ora, forse riesco ancora a cavarmela... > cercò di spiegare a modo suo la gravità dei suoi gesti, specie per un comandante.
Con estrema semplicità Elenie proseguì invece quasi non curandosi, certa che Ace non avrebbe corso nessun rischio < ...ho molto da dirti... > e raccontò ad Ace quasi estraniandosi... parlando più a se stessa, quasi fosse con la mente assente, quanto vissuto la notte in cui da amazzone partì da Nakir, per non farne più ritorno, se non, forse, profondamente cambiata. Le parole presero a scorrere dapprima con una certa titubanza, poi con l'impetuosità del Kruill in piena e quando ebbe terminato fu difficile per lei affrontare il silenzio dell'uomo al suo fianco.
< Ti prego... dì qualcosa, qualsiasi cosa. Questo tuo silenzio... > non dovette terminare quella che aveva quasi il tono di una supplica. Ace se ne accorse e per impedire alle emozioni della donna avere la meglio su quel momento di fragilità, la interruppe.
< Stavo ripensando... quella stessa notte anch'io credo d'esser stato testimone di qualcosa a cui solo ora forse potrei dare un significato... > e le raccontò dello stagno di Matek, e degli inconsueti eventi di quella notte.
Qualsiasi senso potesse ora dargli, ad Elenie era una volta di più chiaro che il suo cambiamento era oramai cominciato, ovunque ciò che le era accaduto l'avesse portata. Il messaggio che le Dee avevano espresso nella sua visione al pozzo delle scuderie era più implicito nelle parole del racconto di Ace ma altrettanto inequivocabilmente chiaro, anche se ancora la sua mente rifiutava di accettare l'ineluttabilità della situazione, confusa quasi, fosse in uno stato di trance. Ace le chiamava coincidenze: non sapeva che le coincidenze non sono che uno strumento cui le dee ricorrono per mantenere anonima la loro opera e, a volte, per palesare la loro volontà.
Senza motivo particolare, Ace tirò le redini per far fermare la corsa dei due eccezionali frisoni.
Incuriosita, Elenie comprese il momento e fissò il Caliur negli occhi attendendo le sue parole.
< Non so quanto la mia opinione possa contare e forse non comprendo in pieno quanto tu mi abbia spiegato > temporeggiò cercando le parole più adatte. Elenie lo incoraggiò prendendogli in silenzio la mano < Solo tu puoi comprendere il significato della tua esistenza a Nakir. Quanto hai fatto... la fatica e l'impegno che hai impiegato nel realizzare quanto non ha eguali in tutto il regno. Ma se questo non è sufficiente... se sei alla ricerca della Elenie che senti di non aver ancora trovato... credo sia giusto cercarla. La vita ha senso solo guardando avanti verso il futuro. Solamente gli sciocchi recriminano quanto hanno lasciato intentato nella loro vita, magari rimpiangendo una volta giunti sul viale del tramonto le scelte non prese quando era tempo di farle. I più saggi invece non hanno timore di lasciare quanto raggiunto per l'ignoto, se a guidarli è il loro cuore, perché sanno che non vi è nulla di sbagliato nell'ammettere un eventuale sbaglio e nel tornare sui propri passi. Senza incamminarsi, nessuno troverebbe mai la propria strada, e tu non sei una donna che rimane ferma per paura di cadere. Sei una donna eccezionale e vorrei che tu sapessi che avrai sempre il mio sostegno, finchè... > questa volta fu Elenie ad interromperlo: si strinse forte al suo petto e schiuse le sue labbra contro quelle di Ace in un caldo e appassionato incontro.
Ascoltando i loro corpi più che le parole pronunciate, realizzò il motivo per cui corse senza sosta a Kolise: non l'avrebbe forse mai ammesso, ma il sostegno di quell'uomo era importante ed improvvisamente sentì meno difficile la decisione di partire.


ELENIE

In sonno mi apparve mio padre. Il supremo Mago Aragon.
La voce misteriosa era nata senza immagine, prima, poi mi trovai davanti l'alta figura nitidamente, accanto al luogo sconosciuto dove stavo dormendo.
Mi disse che avrebbe accettato la mia decisione, ma avrei dovuto seguire la sua strada. Poi fu il momento in cui nel sogno c'era soltanto nebbia, nebbia bianca per molto tempo, poi fra la coltre candida una spada blu balenò all'improvviso: Mezzanotte delle Mokada mi sorrideva, e solo comprensione lessi nei suoi occhi.
Le sorrisi. Vicino a lei le Dee mi mostrarono Galdor, amico e fratello, che mi parlò dolcemente di ciò che sapeva da sempre, di ciò che mi era accaduto al pozzo come ciò che sempre sapeva sarebbe successo..
Poi sentii il calore della mano di Madras Asiram, e quello fu davvero ciò che mi risvegliò.
Mi ritrovai tra le braccia del mio Dragone. Completamente avvolta nella nebbia. La mia mente era, ed è, completamente avvolta nella nebbia. Cosa era successo? Perchè avevo sognato tutti loro?
Il risveglio fu decisamente traumatico. Parole di Ace, distorte... lui parlava e mi sorrideva e per me tutto era confuso, voci, colori, vedevo la nebbia. eppure mi sentivo bene. Bene.
Il mio Ace.. da lui andai, senza pensarci nemmeno un istante nel lungo viaggio, nel momento successivo alla Chiamata.
Poi lui forse mi capì, cercai di spiegare la mia Chiamata e lui capì, oppure finse molto bene.
Mi raccontò che Kristal era venuta a cercarmi... la Madras..
Aveva 'sentito' cosa mi era successo?
Come era possibile?
Mi abbandonai tra le braccia del Dragone e sentii tutto il suo calore e tutto il suo amore quando lo abbracciai. Stavamo andando al tempio.
Finalmente.
Respirai a lungo, in silenzio.
Un sorriso schiuse le mie labbra: Biancalancia era davanti all'ingresso del Tempio dei Sogni. Le sue doti le permettevano di comunicare con la mia anima, dopo la chiamata.
Avvolta nella bianca veste, mi sorrideva. Ci accolse gentilmente, e quando Ace cercò di spiegarle, il suo dito alle labbra lo zittì. Sapeva ogni cosa e dal quel momento alcune delle portE che avevano cominciato ad aprirsi, si spalancarono, e fu tutto molto chiaro.
Abbracciai Ace con tutto l'amore che avevo dentro, poi, con serenità, chiesi di lasciarmi qualche tempo con Biancalancia e le altre sacerdotesse al Tempio.
Il profumo delle erbe bruciate e gli incensi alle rose accompagnarono il Comandante per molto tempo, quando tornò con il carro verso Kolise. Sapevo che presto mi avrebbe riportato Armor. Poi pensando a tutto ciò che era successo, camminai fino al piccolo Bosco accanto al Tempio, e restai lì troppo tempo, perchè le tenebre avvolsero completamente la mia figura.
Fu così, dopo un lampo e un tuono vicino, che Moghul parlò, ma nulla di quello che disse fu riportato alle orecchie degli hammers.


NURAH

Ogni volta che posso, vado a dare il mio tributo alle Dee al Tempio dei Sogni.
Entrarvi per me è gioia pura, pace e serenità, ma non quel giorno: "dovevo" andare al Tempio per un motivo che mi sfuggiva; una necessità dell'anima, un bisogno interiore.
Mi ero seduta su una panca in fondo, vicino alla grande porta d'entrata, ma non riuscivo a pregare; tormentavo i lembi della tunica e le mie mani si fermarono quando udii le voci all'esterno; sulle prime non le riconobbi, benché sapessi che mi erano familiari.
Mi alzai ed uscii sotto il porticato.
Capii il motivo perché quel giorno, in quel momento, dovevo essere lì: Elenie.
La mia amica Elenie, una sorella per me, aveva bisogno anche di me in quel momento.
La vidi e compresi cosa la tormentava, la lunga via che aveva percorso l'aveva condotta finalmente alla meta; non importava quale strada era stata imboccata, adesso lei sapeva cosa doveva fare.
La guardai con affetto, aveva il volto tirato, ma gli erano occhi limpidi; mi avvicinai e l'abbracciai.
"Le Dee oggi ci hanno guidato qui, amica mia.


KRISTAL

Ero furiosa, assolutamente furiosa.
Pdor mi aveva abbindolata per bene, impedendomi di vedere Elenie, ed ora lei era di nuovo in viaggio!
"Acc... Nimira, riuscirò mai a darle questa notizia???" pensai.
Almeno mi ero riposata, e rifocillata un po'. La Chimera era Signora della guerra, ma anche Signora dell'ospitalità, non c'è che dire.
Ripartii quindi sbuffando, la meta stavolta era il Tempio dei Sogni... e per Athenas, stavolta avrei consegnato questa benedetta pergamena!
Al tempio incontrai Biancalancia, che mi venne incontro con un sorriso.
"Madras!!! Che bella sorpresa!" esclamò... sperando per un attimo che mi fosse venuta un po' di voglia di pregare.
Ma ancora non avevo tempo, per questo...
"Bia cara, sto cercando Elenie, devo parlarle" le dissi, dopo gli abbracci e i convenevoli.
Mi condusse da Elenie, finalmente. Ma era davvero Elenie, l'intrepida Amazzone di Mokada, questa giovane donna con gli occhi assorti che sembrava ascoltare una voce lontana?
"Ele..."
Ella volse lo sguardo verso di me, e sembrò rimandare il suo importantissimo e misterioso colloquio col cielo stellato per rivolgermi la sua attenzione.
"Elenie, cara... mi manda Nimira. L'Imperatrice vuole offrirti il Comando delle Mokada, nessuno lo merita più di te e loro hanno bisogno di una buona guida, per tornare il valoroso gruppo d'un tempo..." e così dicendo srotolai la pergamena col sigillo di ceralacca imperiale e gliela mostrai.
Restai in attesa di una sua reazione... e finalmente gli occhi dell'amazzone divennero splendenti.
"Madras... mi dispiace, ma non posso... non posso più accettare!"
Le parole di Ele, pur sussurrate, rimbombarono come un'eco fra i secolari alberi del bosco del Tempio.
Attesi che cercasse il modo giusto per spiegarmi cosa le stava succedendo...


ELENIE

C'è qualcosa nelle Madras che le rende.. Dee.. ai miei occhi e agli occhi di molti degli Hammers. Forse la loro intuizione.
Loro sanno quando un hammers ha bisogno della loro presenza e dei loro consigli.
E come Venti, trasportati da arcani meccanismi, giungono dove serve la loro voce.
La loro Vista le aveva portate entrambe al Tempio dei Sogni: Madras Kristal e Madras Nurah erano entrambe sedute accanto a me, sugli scalini nell atrio del Tempio.
Fu così che poche ore dopo che giunsi con Ace al Tempio dei Sogni, ebbi modo di spiegare alle due donne più potenti di Arcano cosa era accaduto il giorno prima.
Stringevo la mano calda di Madras Nurah con la mia mano destra, che mi osservava con occhi sconcertati ma comprensivi, e stringevo con la mancina la mano ferma e sicura di Kristal, la Madras Scribana.
Le tenebre giuNsero, e finii il mio racconto.
Parlai con loro delle mie sensazioni più remote, di ciò che avevo sentito e di ciò che era profondamente mutato nel mio animo. Non cercai null altro che approvazione umana nei loro occhi, perchè entrambe sapevano bene che soltanto il potere delle Dee scatenava eventi di quel genere, e nemmeno una Madras può giudicare ciò che le Dee decidono di fare.
Tirai un lungo respiro, guardai negli occhi Nurah, quando venne il momento di parlare delle mie compagne che avevo abbandonato: sorrisi, rasserenata e sicura di ciò che stavo proferendo.
<< Madras Kristal, diventare Comandante delle Mokada, condurle alla vittoria sarebbe per me un onore, e spero che il mio valore di Vicecomandante sia stato apprezzato dal gruppo delle Amazzoni oltre che dalla nostra Imperatrice.. ma.. non è la Via che le Dee hanno scelto per me... non ho alcun dubbio al riguardo.. [il sorriso sincero viene volto alle due Madras] io resterò al Tempio, finchè le Dee non vorranno riportarmi indietro.. ma ormai la mia vita è questa [gli occhi splendenti verso il cielo stellato sopra al Tempio] e nulla e nessuno possono cambiare il volere di Arawen.. io desidero seguire la Via delle Sacerdotesse.. per questo Madras.. chiedo di poter rifiutare questa nomina e seguire Biancalancia.. Madras Nurah.. Madras Kristal.. non perderete mai l'amore di questa vostra figlia.. nonostante i suoi mutamenti. >>
Mi interruppi, e le abbracciai con tutto l'amore che le Dee avevano riportato in me.
Poi ricordo poco di quanto successe, Biancalancia apparve, ci sorrise, poi mi prese per mano e mi portò dentro al Tempio, conducendomi nella mia nuova vita.


SHADEMAR

La luce della candela tremolò, scossa da uno spiffero gelido. Una figura si alzò dal letto e si diresse alla finestra. Le terra dell'Arcano, immersa nella notte, era una cupa foresta di ombre che aumentò la tensione dell'uomo. Un presentimento, una strana angoscia si stava facendo strada dentro di lui. Solo quando la vista si posò sull'ingresso del tempio, con la sua antica ed inestinguibile fiamma che illuminava le statue degli dei, sentì per un attimo un senso di pace avvolgere il suo cuore.
L'uomo girò su stesso e misurò a brevi passi la stanza, con aria meditabonda.
Quello spiffero gelido che aveva sentito soffiare gli aveva fatto perdere il sonno.
- Cosa succede Shad?-
La voce risuonò calda e leggera come il tocco di una carezza. L'esploratore si fermò dov'era e si voltò fissando sorridendo Ombiasy. Si avvicinò alla sacerdotessa sfiorandole i capelli:
- Nulla di preoccupante, non riuscivo a dormire. Mi dispiace di averti svegliato.-
Ombiasy colse tra le note di dolcezza del suo uomo una lieve incertezza.
- Cosa ti preoccupa?-
L'uomo si fece pensieroso, in quel mentre dalla strada principale risuonò l'eco di un galoppo. L'esploratore corse alla finestra e si affacciò.
Subito dopo alle sue spalle si avvicinò la sacerdotessa:
- Chi era?-
- Le figure erano avvolte dalle ombre ...- l'esploratore era titubante come se le avesse riconosciute.
- Ma ...-
- Credo fossero due Madras: Kristal e Nurah.-
- Deve esser accaduto qualcosa di grave se due Madras erano al tempio a quest'ora della notte.-
- Speriamo di no. Andiamo a vedere.-
Il lungo corridoio di pietra era deserto e vi regnava il silenzio assoluto. I due avanzavano lentamente mentre le tremolanti fiamme delle torce facevano allungare le loro ombre lungo le pareti.
- Shad, forse ci siamo sbagliati e non è accaduto nulla. Le mie sorelle stanno dormendo tutte.-
- sssshhhh ... ascolta -
In lontananza si avvertiva l'eco di un ritmico suono attutito. Un lieve incedere di passi rompeva il muro del silenzio, i due si nascosero dietro una colonna. Ecco l'ombra e il fruscio di abiti leggeri, antichi. Qualcuno stava passando loro dinanzi. Il lokot si sporse appena per osservare Biancalancia ed Elenie, bellissime ed eteree nei loro abiti sacri.
Rientrarono nella camera, ora Shad si spiegava i motivi della visita notturna delle due Madras.
Ombiasy fissò sorridendo l'esploratore:
- Sembri sorpreso?-
- In un certo senso...-
- A cosa è dovuto il tuo stupore? Forse perchè un'amazzone ha scelto di servire al Tempio?-
- Si, non ho mai creduto che le Dee potessero condizionare le scelte di un'amazzone.-
- Perchè?-
- Ho cavalcato con loro, ho combattuto al loro fianco, le ho viste andare incontro alla morte senza paura, con decisione... anzi direi con la forza della fede nell'acciaio. Ho visto nei loro occhi la fiamma inestinguibile dell'amore per la guerra. Il mito che hanno creato è già una religione... la più profonda e misteriosa. Quanti uomini infatti riescono a compiere le loro imprese? Chi ha mai espugnato Krymenia? Chi ha mai ottenuto una vittoria come a Bakar?-
- La loro forza è nel cuore, ma chi conosce veramente il proprio cuore? Prova a pensare alla tua vita, poi allarga l'orizzonte della mente e immagina il tuo futuro, sentirai i suoi battiti scandire il ritmo della vita che sfugge. Giorni... come sabbia tra le mani. Affanni, il respiro che diventa pesante e alla fine cerchi di convincerti che ne è valsa comunque la pena, che tutto è servito a qualcosa. Ma non ci riesci e vuoi disperatamente fermarti, tornare indietro, e magari illuderti che dopo la morte esista un inferno per i dannati e un paradiso per i giusti.-
- Omby, gli esseri umani vivono, muoiono, e non lasciano che labili tracce nella polvere del tempo... solo le leggende no, quelle non muoiono mai. Le amazzoni sono una leggenda.-
- Per questo Elenie abbandonando la via delle amazzoni ha dimostrato di avere un cuore infinito, cercando l'eternità non nella luce della gloria e della leggenda, ma nell'umile servizio del Tempio.-




 

 

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