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Una nuova spada

Immagine del racconto

01. Convalescenza

Dolore. Tutto il corpo di Legione era avvolto da un sudario di dolore, acuto, pungente, strisciante. A fatica aprì gli occhi, sforzandosi contro il desiderio di abbandonarsi all'oblio dei sensi perdendo nuovamente conoscenza, e le sue pupille furono ferite da centinaia d'aghi di luce strappando alle sue labbra un lungo lamento. Svenne di nuovo..

Quanto tempo era passato? Lo ignorava, mentre la mente tornava pian piano cosciente. Legione avvertì immediatamente di essere disteso in un letto, fasciato strettamente, ma ignorava come mai fosse in quelle condizioni. Un agguato? L'ennesima caduta nel Kruill? Una rissa in taverna? Poi, improvvisamente, si riversarono nella sua mente le immagini del duello con Berserk, lo scontro, l'ascia che si abbassava inesorabilmente su di lui, nonostante l'ultimo tentativo di evitarla, il rumore del metallo che incontrava le ossa... le sue ossa. Spalancò gli occhi e sussurrò: "sono sopravvissuto, come?"
Non che avesse rivolto a qualcuno quella domanda, pensava di essere solo nella stanza, e quindi rimase molto sorpreso di udire una risposta.
"Sei sopravvissuto perké mi hai fatto divertire." Le parole del Vicario di Nistra risuonarono dure da un lato della stanza, con un po' di fatica Legione si volse verso il suono della voce e vide Berserk accanto alla porta, poggiato allo stipite, che lo osservava con uno sguardo truce.
Legione si guardò attorno, notò le bende di lino, pulite, che fasciavano quasi tutto il suo corpo, il fuoco scoppiettante nel cammino, la spada e il cesto che aveva usato in combattimento sul tavolo, accanto a un pugnale che vi aveva lasciato prima di recarsi al duello, tutto testimoniava che qualcuno si era occupato di lui mentre era privo di sensi.
"Beh... allora potremmo rifarlo qualche volta..." disse a mezza voce, rivolto al Vicario, che lo guardò incuriosito.
"Sai... devo ankora kapire se tu sei solo matto o pure masokista." Disse Berserk prima di andarsene. Poiché non era stata una domanda, Legione non si curò di cercare una risposta. Si lasciò semplicemente sprofondare nel sonno.
La convalescenza fu lunga, quasi tutte le ferite erano superficiali, più o meno, e guarivano in fretta, ma l'ultimo colpo dell'ascia bipenne gli aveva inferto una ferita profonda in prossimità della scapola destra che guarì molto lentamente e gli lasciò una profonda cicatrice trasversale, e che gli avrebbe ricordato di quel suo primo duello su Arcano ogni volta che fosse cambiato il tempo.
Durante quelle settimane di inattività forzata, in cui si potè tenere in contatto con il resto del mondo solo grazie ai piccioni viaggiatori e alle sporadiche notizie portate da chi andava a trovarlo, Legione si rese contò che il duello non aveva portato conseguenze dannose solo per il suo corpo: la sua spada era rovinata definitivamente.
L'aveva esaminata con calma, le scalfitture lasciate dall'ascia di Berserk erano troppe, ed alcune minacciavano l'integrità strutturale della lama, per poterla riparare. Una lacrima silenziosa scivolò sulla guancia di Legione, quella spada l'aveva portata da Imperius, l'aveva tenuta negli SdU, e l'aveva usata su Arcano...
Con estrema calma la rimontò per l'ultima volta. Rimise a posto il cesto, la guardia dell'elsa, bloccandolo con la piccola molla nascosta nell'impugnatura, che gli permetteva di sganciarla rapidamente ed usarla come seconda arma... Come aveva fatto nel duello. Poi riavvitò lentamente il pugnale, in modo che raddoppiasse l'impugnatura. L'arma, così completata, era una spada bastarda, impugnabile a una o due mani, mentre quando veniva smontata nelle sue tre componenti la lama era una spada lunga impugnabile a una sola mano. Ed ora era inutilizzabile. Sorrise, un sorriso amaro, a quel pensiero.


02. Fuoco, metallo ed estro

Ormai riusciva a camminare nuovamente, senza problemi, le ferite erano guarite e le braccia erano tornate alla piena funzionalità. Era tempo di tornare alla Torre dei Dragoni, ed era tempo di cercare una nuova arma.
Poi un'idea attraversò la mente di Legione, rapida come un lampo, ed altrettanto illuminante. Avrebbe forgiato egli stesso la sua nuova spada usando il metallo della vecchia. S'incamminò deciso verso l'armeria della Torre dei Dragoni, mentre la sua mente lavorava febbrilmente rifinendo l'idea e calcolando misure, leghe, tensioni e temperature.
Quando entrò nell'armeria il calore della forgia lo avvolse, facendolo sudare copiosamente. Era al pian terreno della torre, un edificio aggiunto al corpo base, privo di una pavimentazione in pietra o di elementi di legno nella struttura, per evitare il rischio che qualche carbone ardente, cadendo fuori della forgia, avesse a poter dar principio ad un incendio.
Gli tornarono alla mente le parole del suo vecchio capitano: "La tua spada deve essere un'estensione della tua anima, solo così sarà parte di te e tu di lei." Ed effettivamente la spada, in quel momento, sembrava un frammento della sua anima deteriorata, deturpata, ferita... Ma ora la sua anima stava guarendo, aveva trovato una nuova casa, nuovi compagni, ed era tempo che la sua arma tornasse a riflettere la sua anima.
Legione rimase a lungo fermo, riflettendo con calma su quali materiali usare, mentre la fucina mandava ondate di calore, un lento pulsare, come se si trovasse nel cuore fiammeggiante del pianeta.
La sua mente spaziava tra i suoi ricordi, cercando in essi la forza necessaria, l'idea indispensabile, l'immagine perfetta. Un'arma che fosse un simbolo, un simbolo che fosse un'arma. Una parte di lui separata a prender vita e forma...
Quando riaprì gli occhi aveva deciso. Avrebbe fuso l'arma di Imperius, la miara che aveva con sè, e parte del metallo che gli avevano messo a disposizione. Con questi tre elementi avrebbe riforgiato una spada composta di tre parti. Passato, presente e futuro.


03. Passato

Così come il metallo fuso della sua vecchia arma rappresentava il suo passato, oscuro, velenoso, doloroso, così anche la prima parte della sua nuova arma avrebbe rappresentato il passato.
Uno stiletto, che sarebbe stato parte dell'impugnatura dell'arma finita, costantemente avvelenato...
Il mantice iniziò a soffiare, aumentando il calore della fornace, fondendo tre metalli in una lega...
Legione usava il maglio ritmicamente, colpendo, spostando e colpendo di nuovo, fino a che la piccola sbarra che aveva ottenuto dalla fusione del metallo non prese la forma di una piccola lama, solo sette centimetri di lunghezza, appena due di larghezza alla base. Non un'arma da corpo a corpo, ma da assassino, fatta per entrare negli interstizi di un'armatura, più che per parare un colpo o sfondare un corpetto.
Quando la lama fu pronta si adoperò a preparare l'impugnatura, affinché fosse fatta in modo da integrarsi con l'impugnatura della spada, avvitarsi leggermente in essa raddoppiandola come un tempo. Anche se la spada doveva ancora venire forgiata, essa era già di fronte a lui nella mente di Legione, poteva vedere il materiale spugnoso, imbevuto di veleno, in cui lo stiletto avrebbe riposato come il dente di una vipera.
Completò lo stiletto aggiungendo al peso i frammenti della Lacrima Velata, la gemma azzurra che un tempo conteneva le informazioni su tutti i virus sviluppati da Imperius a scopi bellici, che aveva frantumato per obbedire all'ultimo ordine impartitogli dal suo pianeta scomparso. I piccoli frammenti azzurri brillavano riflettendo le fiamme della forgia, una luce nostalgica di un passato che non sarebbe più tornato.


04. Presente

Terminato lo stiletto, che mentalmente Legione chiamava Zanna, passò a lavorare febbrilmente sulla guardia dell'elsa. Un cesto a due lame laterali al pugno, che si doveva poter combinare con la spada finita e staccare rapidamente per poter essere usato a sua volta come arma. Quella parte rappresentava per lui il suo presente, sospeso tra passato e futuro, non ancora del tutto integrato nel suo nuovo mondo, sempre pronto alla difesa di ciò che stava diventando.
Su di esso avrebbe incastonato la Lacrima di Luce, l'unica delle tre gemme contenenti le memorie di Imperius ad essere rimasta intatta perché ne conteneva solo la storia. "Non ci può essere presente per chi non conosce la sua storia, chi dimentica il passato è costretto a riviverlo senza poter affrontare il futuro" pensava Legione mentre forgiava le lame del cesto, mentre preparava le strisce di cuoio che avrebbero protetto la mano quando l'arma fosse stata separata dalla spada, mentre avvolgeva metallo e cuoio, lentamente, assicurandosi che le strisce non rimanessero molli o si staccassero.
"Se lo stiletto è Zanna, questo sarà Artiglio." Decise il Dragone battezzando il cesto.


05. Futuro

La lama fu la parte che gli richiese più tempo. Per due giorni lavorò allo stampo in cui avrebbe versato la lega di tre metalli fusi insieme. Altri due giorni gli occorsero per togliere tutte le impurità dai metalli in fusione e per trovare le giuste proporzioni per la lega che li avrebbe uniti. Infine versò il liquido rovente nello stampo, ed attese con malcelata impazienza ed inquietudine, che si raffreddasse per vedere se la lama, ancora da ribattere, avrebbe potuto essere usata o se aveva fatto errori che l'avrebbero resa inutilizzabile.
Quella parte rappresentava il suo futuro, la sua visione del futuro, sarebbe dovuta essere luminosa, piena di speranza, forte e resistente.
Fu così, con il cuore colmo d'ansia, che spezzò lo stampò ed osservò la lama scintillante sebbene non ancora affilata.
Legione avvolse uno straccio intorno alla parte della lama che sarebbe stata poi ricoperta dall'impugnatura e dall'elsa, e provò alcuni fendenti, alcune paroble, alcuni affondi, per sentire come rispondeva il metallo e la struttura. Accertatosi che la struttura non presentava imperfezioni, che la calibratura era buona, prese a lavorare per ottenere un buon filo, una lama a due tagli.


06. Una nuova Spada

Finalmente Legione lasciò l'armeria portando con se la sua nuova arma. La estrasse dal fodero e la osservò alla luce del sole. Era luminosa, quasi viva nelle sue mani, dai riflessi dorati, dati dalla miara presente nella lega. Sorrise compiaciuto del risultato finale che aveva ottenuto e prese a provare posizioni di guardia e di attacco, solo per il piacere che provava nel sentire la spada rispondere ai suoi movimenti.
Rapidamente, mentre eseguiva un affondo, portò la mano sinistra sulla guardia, fece scattare il meccanismo che la teneva bloccata, e la separò dalla spada ruotando su se stesso. Si compiacque con se stesso per la fluidità con cui l'Artiglio si separava dalla Lama e continuò ad esercitarsi nelle posizioni con spada e cesto.
Solo dopo qualche ora, ormai esausto, riunì le parti dell'arma in una sola e l'osservò ancora, quasi stupefatto di essere riuscito a realizzare quell'arma.
"Un'arma interessante. Come la chiamerai?" La voce veniva da dietro di lui (o da dentro di lui?), ma Legione non si voltò a vedere chi aveva parlato. Si limitò a rispondere sotto voce:
"Da dove provengo questo tipo di armi si chiamava Triade Oscura... Ma le tenebre voglio lasciarmele alle spalle. La chiamerò Triade Luminosa."

 

Legione

 

 

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