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La notte delle stelle cadenti
 

Immagine del racconto

GALATH

La notte delle stelle cadenti era una festa molto suggestiva e nelle kioskas a turno si organizzavano festeggiamenti e banchetti in onore della benevolenza delle Dee.
Si diceva che le dee esaudissero il desiderio espresso dall'hammer che vedeva per primo cadere la stella.

Paido era partito in missione segreta e lasciando provvisoriamente il comando dei Lokot al suo vice.
Galth l'esploratore, che era originario di Kolise, apprese con grande trepidazione la missiva di Madras Asiram che avrebbe onorato della sua presenza il banchetto di gala al circolo ufficiali dei Lokot, a Launam, quella sera... per di più accompagnata da Ace, il leggendario Dragone ora comandante dei Caliur.
Sarebbe stata una grande festa.
Fin dal mattino i kopler avevano issato dei tendoni bianchi nel cortile della caserma, e predisposto i tavoloni che sarebbero stati imbanditi con tovaglie anche esse bianche decorate con gli stemmi rosso scarlatto della guarnigione dei Lokot. Il motivo era ripreso ovviamente su tutti i tessuti e teloni bianchi che erano stati disposti sapientemente per una perfetta scenografia.
Nulla di fastoso, la grande eleganza della sobrietà e del contrasto cromatico del rosso scarlatto sullo sfondo bianco. E i teloni mossi appena da un lieve soffio di vento, quasi che la natura, da sempre madre e amica degli esploratori, volesse anche essa essere partecipe della festa.
Le cucine erano state attivate fin dalle prime ore del giorno e numerosi inservienti erano intenti ad assistere i tre cuochi della mensa ufficiali che erano stati comandati di servizio tutti e tre.
Era giunto anche Trumer, seguendo a piedi il suo Mustang, dato che era sbronzo e non certo in grado di stare in sella, tirandosi dietro una piccola carovana di muli stracarichi.. di ghirbe di birra.
Qui il giovane ufficiale rischiò davvero di essere spedito a lucidare il pavimento del salone delle armature con uno spazzolino da denti, ma stranamente il vicecomandante gli intimò soltanto di andare a rimettersi in ordine.
I cadetti della terza compagnia, giovani reclute poco più che viandanti, erano stati incaricati di uscire in caccia, per procurare la selvaggina, fagiani e tordi e beccacce; e persino numerosi piccioni postali, rei di aver attaccato in forze il cortile del comando, erano stati personalmente infilzati a colpi di balestra da Galath, stufo di essere bombardato dagli escrementi di quelle stupide bestie.
Nara era giunta la sera prima da Nakir ed aveva indugiato a lungo a impigrire nel letto.
Dalle scuderie di Nakir, Elenie aveva promesso che sarebbe stata presente, ed era sempre una gioia vederla col suo sorriso illuminare i grandi occhi azzurri fieri di una bellezza che incantava tutti coloro che la conoscevano; una bellezza prima di tutto interiore che aveva fatto della Mokada una leader autorevole e soprattutto amata.
Quando giunse a Launam fu Nara che volle personalmente accoglierla e le corse incontro per abbracciarla con grande slancio... Affidato Armor alle cure di due stallieri che lo avrebbero portato alle scuderie, si intrattennero un momento con Galath che faceva gli onori di casa, poi si incamminarono verso la tavolata prendendo a parlare fitto tra loro, interrompendosi solo per scambiare i saluti con i numerosi hammers presenti al galà delle stelle cadenti.
Il giorno volgeva al tramonto e gli ospiti erano in arrivo numerosi; alcuni avevano già preso posto ai tavoli sotto i tendoni, i musicanti avevano iniziato ad allietare la serata con musiche e canti.
All'improvviso la musica tacque e gli sguardi dei presenti si volsero verso il portale della caserma dove era giunta con il suo seguito di personalità dovute al rango di Madras, Asiram la leggendaria, scendere dal suo fido Faustino e cercare con lo sguardo il vicecomandante Galath a cui era legata da antico affetto.
Poche volte si scorgeva nello sguardo duro dell'esploratore un bagliore di gioia fanciullesca come quando incontrava gli occhi di Madras Asiram, per cui l'affetto sconfinava nella autentica venerazione... per lei lo spietato vicecomadante era sempre il "ragazzaccio" di Kolise, figlio di mercanti con la straordinaria abilità di cercarsi guai, pur di menar le mani.
La donna era vestita con grande eleganza, un abito sontuoso degno di una regina portato con una naturalezza che stupiva ancora tutti coloro che pur la conoscevano; il loro incontro fu davvero una gioia per entrambi.
"Come stai, ragazzaccio? Ti trovo bene.." con gli occhi lucidi di commozione.
La madras era accompagnata da Ace, fiero comandante dei Caliur, il dragone che si era distinto in numerose campagne, e che ricambiò il fiero abbraccio dell'esploratore stringendosi cameratescamente gli avambracci.
Anche Ace era elegantissimo, e guarda caso entrambi avevano optato per la tenuta bianca, pantaloni e camicia in leggero lino crudo, con legacci in cuoio sottile. Solo il fregio, sottilissimo, e le spalline denotavano i gradi, in modo elegante e discreto.
Si avviarono verso la tavolata fra gli applausi dei presenti che volevano rendere omaggio alla madras più amata di Arcano, e sebbene la sua fosse una visita informale, la sua presenza dava solennità alla festa.
Madras Nurah, ormai dimentica della faccenda dei piccioni e dei ritardi della posta, si alzò sorridendo per accogliere Asiram, ed entrambe sedettero ai posti d'onore, accanto a Galath che faceva gli onori di casa e ad Ace, accompagnatore di Madras Asiram.
La notte era ormai scesa e le stelle brillavano nel cielo di Launam, il Comandante Driz do Urden della legione Uait dei guerrieri Betris era stranamente silenzioso. Galath non lo aveva mai visto così pensieroso.
"Finalmente di ritorno amico mio" gli disse sedendosi accanto a lui "ne avrai di cose da narrarci, eh Driz?"
Esauriti i convenevoli di rito gli chiese in modo diretto che cosa mai lo turbasse in quello strano modo.
"Problemi di cuore" sentenziò dopo aver ascoltato l'amico "sono tempi strani questi che stiamo vivendo, in cui gli amori, le battaglie, la vita e la morte assumono contorni indefiniti; solo il custode potrà dischiudere la sesta era ed i terribili segreti che confondono il nostro popolo."
Vide la prima stella cadere, e indicandola all'amico gli disse: "Guarda.. te ne faccio dono Driz, per il tuo desiderio che credo di conoscere, e che forse riguarda una amazzone parecchio stimata su Arcano come grande combattente e per la sua grande sensibilità e bellezza... il nome lo conosciamo."
Il grande prato leggermente digradante era proprio al limitare del cortile oltre il porticato e già numerosi hammers in cerca di intimità punteggiavano il manto erboso come note su uno spartito, per guardare la volta stellata.. e digerire il lauto banchetto.
Ace si era seduto quasi timidamente accanto ad Elenie, e Galath a distanza ne osservò per un istante le figure. Era affezionato ad entrambi, e francamente sarebbe stato felice di una loro unione, ma era troppo discreto per parlarne con gli interessati, e troppo burbero per accettare di parlarne con Nara, che viveva a stretto contatto con Elenie e forse avrebbe voluto confidarsi col suo amato esploratore,
circa i pensieri che facevano batter il cuore della sua cara amica mokadina.
Trumer era invece seduto accanto a Mabel, e Galath ebbe la netta impressione che se il ragazzo non avesse smesso di sbirciare la scollatura dell'amazzone, solo la dea Arawen avrebbe potuto salvarlo dalle ire della Froll.
Ma anche l'amazzone più sanguinaria di Arcano quella sera era stranamente serena, il volto sorridente mostrava i bellissimi lineamenti, forse un miracolo era davvero avvenuto.
Il pensiero dell'esploratore corse per un attimo a Shademar, il valoroso ufficiale Lokot e alla magia del suo sogno divenuto realtà... sorrise dispiegando le rughe sulla fronte abbronzata... una splendida realtà di nome Beatrice.
La notte volgeva al termine, e molti hammers avevano già ripreso la via di casa, quando sentì una mano infilarsi nella sua, si voltò e vide gli occhi scuri di Nara brillare nel buio della notte, strinse quella mano e si avviò felice verso casa.
Il suo desiderio era lì, e si era avverato puntualmente, come tutti gli anni da quando la conosceva.
Buona notte, e che le stelle siano con voi.


ACE

Giunta a Launam scortata da Ace, Madras Asiram venne accolta da un Galath in versione anfitrione perfetto. Le parole non renderebbero giustizia all'eleganza della Madras: un gioco di sete sopraffine dai minuziosi ricami dorati, ne lasciavano intravedere sapientemente le forme sensuali e sinuose del corpo ad ogni passo. Affidato Faustino alle cure di alcuni giovani paggi che si contendevano educatamente il privilegio di un sorriso e di una sua carezza, ignorando che la Madras ne avrebbe dispensato a tutti così come dei dolcetti alle mandorle sfornati prima di mettersi in viaggio, seguì il vice-comandante far gli onori di casa.
Un passo dietro Asiram, Ace seguiva le gentili indicazioni di Galath. Dopo aver cercato disperatamente e senza fortuna un'uniforme adatta alla sua recente condizione e all'occasione, optò infine per un completo di lino, semplice e leggero, adatto più ad un viandante forse che ad un comandante. Il risultato era però sufficientemente gradevole al punto da renderlo persino più elegante del solito.
In breve furono fatti accomodare alla tavola imbandita per una cena che dalle premesse non avrebbe avuto nulla da invidiare a quelle del Palazzo Imperiale nelle occasioni più importanti.
Ogni sei posti un vassoio con imponenti faraone faceva la sua splendida figura, ognuno guarnito con succulenti tuberi e profumate ed invitanti salse. Un tripudio di piumaggi variopinti completavano quello che i palati non avrebbero potuto apprezzare a puro vantaggio degli occhi.
Mabel sedeva amabilmente tra un Trumer già vistosamente "allegro" e un Driz stranamente silenzioso e pensieroso, mentre Nara ed Elenie si scambiavano vivaci battute. Appena più defilate, Nurah e Blastula confabulavano dei loro segreti da streghe.
Al termine del lauto pasto Galath stesso invitò tutti quanti a seguirlo. Un sentiero costeggiato da moccoli di cera illuminava di una tenue e tremula luce il percorso che conduceva ad uno spiazzo dei giardini del comando sapientemente curato dove, per l'occasione, aveva fatto disporre con una serie di semplici ma non meno confortevoli stuoie di tenero bamboo intrecciato.
La luce emessa dai moccoli era giusto sufficiente ad illuminare i passi degli ospiti, senza disturbare la vista della volta celeste. Galath, vista la riluttanza del pensieroso Driz, da perfetto padrone di casa si attardò scambiando qualche parola con l'amico, sotto lo sguardo di Nara, che per nulla contrariata, non aveva che sguardi di orgoglio per il vice-comandante, signore del suo cuore.
Persino Mabel sembrava non solo tollerare, ma persino gradire, le attenzioni che Trumer le riservava.
Cosa che suscitò lo stupore di tutti, in special modo di Asiram e Nurah, che presero a sorridere commentando da grandi amiche ciò che a stento riconoscevano che i propri occhi vedessero. La giovane Blastula seguiva la conversazione leggera delle due donne con reverenziale rispetto, non dimenticandosi nemmeno per un istante di essere al cospetto di due delle Madras più importanti di tutta Arcano. Ace ed Elenie si ritrovarono non proprio del tutto casualmente prossimi l'uno all'altra.
In quella piccola parentesi di discrezionalità Ace si ritrovò del tutto a suo agio e, complice l'atmosfera felice e serena, lasciò che le sue emozioni avessero la meglio sulla sua... riservatezza.
Un luminoso sorriso sottolineò l'espressione felice di Ace al punto da stimolare la curiosità di Elenie:
"Cos'hai da sorridere così beato?"
"Curioso... mi è parso di vedere la dea Arawen ammiccare verso di me, e credo di averne capito il motivo" rispose l'exDragone fissando la volta stellata, disteso sull'erba.
"Dimmi un po', Ace: quanto hai bevuto?" ironizzò la mokadina.
"Non credo dipenda da quello, quanto dal fatto che non abbia desideri da richiedere. Con te al mio fianco non ho bisogno di altro per sentirmi felice... e pare che lo sappia anche la Dea!" proseguì Ace mentre Elenie, coi favori dell'oscurità, non si dovette preoccupare di nascondere il leggero rossore che le coloriva le guance. Si voltò appena cercando con le labbra la guancia di Ace proprio nell'istante in cui anche lui si volse verso di lei e furono così le labbra a trovarsi.
In un primo momento l'imbarazzo colse entrambi con l'intensità di una mareggiata improvvisa, e rimasero talmente stupiti che parvero incapaci di reagire. Istintivamente alla mokadina parve di respingerlo, ma non fu così: le sue mani trovarono nell'oscurità i lineamenti del viso di Ace che a sua volta le passò una mano tra i soffici capelli regalandole un leggero brivido, mentre le bocche presero ad
imitarsi vicendevolmente. Poi furono colti dalla strana sensazione di fondersi profondamente l'uno nell'altra proprio mentre sulle teste di tutti una pioggia di astri prese a solcare la volta celeste... il silenzio fu la cornice migliore per sottolineare quello straordinario momento di aggregazione.
 

 

 

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