bordo_op.gif (351 byte)

Il Mistero della Città delle Stelle
 

Immagine del racconto

Dolceluna

CAPITOLO 1

Mi guardai intorno, incredibile... ero finalmente a destinazione!
Sinceramente non avrei saputo dire come fossi giunta fin lì e neppure dove fosse il lì! Avevo messo un piede dopo l'altro come sospinta da una mano che tracciava la mia via.

Alte mura cingevano una festaiola città, quasi come uno scrigno che protegge tanti oggetti preziosi. Oltrepassati i cancelli venni avvolta da un miscuglio di suoni ed odori... era inebriante. Si respirava aria di festa e la gente si divertiva danzando allegramente con un insieme di risa e voci che si alzavano ed abbassavano di tono quasi fossero un'enorme respiro. L'odore caldo delle frittelle appena preparate mi fece ricordare che oltre a mangiare avrei dovuto trovare un giaciglio per la notte.
Quasi non mi accorsi del bizzarro tipo che mi si accostò. Era stranamente vestito per i nostri costumi, ma istintivamente mi fece sorridere.
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti offro l'augurio di un futuro radioso, orsù accettalo ed assapora le vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessun mai ti privi di gioia e fortuna!".
Le sue mani tese ferme e sicure mi porgevano un fiore che mai avevo visto.
Non era paragonabile a nessuno di quelli che conoscevo e la sua fragranza era difficile da descrivere... come se in essa fossero racchiuse tutte le meraviglie della natura.
Accettai quel fiore automaticamente assaporandone il cuore, era quasi un bisogno dell'anima, e ringraziai quel buffo ometto sorridente e saltellante.
La serata era appena all'inizio e l'intensificarsi del riversarsi in strada dei festaioli, mi indusse a girare tra di loro incuriosita ed avida di scoprire l'origine di tutti quei profumi che tanto successo riscuotevano con il mio stomaco. Ma il tempo volava veloce ed immersa in quella specie di sogni culinario mi decisi ad avviarmi ad una locanda per trovare alloggio per la notte.
In testa avevo solo una domanda... dove diamine ero finita?


CAPITOLO 2

Camminavo mettendo un piede dopo l'altro, quasi in modo meccanico. La mia mente tornava continuamente a ciò che era avvenuto durante la parata. Tutta la faccenda aveva fatto scattare in me un campanellino d'allarme; o di curiosità volendo. Non potevo scordare l'espressione che il re aveva assunto di fronte a quel vecchio macilento. Nel suo aspetto stesso non vi era alcunchè di minaccioso, ma al tempo stesso era riuscito a fermare un intero corteo provocando una sorta di miscuglio di emozioni fra i presenti, che mi dava da pensare.
Per non parlare poi del modo in cui si era... come dire congedato! Un eclatante espediente non c'è che dire... peccato che non ami così tanto i vermi da pensare di usarlo a mia volta... sempre che ci riesca.
Avevo udito un nome da alcune persone che mi erano vicine, quasi bisbigliato con timore... il nome di un casato per la precisione e questo aveva fatto scattare in me quella curiosità che spesso mi cacciava in qualche guaio.
Certo trovare notizie sul Casato di Torre Oscura avrebbe richiesto una lunga ricerca nella grande biblioteca e questo non poteva che avvenire domattina.
Per ora i festeggiamenti erano l'unica realtà nella quale farsi coinvolgere e guardando i volti che si avvicendavano davanti ai miei occhi avevo l'impressione che nessuno di loro ricordava ciò che era accaduto poche ore prima.
Strana gente da queste parti.
Mi ritrovai seguendo il fiume di gente nell'Arena della Stella Madre, un edificio di notevoli dimensioni perfettamente incastonato nella città, quasi ne fosse il gioiello più fulgido. Risa e canti uscivano da quelle mura, quasi non potesse contenere la gioia e l'allegria della popolazione.
Entrando mi ritrovai sommersa dai dolci più diversi fra loro e neanche a dirlo iniziai a mangiarli avidamente; mentre tentavo di prendere un buon posto tra le gradinate.
Improvvisamente un'esplosione e dal fumo bianco che si leva tutto in torno appare il mentore della serata; che tra le grida ed applausi introduce, con voce ferma ed il più alta possibile perchè sia udibile a tutti, i giocolieri.
La serata procede troppo velocemente per i miei gusti e solo poche ore dopo mi ritrovo a ripercorrere i miei passi a ritroso. Sono felice e sollevata.
Ho trascorso una serata meravigliosa ed il ricordo del vecchio è ormai molto lontano, quando un urlo mi riporta con i piedi per terra.
Inizialmente penso di essermi sbagliata, che sia stata solo una mia impressione, ma poi vedo alcune persone correre in una direzione e senza pensarci un minuto mi unisco a loro. Questo sta diventando un incubo!
Tenendomi a debita distanza, ma senza perdere di vista alcuni passanti che mi erano accanto all'uscita dell'arena, mi ritrovo in un vicoletto stretto buio. Alla flebile luce si scorge indefinita una sagoma umana riversa a terra. La scena più disgustosa alla quale avevo mai assistito, che quasi mi fa dare di stomaco... eppure sono lì in piedi che non riesco a staccare gli occhi.
Il malcapitato è ancora pasto per i vermi, per questo difficilmente riconoscibile almeno per me. Gli abiti chiaramente maschili sono l'unico punto fermo in quella situazione. L'istinto mi dice di andarmene e scordarmi il tutto, ma la scena è stomachevole e la mia curiosità riaccesa a livelli ragguardevoli.
Sfuggire a determinate situazioni sembra impossibile per cui tanto vale comprendere con cosa ti trovi di fronte. Mai nella mia vita avrei pensato di perquisire una persona in quello stato, ma quella sicuramente non era una situazione normale. E dovevo fare anche alla svelta.
Tentando di non dare di stomaco sui vermi, feci scivolare le mie dita tra quello che credevo fossero i suoi indumenti... mi sbagliavo! Superato il primo momento di repulsione cercai con maggior attenzione. Aveva pochi oggetti personali e pochi spiccioli. Stavo per allontanarmi quando qualche cosa attirò la mia attenzione. Avevo sentito un profumo familiare, ma era così tenue che pensai quasi di averlo immaginato. Se non fosse stato per una spinta involontaria di una delle persone presenti... non avrei trovato ciò che restava del fior di bella vita. Ormai era appassito, ma comunque inconfondibile... ed era di nuovo sulla mia strada!
Le guardie arrivarono velocemente facendosi strada ormai tra la folla che si era creata. Feci scivolare il fiore in una tasca e mi alzai velocemente, ormai era inutile restare lì. Mi defilo velocemente ripercorrendo a ritroso la strada. Non sono un falco in fatto di orientamento.
La questione sembra molto più complessa e pericolosa di quello che pensavo ed a quanto pare ogni possibilità di evitarla risulta vana. Una strana inquietudine stà lentamente prendendo il posto della curiosità ed il ritrovarmi lì tutta sola non mitiga le mie paure. Ma perchè non sono rimasta a letto...
 


 

Torna alla presentazione

 

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)