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Il Mistero della Città delle Stelle
 

Immagine del racconto

Paido

CAPITOLO 1

Con la sacca sulle spalle, entro in città e subito il clima festante mi avvolge... anzi, mi travolge. Dopo una nottata passata in solitudine e sotto le stelle, mi sento spaesato nel trovarmi catapultato in questa atmosfera.

Quasi mi spaventa il giullare, prendendomi di sorpresa mentre penso cosa fare.
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti offro l'augurio di un futuro radioso, orsù accettalo ed assapora le vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessun mai ti privi di gioia e fortuna!", mi dice porgendomi un fiore con un inchino.
"Ehm... g... grazie...", rispondo con poca convinzione mentre colgo il fiore dalle sue mani, senza capire bene cosa stia succedendo. Ci dividiamo: lui verso i nuovi arrivati, io in cerca di un volto familiare. Non trovandone, sul momento, mi dirigo verso una locanda con la speranza di trovare un posto libero... anche se un'altra notte all'addiaccio non farebbe male nè al mio corpo, nè alle mie tasche.


CAPITOLO 2

Quella notte dormii bene. Il mattino dopo mi sentivo riposato e ristorato dal lungo viaggio precedente. Mi lavai in fretta e mi vestii altrettanto velocemente per poter assistere all'evento principale della giornata: la parata Reale. Non dimenticai neanche il fiore donatomi il giorno prima da quella buffa figura. Chissà se l'avrei incontrato ancora?
Quando arrivai in strada, vidi parecchia gente che accorreva verso la via principale, e io non fui da meno. Purtroppo le prime file erano già occupate, ed io non ero nella posizione ideale per godermi a pieno lo spettacolo. Mentre aspettavo il corteo, ammirai con il naso al cielo le splendide decorazioni che adornavano la vai, ogni palazzo, ogni stendardo, ogni vessillo, tutto era tirato a lucido, si udivano urla festanti, gente che ballava, cantava. Rimasi incantato, feci qualche passo quando urtai contro qualcuno. Subito portai l'attenzione verso quella persona. Mi ritrovai davanti una splendida ragazza bionda, sui 20 anni come me, bella, solare, vestita di un elegante quanto festivo abito di seta, decorato da abili mani da sarto con foglie verdi. In testa aveva una bella ghirlanda di fiori appena colti.
"Mi scusi madamigella, non l'avevo notata", mi scusai con un inchino.
La ragazza arrossì quando le misi il mio Fiore di Bella Vita ad aggiungersi agli altri. Ci perdemmo in chiacchiere, fino a quando un ragazzino urlò:
"Eccoli!!!"
Tutti ci girammo ad ammirare la magnificenza della sfilata. Giocolieri e sbandieratori aprivano le feste, seguiti dalla guardia reale al completo. Notai con invidia come le splendide armature vestivano sui loro portatori... io stavo malissimo in armatura e non le sopportavo. Dopo fu la volta del Re, in piedi sul carro Reale, nel suo portamento fiero, con accanto la regina, un vero raggio di sole. Mi ritrovai presto sommerso dalla folla che si accalcava per strappare un saluto al loro Re. Mi allontanai per evitare di essere trascinato via, ma così mi persi anche la giovane fanciulla.
"Peccato", pensai tra me e me, "speriamo che le voci riguardanti un possibile torneo siano fondate. Ho proprio voglia di movimento... magari divento il leader delle ragazze del posto..." Sogghignando tra i miei pensieri, mi allontanai dalla via principale...


CAPITOLO 3

Stavo iniziando ad incamminarmi verso l'arena per cercare informazioni sul torneo, quando sentii del brusio alle mie spalle. Spinto dalla mia irrefrenabile curiosità, ritornai indietro per capire cosa stesse succedendo. Mi feci largo tra la folla, desideroso di informazioni, quando con la coda dell'occhio notai una figura che si faceva largo tra il corteo. Rimasi completamente congelato quando il suo sguardo incrociò il mio. Volevo dire qualcosa, ma le parole mi rimasero in gola e non potei fare altro che assistere alla scena. Quando buttò a terra il fiore e scomparve, lasciando al suo posto scarafaggi, vermi e topi, la folla intorno iniziò ad urlare impressionata e ad allontanarsi in tutte le direzioni. Dovetti lottare non poco per rimanere in piedi e non farmi travolgere dalla folla. Mi guardai attorno in cerca di una spiegazione, quando notai sopra ad un albero, seduto su di un ramo, un ragazzino che addentava una mela.
"Ehi ragazzino!" gli urlai, "Sai mica che diavolo sta succedendo?"
Con la bocca piena, si strinse nelle spalle scuotendo il capo.
Continuai a guardarmi intorno, mentre il corteo faceva dietro front. L'annuncio della sospensione delle manifestazioni previste per il pomeriggio non si fece attendere, mentre il bambino, ingoiando l'ultimo boccone, saltò giù dal ramo e corse verso casa. Per fortuna, pensai, che il torneo nell'arena non era stato sospeso. Mentre tutti si allontanavano, il mio sguardo ricadde ancora su quel fiore e iniziai a diventare pensieroso. Strani giri di pensiero iniziarono a prendere forma nella mia mente: chi era quel losco individuo? Perchè quel fiore era stato usato per rendere "omaggio" a nome del Casato di Torre Oscura? Centrava in qualche modo il pagliaccio che c'era all'entrata?
"Ma no stupido" mormorai tra me e me, "tutto questo non centra, i fiori sono stati regalati a tutti... però... perchè nessuno ha notato quell'uomo che si incamminava tra il corteo? E come ha fatto a sparire?".
Senza accorgermene, mi ritrovai davanti ad una locanda e decisi di entrare per farmi una birra. Passai qualche ora a pensare dove cercare informazioni su quello che stava succedendo, chiedendomi ripetutamente perchè un giorno di festa si è trasformato in questa strana vicenda. Mandai giù l'ultimo sorso, prima di alzarmi ed uscire nuovamente. Da dietro l'angolo, vidi sparire un grosso mantello nero molto familiare, ma non ci feci caso e mi diressi direttamente all'arena. Ancora immerso nelle mie rimuginazioni, notai una figura a me molto familiare che entrava nell'arena e cercai di attirare la sua attenzione:
"Ace! Ace!!" urlai in sua direzione ma era troppo distante per potermi sentire.
Decisi di affrettare il passo per raggiungerlo, finalmente contento di incontrare qualcuno che conoscessi, con cui condividere lo spettacolo serale e magari informazioni o idee su cosa stesse succedendo.


CAPITOLO 4

Finalmente, riuscii a raggiungere Ace tra la folla, che mi guardava male non capendo cos’avessi da schiamazzare tanto. Dopo averlo salutato amichevolmente, incrociando le nostre braccia e stringendocele, cercammo dei posti a sedere sulle gradinate… ovviamente volevamo i migliori. L’arena della Stella Madre, così chiamata perché dedicata alla stella più luminosa che si conosca, era ormai piena e i canti di festa, le urla, gli schiamazzi e i balli erano iniziati. Il Dragone ed io ripensammo agli avvenimenti del pomeriggio, ed eravamo stupiti dall’atmosfera che ci circondava: sembrava che all’accaduto avessimo assistito solo noi due. Mentre guardavamo uno spettacolo di giocolieri, ci scambiammo le informazioni che eravamo riusciti a procurarci. Nulla di esauriente, purtroppo, solo qualche diceria locale fomentata dalla passione di creare leggende. Ma si sa, nelle leggende c’è sempre un fondo di verità.
“Il Casato di Torre Oscura, il Fiore di Bella Vita, il Re, la Spada magica… diamine, tutto questo è troppo per un giorno di festa!” pensai mentre il Dragone guardava divertito lo spettacolo, “Non ho viaggiato tanto per arrivare qui e trovarmi in mezzo ad altri problemi, come se non ne avessi già di miei…”.
“Comandante, io mi ritiro…” esordì Ace dandomi la mano “sono stanco e non vedo l’ora di buttarmi sul letto. Raccontami poi com’è continuato lo spettacolo”.
“Allora chiedilo a quel signore”, risposi indicando un tizio sui quarant’anni, con la pancia e mezzo pelato, “io ti seguo a ruota…”.
Feci per alzarmi, quando una scaglia di miara mi ruzzolò fuori dalla tasca, rimbalzando giù per le gradinate. Il Dragone era già riuscito a farsi spazio tra la folla, mentre io inseguivo la moneta, che con un ultimo lungo di qualche metro, finì in testa ad un energumeno che era il doppio di me. Visibilmente contrariato, l’omaccione iniziò a guardarsi intorno strillando:
“Chi è quel deficiente che si diverte a tirare le monete in testa alle persone?”
Subito mi infilai le mani in tasca e cambiai radicalmente direzione, fischiettando distrattamente, mentre l’uomo sollevava per la collottola un ragazzo dietro di lui, gridandogli in faccia:
“Sei stato tu, non è vero?”.
Guadagnato l’uscita con esultanza non poco contenuta, mi riavviai per le strade deserte della città, visto che tutti erano ancora a guardare lo spettacolo. Mi strinsi nelle spalle, quando un venticello gelido iniziò a spirare.
“Bene…” mormorai “ci manca solo che mi ammalo e sono a posto. Questa giornata è iniziata male, mai una volta che me ne possa stare tranquillo. Prima quegli strani sogni, poi quel pagliaccio angosciante e un po’ toccato che mi appare davanti all’improvviso, poi il vecchio che rovina la sfilata a tutti menzionando antichi rancori e scomparendo lasciando al suo posto vermi e altre schifezze… ma che altro deve succedere?”.
Un attimo dopo, un urlo terrorizzato echeggiò nell’aria, a poche viuzze di distanza. Subito mi misi a correre in direzione della voce, alzando lo sguardo al cielo chiedendo ad Arawen cos’avesse fatto di male questa volta e a Moghul se si stesse divertendo alle sue spalle. Girai l’angolo, in tempo per vedere un gruppetto di persone attorno ad un cadavere sommerso e divorato dai vermi. Una donna giaceva tremante tra le braccia di un paio di uomini, che cercavano di calmarla in tutti i modi. Dall’altra parte del gruppo, notai Ace. Nel contempo arrivarono anche le guardie che subito cercarono di riportare l’ordine, mentre una squillante voce, molto familiare, incitava la folla a gettare via il fiore donatoci all’entrata.
Mentre le guardie e Temperley attiravano l’attenzione della gente, notai qualcosa spuntare da un taschino dell’uomo. Silenzioso come un’ombra, mi avvicinai al corpo per esaminare meglio quello che i miei occhi avevano notato. Qualche verme mi salì sulla mano, mentre tiravo fuori l’ultima cosa che mi sarei aspettato di vedere… o meglio… in cuor mio era la prima, ma essendo ottimista speravo con tutte le mie forze di non trovare ciò che avevo tra le mani.
Non i vermi, che gettai subito lontano da me un po’ schifato… bensì un Fiore di Bella Vita. Solo che stranamente era appassito. Perché? Mi ritrassi dal corpo un attimo prima che le guardie riportarono la loro attenzione sul cadavere, per poi portarlo via. Mi portai sotto ad una lanterna attaccata al balcone del primo piano di un casale, per esaminare meglio il fiore. Dentro di me, ero quasi felice dell’essermene sbarazzato… convinto più che mai che quei fiori stavano iniziando a portare una sfortuna tremenda… poi ripensai alla dolce fanciulla a cui glielo avevo donato, e socchiusi gli occhi capendo di averne combinata un’altra delle mie.
C’era però una domanda che continuava a frullarmi nella testa: perché quel fiore era appassito? Quelli distribuiti all’entrata erano tutti freschi… nessuno ne avrebbe preso uno appassito, e se sì perché? Mi ricordai che Ace mi aveva parlato delle proprietà magiche di questo fiore, spiegandomi che spesso veniva usato per incanalare incantesimi. Pensai che forse, dopo che l’incantesimo veniva lanciato, il fiore si appassiva. Mi misi l’essiccato vegetale nella tasca e cercai una locanda dove riposare. Camminai un po’ ed arrivai davanti all’insegna di una taverna piuttosto alla buona… feci per entrare, ma sentii un inconfondibile suono: RRRRRUUUUUUUUUUTTTTTTT.
“E no eh!” esclamai parlando da solo “Pure questa no! Ci mancano anche le mazzate serali adesso… questo giorno è proprio iniziato male” continuai a camminare in cerca di un’altra locanda.


CAPITOLO 5

Mi girai mugugnando, quando il raggio di sole si intrufolò tra le fessure della finestra. Un altro giorno era sorto, un altro sole avrebbe riscaldato l’aria, un’altra luce avrebbe guidato i nostri passi. Lentamente riaprii gli occhi, mettendoci qualche secondo per capire dove mi trovassi e altrettanto per mettere a fuoco la mia stanza. Feci scivolare le gambe fino a quando non sentii il duro pavimento sotto i miei piedi. Cercai gli stivali con lo sguardo, trovandoli poco più distante. Purtroppo mi ero addormentato con gli abiti che indossavo la sera prima, promettendo a me stesso di non esagerare più con la birra.
Nell’angolo, con mio grande sollievo, notai una botte piena d’acqua e decisi che un bagno era proprio quello che mi sarebbe servito per rimettermi in forma. Ripiegai con cura la mia divisa da esploratore sulla sedia, e mi immersi nell’acqua fresca, prima totalmente e poi lasciando fuori solo la testa. I miei muscoli si tonificarono all’istante e continuai a sciacquarmi la faccia per riacquistare lucidità. Sentivo i miei pensieri scivolarmi addosso, come le gocce d’acqua che scorrevano sul mio corpo, dandomi una sensazione di leggerezza agognata da un giorno a quella parte.
Fu solo per un caso che mi rigirai verso la sedia, appoggiandomi con le braccia sul bordo della botte… e solo allora notai qualcosa ai piedi della sedia. Socchiusi gli occhi per cercare di focalizzare meglio l’immagine e subii un colpo allo stomaco quando vi riconobbi il Fiore di Bella Vita rinsecchito, trovato la sera prima sul cadavere di quell’uomo. Appoggiai la nuca contro il bordo, sospirando mentre osservavo il soffitto, e un fiume di pensieri mi inondò la mente.
Mi immersi completamente per una seconda volta, uscendo poi dall’acqua. Raggiunsi il lato opposto della stanza dove avevo lasciato un grosso pezzo di stoffa con cui mi asciugai. Avvicinandomi al letto, il mio sguardo non riusciva a spostarsi da quel fiore, e non so quanto rimasi lì ad osservarlo. Alla fine riuscii a chinarmi per prenderlo in mano e dopo averlo chiuso nel palmo, lo sbriciolai con disprezzo.
Mi rivestii in fretta e mentre stavo infilando l’ultimo stivale, una voce lontana risuonava nelle vie: era l’araldo che dava l’annuncio dell’inizio del torneo. Rinfoderando i miei micidiali coltelli, lasciai la mia stanza per scendere in taverna, afferrai il primo frutto di stagione che mi capitò sotto le mani, e uscii per strada. La mia bocca rimase semiaperta e i miei denti rimasero quasi a sfiorare il frutto quando mi guardai intorno. Vi era una calma innaturale, tutti avevano ripreso a festeggiare, tutti parlavano e scherzavano come se niente fosse successo. Una lontana fila di persone, si stava dirigendo verso l’arena, da dove provenivano le voci che annunciavano l’ormai prossimo inizio della manifestazione. Riportai il mio sguardo davanti a me, notando a pochi passi da me una deliziosa fanciulla che mi guardava e mi sorrideva rossa in volto. Sfoderai uno dei miei sorrisi più dolci, mentre addentavo il frutto.
“Buongiorno Signore” mi disse con voce tremolante ed insicura, mentre abbassava lo sguardo “Vi siete preparato per andare ad assistere al torneo?”.
Mi venne un dubbio e subito ebbi la conferma: la ragazza abitava nella casa di fronte alla locanda e notai che la mia finestra era proprio in corrispettiva della sua… capii che mi aveva visto senza vesti prima e dopo il bagno.
“Ehm… sì… stavo proprio andando all’arena” dissi sorridendo imbarazzato e portandomi la mano destra dietro la nuca “Volete farmi compagnia?”, aggiunsi porgendole il braccio.
La ragazza divenne ancora più rossa in volto, mentre annuiva timidamente accettando il mio invito. Parlammo per tutto il tragitto, e dalla sua voce capii che non sapeva niente di quello che era successo la sera prima. Il tempo passò in fretta e quasi non mi accorsi di essere arrivato all’entrata dell’arena. Alzai gli occhi e fui colpito nuovamente dalla magnificenza di quella struttura.
“Fermi signori!” mi disse una guardia avvicinandosi con il palmo della mano puntato verso di me. “Non potete entrare armato, Messere. Sono spiacente ma dovete lasciare qui le vostre armi, ordini del Re in persona”.
“Mi sembra giusto” risposi sorridendo alla guardia porgendogli i miei stiletti da lancio. Poi, da una fodera più raffinata, estrassi un coltello col manico d’osso, la lama ondulata e percorsa da una fila di rune “Mi raccomando, quest’arma è per me un importantissimo regalo di una strega di mia conoscenza. Vi farò bandire dal regno se gli dovesse succedere qualcosa”.
“Potete stare tranquillo Signore” mi rispose prendendo il coltello e porgendolo all’addetto incaricato di custodire le armi “Potete passare adesso. Buon divertimento, spero che la vostra signora si diverta”.
La ragazza ed io ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere mentre entravamo nell’arena. Prendemmo posto sulle gradinate, cercando il posto migliore per assistere agli scontri. I cavalieri che partecipavano alla competizione erano già schierati e pronti a rivolgere il loro saluto al Re. Rimasi affascinato dalle loro armature lucenti e dai loro abiti così finemente lavorati.
Un possente e fiero squillo di trombe, risuonò nell’arena, sovrastando le voci festanti dei presenti e annunciando l’arrivo del Re. Pochi attimi ed un sol grido di giubilò fece tremare le gradinate, quando il Re e la sua bellissima Regina sbucarono dalla tenda rossa che circonda il palco reale. Un bellissimo vestito blu cielo adornato con filamenti dorati, stretto sopra e largo a campana sotto, accarezzava le forme della compagna reale, mentre il suo consorte aveva le grandi spalle ricoperte da un mantello rosso scarlatto e il corpo rinchiuso nella sua splendida armatura da cerimonie, indossata proprio per l’occasione.
Dopo aver salutato la folla, rivolse la sua attenzione ai cavalieri sottostanti, che in un sol grido levarono le armi. Il Re fece una cenno col capo in risposta, e mentre prendeva posto sulla sedia a lui riservata, un altro possente squillo di trombe diede l’inizio del torneo, seguito dal conseguente boato dei presenti. Rimasi a guardare gli scontri, in compagnia della fanciulla, completamente assorto. Mano a mano che il combattimento entrava nel vivo, mi sentii sempre più trascinato e quasi non mi accorgevo che stavo mimando io stesso i movimenti dei lottatori nell’arena. Ricordi piacevoli e non mi ritornarono alla mente, quando i cavalieri diedero il via alla Giostra.
Dopo un secco rumore e una lancia spezzata, l’ennesimo cavaliere cadde a terra disarcionato…. ma con più violenza del solito. Buona parte delle persone, me compreso, si alzarono per vedere meglio la scena. In quel momento, mi accorsi con estremo stupore che c’era qualcosa che decisamente non andava: i miei occhi si persero ad osservare il cielo, diventato tanto oscuro da nascondere il sole e con la presenza di alcuni bagliori verdastri. Rimasi congelato nella mia posizione, aprendo e chiudendo gli occhi come se mi volessi svegliare da un brutto sogno. Guardandomi intorno, poi, notai che nessuno dei presenti ci aveva fatto caso e storcendo la bocca decisi di rimettermi a sedere, restando poco convinto di quanto stesse accadendo.
I giochi continuarono indisturbati, finchè non rimasero solo in due, i più valorosi. Dopo una breve consultazione, decisero di sfidarsi con le spade ed iniziò uno dei combattimenti più belli e spettacolari che io avessi mai visto. I colpi e le parate si susseguivano con una scioltezza ed un’eleganza impressionante, sfiorando un livello tecnico ben lontano dal mio. Il mio cuore pulsava di gioia, vedendo che c’erano tante persone molto più forti di me e non vedevo l’ora di avere la possibilità di affrontarne qualcuno. Un altro rapido colpo, uno dei due riuscii ad atterrare l’avversario, ribaltando così l’esito dello scontro. Tutti col fiato sospeso aspettavamo l’esito, e fu solo dopo un lungo sguardo seguito da un reciproco sorriso, che il Lord vincente alzò la spada al cielo in segno di vittoria.
Con la stessa potenza del tuono, un grido investì l’arena per festeggiare il cavaliere. Ma le felicitazioni durarono poco, perché dal cielo scese una specie di folgore oscura, colpendo in pieno il cavaliere e avvolgendolo in una cortina nera. Subito si levarono i primi gridi di terrore, quando il vincitore cadde sulle sue ginocchia, con le mani intorno al capo, emettendo urla strazianti.
La folla, notando anche il cielo anomalo che li ricopriva, cadde in preda al panico e gridando spaventata si mosse come un’onda verso le uscite dell’arena. Fui fortunato a non cadere a terra, al contrario di altri che vennero calpestati a morte dalla gente ormai in preda alla paura.
Quando mi voltai verso la ragazza al mio fianco, vidi che si era unita al fiume di persone. Raggiunsi a fatica il primo anello delle gradinate, deciso a capire cosa diavolo stesse accadendo, ma quando i miei occhi si posarono sul cavaliere, il sangue mi si gelò nelle vene. L’uomo era a terra, gridava agonizzante contorcendosi, mentre un nero fumo gli usciva da sotto l’armatura. Pochi istanti dopo questa esplose, rivelando il suo corpo orribilmente deformato che continuava a crescere e a mutare.
Quando ebbe finito la sua mutazione, non riuscii a muovere un passo di fronte alla creatura più spaventosa che avessi mai visto. Subito ripensai ai demoni ancestrali di cui sentivo parlare durante la mia infanzia, e fino ad allora avevo sempre pensato che esistessero solo nell’immaginario di un giovane e ingenuo infante qual ero. Ma ora ero lì, fermo ed impotente, mentre il demone lacerava le carni, con fauci e artigli, di tutti quelli che provavano ad affrontarlo.
Il mio spirito guerriero mi implorava di balzare sulla sabbia dell’arena e dare prova del mio valore, ma per fortuna prevalse il mio buon senso e raggiunsi l’uscita più vicina. Mentre le guardie erano impegnate a riportare inutilmente l’ordine, recuperai le mie armi e mi diressi verso un vicolo perpendicolare alla via principale. Mentre osservavo la folla scappare, mi appoggiai con la schiena al muro di una casa, riprendendo fiato e cercando di farmi passare la nausea provocato dal massacro a cui avevo assistito nell’arena.
Voltai nuovamente verso quel fiume di persone, quando dalla parte opposta della strada, nel vicolo di fronte, notai una figura incappucciata, appoggiata ad un bastone, che osservava con estrema ed incomprensibile calma la folla impaurita. Feci qualche passo in avanti per scrutare meglio la figura, aiutandomi nel compito mettendomi una mano sopra gli occhi. Ci misi qualche secondo per ricordarmi di lui, sottolineandolo con un leggero sussulto: era il vecchio che si era intromesso nella sfilata e che aveva recitato quelle parole di sventura al Re.
La figura mi notò con disprezzo e per sfuggire al mio sguardo, si infilò in un vicolo lì accanto. Attraversai di corsa la via principale, andando a sbattere contro le persone pur di arrivare dall’altra parte. Con la coda dell’occhio, notai all’ultimo momento la parte finale della sua tunica sparire dietro l’angolo di una casa, ed iniziai ad inseguirlo. Non riuscivo a capire come facesse un uomo della sua età a possedere una tale agilità nei movimenti e non fu facile non perderlo in quel dedalo di stradine, evidenziando la sua perfetta conoscenza delle strade del posto.
Senza accorgermene, raggiungemmo una parte della città che non avevo ancora visto. Ero riuscito a seguirlo fino a lì ma adesso mi era sfuggito. Fortunatamente, mentre cercavo, sentii un leggero scricchiolio provenire dall’altra parte della casa a cui mi ero appoggiato per riprendere fiato. Con un ultimo scatto d’orgoglio, raggiunsi il luogo da dove era partito il rumore e notai la figura misteriosa, entrare in una torre diroccata a cui non avevo fatto minimamente caso. Mi nascosi velocemente, appena in tempo per sfuggire al suo sguardo.
Dopo essersi girato di nuovo, entrò nella torre, richiudendo la porta a chiave con un altro scricchiolio. Aspettai qualche minuto acquattato nell’ombra, per vedere se sarebbe uscito subito dopo. Iniziava a fare buio, quando decisi che era arrivato il momento di entrare per controllare le sue mosse.
Con lo sguardo puntato fisso verso le finestre, mi spostai da un nascondiglio all’altro, rimanendo sempre basso col busto e movendomi il più velocemente e silenziosamente possibile. Molto sicuro di sé, il vecchio non si affacciò mai e mi permise di arrivare senza troppe preoccupazioni al portone. Il legno era marcio, i cardini arrugginiti e la serratura era molto semplice. Piegato sulle ginocchia, feci appello delle mie abilità di scasso imparate quand’ero piccolo e con la punta di uno dei miei stiletti, non ci misi molto a far scattare la serratura. Girai la maniglia aprendo la porta quel tanto che bastava per dare un’occhiata dentro, e notai solo una scala nell’oscurità che saliva a chiocciola e una che scendeva. Decisi di entrare. Un pesante odore di chiuso e di putrefazione mi colpì violentemente, facendomi girare d’istinto la testa verso la porta ancora aperta.
“Che schifo”, sussurrai, mentre scendevo verso le cantine.
Ogni mio passo, era sottolineato da uno scricchiolio rendendo l’atmosfera ancora più sinistra di quanto già non lo fosse. La luce scarseggiava, a parte qualche raggio del sole ormai tramontante che si infilava tra le fessure della roccia, e quindi camminai strusciandomi contro il muro.
Alla fine della scala, mi trovai di fronte un portone e l’aria che veniva da dietro di esso era irrespirabile. Lo aprii con molta cautela, facendo uscire quell’odore ristagnante di putrido, che mi attanagliò lo stomaco facendomi venire dei crampi per il disgusto. Fui costretto a prendere un piccolo pezzo di stoffa dalla mia tasca e mettermelo sul naso e sulla bocca per poter andare avanti.
Quando ebbi la stanza completamente davanti ai miei occhi, un leggero brivido mi percorse la schiena: davanti a me c’erano un’infinità di Fiori di Bella Vita sparsi per tutto il pavimento. Una vera e propria serra sotterranea. Alcuni di loro erano già sbocciati e pronti ad essere raccolti, mentre alti sembravano essere stati appena piantati. Decisi di non soffermarmi a capire se l’odore di putrefazione veniva direttamente dai fiori o da qualcosa che vi era nascosto in mezzo. Guardandomi intorno, notai una porta dall’altro lato della stanza e con cautela mi ci avvicinai. Rimasi acquattato con l’orecchio sulla porta prima di entrare.
Un grande laboratorio alchemico mi si presentò davanti. Ogni genere di liquido e pozione ribolliva nelle ampolle, creando ogni sorta di colori innaturali. Una leggera nebbiolina aleggiava nella stanza, mentre le pareti erano ricoperte da mensole con sopra ogni genere di ingredienti. C’erano anche dei barattoli con dentro piccoli animali morti immersi in un liquame verde. Qualcosa attrasse il mio sguardo, e mi voltai sulla mia destra: mi trovai davanti ad una grande libreria, piena di ogni sorta di tomi e manuali, per lo più impolverati ed ingialliti. Davanti ad essa si trovava l’uomo che stavo cercando, immerso nella lettura di chissà quale diavoleria. Non ebbi il tempo di proferire parola, che l’uomo si girò di scatto per fissarmi con odio.
“Come hai osato entrare nella mia torre?”, mi chiese con disprezzo, appoggiando il libro su uno scaffale mentre si portava al centro della stanza.
“Tutto quello che è successo oggi è opera tua, vero?” chiesi con altrettanta indignazione.
“Le domande le faccio io” grugnì il vecchio appoggiandosi al suo bastone.
Iniziai a girare per la stanza con circospezione, guardando con finto interesse i liquidi che ribollivano.
“Prepari una limonata per gli ospiti o stai sperimentando un nuovo pesticida?” gli chiesi con tono ironico, indicando le ampolle dietro di sé.
“Stupido sciocco impertinente” mi ringhiò contro l’uomo “Sei solo un giovane stolto se pensi di poterti immischiare nelle mie faccende! Siano maledetti tutti coloro che si opporranno alla giustizia che monderà questa città perversa! Ora è troppo tardi per fermare la mia vendetta!”.
Un’orrenda trasformazione prese vita davanti ai miei occhi: l’uomo, piegandosi su se stesso, iniziò a marcire velocemente, ripercorrendo il destino che toccherà a tutti noi. Arretrai qualche passo, disgustato ed impaurito, lottando contro il mio stomaco per non vomitare. Quando finì, solo pochi brandelli di carne erano rimasti appesi alle ossa, e gli occhi erano cavi con una leggera luce cremisi. Il suo sguardo minaccioso mi squadrò, come se stesse scrutando nella mia mente per nutrirsi della mia paura. Con un’agghiacciante risata gutturale, alzò il bastone in aria facendolo roteare. Un sibilo iniziò a serpeggiare nella stanza, mentre mi misi in posizione di difesa, sguainando uno stiletto per mano, pronto a respingere un suo attacco. Scoppiò ancora a ridere osservando il mio atteggiamento, e con un colpo secco impuntò il bastone a terra, creando un’onda d’urto abbastanza potente da fami balzare indietro di qualche metro, sbattendo la schiena contro il muro. Caddi a terra tossendo per il colpo ricevuto.
“Ooohhh… come può un giovane e aitante guerriero come te, sopperire dopo un colpo del genere?”, chiese il non-morto con tono derisorio.
“Per tua informazione…” risposi rialzandomi lentamente, nascondendo uno stiletto dietro la gamba, “…non sono un guerriero… ma un esploratore!”.
Lanciai di scatto il pugnale verso il mostro, mirando al corpo. I suoi occhi brillarono un attimo, prima di allungare il braccio verso di sé, creando un invisibile campo di forza contro cui si arrestò la corsa del coltello. Ancora una volta, scoppiò in una fragorosa risata.
“E’ tutto qui quello che sai fare? Non penserai che un attacco così patetico mi possa fare effetto vero?” Con un leggero movimento della mano, usò una sorta di potere telecinetico per richiamare a sé una piccola ampolla. Dentro vi era un liquido giallognolo, e i suoi occhi brillarono di nuovo.
“Tocca a me, giusto?” mi chiese ora serio, scagliandomi addosso la boccetta.
Riuscii ad evitarla per un soffio, rotolando alla mia destra. La fialetta di vetro si infranse contro il muro, facendo uscire il suo pericolosissimo contenuto: un acido corrosivo molto potente. Rabbrividii al solo pensiero delle mie carni sciolte da quel liquido, e spostai subito l’attenzione verso il mio avversario. Deciso a mettere fine a quello scontro, scattai in avanti verso il non-morto caricando il colpo con tutta la forza. La mia inesperienza in uno scontro magico prevalse ancora, facendomi scontrare nuovamente con l’onda d’urto creata dal mago. Con parole ancestrali, iniziò ad evocare forze arcane, che si materializzarono intorno a lui formando una barriera sferica di colore nero.
“Le tue armi non possono nuocermi, esploratore” disse ruotando di nuovo il bastone sopra la sua testa, accentuando il disprezzo sull’ultima parola. “E’ tempo di concludere il nostro scontro impari”.
Disperato e con nessuna tattica, mi guardai attorno ma non trovai niente di utile alla mia causa. Per puro caso, la mia mano sfiorò il mio pugnale portafortuna e un sorriso leggero solcò il mio volto. Non capendo le mie intenzioni, il non-morto mi scagliò addosso un’altra onda d’urto, sbattendo il bastone davanti ai suoi piedi, facendomi schiantare ancora una volta contro il muro. La sua gutturale risata rimbombò nelle mie orecchie ma questa volta riuscii a scacciare via la paura dalla mia mente, facendo un rapido movimento con il braccio in direzione del mago.
I suoi occhi cremisi brillarono di terrore quando la sua barriera fu spezzata dalla lama runica, prima di conficcarsi al centro del suo cranio. Il mostro emise un grido di dolore che mi costrinse a tapparmi le orecchie con la mani, mentre si disintegrava in mille pezzi avvolto da una fortissima luce scarlatta. Rimasi accecato per qualche secondo.
Quando riacquistai la vista, il corpo del non-morto era svanito ma contemporaneamente iniziai a perdere le forze. Mi aggrappai al bordo del tavolo più vicino, ma alla fine dovetti cedere al buio.

 

 
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