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Il Mistero della Città delle Stelle
 

Immagine del racconto

Driz_do_Urden

CAPITOLO 1
Una candida nebbia bianca ed eterea avvolge un sentiero battuto e sconosciuto, una strada secondaria che il Betris non aveva mai scorto nei pressi di Klivia, in sella al suo destriero biondo cenere, Driz_do_Urden, comandante della legione Uait dell'esercito dei guerrieri Betris avanza ignaro delle direzioni e della destinazione ove quello strano sentiero lo porterà.

Non ricorda bene come si sia trovato in quel posto, ricorda solo di essersi addormentato, e di aver avuto difficolta' a prendere sonno... poi... nulla e nient'altro, solo... Il silenzio del mattino appena sorto, che avvolge tutto il sentiero, celando parzialmente la vista acuta del guerriero. Il cinguettio degli usignoli e dei passeri, accompagnano il suo procedere nel sottobosco di rovi e di arbusti di Ginepro, fresca e' la temperatura del mattino, mentre un placido venticello proveniente da Nord sembra aiutare la nebbiolina posatasi, che tutto avvolge nel suo manto ovattato, a disperdersi ed annullarsi sotto i primi raggi di Amanuator, alto in cielo.
"Il tempo promette al meglio Germanico" dice il Betris rivolgendosi al fidato compagno di avventure mentre continua a procedere nel sottobosco inoltrandosi cosi' nella radura di larici e mughi che anticipano l'avvicinarsi di un bivio che porta alla strada principale, su una pietra squadrata e posta come segnalazione sul selciato, riesce a leggere, scritto a lettere sbiadite "Dir. citta' delle stelle", Driz si ferma ad osservare quella strana indicazione cercando nel bagaglio della sua memoria... un nome come quello... ma invano, con un'espressione un po' scettica sul volto... ed i rumori delicati del mattino che si risveglia... ed accompagnano il passo ed il destino del destriero e del suo cavaliere, si rimette in marcia, scettico e dubbioso...
"Se continuiamo con questo passo amico mio.... non arriveremo in tempo per l'inizio dei tornei... quindi...." scruta bene quindi il sentiero davanti a se' e poi, con un piccolo colpetto di talloni ai fianchi del fidato compagno... lo sprona a briglie sciolte in un galoppo sfrenato ed attento, tra le volute della nebbiolina che comincia a dissiparsi, mentre un vago pensiero compare nella sua mente...." fare tardi ad un torneo?? Ma che diavolo ho detto ...che torneo poi?!?"
"Forza amico mio... vediamo di ridurre al minimo la distanza dalla città delle stelle" e cosi' dicendo al fidato compagno, il Betris si lancia in una corsa sfrenata tra il fitto bosco.
Il tempo trascorre tra pause per localizzare la giusta via e momenti di galoppo frenetico, cavallo e cavaliere in perfetta sintonia ormai da tanto tempo, raggiungono quindi nel tardo pomeriggio di una giornata in cui i raggi di Amanuator rendono la temperatura piu' mite seppur ancora nella stagione fredda, la strada principale che ormai porta alla citta' delle stelle. La giornata svolta freneticamente tra galoppo e pause per far riposare il fedele compagno, tende ormai a volgere al termine.
Driz si guarda intorno in una fase di trotto a cercare un posto ove poter approntare un bivacco, in lontananza si scorge la citta' delle stelle mentre al suo occhio attento non sfugge una strana luminescenza pervadere sopra il tetto stesso della citta', un vago bagliore verde smeraldo che par durare una frazione di secondo per poi scomparire del tutto.
"Strane luci in questo tramonto amico mio..." dice il Betris al fedele compagno "Sarà meglio accamparci per questa notte, non vorrei che la fame ed il viaggio serrato mi stessero giocando qualche brutto scherzo alla vista...." indi, svolta per dirigere il fedele compagno in una piccola radura di cedri e aceri, ed approntare cosi' il bivacco per la notte.
Dopo aver impastoiato Germanico ed averlo lasciato pascolare tranquillamente, il comandante della legione Uait, consuma un frugale pasto a base di carne secca e birra della taverna di Madras Kristal, ottimo corroborante per una notte di sonno, quindi, finito il pasto, distende il manto nero su un letto di muschio e felci e si sdraia, in cerca del meritato riposo....
Mentre il sonno comincia lentamente a prenderlo, gli torna in mente lo strano bagliore verde smeraldo... sopra la citta'... si addormenta sussurrando ancora "Strane luci..." indi, viene accolto nelle braccia protettrici di un sonno in parte agitato, ove vicende nuove e mai vissute finora compaiono nel suo sogno... fatto di duelli e creature strane mai viste... finché raggiunge l'annullamento di ogni cosa sprofondando nel sonno profondo.
Dopo una notte stranamente agitata e popolata da creature insolite e bizzarre, mai viste nei territori di Arcano, il Betris viene svegliato da Germanico, il suo fedele compagno che con il muso lo spinge dolcemente. Driz si alza e guarda il compagno con il volto ancora impastato dal sonno, i capelli arruffati, e le due katane lì distese lungo il suo corpo, ancora nel dormiveglia solleva lo sguardo al cielo per scorgere ancor una volta Amanuator che con i suoi raggi e la sua luminosita' irradiano nuova luce e nuova vita tutto intorno...
"Sarà meglio mangiare qualcosa amico mio... ho una fame incredibile stamani... come se non avessi mangiato nulla da almeno tre giorni..." si alza quindi svogliatamente, sbadigliando ed una volta in piedi si stiracchia compiendo grandi sbadigli a bocca spalancata... indi, cerca la sua fiasca di acqua e ne rovescia metà del contenuto sul viso e sui capelli, cosi' da ravvivarli un pochino e dar alla sua figura una parvenza di ordine, indi dalla sua bisaccia da viaggio estrae una piccola pagnotta di grano dorata, del formaggio stagionato ed un barattolo di miele, recupera un paio di mele dal fondo della bisaccia e si prepara cosi' una sontuosa colazione, mentre l'amico destriero lo guarda poco distante, scuotendo la testa e sbuffando sonoramente, la lunga criniera bianca, viene agitata dai movimenti di Germanico che si allontana di pochi passi dal suo cavaliere per riprendere a brucare un po', prima di riprendere il viaggio insieme a Driz verso l'ormai imminente citta' delle stelle.
A mattina ormai inoltrata il Betris ed il suo destriero si incamminano nuovamente verso la citta' delle stelle, che ormai dista circa tre ore di viaggio, il destriero e' mantenuto al galoppo mentre il paesaggio muta, passando dalle foreste lateralmente poste alla strada principale ad una piana distesa stepposa e adibita a campi di foraggio, mentre la città sorge proprio sopra una collina rialzata rispetto alla piana su cui si trova il Betris con il suo destriero.
Veloce è il passo dell'animale mentre le briglie tenute lente dal guerriero, con la mano sinistra, seguono i movimento del suo corpo che asseconda i movimenti del cavallo nella galoppata, l'aria fresca e mite sferza il volto del Betris lanciato in questa corsa sfrenata che lo porta sempre piu' vicino alla citta' ed alla meta desiderata, il suo corpo si protende in avanti sollevandosi sulle staffe e portando la destra mano a regger insieme alla mancina le briglie mentre tutto il suo corpo è proteso in avanti e quasi appiattito con il busto sul collo di Germanico... spinto avanti ed indietro dalla frenesia del galoppo, zolle di terreno falciate dalla possanza della galoppata del destriero vengono strappate dal seno della madre terra per essere scagliate in alto ed indietro nell'impeto della corsa mentre il vento della galoppata asciuga i capelli ricci lunghi e neri del Betris... ed una smorfia di soddisfazione compare sul suo volto, mentre lacrime di felicita' dovute allo sferzar del vento ed alla velocità, colano giù lungo le sue gote.
La distanza si riduce velocemente, la città all'orizzonte appare più vicina e più consistente, non c'è la nebbiolina che si era presentata all'inizio del viaggio, ma solo una giornata splendida e lucente, intanto comincia ad incontrare qualche carro di saltimbanchi e girovaghi, pronti ad affidare al palcoscenico di legno del loro carro, la loro vita e la prosecuzione della loro opera, portare meraviglia allegria felicità in ogni terra ed in ogni contea... con i loro giochi di magia e di illusionismo, con le loro musiche particolari di girovaghi viandanti, carri multiforme e multicolore come la gente stessa seduta a cassetta, che li conduce verso la lieve salita che porta alla città.
Driz rallenta quindi l'andatura di Germanico mentre procede in vista delle porte della stessa, e dopo averle attraversate, si incammina a piedi mantenendo Germanico per le briglie nella mancina, attraverso le vie intricate, mescolandosi cosi' tra persone di ogni genere e di ogni colore della pelle. Molteplici e meravigliosi gli abiti sgargianti indossati da molti di loro, alcuni con volti dipinti con maschere multicolori, che celano parte dei volti ma non le fattezze, acconciature di capelli stranissime, strani copricapi e strani abbigliamenti... e musica... musica di flauti, cornamuse, violini e cimbali e danzatrici... meravigliosamente abbigliate con veli che coprono parti dei loro splendidi corpi e dei loro volti... sinuose meraviglie che si muovono tra la folla seguite dal loro seguito di suonatori, il tutto coronato da voci festose di bambini che corrono ovunque ridendo e cantando allegre strofe di vecchie nenie, piccoli cani randagi che si divertono a seguire il gruppo festoso dei bambini, quasi a volersi rendere partecipi anch'essi di questa giornata di festa... ed ancora, giocolieri, saltimbanchi, menestrelli e giullari...........
"Bella vita a voi oh possente e valoroso guerriero..."
Driz si volta portando di nuovo il volto a guardare innanzi a se e nota una piccola figura vestita da giullare, una di quelle tante che vagan per le strade della città... ma diversa dalle altre solite già viste... il vestito uguale a quello degli altri, campanelli sul cappello ed abiti multicolori, pieno di toppe e di cuciture, una maschera nera che copre parte del suo volto ma che lascia intravedere profonde rughe di espressioni e del passaggio del tempo, le mani piccole e tozze come le braccia del resto... gli occhi vispi e neri come quelli di un ragazzino di 10 anni ma... le rughe e la voce tradiscono l'eta' del giullare, il Betris solleva il sopracciglio destro scrutando quella piccola creatura non piu' alta di 1. 20 cm. portando le mani ai fianchi...
"Salute mio caro viandante, che sia benvenuto il tuo arrivo fra noi, ti offro l'augurio di un futuro radioso, orsù, accettalo ed assapora la vita, danza con essa fino all'ultimo dì, che nessuno mai ti privi di gioia e di fortuna...
Dette queste parole il giullare sorridendo, si inchina e porge al Betris un fiore bianco meravigliosamente candido come la neve e delicato, profumato come se mille essenze si fossero fuse in una unica.
Driz guarda prima il giullare e poi il fiore, avvertendo nell'aria la fragrante freschezza dell'essenza dello stesso, indi sorridendo china il capo in segno di ringraziamento e risponde al giullare...
"I fiori mio caro amico, son doni per le dame... in amore, son delicati pensieri che portano gioia e vita al cuor più innamorato... non son armi ideali da portare ad un torneo, ti ringrazio per la tua gentilezza, ma devo declinare l'invito, ove mi stò recando non ci voglion fiori ed essenze... ma solo coraggio, armi, acciaio e scaltrezza... quindi... grazie ancora..."
Il giullare sorride quasi svogliatamente al Betris e fà un piccolo inchino con il capo per poi allontanarsi da Driz; intanto, egli rimane a guardare la scena che si ripropone ad altre persone, sempre con lo stesso giullare e sempre con lo stesso strano fiore... profumatissimo... quando ad un certo punto la sua attenzione viene richiamata dalla voce di un banditore che legge le regole che regolamenteranno il torneo... indi, perdendo di vista il giullare, si avvicina al banditore......


CAPITOLO 2

Dopo aver ascoltato le notizie del banditore riguardante l'orario ed il luogo ove si svolgerà il torneo, il Betris si allontana dalla calca della folla cercando un'osteria che faccia anche da locanda ove poter passare la notte, gira quindi ancora per vicoli e vie principali ammirando ogni cosa, ammaliato dal senso di festa e di gioia che pervade tutto intorno.
La città addobbata a festa per la ricorrenza appare festosa e gaia, colori, drappi e nastri appesi fuori delle finestre delle case servono per contribuire a quel clima di gioia ed allegria che pare pervadere l'animo di ogni persona presente nella città, i volti ed i visi di quelle persone sempre allegre e a parer, privi di espressioni crucciate, sembrano voler fuggire insistentemente, ed inesorabilmente, le problematiche della vita normale di ogni giorno... per arrivare finalmente in questo periodo, giorno in cui ogni problema, preoccupazione e dolore della vita quotidiana viene posto alle spalle per cercare di rinnovare lo spirito con allegria, danze, feste e scherzi.... tutto per cercare di alleviare l'animo e quasi volerlo preparare alle nuove problematiche che inesorabilmente giungeranno con l'avvento del nuovo ciclo della vita seguente.
Giunge così, infine innanzi ad un'osteria "La mela del Fato"...
"Strano nome per una locanda..." esclama il Betris mentre apre l'uscio e si presenta al bancone per prendere accordi con il locandiere; dopo una breve trattativa viene accordato il prezzo per una stanza ove possa riposare e consumare una frugale cena, ed un posto nella stalla per il suo fedele compagno, indi esce nuovamente dal locale per occuparsi del suo fedele compagno, sistemandolo in uno dei box della stalla della locanda. Toglie quindi la sella ed i finimenti per poterlo strigliare a dovere, il biondo pelo del suo compagno, comincia a brillare dopo i primi colpi di spazzola mentre Driz rivede e rivive mentalmente le strane situazioni in cui si è venuto a trovare in questa strana avventura; non ricorda come possa essersi trovato alla ricerca così assidua di questa strana città, nè ricorda il motivo che lo abbia spinto a giungervi per poter partecipare al fantomatico torneo d'armi che viene menzionato.
La spazzola segue i poderosi fianchi di Germanico, pulendoli a fondo e strigliandoli a dovere così da rivitalizzare e ridonare tono e vigore ai quarti muscolari affaticati del compagno, la lunga coda bionda quasi bianca, vien agitata lievemente dal destriero mentre Driz lo spazzola diligentemente, indi, recupera un paio di secchi d'acqua puliti e li rovescia nel piccolo abbeveratoio posto nel box e recupera del fieno da lasciare al compagno per potersi alimentare durante la notte, lascia anche un paio di mele e qualche carota, recuperate alla locanda, prima di tornare dentro il locale per passare la notte.
La sera viene passata in tranquillità dal Betris, chiuso nella sua stanza mentre dal piano sottostante, l'allegria e le urla festose della gente, in piena festa, accompagnano il suo ritmato gesto di molar le lame delle sue due katane, Caos ed Ombra. Dove c'e' felicità e risate, manca Driz; niente lo distoglie, ormai da tempo non frequenta più quei luoghi dove un tempo potevano esservi feste ed allegria, nel suo animo qualcosa è cambiato facendolo così ritornare inesorabilmente in quello stato di solitudine e distacco da ogni cosa che lo aveva accompagnato nei primi tempi in cui calcava le terre di Arcano. Sistemato infine e controllato i suoi armamenti si dedica alla cena preparata dall'oste della locanda, una ciotola di stufato di agnello con del pane dorato, una fiasca di birra bionda ed un pezzo di formaggio stagionato. Finita la cena, si sistema sul letto della stanza... mentre le voci che, dal piano sottostante, esprimono felicità ed allegria, accompagnano dolcemente il suo assopirsi... per poi trasformarlo in un sonno profondo e ristoratore.
La sveglia al mattino presto era essenziale per poter trovare i posti migliori per assistere alla parata di inizio del torneo; dopo essersi lavato accuratamente Driz recupera le sue armi, si sistema la divisa d'ordinanza dei guerrieri Betris ed esce dal locale dopo essersi raccomandato al locandiere, di accudire il fedele compagno, indi si avvia per la strada secondaria ancora addobbata con fastosi festoni in onore della festa che in questi giorni si svolge in quella ridente e strana città. Mentre procede dalla via secondaria nota un certo numero di persone che, mattiniere come lui, si dirigono verso l'arteria principale che attraversa tutta la città, per poter assistere alla parata. La gente aumenta mano a mano che ci si avvicina al luogo designato mentre un cordone di alabardieri disposto lungo la via principale evita che i popolani possano oltrepassare quel cordone umano da loro predisposto a baluardo difensivo della strada da cui da poco a lì passerà il corteo reale.
Le armature lucidate a dovere e le lame delle alabarde riflettono i deboli raggi solari che riescono a far capolino dalla coltre di nuvole che sembra essersi posta sopra la città delle stelle, in parte rendendo quel giorno, grigio ed umido, uno squillo di trombe forte seguito da un rumore di tamburi che annunciano una marcia regale, irrompe nel silenzio della strada principale mentre, in lontananza si comincia a scorgere un drappello di cortigiani, abbigliati in abiti costosi e sontuosi, che cominciano a diventar sempre piu' grandi e vicini, mano a mano che si avvicinano.
Driz si guarda intorno cercando un posto da cui possa assistere indisturbato alla parata, ma la folla che affluisce la strada principale, sembra non voler cedere il passo minimamente al guerriero; inoltre, gli alabardieri posti a cordone intorno alla via impediscono agli estranei di potersi avvicinare ulteriormente alla strada. Lo sguardo di Driz cade su una piccola bancarella poco distante ove una vecchina vende dolci di pan di zenzero e fiori raccolti in una grossa cesta di vimini, il Betris aguzzando l'ingegno si avvicina alla vecchina, chiedendole il prezzo dell'intera cesta, e dopo essersi accordato con la sagace vecchina, prende le scaglie di miara pattuite e le consegna alla anziana signora, indi recupera la cesta proprio mentre il corteo regale comincia a comparire a circa 50 mt. di distanza dai presenti, indi, con modi affabili ed un sorriso... amabile sul volto, si avvicina ai presenti che si accalcano innanzi al cordone degli alabardieri dicendo con voce soave e suadente... "Prendete... prendete i dolci di pan di zenzero... sono gratuiti... donate i fiori alle signore facente parte del corteo... avanti approfittatene..." e così dicendo cerca di farsi strada attraverso la folla per raggiungere la prima fila.
Mano a mano che la gente si volta per prendere dal grande cesto un dolcetto oppure una calla bianca da agitare in segno di saluto al corteo che ora comincia ad arrivare, il Betris comincia ad avvicinarsi al cordone degli alabardieri, giungendo infine di fianco ad uno di essi, che lo osserva un po' in cagnesco, con lo sguardo cupo e risoluto. Driz, con la cesta ormai semivuota, recupera un dolcetto di pan di zenzero e lo porge all'alabardiere dicendogli... "Ne volete uno milite?? Sono buoni e non costano nulla, avanti su..."
Intanto sfila il corteo regale tra squilli di ottoni e ritmi di cimbali e tamburi, la folla esulta di giubilo e di gioia mentre i regnanti passano davanti alle genti coperti da un baldacchino di seta rossa drappeggiato da piccoli cordoni dorati, una splendida dama si trova sotto di esso a riparo, abbigliata con un regale vestito di velluto verde smeraldo, capelli biondissimi e raccolti con una treccia lunga e riportata sul capo a mo' di piccola cesta, appuntata con piccole margherite e fiordalisi. Davanti a lei due nobili figure, di un'età già avanzata camminano in altrettanto abiti sfarzosi e costosi, l'uomo recante in mano un piccolo scettro ornato di gemme preziose mentre, la dama che gli resta al fianco, sembra la copia stessa della giovane abbigliata nell'abito verde smeraldo, ma un po' più avanti nell'età; di poco più indietro dai due regali, subito dopo, dietro il piccolo baldacchino, due coppie di paggi chiudono i ranghi seguiti da un nutrito gruppo di guerrieri di ogni corporatura, ognuno armato, ed addobbato nelle proprie effige di armature oppur di cotte di maglia, tutti possenti e forti all'apparenza.
Driz segue con lo sguardo ogni membro del corteo soffermandosi dapprima maggiormente sulla giovane dama dai capelli dorati ed intrecciati con fiori di primavera... per poi seguire ognuno dei guerrieri che seguono il corteo, guardandoli attentamente... uno per uno...


CAPITOLO 3

Improvvisamente, come se fosse comparso dal nulla, una strana figura avanza curva su di un bastone con il manico d'argento verso la carrozza reale: un vecchio con abiti logori, ed uno stemma araldico cucito, chiaro segno di antica appartenenza nobiliare, si ferma proprio al centro della strada dove sta passando il corteo regale e sembra con un gesto della mano, di voler fermare la processione dei reali e dei cavalieri che seguono, il cielo limpido della giornata di sole, sembra annuvolarsi di colpo, mentre una nuvola minacciosa e scura sembra cancellare momentaneamente la luce del sole, così da render tutto più cupo e tetro.
Appena i destrieri del cocchio reale si accorgono della strana figura, si fermano di colpo, cominciando ad essere nervosi ed agitati, scuotendo il capo con forza e mordendo il morso, il re sopra la carrozza rimane serio ed impassibile con lo sguardo cupo e fosco come se presagisse già di cosa si tratti, indi si alza in tutta la sua regalità e comincia a parlare con questo vecchio.
Driz riesce a scorgere poco dal posto ove si trova anche perchè la carrozza ha di poco oltrepassato il luogo ove si trova, così la scena rimane in parte coperta. Il Betris avverte subito che qualcosa di anomalo si sta verificando in quel momento, anche perchè riesce a captare alcuni stralci dello scambio verbale tra il re ed il vecchio fino a quando non sente il nome di quello che par essere un casato... "torre oscura..." indi vede comparire ai piedi della carrozza, un fiore... uno strano fiore bianco candido come la neve... quello stesso fiore che gli era stato offerto proprio il giorno passato da quello strano giullare... lo stesso giorno del suo ingresso in quella strana città.
Il suo pensiero torna a ricordare quella strana figura che pareva esser si vecchia e con i segni del tempo ben evidenti sul volto, mascherati in misera parte da quella strana maschera scura che portava in volto, ma con una vitalità ed una luce strana che poteva trapelare dai suoi scintillanti e lucenti occhi neri.
Nel giro di una frazione di secondo, da quando il vecchio pronunziò il nome dell'antico casato all'attimo in cui il fiore bianco viene scagliato sul selciato come segno di disprezzo verso la famiglia regnante, la folla che in quel momento stava osservando la parata comincia ad agitarsi, alcune donne gridano disperate, mentre un parapiglia generale si scatena tra i presenti, tanto che gli stessi alabardieri posti a guardia della via principale riescono a malapena a contenere la folla che comincia ad agitarsi e fuggire ovunque.
Driz ancor più incuriosito da fatto riesce così a sopravanzare la carrozza e vedere finalmente ben in volto quel vecchio emaciato ma il cui volto rivela una luce diabolica e demoniaca mai viste prima, odio, disprezzo e vendetta chiedono e sembrano urlare sia il suo animo ed i suoi occhi, mentre improvvisamente si trasforma in un ammasso di vermi putrescenti, topi e scarafaggi.
Il Betris strabuzza gli occhi davanti a quello spettacolo mentre la folla ancor più agitata dall'evento e dalla trasformazione continua a gridare e comincia a disperdersi correndo come forsennati in ogni via, a portare ad ogni cittadino la notizia tragica dell'evento, Driz rimane immobile ad osservar la scena mentre uno strano senso di rabbia sembra pervadere il suo corpo, le mani si son portate istintivamente ai fianchi, alle impugnature delle due katane le sue armi, fedeli compagne di mille avventure...
Il cocchiere della carrozza si rialza dalla cassetta e facendo schioccare la frusta un paio di volte in alto sulla sua testa riesce a far muovere i destrieri dirigendoli così verso l'arena, mentre i guerrieri a cordone della processione dei reali, si stringono a formazione compatta intorno al cocchio del loro re per seguirlo a passo di corsa senza lasciarsi distanziare. Driz rimane così solo nella via principale mentre gli alabardieri smontano il picchetto in rassegnato silenzio... ed il cumulo di putrescenza, rimasto come segno indelebile della presenza di quel vecchio, lentamente sembra dissolversi nel nulla.
Il Betris si avvicina così a quell'ammasso rimasto e piegandosi sulle gambe rimane a fissare ciò che rimane come prova tangibile dell'incontro tra il vecchio ed il regnante di quella ridente città, lo sguardo cupo e fisso su quel residuo di stregoneria arcana, l'animo in subbuglio per l'evento accaduto. Dopo essersi rialzato, ancora attonito per l'accaduto si avvicina ad uno degli alabardieri...
"Perdonatemi milite... ma chi era quel vecchio e cosa simboleggia quel fiore?? e... il nome di quel casato pronunziato dal vecchio mago cosa vuol dire per il re di questa città??"
L'alabardiere ascoltando le domande di Driz annuì con il capo e cominciò a narrare la storia del casato di torre Oscura, accennando alle problematiche che avevano portato alla scissione tra il reggente della città delle stelle ed il casato... indi continuò guardando un po' sospettoso il Betris: "Potrete trovare delle notizie più dettagliate sulla storia del casato di Torre Oscura presso gli archivi della biblioteca della città messere...."
Lo sguardo dell'alabardiere ora non muta, mentre il resto dei militi cominciavano a radunarsi per disporsi a due a due lungo una linea immaginaria precisa, indi il comandante stesso degli alabardieri con un ordine a voce alta secco e schietto ordinò alle truppe di muoversi per raggiungere più in fretta possibile l'arena ove si stava svolgendo in quel momento un torneo di magia.
Driz rimase così a guardare i militi che sfilavano mentre i suoi pensieri cercavano di assemblare i primi tasselli di quella strana situazione che si era verificata... dentro di sè, sentiva la crescente curiosità di dirigersi verso l'arena e rimanere così tranquillamente a godersi gli spettacoli minori in attesa dello svolgimento del torneo d'armi... ma una vocina dentro di se', insistentemente gli chiedeva di cercare e scavare più a fondo in quella strana ed arcana vicenda.
Fu così che il desiderio di conoscenza e la curiosità di Driz ebbero il sopravvento, e così, il Betris si ritrovò, dopo aver camminato per gran parte del mattino tra le varie strade della città, di fronte ad un vecchio edificio in pietre e legno, in una parte un po' isolata della città, una vecchia insegna in ferro battuto, mal posizionata sul portale di ingresso dell'edificio la identificava come la biblioteca della città.
Dopo aver varcato una soglia buia e polverosa in cui soltanto il riverbero delle luci delle candele offriva un ben misero spiraglio di luce, Driz si dirige verso quello che sembra essere il bancone centrale del locale, dopo aver attraversato un ampio salone al bancone, un vecchio messere, con una barba lunghissima fino ad arrivare all'altezza della sua pancia e divisa in due trecce, guardava e leggeva attentamente un vecchio tomo mezzo ammuffito e in parte rosicchiato dai topi...
"Chiedo venia messere..." la voce calma e bassa di Driz riecheggiò per un attimo in quel silenzioso ed oscuro posto mentre due occhi azzurri chiarissimi come le acque più cristalline del Kruill, si sollevarono dal tomo che stavano esaminando per scrutare le iridi nere del Betris... la mancina subito richiuse il vecchio tomo con un tonfo brusco e sordo da cui si levò una piccola nuvola di polvere tutto intorno al viso del bibliotecario...
"Se cercate l'arena guerriero avete sbagliato edificio... qui troverete solo eroi del passato e leggende di guerrieri, non armi e duellanti..." Il tono severo e schietto del vecchio bibliotecario non ammetteva repliche, mentre il suo sguardo severo e pieno di dignità continuava a scrutare quasi in maniera sprezzante Driz. Il guerriero facendo appello a tutta la sua calma esibì uno smagliante sorriso e si avvicinò ancor di più al bancone continuando a scrutare negli occhi intensi il vecchio sapiente...
"Per il torneo d'armi sapiente bibliotecario c'è ancor tempo... son venuto fin qui per cercare di erudir un po' di più la mia ben scarsa conoscenza delle usanze e dei costumi di questa ridente città..."
Cercando di darsi un tono abbastanza dignitoso e non aggredire verbalmente la pomposa erudizione del vecchio, che denotava certamente disprezzo e superiorità nei confronti di Driz... il Betris azzardò la sua richiesta al vecchio...
"Sto cercando in particolare alcune notizie... ser Erudito... che certamente una persona colta ed esperta come voi saprà ben donare ad un guerriero di scarse conoscenze come me... per colmar le mie lacune..." il tono della sua voce stava diventando quasi dolce e melliflua mentre cercava di raggirare bonariamente la vanità e la presunzione del vecchio bibliotecario...
"Sto cercando infatti alcune notizie sul casato di Torre Oscura... ed in particolare qualcosa sul fiore di bellavita... conoscete qualche tomo ove possa trovar informazioni a proposito di tutto ciò???"
Il vecchio bibliotecario dapprima sbiancò notevolmente in volto... per poi cambiar la sua espressione in meraviglia e quasi rassegnazione; Driz notò il notevole cambiamento di espressione del vecchio bibliotecario, sentendo dentro di sè di aver toccato un tasto forse troppo dolente per tutti gli abitanti della città stessa...
"Venite con me guerriero... forse è giunto il momento che questo arcano mistero finisca in qualche modo..." Il vecchio si alzò così dalla sua sedia e con un cenno del capo fece intendere al Betris di seguirlo.
L'incontro con il bibliotecario durò circa tre ore, alla fine Driz aveva ricevuto le informazioni che riteneva necessarie per conoscere parte dell'intera vicenda che si articolava tra le due fonti, casato di Torre Oscura e fiore di Bella vita... le similitudini che correlavano... le due vicende erano inscindibili.
Mentre il Betris, ora con passo celere e svelto si dirigeva verso l'arena per assistere alla prosecuzione della festa e magari... chissà... in qualche modo partecipare al torneo d'armi stesso.
Il fiore di bellavita era legato in maniera inscindibile con le vicende tra il casato di Torre Oscura e la famiglia regnante della città delle stelle... la mente del Betris mentre continuava a dirigersi verso l'arena, freneticamente elaborava le proprietà arcane del fiore... capace di donar sembra forza e gioia a coloro che ne usufruivano oppure donar il tormento eterno.
Il vecchio bibliotecario non sapeva come un semplice fiore potesse donar tutto questo... e gli aveva detto che il segreto di ogni cosa risiedeva nei profondi segreti della magia del proprietario del casato di Torre Oscura...
Raggiunta ormai l'arena nel tardo pomeriggio Driz decide di prender posto sulle gradinate, dopo aver oltrepassato così l'ingresso all'arena ed essersi diretto verso i settori riservati al pubblico, decide di sedersi non troppo distante dal palco ove si trovava la famiglia reale, a circa 15 passi di distanza da loro, rimanendo alla destra del re... mentre, rimanendo in piedi e proprio sul primo anello delle gradinate, quasi a ridosso della protezione di divisione tra pubblico ed arena, comincia a scrutare ogni persona soffermandosi non solo sui partecipanti della giostra del momento, ma anche sulla famiglia reale e sulle persone che continuamente venivano ed andavano dagli spalti...


CAPITOLO 4

Il tempo passa lentamente mentre gli spettacoli all'interno dell'arena si susseguono, ogni tanto lo sguardo del Betris si sofferma sulla famiglia reale riordinando le nozioni trovate a proposito degli antichi fatti accaduti tra la famiglia reale stessa ed il casato che un tempo si chiamava "Casato di torre smeraldo", oggi chiamato "Casato di Torre Oscura". Lo sguardo di Driz, più volte si ferma a scrutare le iridi perse nel vuoto del regnante, mentre la falsa ilarità dei giochi nell'arena scatenano risa e cori di giubilo strappati quasi prepotentemente alla popolazione che assiste imperterrita e desiderosa di divertirsi, solo per esorcizzare, e così dimenticare tutto quello che è stato cancellare con una semplice festa, tutte le loro paure ed i timori che potrebbero venire un giorno o l'altro.
Torno a guardare un falso spettacolo di pseudo magia che nulla ha di divertente se non soltanto la stupidità eccelsa del falso mago che cerca inutilmente di far sparire una splendida fanciulla dopo averla avvolta in tele e sete costosissime... sento ed ascolto i commenti del pubblico, che più che vederla avvolta nelle tele, preferirebbe vederla nuda così come Arawen l'ha fatta... mentre i miei pensieri, cercano di raccogliere tutte quelle nozioni ricevute e raccolte in biblioteca a proposito del casato di Torre smeraldo, ora chiamato di Torre oscura e sul fiore di bella vita.
Penso all'arcano potere del fiore di bella vita, rarità particolare creata grazie alla magia che permette di nascondere nell'inconfondibile trascendentale aroma della sua essenza un incanto che possa essere così liberato e causare danni oppure qualcosa di buono per colui che lo utilizza. Le informazioni infatti rivelano che il fiore di bella vita viene considerato come un accumulatore di incanto, esso può ospitare al suo interno, un incantesimo che poi può essere utilizzato a piacimento dal fruitore di magia che lo adopera...
"Certamente un fedele alleato da parte di chi lo usa... oppure una minaccia mortale per chiunque possa venirci a contatto..." penso mentre riguardo ancor una volta il regnante seduto su di un costoso trono intarsiato d'oro sotto il suo palto, che con uno sguardo triste ed annoiato, sembra perdersi ogni divertimento che gli spettacoli dell'arena cercano di donare al pubblico...
Torno a guardare adesso l'arena mentre una specie di danza-duello con spade ed asce sembra attirare la mia attenzione, un gruppo di 4 persone che non si capisce bene se siano ballerini oppur guerrieri agilissimi, si fronteggiano contemporaneamente in volteggi parate e colpi di ascia che sibilanti e veloci, intervallati da parate di spade tutto condito con volteggi e piroette degli stessi abilissimi schermitori-ballerini, sfiorano ogni loro punto od organo vitale, senza però causare danno al compagno.
"Finalmente cominciano i duelli" penso tra me e me, mentre osservo i gesti agili ed abili di quei ballerini acrobati che nascondono all'interno delle loro piroette e dei gesti aggraziati una sorta di perfidia e conoscenza delle tecniche di spada ed ascia notevoli, li guardo ammirandone i gesti e le sequenze veloci e rapide, mentre le lame continuano a sfiorarsi freneticamente in un crescente di colpi circolari, parate e mulinelli che a volte sembrano raggiungere il bersaglio designato senza però lasciar segno sui contendenti...
Alla fine di questo spettacolare duello, guardo il cielo e mi accorgo che il sole comincia a scemare verso la linea dell'orizzonte diffondendo così quell'alone di rosso intenso che colora di vita gli ultimi bagliori di una giornata serena, a parte quello strano episodio capitato prima di giungere all'arena ad opera di quello strano vecchio... davanti alla carrozza del re.
Mi rialzo quindi dal mio posto e raggiungo l'uscita dopo aver dato un'ultima occhiata al re ed alla sua famiglia, scendo quindi le scale che portano all'ingresso dell'arena per ritrovarmi così finalmente in strada e mi avvio verso quell'intricato budello di strade e viuzze laterali che, ancora vestite sfarzosamente a festa, sembrano rispecchiar quel falso alone di felicità che regna nella strana città.
La mia mente così come i miei passi continuano a macinare, chi la strada, chi le nozioni invece ricevute la mattina dal bibliotecario della città rievocando così la vicenda della famiglia reale legata al casato di torre oscura, mentre il ricordo delle azioni del padre dell'attuale regnante rievocano in me la distruzione ad opera di quello stesso regnante nel tentativo di sovvertire questo casato, accusato di applicare stregoneria e magia, al fine di voler sortire e sovvertire il destino di questa ridente città...
Mentre, penso a tutto questo la mia attenzione vien catturata da un grido disperato di una donna provenire da una stradina buia ed a fondo cieco posta lateralmente alla strada che stò percorrendo, subito ogni cosa vien cancellata dalla mia mente in maniera repentina mentre lo sguardo si posa su quel vicolo da cui proviene il grido disperato.
Lesta la mano destra corre all'impugnatura di Caos, la mia katana posta sulla schiena con il manico che fuoriesce leggermente da sopra la spalla sinistra e la sguaino come a presagire una situazione di pericolo mentre veloci i piedi si muovono a cercar di raggiungere più rapidamente le grida disperate della donna che sembrano gelare il sangue, che pulsa al ritmo del cuore, all'interno di vene ed arterie, battito reso ancor più celere dall'inceder dei miei passi all'interno del vicolo buio... intanto le grida strazianti della donna hanno richiamato nel luogo altre persone che cominciano a guardarmi in maniera strana notando la mia arma in pugno...
"Che pensino quello che diavolo vogliono" dico a me stesso mentre svolto l'angolo che cela il vicolo ed una macabra scena si palesa agli occhi di chi giunge, arriviamo quindi davanti alla donna io ancor con la katana sguainata e le chiedo di calmarsi e di dire cosa sia successo, ma lei tra una valanga di parole senza senso ed un insieme di singulti frenetici riesce solo ad indicare il corpo che giace per terra, il corpo di un disgraziato in stato avanzato di putrefazione... un corpo ormai divenuto ottimo banchetto per i vermi che già abbondantemente lo ricoprono...
Rimango a guardare quella scena attonito mentre con un gesto quasi meccanico reinfodero la katana al suo posto e mi avvicino a quel corpo semi mangiato dalle larve di vermi bianchi con un unico occhietto nero all'estremità terminale del loro corpo piccolo e cilindrico, che si rigirano tra le pieghe di quella che doveva essere una volta la carne di quel poveraccio... ormai ridotta ad una poltiglia indistinguibile di sangue, grumi, tendini e parti di viscere...
La poveretta intanto viene allontanata da quella macabra scena da alcune donne che cercano di rincuorarla, mentre alcune delle figure che erano accorse nel vicolo insieme a me si avvicinano alla mia figura e mi guardano con occhi speranzosi, come se potessi in qualche modo dargli una mano in quella strana situazione...
"Qualcuno conosce questo poveraccio..." sussurro a denti stretti guardando prima uno e poi l'altro sconosciuto che si trovano alla mia destra, ma ricevo solo occhiate tremolanti di paura e di sgomento... mentre uno di loro con la mano destra cerca di tastare quello che rimane di un petto ormai aperto e pieno di putrescenze e di larve di vermi, recuperando da sotto un risvolto della giacca quello che pare essere un fiore appassito... un fiore strano la cui essenza ancor si spande in quel luogo di morte e di desolazione come a voler ancor sottolineare il suo potere malefico di morte e di desolazione... l'essenza del fior di bella vita...
Torno quindi a guardare la persona che ha estratto dal petto dello sventurato il fiore appassito e sembra quasi che le nostre iridi si parlino mentre un cenno del capo di assenso da quel momento sembra come legarci...
"Avanti... avanti non c'è niente da vedere, voi allontanatevi da quel corpo..." Arrivano così le guardie che leste, fanno portare una cassa di legno in cui ripongono il corpo di quel poveraccio per poi caricarlo su di un carro ed allontanarsi dal luogo, mentre quello strano amico, dallo sguardo vacuo e perduto che manteneva in mano quel fiore appassito rinvenuto sul corpo del malcapitato mi si avvicina e quasi mi sussurra all'orecchio..." tutto è cominciato... adesso... tutto presto finirà..."
Mi volto a cercare di guardare negli occhi quello strano personaggio e mi accorgo invece di fissare ormai il vicolo vuoto e buio... nessuna figura più presente, anche la donna che prima disperata si straziava per l'evento accaduto.... sparita anch'essa... rimane solo il vicolo vuoto e buio mentre aleggia ancor quello strano odore... quasi presagio di morte, dell'essenza del fiore di bella vita... quel fiore in cui par essere impregnata la stessa essenza ammaliante incantatrice e funesta dell'aroma della morte...
Scuoto la testa in segno di diniego mentre esco dal vicolo buio, ed il silenzio della città ormai completamente al buio, mi accompagna verso la locanda ove ho trovato ristoro, entro nella mia stanza dopo aver salutato distrattamente il locandiere intento a fumare una lunga pipa di legno e perso con lo sguardo nel vuoto, e mi lascio cadere sul giaciglio completamente vestito, compreso gli stivali ai piedi...
Un piccolo e vacuo sorriso appare sul mio volto al pensiero di ciò che mi avrebbe detto Asjah vedendomi in quel momento sdraiato sul letto con gli stivali sporchi sulle coperte... dolce Asjah... da quanto tempo non ci vediamo... quanto tempo è passato dall'ultima volta che siamo stati insieme, dove sarai adesso e... chissà se i nostri pensieri in questo momento si stanno cercando... oppure se vagano lontani come i nostri animi... chissà se anche tu stai pensando a qualcuno come me che senti dentro nel cuore in questo momento.
"Asj..." sussurro a labbra appena aperte mentre lo sguardo perso nel vuoto rimane a contemplare quell'ipotetica immagine del tuo volto, così come mi appare in ogni momento, i capelli biondo scuro, quasi striati di ramature, occhi grandi e pieni di vita e di luce, di amore anche se uno sa come guardare ed interpretare quello sguardo, il viso leggermente triangolare e quella deliziosa maniera di sollevare il sopracciglio destro quando le capita qualcosa di strano... così simile alla mia espressione... così, con lo sguardo perso e vacuo al ricordo del volto radioso di quell'amazzone capace di rapirmi l'animo e la vita con un semplice sorriso sento ancor il mio cuore usar le mie labbra e farmi sussurrare: "...per Arawen... quanto sento che mi manca quel volto..." mentre piano piano e lentamente, socchiudo le palpebre lasciandomi così trasportare da quel meraviglioso pensiero nel mondo obnubilato del regno onirico... trascinato inesorabilmente ancor una volta, in un sonno poco rilassante e pieno di caos, figure e volti che vorticano come racchiusi nel gorgo incessante della vita che cattura ogni persona che incontra nel suo svolgersi inesorabile in quello spirale incessante di annullamento di ogni cosa... trascinandomi in un sonno agitato e confuso fino a quando l'ennesimo canto di un gallo non mi risveglia, ancor più frastornato ed assonnato della sera prima.


CAPITOLO 5

Un tenue raggio di Amanuator filtrato attraverso gli scuri posti davanti alla finestra della camera da letto di Driz, illumina debolmente l'angusta cameretta ove il Betris si trova a trascorrere la notte, è la seconda notte che il guerriero passa in questa strana città ove strani eventi sono accaduti, ed è proprio a causa del continuo susseguirsi di questi strani eventi, che, il sonno del Betris par non aver mai avuto un attimo di pace. Anche questa volta, strani incubi hanno popolato il suo riposo lasciandolo, una volta sveglio, frastornato per lo scarso riposo ricevuto e con la testa piena di mille domande e mille dubbi.
Lentamente si alza dal giaciglio ove ha trascorso la notte, ancora assonnato e con la testa ricca di domande ancor irrisolte, mentre fuori, dalla piccola piazzetta antistante la locanda ove alloggia, un banditore, seguito da un'orda di tamburi sembra continuar a fare una confusione infernale, urlando a squarciagola nomi di guerrieri e di paladini che si contenderanno il premio finale della tenzone che si svolgerà quest'oggi all'arena...
Lo sguardo ancor in parte spento del Betris ed i capelli arruffati non gli danno un aspetto di quelli che si potrebbero considerare... dei suoi migliori, quindi si alza stancamente e si avvicina al catino posto sul piccolo scrittoio e con la destra mano rovescia un po' di acqua fredda nel bacile, per potersi lavare... mentre il ritmo incalzante e frastornante dei tamburi e la voce stridula e petulante del banditore sembrano or essersi fermati decisamente proprio sotto la sua finestra che molto infastidito ed accigliato per il frastuono che lo ha svegliato, con la faccia ancor bagnata dell'acqua che ha adoperato, rimane ritto a cercare di allontanare quella voce e quel rullo di tamburi insistenti che continuamente riecheggiano nelle sue orecchie fino a quando, terminata la sua pazienza, prende bacile e brocca dell'acqua e si dirige verso la finestra, aprendola, e guardando verso il basso in direzione dell'araldo con la vocina stridula.
Un ghigno beffardo appare sul volto ancor bagnato del Betris incorniciato dalla sua rada barbetta mentre con la destra rovescia dapprima l'acqua sul capo del malcapitato araldo e successivamente, lascia cadere la brocca ai piedi dei suonatori di tamburo per poi richiudere la finestra velocemente e godersi con un sorriso sornione le urla isteriche ed effeminate che fuoriescono dalla voce stridula del banditore che maledice l'inopportuno gesto con una serie di improperi degni di una donnicciola di malaffare da taverna.
Così, ristorato da quel piccolo evento, Driz si sistema i capelli alla bene e meglio e recupera le due katane, controlla che il resto del suo equipaggiamento sia al loro posto, i due pugnali nascosti all'interno della giubba d'ordinanza dei guerrieri Betris le tre stelle a cinque punte chiamate shuriken, poco meno grandi del palmo della sua mano e nascosti nelle tasche dei pantaloni, indi soddisfatto di tutto, sorridendo benevolmente apre la porta della sua stanza per recarsi ancor una volta verso l'arena.
Passeggia quindi tranquillo per le vie ormai note che conducono all'arena soffermandosi per un attimo nei pressi di una piccola bottega ove, proprio ieri pomeriggio aveva visto qualcosa che lo aveva attirato... un largo cappello con ampie falde ed una bellissima serie di piume di gallo cedrone nere e lucenti come la notte più buia e ricca di stelle; uno sguardo con il venditore, una rapida contrattazione, mentre la gente comincia a riaffollare le strade della città per recarsi verso il luogo designato del torneo, e Driz esce così con in testa un cappello dalle ampie falde ed il piumaggio nero splendente, rimettendosi così di nuovo in direzione dell'arena...
"AVANTI... AVANTI C'E' POSTO, DEPOSITATE QUI LE VOSTRE ARMI E PRENDETE POSTO... AVANTI FORZA!!" la voce del personale addetto all'ingresso nell'arena incita gli astanti che paion quasi privi di espressione nel viso ad entrare per assistere alla gara di oggi riservata alla tenzone tra i vari cavalieri che si contenderanno l'ambito premio all'interno dell'arena.
Driz ascolta le voci dei picchieri all'ingresso dell'arena scuotendo vistosamente il capo in segno di diniego... non volendosi separare dalle sue due katane, in fondo, in quella strana città, troppe cose eran capitate... cose strane e pericolose... e non se la sentiva di entrare nell'arena senza almeno la protezione di Caos la sua fedele compagna. Così mentre si allontana leggermente dall'ingresso, si infila in un angusto vicolo cieco nei pressi dell'arena sogghignando tra sè e sè, mentre nella sua mente uno stratagemma per eludere la sorveglianza comincia a prendere forma, indi, sicuro ed al semibuio del vicolo, si slaccia il mantello di ordinanza dei guerrieri Betris e sgancia così dai suoi fianchi le due katane, poco meno lunghe di due spade normali ed ancora sistemate nei foderi, indi, prendendo Caos la lascia scivolare all'interno dei pantaloni lungo la gamba sinistra, indi si risistema la camicia e la giubba di ordinanza dei Betris, che cadendo sull'impugnatura della katana che fuoriesce dal bordo superiore dei pantaloni, ne celano ulteriormente la presenza, quindi si risistema il mantello sopra le spalle e ripercorre la strada che porta all'arena simulando una notevole rigidità dell'arto inferiore sinistro causandogli un'andatura stentata e rigida, come se il guerriero avesse subito una menomazione recente da costringerlo in quella assurda postura innaturale, nella mano destra impugna Ombra che usa come appoggio per far finta di sostenersi nella deambulazione.
Appena giunto in prossimità dei picchetti, l'addetto alla sorveglianza nota il cittadino Driz camminare con notevole difficoltà verso l'ingresso dell'arena appoggiandosi visibilmente alla spada che reca nella destra mano, mentre una folla di cittadini comincia a sopraggiungere dietro di lui ed accalcarsi verso l'ingresso spingendo e cercando di entrare all'interno dell'arena...
"Voi... che zoppicate così vistosamente dovete lasciare qui la vostra... ahem... spada prima di entrare..." lo sguardo in parte severo, in parte miserevole del picchiere, nei confronti di un Driz che raggiunge a fatica l'ingresso e comincia a salire i pochi gradini con notevole difficoltà per via della rigidità dell'arto, mentre la destra mano fà forza sull'impugnatura dell'altra katana usandola come puntello di appoggio nell'ardua e faticosa salita, simulando un'espressione affaticata e dolorante...
"Mio... signore..." la voce pietosamente mielosa di Driz che cela un misto di disperazione mentre le iridi nere e supplichevoli da sotto le falde dell'ampio cappello simulano dolore e fatica nel salire quegli ultimi scalini che lo separano dal picchiere... "Vi prego mio signore... datemi una mano... non ce la faccio più..." dice il Betris allungando adesso la mancina verso il picchiere che lo guarda sorpreso ed in parte un po'... indignato, notando la notevole fatica che quel ser compie per poter raggiungere la cima della scalinata...
"AVANTI, SBRIGATI STORPIO, CI VOGLIAMO MUOVERE? NON POSSIAMO ASPETTARE TUTTA LA MATTINA PER COLPA TUA!!...VOGLIAMO ENTRARE..." le voci concitate degli altri spettatori riecheggiano in parte infastiditi da quella scena che involontariamente blocca l'accesso all'arena.
Driz simulando un precario equilibrio sulle gambe si volta sollevando la katana ancor nel fodero verso l'alto agitandola in aria...
MASSA DI INCIVILI E ARROGANTI... RISPETTO... CI VUOLE RISPETTO PER CHI HA AVUTO PIU' SFORTUNA NELLA VITA!!OOHHHHHHHHH..." risponde il Betris simulando anche di perdere l'equilibrio indietro a causa del gesto concitato di sollevare la katana che usa come appoggia.
Il picchiere notando la scena scuote il capo in un gesto di diniego ed afferrando la mancina di Driz per aiutarlo a ritrovare il precario e simulato disequilibrio in cui si trova...
"AVANTI... MUOVETEVI SBRIGATEVI A PASSARE E SGOMBRATE L'INGRESSO... SU'..." fu la risposta pacata del picchiere di guardia davanti all'ingresso, vedendo la patetica scena di quello storpio, che a malapena riusciva a camminare appoggiandosi precariamente su quella che un tempo doveva essere stata la sua spada... e riconoscendo in lui certamente, non una fonte di pericolo.
Annuendo energicamente con il capo e simulando un sorriso di ringraziamento verso il picchiere, Driz avanza a fatica ora verso l'ingresso superando così il piccolo presidio ed entrando nella cerchia superiore dell'anello di posti che delimitano lo spazio dell'arena ove si svolgeranno i duelli tra i cavalieri, indi, sempre simulando la sua menomazione si porta lentamente verso il primo anello di posti... mentre i primi scontri cominciano...
Rimane ritto in piedi al suo posto senza sedersi, mentre i primi cavalieri vestiti con armature pesanti e lucide, sopra i loro cavalli, cominciano la giostra di duelli a cavallo... il rumore delle armi che cozzano tra di loro, il rombo sollevato dall'incedere degli zoccoli dei destrieri lanciati al galoppo uno contro l'altro, con in sella i loro paladini armati di lance di legno con la punta imbottita, fa di sottofondo alle urla festanti e concitanti degli spettatori, mentre Driz osserva la giostra così come si svolge davanti ai suoi occhi, troppo abituati a scontri veri e propri sui campi di battaglia; la mancina or sorregge la katana usandola come puntello per il suo falso precario equilibrio mentre lo sguardo attento del Betris comincia a catturare quelle false posture assunte dai cavalieri in procinto di sviare i propri colpi e le loro tecniche così da non dare all'avversario l'accortezza necessaria per avvedersi della strategia che adotteranno.
Si giunge quindi allo scontro finale tra i due finalisti della giostra. Uno squillo di trombe riecheggia e sovrasta le urla festanti degli spettatori che con grida di giubilo e batter di mani salutano i due finalisti rimasti, che fanno il loro ingresso nell'arena abbigliati nelle loro armature leggere e splendenti ed armati di spade; un brivido freddo in quel momento percorre la schiena del Betris che, sollevando lo sguardo al cielo, osserva una densa formazione di nubi minacciose e plumbee che paion voler sovrastare l'arena in quel momento... indi torna a fissare silenzioso il duello che comincia tra i due.
La maestria dei due contendenti vien subito messa in risalto dai colpi che si scambiano... in un susseguirsi di affondi e parate, inquartate e spostamenti laterali che terminano in roversi e tondi sempre parati abilmente dai due, anche se qualche colpo di taglio raggiunge il bersaglio senza però causare eccessivi danni ai due contendenti, foderati nei loro gusci lucenti di acciaio leggero... fino a quando Lord Cremmiand atterra lord Gwendam dopo aver deviato con il forte della sua lama, il montante tirato alla sua gamba avanzata, dal contendente, eludendolo poi con un camuffo seguito da un passo incrociato all'indietro per compiere infine uno spostamento laterale e portarsi fuori dalla linea di attacco del successivo affondo di lord Gwendam e colpendolo così da quella posizione laterale, dopo aver fatto mulinare la spada lateralmente dal basso verso l'alto, con un dritto riddoppio alla gamba avanzata del contendente, facendolo ruzzolare per terra dopo avergli fatto perdere l'equilibrio sulla gamba di appoggio... per poi portare rapidamente la punta della sua spada dinnanzi agli occhi esterrefatti di lord Gwendam... e sorridergli beffardamente.
Un silenzio spettrale cade così su tutti gli spettatori in quel momento, mentre osservano la scena terminale del duello... mentre i due contendenti nelle loro diverse e rispettive posizioni si osservano con sguardi seri e risoluti... indi, quasi per magia, un sorriso franco e sincero appare sui volti dei due contendenti mentre lord Cremmiand scosta la punta della sua lama dal volto dell'avversario atterrato e gli porge la mancina come per aiutarlo a rialzarsi, a quel gesto cameratesco nuovamente nell'aria riecheggiano le urla festanti degli spettatori che accolgono quel gesto applaudendo e festeggiando i due partecipanti...
Driz osserva la scena annuendo con il capo silenzioso... mentre il cielo va sempre più rannuvolandosi ed una strana luce verdognola sembra coronar e filtrare dalle nubi sopra l'arena...
I due contendenti adesso di nuovo uno di fronte all'altro e sorridenti, non si avvedono del repentino cambiamento del cielo sopra l'arena, quando le urla festanti degli astanti vengono sovrastate da un possente tuono che squarcia l'aria e fa tremare le fondamenta dell'arena stessa, mentre una folgore disegna in cielo la sua scheletrica scia di morte lucente abbattendosi proprio sopra lord Cremmiand che, si accascia lentamente al suolo rimanendo per un attimo in ginocchio... nella sua armatura che comincia a fumare... lentamente.
Il grido straziante del lord riecheggia nell'arena mentre gli sguardi allibiti del suo contendente e degli spettatori fissano quella incredibile scena quasi a voler sottolineare un'intenzione ultraterrena a voler porre fine a quella tenzone. La figura inginocchiata del lord, continua a gemere mentre sembra quasi che la sua armatura voglia esplodere cominciando a gonfiarsi a dismisura. Placche di metallo cominciano a scardinarsi e cadere dai loro supporti, mentre il lord si porta le mani al volto che sembra deformarsi e divella così l'elmo aperto lasciando trasparire agli occhi degli spettatori, un volto contorto dal dolore che piano piano comincia a cangiare e gonfiarsi, così come il corpo stesso del guerriero che par aumentare il suo volume ed ingrossarsi... gli arti del lord si allungano a dismisura facendo saltare le protezioni metalliche della sua armatura e dalle mani guantate di ferro... lunghi artigli acuminati spezzano la resistenza del metallo che fasciava poco prima le mani del guerriero... e mettendo così a nudo delle grosse e nodose mani artigliate da lame lunghe quasi 15 cm al posto delle unghie; intanto il suo corpo assume le sembianze di un gigante alto almeno due volte un umano normale mentre la schiena nuda e nodosa fasciata da muscoli scolpiti, appare costellata da placche ossee dure e coriacee... ed un urlo di dolore e di follia riecheggia infine dalle fauci spalancate del demone che si trova al centro dell'arena al posto del Lord...
La folla attonita comincia a fuggire verso le uscite laterali dell'arena calpestandosi ed accalcandosi selvaggiamente, donne e bambini vengono così travolti da quella marea umana che cerca disperatamente di allontanarsi dal sinistro luogo mentre Driz annuendo e capendo la gravità della situazione, velocemente apre la giubba e sgancia i pantaloni in vita per far fuoriuscire Caos dal posto ove si trovava, indi velocemente ricomponendosi e dopo aver affibbiato alla vita le due katane osserva la scena nell'arena che comincia a diventar caotica, gli stessi contendenti alla tenzone che erano stati esclusi dal duello finale, si scagliano verso il mostruoso demone per cercare di arrestare il suo avanzare verso il palco reale, da cui il re fissa ammutolito la scena, il demone con possenti colpi di maglio allontana le figure dei guerrieri che cercando di arrestare la sua avanzata mentre il Betris con un agile salto scavalca l'anello di protezione dell'arena e si lascia così cadere in piedi sul terreno della contesa, indi sguainando entrambe le lame delle due katane avanza a passo spedito verso l'abominevole creatura arrivandogli così frontalmente e portando subito lestamente, un colpo semicircolare da destra verso sinistra, con la lama posta parallela al terreno (dritto tondo) ed il filo vero della stessa verso la gamba anteriore del demone causandogli un ampio squarcio all'altezza del polpaccio sinistro avanzato, per poi spostarsi rapidamente alle sue spalle.
Il demone sentendo la stilettata della lama di Driz si volta di scatto spalancando le fauci mostruose e stringendo i possenti magli artigliati ruggendo selvaggiamente, mentre due armieri del re, scesi nell'arena ed armati di picche si scagliano contro il demone a cercar di portare due simultanei affondi al suo fianco che però vengono evitati da un poderoso colpo di magio dell'orrenda creatura.
Intanto il Betris, con veloce maestria portatosi dietro le spalle del mostro comincia a mulinare le due lame portando simultaneamente un colpo dall'alto verso il basso ed in diagonale da sinistra verso destra (roverso sgualembrato) a cercar la schiena ricoperta di placche del demone mentre la mancina a terminar il mulinello montante, esegue un dritto riddoppio (colpo portato dal basso verso l'alto e da sinistra verso destra in questo caso, visto che a colpire è la katana impugnata nella mano sinistra). Il demone compie con velocità sorprendente per un essere della sua gigantesca mole, una rotazione di 180° su sè stesso portandosi di nuovo frontalmente al Betris e sollevando il possente braccio artigliato indietro e verso la sua destra indi con un movimento di torsione del suo possente busto dalla sua destra verso sinistra e con il braccio disteso, riesce ad eludere i due colpi portati al bersaglio grosso dal guerriero spazzando via le armi di Driz provocandosi però dei tagli vistosi sulle braccia ricoperte dalla coriacea pelle del demone che lentamente cominciano a sanguinare un liquido verdastro e maleodorante.
Il demone riesce infine raggiunge il torace del Betris assestandogli un poderoso diretto con il braccio sinistro e la mano chiusa a maglio, colpendolo in pieno petto e scaraventandolo così a circa tre metri, lontano da lui. Driz ruzzola nella polvere, mentre le guardie del re si prodigano di scortare al sicuro il sovrano... i due alabardieri, notando il corpo di Driz che viene scagliato indietro, si separano per aggirare la grottesca figura ed attaccarla così su due fronti diversi cercando con astute e veloci mosse di mordere le carni dell'essere, intanto il petto del Betris duole come se fosse stato colpito da un macigno mentre la difficoltà a riprender respiro tende a fiaccarlo.
Driz scorge ora il demone avanzare verso di lui minaccioso e ringhiante, a tratti rallentato nel suo incedere dai due picchieri, senza pensarci due volte il Betris con una capriola all'indietro si rimette in piedi proprio nel momento in cui il demone incombe su di lui con il braccio destro proteso all'indietro e la mano artigliata aperta, pronta a sferrare un pericolosissimo colpo al capo del guerriero Betris che, notando l'azione del demone, con uno slancio in avanti, ed abbassandosi in avanti con il busto, punta entrambe le katane spingendole in avanti in un affondo mirato al centro dell'addome del demone che, ricevuto i letali attacchi delle lame di Driz, non riesce a portare il suo colpo di maglio emettendo un lungo e prolungato urlo di dolore...
Driz lestamente estrae le due lame dall'addome del mostro e si allontana così velcemente dal luogo dello scontro mentre il demone ferito par accasciarsi sorregendosi sulle ginocchia e sollevare un ultimo ringhio di rabbia verso la figura del Betris che ormai si allontana contuso dal luogo dello scontro.
Raggiunge quindi l'uscita dell'arena mentre la folla, ancora impaurita e disordinatamente cerca scampo da quel luogo di morte prendendo le vie più disperate di fuga, Driz, dopo aver riposto le due katane nei rispettivi foderi, si infila in quell'angusto e semibuio vicolo cieco dove poco prima aveva approntato il suo travestimento per eludere la sorveglianza, la mano destra appoggiata allo sterno mentre cerca di riprendere fiato, il forte dolore che sente al petto per il possente colpo assestatogli da quel demone sembra or essere diminuito, mentre il suo sguardo attento gli permette di vedere poco lontano da lui, nel mezzo della folla impaurita che scappa, una figura immobile che sembra non aver paura di quanto stia accadendo. Il Betris aguzza meglio la vista... notando che la figura poco distante da lui sembra essere una figura già vista in precedenza e proprio in quel momento, il volto dello sconosciuto, si gira verso Driz seminascosto nell'ombra e par sorridergli beffardamente... indi, si volta dalla parte opposta e comincia a correre con sorprendente agilità...
Driz sgrana gli occhi riconoscendo in quell'esile figura il vecchio che proprio due giorni fa circa, era apparso davanti al corteo reale per scagliare verso il re quel fiore strano dall'aroma inconfondibile... e lesto decide di mettersi alle sue calcagna cercando di raggiungerlo, ma l'agilità sorprendente del vecchio, sorprende la rapidità del Betris che è costretto a seguirlo a passo di corsa pur rimanendo alcuni metri dietro di lui.
La corsa tra le strade in subbuglio si fa tumultuosa mentre superano ostacoli posti sul loro cammino, aggirando bancarelle rovesciate ed a volte quasi inciampando e cadendo addosso alle persone che continuano a fuggire nelle vie, lo sguardo di Driz rimane fisso sul vecchio che continua a correre e raggiunge, infine, un vecchio edificio posto nella parte più lontana del centro della città. Il vecchio entra quindi nell'edificio scomparendo al suo interno proprio mentre il Betris arriva davanti ad un vecchio portone mezzo roso dai tarli e dalle intemperie che permette l'accesso ad una vecchia torre.
Il Betris senza rallentare la sua andatura ma anzi accellerando di velocità si scaglia pesantemente con la spalla destra contro il portone semidiroccato mandandolo in frantumi e divellendolo dai suoi stessi cardini arrugginiti, entrando così in quell'angusta costruzione.
Un olezzante odor di muffa e di stantio pervade subito le narici del Betris che guarda fermo sul posto, tutto intorno per cercare di individuare ove il vecchio possa essersi rifugiato. Non sa bene per quale motivo abbia inseguito quel vecchio, una cosa è certa, il comportamento anomalo del vecchio al di fuori dell'arena, le sue minacce del giorno prima al re, lo rendono quantomeno sospetto... per l'episodio accaduto con la comparsa del demone all'interno dell'arena.
Si avvicina ad una vecchia scala in legno che sbuca dal sottosuolo e si arrampica verso l'alto, mentre il fine udito allenato del Betris, capta strani rumori provenir dal piano inferiore, indi comincia a scendere la scala cautamente, passo dopo passo mentre sotto i suoi piedi la vecchia scala in legno scricchiola sinistramente, la destra mano del guerriero raggiunge, al fianco sinistro, l'impugnatura di Caos la fedele Katana che tiene sempre al fianco sguainandola lentamente, con un movimento semicircolare dal basso verso l'alto e verso destra così da portarla al fianco destro con la piccola elsa a livello del fianco omologo ed il debole della lama rivolta verso l'alto.
Arriva quindi un un'ampia stanza che doveva essere adibita, un tempo a cantina, mentre adesso pullula di cadaveri in parte putrefatti, da cui fuoriescono migliaia di quei fiori strani... nati direttamente dalla carne in putrefazione di quegli sventurati sciagurati ormai cadaveri che si trovano in quel luogo; il volto di Driz si incupisce nell'osservare quella macabra scena mentre in fondo alla vecchia cantina, scorge una porta che raggiunge prontamente dopo aver scavalcato un certo numero di corpi putrefatti, che paion messi lì a sbarrare la strada che porta alla sinistra porticina, lentamente il Betris appoggia la mancina sulla maniglia e spinge la porta che si rivela essere aperta.
Raggiunge così una stanza scavata nel sottosuolo piena di alambicchi fumanti e di strane bottiglie contenenti liquidi dei più strani colori e nauseabondi aromi... una grossa libreria piena di vecchi libri ammuffiti e polverosi ricopre il lato opposto della stanza mentre al centro nota la figura del vecchio che lo guarda ancora beffardamente, con quel ghigno diabolico e satanico, che lo ha sempre accompagnato.
Driz entra quindi nella stanza con la katana sguainata continuando a tenere fisso lo sguardo sul vecchio che or pare erigersi spavaldo e minaccioso al centro della stanza con entrambe le mani ai fianchi e lo sguardo di sfida...
"SIANO MALEDETTI TUTTI COLORO CHE SI OPPORRANNO ALLA GIUSTIZIA CHE MONDERA' QUESTA CITTA' PERVERSA! ORA E' TROPPO TARDI PER FERMARE LA MIA VENDETTAAAAAH"
Grida il vecchio con uno sguardo allucinato mentre il suo corpo comincia lentamente a decomporsi... lasciando così al suo posto uno scheletro a cui rimangono appesi pochi brandelli di carne putrefatte, lo scheletro sempre rimanendo impassibile nella sua grottesca posizione osserva ora Driz con le orbite vuote pervase solamente da una lieve luminescenza cremisi; lo sguardo del Betris si incupisce notando la trasformazione del vecchio mentre la mano sinistra vien portata velocemente al fianco destro a sguainar repentinamente Ombra, l'altra katana fedele compagna di mille avventure del Betris, che lentamente si avvicina guardingo allo scheletro...
"Dovrai spiegarmi molte cose mucchio d'ossa... che vuol dire questa maledizione... e specialmente... che accidenti ci faccio io in questa storia così stranamente insolita dalle vicende usuali della mia terra d'origine??" lo sguardo di Driz rivela una certa curiosità per tutta la vicenda che finora ha vissuto, incredulo ancor di aver partecipato a qualcosa di così lontanamente distante dalla realtà di Arcano... lo scheletro, senza armi in pugno, con una risata beffarda comincia a muovere le mani in direzione del guerriero, che arresta di colpo il suo incedere... mentre un alone sinistro e verdastro sembra materializzarsi tutto intorno alle mani scheletriche del non morto producendo infine un bagliore verde smeraldo che tende ad illuminar maggiormente l'angusta oscurità del locale...
Senza aggiungere ulteriori parole lo scheletro volge il dito indice della scheletrica mano destra verso il guerriero, che sopravanza verso di lui con le lame snudate e subito una specie di raggio luminoso parte veloce dal suo indice verso la figura di Driz... che rimasto allarmato da quella strana situazione e memore dei vecchi addestramenti seguiti, quando faceva parte della piramide della stregoneria alla Global detector, intuisce di essere sottoposto ad un duello contro una magia che va ben oltre la magia da lui incontrata nelle terre di Arcano... le iridi del Betris si spalancano e sembrano quasi cangiar colore, come se quella situazione avesse risvegliato in lui quella forza repressa ed assopita che era stato costretto a lasciar perdere quando aveva compiuto la sua scelta per l'imperatrice Nimira...
"Scegli..." gli aveva detto madras Kristal al momento del loro primo incontro... "O guerriero... oppure stregone... a te la scelta Driz..."
La mente di Driz capta quell'alone verde smeraldo che si precipita sinistramente contro di lui mentre con un balzo improvviso verso la sua destra il guerriero necromante evita di essere colpito da quell'energia malefica... intanto rotolando per terra in una capriola in avanti si sposta dietro il tavolo posto al centro del locale pieno di alambicchi fumanti, le iridi di Driz, or di un colore dorato sembrano risplendere, mentre le pupille diventate due piccoli tagli verticali neri osservano attentamente lo scheletro che avanza con passo imperioso verso di lui continuando a scagliare dardi di energia verde, che frantumano ogni cosa che colpiscono... la concentrazione di Driz che continua ad impugnare le due katane si intensifica mentre si rialza prontamente e comincia ad espandere le sue sensazioni... proprio così come era solito fare quando nella piramide della stregoneria, da quel necromante che era, incanalava la sua energia malvagia e distruttrice convogliandola attraverso il proprio corpo, e lasciando che si propagasse alle sue due appendici naturali... le due katane che gli avea donato il suo vecchio maestro di un tempo Wrawtlos...
Subito le due lame come risvegliate da un secolar tempo di riposo si accendono di un bagliore dorato riflettendo tutto intorno un'aurea malefica... il Betris quindi si rialza dalla sua posizione accovacciata con la lame risplendenti ed uno sguardo tremendo nelle iridi dorate... tutta la sua figura sembra esser pervasa da un vento impetuoso che agita sia il manto posto sulle sue spalle, che i capelli neri sospingendoli all'indietro...
Gli occhi del Betris divenuti due fessure glaciali fissano lo scheletro che par ora avere un attimo di esitazione di fronte a quella manifestazione di magia arcana... mentre il guerriero con un balzo in avanti riduce la distanza che lo separa dallo scheletro, e portando Caos impugnata nella destra mano verso l'alto, cala un possente fendente dall'alto verso il basso a cercar di colpire il capo dello scheletro con la lama risplendente di arcana magia, ma lestamente il non morto solleva la mancina e puntando in direzione del Betris trasformato il dito indice, fa partire ancor una volta uno dei suoi raggi verdognoli di magia pura che colpisce il petto del guerriero necromante facendolo risplendere di un'aura smeraldina...
Il corpo di Driz viene squassato da fremiti incontrollabili mentre le lame strette nelle sue mani sembrano fronteggiare il propagarsi di quella smeraldina luce... diffondendo la loro aura dorata a tutto il corpo del guerriero necromante che lentamente si riprende dal colpo magico ricevuto dal non morto. Ora è tutto il corpo del Betris negromante che risplende di quella strana forza arcana... e ritrovato ancor una volta l'antico vigore della magia della piramide della stregoneria, con un velocissimo mulinello intorno a tutto il suo corpo portato da entrambe le katane, prima a destra e poi a sinistra, termina l'azione con due dritti tondi simultanei alla figura dello scheletro cercando così di spezzare più ossa possibili al non morto.


CAPITOLO 6

La luce cremisi che si sprigiona dalle orbite vuote del non morto pare affievolirsi di colpo mentre come per incanto, il corpo dello scheletro si smaterializza dal punto in cui si trovava a fronteggiare il guerriero necromante, per ricomparir poi poco distante da Driz mandando così a vuoto il suo duplice assalto.
Driz sente la rabbia continuare a crescere dentro di sè mentre nella sua mente solo un pensiero vaga indistinto a ricordo del tempo che fu.... "Solo distruzione ed annientamento di chi hai davanti Driz...." Ecco riecheggiar ancora una volta la sinistra e cupa voce del suo antico maestro d'armi e di magia della piramide della stregoneria... "annienta ogni cosa con ogni mezzo Driz... solo così sarai sicuro di non avere ostacoli davanti a te..."
Driz rimane quindi ad osservare la scheletrica figura che par ora caricarsi nuovamente di energia smeraldina incrociando le scheletriche braccia davanti a sè e cominciando a far roteare i polsi, contemporaneamente in avanti formando intorno ad essi una specie di mulinello intenso di arcana energia smeraldina che par propagarsi tutto intorno alle sue scheletriche mani mentre comincia a sibilare strane ed arcane parole in una lingua incomprensibile.
Il Betris porta lestamente Ombra con l'elsa alla fronte risplendente dell'arcana energia psichica dorata generata e continua a scrutare lo scheletro mentre comincia anche lui a mormorar sottovoce una formula appresa nei suoi insegnamenti passati... così da creare tutto intorno al pugno sinistro, che impugna Ombra, un globo nero intenso che par inghiottire ogni luce che si trova in quell'angusto luogo... indi velocemente riabbassa la lama verso il basso, mentre il globo di oscurità creato dalla magia arcana del guerriero necromante, ridiscende lungo la lunghezza della lama, per fermarsi proprio in cima alla punta della katana stessa... intanto Caos nella mano destra, si porta così verso l'alto compiendo un mulinello dal basso verso l'alto e terminando al fianco destro del guerriero.
Lesto il braccio sinistro di Driz si protende in avanti mentre il globo nero di oscurità sembra per un attimo tornare indietro fino alla piccola elsa della katana per poi esser catapultato in avanti con una velocità incredibile verso lo scheletro che, terminata la sua magia è pronto per scagliarla verso il guerriero.
Il globo di oscurità creato dal guerriero necromante ora raggiunge lo scheletro espandendosi completamente ed avvolgendolo interamente mentre Driz riduce velocemente la distanza che lo separa dallo scheletro e sempre pregno di quell'aura dorata, porta indietro il braccio destro con la lama della katana tutta protesa indietro, mentre la mancina si piega con il braccio ad angolo retto e rimane a protezione del busto e dell'addome.
Così il Betris arrivando davanti al corpo immerso nel globo di oscurità del non morto compie una rotazione del busto da destra verso sinistra portando, con la katana impugnata nella destra un ampio colpo semicircolare da destra verso sinistra con la lama parallela al terreno cercando di infrangere l'oscurità del globo che pervade tutto intorno al corpo del non morto.
Luce ed oscurità si incontrano creando un rumore assordante ed una luce intensissima mentre lo scheletro del non morto si disintegra all'istante fagocitato da quell'incontro tra luce e tenebra... risplendendo di luce intensa come quella di un sole morente.
Ormai allo strenuo delle forze il Betris si accascia al suolo rimanendo così privo di sensi, mentre lentamente l'aura dorata che aveva pervaso il suo corpo e l'arcana magia della piramide della stregoneria svanisce del tutto, lasciando così il corpo del guerriero come sempre era stato dai giorni in cui aveva giurato fedeltà alla regina... e scegliendo così la sua via come guerriero...


CAPITOLO 7

Com'è facile scivolar lievemente nell'incoscienza della spossatezza, proprio dopo che la battaglia ha risvegliato ed amplificato al massimo ogni nostro organo di senso, ogni fibra muscolare, che nello sforzo della tenzone, il cui unico premio è sempre la vita, alla fine di tutto... ci si sente scivolare inesorabilmente nel riposo, nel buio totale e nella calma piatta, che avvolge ogni guerriero od amazzone alla fine del gran dispendio di energie.
Mi risveglio e lentamente apro gli occhi, solo allora i ricordi riaffiorano nella mia mente portandomi alla memoria... il combattimento sostenuto da prima con l'entità demoniaca all'arena... e successivamente ogni altra cosa... la corsa affannosa per i vicoli della città all'inseguimento di quella strana vecchia figura che ben conscia di ogni cosa che sta accadendo in quella strana città si dirige sinistramente in quest'abitazione... e poi il caos... buio totale.... nient'altro.
Mi metto a sedere, trovandomi non so come sul pavimento e mi guardo tutto intorno, il locale sembra esser vuoto... anche se pervaso da una nebbiolina azzurrognola lieve lieve ma che emana un fetore incredibile... e penso tra me e me: "Qui deve essere passato il Vicario di Nistra a giudicare dal livello di distruzione e..." arricciando il naso e facendo una lieve espressione di disgusto... "E dall'olezzo che permane in questo luogo...."
Tutto intorno alambicchi di vetro distrutti, altri invece conservati con ancora quel loro strano intruglio multicolore che li caratterizza, l'antica libreria è stata divelta dalla parete e spezzata in due non so... oppur non ricordo bene, da quale strana forza, poggio le mani sul pavimento di terriccio del locale delle cantine ed il palmo della mia mano destra, invece di toccare il freddo e secco pavimento di arena, rimane lievemente sopraelevato rispetto al suolo appoggiandosi così sopra due piccoli tomi, uno rilegato in pelle nera con alcune scritte dorate e l'altro di un color strano... verde smeraldo e scritte argentate, sbiadite e sgualcite.
Guardo i due piccoli tomi ma senza badarci più di tanto, mi sollevo dal terreno e mi metto a cercare nella stanza per recuperare le due Katane, fedeli amiche di allenamenti e di mille battaglie, compagne inseparabili come qualcuno... nella mia mente, si accende subito il volto di lei... Asjah... la dolce amazzone che così meravigliosamente ormai rapisce costantemente ogni mio pensiero ed occupa ogni parte del mio giorno e della mia notte solitaria... pensiero puro di essenza meravigliosa della parte migliore di me stesso... la mia parte capace di amare, la mia parte razionale... colei che soltanto lei... così, semplicemente con il suo modo di essere... è in grado di tenere a bada la belva distruttrice che pervade il mio animo nei momenti in cui il caos totale sembra pervadere il mio presente e volermi così condurre verso la distruzione...
Le due katane Caos ed Ombra, non son molto distanti da me... poco distante il tavolino rovesciato dietro cui mi ero riparato avverto una lieve corrente d'aria provenir dallo stipite della porta semichiusa che porta con sè l'aria fredda dell'esterno ricca di umidità... non riesco a capire quanto tempo sia passato nè per quanto tempo abbia dormito... e ricordo vaghi momenti del combattimento contro il non-morto come se non fossi stato presente all'evento ... oppure come se una parte di me si rifiutasse di ricordare ogni cosa...
Sollevo le spalle verso l'alto mentre il semibuio del locale pervade tanto il mio spazio quanto il mio animo... e mentre mi accingo ad uscire da quell'angusto locale la mia attenzione vien ancora una volta richiamata da quei due piccoli tomi su cui avevo appoggiato il palmo della mano destra al momento del mio risveglio... mi avvicino quindi ai due piccoli libri, e li raccolgo leggendone parte dei titoli di copertina...
"La maledizione di Ezimeth" quello rilegato in pelle nera con le scritte dorate e..." Il diario di Osmond di torre Smeraldo...", il secondo tomo, quello rilegato in pelle verde smeraldo con scritte in argento... sollevo quindi il sopracciglio destro verso l'alto mentre nella mia mente riecheggia misteriosamente il nome della torre smeraldo... tutto sembra cominciar a prender forma tra i miei pensieri e ritenendo i due tomi interessanti ed in qualche modo legati tra di loro li recupero ponendoli nella mia borsa da viaggio, che portavo a tracolla prima dell'incontro con il non-morto.
Decido quindi di ripercorrere a ritroso la strada che porta all'esterno di quel sinistro edificio mentre ancor alezza il fetore di morte e putrescenza del locale antistante le cantine ove si trovavano i resti delle migliaia di corpi morti, di quei poveracci, ormai divenuti soltanto concime per quel macabro fiore di bella vita o come diavolo si chiamava...
Salgo quindi le scale mentre comincio a sentire nuovamente l'aria più fresca e limpida... il fetore di morte e decomposizione sembra rimaner un ricordo ormai passato, di uno strano incubo vissuto ad occhi aperti... così come l'incontro con quello strano essere non morto... quello scheletro...
La memoria del Betris sembra vacillare per un attimo mentre una innaturale luminescenza cupa e grigia comincia a farsi intravedere dalla porta spalancata, d'ingresso di quella strana costruzione... mentre Driz continua a domandarsi... "Ma che diavolo è successo per Arawen????"
Una luminescenza perlacea ed ovattata tipica del cielo plumbeo e grigio rischiara per un attimo ed abbaglia i miei occhi abituati troppo facilmente all'ambiente cupo e grigio di quei sotterranei mentre un cielo grigio ed un'aria, sì fresca ma ricca di quello strano odore di freddo umido che pervade naturalmente ogni giornata uggiosa arriva alle mie narici risvegliando, come una sferzata sul collo, ogni mio senso...
Il Betris porta istintivamente la mano destra aperta e posta lievemente sugli occhi come a ripararsi parzialmente dal riverbero di quella strana luminescenza di quella grigia giornata mentre comincia finalmente a liberarsi i polmoni da quel fetido odore di arcanicità e di morte desolante che caratterizzava i sotterranei di quell'angusta e misteriosa costruzione...
"ALT!"
Una voce forte e squillante, perentoria irrompe nel silenzio del mio animo intento a ricercar quella sorta di limbo di pace... isola ormai vana ed irraggiungibile, a quanto pare... da riuscir a trovare in questa città così strana e dai mille risvolti, oltre che dalle molteplici sorprese...
Sposto quindi la mano destra dagli occhi e noto un gruppo di armigeri in altra uniforme radunarsi tutti intorno a me e scrutarmi con fare minaccioso... istintivamente i palmi delle mie mani si incrociano avanti alla vita per andar ad impugnare le due katane poste ai fianchi mentre la stessa voce forte e decisa continua...
"NON FATE LO STUPIDO STRANIERO... NON PROVATE A TOCCARE QUELLE SPADE OPPURE NON RIMARRA' NEMMENO UN LEMBO DI MUSCOLO SULLE VOSTRE BIANCHE OSSA DOPO CHE SARANNO STATE DATE IN PASTO AI CORVI... ALLONTANATE LE MANI DALLE ARMI E SEGUITECI!!"
Il tono di quel comandante non ammette repliche... mi ricorda vagamente il tono severo e deciso di qualcuno nelle terre di Arcano... ed anche per questo decido di non attaccare il drappello di guardie che armate di picche e di spade si avvicinano con cautela alla mia figura... mentre i miei occhi neri come la pece continuano a scrutarli uno ad uno annuisco con il capo sollevando le mani al cielo per far vedere che non impugno niente... e subito vengo così incitato a seguire il comandante di quello strano drappello attraverso una città non più festosa ma silente e... come pervasa da un'atmosfera irreale...
Una fitta pioggerella accompagna il rumore dei nostri passi che lievemente, affondano nel fango della strada principale che porta alla piazza ove si trova l'arena mentre quello che più mi colpisce, nel nostro incedere, è la mancanza totale di qualsiasi tipo di rumore... silenzio spettrale, solo la ritmata cadenza dei passi scanditi attraverso l'acciottolato delle strade principale, e lo sguazzar dei piedi calzati di stivali in cuoio, nelle piccole pozzanghere d'acqua piovana che cominciano a formarsi...
Silenzio... e quella strana luce perlacea che pervade tutta la città... sembra quasi di camminare in qualcosa di irreale... come se si vivesse un sogno a cui sia stato tolto di colpo ogni suono oppur ogni colore luminoso per lasciarlo trascorrere così... in quell'ovattata sensazione di annullamento di ogni cosa viva rilegandolo in un falso universo atono e privo di qualsiasi suono che non sia lugubre oppur tetro.
La processione attraverso la piazza continua, mentre la pioggia ormai ha fatto il suo dovere inzuppando così il Betris fin dentro le ossa... arrivati quindi davanti ad un fastoso palazzo che reca ancor i segni di antiche e feroci battaglie ma le cui mura forti e possenti, hanno saputo egregiamente respingere, il portone principale si apre mentre il drappello mi scorta all'interno dell'edificio.
Ricchi arazzi e costosi tappeti dai mille colori e raffiguranti scene dalle più svariate forme adornano pavimenti in marmo lucido e pareti riccamente rifinite... ritratti alle pareti di vecchi regnanti e di nobili appartenenti, sicuramente ai casati nobili di quel luogo, sembrano scrutarmi con quei loro sguardi minacciosi dall'alto...
Il drappello comincia a rompere le righe mentre i soldati si dispongono a ventaglio lasciando così come unico accesso una porta in fondo ad una parete posta alla fine di un lungo corridoio.
Mi fermo davanti all'uscio chiuso e guardo, volgendo il capo, il capitano delle guardie che, con un mezzo sorriso, inclina il capo verso la sua spalla destra... la mancina sua si solleva indicandomi la porta con il dito indice...
"AVANTI STRANIERO... PROCEDETE, SIETE ATTESO... INSIEME A TUTTI I VOSTRI COMPARI!!"
Sollevo il sopracciglio destro per la meraviglia suscitata da quelle strane parole rispondendo appena in tempo... "COMPARI?!?!", indi vengo spinto con forza all'interno della strana stanza racchiusa da quella porta ritrovandomi così in compagnia di molte altre persone... non bado però a quelle figure mentre istintivamente cerco di raggiungere nuovamente la porta che però, vien chiusa velocemente alle mie spalle...
Niente... ancora una volta racchiuso tra quattro mura... mi giro quindi a cercare di scrutare le persone presenti mentre i miei occhi si soffermano su alcune figure che mi appaiono familiari...
"Malekit... Galdor... Asjah???" l'ultimo nome naturalmente è pronunciato in maniera più enfatizzata come a richiamar l'attenzione di quell'amazzone così cara al mio cuore e così importante per me. Mi avvicino quindi ad Asjah che anche lei par guardarmi con un'aria stranita come se mi vedesse per la prima volta... ed anch'io noto qualcosa di strano in lei...
Come se un'aria surreale pervadesse quel mostro incontro in quella città così strana e misteriosa... come se le migliaia di emozioni e di sensazioni vissute da sempre insieme, fossero per un attimo state messe in disparte... come se una parte incosciente di noi avesse fatto focalizzare ogni nostra attenzione su qualcosa... su qualcosa di strano e di irreale...
Al suo lungo ed affusolato collo uno strano medaglione sembra brillar di luce propria donandole al volto quella strana colorazione rosata della sua solitamente bronzea carnagione che, adesso, la rende ancor più diversa dalla solita Asjah, che ho sempre veduto... anche il suo volto appar diverso, più affusolato ed attigliato... con le orecchie che paion terminare quasi a punta... mentre il taglio degli occhi così insolitamente obliquo le donano un fascino esotico così misteriosamente seducente da lasciarmi quasi senza parole...
Il suo sguardo indugia per un attimo su di me come se volesse accennare a dirmi qualcosa.... ma poi il silenzio continua a regnare in quella strana stanza ove son racchiuse più figure della stessa terra di Arcano.
Mi avvicino quindi all'amazzone che sembra scrutar con immensa attenzione qualcosa tenuto tra le sue mani chiedendole gentilmente... "Permettete che mi sieda qui??" mentre le indico il posto vuoto al suo fianco... ma nessuna risposta proviene da quelle meravigliose labbra lievemente rosate che contornano la sua bocca... il capo suo chino su ciò che reca in mano mentre immagini appannate e prive di consistenza non mi permettono di comprendere bene cosa sia la causa di quella sua assidua attenzione...
"ASJ... PER ARAWEN... SONO DRIZ!! CHE DIAV..."
Le prendo le spalle cercando di scuoterle ma non capisco che diavolo succeda... invece di trovarmi le sue sensuali spalle tra le mani, mi ritrovo seduto di colpo al suo fianco con in mano uno dei due libri a leggere La maledizione di Ezimeth che parla di procedure di evocazione... un certo tale chiamato Ezimeth... demone di evocazione superiore, seguace del culto della vendetta... insomma, robaccia magica da quattro soldi...
Leggo e rileggo gli appunti e le nozioni contenute in quel libro mentre il tempo passa e nulla accade, anche se uno strano senso di insicurezza e timore per un attimo pervade tutto il mio animo, sollevo quindi lo sguardo dal libro di Ezimeth a scrutar gli altri presenti... ognuno di noi in quella stanza sembra esser pervaso da un suo senso e da una sua proiezione particolare dell'essere in quel momento... come se ognuno di noi vivesse un'esperienza comune insieme agli altri senza rendersi conto della presenza, in quella stanza degli altri stessi... come se si stesse vivendo, paradossalmente un universo parallelo comune fatto di molteplici stanze da cui ognuno può vedere l'altro senza però poter interagire con l'altro stesso...
Stanco ed annoiato metto mano all'altro piccolo tomo che par attirare maggiormente la mia attenzione, ma mentre leggo e decifro la strana calligrafia con cui è stato vergato il libello, la porta della nostra strana ed angusta prigione si apre lasciando entrare così una creatura femminile di incredibile bellezza e sensualità, occhi verdi color smeraldo del cristallo più lucente che si sia mai potuto osservare, bellissimi e fluenti capelli neri lunghi a tratti splendenti... tanto sia luminoso il nero di quei meravigliosi fili di seta che coronano il capo della dama appena giunta... la mia attenzione vien naturalmente catturata dalla dama che, una volta giunta al centro della nostra stanza sembra presentarsi ad ognuno di noi...
Si tratta della regina Firith... che con le sue smeraldine iridi si sofferma a cercar lo sguardo di ognuno dei presenti come a voler sondare di nascosto l'animo di ognuno di noi... vedo lo sguardo degli altri hammers come risvegliarsi da quella sorta di torpore obnubilante che li aveva mantenuti come in sospeso dalla realtà che li circondava ogni qualvolta lo sguardo della regina lascia le iridi del capitato per, far apparire poi sul volto di ciascuno dei presenti meraviglia e stupore... come se non si fossero accorti prima di allora della presenza degli altri...
"ALLORA BETRIS... E' QUESTO IL TUO MODO DI SALUTARMI??"
La frase e la voce finalmente sembravano essere ritornati quelli della mia amata... così sorridendo con un sorriso sornione mi volto lentamente scrutando Asjah nella sua classica posizione con le mani ai fianchi e con l'anca destra leggermente più sollevata rispetto alla sinistra che mi guarda con quella sua strana espressione... incapace di farmi capire se è pronta per spezzarmi in due oppure se abbracciarmi con infinita dolcezza... il suo volto, i suoi lineamenti e la stessa carnagione son tornati quelli di sempre... quelli di Asjah, che strano effetto averla per un attimo potuta vedere sotto un'altra ottica, penso tra me e me...
"Buon giorno amore mio... sono felice che ti sia risvegliata..." rispondo ad Asjah mentre finalmente, mi avvicino ancor più a lei notando espressioni e caratteristiche posture di sempre... quelle che ogni giorno, ormai da sempre la accompagnano...
L'attenzione generale però vien subito richiamata dalle parole dolci e musicali della regina:
"BENVENUTI MIEI SIGNORI... LE MIE GUARDIE MI AVEVANO INFORMATO DELLA PRESUNTA CATTURA DI ALCUNI ARTEFICI DI QUESTI NOSTRI TRISTI GIORNI, MA ORA CHE VI VEDO COMPRENDO PERFETTAMENTE QUANTO FOSSE ERRATO IL LORO GIUDIZIO. NON VEDO TRACCIA NEI VOSTRI ANIMI DEL MALE CHE CI CIRCONDA E VI PORGO LE MIE SCUSE PER LE BRUSCHE MANIERE CHE AVETE DOVUTO PATIRE... ORA VI CHIEDO, PER IL BENE DI QUESTA CITTA', DI RIFERIRMI CIO' CHE SAPETE."
Il capo di ognuno di noi, come mosso da un unico comando mentale fece un gesto annuendo verso la regina mentre una voce argentina e squillante annunciava i nostri nomi, uno ad uno... e gli interpellati si avvicinavano presso di lei, per parlarle... intanto Asjah pareva esser ritornata in quello strano stato inespressivo di prima... la sua pelle ed il suo sguardo sembravano ancor una volta cambiati e persi dietro chissà quale strano sogno fantastico...
Il Betris scuote la testa in segno di diniego dicendo: "SE LA COSA VA AVANTI COSI' CREDO CHE CI LASCERO' QUELLE ULTIME ROTELLE CHE MI SON RIMASTE... NON CAPISCO PIU' UN ACCIDENTI!!"
"DRIZ_DO_URDEN comandante della legione Uait" la stessa voce squillante e chiara riecheggiò per la sala dicendo il mio nome mentre sentivo una forza primordiale invitarmi ad alzarmi e portarmi al cospetto della regina che mi osservava nelle iridi nere con la sua luce verde smeraldo intensamente e con lo sguardo, però completamente inespressivo...
"Guerriero Betris... conosco il vostro onore ed il vostro coraggio... ho potuto vedere il vostro valore nell'arena... ma ditemi, cosa sapete di tutte queste strane vicende che si stanno proponendo in questi giorni, nella nostra ridente città??"
Lo sguardo indagatore della regina catturò come per incanto il mio animo mentre sentivo il bisogno di comunicare con essa, di dirle ogni cosa appresa senza reticenza e narrandole quindi del rito di evocazione del demone chiamato Ezimeth il signore della vendetta... della sua incredibile forza distruttrice che poteva scatenarsi una volta chiamato in causa... e del successivo rito riparatore per fermare quella dilagante piaga che in quel momento sembrava stesse dilaniando quella città. Parlammo a lungo della situazione, di ciò che avevo appreso e letto dal diario di Osmond di Torre Smeraldo senza nasconderle la mia propensione verso quel casato. Adesso che avevo letto il diario tutto mi appariva sotto un'ottica diversa... lo stesso re della città mi pareva un usurpatore anche se non usai direttamente quelle parole con la regina (in fondo si trattava di suo marito...) ma le dissi, con volto fiero e deciso, che non ritenevo giusto quello che parea fosse accaduto nel tempo passato ai proprietari di quel casato che parea vantare nobili ed onorevoli origini...
"Vedete regina..." dissi quasi inconsciamente, ad un punto del mio discorso..."tutto quello che è accaduto, anche se prodotto direttamente dal vecchio casato di Torre Smeraldo, sembra esser stato più causato dall'odio e dalla vendetta dell'animo plagiato del vecchio discendente del casato stesso ormai sotto l'influsso malefico del demone della vendetta, piuttosto che aver origini dall'animo che parrebbe fosse quello di un nobile, dell'ultimo discendente di quel casato..."
Guardai l'espressione della regina a quelle mie parole mentre pensavo tra me e me..."ecco fatto Driz... adesso sì che sei nei guai!!"


CAPITOLO 8

Dissi alla regina Firith tutto quello che avevo raccolto e saputo sia dal bibliotecario, che dalla lettura dei due strani libri che avevo recuperato, nella vecchia torre semidistrutta, dopo lo strano incontro con quel non morto; ogni parola detta sembrava suscitare nel cuore della bella e sensibile regina un attimo di esitazione, un attimo di cordoglio ed un'espressione di meraviglia malcelata da quel suo bel viso dai lineamenti delicati. Gli occhi lievemente velati da lacrime trattenute a stento, lacrime nate dal dolore, dalla sofferenza e dal timore di questi giorni vissuti in maniera così difficile in questa assurda realtà magica che tutta la città stava vivendo.
Il candido volto bianco della regina sembrava ancor più pallido adesso che avevo terminato il mio resoconto su quanto sapevo a proposito del casato di torre Smeraldo e sulla maledizione di Ezimeth, mentre, con le mani congiunte ed appoggiate sopra le ginocchia, seduto accanto alla regina osservavo con una crescente curiosità il suo bel volto candido... che parea mandar a volte, bagliori rossi come se fosse illuminata da una luce ultraterrena... mentre fuori, continuava ad imperversare la grigia e tetra giornata che aveva così determinato, non solo la fine di quei giorni di festa della città, ma anche l'inizio della tragedia di tutto il popolo di quella città stessa...
Dopo aver ascoltato il mio breve resoconto, l'ultimo proposto dai presenti nella stanza, la regina, con un gentil cenno del capo, e sempre pervasa da quella grazia e finezza che avean accompagnato ogni suo gesto sinora, si alza dalla sedia su cui era seduta e comincia a guardare ogni presente nel luogo mentre i lunghi capelli neri setosi, scivolavano lungo le sue spalle, carezzandoli come lievi battiti d'ali di farfalle...
"Signori..." comincia la regina con quel suo tono di voce garbato e musicale... "Provo pena per lo spirito di colui che ha generato tutto questo male, uno spirito affogato nel dolore..." lo sguardo della regina continua ad indugiare sui volti dei presenti scrutandoli uno ad uno fino a soffermarsi a guardarmi, per un attimo... e poi volger lo sguardo verso il pavimento... "Tuttavia....." una breve pausa di riflessione mentre congiunge le mani e le porta così al ventre mantenendo le dita intrecciate.... "...Non posso attendere che i giorni del tramonto avvolgano la città ed i suoi abitanti innocenti".
La voce della regina risuonava chiara e decisa in questa sua ultima affermazione, mentre un brivido inconscio attraversava tutta la superficie della mia epidermide come se il mio istinto di guerriero fosse nuovamente ridestato improvvisamente da quelle parole... quasi di richiesta di aiuto... quasi supplichevoli... quasi in cerca di una speranza...
In quel gruppo di forestieri la regina sollevò nuovamente il bruno capo e riprese a scrutarci con quel suo sguardo sì meravigliosamente bello ed ammaliante, ma ora ancor più triste e velato... con gli occhi che risplendevano di quel bagliore tipico di chi trattiene lacrime troppo grosse formatesi dalla stretta del cuore troppo dura e troppo dolorosa da mantener celata...
"Quindi vi prego... no... vi imploro di aiutare tutti noi in questi giorni di sofferenza, la mano del destino protegge i vostri passi ed io sento, in cuor mio che solo nel giudizio dei vostri animi si cela la nostra salvezza..."
Ancor una volta sentii lo sguardo dolce e supplichevole della regina posarsi sulla mia figura mentre io, ancor con le mani intrecciate e poste sulle ginocchia, con il busto chinato in avanti scrutavo il pavimento sentendo e memorizzando ogni singola parola dettata dal cuore di quella meravigliosa creatura... mentre il grigiore del giorno e gli improvvisi bagliori rossi che si riflettevano sul pavimento di nuda pietra della stanza sembravano colorar quella strana e tetra giornata grigia e cupa...
Sollevai in alto il sopracciglio destro osservando quelle strane luminescenze cremisi che si accendevano e si spegnevano ritmicamente sul pavimento con un'aria alquanto perplessa... mentre sollevando lo sguardo mi accorsi che silenziosamente la regina si era avvicinata a quell'unica finestra della stanza, che dava sul cortile antistante il castello e guardava verso l'alto; mi avvicinai, insieme agli altri presenti nella stanza e cercai di sbirciare a mia volta.
Subito il bel volto della regina si contrasse in una smorfia di dolore, come se presagisse che qualcosa di oscuro e malvagio si stava consumando sopra il tetto del palazzo, indi, senza dire una parola, si diresse verso la porta della stanza, aprendola di colpo e correndo verso la scala che portava ai piani superiori.
Senza un attimo di esitazione, io ed altre persone che si trovavano in quella stanza ci dirigemmo dietro di lei seguendola passo dopo passo attraverso un intricato numero di sale addobbate riccamente di arazzi e di suppellettili preziosi... e mentre seguivamo la corsa frenetica della regina verso l'ignoto, che aveva creato quei sinistro bagliori cremisi sopra il tetto del palazzo, ci chiedevamo cosa stesse accadendo... e come mai, il volto della regina fosse così teso e cupo...
Arrivammo così, alla fine, sopra il tetto del palazzo e subito si palesò davanti ai nostri occhi una scena incredibile da credersi: la regina Firith si trovava a pochi passi dal consorte Re Elderion II di fronte ad una oscura ed orrida figura, grottescamente seduta su di un trono di ossidiana. La figura grottesca seduta sul trono vestiva di pelle cinerea su cui si trovavano agganciati per mezzo di uncini e conficcati direttamente nelle sue carni, pezzi di armatura in cuoio. L'essere guardava accigliato e con sguardo di fuoco il re e la regina... odio e rabbia trasparivano dal suo sguardo infuocato di iridi rosse come il sangue appena sgorgato dalle gole recise di vittime innocenti, la figura grottesca, seppur seduta, appariva molto alta ed esile nei lineamenti affilati come lame di rasoio, lo sguardo ancor più cupo, era reso ancor più feroce, dalla possente fiera che sedeva al suo fianco, accovacciata e poco distante da lui...
"E... adesso cosa succede....??" disse tra sè e sè il Betris con aria alquanto interrogativa e sbigottita nell'osservare quell'orrenda bestia simil ad un lupo di fiamma, dalle cui fauci, scaturivano lampi cremisi di odio e di possanza... mentre i restanti degli inseguitori della regina si disponevano dietro la figura del guerriero ed incapaci di approntare qualsiasi tipo di reazione, come se la possente visione sul tetto, avesse manipolato le menti di ognuno dei presenti rendendoli, così, incapaci di reagire...
"Re ElderionII..." sentenziò l'oscura figura seduta sullo scranno trono... "L'odio di un uomo mi ha chiamato in questo mondo... io sono colui che chiamate Ezimeth, il Signore della Vendetta e devasterò ogni cosa finchè il rancore di un uomo ormai morto non troverà pace!!!"
Le parole del Signore della Vendetta colpirono i presenti come una sferzante frustata di ghiaccio raggelando il sangue nelle vene di ognuno di essi, mentre un brivido freddo ed intenso cominciava a scuotere l'animo ed il corpo del Betris che, rimasto fermo a circa 10 passi di distanza dalla figura del re e della regina, osservava la scena con entrambi i pugni serrati in una morsa di dolore psichico e di consapevolezza di incapacità di poter fare qualsiasi cosa come uomo qualunque.
Subito lo sguardo di Driz si incupì maggiormente, mentre dal profondo del suo animo riecheggiavano voci lontane e disperse nel profondo del suo stesso inconscio, rievocanti immagini di battaglie passate e di caccia ai vari mostri contenuti nei vari piani di esistenza astrale nel luogo chiamato Piramide della stregoneria della Global Detector negli SDU...
Le palpebre del Betris si socchiusero fino a diventare due fessure impenetrabili mentre le sue iridi nere come la pece cominciavano a restringersi diventando due sottili ellissi, oblunghi alle estremità superiori ed inferiori... ed una strana e potente energia si impossessava nuovamente del suo corpo cancellando in un batter di ciglia tutta la coscienza delle terre di Arcano che aveva acquisito in quel tempo... fino ad oggi, nella terra degli Hammers e riportandolo violentemente e crudelmente lontano, indietro nel tempo, a rievocare quella oscura figura di Guerriero Necromante che era stato prima di approdare nelle terre dell'Imperatrice Nimira.
Intanto il re, rimasto fermo al suo posto a pochi passi di distanza dalla sua consorte, per niente intimorito dalle parole dell'essere arcano, impugna nella mano destra la spada delle Ere sguainandola e portandola con il debole della lama (la punta) verso l'alto, lo sguardo cupo del regnante, pronto a battersi contro l'oscura figura divenne per un attimo cupo e penetrante, mentre la luminescenza della spada delle Ere rifletteva i bagliori cremisi che continuavano a venire dalla figura dell'essere seduto sul trono di ossidiana e dalle fauci spalancate dell'orrendo lupo di fiamma che si trovava accucciato ai suoi piedi, intanto, dopo aver sollevata la spada sopra il capo e portato la mancina mano all'elsa stessa della spada, punta così il debole della lama in direzione del Signore della Vendetta come a volerlo ammonire di non compiere nessun gesto. Ma Ezimeth, vedendo quel gesto inutile ed insano del sovrano, con un rapido movimento della sua mano par scagliare qualcosa verso la figura del re.
Lo sguardo del Betris intanto pieno di furore e di rabbia per la presenza iniqua dell'essere in quel posto, scorge, in una frazione di secondo, ciò che parrebbe un dardo scagliato con velocità e rapidità incredibile... mentre ne segue la traiettoria, il re avvedutosi della situazione, spostando il piede destro verso il lato suo sinistro e facendo successivamente seguire il piede sinistro e ponendolo dietro il destro, con una torsione del busto verso la sua destra (movimento laterale chiamato intagliata) riesce a schivare il letale proiettile che viene scagliato con forza e velocità incredibile dal signore della Vendetta... indi, voltando velocemente lo sguardo sull'essere arcano, replica a sua volte con voce bassa e cupa in segno di disprezzo: "Tutto qui quello che sai fare maledetto demone??" mentre porta di nuovo la spada in posizione frontale e con le gambe leggermente flesse continua ad osservare il signore della Vendetta
Vane ed inutili le parole del re furono nel cercare di incutere timore nell'animo nero e corrotto del demone, che con una risata fragorosa anticipò ancora una volta le mosse del re Elderion II...
"Hahahaha... sciocco mortale, ora la vendetta si compirà e la tua distruzione con essa..."
Il volto del re, duro e deciso a porre fine a quella situazione, ha un attimo di esitazione... mentre lentamente, volgendo il capo, in direzione della sua amata... vedendola ancor più bianca e pallida nel volto che lentamente socchiude gli occhi, cerca di compiere qualche passo verso il suo amato mentre la sua mano destra par distaccarsi dalla linea del corpo per cercare di raggiungere la figura del marito... sentendo le forze venirle meno...
Pallido e spavaldo, il re spalanca le palpebre notando che l'amata si regge il petto con la mano sinistra mentre barcollando compie pochi passi verso di lui accennando a cadere... Il re, lasciando cadere la spada delle Ere, si precipita a sorreggere l'amata le cui forze sembrano ormai esser venute meno completamente, mentre il delicato corpo della regina sembra ripiegarsi su sè stessa fino ad esser sorretta dalle forti ed amorevoli braccia del marito che, sbigottito dalla scena ed incapace di profferir qualsiasi parola, la sorregge delicatamente tra le sue braccia adagiandola piano piano al suolo... mentre la grottesca figura seduta ancor sullo scranno trono di ossidiana continua a ridere gustosamente, dinnanzi alla scena che si palesa ai presenti...
Lo sguardo sbigottito e furioso del Betris si sofferma a constatare il lento e ritmato sollevarsi del petto della regina adagiata al suolo mentre le braccia del marito la sorreggono ancor in parte... un lungo ago acuminato spunta fuori dal candido petto della dama, parzialmente celato dal ricco vestito che indossa, mentre l'ago stesso, emanando un candido bagliore, cangia repentinamente, tramutandosi in un fiore di Bella Vita... uno di quei maledetti emissari di morte e testimoni di vendetta creati da quella mente malata e malvagia di colui che chiedeva la vendetta ad ogni costo al signore della Vendetta.
Intanto la risata di Ezimeth s'arresta di colpo e par ora, lo sguardo infuocato del demone soffermarsi, per la prima volta su quel gruppo di persone estranee alla vicenda, ma presenti nel luogo...
"E voi chi sareste, esseri mortali??" tuonò imperiosa la voce del demone rivolgendosi al gruppo dei presenti, tra cui si trovava il Betris... "Fuggite prima che decida di spegnere le vostre vite...! Ora la maledizione si compirà ed alla morte della sua amata sposa il patetico re diverrà l'ombra di sè stesso portando alla rovina ogni cosa... hahahahaha!"
"Non può essere... non può finire così..." ripeteva Driz con un fil di voce appena percettibile da orecchie umane mentre le mani ancor serrate a pugni incapaci di raggiungere le impugnature delle due katane sbiancavano per lo sforzo di trattenere l'ira dentro di sè... "Non è ancora giunto quel momento... non è così..."
Lentamente le mani del Betris si aprirono, mentre lo sguardo furioso di prima sembra cambiar nuovamente, cercando di riprendere il controllo del suo stato d'animo e venir così a patti con il demone, quindi rimanendo fermo e distante dall'essere e cercando di modular il timbro della voce rendendolo il più miserevole possibile, comincia a chiedere al Signore della vendetta una possibilità, di dar loro una semplice seppur vana possibilità di cercare di strappare la regina da quella situazione...
Lo sguardo del demone, accortosi del tono miserevole di quella figura che parea esser un guerriero e divertito dalla scena meschina che il Betris mostrava, si alza dal trono di ossidiana dicendo con parole aspre e dure...
"E sia!!, vi darò una speranza per poter gustare la vostra disperazione quando questa si infrangerà. Il fiore sboccerà all'alba del secondo giorno da oggi, strappando alla regina la vita ed il senno al re. Voi, prima di quel limite, dovrete salvare un'anima che sta per cadere vittima della maledizione... e con il suo rancore l'alimenterà ulteriormente. Essa appartiene ad una donna che in questo momento lotta per difendere il suo tesoro più prezioso dall'orrore che avanza, vaga senza rifugio per i vicoli della città; lì dove le merci più preziose giungono in questa città da terre lontane, e presto perderà tutto per mano di ciò che un tempo fu la sua vita, divenendo per sempre mia".
Furono le ultime parole del demone che subito dopo scomparve, in una colonna di fiamme che si alzavano minacciose e lugubri verso il cielo plumbeo, di nuvole cariche di pioggia che sovrastavano la città.
All'osservar ed all'udir della strana rivelazione da parte del Signore della Vendetta, il Betris rimane per un attimo come pietrificato dinnanzi a quella chiara e lampante dimostrazione di potere magico malvagio, il vento che ulula sopra il tetto del palazzo agita vorticosamente mantelli e capelli dei presenti lasciando ancor nell'animo cupo dei presenti, un senso profondo di disagio e di dolore per quanto accaduto.
Le sensazioni vissute dai presenti in quel momento son così intense e forti che non si può riuscire a descrivere quello che passa per l'animo di ognuno, l'animo di Driz pervaso da un profondo senso di rabbia comincia così a seguir passo dopo passo le parole, di avvertimento lasciate dal demone, mentre si allontana da quel luogo e sente il re, ancor inginocchiato ed intento a sorreggere l'amata, sussurra alcune parole dolci e delicate, piene di amore e di angoscia per quello che è accaduto, i passi del Betris che si allontana dal luogo riecheggiano, quasi a sottolinear, tonfo dopo tonfo, le parole di dolore espresse dal re... mentre solo un pensiero riecheggia nella mente del Betris... "Darsi da fare per cercare colei che potra' salvare la regina..."
Vaga quindi solitario per la semi buia città, mentre il vento aumenta di intensità e le strade semideserte sembrano cominciare a popolarsi di strane ed oscure creature vomitate da qualche angolo degli inferi, così da crear panico, morte e desolazione nella città stessa... forme contorte di demoni minori, alcuni bassi e tarchiati, con arti lunghi, armati di uncini ricurvi al posto delle dita stesse sembrano comparir davanti alla figura del Betris che, perso dietro i suoi pensieri, vaga nell'oscurità opprimente della città; uno sguardo rapido alle due grottesche e quasi ridicole figure mentre le mani fulminee del Betris impugnano le due katane sguainandole contemporaneamente dai foderi, indi, senza minimamente pensare a scappare dal luogo, le due lame sollevate sul capo, si avventa con foga contro le due piccole e miserevoli creature demoniache minori portando contemporaneamente un fendente al primo con Caos impugnata nella destra mano, ed un dritto sgualembrato al secondo demone con Ombra impugnata nella mancina... indi prosegue per il suo cammino all'interno della città infestata dai demoni mentre le due pseudo teste dei due demoni rotolano sinistramente lungo il selciato della strada ed i due corpi svaniscono in una nuvola di polvere nera inconsistente, dispersa dal vento...
Riecheggiano nella sua mente le parole arcane del demone della vendetta...
"Ci deve essere una specie di magazzino... una sorta di porto fluviale da cui vengono portate e sbarcate le merci dalle imbarcazioni che raggiungono la città..." si chiede il Betris mentre imbocca un vicolo ancor più buio per ripararsi un attimo da una forte raffica di vento contrario che lo investe portando con sè una fitta nube di polvere; istintivamente Driz solleva il bordo sinistro del mantello per coprirsi il volto e così evitare di essere investito dalla nube di polvere... ma mentre lo riabbassa, una volta finita la folata improvvisa di vento...


CAPITOLO 9

Mentre il Betris riabbassa il bordo del mantello, sollevato per ripararsi gli occhi dall'improvvisa folata di vento che solleva polvere e sabbia verso di lui, uno strano e sinistro rumore simile all'ansimar di un grosso cane par attirare la sua attenzione; lentamente, Driz abbassa il bavero del mantello mentre davanti a lui, a circa 5 passi di distanza nel vicolo semibuio rischiarato dai continui bagliori cremisi che ormai imperversano e sovrastano tutta la città, appare una strana, grottesca e imponente figura, molto simile al demone incontrato nell'arena, come dimensioni, seppur dissimile nell'aspetto. Lentamente il braccio destro del Betris si abbassa mentre lo sguardo in parte impaurito ed in parte meravigliato, osserva l'imponente essere che si manifesta ai suoi occhi. Qualcosa di surreale, mai visto prima d'ora, un essere con corpo possente e grosso come quello di un orso, il corpo ricoperto in tutta la sua interezza di un pelame fitto ed irto, rosso come il sangue più acceso, la testa, una via di mezzo tra quella di un canide e quella di un grosso felino, muso allungato con fauci possenti e sporgenti, come quelli di un cinghiale maschio e di una tigre dai denti a sciabola... (canini molto simili a quelli di uno Sciaves, pensò il Betris tra se e se...), orecchie sottili ed appuntite, proprio come quelle di un daino, camminava su due zampe, eretto e perfettamente in equilibrio su quelle possenti gambe che potevano essere solo le gambe posteriori, muscolose lunghe e scattanti di un giovane cervo nel pieno della sua agilità. Le braccia, due lunghe appendici superiori, molto simili alle braccia umane con muscoli bicipiti, tricipiti e deltoidi, molto grossi e voluminosi, terminavano con una pseudo mano formata da tre dita prensili molto lunghe alle cui estremità si trovavano tre lunghi artigli, resistenti ed affilati come lame, a prima vista.
Driz rimase un attimo fermo ancor parzialmente avvolto nella penombra del vicolo in cui si era rifugiato, mentre la strana e pericolosa figura sembrava volgere il suo sguardo glaciale ed arcano sulla sua figura; lentamente, una volta riabbassato il bordo del suo mantello il Betris cominciò a rielaborare mentalmente le idee e ciò che di innato gli veniva meglio nella vita, e cioè il prepararsi al combattimento. Certamente, l'alta figura imponente e pericolosa di quell'essere, che oltre a dimostrar, con quel fisico muscoloso e possente, di possedere una grande forza, di avere anche un'innata agilità grazie alle gambe lunghe e slanciate sembrava proprio una creatura partorita dal peggiore dei suoi incubi... l'avversario ideale che in cuor suo mai avrebbe supposto di incontrare, forte, alto, agile e letale, con le sue zanne sporgenti e con quegli artigli lunghi e affilati come lame.
La creatura si avvide del Betris e arrestò subito il suo incedere verso il vicolo, aprendo le possenti e lunghe braccia e rivolgendo gli artigli verso l'alto, con quelle pseudo mani che poteva sembrare a dei palmi di un paio di disumane umane, le fauci si spalancarono emettendo un verso indescrivibile, che poteva sintetizzare soltanto possanza e malvagità, un misto tra un ruggito tipico dei piu' grossi gatti delle paludi ed il ruggir di un orso di smisurate misure... un ruggito possente, basso e cavernoso, mentre gli occhi, due grosse palle nere con al centro, due iridi sottili di colore giallo oro, seguivano i movimenti del Betris, pronte a captare ogni sua azione ed ogni suo tentativo di scappare.
Lentamente Driz, con la mancina portata adesso al collo, sganciò l'estremità superiore dei legacci, che assicuravano la presa del suo mantello, per lasciarlo scivolar così lungo il braccio sinistro, e, con un movimento rapido e circolare dello stesso braccio intorno al suo asse, fece sì che il mantello si avvolgesse parzialmente sull'avambraccio sinistro, proteso lateralmente verso la sua sinistra e distante dal resto del corpo. Intanto la mano destra del Betris era andata a raccogliere con presa salda, l'impugnatura di Caos, la fedele katana posta al suo fianco sinistro e, con lo sguardo duro e serio, e senza profferir la minima parola, avanzava lentamente verso quella visione da incubo, capace di raggelare il sangue anche al più temuto e feroce dei guerrieri.
Lentamente, passo dopo passo, e centimetro dopo centimetro, ridusse la distanza che lo separava da quel demone mentre sguainava la Katana fuori dal fodero portandosi con l'elsa al fianco destro e l'estremità della stessa che volgeva leggermente verso il lato sinistro, così da riparar in parte quel lato del suo corpo e prepararsi ad un probabile attacco da parte di quel demone.
Vento, polvere e lamenti eran portati tutti intorno alla figura del Betris che, in quella surreale proiezione cremisi di luce spettrale, che ormai sovrastava e troneggiava sulla città, quella strana città, viveva così intensamente e così misteriosamente incoscientemente quella strana ed apocalittica avventura, in quel mondo così dissimile... al limite della comprensione umana e della reale verità Arcanense.
Un attimo... solo un attimo durò l'esitazione di studio tra il Betris, piccolo e guardingo, di fronte a quella possente struttura Arcana, giusto il tempo per Driz di dire: "Che Arawen mi aiuti..." per poi vedere la creatura demoniaca, avventarsi con un poderoso balzo e gli artigli protesi in avanti verso di lui, come a volerlo passare da parte a parte con ognuno dei suoi terribili artigli; Driz spalancò le iridi nere come la pece mentre il piede destro, avanzato si staccò dal suolo per portarsi rapidamente alla sua sinistra e sollevando in alto la Katana impugnata nella mano destra mentre il piede sinistro seguiva il movimento del piede anteriore così da porre il Betris su una linea laterale, rispetto alla linea di attacco del demone, rapida come una mannaia mossa dalla sapiente mano di un boia, la lama della katana si abbassò su quegli artigli protesi, che poco prima miravano alla sua gola, riuscendo a tranciare solo l'arto destro della creatura e cioè, quello che si trovava più vicino alla sua figura.
Il demone arrestando la sua furia, fulmineamente, e, con una semplice torsione del busto e totalmente incosciente dell'azione del guerriero che gli aveva procurato la mutilazione dell'arto, portò all'inizio del suo gesto quella lunga appendice sinistra identificabile come l'arto sinistro chiudendo le pseudo dita a pugno e con un gesto contrario, di rotazione appunto del busto, scagliò un violento maglio all'addome del Betris che ormai si era portato a distanza ottimale per assestargli il poderoso colpo.
Il maglio colpì in pieno il torace-addome del Betris, proprio in quel punto di congiunzione che delimita la parte bassa dell'addome, con l'incontro delle prime costole, svuotandogli completamente i polmoni e facendogli spalancare le palpebre, scaraventandolo così, a gambe levate e con la katana in mano a circa 6 passi di distanza mandandolo ad arrestare la sua corsa con la schiena che sbatteva violentemente contro la parete di un edificio. In quell'attimo di incredibile potenza, in cui il Betris sentì svuotarsi totalmente i polmoni ed impossibilitato a respirare ancora, la testa sua ciondolò per un attimo lateralmente, mentre davanti agli occhi, una vaga ombra nera sembrava calare sullo stato di coscienza del Betris...
"Svegliati IGMAR... cosa fai dormi??" forte nei meandri dei suoi ricordi parve vivida la voce del vecchio maestro Wrawtlos, da tempo ormai morto, che gli imponeva l'ordine di rialzarsi, proprio come succedeva tanti anni fa all'interno della piramide della stregoneria.
Come attivato da una nuova energia, proprio mentre sentiva il dolore del colpo diffondersi in tutto il corpo, le iridi del Betris nuovamente parvero cangiare diventando di quello stesso color dorato come le iridi del suo mortale nemico. Il cielo, in alto, plumbeo e minaccioso non permetteva di far capire bene se fosse già mattino presto oppure se la notte era ancora a livello avanzato, soltanto buio e rosso cremisi che, rendevano tutto più tetro e più tenebroso intorno alla città dallo strano paesaggio, quasi surreale mentre il Betris ed il demone combattevano già da tempo, le iridi del guerriero cangiarono repentinamente colore diventando così d'oro ed assumendo quella caratteristica tipica ad ellisse... due sottili fessure di odio e di forza pura che sprigionavano dal loro interno, tutta la caparbia malvagità che il guerriero necromante riusciva a far trasparire con quel suo sguardo gelido... rapido e veloce fu il rialzarsi di Driz, con ancora ben salda la lama nella destra mano mentre il demone dalle strane sembianze avanzava verso di lui con la mano sinistra spalancata ed i fatali artigli protesi verso di lui, mentre l'arto della mano destra, ridotto per metà ad un semplice moncherino, continuava a riversar sul selciato della strada un liquido blu strano e maleodorante, che poteva essere il sangue contenuto nelle vene di quel mostro.
Rapida e fulminea fu la mossa del Betris che sollevandosi da terra con uno slancio in avanti con la schiena dolorante, raccoglieva le energie per scagliarsi verso quel demone ritrovandosi ancor una volta in piedi, con la katana posta in linea retta e parallela al terreno, verso la creatura che sopravanzava; intanto, la mano sinistra del Betris raggiunse il fianco destro a recuperar l'impugnatura dell'altra katana, fedele compagna, sfoderandola rapidamente con un unico movimento portandola in alto sul capo con l'elsa di poco più alta rispetto alla stessa testa.
Il demone vedendosi attaccare all'addome con la katana nella destra mano protesa in linea retta e parallela verso di lui, istintivamente cercò di afferrare l'arma, mentre la lama sinistra del guerriero scendeva a cercar il bersaglio con un dritto sgualembrato, veloce rapido ed implacabile, arrestando la sua corsa dalla base proprio di quel massiccio collo felino che tanto incuteva timore nel Betris.
Un getto violento di sangue bluastro si innalzò dalla base del collo della vittima spargendosi come un piccolo rivolo sul selciato del vicolo, mentre le sue fauci spalancate si aprirono maggiormente, così da permettergli di emettere ancora una volta quel ruggito così ricco di rabbia, di dolore e di furore vero e proprio. Intanto, il vento parea non aver perso la sua intensità portando in quel vicolo, ormai sinonimo di mistero e terrore, un vago odor di brezza salmastra, mista a polvere ed odor di bruciato mentre il combattimento tra quelle due strane creature continuava.
Il demone, con la katana sinistra ancor piantata alla base del collo, afferrò l'esile ma forte lama che lo aveva ferito e guardando negli occhi dorati quel guerriero che tanto gli era parso insignificante, ma che invece aveva osato procurargli così tanto dolore, torse completamente con un gesto deciso e repentino, il braccio e la lama di Driz, abbozzando un mero sorriso su quel viso grottesco di animale ferito ma ancor temibile... mentre contemporaneamente sollevava ciò che restava del braccio destro verso l'alto, facendolo calare con inumana potenza sul braccio sinistro di Driz tenuto saldamente bloccato nella stretta della sua strana mano sinistra producendo uno schianto secco alla base del braccio stesso.
Driz spalancò gli occhi dalle iridi dorate mentre le labbra emettevano un feroce urlo di rabbia e di dolore, avendo sentito lo schiocco secco tipico di un arto quando viene rotto capendo così che quel braccio ormai spezzato era diventato inutilizzabile; intanto, l'animale-demone fece una rapida rotazione su sè stesso, tenendo ancora ben salda la presa al braccio del Betris e sfruttando la sua inumana forza e l'effetto centrifugo del suo ruotare, scaraventò nuovamente verso la parete opposta dell'edificio di fronte il piccolo guerriero.
Nel suo breve istante di dolore e di volo, Driz inarcò la schiena mentre una possente aura dorata imperlava nuovamente il suo volto e si diffondeva a tutto il corpo per esplodere poi in un baglior di fiamma che aleggiò in tutta la sua figura, come arcana potenza di magia stregonesca intensificata dal dolore e dal furore del guerriero, il suo corpo si fermò a pochi centimetri dal muro dell'edificio, di colpo ed in maniera istantanea mentre la lama nella mano destra del guerriero risplendeva ancor una volta di quell'arcana potenza magica che da tempo ormai aveva dimenticato ed usato.
I capelli neri come la notte più profonda e buia, mossi dall'arcana potenza magica e dall'incessante vento turbinoso che avvolgeva quel vicolo, si muovevano come liane appese ad un unico albero, frustando l'aria e la parte delle spalle semi sguarnite dalle protezioni della giubba del Betris, che intanto, fermo in quella posizione statica e sorretto dalla sola forza di volontà magica, faceva compiere alla katana nella mano destra una serie concentrica di mulinelli intorno al suo corpo, prima sul lato destro e successivamente sul lato sinistro, mentre il suo viso cominciava a diventar una maschera formata da un misto tra ferocia, dolore e determinazione, con il braccio sinistro, che ormai privo dell'arma, penzolava inerte al lato omologo del fianco.
Il demone, ancor monco dall'arto destro, rimase per un attimo a guardare quella strana e piccola figura che gli si parava innanzi, così intrisa di potente potere magico, quasi da suscitare in lui una strana soggezione, ma fu solo un attimo di esitazione... il momento dopo flettendosi sulle gambe, spiccò un balzo poderoso atto a ridurre la distanza tra di loro, così da potersi avventare nuovamente sulla sua preda... mentre il braccio sinistro, or piegato a 90° davanti all'addome cercava di proteggersi da quel turbinare di lama che il Betris adoperava quasi come uno scudo.
Le fauci del demone si spalancarono mentre una bava verdognola colava lungo il muso squadrato dell'animale/demone mentre lo sguardo ora rosso di odio, osservava la gola del suo nemico che velocemente arrivava a portata delle dilanianti fauci.
Driz lentamente lasciò che i suoi piedi sfiorassero il terreno mentre il braccio sinistro penzolava impotente, mentre il pugno destro che ancora stringeva quasi spasmodicamente Caos, arrestava la sua corsa fatta di movimenti concentrici intorno al suo corpo e si portava infine, in basso verso l'inguine, l'elsa alla stessa altezza del bacino e la punta della katana rivolta verso l'alto, alla stessa altezza circa della punta del suo naso... con le gambe leggermente piegate ed il busto lievemente piegato in avanti.
Il feroce slancio del salto poderoso della bestia lo portò proprio di fronte alla figura del piccolo guerriero, mentre sempre altrettanto rapidamente, la sua mano sinistra afferrava la spalla destra del guerriero. Driz sembrava non attendere altro, ancor in posizione leggermente piegata su se stesso, scattò improvvisamente come una molla mal raggruppata su se stessa, verso l'alto spingendo con tutta la sua forza verso la testa del demone... raggiungendola proprio con la punta delle katana, in quella parte di tessuti molli tipici della base della testa, tra le due arcate mandibolari sporgenti della bestia piantandosi tenacemente in quel muso grottesco da felino/orso... saldando così completamente quella bocca letale.
La bestia non emise più nessun suono, fece solo tempo a spalancare gli occhi mentre la mano sinistra sua artigliata stringeva convulsamente e spasmodicamente la spalla destra del guerriero, che, invece, continuava a spingere sempre più in profondità, la katana nella testa del demone facendola fuoriuscire per metà della lama con la punta oltre la volta cranica.
Gli artigli intanto continuavano a straziare le carni della spalla destra del guerriero che con uno sguardo ancor più inferocito, a causa del dolore lancinante, cominciò ad urlare di dolore e di rabbia e... mentre il suo lungo urlo riecheggiava per le strade ed i vicoli della strana ed oscura città, la bestia/demone si accasciò lentamente verso il suo corpo; Driz, lasciando infine l'impugnatura della katana, fece giusto in tempo a spostarsi lateralmente per evitare che quella grottesca ed imponente creatura gli rovinasse addosso, lasciandola così stramazzare per terra.
Per un attimo interminabile che parve al piccolo guerriero un'eternità, proprio mentre i bagliori cremisi e l'intensità del vento parevano acquietarsi, lo strano demone animale cominciò a risplendere di luce propria mentre Driz ormai esausto si lasciava cadere seduto per terra, con quel bagliore dorato tipico della sua magia da guerriero necromante che, lentamente, pareva diminuire di intensità.
Il bagliore proveniente da quell'essere parve intensificarsi inizialmente, per poi cominciare a dissolversi lentamente, rendendo quel corpo poco alla volta, evanescente e quasi trasparente... fino a farlo scomparire del tutto.
Il Betris intanto, seduto per terra, con le spalle appoggiate alla piccola costruzione posta nel vicolo che aveva accolto il combattimento letale tra i due, fece giusto in tempo, di veder quel bagliore provenire dall'assurda creatura intensificarsi fino a svanire prima di crollare completamente nel sonno ristoratore e privo di coscienza.


2° giorno di ricerca

Il risveglio di Driz fu lento, il vento turbinoso del giorno precedente si era tramutato in una brezza salmastra, il guerriero, ancora appoggiato con le spalle all'edificio apriva lentamente gli occhi osservando ogni cosa intorno a lui.
Una densa foschia pareva aleggiare tutto intorno, proveniente non molto distante dal luogo in cui si trovava, il rumore dei frangiflutti e della risacca acquietavano l'animo del guerriero mentre si accingeva a rialzarsi per riprender possesso delle sue facoltà fisiche; ogni dolore, ogni ferita ricevuta fino ad oggi... anche il braccio sinistro, che il guerriero ricordava essere stato rotto da quella strana e letale creatura, pareva esser solo un mero e lontano ricordo.
Sul volto del guerriero, ancor seduto per terra, si dipinse quindi una strana espressione di incredulità e meraviglia, mentre sollevava il braccio sinistro, fino a ieri inutilizzato.. e muoveva le dita della mano omologa, stringendole ora a pugno or ruotando completamente tutta la spalla, meravigliandosi di riuscire a compiere questi movimenti.
La stessa spalla destra del guerriero, che proprio la sera prima era stata lacerata e quasi straziata dagli artigli dell'orrenda bestia, pareva ancor essere solo un vecchio ricordo: non una escoriazione, non un segno di taglio... oppur un semplice arrossamento della sua pelle, si trovava sopra la spalla destra di Driz che continuava a guardare tutto il suo corpo, domandandosi quale diavoleria gli stesse capitando.
Inutile capire cosa stava succedendo, in tutti quegli assurdi giorni, il Betris aveva ormai rinunciato a cercare di comprendere cosa stesse capitando, troppe strane cose e troppi eventi straordinari e così lontani dalla normale realtà arcanense si stavano compiendo ormai in quella città dal primo giorno in cui vi aveva posto piede.
Si rialzò quindi, senza riscontrare il minimo dolore oppur la minima fatica tipica di un corpo livido e dolorante, guardandosi intorno per cercare di recuperare la sua katana sinistra che ricordava di aver lasciato cadere propri quando la strana bestia lo aveva afferrato per il braccio spezzandoglielo con un colpo netto... ma la sua espressione di incredulità e stupore aumentò ancor di più quando la trovò tranquillamente e normalmente, come sempre, al suo fianco destro, così come se l'avesse appena rinfoderata e non l'avesse adoperata per niente.
Scuotendo la testa incredulo, in un gesto di diniego Driz riprese quindi la sua ricerca all'interno dei vicoli vicini alla zona portuale della città, mentre un vago odore di salsedine e di pesce marcio, accompagnato da una densa foschia, permeava tutto intorno. Il passo del guerriero cominciò quindi a muoversi velocemente mentre ancor ascoltava il rumore della risacca e dello sciabordio del mare... segno che, la zona portuale ormai era a pochi passi da lui, anche se era difficile distinguere bene i contorni degli edifici, con tutta quella ovattante foschia capace di attutire ogni suono di quella strana città, ogni rumore provocato dalle persone presenti, ogni urlo disperato che veniva lanciato inutilmente dagli stessi cittadini, che ancora cercavano di fuggire dalla presenza dei demoni, ormai vaganti quasi liberamente per le strade sguarnite di soldati.
L'udito del Betris già messo in allarme per la presenza quasi continua di strani rumori di sottofondo captò un vagito di un bambino, inizialmente debole e lontano portato quasi distrattamente dalla brezza spirante da nord e proveniente dal mare stesso, tanto che parea quasi un canto di qualche chissà strano animale marino, più simile al verso di un delfino che piuttosto al pianger di un infante. Inizialmente il Betris non fece granchè caso a quello strano rumore, anche se in cuor suo una strana e vaga sensazione di angoscia pareva quasi attanagliargli il cuore... uno strano senso di affanno e di smarrimento, sembrava ormai prendere poco a poco il suo animo, mentre, mano a mano che il guerriero si spostava per i dedali di piccole vie e vicoli della città, velocemente e rapidamente, sempre in maniera più affannosa, quello strano suono simile al pianto di un bambino molto piccolo parve aumentare di intensità, così fino a diventare palesemente e veramente intenso, vivo, reale e presente e non più frutto della sua immaginazione, come, in cuor suo pensava inizialmente.
Proprio nei pressi di uno dei tanti vicoli ciechi che ormai erano divenuti frequenti in quella parte adiacente al porto della città, nella parte estrema del vicolo, quasi a ridosso del muro di chiusa della strada stessa, si trovavano tre figure: una in piedi, impugnante una strana spada grossa e lunga, nera come il buio più profondo di un pozzo senza fondo, con sopra incisi degli stranissimi caratteri.
Lì l'uomo che la impugnava aveva uno sguardo quasi spiritato, con il volto contratto in una maschera delirante e totalmente privo di razionalità, lo sguardo spento ed inespressivo, incapace di mostrare qualsiasi espressione di pietà o di misericordia, verso la figura contro cui brandiva quella sinistra lama.
A terra, davanti ai piedi di quello strano uomo, una donna, con il volto contratto dal dolore e dalla paura, la mano destra sollevata verso la figura imponente e minacciosa che pareva brandir quella oscura lama contro di lei, mentre con la mano sinistra, appoggiato sull'avambraccio sinistro e sorreggendolo al petto manteneva stretto a sè un piccolo bambino ancora in fasce il cui pianto a dirotto, aveva destato tutto quello sgomento e senso di angoscia da parte del guerriero Betris.
La donna pareva sussurrare all'uomo frasi atte a richiamare la sua attenzione verso quel gesto insano che si stava per accingere a compiere, mentre con lo sguardo, avendo notato la presenza di Driz, cercava in altrettanta maniera, di richiamare la sua attenzione.
Tutto questo era inammissibile, disse tra se e se il Betris che, ancor più disgustato da quella pietosa scena, ancor più di tutto ciò che aveva vissuto fino ad oggi, in quella strana ed incoerente città, senza un attimo di esitazione e con l'adrenalina che, ormai a causa delle continue inaspettate dispiacevoli sorprese incontrate durante questi giorni, portò rapidamente la mano destra un'altra volta al fianco sinistro ad impugnare la fedele compagna di mille avventure, sguainandola e dirigendosi di corsa verso quell'insano, capace, con il suo gesto folle, di uccidere non solo la donna, ma anche l'infante...
 


 

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