Beltane
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Capitolo 1
Con passo lento ma sicuro, l’alta e snella figura del vecchio bardo
fece il suo ingresso a Kolise lungo la strada maestra. La sua barba
bianchissima ondeggiava leggermente mentre con il lungo e nodoso
bastone da viaggio si aiutava nel suo pur fermo incedere. L’ampia
tesa del cappellaccio che gli riparava il capo nascondeva il suo
sguardo agli occhi altrui. |
Un
leggero sorriso si celava sotto la barba mentre sentì i bambini urlare
richiamandosi l’un l’altro. ”E’ tornato! Il nonno bianco è tornato!”
Compiaciuto, il sorriso si allargò sotto la morbida barba. Rallentò
appena il passo per permettere ai bimbi di raggiungerlo e in breve di
tagliargli il passo. Fingendo una stanchezza non sua, si avvicinò ad un
tronco cavo di un albero “Miei giovani amici, lasciate che le mie
vecchie ossa trovino un po’ di riposo. Cosa potete mai volere da questo
povero vecchio?”
“Raccontateci una delle vostre storie!” chiesero i più grandicelli,
strattonandogli la logora tunica - “Sì… una bella storia, nonno bianco,
per favore!” pregavano con la loro tipica insistenza i piccoli che,
sempre più numerosi, si stavano ora raccogliendo saltellanti ai piedi
del vecchio bardo.
Sedendosi all’ombra di un grosso platano, invitò con un cenno i bimbi a
prender posto sul prato, i quali senza farselo dire, si contesero
rumorosamente i posti più vicini all’anziana figura.
“Volete che vi racconti una storia davvero incredibile?” chiese
carezzandosi appena la lunga barba che ora giungeva fino al suolo. La
risposta del suo giovane pubblico fu un insieme di urla entusiastiche.
“Va bene… va bene. Vi racconterò di quando il Vicario di Nistra incontrò
il Ace il Dragone… senza cercare di farlo a pezzi con la sua ascia!”.
Gli occhi dei bimbi si spalancarono quasi fossero corolle di fiori.
“Era sotto un sortilegio?”
“Ace non si farà mai prendere dal Vicario!”
“Se Berserk volesse, lo spazzerebbe via con un dito, quel damerino”
“Ace prende per il naso quell’orso quando vuole”
I battibecchi dei bambini sarebbero continuati chissà per quanto ancora
se il più grande del gruppo non fosse intervenuto – “ Finitela
marmocchi! Sentiamo un po’ questa storia…” Qualche lingua insolente
accompagnò quel richiamo, che portò comunque un po’ d’ordine tra il
giovane pubblico.
“Non mi credete? Aspettate di sentire la mia storia… Era una splendida
giornata di primavera, dopo un lungo periodo di freddo e di umide e
grigie giornate. Amanuator aveva spazzato ogni nube e l’aria era tornata
ad essere frizzante e carica dei profumi della primavera. Una di quelle
giornate che sembrava voler prenderti per mano, invitarti ad uscire
dalle strette vie della kiokas per farti correre per i prati e godere
delle distese di Arcano. Perfetta anche per una semplice passeggiata,
riscaldati dai primi tiepidi raggi dell’Amanuator della nuova stagione.
Ace aveva appena finito di strigliare e sellare Finisterre proprio con
la ferma intenzione di trascorrere la giornata lontano da Kolise, come
una piccola evasione dal quotidiano. In realtà la distanza che l’avrebbe
separato dalla kioskas era più mentale che pratica.
Dovete sapere che qualche giorno prima aveva incontrato dei barbari
stranieri alla taverna del Drago Verde intenti nel commissionare un
ingente quantitativo di barili di birra. La sua curiosità lo portò, con
brevi convenevoli, a venire a conoscenza che una piccola comunità di
nordici si era accampata non molto distante e che avrebbero presto
festeggiato una loro ricorrenza. Le sue origini nordiche e la sua faccia
tosta gli valsero un invito che accettò con entusiasmo.
Il giorno della festa era quindi giunto e Ace stava cavalcando
spensierato per le vie di Kolise. Tutto pareva essere il perfetto
preludio di una giornata straordinaria finchè…” sospese il racconto per
qualche istante, per valutare l’attenzione del suo pubblico che non
aveva perso una sola parola uscita dalla sua bocca “…l’inconfondibile
passo di Morte preannunciò la presenza del Barbaro, Berserk
l’invincibile Vicario di Nistra. Non fosse stato per Finisterre, che
all’ultimo istante scartò di lato, avrebbe di sicuro travolto Berserk,
che dal canto suo, non si sarebbe certo curato di evitare chi si fosse
dimostrato tanto folle da non cedergli il passo. Il nitrito grave di
Morte si contrappose a quello più acuto di Finisterre, ma l’ostilità era
solo tra i due cavalieri.
– Fatti da parte, lucertola – Tuonò minacciosa la voce del Vicario.
- Nemmeno tu saresti in grado di rovinarmi la giornata… prego, vostra
enormità, lasciate che vi dia il benvenuto nella mia kioskas…- Ace prese
a schernire al suo solito, incurante del rischio che avrebbe ancora una
volta corso con questo suo atteggiamento.
- …la TUA kioskas? Kurioso... sapevo Asiram al komando di Kolise. Tu non
sei nemmeno all’altezza di ragliare con Faustino… Levati di torno se non
vuoi che ti stronki! - sollevando appena l’enorme bipenne a rimarcare la
minaccia.
- Conversare con Faustino darebbe molte più soddisfazioni, e se
l’alternativa è cercare di comunicare con te sarebbe persino
illuminante! –
- Bada, moscerino! Ankora una parola e sarà quella ke scriverò col tuo
sangue su questo selciato una volta che ti avrò stakkato quella tua
linguaccia insolente! -
- Non mi dire! Chi è stato tanto eroico da riuscire ad insegnarti a
scrivere?!? Nemmeno l’eccelsa scrivana era riuscita nell’impresa! -
Senza aggiungere altro, livido di rabbia, Bers sollevò la pesante ascia
che per un istante arrivò ad oscurare il volto del Dragone con la sua
ombra.
- FERMO! - Una voce intimò al Barbaro un ordine che in pochi oserebbero
impartire – Frena il tuo braccio Bersone! -
Era Asiram, la Madras di Kolise in persona, la sola che avrebbe potuto
impedire quello che sembrava uno scontro ormai inevitabile, specie
rivolgendosi al Vicario in quel modo! In groppa al fido mulo,
fronteggiava i due, immobilizzati dalla sua sola presenza.
- Ace… possibile che ti debba sempre mettere nei guai? Sei un così caro
ragazzo… non vuoi proprio arrivare ad invecchiare? – rivolgendosi poi al
gigantesco barbaro che al suo cospetto pareva quasi perdere il suo
aspetto minaccioso - E tu, figliolo, ancora non hai imparato a non dar
retta alle provocazioni di un dragone? Avanti, da bravi… venite, stavo
giusto per sfornare una torta di ribes e mirtilli -
I due abbozzarono una risposta che rimase soffocata nelle rispettive
gole.
- …nessuna obiezione! Non dimenticate chi avete di fronte.- ribadì seria
la Madras frapponendosi tra i due.
In quell’inusuale scorta Asiram era sovrastata in altezza dai cavalieri
che dalla loro posizione continuarono a lanciarsi mute occhiate cariche
di minacciose promesse ben poco velate.
Da vera padrona di casa, fece accomodare i suoi ospiti, e offerte loro
un paio di fette di torta a testa che non si sentirono proprio di
rifiutare, presero a conversare amichevolmente, pur se sempre con lei
come mediatrice.
- Pensate d’esser tanto differenti voi due… ma siete così simili! –
mentre Ace e Bers si scambiarono vicendevolmente un’occhiata di
scetticismo. – Se non fosse così perché sareste diretti entrambe
all’accampamento della piana dell’Arcobaleno? –
Lo stupore nei due uomini si rifletté sui loro volti con un’espressione
così buffa, che la stessa Asiram non poté fare a meno di sorridere.
- Pensate che non sappia quanto succede nelle terre sotto la mia
responsabilità? Bers, non crederai che ignori il fatto che, quale
barbaro, tu non possa non partecipare ai festeggiamenti di quella gente?
– rivolgendosi poi ad Ace – Credi forse che non sappia quanto sia forte
in te la voglia di scoprire le tue origini nordiche? Quello che ancora
non sapete è che ho un compito da affidarvi: andrete insieme
all’accampamento e insieme parteciperete ai festeggiamenti. E prima che
possiate aggiungere altro, ricordate che è… un ordine. –
Improvvisamente, la torta si fece un boccone moooolto difficile da
deglutire. Ace quasi ne rimase soffocato. Del resto, ad Asiram era
impossibile disubbidire. Aveva predisposto già tutto quanto: alcune
piccole provviste per il viaggio, non necessarie per la verità, persino
una mappa per raggiungere rapidamente l’accampamento, e un piccolo
amuleto scaccia-guai fatto con le sue stesse mani per entrambi. Ancora
una volta si era dimostrata dalle risorse infinite, tanto da essere
riuscita a convincere due tra i più improbabili compagni di viaggio che
si siano mai visti tra gli Hammers ad andare di comune accordo.
Capitolo 2
Il breve viaggio dei due proseguì fino alla loro meta senza ulteriori
problemi. Non davano certo l’idea d’essere grandi amici, ma vederli
tanto vicini senza che si stessero scannando era sufficiente a stupire
qualsiasi hammer si fosse trovato ad incontrarli.
Un barbaro incontrato lungo la strada si offrì di accompagnarli
all’accampamento, e dopo una serie di sali-scendi tortuosi in mezzo ai
boschi, giunsero infine alla piana dell’Arcobaleno.
Il sentiero tortuoso si apriva in una discesa lungo la quale i mercanti
esponevano le loro merci da bancarelle di ogni genere. Sulla destra
alcune donne erano intente a macellare e frollare le carni che sarebbero
state servite a cena sotto una robusta tettoia.
Sul lato sinistro del sentiero si estendeva la piana, attraversata da un
tranquillo ruscello che si allargava fino a diventare un placido
specchio d’acqua. Alcuni cavalli venivano lasciati liberi di pascolare,
a debita distanza dalle tende e dalle scorte dell’accampamento. Un
modesto palco ospitava alcuni bardi che già allietavano con canti e
musiche dai suoni morbidi e caldi delle terre del nord quella che era
una gioviale atmosfera. Lasciati Morte e Finisterre liberi di
raggiungere gli altri cavalli, s’incamminarono lungo la discesa. Una
coppia di barbari li accolse con larghi sorrisi e diede ad entrambi una
coccarda da appuntarsi sul petto, in segno di benvenuto.
Non fecero che pochi passi che Ace propose un brindisi – Scegli tu il
motivo, ma brindiamo. La prima birra la metti tu, ti cedo il passo alla
cassa…-
- Tsk, sempre più opportunista tu, eh… e sia! Oste… una birra per me, e
una per… per quell’altro – ordinò Berserk all’uomo che da un bancone
improvvisato dal retro di un carro carico di botti di birra, ahimè del
Drago Verde, si proponeva di distribuire quella bevanda tanto…
conosciuta.
Boccale in mano, Bers lo alzò leggermente prima di affondare le labbra
nella schiuma invitante - Alla tua testa, dragone...-
-…che rimanga sempre dove il collo si offre di sostenerla! - lo
precedette Ace, concludendo il brindisi. Scolata la prima di una lunga
serie di boccali che seguirono, la mole di Berserk attirò l’attenzione
di un nordico dalla stazza imponente che, dalla soglia della sua tenda,
sfidava a gran voce i passanti in una prova di forza. Vestito solo del
caratteristico panno che quella nordica gente usava passarsi lungo i
fianchi come se fosse un gonnellino, per poi coprirsi il busto passando
la stessa stola da un fianco alla spalla opposta, i lunghi capelli
intrecciati al vento. Questo era Angus, fiero esponente
dell’accampamento, stimato dai più ma rispettato da tutti, specie per
via della sua mole. Due tronchi larghi un braccio intero e lunghi due
terzi di un uomo di media statura erano stati intagliati in modo che
avessero una spartana impugnatura quasi fossero dei lunghi secchi.
La prova consisteva nel compiere quanti più giri possibili intorno ad un
altro tronco lungo almeno un paio di antie disteso a terra,
trasportandoli proprio come se fossero dei secchi pieni.
- Forza gente! Nessuno riesce a migliorare il risultato di Angus? –
battendosi fieramente il petto
- Diciannove giri… Te la senti bestione? Se vinci, dividiamo i soldi
delle scommesse… Mi sembri combinato bene. Potresti anche farcela!-
Angus propose all’orecchio di Berserk.
Una rapida occhiata d’intesa con Ace, e silenziosamente si avvicinò ai
due ceppi, saggiandone il peso. La gente si stava intanto raccogliendo
per vedere quella che sembrava veramente una prova interessante. In
molti si erano cimentati senza però nemmeno avvicinarsi al risultato che
Angus millantava di aver raggiunto.
Le quote sulla vittoria di Berserk stavano rapidamente aumentando man
mano che il Vicario, quasi senza fatica, macinava un giro dopo l’altro.
Il tifo della gente si fece sempre più caldo, richiamando sempre più
spettatori… per la gioia di Angus che già pregustava la sua sorpresina:
il tronco disteso a terra nascondeva un ramo nodoso che, al momento
giusto, avrebbe fatto capolino, facendo inciampare tutti quelli che
avrebbero superato il sedicesimo giro. Tredici… quattordici…. la folla
era ormai in visibilio… quindici… sedici… Ace aveva compreso che Angus
aveva organizzato qualcosa: nessuno sognerebbe mai di chiedere ad un
gigante come Bers una prova di forza aspettandosi di ricavarne dei soldi
con scommesse pulite.
Un meccanismo occultato ad arte azionava il ramo dopo una serie di leve,
e così fu anche per il sedicesimo passaggio di Berserk. Ma non fu che un
fuscello che s’infranse sotto i piedi del Vicario che, incurante,
proseguì verso il suo obiettivo. Diciassette… diciotto…. le scommesse
avevano raggiunto cifre impronunciabili e ad ogni passo dopo il
fallimento del suo asso, Angus era sempre più preoccupato: saldare tutte
quelle scommesse avrebbe messo in difficoltà un re in persona!
Al diciannovesimo giro, ogni passo del Vicario era accompagnato da un
urlo corale della folla, che vedeva invece più pesante le proprie
tasche. Giunto al traguardo, compiuto l’ultimo passo, con un urlo ed uno
sforzo non indifferente, Bers sollevò i due tronchi tanto rapidamente
che sembravano esser cavi nelle sue mani e li scagliò oltre il fiume.
Il silenzio scese tra la folla che fino ad un istante prima urlava
incitandolo ad arricchire ognuno di loro. Per qualche attimo eterno di
minaccioso silenzio, tutti fissarono il gigante che era stato in grado
di una simile impresa. Ace iniziava a temere che si preparassero a
servire carne di vicario con contorno di dragone per cena, temendo che
si potesse infuriare per le mancate vincite. L’unico a riprendere fiato
sembrava proprio Angus, sollevato per il fatto di non dover più pagare
mezzo villaggio.
Poi, dalle prime file, Douglas, un barbaro che aveva l’aria di essere un
capo clan o comunque di godere di una certa stima, lanciò un urlo. Era
il riconoscimento del valore di Berserk, e in pochi istanti l’intera
folla si unì a quella voce.
Grandi pacche sulle spalle e larghi sorrisi… ovunque spuntavano boccali
di birra per i due stranieri.
Capitolo 3
Il suono di un lungo corno annunciò il momento delle sfide.
Berserk e Ace si scambiarono uno sguardo, non comprendendo cosa stesse
per accadere. Tutti intorno a loro furono presi da una frenesia che i
nostri due hammers non compresero se non in un secondo momento.
Nel giro di pochi istanti l’atmosfera di festa mutò per lasciare il
posto ad una strana tensione.
Tutti gli uomini corsero ad armarsi, mentre donne e bambini si
radunarono componendo un cerchio, quella che sarebbe stata l’arena delle
sfide.
Un banditore prese la parola e iniziò a presentare i contendenti. Uno
contro l’altro, i nomi di chiunque fosse in grado di brandire una spada,
lunga o corta che fosse, un’ascia o una lancia, vennero annunciati. Non
vi era nulla di organizzato: nessuno sapeva quale sarebbe stato il suo
avversario. L’unica certezza era che ognuno avrebbe dovuto dimostrare il
proprio valore in una sfida al primo sangue.
I due hammers assistettero ai primi scontri con stupore, non realizzando
pienamente quanto stesse accadendo. Man mano che le sfide si
susseguirono, l’entusiasmo della folla coinvolse anche loro. Ace, per la
verità: il barbaro rimase impassibile per tutto il tempo.
Ma il suo silenzio risultò ben più eloquente di qualsiasi acclamazione.
Un possente nordico chiamato Ulrich aveva già sconfitto più di una
decina di avversari, quando si decise di alzare la sua ascia in
direzione di Berserk.
Il pubblico ammutolì di colpo. Il banditore, preso alla sprovvista,
cercò di avvicinarsi al Vicario, ma fu anticipato dallo stesso che, con
pochi passi, entrò nell’arena improvvisata.
Non fu necessario annunciare la sfida. Lo sguardo che Ulrich aveva
scambiato con Berserk non avrebbe ammesso repliche. Il campione di casa
godeva del pieno appoggio del pubblico che lo acclamava a gran voce
mentre prendeva le misure al Vicario.
Dal canto suo Berserk, dopo aver fatto il proprio ingresso nell’arena
accettando quello sguardo eloquente di sfida, stava ora immobile, con
l’imponente ascia appoggiata alla spalla.
Il suo atteggiamento irritò Ulrich che, per tutta risposta, caricò un
terribile fendente con quanta forza avesse nelle robuste braccia.
Il movimento di Berserk fu impercettibile. Non altrettanto si poté dire
del clangore con cui le due asce si scontrarono.
Senza scomporsi minimamente, Bers neutralizzò il colpo di Ulrich
bloccando la lama della sua ascia opponendo la parte alta della propria
bipenne, apparentemente solo spostando la stessa dalla spalla cui era
appoggiata a poca distanza dal capo. Impartendo un rapido strattone
verso l’alto, disarmò Ulrich, che rimase attonito dalla semplicità con
la quale il gesto era stato compiuto.
Considerando la sfida terminata, Berserk voltò le spalle al proprio
avversario, intenzionato a tornare tra le fila del pubblico.
Ferito nell’orgoglio dalla bruciante sconfitta, e ancor più umiliato
dall’atteggiamento del Vicario, Ulrich, accecato dall’ira, strappò una
spada al suo proprietario e si lanciò contro le spalle di Berserk con un
urlo selvaggio.
Con una torsione del corpo il Vicario anticipò l’affondo di Ulrich e
spezzò la sua spada. Dopo una mezza rotazione della bipenne stava per
sferrare un colpo mortale, quando quasi dal nulla si materializzò Ace
bloccando con estrema fatica il colpo con la propria spada di traverso.
Aiutandosi anche con la sinistra direttamente sulla lama, solo per un
istante riuscì ad evitare la tragedia, il tempo necessario affinché la
furia omicida del Vicario lasciasse il posto alla ragione e gli fece
realizzare che si trattava di una festa… non di una guerra, per quanto
meno divertente.
Fortunatamente l’imbarazzo fu sciolto dalle soavi note d’arpa e dalla
voce suadente dei cantori.
Il tempo delle sfide era terminato e, mai così provvidenziale fu
l’inizio delle danze.
In un attimo, quanti pochi istanti prima si erano contesi l’onore delle
armi, ora erano alla ricerca di una dama da accompagnare nelle danze.
Tra Ulrich e Berserk non vi fu altro che robuste pacche sulle spalle. Il
Vicario fu rapito dal suo avversario che insisté per averlo come ospite
al suo tavolo, mentre ordinava a gran voce che della birra venisse
servita loro.
Ace rimase a terra per qualche istante, sorridendo nel vedere il burbero
amico aver trovato gente a lui affine. Rialzatosi, si diresse verso il
palco dove la gente si stava avvicinando per partecipare alle danze. Era
ormai giunta la sera. Amanuator aveva già concluso il suo viaggio
quotidiano e solo una calda luce colorava di un rosso acceso ogni cosa.
I fuochi dell’accampamento iniziarono a venire accesi. Leggere colonne
di fumo vi si sollevarono per poi diffondersi come una leggera bruma che
scendeva nuovamente nella piana, accarezzando la superficie del corso
d’acqua per mescolarsi con il leggero vapore che questa generava.
Una giovane donna si avvicinò diretta verso il Dragone. Indossava una
leggera veste di lino che le copriva il corpo lasciando libere le dolci
spalle e le lunghe gambe dal ginocchio ai piedi nudi. Alla stretta vita
portava una semplice ma deliziosa cintura di tessuto dai ricami
floreali.
Una lunga e morbida treccia partiva dalle sue tempie per poi formarsi
alla sua nuca. Delicati fiori ingentilivano ulteriormente quella sorta
di corona con una sobria ghirlanda.
Per qualche istante Ace credette di vedere Elenie, Mokada di Nakir, la
dolce amazzone dei cavalli.
Il suo cuore si accese in palpiti scomposti mentre la donna lo cingeva
di una collana floreale e attendeva che la invitasse a danzare. Non era
solo dei fiori il profumo che il corpo della donna emanava, ma di una
delicata essenza che non gli riuscì riconoscere. Ace le prese le mani,
proprio mentre le stava ritirando dopo avergli messo al collo l’omaggio
e, dopo essersi scambiati scherzosamente i rispettivi inchini,
iniziarono a danzare.
I semplici passi parevano ad Ace un volteggio inebriante. Perso il
contatto con lo spazio, non realizzò più dove si trovasse: era solo
contento di esserci e di danzare finalmente con la dama del suo cuore.
Anche la percezione che aveva del tempo non era più la stessa. Non
sapeva da quanto tempo stesse danzando, la gioia che nel suo cuore aveva
trovato un valido asilo sembrava non volerlo lasciare più, il resto
aveva perso d’importanza.
Finchè, così come giunse, la misteriosa dama si congedò, lasciando Ace
ammutolito, incapace di proferire una sola parola per paura di rovinare
la magia di quell’incanto. Il Dragone rimase ad osservarla disarmato ma
felice, mentre la foschia della sera la portò dove i suoi occhi non la
poterono più raggiungere.
Una poderosa pacca sulla spalla fu il duro richiamo alla realtà: Berserk
lo aveva raggiunto.
- E bravo il nostro damerino! Te la kavi bene come ballerina, hai un
futuro! Dovresti trovarti un kavaliere però. Da soli è facile e…
ridikolo ballare… ghghghghghg. -
- Ma… tu non…. non ero da solo! C’era lei… era qui! Mi ha dato questa
collana di fiori! – mentre le sue mani cercavano a vuoto al suo collo.
Solo il suo profumo era l’unica traccia che il Dragone non avesse
sognato… forse.
- Certo… certo… è kome dici tu! Adesso però abbiamo degli ordini da
rispettare… che ci piacciano o no! –
Capitolo 4
La serata aveva ceduto ormai il posto alla notte. Un limpido cielo senza
nessuna delle due lune era tempestato di numerosissime e lucenti stelle,
mentre esili colonne di fumo ancora si ergevano dai fuochi delle tende.
Madras Asiram aveva affidato ai due hammers un compito ben preciso:
avrebbero dovuto partecipare al rito di benedizione di Beltane.
Preoccupata per alcuni strani atteggiamenti che Berserk aveva di recente
avuto, la saggia Madras temeva ben più di quanto desse a vedere. Accolse
di buon grado i nomadi nordici, ben sapendo che avrebbero festeggiato le
loro tradizionali celebrazioni. Conosceva bene le loro tradizioni e
sapeva che Beltane rappresentava la fine della metà oscura dell'anno
dedicata a Bel, il "Luminoso", dio del fuoco e della luce. Per questo
motivo i due fuochi di Bel venivano accesi sulle colline per festeggiare
la rinascita, la vita che nuovamente si manifesta e la fertilità sulla
Terra.
Fra questi due fuochi veniva fatto passare il bestiame, prima di essere
condotto nei pascoli estivi, per promuovere la fertilità e la salute per
tutto l'anno. Le persone danzavano intorno ai falò e quando le loro
fiamme iniziavano ad abbassarsi, costoro saltavano sui fuochi come gesto
propiziatorio. Nei villaggi si spegnevano tutti i fuochi dentro le case,
si preparavano i due grandi falò rituali e con le loro fiamme si
riaccendevano i fuochi domestici.
Beltane era la festa della gioia e della fertilità, festa in cui
venivano utilizzati per il Rito, oltre al fuoco, anche gli altri
elementi, quindi l'acqua, l'aria, la terra. La Natura tutta ed i suoi
elementi principali si risvegliavano dando vita alla primavera. Per la
particolare conformità della piana dell’Arcobaleno, che offriva tutti
questi elementi, la saggia Madras diede ai nordici il benestare ad
accamparsi lì.
Beltane rappresentava il Risveglio sia della Natura che dell'animo
umano, il momento in cui è giusto abbandonare ciò che di difficile si è
dovuto affrontare nella Fase oscura, per riuscire a purificarsi
completamente e aprirsi alla Vita che attende di essere vissuta e
contemplata. E' il momento dei grandi progetti, della voglia anche di
trasgredire, di sentirsi liberi e felici. E' tempo di fondersi con il
Tutto, con la Grande Madre Terra, dopo essersi purificati con il Sacro
Fuoco.
L’ordine che Asiram impartì ai due hammers era proprio quello di
partecipare ai riti, con la segreta speranza che Berserk potesse
allontanare da sé l’oscura minaccia che sembrava invece aleggiare nel
suo destino. Sapeva che avrebbe potuto contare sulla curiosità del
Dragone, e il suo particolare rapporto con il Vicario era perfetto per i
suoi disegni: sarebbe stato lo stimolo più indicato per portare Berserk
alla piana dell’Arcobaleno.
E fu così che i due hammers trascorsero quell’indimenticabile giornata
e, ora che la notte era giunta, si preparavano a percorrere il
Labirinto.
Si trattava di un percorso labirintico, tracciato all’interno di un
ampio cerchio delimitato da pietre benedette. Seguendone il percorso si
giungeva ad un piccolo altare situato nel suo centro. Il cammino aveva
una funzione riflessiva: percorrendolo, ci si doveva raccogliere e
meditare per giungere all’altare pronto per la preghiera.
Con un ramo di biancospino in mano, pianta sacra a Beltane, anche
Berserk, pur scettico, si trovò a camminare lungo il Labirinto.
Ammantato di nero, era ancor più suggestivo, specie agli occhi di un
incredulo Ace, che mai si sarebbe aspettato di vedere il Vicario
impegnato in un percorso mistico.
Terminarono il percorso giusto in tempo per partecipare alla cerimonia
di accensione dei fuochi sacri. Un druido dall’aria solenne ne
presenziava il rito insieme ad un gruppo di cerimonieri composto dagli
elementi più riguardevoli dell’accampamento. Pronunciate le formule del
caso, invitò tutti coloro che avessero una torcia a partecipare con loro
all’accensione dei due fuochi sacri.
Dopo qualche istante di religioso silenzio, il crepitio delle fiamme
decretò l’inizio della purificazione. Al grido del druido, ogni persona
presente si gettò di corsa tra i due fuochi, portando con sé chi il
bestiame, chi semplicemente i propri cari.
Anche Ace e Berserk si gettarono tra i due covoni in fiamme come
ordinato dalla Madras.
Per il momento l’idea di Asiram si era dimostrata una geniale trovata
che aveva permesso ai due di trascorrere una giornata straordinaria,
insieme, e senza per giunta cercare di ammazzarsi a vicenda, ma solo il
futuro avrebbe potuto svelare se Beltane era la grande festività
dedicata ai riti di fertilità e alla propiziazione dei futuri raccolti.
In antichità per Beltane sarebbe stato sufficiente o meno a salvare
l’anima del Barbaro.
Una nuova consapevolezza era ora presente nel Dragone che con rinnovato
orgoglio prese più coscienza di se stesso, ripromettendosi di ritrovare
il vero Ace e di seguire di più la propria natura e il proprio
carattere. Quanto accadde al Vicario rimase ben celato nei meandri della
sua complessa personalità.
Oscuri presagi erano ancora presenti, non ultima la totale assenza nel
cielo delle due lune… mai una tale eclisse si era verificata prima…
E questo è quanto, miei giovani ascoltatori… spero che la mia storia vi
sia piaciuta” disse con un leggero sorriso il vecchio bardo.
“Wow… quindi Berserk ed Ace sono diventati amici?” chiese curioso uno
dei più piccoli.
“Beh… proprio amici non direi. A dire il vero non credo esista hammer su
Arcano che il Vicario possa ritenere… amico. Inizio persino a dubitare
che conosca il significato della parola stessa. Di sicuro questa
esperienza ha lasciato un segno in entrambi, ma solo col tempo potremo
dire quanto sarà stato profondo. Ora è tempo che io riprenda il mio
viaggio, e che voi facciate ritorno alle vostre case: vi ho intrattenuto
a sufficienza per allarmare le vostre madri. Correte a casa prima che vi
vengano a cercare!” disse il vecchio mentre si alzava aiutandosi con il
nodoso bastone.
La maggior parte dei bimbi accolsero l’invito del vecchio canuto, solo
alcuni, tra i più grandi e curiosi si soffermarono ancora qualche
istante.
“Ma poi cosa è successo a Berserk?”
“Cosa volevano dire quei presagi che Asiram ha notato?” chiesero ancora
avidi altre emozioni.
“Eh, miei cari… questa è un’altra storia, che ancora dev’esser
raccontata. Non è ancora giunto il tempo, mentre il mio mi reclama.
Presto sarò di ritorno con nuove storie tutte per voi, ma ora lasciate
che riprenda il mio viaggio e tornate a casa, da bravi!” così dicendo
lentamente si allontanò sotto lo sguardo sconsolato degli ultimi
bambini, che, compreso che non avrebbero avuto ulteriore soddisfazione,
corsero allegramente dai propri cari.
Nessuno però parve notare la strana forma che la prima luna di Arcano
stava prendendo nel cielo roseo della sera.
Ace
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