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Specchio rivelatore
 

Immagine del racconto

 

Scende la notte tra gli alberi addormentati. Niente stelle. Niente luna. Solo silenzio accartocciato nella nebbia che sale pian piano dal terreno umido.
Sento la pelle trasalire sotto l'umidità che congela le ossa.

Penso a quanto bello sarebbe trovarmi altrove... Al tepore di un fuoco acceso, circondata da calde mura domestiche... Ma il mio occhio cade sui piedi impantanati nel fango, e sbuffo cercando di trascinarli fuori per poi farli nuovamente ricadere poco più avanti.
Quanto tremenda può essere la natura con una povera amazzone!
Sconsolata cerco di pensare ad altro canticchiando per far passare la lunga e scomoda camminata che mi attende.
Tutto è silenzioso, solo i miei passi nel fango e una vecchia canzone creano una nota discorde nell'assonnata foresta.
I miei passi nel fango.... Sembrano quasi rimbombare nella notte... Un rimbombo insolito...
Mi risveglio di colpo dal torpore in cui era caduta la mia mente. Mi blocco. Sento un passo in più dietro di me. Di scatto mi acquatto dietro un albero e controllo ogni centimetro visibile nella foresta. Nulla si muove. La foresta torna a dormire. L'unico rumore udibile è un leggero venticello che soffia sulle foglie secche degli alberi.
Incolpo la stanchezza e torno ad impantanarmi nel fango un piede dietro l'altro, e riecco il solito rumore di poltiglia calpestata. Dopo un paio di metri il rumore si fa ancora doppio... Senza dubbi qualcuno mi segue. Mi volto di scatto. Nessuno. Torno a nascondermi dietro un cespuglio e aspetto.
Nulla. Nessun rumore. Mi guardo intorno ma la visibilità è pessima e mi rassegno ad ascoltare. Nulla. Mai nella mia vita avevo "udito" un tale silenzio insistente, assordante. Mi faccio impaziente e risoluta a scoprire chi si cela dietro il mio passo.
Riprendo il cammino, ora meno tranquilla, e presto attenzione a qualsiasi spostamento o vibrazione. La mano pronta ad afferrare il pugnale appeso alla cintura.
Riecco il rumore. Mi volto. Nessuno! Afferro il pugnale di scatto pronta ad affondare verso... Verso... Verso chi? Scuoto la testa perchè in quel momento non ha nessun'importanza.
Sento un fruscio dietro di me, qualcosa si è mosso velocemente e mi ha sfiorato una gamba. Deve trattarsi di qualcosa di piccolo... Ma veloce. La lama stretta nel pugno. Continuo a girarmi a brevi scatti seguendo il fruscio che sembra andare in circolo.
Il respiro si fa più veloce, la mente più lucida.
E' ora di svelare il ladro di passi.
Mi concentro sui rumori che si fanno musica. Seguo le note che corrono avanti e indietro intorno a me. Ora la melodia è più vicina e nitida, ora si confonde tra il respiro degli alberi.
Chiudo gli occhi, libero la mente. Le mie gambe cominciano a muoversi. Accarezzo l'aria con movimenti veloci e ne seguo la melodia.
Tutto si fa più lento. Ora la vista non mi serve più. Il braccio che impugna l'arma scatta in avanti. Mancato.
Mi concentro più a fondo, obbligo il mio respiro a farsi meno ansioso, ma non riesco a schivare "qualcosa" che mi lacera la pelle della coscia destra. Sento il sangue caldo scivolare lungo la gamba. Sorrido amaramente. La ferita comincia a pulsare ma non nasconde i suoni circostanti anzi, ora la musica si fa più forte e violenta.
Eccitata dall'odore del sangue la creatura emette note basse e forti, riesco ad udirla perfettamente, è rumorosa e stonata, ogni sua vibrazione si fa dura e selvaggia. Cambio le regole. Scatto all'inseguimento. La creatura si blocca, spiazzata, indecisa. La sento muoversi impacciata tra il terreno scivoloso, ma la mia mossa la costringe ad arretrare, da cacciatore si sente preda.
Ho pochi minuti prima che riacquisti lucidità e decida la mossa... scatto in avanti buttandomi sulla preda e l'atterro al suolo sferrandole un colpo sulla testa per tramortirla, dopo un verso soffocato la creatura non fa più resistenza e si addormenta. La sua musica si fa più lieve fino a soffocarsi dentro di lei.
Tirando un sospiro di sollievo mi siedo accanto al corpo cercando di studiarne i contorni addormentati. E' buio e riesco appena a vederne la sagoma...
Mi avvicino leggermente, a carponi riesco a vedere la testa ricoperta da una folta chioma riccioluta che ne incornicia il volto coperto di fango. Sembra umano...
Scorrendo con gli occhi sul suo corpo mi accorgo che indossa uno scuro mantello color della terra. Le gambe sono nude, molto muscolose e corte, i piedi scalzi. E' un uomo, un uomo alto quanto un bambino di dieci anni.
Lo sollevo di peso appoggiandolo ad un albero vicino, e lo lego accuratamente al tronco. Qualcosa scivola dalla sua mano e cade ai miei piedi. Afferro l'oggetto rigirandolo tra le mani. Rimango stupita e costernata quando mi accorgo di cosa si tratta: non è un'arma e non riesco a spiegarmi perché un uomo vada in giro con uno specchio per squarciare la gente!
Certo, il fatto che non abbia cornice e sia rotto da un lato lo rende piuttosto pericoloso se in mani sbagliate ma... Essere aggredita da un uomo alto un metro o poco più che mi ferisce ad una gamba con uno specchio... Mi sento umiliata! Vorrei prendere lo specchio e farlo in mille pezzi ma essendo superstiziosa opto per farne l'uso che più è consono all'oggetto: mi ci specchio.
Di forma ovale grande quanto un palmo di mano, lo specchio non presenta nulla di strano o insolito... A parte la mia immagine riflessa, leggermente distorta e impercettibilmente invecchiata... Si. Qualcosa di insolito forse c'è...
Non sapendo da dove arrivi ne a cosa serva lo ripongo nella sacca (vorrei evitare almeno per una volta di combinare disastri).
Guardo il piccolo uomo appoggiato all'albero e ben legato accanto a me, e sorrido divertita: russa alla grossa! Sembra di essere circondata da una mandria di cavalli in fuga! Lo slego dal tronco e con mani e piedi legati lo metto sulla mia spalla riprendendo il cammino.
Ormai si è fatta mattina e il viaggio è meno difficoltoso. Armata di curiosità e nanetto vado in cerca di una risposta sullo strano oggetto ritrovato.

Dopo un lungo peregrinare per la foresta le porte di Nakir mi si presentano innanzi come una visione. I piedi mi dolgono negli stivali e la spalla pulsa sotto il peso del nanetto, per non parlare della ferita sulla mia gamba che chiede costantemente attenzione!
Decido di fermarmi solo un attimo prima di raggiungere la Kioskas, e mi accascio a terra ispezionando la gamba ferita. Accanto a me il nanetto che avevo appoggiato al suolo con poco tatto comincia a sussultare tra una tossarella leggera e un forte respiro discontinuo.
Mi volto nella sua direzione. Una palpebra si alza piano piano lasciandomi intravedere un occhietto piccolo ma vispo, del color del cielo. Ora anche l'altro si sforza d'aprirsi e mi trovo osservata da due simpatici ma maldestri occhioni. Non riesco più a capire cosa provo nei confronti dell'ometto, l'ira, la rabbia, l'antipatia del principio lasciano il posto ad un'inaspettata simpatia.
Ora non sembra più un nanetto con il brutto vizio di squarciar la gente... è un bambino. Un bimbo dagl'occhi attenti e felici, curiosi e vispi, pieni di vita.
Il cuore mi si contorce... Come ho potuto legarlo in quel modo dopo averlo tramortito? E volerlo imprigionare in chi sa quale lugubre luogo?
Mi viene alla mente l'accaduto della notte. Lui mi stava seguendo, la creatura mi seguiva, e mi aveva ferito ad una gamba. Istintivamente guardo la coscia destra. Nulla. nessun segno o traccia di sangue, nessun graffio o taglio.
Il bimbo ora ha gli occhi completamente aperti e mi osserva arrabbiato: vuole essere lasciato libero, non vuole più correre dietro di me e seguirmi come un'ombra. Vuole correre libero e spensierato. Una rivolta nei miei confronti il suo folle attacco?
Prendo lo specchio che avevo riposto con cura nella sacca. E' ancora lo stesso specchio che avevo visto all'alba di quella stessa mattina... Lo rigiro nelle mani mentre mille domande mi affollano la mente.
Decido di specchiarmi un'ultima volta per vedere se qualcosa è cambiato... La mia immagine nello specchio è impercettibilmente invecchiata, ancora.
Penso al bambino, al suo trasformarsi in nanetto dispettoso e mi accorgo che la sua è solo paura, paura di essere dimenticato, di essere lasciato indietro. Lo costringo a seguirmi a distanza, ogni anno più lontano... Quasi mi ero dimenticata di lui, oggi, la sua presenza era diventata fastidiosa e inaspettata....
Mentre una lacrima scivola calda sul mio viso slego il bimbo e lo prendo tra le mie braccia stringendolo forte. Sento il suo viso distendersi sotto le mie carezze. Alzo ancora lo specchio e osservo il mio viso. E' leggermente invecchiato... Ma i miei occhi sono tornati vispi e sereni, curiosi e attenti.
Un sorriso mi compare sul viso mentre mi accorgo che il bimbo che tenevo tra le braccia ora non c'è più. Al suo posto una pergamena con scritto: è ora di alzarti Kelis, è mattina e oggi è il tuo compleanno.



 
Kelis
 

 

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