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Nuova vita, si volta pagina
 

Immagine del racconto

 

Avevo trascorso una delle notti più belle della mia vita.
La taverna chiusa, la cenetta a lume di candela, le stelle..
Kassandra che ci scopre, la fuga, le coccole..
Il mio cavallo trottava adagio senza che io attraverso le redini gli imponessi una traiettoria, sapeva dove andare, stava andando a casa.

Era una sera senza nuvole e la volta celeste fungeva da sfondo ove visualizzare quelle belle immagini di un recente felice passato.
Parlavo col puledro, forse per dare un senso al mio monologo, per dare una voce ai miei pensieri.
< Non chiedermi perchè sono andato via, forse non lo so neanche io. Adesso ti spiego.. Vedi Don, è come se ad un certo punto ti ritrovi a percorrere una strada che per quanto bella, non ti appartiene. E allora ti senti imprigionato, cerchi di tornare indietro, agisci in base a ciò che senti, a ciò che vuoi, ma il risultato è sempre lo stesso. Non ti resta che scappare. >
Il cavallo ogni tanto sbuffava, quasi a mimarmi una risposta di consenso.
< Stella forse non capirà la decisione che ho maturato, si sentirà abbandonata, presa in giro, ma un giorno spiegherò tutto anche a lei. Quanti progetti a cui sto venendo meno.. >
Le mura di Ylea splendevano di una luce particolare, salutai le amazzoni di guardia e affidai loro le redini del mio cavallo, dicendo che sarei tornato presto per ripartire nuovamente.
A casa raccolsi poche cose che sul momento mi sembravano utili da portare via con me, chissà quando si sarebbe presentata l'occasione di tornare.
Lasciai un biglietto al solito posto al mio vicino di casa con poche righe e mi avviai.

Una lacrima solcava il mio viso.
Avevo deciso di fare una breve sosta dopo tanto andare.
Ero andato a nord costeggiando il Kruill. Ora, appoggiato ad un tronco sulle sponde del fiume, mi facevo rapire dai giochi di luce della luna sullo scorrere inesorabile delle acque.
Don Rodrigo era poco distante che mangiava indifferente dell'erba fresca.
Posso dire con certezza di non essere normalmente un sentimentale, ma quella lacrima che mi stava scendendo non me la spiegavo proprio.
Presi una foglia e la portai alla bocca tenendola per gli estremi: iniziai a produrre dei suoni che poi si unirono in una malinconica melodia. Sentimenti contrastanti, i miei compagni di viaggio.
Mi svegliai qualche ora dopo, infreddolito. Il rosa del cielo mi avvisava che la notte stava cedendo il passo ad Amanuator.
In groppa al mio fido cavallo, respiravo a pieni polmoni l'aria mattutina, e vecchie sensazioni di indomabile libertà ritornavano a rallegrarmi un poco, facendomi sorridere.
Una scelta ci costringe a scegliere una via. In ogni caso, purtroppo, scegliere significa rinunciare a qualcosa, per impegnare le proprie forze in una sola direzione.
Egoisticamente la mia scelta era già stata fatta.
Per quanto ci ritornassi con la mente, trovavo solo spiegazioni banali che mettevano a stento a tacere il mio senso di colpa, il mio rimorso per la sofferenza che altre persone avrebbero potuto patire a causa mia, soprattutto una in particolare, bella come il sole, dolce come il sidro, candida come la neve.
Egoisticamente, ciò che avrei ottenuto mi ripagava di tutto il resto.
Il rifugio non era lontano ormai.

Avevo costeggiato il Kruill per un pò, poi, quando i villaggi iniziavano a farsi più frequenti e quindi la vicinanza a Nistra mi fu evidente, tagliai verso ovest, in direzione Aktual.
Vaste praterie soleggiate, brezza canterina, echi di gloria di cui quelle terre erano intrise..
Una tranquillità incommensurabile mi aveva rapito, una pace suadente mi aveva stregato..
Lungo il sentiero che portava verso oriente, iniziai a scorgere sulla mia destra i limiti della Foresta Inesplorata: le larghe praterie cedevano il passo ad alberi ed arbusti sempre più intricati, l'atmosfera si impregnava di mistero e magia..
Era uno spettacolo grandioso, quasi me ne ero dimenticato di quanto era potente quel luogo, da mozzare il fiato. Tanto tempo era passato dalla mia ultima visita.
Rimembrai delle varietà di erbe che quel posto custodiva, rarissime varietà, preziose spezie, indi decisi di fare un sopralluogo e mettere alla prova la mia fortuna.
< Temperley! >
Il risuonare del mio nome in quel luogo fino a quel momento, per me, deserto, mi destò bruscamente dalla poesia che stavo vivendo.
Ovunque guardassi, intimorito, non riuscivo a scorgere anima viva che avesse potuto tuonare il mio nome, finchè, appoggiato ad un tronco, perfettamente mimetizzato, lo vidi.
Indeciso sul da farsi, mi chiedevo come fosse possibile che i miei sensi non si fossero accorti della sua presenza.. Ipotizzai di essere stato frastornato dal respiro di cotanta eternità, oppure semplicemente Lui era la Foresta. Sorrisi.
Orlok incuteva un certo timore alla vista. La sua mole non rendeva giustizia al suo apparire, seppure a occhio risultava addirittura più alto del barbaro Vicario.
< Temperley di Lomas, brutto brigante yleano che non sei altro! > La sua voce roca, profondamente gutturale fu smussata dal ghigno che gli nasceva ai lati delle labbra.
Una fragorosa risata accompagnò il nostro abbraccio, poi i goliardici racconti delle nostre gesta ci fecero perdere le tracce del tempo. Un imprevisto rallentava i miei piani, ma, pensai, non vi era fretta alcuna, nè qualcuno che mi aspettasse.

I giorni passavano tranquilli e veloci.
Silenti passeggiate a piedi o col mio fido shire per le vaste praterie, lunghe dormite nella tenda che Orlok aveva fatto preparare per me, felici banchetti la sera attorno al fuoco.
Più che una fuga, quel viaggio si stava dimostrando una gradevole vacanza.
Spesso succedeva, durante le nostre chiacchierate, che arrivasse uno dei suoi uomini:
< Signore, è stato avvistato un Hammer in avvicinamento alla Foresta, c'è bisogno della sua presenza >
Lesto l'anziano gigante prendeva la via che lo conduceva alle porte del piccolo cimitero lì vicino, punto di partenza della prova per antonomasia nella vita di ogni Hammer.
Inizio, ma anche fine.
Impressionante la saggezza di quell'uomo. E io, forte della simpatia che a quanto pare avevo infuso in lui, ne approfittavo in gran misura, facendo tesoro di ogni perla che il vecchio Orlok mi donava.
Fu così che un pomeriggio mi fece chiamare, dandomi una lettera, dopodichè mi accomiatò.
Non disse una parola, il suo sguardo era serio, quasi di rimprovero, e quel cenno di abbandonare la sua tenda con la mano mi fece più male di un pugnale piantato nel cuore.
Piovve. Giorni e giorni.
Le poche righe del Comandante degli Etek mi imprigionarono l'anima.
Le lievi giornate trascorse avevano preso una tonalità decisamente più cupa.
Semmai avevo pensato, anche solo per un secondo, di lasciarmi il passato alle spalle, facendo finta che non fosse mai stato vissuto, facendo finta di dimenticare.. Stolto!
Stavolta, fu Orlok a farmi visita. A distanza di qualche giorno il suo viso era più disteso e la sua espressione più rasserenante.
Cenammo.
Ad un certo punto, tra una parola e l'altra, prese un vaso vuoto e cominciò a riempirlo, dopo averli estratti dalle tasche del suo mantello, con dei sassi abbastanza grandi che si era portato penso apposta. Una volta colmatolo, egli chiese se mi pareva che tale vaso potesse dirsi pieno.
Risposi di sì.
Allora tirò fuori dalla sua sacca una scatola di piselli secchi e cominciò a versarli nel vaso. I piselli s'infilarono tra i sassi. Al termine di questa seconda operazione rifece la stessa domanda, alla quale io, divertito, risposi ancora di sì.
Ma la mia sorpresa fu grande quando lo vidi tirar fuori un sacchetto di sabbia e cominciare con quella a riempire gli spazi vuoti che ancora erano nel vaso.
< Allora? Ti sembra pieno ora, Temp? >
< Sì, ora lo è senza dubbio! >
Con lo stesso atteggiamento di un prestigiatore, Orlok avvicinò a sè i nostri due boccali di birra e li versò lentamente nel vaso.
< Ora > disse < voglio che pensi che questo vaso rappresenti la tua esistenza. I sassi sono le cose importanti: i tuoi legami, le tue amicizie, la tua salute, i tuoi principi e sentimenti. Le cose importanti ed essenziali con le quali riempi la tua vita. I piselli sono le altre cose importanti ma non essenziali come le prime, ad esempio: un lavoro onesto, una casa ben arredata, un guardaroba ben rifornito.. La sabbia è tutto il resto, ossia le piccole cose, quelle di cui si può certamente fare a meno, ma che, se ci sono, tanto meglio. >
Ero ipnotizzato.
Sul mio sguardo da ebete si poteva a quel punto leggervi una generale e compiaciuta condivisione.
< Ovviamente, se nel vaso inizi a porvi per prima la sabbia non vi sarà spazio né per i sassi, né per i piselli. >
Continuammo la cena in silenzio per un pò.
< Temp, la stessa cosa vale per la nostra esistenza: se dedichiamo le nostre energie alle piccole cose, non avremo più spazio per quelle importanti. Perciò ricordati di curare e mantenere saldi i valori dell'amicizia e dell'amore, innanzitutto. Nella vita occorre dedicarsi a ciò che veramente conta, poi al superfluo, perché il resto è solo sabbia.. >
Guardavo il vaso pieno di sassi, piselli e sabbia bagnata ripensando alle sue parole, alchè innocente gli chiesi:
< E la birra cosa rappresenta? >
< Ehheheheheh, sono contento che me lo hai chiesto. Essa è servita giusto a dimostrarti che, per quanto piena possa essere la nostra esistenza, c'è sempre spazio per un paio di birre! >

Si, ero scappato, è vero. Ma il tempo era passato e ormai non era più un segreto che mi si poteva incontrare ai margini della foresta inesplorata, nei pressi dell'accampamento di Orlok.
Per non aprofittare eccessivamente della benevolenza del vecchio brigante, dopo aver girovagato nei dintorni per lunghi giorni, avevo trovato delle rovine presenti nella zona, probabimente un vecchio emporio, e decisi che mi ci sarei messo d'impegno per rendere vivibile, e non solo, quell'ammasso disordinato di pietre e legno marcio.
Un'idea aveva preso piede nella parte più nascosta della mia mente.
C'era da lavorare, tanto da lavorare.. ma mi ero riposato abbastanza e la mia mente era tornata lucida e serena.
Sarebbero passati giorni, mesi, forse anni, ma alla fine avrei raggiunto quell'obiettivo.
Obiettivo che avrebbe aperto le porte ad altre strade, quindi punto di nuova partenza, non di arrivo.
Una nuova luce si era insinuata nel mio animo, l'aria limpida e profumata che respiravo ogni giorno mi infondeva coraggio e sicurezza, e mi dava la certezza di aver fatto la scelta giusta..
Soprattutto quel luogo, così mistico e misterioso, mi aveva rapito, mi aveva ammaliato, mi aveva sedotto. Ed ora volevo ripagarlo in qualche modo.

................

Fu così che iniziò una nuova vita, e lì lo lasciamo adesso, giusto giusto dopo una piccola parentesi in una Città lontana, delle Stelle mi sembra si chiamasse, da cui trasse una esperienza di cui fece tesoro, prezioso bagaglio per le avventure che ancora lo aspettavano.



 
Temperley
 

 

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