La leggenda del Passo di Plemboch
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Per continuare a
sfidare l'impossibile, ogni popolo ha bisogno di eroi.
Capitolo 1
Volti tirati, sguardi gelidi come la foresta sotto di loro. |
Gli
alberi erano coperti di neve, per qualche tempo sostarono tra le rocce,
scrutarono i pendii ignorando i morsi del gelo che penetrava nelle loro
carni fino a intorpidirgli le ossa. I fiocchi cadevano copiosamente,
grandi e minacciosi, raccogliendosi sul mantello orlato di pelliccia
della donna e sulle possenti spalle dell'uomo.
Alla fine, ormai certi che gli inseguitori avessero perso le tracce, si
scambiarono un cenno d'intesa e iniziarono a camminare lungo il fianco
della montagna. I loro movimenti erano lenti, e sapevano che il freddo
era il loro nemico più pericoloso, molto più di trovarsi in missione in
territorio nemico.
Avevano bisogno di trovare un posto dove accamparsi e accendere un
fuoco. Alle loro spalle, la cordigliera si ergeva sotto le nubi sempre
più scure e dense, dinanzi a loro si stendeva la pianura che accoglieva
Odinuy.
La donna si girò per osservare le loro impronte: la neve iniziava già a
confonderne i contorni ed entro pochi minuti sarebbero scomparse.
Si accamparono in una grotta poco profonda e accesero un piccolo fuoco.
-Avremmo potuto ucciderli- disse l'uomo quasi ringhiando.
-Era un intero reparto-
-Allora? Ti stai forse rammollendo tanto da scappare davanti a quattro
gatti?-
-Era un reparto... un reparto sono venti uomini.-
-E allora..-
-Ah, lasciamo perdere... sono stanca e voglio riposare. Domani
arriveremo al villaggio di Wescka dove ci aspetta Mabel.-
-Mai sentita! Ci si può fidare?-
-Dormi Vicario- La giovane Madras si distese voltandogli le spalle.
Le poche costruzioni erano ammantate di neve, le finestre avevano vetri
appannati. La via era un misto di acqua e terra, la piazza aveva una
superficie irregolare ed era ben visibile il sentiero tracciato che si
dirigeva versa la taverna.
La Madras e il Vicario avanzavano lentamente, il calore dei loro cavalli
sudati si condensava in bianche nuvole che un gelido vento disperdeva
immediatamente. Impastoiati i cavalli ad una palizzata i due si
avvicinarono all'ingresso della locanda, da dentro provenivano rumori di
sedie che si fracassavano e vetri che si frantumavano.
Berserk fissò Myrt che gli rispose con un sorriso saccente.
Spalancarono la porta e al centro della taverna un'amazzone in piedi
dominava tutta la scena, ai suoi piedi in mezzo a pezzi di legno e cocci
di ceramica giacevano doloranti tre uomini.
-Allora c'è ancora qualcun altro che vuole allungare le mani su questa
povera donna indifesa?-
Nel silenzio che seguì, i presenti ignorarono il minaccioso invito e
tornarono a sedersi ai loro tavoli.
-Vicario, lei è Mabel.-
I tre si sedettero in un punto della taverna lontano da orecchie
indiscrete, non certo dagli sguardi però. Tutti gli avventori gettavano
fugaci occhiate nella loro direzione curiosi di capire chi fossero la
nuova amazzone dall'espressione di ghiaccio e quell'uomo incappucciato
più robusto di un orso.
Sorseggiarono vino e birra, prestando attenzione ai discorsi che si
udivano. L'argomento di ogni conversazione però era sempre lo stesso:
guerra.
Una parola che conteneva sanguinose minacce, violenze, carestie.
Altre risate echeggiarono nella stanza.
-Questa volta l'impero di Nimira finirà una volta per sempre- ruggì
qualcuno, al di sopra del vociare generale.
-Carne da macello per le armi dei ribelli!- Altre risate.
Berserk frantumò stringendolo il boccale di cristallo che stringeva
nelle mani.
-Calmo Vicario- gli sussurrò Myrt
-Si stanno radunando ad Odinuy, ogni giorno centinaia di rinnegati,
amazzoni ribelli, faccendieri vanno ad ingrossare come un fiume in piena
l'esercito dei nostri nemici.-
-Quanti sono?- chiese la Madras.
-Si parla di un esercito di ventimila combattenti pronto ad abbandonare
la pianura di Odinuy e a dilagare oltre il Kruill. La partenza è
prevista tra tre giorni.-
-Ne sei certa Mabel?-
-Come il fatto che noi tre stiamo parlando. Ho fatto parlare un
ufficiale convinto di portarmi a dormire nel suo letto.-
-..e invece?- chiese sornione Berserk.
- L'hanno trovato il mattino seguente con la gola tagliata. Hanno
pensato a un regolamento di conti.-
-Quante amazzoni sono con voi?-
Mabel scambiò un cenno d'intesa con Myrt, poi rispose: -Trecento.. poche
per fermarli.-
-Abbastanza per tenere il passo di Plemboch- mentre il Vicario sollevò
il braccio per richiamare l'attenzione di un garzone.
-Tra loro ci sono gli Immortali, truppe scelte e preparate che non hanno
mai conosciuto l'amaro sapore della sconfitta.-
-C'è sempre una prima volta- ghignò il Vicario.
-Cosa vorresti fare Bers?- chiese Myrt.
-Semplice, mentre tu mandi a chiedere rinforzi noi occuperemo e terremo
il passo finchè non arriveranno. Nessuno passerà di lì fino a che ci
saremo noi a sorvegliarlo.-
-Ma ci sono ventimila nemici e gli Immortali...-
Una folata d'aria entrò nella stanza non appena il nuovo venuto richiuse
alle proprie spalle la porta di legno borbottando qualche parola di
scusa. Era un vecchio. Annusò l'aria della taverna, poi attratto dal
suono delle loro voci girò la testa e si avvicinò trascinando i piedi a
Bers, Mabel e Myrt.
L'uomo indossava una lunga e logora veste di un verde ormai sbiadito e
lacerata in più parti.
-Miara per il vostro futuro- recitò il vecchio.
Quando Myrt sollevò lo sguardo per fissarlo si accorse che era cieco.
-E' un cercatore, un mistico, l'ho incontrato spesso nella taverna ma è
la prima volta che lo sento parlare- disse con un tono di voce appena
percettibile Mabel ai due amici. -Da quello che ho sentito sono la
discendenza di un'antica casta sacerdotale e che per ampliare i loro
poteri di veggenza si tolgono la vista-.
Il vicario scrollò le spalle, lui non credeva a nulla se non alla
propria ascia. Myrt sfilò alcune scaglie e le mise nella mano del
vecchio:
-Bevi alla nostra salute e lasciaci soli.-
Il vecchio si accostò al tavolo, posando la sua borsa. Poi strinse tra
le sue dita la mano del Vicario.
-Una mano grande... forte... potente-
Improvvisamente un sussulto s'impadronì del suo corpo e s'irrigidì.
-Io vedo il passo... la Leggenda che sale lungo la sua via... un
esercito sterminato si ammassa sulla stretta porta... gli Immortali che
salgono... un'ascia ne sbarra la strada. Morte che cammina l'impugna...
al suo fianco brilla la Madras di Ghiaccio e... la Solitaria respinge i
nemici lungo la via dell'inferno.-
Capitolo 2
La notte successiva le amazzoni presero senza problemi il passo,
silenziose entrarono nell'accampamento nemico e uccisero gli uomini di
guardia. I pochi che riuscirono a salvarsi corsero ad avvisare il loro
generale.
All'alba successiva trecento amazzoni erano accampate all'imboccatura
del passo di Plemboch, mentre l'esercito nemico accelerò le operazioni
per mettersi in marcia verso le terre dell'imperatrice. Il mattino del
secondo giorno Berserk stava osservando le amazzoni che si allenavano
sotto lo sguardo di Myrt, ammirava quella razza guerriera agile e
potente. Sollevò lo sguardo accigliato e vide le sentinelle rientrare di
corsa al campo e nel giro di pochi minuti le amazzoni abbandonarono ogni
attività per armarsi.
-Cosa succede Mabel?-
-I nemici sono arrivati, Vicario.-
Salirono insieme al passo e raggiunsero Myrt che appoggiata ad una
roccia aveva lo sguardo fisso e preoccupato davanti a se.
Schierati fila dopo fila con l'armatura lucida e le lance scintillanti i
guerrieri riempivano la valle da un pendio all'altro della montagna. Un
esercito smisurato e composto minacciava l'impero. Al centro dello
schieramento erano ammassate le file rosse e dorate degli Immortali.
-Credi si arrenderanno, Myrt?- mentre Berserk accarezzava il filo della
sua ascia.
-Voglio che le mie amazzoni si divertano un poco e non farò loro la tua
proposta.-
Le due amazzoni si voltarono e guardandolo scoppiarono a ridere
alleggerendo così il clima di tensione che quella vista aveva creato
intorno al passo.
-E loro?- chiese Berserk fissando le truppe amazzoni che andavano
organizzandosi dietro di loro.
-Non temere Vicario, un'amazzone imperiale conosce il suo destino e non
fugge mai davanti a nessun nemico. Considera la morte come sua madre.-
-Quanto tempo impiegheranno i rinforzi ad arrivare?-
-Dieci giorni se tutto va bene, ma dubito che noi potremmo vederli,
Vicario.-
Nella prima fila dello schieramento amazzone una Slinker ripose la spada
nel fodero, si asciugò le mani sudate sul lembo del mantello:
-Sono parecchi- commentò rivolta a Mabel.
-Una semplificazione perfetta la tua- annuì la Kral.
Un cavaliere in sella ad uno stallone bianco si staccò dallo
schieramento nemico e cavalcò verso il passo. Berserk e Myrt uscirono
dalle loro fila aspettando l'uomo che saliva lungo il ripido pendio. Il
cavaliere era un generale degli Immortali, fece arrestare il suo cavallo
e si appoggiò in avanti sul pomo della sella.
-Chi comanda qui?-
-Io, che messaggio mi porti- rispose Myrt.
-Domattina le nostre truppe attraverseranno questo passo, e il nostro
Comandante giudicherebbe cortese da parte tua far allontanare le
amazzoni dal suo cammino.-
-Ci penserò sopra- rispose ironica la Madras.
-Al vostro posto, considerando la situazione- l'uomo si voltò
volutamente alle sue spalle ad ammirare la grandiosità del suo esercito,
-non sarei così ironico-.
-Il problema è che tu non sei al nostro posto- Berserk sollevò
minacciosamente la sua ascia sopra la spalla, i muscoli si gonfiarono
come se dovessero esplodere..
-Pensi di mettermi paura uomo, noi siamo gli immortali e non abbiamo mai
conosciuto il disonore della sconfitta... e tu chi sei?-
-IO SONO MORTE CHE CAMMINA-
Il generale ebbe un sussulto e pensando di sbagliarsi fissò la propria
immagine riflessa nell'acciaio dell'ascia di Berserk. Per la prima volta
nella sua vita scorse una traccia di paura nei suoi occhi.
L'ufficiale spronò il suo cavallo e ridiscese il pendio seguito dagli
sguardi delle amazzoni.
-E' inutile restare qui tutto il giorno a fissarli, sarà meglio che
ordini alle amazzoni di rompere lo schieramento e tornare al campo.
Sanno che non riceveremo certo rinforzi durante la notte e domani
arriverà fin troppo presto. Loro crederanno che la tensione che
accumuleremo oggi, ci renderà più stanchi domani.-
Capitolo 3
Nella caliginosa frescura che precedeva l'alba le amazzoni ricomposero
il loro schieramento, ciascuna donna munita di scudo rotondo e di una
corta spada. Le loro capigliature al vento come tanti vessilli, i visi
dipinti con i colori di guerra non lasciavano trasparire nessuna paura
anche se la tensione era al massimo.
-Quando attaccheranno?- chiese Mabel a Myrt.
-Non subito, penseranno che la paura ci stia logorando, aspetteranno
ancora.-
Nell'attesa le amazzoni stavano sperimentando le stesse emozioni,
orgogliose di esser lì a difendere un passo contro un nemico che
numericamente non lasciava speranze di vittoria.
-Gli immortali?-
-Prima lasceranno venire avanti le altre truppe. Verranno per ultimi.-
Berserk attraversò le file delle amazzoni prendendo posizione al centro
della prima fila e chiamò Myrt e Mabel al suo fianco.
Myrt acconsentì con un rapido cenno del mento verso il basso.
Berserk iniziò a muovere le spalle per sciogliere i muscoli delle
braccia e della schiena mentre le due amazzoni si portavano ai suoi
fianchi lasciandogli abbastanza spazio per lasciare libertà di movimento
alla sua gigantesca ascia.
I primi nemici scattarono in piedi e dalle loro gole si levò un
crescente ruggito di guerra, un muro di suono che ondeggiò echeggiando
in tutta la valle e si riversò sui difensori.
-ASCOLTATELI!- tuonò Myrt. -Quello che sentite non è forza ma terrore!-
Mille guerrieri si lanciarono su per il pendio verso il passo.
Berserk diede un colpo di tosse e sputò a terra.
-FIGLI DI DRAKOR, NON SAPETE QUANTO ASPETTAVO QUESTO MOMENTO!-
Quando gli assalitori furono a cento passi di distanza, Mabel sollevò il
braccio: immediatamente le amazzoni posarono lo scudo e si chinarono a
terra per raccogliere i loro giavellotti.
I nemici erano quasi loro addosso. -Adesso!- ruggì Mabel.
Trecento punte mortali andarono a piantarsi nella massa scura che stava
venendo avanti.
-ANCORA!-
Le prime file dell'orda svanirono cadendo a terra, i feriti furono
calpestati dai loro stessi compagni e la carica rallentò anche perché le
pareti andavano a stringersi sempre di più.
Infine giunse l'impatto tra i due schieramenti.
L'ascia di Berserk roteava nell'aria, in una danza mortale che
trapassava gli scudi e squarciava le carni. Una lancia scattò verso Myrt,
la bloccò e reagì con un fendente di rovescio che trapassò il fianco del
guerriero. Parò un altro affondo e insinuò la sua lama nel petto di un
uomo dalla carnagione scura. Liberò l'arma con uno strattone e si gettò
avanti nella mischia.
Un alto guerriero abbandonò il suo scudo e superò con un balzo il muro
di compagni morti con la lancia sollevata per colpire Mabel. L'amazzone
si sfilò di lato e gli infilò la sua lama nel petto.
Berserk era riuscito ad aprirsi un varco nella fila nemica, Myrt e Mabel
lo seguirono.
La Madras chiamò a se le amazzoni e insieme formarono un cuneo che
schiacciò sulle pareti i nemici. I guerrieri lottarono per sopraffare
quel folle armato di ascia e poi si allontanarono da lui quando le
amazzoni vennero in suo sostegno. La paura si diffuse tra gli uomini e
in pochi minuti sciamarono a valle abbandonando il passo.
-Recuperate la posizione, stanno arrivando!-
Un altro esercito di mille uomini si lanciò lungo la salita, Berserk e
le amazzoni quel giorno difesero il passo da cinque cariche riportando
la perdita di appena quaranta amazzoni.
I guerrieri invece furono più di mille.
Capitolo 4
I guerrieri tornarono all'alba, strisciando su verso il passo mentre le
amazzoni aspettavano con la spada in pugno, ma invece di attaccare
iniziarono a trascinare via i corpi dei compagni sotto lo sguardo
sconcertato dei difensori.
-Cosa ne pensi, Myrt?-
-Non mi piace Bers, credo proveranno ad attaccare con i cavalli.-
-Guardate laggiù!- mormorò Mabel.
Al centro della valle le schiere nemiche si stavano aprendo per far
avanzare la cavalleria.
-I cavalli non si lanceranno mai contro una linea compatta. Si
bloccheranno di colpo- fece notare la giovane Kral.
-uhm... a meno che non li bendino- rispose Myrt pensierosa.
Lo sgombero proseguì per oltre due ore. Non appena i nemici si
ritirarono Mabel fece disporre attraverso il passo fascine di legna per
poi inzupparle con olio di lampada. La cavalleria iniziò a muovere in
file ordinate e distanziate di venti passi portandosi fino all'inizio
del pendio.
I cavalieri coprirono i musi dei cavalli con cappucci di seta, mentre
sul passo Mabel condusse cinquanta amazzoni oltre le fascine
oltrepassandole con rapidi e lunghi salti.
Il rombo dei cavalli echeggiò come un lugubre ululato lungo il pendio,
insinuandosi tra le strette pareti divenne un ringhio feroce quando i
cavalieri li spinsero al galoppo.
Mabel attese fino a quando i cavalli furono loro addosso, urlò l'ordine
di abbandonare la fila e con le sue amazzoni si precipitarono ai lati
del passo, verso la protezione offerta dalle pareti mentre i cavalli
proseguirono la loro corsa verso il resto delle forze guidate da Berserk
e Myrt.
Alcune torce fiammeggianti furono gettate tra le fascine e da esse si
levò immediatamente un fumo scuro e denso che penetrò nelle nari
dilatate degli animali incappucciati che presero a nitrire di terrore e
s'impuntarono, ignorando i morsi sulle loro carni delle fruste. La
confusione fu immediata e totale, la seconda fila di cavalli andò a
sbattere sulla prima in un caos di muscoli e corpi che si scontravano,
guerrieri che cadevano calpestati a morte dagli zoccoli.
Mabel guidò le sue amazzoni in mezzo a quella massa confusa, coperte dal
fumo rapide e silenziose squarciavano le gole dei nemici, assomigliavano
ad angeli della morte.
Quando il fumo fu disperso dal vento, dai cumuli di carni e corpi
emersero Berserk e Myrt che caricarono con il resto delle amazzoni le
file dei cavalieri ai margini del passo.
La battaglia si protrasse sanguinosa per ore, una più sanguinosa
dell'altra. Più volte la fila amazzone rischiò di aprirsi, ma il Vicario
e la Madras ogni volta richiudevano i varchi. Alla cavalleria subentrò
nuovamente la fanteria, le amazzoni ritornarono alle posizioni iniziali
senza però concedere altro spazio al nemico.
Verso il tramonto agli attaccanti venne a mancare il vigore e la
convinzione e nella valle echeggiò il sinistro suono del corno che
chiamava la ritirata.
Il cielo era privo di luna, la volta celeste era illuminata solo dai
bagliori dei fuochi accesi sul campo nemico da cui provenivano risate
grossolane e schiamazzi sbraitati
-Che rabbia, stare qui a guardare quei rinnegati in attesa che domani
tornino ad attaccarci. Per Arawen, se potessi li incendierei.-
Gli occhi della Madras brillarono, un riso beffardo increspò le sue
labbra:
-Mabel, non è una cattiva idea sai.-
Bers intuì subito il pensiero di Myrt.
-Vengo anche io.-
-No Vicario, faresti troppo rumore.-
L'uomo pronunciò in modo indistinto alcune parole e la sua ombra scivolò
lentamente verso la sua tenda.
Con il volto e la pelle macchiati di una mistura di olio e polvere, Myrt
e Mabel abbandonarono il passo e ombre silenziose raggiunsero i limiti
del campo nemico. Myrt indicò a Mabel due sentinelle che stavano
sonnecchiando vicino a un fuoco morente.
La kral e due amazzoni si staccarono dal gruppo e si avvicinarono ad
esse senza far rumore, con i coltelli in mano. I due uomini morirono
senza emettere un suono.
Myrt scattò in avanti, scavalcando i due corpi con la testa inclinata in
avanti in una posizione innaturale, impugnando una torcia e si avvicinò
al fuoco subito seguita dalle altre amazzoni. Imitata dalle sue
guerriere la Madras iniziò a correre per il campo appiccando il fuoco
ovunque fino a quando le fiamme salirono alte verso il cielo.
Il silenzio fu rotto, improvvisamente fu il caos. Uomini urlanti si
lanciarono fuori dalle tende in fiamme e spesso incontravano la gelide
lame delle truppe imperiali.
Davanti a tutte, Mabel e Myrt tracciavano un purpureo cammino nella
massa confusa dei nemici, tenendo lo sguardo fisso nel padiglione più
grande. Spingendo di lato il telo d'ingresso la Madras entrò per prima
nella tenda.
-Dannazione!- esclamò -il loro comandante non è qui.-
Mabel ordinò di riformare lo schieramento e le condusse di nuovo
attraverso il campo in direzione del passo senza che venisse fatto
alcuno sforzo coordinato per fermarle.
Giunte a pochi passi dal confine del campo le guerriere furono
intercettate da un gruppo di immortali. La spada di Myrt saettò in
avanti, tagliando la testa al primo avversario e il secondo morì con la
gola squarciata da un fendente di rovescio vibrato da Mabel.
Lo scontro fu breve e cruento, la sorpresa e la superiorità numerica
delle amazzoni ebbe presto il sopravvento.
Il generale raccolse intorno a se un altro gruppo d'immortali e si
lanciò nella direzione della battaglia. Un'amazzone gli si parò davanti
e vibrò un fendente verso il suo corpo privo di protezione, ma l'uomo
parò e reagì con una devastante risposta che lacerò la gola alla donna.
Myrt si voltò, gridò alle amazzoni di ritirarsi. Proprio in quel momento
vide un gruppo di uomini arrivare di corsa, il fuoco che splendeva alle
loro spalle gli impediva di riconoscerli in viso.
Poco lontano Mabel arrestò la sua corsa e vide la sua Madras pararsi da
sola contro gli immortali e tornò indietro lasciando le altre fuggire
verso il passo. Pur lottando al limite delle loro possibilità furono
circondate.
-ARRENDETEVI!- gridò il generale.
Capitolo 5
L'ombra si muoveva veloce e silenziosa nell'oscuritá, aiutata dal caos
che avveniva nel campo nemico giunse alle spalle degli immortali che
circondavano e minacciavano le due amazzoni.
Quando il generale ordinó di arrendersi alle due donne, il vicario si
scaglió alla carica, con l'ascia che descriveva un arco letale e fendeva
metallo e carne. L'alto ufficiale cadde a terra con il corpo quasi
spezzato in due parti.
Gli immortali si voltarono e videro la gigantesca figura materializzata
a pochi passi da loro e indietreggiarono di un passo. Berserk roteó
l'ascia sopra le sue spalle e la caló su un fianco colpendo in pieno
petto un altro nemico. Diede uno strattone per liberarla dal corpo in
cui era rimasta bloccata e spiccó un balzo in avanti uccidendo altri due
uomini.
Un guerriero si paró a bloccargli il passo e l'ascia vibró ancora
nell'aria con il suo sinistro grido di morte. Riducendo in schegge la
spada dell'uomo e facendo seguire un fendente di rovescio gli sfondó le
costole.
Myrt e Mabel si erano disimpegnate dagli altri immortali gettandosi a
terra e rotolando per poi rialzarsi al di fuori dalla minaccia dei
guerrieri. Myrt ruotó su se stessa e d'istinto uccise un nemico, Mabel
incroció la spada di un abile guerriero. Le loro spade saettarono
scintillando nell'oscuritá della notte in una serie di parate e
risposte, di contrattacchi e affondi.
Poi l'amazzone parve incespicare e il guerriero scattó in avanti certo
di ucciderla. Mabel peró schivó di lato e in un solo movimento fluido
gli piantó la lama nel ventre. La battaglia fu breve e sanguinosa,
l'ascia del vicario grondava sangue e il gruppo d'immortali fu
annientato.
-Forza, andiamo prima che ne arrivino altri- disse a gran voce la
giovane Madras.
-Peccato, ora che mi stavo divertendo.. ah ah ah ah- e il suono della
risata echeggió nel campo ridotto a un ammasso di rovine e ceneri.
Quando i primi raggi dell'alba inondarono di luce i picchi montani,
Berserk, Mabel e Myrt salirono il pendio roccioso per andare a prendere
di nuovo posto nello schieramento amazzone.
-Gli abbiamo dato una bella lezione stanotte- disse orgogliosa Mabel.
-Torneranno presto.-
-Speriamo- rispose a voce bassa quasi ridendo il Vicario alla Madras.
Per due giorni il Comandante nemico mandó avanti le sue legioni una
dietro l'altra soltanto per vedere i suoi uomini tornare indietro
sconfitti e demoralizzati.
Le amazzoni, in numero sempre piú esiguo, erano tenute insieme dalla
volontà di ferro di Myrt, dal coraggio di Mabel e dall'eccezionale forza
del Vicario. Solo a vederlo i nemici rallentavano la carica o
indietreggiavano spaventati, tra gli uomini si sparse la voce che si
trattasse di un demone e sul suo conto nascevano leggende.
Quel sentimento di paura che cresceva venne considerato troppo
pericoloso dal comandante dei ribelli, perché iniziava a serpeggiare
anche nelle file dell'esercito scelto: gli Immortali. Il tempo inoltre
iniziava a stringere e la conquista del passo era necessaria per
completare l'invasione nelle terre dell'impero.
Il quinto giorno i guerrieri si allargarono nella spianata, gli
immortali avanzarono al centro nelle loro armature scure, compatti e
ordinati come un solo uomo.
Da sotto i loro elmi fissavano con espressione impenetrabile le circa
centocinquanta donne che si paravano davanti a loro in difesa del passo.
Le amazzoni erano stanche e logorate.
-Sembra giunto il grande momento Vicario, l'ora che tanto desideravi.-
Berserk annuí, e fissó le due amazzoni.
-Giuro sulle lame della mia ascia che quei cani rinnegati non passeranno
sopra il mio corpo.-
-Giá, sembra che il vecchio avesse ragione- ammise Mabel a proposito del
cieco che aveva predetto loro il futuro.
-Se come ha detto la Leggenda sta salendo lungo il passo... essa sará
tale solo se la nostra impresa riuscirá- osservó Myrt.
-Un motivo in piú per ricacciarli nella loro tana- rispose Bers -Mabel...-
-Dimmi Vicario!-
-Come mai ti chiamano la Solitaria?-
-Per via del mio dolce carattere.-
-Dolce?- riprese il Vicario prima di scoppiare in una fragorosa risata.
Myrt intonó il canto di sorella morte e le amazzoni risposero in coro
dimenticando fatica e dolori.
Il nuovo generale degli Immortali venne avanti e sollevó la spada per
poi calarla verso il basso in un ampio e preciso arco e la linea inizió
ad avanzare.
I migliori guerrieri nemici marciavano lentamente verso il passo. Oltre
all'ascia Berserk si muní di uno scudo, li vide avanzare, il suo sguardo
non tradiva la minima emozione, la bocca serrata in una linea sottile.
Sollevó le possenti spalle, per sciogliere i muscoli e trasse un
profondo respiro.
Myrt impugnó invece due daghe, convinta che la miglior difesa in una
mischia fosse l'attacco e la velocitá di reazione. I suoi occhi erano
l'immagine di un braciere ardente. Rimase colpita dalla loro disciplina
e, in modo distaccato, si trovó ad ammirarli e provare rispetto per
loro.
Mabel prese con se trenta guerriere e predispose una seconda linea alle
spalle di Berserk e Myrt, che avrebbe richiuso ogni tentativo di
sfondamento. L'amazzone fissó il vicario consapevole che lui fosse
l'albero di quella piccola imbarcazione in balia dei flutti di uno
sterminato oceano... e si domandó per la prima volta se quell'albero
potesse essere abbattuto.
Nel vento che soffiava leggero tra le pareti, nel suono ritmato della
marcia nemica, fu allora che i tre amici sentirono echeggiare nella
valle le parole della profezia:
"Un esercito sterminato si ammassa sulla stretta porta... gli Immortali
che salgono... un'ascia ne sbarra la strada... Morte che cammina
l'impugna... al suo fianco brilla la Madras di Ghiaccio e... la
Solitaria respinge i nemici lungo la via dell'inferno".
Il vicario sempre schivo di discorsi, per la prima volta sentí la
necessitá di gridare e con l'istinto di una vita trascorsa tra mille
battaglie colse il momento opportuno: sollevó l'ascia al cielo, le lame
semicircolari furono incendiate dai raggi del sole, la sua figura
sembrava quella di un Dio della guerra e la voce come un tuono d'estate:
-VENITE, VENITE A MORIRE! IO SONO BERSERK, IL VICARIO DI NISTRA, MORTE
CHE CAMMINA E IL PASSO DI PLEMBOCH STA GIA' SCRIVENDO I NOSTRI NOMI
NELLA LEGENDA.-
-Accidenti a te Vicario, hai spaventato anche me- disse Myrt ammiccando
verso Berserk per la teatrale commedia.
Tutto tacque, un interminabile attimo di silenzio, poi gli immortali si
scagliarono contro lo schieramento amazzone e il clangore dell'acciaio
echeggió al di sopra del rollare ossessivo e monotono dei tamburi di
guerra.
Capitolo 6
Al centro di quella carneficina Berserk e la sua ascia seminavano dolore
e morte. Al suo fianco Myrt combatteva con l'eleganza di una pantera e
la forza di un leone, i suoi movimenti non lasciavano trasparire
stanchezza o affanno, tutto in lei era armonia.
L'ascia di Berserk caló su un viso barbuto, la sollevó di nuovo senza
apparente sforzo e squarció il fianco di un altro ufficiale. L'ascia
rimase conficcata nel costato del nemico, nel tempo di recuperarla una
lancia gli aprí una ferita su un fianco.
Con gli occhi rigonfi di sangue, si voltó verso il guerriero che lo
aveva ferito e lo colpí con un pugno in pieno viso, nel contatto sentí
rompersi le ossa dell'uomo. Un'altra spada gli laceró i muscoli della
coscia, costretto a indietreggiare di un passo piantó i talloni nella
terra, affondando nella polvere mista a sangue e con l'ascia
insanguinata sferzó l'orda di guerrieri che gli si stavano gettando
contro come lupi famelici.
Myrt lo raggiunse al suo fianco e insieme cercarono di opporsi alla
pressione dei nemici che costrinse la linea amazzone a indietreggiare.
Un colpo violento raggiunse lo scudo di Berserk, la linea di difesa si
stava piegando pericolosamente verso il centro.
Myrt vide che le amazzoni stavano cedendo, se fossero passati avrebbero
spezzato le amazzoni in due parti e le avrebbero annientate. Per un
attimo pensó a Mabel, avrebbe voluto gridarle di andare a richiudere il
varco ma non c'era il tempo per farlo.
Fino ad allora Mabel aveva obbedito agli ordini di Myrt, vedeva le sue
compagne morire, cadere sotto la terribile avanzata degli Immortali. La
rabbia aumentava nel suo corpo, sentiva il sangue ribollire come il
magma incandescente di un vulcano.
Lei e le sue compagne avevano tratto benefici anche dal riposo di essere
in seconda linea e quando vide gli Immortali che stavano aprendosi un
varco scaricó tutta la rabbia accumulata e si lanció contro di loro
seguita dalle sue compagne. La sua spada si abbatté su un uomo robusto
con in viso una cicatrice rossa, schivó la punta di una lancia e fece
calare di nuovo la lama sul secondo guerriero che cercava di passare.
Chiuso il varco Mabel non si ritiró come stabilito in seconda linea ma
rimase al fianco della Madras e del Vicario.
Le amazzoni si ricomposero stringendosi ai fianchi dei tre guerrieri,
Berserk gettó lontano lo scudo e impugnó l'ascia a due mani e con essa
aprí un solco nella fila nemica, una scia di sangue ricadeva incessante
a terra e tutta la rabbia che aveva in se si trasformava in in furia
cieca.
I suoi occhi parvero cambiare colore e luce, con la bocca contorta in
una smorfia dolorante il Vicario inizió ad avanzare.
Un nuovo cuneo questa volta con Berserk in testa avanzava ora tra la
fila degli Immortali, i guerrieri cadevano a terra falcidiati come le
spine di grano.
L'uomo pronunció urlando parole incomprensibili, il suono si propagó tra
le pareti del passo come un canto di morte. La paura diffuse un senso di
gelo nelle vene dei nemici che iniziarono ad allargarsi sotto i possenti
colpi di Berserk e la rapiditá delle amazzoni.
Il vicario afferró per il collo, con la sola mano sinistra, un uomo e lo
sollevó da terra come un stesse tenendo un fuscello. Gli immortali lo
fissarono, trasmetteva un'immagine di guerriero invincibile e questi si
fermarono.
Bers scaraventó il guerriero contro la parete e si sentí lo
scricchiolare delle ossa. Un giovane guerriero vide il gigante venire
verso di lui e sentí la paura salirgli in gola. Abbandonó la spada, si
giró e cominció a spingere l'uomo che era alle sue spalle.
-Indietro! Indietro!-
L'uomo gli fece spazio e fu ucciso dalla lama di Myrt. Quel grido venne
raccolto da altri e ripetuto come fosse un ordine di ritirata e
lentamente gli Invincibili abbandonarono il passo diretti al campo
Il comandante dell'esercito non credeva ai suoi occhi, i suoi uomini
migliori erano in rotta davanti alle amazzoni e quando alzó lo sguardo
verso il passo vide il possente guerriero con l'ascia levata in cielo in
segno di vittoria e nell'eco che si propagava nella valle gli parve di
capire:
-E QUESTI SONO GLI IMMORTALI?-
-Come è successo- chiese al generale degli Immortali.
-Non so Signore, li avevamo in pugno, la loro linea stava cedendo.
Avevano una riserva in seconda linea che ha ricacciato indietro i nostri
uomini. Poi Morte che... quell'uomo con l'ascia sembrava invasato e si è
lanciato contro di noi.-
-Abbiamo sconfitto gli Immortali- commentó Mabel assestando una pacca
sulla spalla del Vicario.
L'uomo dolorante strinse i denti e certo di esser nascosto alla vista
degli Immortali si lasció scivolare seduto a terra con le spalle
appoggiate alla roccia.
-Bers... accidenti, cosa hai? Madras, Berserk è ferito, correte!-
Capitolo 7
Cielo sbiancato dal sole. Rocce e sangue. Fiumi di sangue. Luce.
Riflessi accecanti. Vento alle spalle. Capelli sciolti, agitati. Liberi
di danzare nell'aria.
Intorno a Myrt nasceva un nuovo giorno, resuscitato dall'inferno del
giorno precedente. Le promesse che portava con se peró non erano certo
migliori. Gioia per la vittoria riportata sugli Immortali, delusioni
perché in cuor suo la Madras sapeva bene che quel giorno non avrebbero
potuto resistere.
Il vicario dormiva ai suoi piedi, stanco e ferito. Aveva perso molto
sangue. Mabel che lo aveva vegliato tutta la notte cercando di
abbassargli la febbre.
Speranze e paure, macinate insieme dai pensieri dell'attesa dei
rinforzi. Dieci giorni, ne mancavano ancora quattro. Troppi per
resistere vivi.
Poi vide i movimenti nel campo nemico. Richiamó le sue amazzoni per
mettersi d nuovo in posizione. Oggi non erano abbastanza per costruire
una seconda linea.
I tamburi ripresero a suonare ancora e gli Immortali si ammassarono per
attaccare ancora. Il loro Comandante aveva offerto diecimila scaglie di
Miara per chi gli avesse portato la testa del Vicario.
I loro occhi erano pieni di rabbia per la subita sconfitta, questa volta
non si sarebbero lasciati respingere ancora, non dal Vicario, non dalla
Madras nè dalle cento amazzoni che avevano davanti. Li avrebbero
spazzati via.
Il primo impatto fu tremendo per le amazzoni, la linea fu costretta a
indietreggiare per diversi metri. Si assestó fermandosi nel punto piú
stretto della gola. Myrt e Mabel lottavano e incoraggiavano le loro
compagne, coperte dal sangue dei nemici e dal proprio, peró sentivano la
pressione nemica aumentare sempre piú. Un urlo selvaggio si levó alle
loro spalle.
-Il vicario- gridó un'amazzone.
-Il vicario è con noi- la incalzó un'altra.
Le guerriere ripresero coraggio, Berserk a fatica si fece largo nella
fila amazzone e si mise davanti.
La sua ascia assetata e spietata calava implacabilmente nelle file
nemiche, piú di una volta riuscì a dare animo alle donne ma gli
immortali tornarono sempre ad avanzare risoluti più che mai a
conquistare il passo.
All'improvviso la resistenza cedette e in pochi momenti il fronte unico
si trasformó in una serie di corpi a corpi, piccoli gruppi di amazzoni
che formavano un cerchio difensivo di scudi avvolti da un oceano nero
che riempiva il passo.
Le porte dell'impero erano state divelte.
Il valico era stato occupato.
La battaglia era persa.
Bers, Myrt e Mabel e un piccolo gruppo di amazzoni resistevano ancora.
Gli Immortali invece di lasciar passare l'esercito chiusero con la loro
presenza il passo. Ognuno cercava la testa del Vicario. La miara era
importante quanto il desiderio di lavare l'onta della sconfitta.
Mabel paró un affondo, piantó la sua daga nel petto di un uomo ma fu
colpita alle spalle. Bers uccise il guerriero che aveva ferito la sua
amica e la riparó con il suo corpo. Myrt fu trafitta ad un fianco e
cadde anche lei.
Intorno a lui era solo sofferenza e dolore. Un vorticoso cono d'immagini
di amici che cadevano e morivano. Bers non riuscì piú a contenersi,
perse ogni forma di controllo, trasformandosi in una macchina di morte.
Uscendo dal cerchio di scudi si scaglió con la propria mole contro i
guerrieri che gli si scagliavano davanti. Ormai non sentiva piú neanche
il dolore dei colpi che lo ferivano. Perdeva sangue da ogni parte.
Eppure la sua ascia mieteva quegli uomini vestiti di nero come una falce
miete il grano.
Circondato, continuava ad aprirsi la strada a forza di colpi d'ascia.
Una lancia lo raggiunse alla schiena e lui si giró di scatto,
staccandogli la testa. Un'altra lo colpí al piede. Un'altra rimbalzó
sull'elmo. Un guerriero lo colpí da vicino con la sua daga. Il gigante
lo afferró spezzandogli l'osso del collo e lo trasse verso di se
facendosi scudo.
Altri nemici avanzarono e lui scivoló a terra. Lance e spade calarono su
di lui... e nell'aria echeggiò uno squillo di trombe.
I dragoni piombarono come rapaci con i cavalli al galoppo nel passo. Gli
Immortali furono spazzati via sotto la loro furia. Draven era al fianco
di Astor, insieme superarono il passo e con la loro cavalleria
sciamarono verso la pianura dove trovarono l'esercito nemico
impreparato.
Bers si sveglió con un grido di dolore, scoprendo di avere il volto
fasciato di bende e il corpo devastato dalla sofferenza. D'istinto cercó
di sollevarsi a sedere, ma una mano lo spinse all'indietro.
-Riposa Vicario. Hai perso molto sangue e non capisco come tu possa
esser ancora vivo.-
-Astor?-
-Si, e c'e'anche Draven. Abbiamo vinto Bers. Siamo arrivati in tempo.-
-Myrt!- esclamó Bers ricordando gli ultimi lucidi momenti della
battaglia -e Mabel?-
-Ferite, ma stanno molto meglio di te Vicario, e ora pensa a riposare.-
I due uomini uscirono, lasciando Bers solo con un Dragone che lo stava
curando.
-Vicario?- sussurró appena intimorito dalla sua presenza.
-Si!- Bers rispose con un filo di voce senza aprire gli occhi.
-Ma davvero in trecento avete resistito e difeso il passo per sei giorni
contro un esercito di ventimila uomini?-
Bers non rispose, si era addormentato cullato dalle parole pronunciate
da un vecchio cieco:
"Un esercito sterminato si ammassa sulla stretta porta... gli Immortali
che salgono... un'ascia ne sbarra la strada. Morte che cammina
l'impugna... al suo fianco brilla la Madras di Ghiaccio e... la
Solitaria respinge i nemici lungo la via dell'inferno"
Shademar
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