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Lamehk

Prologo

MALEKIT

Mi svegliai di soprassalto con il cuore che batteva tanto forte da farmi sembrare che le pareti del mio piccolo alloggio tremassero. O forse tremavano veramente.
Un mago è cosciente che i suoi sogni non vengono solo per conciliare il sonno. Sono veri e propri messaggi.

E questo messaggio lo aspettavo da tempo. Da troppo tempo. Erano loro, lo sentivo. Erano i carnefici dei miei genitori. Vidi una fortezza terrificante, scavata in una nera roccia con le parvenze di un teschio. Vidi molti uomini mascherati vestiti interamente di nero che sorvegliavano l'ingresso di quella tetra abitazione del demonio, udii lamenti strazianti provenire dalle viscere di essa, che mi fecero rendere conto che le loro azioni spregevoli e codarde non avevano mai avuto fine.
Non lo nascondo, la cosa mi spaventò notevolmente, sentivo un grande potere celarsi all'interno di quel macabro rifugio, il grande potere di uno stregone oscuro, votato alla malvagità e alla corruzione. Il nemico del mio povero padre, colui che ordinò il suo assassinio.
Un forte sentimento che non avevo mai provato si impadronì di me. Odio, odio irrefrenabile.
Mi levai dal letto: "E' quasi mattino" pensai guardando fuori dalla finestrella che dà sulle strade di Aktual. Non c'era ancora la luce, ma l'aurora era vicina.
Il tempo è tiranno, ma non posso avere fretta, il compito che mi aspetta non è per niente facile, va studiato nei minimi particolari.
Prima di tutto dovevo sapere con precisione dove si trovava la fortezza di quei maledetti.
Per questo decisi di consultare la mia sfera di cristallo azzurro. Mi concentrai e iniziai a vedere. Vidi la fortezza, con quei guerrieri che stavano trascinando all'interno tre povere donne, il cui destino era drammaticamente segnato. I miei poteri non potevano fare nulla e sentendomi impotente la rabbia dentro di me iniziò a scalpitare. Dovevo mantenere la calma, dovevo scoprire dov'erano, prima o poi avrebbero pagato per tutto. La mia vista si levò con le ali della bianca aquila, cercando un punto di riferimento dall'alto.
"Ma certo! Quello è il monte Mahel!" improvvisamente sentii un ghigno satanico e la sfera di cristallo si frantumò. Sapevo di essermi sbilanciato troppo, avrei dovuto pensare prima alle conseguenze. Un potere così forte non poteva farsi sfuggire uno sguardo indiscreto nelle sue terre.
Sapevo anche che mi aveva riconosciuto, ora non potevo più contare sull'effetto sorpresa. Mi aveva scoperto, e sicuramente aveva intuito anche le mie intenzioni. A dimostrarmi tutto questo arrivò ben presto un suo messaggio telepatico a me indirizzato:
"Sta' attento piccolo mago, potresti far la fine del tuo amato padre... hahaha!!!".
La mia rabbia in quel momento scoppiò, non riuscivo più a trattenermi, stavo per esplodere quando improvvisamente... una voce... quella voce... maestro!
"Si Malekit, sono io, ascoltami bene, non ho molto tempo, sai, mantenere contatti telepatici tra il mondo dei vivi e quello dei morti è molto faticoso. Stai crescendo, ti sei unito al popolo più nobile dell'intero universo, e già questo rende merito al tuo nobile spirito. Ho seguito con attenzione ciò che ti è appena capitato, sei stato molto imprudente con quella sfera, ma non ti preoccupare, il cristallo azzurro è indistruttibile."
Nello stesso istante vidi i frammenti della sfera riunirsi tra loro, andando a riformare la sfera, che si riappoggiò sul suo piedistallo al centro del tavolo.
"Guardati bene da quello stregone, emana malvagità da tutti i pori, è molto pericoloso. Il suo nome è Lamehk, è un mago che ha stretto patto direttamente con creature caotiche, ricevendo grandi e oscuri poteri.
Appena hai sentito la sua voce rimbombare nella tua testa, stavi per risvegliare un immenso potere che si cela dentro di te, un potere che lui teme, che lo spinse ad assassinare i tuoi genitori. Crede di averlo fatto sparire uccidendo tuo padre, inconsapevole del fatto che tuo padre l'avesse trasferito a te. Sta' molto attento Malekit, quando ti capiterà di evocarlo di nuovo, non lasciare che sia lui a gestire te, cavalca l'onda magica che ti nasce dentro, controlla i tuoi poteri, non farti sopraffare dall'odio che ti ha assalito. Solo allora sarai pronto per questa sfida."
"Maestro." dissi commosso "vorrei che voi foste qui con me per condurmi in questa missione, non sono certo di esserne all'altezza."
Abbassai la testa, senza dire nient'altro.
"Sciocco! Tu sei molto forte, sei in grado di affrontare e di vincere questa sfida e lo sai anche tu! Non fare la parte del debole, non lo sei mai stato."
Ricordando i suoi insegnamenti, respirai forte, una, due, tre volte, fin quando mi tranquillizzai. Poi dissi: "Venerabile maestro, renderò onore ai miei avi, ai vostri insegnamenti e a me stesso! Ve lo prometto!"
"Bene Malekit, bene. Era esattamente così il mio discepolo quando lo lasciai, determinato e pronto a tutto! Ora è giunta l'ora di salutarci... devo andare."
"No maestro! Mi dica ancora qualcosa! Com'è il mondo dei morti?"
"Hehehe Malekit! Non cambierai mai! Il bambino curioso che è in te non demorde mai! Non è ancora il momento che tu lo sappia... non è il momento... Addio!"
"No maestro! Aspetti! Maestro! Tornerai?"
La sua voce cessò. Il mio maestro era tornato per impartirmi un'altra importante lezione. La più importante.
Ora è il momento di mettersi al lavoro, distillati da terminare, incantesimi da studiare, il lavoro è molto. Ho anche un vantaggio dalla mia parte, quel potere dormiente, quando stavo per evocarlo ne ho colto l'immensa potenza. Sarò in grado di gestirlo al momento opportuno? Ma soprattutto, troverò qualcuno disposto a rischiare la vita per accompagnarmi in quell'inferno? Non ho dubbi in proposito, qui ho già molti amici disponibili a darmi una mano, ma la mia è una questione personale.
Se qualcuno dei valorosi Hammers pronti ad aiutarmi dovesse cadere sul campo, come potrei sopportarlo?
Ma non posso andare solo, sarebbe un suicidio.


Cap.1- Reclutamento

MALEKIT

Me ne stavo rinchiuso nel mio alloggio piegato su libri e pergamene, preparandomi allo scontro imminente senza dormire, mangiucchiando qualcosa ogni tanto, giusto per non permettermi di svenire.
Il mio pensiero era uno solo: "Quei maledetti pagheranno!".
Ma era ora di cercare qualche alleato disposto a rischiare la vita con me.
Tra questo popolo di combattenti nati non fu un grande lavoro, appena si accennava ad una missione, la voglia di combattere si accendeva negli occhi degli Hammers.
Tra i miei amici maghi si propose Haarthac, mago molto saggio e molto ben disponibile.
Un giorno mi capitò di incontrarli tutti insieme in Krymenia e ne approfittai:
- Cari amici, io sto per partire, andrò a stanare i carnefici dei miei genitori. Sono deciso ad andare fino in fondo, niente e nessuno mi potrà fermare. Sto reclutando volontari che siano disposti a venire con me. E' una missione pericolosa, non posso assicurarvi di uscirne incolumi, ma non voglio obbligare nessuno a seguirmi.
Subito si alzò Haarthac dicendo:
- Su di me puoi contare. Non sono un guerriero, ma siamo entrambi maghi e i nostri poteri uniti saranno molto più temibili.
- Sono molto onorato di averti come compagno Haarthac, e vedrai, il nostro sapere unito saprà farsi valere anche senza l'ausilio delle armi. Se poi ci sarà bisogno di impugnare la spada, beh, imparerai ad usare anche quella!
Era molto incoraggiante avere un ulteriore supporto magico, Haarthac poi con la sua saggezza e la sua disponibilità era un alleato perfetto.
Una sera mi avviai alla locanda, luogo molto frequentato da guerrieri di passaggio, per reclutare alleati e gustarmi una buona birra, dopo tanto lavoro era la cosa migliore per rilassare i nervi.
Appena entrato notai un guerriero che portava l'effigie dei dragoni Dulkar. Vidi che sorseggiava un caffè al banco, era solo, quindi con discrezione mi avvicinai per presentarmi e fare conoscenza.
- Aikydo dragone, io sono Malekit il mago, molto onorato. Posso offrirti da bere?
- Aikydo mago, io sono Arthur, stratega dei dragoni Dulkar. Il piacere di conoscerti è mio, se poi offri da bere!
Passate le formalità, gli spiegai subito senza parafrasare il motivo che mi aveva spinto a presentarmi, gli raccontai la mia storia, le atrocità che venivano commesse da quei delinquenti e le mie visioni. Ne parve molto interessato, tanto da darmi subito conferma della sua partecipazione:
- Contaci mago. Sono dei vostri. Lasciami comunicare ai miei superiori che mi assenterò per un po', dopo di che sarò pronto a partire!
- Ottimo! Il mosaico inizia a prendere forma! Siamo già in tre valorosi pronti a tutto, sono molto contento, bisogna festeggiare!
Bevemmo un'altra birra per festeggiare la nostra amicizia. Si rivelò un uomo molto simpatico, ridevamo e scherzavamo spinti anche dai fumi dell'alcol. Ad un tratto un uomo si avvicinò a noi dicendo:
- Aikydo Hammers! Il mio nome è Taal, esploratore Vulcar. Vi dispiace se mi unisco anch'io ai festeggiamenti?
- Certo che no!- risposi - Oste! Un'altra birra per il nostro amico Taal!
- Molto piacere, io sono Malekit il mago, e lui è Arthur... Arthur? Ma dove è finito?
Vidi che Arthur approfittò dell'arrivo di Taal per allontanarsi dal banco, andando a sedersi al tavolo di una donna che cenava con un invitante arrosto.
- Beh, non mi sembra il caso di disturbarlo!- dissi - Le presentazioni slitteranno a più tardi.
- Inutile mentire - mi interruppe Taal - Non che stessi origliando, ma facevate tanto di quel baccano tu e quel dragone che ho sentito che vi state preparando per una missione -
- Si - risposi - Stiamo partendo alla volta del monte Mahel per andare a porre fine all'esistenza di alcuni esseri ignobili che non meritano di esistere.-
Gli raccontai l'intera storia, e così al gruppo si aggiunse anche un valoroso esploratore, le quali capacità sarebbero state senza dubbio molto utili al nostro scopo.
Nel frattempo giunse alla locanda Haarthac, il quale iniziò a sprizzare felicità venendo a conoscenza dei nuovi reclutati.
Nel frattempo, un po' barcollante, Arthur si alzò dal tavolo in compagnia di quell'affascinante donna per raggiungerci.
- Vi vorrei presentare Eve, amazzone Imperiale Froll. Stavo cercando di sedurla, quando mi ha minacciato di sbudellarmi come un maiale. Allora ho pensato: un carisma così non è affatto da sprecare, perché non parlarle della missione? Ed ecco qui una nuova arruolata!
- Aikydo a tutti!- disse Eve - sono onorata di entrare a far parte del vostro gruppo!
Com'è strana la sorte, in una sola sera di bisboccia in taverna, ci ritrovavamo il gruppo completo di due maghi, un dragone, un esploratore ed un'amazzone.
Il gruppo era al completo.
- Ci manca solo un artista e poi siamo a posto - commentò Haarthac con tono ironico.
- Secondo me - risposi - sarebbe più utile un becchino per scavare le fosse di quei maledetti. Non si possono nemmeno immaginare ciò che gli aspetta!


Cap.1 - Parte seconda

DRIZ_DO_URDEN

La notte era ormai inoltrata, una fredda foschia regnava su tutte le vie della Kioskas di Aktual, calma e silenziosa, avvolta da quella lanugine ovattante di nebbia. Nessun rumore, nè respiro, turbava quello spettrale ed irreale silenzio nella via principale.
Una figura grigia ed irriconoscibile, celata da un ampio mantello color cenere, avvolto dall'oscurità lattiginosa delle tenebre, si avvicinò alla figura di Malekit, il giovane Mago, pronto a rientrare in casa sua dopo la serata di taverna. Il giovane mago dava le spalle alla figura quasi diafana, mentre frugava distrattamente nella sua borsa per recuperare la chiave che avrebbe permesso il suo accesso nella casa. La nebbia tutto intorno rendeva impossibile sentire qualsiasi rumore a causa della sua fitta coltre che tendeva ad inglobare ogni cosa, rumori e figure, ma i sensi altamente sviluppati del giovane mago gli fecero presagire che qualcosa stava per accadere, quindi, molto velocemente si voltò estraendo da sotto il suo mantello un pugnale con una lunga lama argentata e si parò di fronte alla figura che stava per incombere su di lui.
- Ferma la tua mano giovane mago... prima di commettere un fratricidio, Hammer -
Una voce cupa e profonda provenne da sotto il cappuccio color cenere che celava il volto della persona di fronte al mago, mentre gli occhi di Malekit cercavano di individuare qualche segno particolare che potesse fargli identificare l'oscura figura, sempre guardingo e con il pugnale impugnato nella mano destra. Si avvicinò di un passo a quella figura ammantata che si trovava innanzi a lui, con le mani appoggiate ai fianchi, ritta e ben stagliata nel buio della notte.
- Guardami bene Malekit.. non mi riconosci?? -
La voce, cupa e calda della strana figura riecheggiò debolmente nel buio della notte, mentre una folata di vento dissipava parte della fitta nebbia che ormai aveva avvolto ogni cosa tra i due personaggi..
- Non riconosci colui che ti ha già aiutato le prime volte in passato a muoverti in queste terre???-
Le mani dello sconosciuto salirono all'altezza del cappuccio che celava il suo volto, ed un volto gioviale e sorridente apparve da sotto quella coltre spessa di lana quasi argentata, che celava il suo viso, rivelando un volto leggermente quadrato, con la mascella appena pronunciata ed un pizzetto nero e scuro di barba, i capelli neri e lunghi, raccolti in una coda di cavallo che arrivava fin oltre le spalle.
Il giovane mago riconobbe alfine la persona di fronte a lui e con espressione stupefatta, mise via il pugnale riponendolo nel fodero al fianco sinistro poi si rivolse all'amico ormai rilevato..
- Driz... Driz_do_Urden.. che gioia rivederti amico mio!-
Sorrideva e felice diede una pacca sulla spalla sinistra dell'amico mentre la mano destra stringeva la corrispettiva del comandante della legione Uait...
- Cosa ti porta da queste parti amico Betris??-
La curiosità del giovane mago era al culmine, sperava e già presagiva quale sarebbe stata la risposta alla sua domanda, e la conferma arrivò dagli occhi del Betris, incapaci di nascondere la verità a quella domanda..
- Amico mio, ho saputo del tuo problema e ho sentito della sventura che ti è capitata in passato -
Lo sguardo del Betris adesso era diventato serio e cupo, mentre il giovane mago apriva la porta della sua dimora e lo invitava ad entrare.
Driz si guardò in giro notando la tipica dimora di un mago, alambicchi e fornelletti per la bollitura e la preparazione delle pozioni, erbe di ogni genere e di ogni provenienza messe ad essiccare appese e raccolte in mazzetti ai travoni del tetto, contenitori in vetro di sostanze distillate e ancora da distillare il cui effetto poteva essere soltanto immaginato da una mente profana, ma ben conosciuto da una mente abile e sviluppata come quella del giovane mago.
Tutto intorno lo scarso mobilio, però adeguatamente ordinato e pulito, faceva trasparire un profondo senso di rispetto per l'ordine e le cose semplici.
- Sono venuto ad offrirti il mio aiuto nella missione amico mio. Eve, la mia sorellina amazzone, mi ha raccontato tutto... sempre che possa esserti di aiuto.
Lo sguardo serio del Betris faceva trasparire verità ed intenzione nei suoi propositi, mentre silenzioso attendeva la risposta del giovane amico mago.
Malekit nascondeva una gioia immensa, ma non disse niente, guardò dapprima sorridente l'amico Betris e poi esclamò con voce calma e profonda:
- Domani... domattina amico mio si parte, fatti trovare pronto vicino alla taverna, lì ci riuniremo per partire... e mi raccomando Driz - fece una breve pausa mentre il Betris, sempre serio in viso, lo guardava ed attendeva - Porta l'indispensabile amico mio... il viaggio sarà lungo e dobbiamo viaggiare veloci.
Driz sollevò il sopracciglio destro, mentre un sinistro sorriso appariva sul suo volto. Si voltò quindi verso l'uscita ed a pochi passi da essa si girò in direzione dell'amico mago.
- Ho già preparato tutto amico mio, devo soltanto decidere che armi portare. Aikydo amico mio. -
Il Betris così aprì la porta e si avviò di nuovo fuori, alla fredda e cupa foschia che avvolgeva la Kioskas, con il cappuccio nero calato sul viso a celarne il volto per essere confuso meglio nella lattiginosa luce spettrale della notte.


Cap. 2- La partenza

MALEKIT e HAARTHAC

I maghi passarono molto tempo in laboratorio preparando il necessario per sé e per i compagni d'avventura. I bagagli personali erano già pronti. Malekit aveva preparato il suo arco da caccia, la spada magica ed alcune erbe dal potere curativo.
Portava una tunica marrone scuro con un grande cappuccio. Questo abbigliamento dava al mago un aspetto inquietante e i suoi occhi scintillanti brillavano ancor di più nella cornice scura del cappuccio.
Haarthac era vestito come un normale cittadino, senza ornamenti particolari.
L'unica arma che possedeva era un piccolo pugnale che portava alla cintola oltre, ovviamente, al suo bastone da mago. Protetto da una fine maglia di cuoio sotto la giubba, avvolto nel grande mantello, era pronto a partire.
Avevano preparato anche due coperte di lanaccia pesante per il giaciglio notturno.
- Saranno molto contenti nel vedere il bagaglio magico che gli abbiamo preparato - Disse Haarthac.
- Credo di si -rispose Malekit - Sono tutti valorosi combattenti e i nostri preparati gli faciliteranno molte operazioni. Ho appena finito di preparare un olio molto particolare, oltretutto credo abbia una lunga durata. Si tratta di una simil-invisibilità. E' a base di sangue di camaleonte, consente al corpo di assumere diverse varietà di colori, mimetizzandosi alla perfezione. Và spalmato sul corpo ed anche sui vestiti. Penso che possa essere molto utile a Taal, un esploratore del suo calibro influenzato da tali poteri è un avversario in pratica imbattibile.-
In un sacco a parte avevano stipato le provviste: un notevole quantitativo di riso, gallette e del pane salato secco, molto nutriente. Malekit sperava gli capitasse l'occasione di tornare a cacciare come ai vecchi tempi, temeva di essersi arrugginito un poco nel tiro con l'arco.
Haarthac si accorse della tarda ora e consigliò un po' di riposo, l'indomani sarebbe stata una giornata faticosa.


ARTHUR

La mattina della partenza era arrivata ed Arthur, mentre cercava di calmare il proprio cavallo, controllava l'equipaggiamento che aveva portato con sé. Vestiva un paio di pantaloni di pelle ed una casacca di lana nera; aveva preferito non portare con sé il mantello con il simbolo dei Dulkar, giudicandolo troppo facilmente riconoscibile, e quindi pericoloso, nell'ottica di questa missione.
Nelle bisacce trovavano posto borracce per l'acqua, le provviste di carne secca e gallette di cereali. La spada, nel fodero, era assicurata alla sella mediante due ganci metallici, mentre la balestra ed i suoi dardi erano allacciati alla schiena con leggere cinghie di cuoio. Una pesante coperta per la notte completava l'equipaggiamento.
Mormorando una preghiera ad Arawen affinché facesse ritornare tutto il gruppo sano e salvo, si mise in disparte, silenziosamente, ad attendere l'arrivo di Malekit.


DRIZ_DO_URDEN

All'alba del giorno dopo il mio incontro con il mago Malekit ero pronto per partire.
Il mio equipaggiamento si basava sulle due fondamentali ed indispensabili Katane Caos ed Ombra, mie inseparabili compagne d'avventura che sin dai primi passi sulle terre d'Arcano mi avevano accompagnato in ogni avventura ed ogni vicenda.
Avevo scelto come seconda arma un possente martello da guerra il cui maglio, d'acciaio temperato, a forma di tronco di cono s'inseriva perfettamente fuso in un unico stampo a sezione poliedrica, con una parte centrale che formava il manico, anch'esso d'acciaio, ed uno spuntone posteriore acuminato e temibile. L'arma poteva essere impugnata con due mani oppure con una mano sola, il peso del maglio si aggirava intorno ai 6 kg. e in base all'abilità ed alla velocità con cui veniva usato, sviluppava una forza d'impatto di circa 400 kg, una forza decisamente temibile e letale.
Ero giunto presto al raduno con gli altri amici, pronti ognuno con il proprio abbigliamento da viaggio: Taal l'esploratore con il suo caffettano ed il kefiah, Arthur con il suo abbigliamento di pantaloni e casacca, mentre Eve, bella e letale come sempre con la sua divisa da ordinanza da amazzone Froll che ben celava il suo vasto assortimento di pugnali da lancio e da mischia, senza dar segno agli altri che possedesse armi indosso. Eve, radiosa e allegra come sempre, scherzava con tutti gli amici che erano giunti a salutare il nostro gruppo con un rapido cenno del capo, in quella giornata che prometteva essere una delle più splendenti e luminose di quel periodo di fine estate in cui Amanuator, rigoglioso e per nulla oppressivo, donava splendore, luce ed armonia a quella Kioskas così amata da tutti gli Hammers di Arcano.
La piazza principale andava riempiendosi, mentre gli ultimi preparativi della comitiva andavano completandosi; Driz, con la divisa verde scura dei guerrieri Betris della Legione Uait, stava sistemando la borsa che avevo preparato con le provviste per il viaggio: frutta secca e carne salata ed essiccata, formaggio stagionato, legumi secchi, lardo ed erbe aromatiche.
Sulla parte posteriore di Germanico, il mio fedele destriero Akal-Thekè, che ormai mi accompagnava fedelmente in qualsiasi avventura o guaio mi cacciassi, una coperta di lana verde scura, consumata ed in alcuni punti bucata, arrotolata e posta posteriormente alla mia sella.


TAAL

Mentre Eve distribuiva sorrisi e pacche sulla spalla ai numerosi amici accorsi per salutarla, Taal stava in disparte verificando il suo equipaggiamento: cereali e carne secca, borraccia per l'acqua, il suo bastone da combattimento e la corta spada d'ordinanza erano avvolti in un telo.
Inserendo delle corde negli appositi passanti, quel telo avrebbe potuto essere usato come amaca, utile stratagemma per dormire nascosto tra le fronde di un albero. Nelle bisacce del cavallo trovavano posto due coperte, un rudimentale binocolo e una matassa di corda.
Taal aveva preferito non utilizzare la divisa d'ordinanza e si era presentato con un caffettano e un kefiah verde oliva mimetico. Taal era diverso dagli altri Hammers, la pelle scura, i neri capelli ricci e gli occhi a mandorla tradivano le sue origini saharensi, un remoto altipiano desertico posto a nord ovest del Kruill.


DRIZ_DO_URDEN

La compagnia era al completo, la partenza era imminente. Driz però, notando un particolare presente, si allontanò dal gruppo per qualche istante.
Guardai quel volto rimanendo come sempre ammaliato ed affascinato da quello sguardo. Asjah, la mia dolce e forte amazzone, dallo sguardo fiero e serio, nella cui profondità si poteva leggere apertamente tutto l'amore che provava per me. Ricambiai quel suo dolce sguardo in cui si poteva leggere una vaga ombra di paura e dispiacere per la mia partenza.
- Driz, maledetto guerriero, proprio non riesci a restare fermo in queste terre per più di qualche giorno, vero??.-
Il suo sguardo severo e fiero tradiva un'ombra di dispiacere e senso di vuoto.
- Asjah... amore mio...-
Abbassai lo sguardo verso terra incapace di sostenere quel suo sguardo, così forte e... così pieno di dispiacere per la mia dipartita...
- Asjah... ormai mi conosci, più rimango fermo e più facilmente combino qualche guaio; per me diventa fondamentale muovermi ed adoperarmi... per il bene di tutti e di queste terre...-
Non riuscii a finire la frase che l'amazzone di Zaira mi si avvicinò maggiormente e prendendo il mio volto tra le sue mani, lo sollevò cercando con i suoi occhi di raggiungere i miei.
- Guardami in faccia quando parliamo Betris - Disse, con un misto di durezza e dolcezza - Guardami in viso... così che io possa vedere dentro il tuo cuore attraverso i tuoi occhi e capire se nel suo profondo c'è veramente ciò che dici di provare per me...-
Sollevai il capo sentendo il dolce e caldo contatto dei suoi palmi sul mio viso e la guardai con dolcezza negli occhi, cercando di trasmetterle tutto l'amore che provavo, cercando di farle vivere ogni battito del mio cuore, ogni tremito del mio animo... ogni calore, ogni emozione.
Socchiusi gli occhi e spostai leggermente il capo verso destra sfiorando con le labbra il palmo sinistro della sua mano, cercando di trasmetterle fisicamente una parte dell'amore profondo che provo per lei....
Gli occhi di Asjah, davanti a quel gesto, parvero velarsi e diventare lucidi, un piccolo tremito nel suo occhio destro parve trasmettere il battito del suo cuore al mio...
- Cerca di tornare vivo, Betris, oppure per Arawen ci penserò io a fare a pezzi ciò che resta del tuo corpo... amore mio! -
Non le feci finire la frase, la presi con forza per i polsi e la strattonai verso di me sorridendole ed abbracciandola contemporaneamente con forza, stringendola e baciandola appassionatamente sulle labbra; i nostri occhi si socchiusero mentre le nostre labbra si dischiusero una a contatto dell'altra, mentre svanivano alle nostre orecchie il rumore e gli schiamazzi della folla che si era riunita intorno al nostro gruppo, ormai pronto per la partenza...


Cap. 3

TAAL e MALEKIT

Il viaggio a cavallo da Aktual a Ylea richiedeva almeno cinque ore. La strada si snodava lungo la collina alternando zone assolate e polverose a prati al limitare del bosco. Eve, Arthur e Driz chiacchieravano allegramente mentre Malekit e Haarthac chiudevano la carovana.
Taal rallentò l’andatura e si avvicinò a Malekit.
- ...Mentre eravamo in taverna hai accennato alla tragedia dei tuoi genitori. So che, al momento, il tuo cuore è colmo d’odio e anela soltanto alla vendetta. I ribelli mi hanno inflitto un dolore simile… ma voglio avvertirti: quando otterrai la tua vendetta il peso che ti grava sul cuore non si alleggerirà… o perlomeno la mia vendetta sui ribelli che hanno assassinato la mia famiglia non mi giovò assolutamente.
Il tempo, invece, si sta dimostrando un migliore rimedio. Esso lascia decantare i torbidi fanghi del dolore e permette ai ricordi piacevoli di tornare alla superficie.
- Si, ho saputo della tua famiglia. Questo ci avvicina parecchio, puoi capire più d’ogni altro quel che provo. Ciò che tu dici è molto saggio. Non cerco di alleviare il peso della morte dei miei genitori, anche perchè i pochi ma bei ricordi che ho di loro sono già serviti a questo scopo, ma la tirannia che risiede in quel demone dell’inferno deve aver fine…
Un silenzio imbarazzato calò tra i tre. Intervenne Haarthac col preciso intento di cambiare discorso.
- Ho inviato una missiva a Qaja di Kolise, potrà ospitarci per la notte e non è escluso che si riesca a convincerla ad unirsi a noi.-
- Chi sarebbe Qaja?- chiese Taal distrattamente.
- E’ un’amazzone figlia di una Darkeyer di Madras Ylea. La conobbi agli archivi di Krymenia mentre cercava informazioni su un processo. Era interessata alla sentenza che decretò la condanna in contumacia della madre – rispose Malekit.
- E’ un’abile combattente e mi deve parecchi favori, vedrai… ti piacerà - concluse Haarthac.


Cap 4.1 - Al Tempio dei Sogni

TAAL

Arrivammo a Ylea nel primo pomeriggio. Prendemmo due stanze alla locanda e passammo il resto della giornata a fare commissioni e visite agli amici della Kioskas.
Il giorno successivo avevamo in programma di andare al Tempio dei Sogni per richiedere la protezione delle Dee.
Da Ylea al tempio s'impiega meno di un'ora se disponi di un cavallo fresco. Decidemmo di partire a giorno fatto e arrivammo al tempio circa un Dan prima del Mezzodì.
Legammo i cavalli presso le scuderie.
Mentre il gong dal suono argentino scoccava gli undici colpi, varcammo la soglia del tempio.
I nostri passi rimbombarono tra le mura, quattro fiaccole ardevano sul bianco altare della navata centrale.
La sacerdotessa Aria stava immobile raccolta in preghiera dando la schiena all'ingresso.
Intimoriti dalla presenza della somma sacerdotessa nessuno si decideva a proferir parola, rimanemmo così immobili per lungo tempo finché fu lei a rompere il silenzio.
- Già mi è noto il motivo della vostra visita. Quali doni avete portato per ingraziarvi le dee? - Disse Aria senza voltarsi.
Eve fu la prima a fare un passo avanti, porgendole sul palmo aperto un pugnale d'antica fattura.
- Porto in dono a Farahir questo pugnale che rinvenni in una grotta della foresta inesplorata. Umilmente le chiedo di preservarci dal pericolo e di colmare, con la sua ispirazione, la nostra inesperienza.-
Posò il pugnale sotto la prima fiaccola e tornò presso i suoi compagni.
Il secondo fu Taal.
- Porto questo monile di giada, ricordo di mia madre Liza. Desidero donarlo a Moghul perché ci permetta di scendere nelle viscere della terra, suo regno e sua prigione.-
Driz incenerì sulla terza fiaccola una treccia di capelli corvini.
- Questa treccia rappresentava il più caro ricordo della mia infanzia. La dono ad Athenas perché guidi la nostra mano in battaglia.-
Ultimo fu Malekit, con mano tremante posò una piccola scatola sull'altare.
- Questo dono è per Arawen con la preghiera di donarci la determinazione per vincere.-
Ciò detto si riunì ai compagni e tutti si prostrarono ai piedi dell'altare.
Dopo pochi minuti la somma sacerdotessa si voltò con le braccia levate in un gesto ieratico:
- Le vostre suppliche sono state accolte ma al vostro gruppo manca un elemento. Il suo nome è Pesh, saprà lui quando manifestarsi. Sulla soglia del tempio troverete alcune sottili verghe d'ulivo, una per ciascuno di voi. Vi saranno utili per scacciare gli incubi bestiali. Ora andate e ricordate: i vostri doni sono stati graditi alle Dee ma Athenas vuole altro sangue per donarvi la vittoria, fate in modo che il sangue non sia il vostro.-


Cap 4.2 - Qaja

TAAL

Ritornammo alle stalle dove Arthur aveva strigliato e asciugato i cavalli.
- Pensavo che Moghul vi avesse inghiottito - disse con fare scherzoso il Dragone - dobbiamo arrivare a Krimenia prima di sera...-
- In un'ora saremo alla Kioskas e domani partiremo per Kolise dove ci attende Qaja - rispose freddamente Taal mentre sellava il suo cavallo.
- Queste verghe d'ulivo ci sono state donate dalle sacerdotesse, sono in tutto sette, una per ciascuno più una per un tale Pesh che dovrebbe raggiungerci - disse Driz porgendogli il flessibile ramoscello - anche se non ho idea di come utilizzarle...-
La compagnia arrivò a Kolise a giorno fatto.
Sbrigate le formalità presso la porta della Kioskas, Haarthac li portò fino all'abitazione dell'amazzone.
- Salute a te e ai tuoi compagni - disse una giovane donna appoggiata all'uscio.
- Aikydo - rispose Haart - hai reperito tutto il materiale che ti ho chiesto?-
- E' tutto depositato alla loggia dei mercanti - disse Qaja - non vi rimane che pagare e prelevare la merce... ma prima entrate e... gradiate il pranzo che vi ho preparato.-
La casa di Qaja era composta di un unico locale circolare con una vetrata che occupava tutto il perimetro, una scala esterna portava al piano superiore dove c'erano la stanza da letto e i servizi igienici.
Un focolare in mattoni occupava il centro della luminosa sala. A fianco, un tavolo basso era stato apparecchiato con due grandi coni in terracotta laccata, piatti e boccali di metallo cesellato. Tappeti multicolori completavano l'arredamento.
Prima di entrare ci togliemmo le scarpe e le posammo su una rastrelliera accanto all'uscio.
Ci accomodammo sui cuscini attorno al tavolo e Qaja sollevò, senza fatica, i pesanti coni. In mezzo a nuvole di vapore potemmo distinguere una pila di sottili pani spugnosi e uno stufato di sciaves con verdure.
Qaja spezzò un disco di pane in quattro parti e lo usò come cucchiaio per raccogliere il fragrante spezzatino.
Con un gesto risoluto invitò Taal e Arthur a fare altrettanto mentre Driz, Eve e Malekit già mangiavano a quattro palmenti.
Il pranzo terminò con dolci di miele e mandorle tritate accompagnato da caffè speziato.
Dopo circa un'ora eravamo alla loggia dei mercanti dove ritirammo alcuni pacchi di spezie e sale.
- Dovremo costeggiare Nosambra per raggiungere il monte Mahel, consegneremo questo sale alle Hibryan che stanno nuovamente prendendo possesso dei loro territori. Madras Asiram ha generosamente finanziato la nostra missione, siamo obbligati a fare questa piccola commissione...- Spiegò Taal ai compagni.
Qaja, durante il pranzo, si era dimostrata un gentilissimo ospite e donna d'acuto senso dell'umorismo ma appena usciti di casa smise di chiacchierare. Spesso faceva fermare il gruppo e quando fummo di ritorno dal mercato ci pregò di precederla a casa, senza dare spiegazioni.
Alla sera Haart tentò di convincerla a seguirci nella missione, ma lei nè rispose affermativamente nè rifiutò.
Il giorno seguente ci accompagnò fino al ponte sul Kruill, salutandoci con un enigmatico e sussurrato: - Aykido, a presto -


Cap 4.3 - Sosta al ruscello

TAAL

Era da poco passato il mezzodì e Amanuator arroventava la ripida strada verso la cordigliera. I cavalli schiumavano per la fatica quando, dopo un dosso, il sentiero digradò verso un ruscello che formava pozze d'acqua limpidissima.
Un laghetto circondato da salici offriva uno spettacolo idilliaco. Gli hammers si guardarono per un attimo e, senza bisogno di discuterne, decisero di concedersi una sosta.
I cavalli furono legati all'ombra. Arthur, Eve e Driz, tolti gli stivali, si sedettero su uno scoglio sguazzando con i piedi nell'acqua.
- Laggiù dove il ruscello ristagna possiamo trovare dei Drakor - disse Malekit a Taal - scommetto una scaglia di miara che ne catturerò più di te. -
- Accetto la sfida - rispose Taal. Poi, rivolto ad Haart - prepara un fuoco e una dozzina di spiedi, saremo di ritorno tra pochi minuti -
Taal e Malekit avevano catturato cinque Drakor ciascuno quando i cavalli nitrirono nervosamente. I due raccolsero le loro cose e tornarono rapidamente verso il laghetto.
Corsero verso i cavalli, giusto in tempo per vedere tre figuri che stavano frugando nelle bisacce.
- Fermi - urlò Taal brandendo l'arco - Chi siete? Cosa state cercando?-
I tre, vistisi scoperti, si diedero alla fuga ma appena usciti dalla macchia d'arbusti due di loro furono atterrati da Eve e Arthur. Il terzo riuscì a fuggire verso il sentiero ma fu raggiunto da una sassata in pieno volto. Dai cespugli uscì Driz ghignando.
- Non preoccupatevi, li stavamo sorvegliando!- disse divertito.
- Ma chi sono? Da dove arrivano questi straccioni?- chiese Taal furente.
- Vi seguono fin da ieri - disse una voce in lontananza.
Lungo il sentiero si stava avvicinando un'amazzone che teneva per le briglie quattro cavalli, poco lontano un uomo la seguiva tamponandosi una ferita sulla fronte.
- Qaja! Haart!- esclamò Malekit.
- Li ho notati ieri a Kolise - disse Qaja - Vi hanno seguito al mercato e hanno spiato i vostri movimenti.-
- Cosa pensavate di fare? - urlò Taal brandendo il suo bastone - Datemi una buona ragione per non sgozzarvi come maiali!-
- Vi prego, non uccideteci!- piagnucolò il più giovane - Sapevamo delle preziose spezie che trasportavate e... siamo molto poveri...-
- E da oggi lo sarete ancora di più - li interruppe Qaja - i vostri cavalli li terremo noi, so chi siete e a che cosca appartenete, andatevene e non obbligatemi a venirvi a cercare... non vi piacerebbe...-
Nel frattempo Haart si era avvicinato ad uno dei tre colpendolo in pieno volto.
- Questo come risarcimento per ciò che mi hai fatto - Disse al malcapitato. Poi rivolto ai compagni:
- Mi ha aggredito mentre raccoglievo la legna, fortunatamente Qaja era nelle vicinanze e mi ha soccorso...-
- Non volevamo farvi del male, pensavamo foste dei mercanti molto ricchi... poi lui ci ha visti...- cercò di giustificarsi il ladruncolo tenendosi una mano sulla parte offesa.-
- Bene, oggi mi sento generosa - intervenne Eve - tornate indietro e non fatevi vedere mai più. Non abbiamo tempo da perdere... abbiamo una missione da compiere.-


Cap. 5

ARTHUR

Il gruppo camminava silenzioso, ognuno era assorto nei propri pensieri; il ponte sul Kruill era passato, oramai la compagnia aveva varcato i confini delle terre dell'Imperatrice. Alcuni corvi volavano nel cielo, riempiendo l'aria con i loro striduli richiami.
"Pessimo presagio" pensò Arthur tra sé e sé, lanciando un'occhiata di sbieco ai pennuti volatili.
Non era la prima volta che oltrepassava i confini di Arcano, ma una strana sensazione l'accompagnava da quando avevano lasciato la Kioskas. Era un misto di attesa, timore e concentrazione.
Non era certo la prima volta che provava una cosa del genere, gli succedeva ogni qualvolta doveva andare incontro all'ignoto. Di sicuro era preoccupato per l'immediato futuro. Aveva accettato al volo la missione propostagli, non ci aveva pensato su due volte, aveva assecondato il suo istinto e non si era minimamente pentito.
Solitario per natura, Arthur accarezzò dolcemente la criniera del suo cavallo e si mise ad osservare prima il panorama circostante, poi i compagni di viaggio. Il suo sguardo venne attratto dalla bellezza guerriera di Eve - sorrise pensando alla scena della taverna -, passò poi al caffettano mimetico di Taal, poi ancora sul lucido fodero in cui trovava collocazione l'unica arma di Haarthac e si soffermò infine su Malekit; lo sguardo teso del mago non faceva trasparire alcuna emozione, ma Arthur era sicuro che un turbinio di pensieri si stessero facendo largo nella mente di Malekit.
"Ah quanta nostalgia ho già di queste terre! Da poco sono arrivato ma già molto importanti sono per me. Come la mamma per un bimbo in fasce, sei linfa vitale per tutti noi. I miei occhi potranno ancora incontrare le migliaia di meraviglie che hai da mostrarci? Addio terra mia, se tornerò sarò trionfante, se non dovessi tornare la mia morte non sarà stata vana. Aikydo Arcano."
I pensieri di Malekit risuonavano nella sua mente. In gioventù era sempre stato un viandante, non aveva mai avuto timore di partire, girare per terre ignote. Anzi aveva sempre avuto una gran voglia di scoprire nuove terre, ma ora era diverso: aveva il forte presentimento che qualcuno del gruppo non sarebbe tornato incolume.
Guardandosi intorno cercò di carpire le sensazioni che correvano per le menti dei compagni.
Eve e Qaja avevano ripreso a parlare amichevolmente, Driz e Taal si guardavano intorno attenti a scorgere eventuali pericoli, mentre Haarthac e Arthur procedevano silenziosamente appena davanti a Malekit.
Haart ad un tratto rallentò facendosi recuperare dall'amico mago.
- Sai, quando torneremo dovrò partire per una missione che mi terrà lontano a lungo da Arcano... il punto è che non sarà facile, già ora che l'abbiamo lasciato da poco sento già la necessità di tornarci.-
- Ti capisco amico - Rispose Malekit - Anch'io sento già la mancanza di quelle sacre terre, in particolare della sicurezza che inculcano le solide mura delle Kioskas, ciò mi comporta uno strano stato di irrequietezza.-
- Temi per l'incolumità di qualcuno di noi?- Chiese Haart.
- Già... da quando siamo arrivati in queste terre di nessuno degli strani presagi hanno iniziato ad offuscarmi la mente... spero sinceramente di sbagliarmi, anche perché il senso di colpa che mi assalirebbe mi consumerebbe l'anima, sono stato io a coinvolgere voi tutti in questa folle missione- Disse Malekit scurendosi in volto.
- Tu non devi sentirti responsabile per tutti, abbiamo scelto noi di seguirti. Certo, tu sei spinto in questa missione per fatti che ti riguardano direttamente, ma non dimenticare che quelle bestie non hanno fatto torti solo a te. Ci siamo uniti tutti per porre fine alle ingiustizie che fino ad ora la povera gente di queste terre ha dovuto subire, senza potere nulla.-
Con una pacca sulla spalla, Haarthac terminò il suo trattamento confortante nei riguardi di Malekit che appariva turbato ed irrequieto, stati di umore che non gli erano per niente comuni.


Cap. 6

TAAL

Il gruppo stava attraversando la gola dove si combattè la prima battaglia contro i Brauni. In quel luogo fu catturata Madras Myrt e molte sorelle amazzoni persero la vita, un senso di tristezza e desolazione pervadeva l'animo degli Hammers.
Mentre Malekit e Driz osservavano pensosi il luogo dove si consumò la storia di Arcano, Taal si accostò ad un buco alla base di un masso.
Lentamente fece aderire il corpo alla roccia coperta di edera. Il suo caffettano verde si confondeva tra la vegetazione, il respiro lento e regolare non produceva alcun suono. Dalla fenditura emerse il muso di un coniglio selvatico, due orecchie bianche coperte di pelo tese per captare il rumore non rilevarono la presenza dell'esploratore. Taal con gesto fulmineo calò il suo bastone spezzando il collo alla preda.
- E' ora di cenare - disse allegramente ai compagni.
Fu rapidamente acceso un falò e preparata la cena.
Il sole era scomparso oltre l'orizzonte quando Taal vide tra le fronde di un cespuglio il luccichio di due occhi rossi. Lanciando un'occhiata ai compagni si avvicinò con gli avanzi del coniglio e li depositò su un sasso piatto nei pressi delle fronde e tornò presso il fuoco.
Timidamente una cagna nera emerse dal folto del cespuglio. Afferrò un osso e fuggì. Dopo pochi minuti tornò e con fare circospetto mangiò gli avanzi restanti.
Una sottile cordicella legata al collo sosteneva una placca di osso su cui era inciso il nome Pesh.
- Finalmente siamo al completo - esclamò raggiante Taal, ricordando le parole della Somma Sacerdotessa.
La cagna si mostrò molto cordiale e mentre gli hammers apprestavano i giacigli per la notte si accostò a Taal con la precisa intenzione di dormire al suo fianco.
- Siamo ormai in territorio nemico - disse Malekit - sarà bene che, a turno, qualcuno vegli per fare la guardia.-
- Ottima idea - rispose Driz sogghignando - Ti concedo l'onore del primo turno.-
Eve, avvolgendosi nella coperta aggiunse: - Mi raccomando, non svegliatemi a meno che non arrivi una pattuglia di più… di dieci Brauni, se sono in numero inferiore vedetevela voi, io sono stanchissima!-
La notte era calda e silenziosa e gli Hammers dormivano profondamente quando furono svegliati dalle urla di Malekit e dal latrare di Pesh.
La prima fu Eve che con un repentino colpo di reni fu in piedi pronta all'attacco. Ciò che vide la lasciò confusa: Malekit stava al centro della radura brandendo un tizzone ardente. Nessuno riusciva a vedere contro chi o che cosa Malekit stesse combattendo.
Haart ficcò nervosamente la mano in un sacchetto di stoffa e gettò in aria una manciata di polvere dorata. Rapidamente la radura fu permeata da una fluorescenza lattiginosa e finalmente tutti poterono vedere cosa aveva causato l'allarme:
Esili figure incorporee circondavano Malekit, le loro braccia sproporzionatamente lunghe sembravano fatte di tenebra e dalle mani spuntavano acuminati artigli con i quali tentavano di ghermire il mago.
Malekit si difendeva brandeggiando un tizzone ardente. I mostri colpiti si ritiravano accartocciandosi al suolo ma dopo poco riacquistavano vigore e tornavano all'assalto.
- Sono Incubi - urlò Malekit ad Haart - usate le verghe d'ulivo, colpiteli con quelle -
Driz corse verso gli Incubi frustando l'aria con la sua verga d'ulivo.
Ogni volta che incontrava sulla sua traiettoria una delle ombre questa si dissolveva in una nuvola di fuliggine. Appena i mostri si accorsero di essere stati battuti tentarono di fuggire ma Eve e Taal, armatisi adeguatamente, riuscirono ad intercettarli e distruggerli.
Dopo aver polverizzato l'ultimo Incubo, gli Hammers si sedettero accanto al fuoco.
- Dovevamo prevedere questo attacco - disse Taal - le dee ci hanno inviato Pesh per avvertirci.-
- Anche la nostra eccessiva stanchezza era sospetta - continuò Eve - sicuramente è stato un maleficio di Lamehk.-
Pesh osservava tutti i membri del gruppo scodinzolando come per approvare.
- Fortunatamente avevamo le verghe - osservò infine Driz - Ma cosa erano esattamente? Malekit, li avevi mai visti?-
- Ho letto qualcosa a riguardo, penso si tratti delle proiezioni della mente malata di Lamehk. Le verghe benedette li hanno scacciati e non potranno più tornare. La mente di Lamehk è alla completa merce' di questi mostri, egli non può dormire e la sua veglia assomiglia ad un continuo stato di lucida allucinazione. Gli Incubi lo hanno ridotto ad un essere paranoico, condannato a vivere tutte le paure dell'umanità intera.
Lamehk, in passato, fu un sacerdote del Lupo Fenrir, il servo rinnegato delle dee, seguendo i suoi insegnamenti riuscì a scendere nelle viscere della terra superando il settimo livello. Il suo intento era raggiungere la fonte dei morti, bere il sangue della terra per sconfiggere la Madras Invincibile, la vecchiaia.
Riuscì nel suo intento ma, bevendo quell'acqua evocò le dee, riunite per giudicare lo spirito dei defunti.
Nessuna delle tre doti care alle dee luminose gli venne riconosciuta.
Athenas non volle accoglierlo perchè Lamehk mai mostrò valore in battaglia.
Nè amore nè saggezza albergavano nel suo cuore sicchè fu rifiutato anche da Farahir e Arawen.
Non fu accolto neppure nella gelida dimora di Moghul perchè l'oscura era furente per l'impudenza di quel vivente quindi il suo spirito fu dato in pasto al Lupo Fenrir, questa è la pena per chi rinnega le dee.
Ora il suo corpo è condannato a vivere una vita eterna, preda dei peggiori incubi dell'umanità. La sua pena potrà avere termine solo con una morte onorevole in battaglia o con l'estinzione dell'umanità intera.


Cap. 7 - Tugh

MALEKIT e TAAL

La notte passò in fretta. Ogni rumore, anche il più insignificante, non permise a nessuno di chiudere occhio.
L'accaduto aveva fatto suonare la campanella di allarme nella testa di ognuno di noi. All'alba decidemmo di avanzare in fretta per le alture del monte Mahel.
- Se siamo vicini al covo del nemico, sarà bene che io vada in avanscoperta per individuare la strada più sicura ed evitarvi incontri inattesi - disse Taal sottovoce - Voi continuate in questa direzione evitando radure esposte e mantenendovi, per quanto possibile, nascosti dalla collina. Ogni cento passi lascerò una incisione alla base di un albero, Pesh rimarrà con voi e seguirà il mio odore, se le tracce dovessero interrompersi vorrà dire che mi è accaduto qualcosa. Buona strada amici-
Attese un cenno di assenso dai compagni e si inoltrò nella boscaglia.
Taal non si vedeva da parecchio quando, all'improvviso, sbucò dal cuore della foresta facendo scattare tutti quanti come delle molle.
- Ho notato quattro loschi individui vestiti di nero che procedevano verso di noi. Non mi sembrano in stato di allerta per la nostra presenza, ma non possiamo evitare lo scontro. Grazie alla pozione mimetica li ho potuti osservare da vicino: non hanno corazza e si muovono in modo estremamente silenzioso, sono armati di frusta e un corto coltello seghettato. Non credo che ci sia il tempo per costruire una trappola; che facciamo? -
Tugh, gente che disprezza tutto e tutti, tipici esseri che godono nell'infliggere supplizi alle loro vittime.
Il loro era un ordine rigoroso, segnato da leggi rigide e incontestabili.
Fin da piccoli venivano rapiti per essere addestrati nell'arte dell'assassinio. Venivano cresciuti in fasce contemplati con vari riti, che ne iniziavano la mente ai voti del Kaos. Raggiunta l'adolescenza iniziavano gli allenamenti, che consistevano in dure prove fisiche e psicologiche, nelle quali spesso qualcuno periva. Nessuno piangeva la morte dei compagni, anzi spesso ridevano della debolezza altrui.
La loro divisa d'ordinanza consisteva in un mantello nero al quale era annesso un cappuccio, stivali muniti di speroni, una leggerissima giubba di cuoio, sulla quale veniva riportato il simbolo di un teschio dalla forma molto particolare, effigie del gruppo appartenente, pantaloni e giacchetta di lana entrambe nere.
Le armi, in genere, venivano nascoste sotto il mantello, alcuni ne tenevano anche nelle maniche, facendole scattare all'istante. Le loro armi predilette erano senza dubbio i coltelli, fruste, armi bianche ad una mano, per avere la possibilità di usarne due allo stesso tempo.
Spietati assassini capaci di qualsiasi supplizio, erano il peggior nemico che avessimo potuto incontrare.
Malekit aveva già incontrato in passato quei maestri dell'omicidio, li aveva visti all'opera ed aveva visto di cosa erano capaci anche tramite le sue visioni. Quando arrivarono alla sua vista un lampo di dolore lo trafisse, ma non era il momento di rievocare vecchi drammi, ora doveva avere sangue freddo e sperare che nessun compagno ci avrebbe rimesso alcunché.
Malekit si appostò su di un albero brandendo il suo arco, sotto di lui Eve e Qaja fungevano da esche mentre Taal stava proprio accanto all'albero, nascosto perfettamente sotto gli effetti dell'olio camaleontico che gli aveva preparato Malekit.
A tutti gli Hammers poi il mago consigliò di bere una goccia dello stesso olio con un po' d'acqua, per rendere più nitida la figura di Taal alla loro vista.
Driz, Arthur e Haart controllavano attentamente ogni movimento nemico dislocati in vari punti del bosco limitrofo, pronti a scattare all'istante.
Stavano lentamente procedendo verso di noi, ogni movimento poteva essere letale ai fini dell'imboscata, ma i rumori del vento e della foresta aiutavano almeno a coprire i nostri respiri.
Quando videro le due amazzoni erano all'altezza della postazione di Haart, che riuscì a sentire ed a interpretare le loro parole.
- Hei fratelli, guardate là! Due affascinanti prede nel cuore della foresta! Potremmo approfittare dei loro servizietti per poi assassinarle... il capo non saprà niente e noi ci saremo divertiti un po'!- Disse uno di loro.
- Loghat ha ragione!- Rispose un secondo.
- Piuttosto che regalarle ai comandanti, possiamo goderci noi le due donne!-
Velocemente si scambiarono gesti di assenso tra loro. Con passo veloce e silenzioso si avvicinarono all'altezza della postazione di Taal, che si mise alle loro spalle senza essere scorto. Raggiunta la postazione di Arthur e Driz, Taal aggredì l'ultimo a procedere dei tugh, rompendogli l'osso del collo con movimento veloce e deciso.
Arthur scagliò un dardo nel polpaccio del primo, che nella caduta venne colpito da un secondo dardo all'altezza della clavicola destra.
Driz sbucò fuori in fronte ai due rimanenti, brandendo le sue katane; uno dei due si lanciò all'assalto di Driz che, con movimento preciso e calmo, schivò la frusta nemica accostandosi al fianco destro del tugh, che rovinò a terra ferito a morte da un preciso fendente all'altezza dell'addome.
Nel mentre, l'ultimo fu atterrato da Malekit, anticipando l'assassino nel tentativo di colpire Taal. L'esploratore si era fatto prendere di sorpresa dalla frusta del tugh che, con movimento incredibilmente preciso, aveva fatto cadere a terra l'esploratore.
- Che razza diabolica sei? Già mi era parso di averti notato.-
Le parole del tugh vennero interrotte da una freccia che gli si infilò precisa nella gola. Subito Malekit soccorse l'amico, spiegandogli che probabilmente doveva aver notato la sua ombra, riuscendo così a localizzarlo.
Arthur si stava occupando di legare il tugh ferito in precedenza e svenuto, mentre Haarthac si apprestava a raggiungerci. Quando Pesh sbucò dal bosco il prigioniero, appena rinvenuto, la guardò con aria stupita.
Qaja, accortasi del rinvenimento del prigioniero, subito gli si mise in fronte con in mano un pugnale. Il suo viso aveva assunto un'espressione particolare, un ghigno inquietante marcava il profilo delle sue labbra, mentre agitava nervosamente il pugnale tra le mani.
- Bene, bene... - Disse con tono provocatorio - Chi siete? Siete adepti di Lamehk? Dove si trova esattamente il vostro covo?-
Il tugh non rispose, bisbigliò un qualcosa di incomprensibile con tono minaccioso.
- Non vuoi rispondere eh? Mi ci obblighi tesoro mio -
Così dicendo, Qaja afferrò la mano del nemico legato.
- Se ora non risponderai alle mie domande, ti taglierò un dito. Dopodiché un altro, e un altro ancora... finchè non sverrai. Ma poi, li vedi quei due? Sono due maghi, con le loro erbe medicinali ti farei rinvenire per poi amputarti le dita dell'altra mano - Concluse sogghignando.
Il tugh comprese perfettamente le parole dell'amazzone, ma non fece una piega.
Con gesto deciso Qaja mozzò il primo dito. Un gemito di dolore misto ad odio proferì dalla bocca della vittima, mentre Qaja ripeté la procedura che avrebbe attuato con sguardo ancor più cupo.
Alla seconda mutilazione il tugh iniziò a vacillare, aveva già perso molto sangue. Iniziò a dire:
- Sono un tugh, figlio di Fenrir. Voi state per morire, i miei fratelli verranno dal tempio per squartarvi come bestie al macello... choff... choff...- Rantolò sangue - I miei fratelli sono due volte voi e sapranno fare ciò che non siamo stati in grado di fare noi deboli, non credo che avrete l'onore di arrivare fino ai piedi del maestro Dranak e del Sommo Stregone Lamehk... Ed ora uccidimi schifosa, se avessi un coltello lo farei io...-
La sua testa penzolava ed il sangue continuava ad uscire dai moncherini.
Lo scatto della balestra di Arthur mise fine alla sua agonia.
- Non gli avremmo cavato nient'altro - Concluse.


Cap. 8 - Attacco psichico

MALEKIT

Improvvisamente la mente di Malekit venne scossa da un'influenza malvagia, Lamehk aveva preso contatto telepatico con lui.
"Eccoti dunque, ti attendevo, sai? Vedo che sei in compagnia di alcuni poveri stolti! Dovrei avere pietà per tanta stupidità, dovevate fermarvi quando vi ho scagliato contro quei ridicoli spettri, non avreste mai dovuto entrare nel mio territorio! Qui detengo io il potere, niente e nessuno può sperare di uscirne vivo senza che io lo voglia!"
Lo stregone non si limitava a qualche stupida intimidazione, passò ad un vero e proprio attacco mentale, cercando di corrompere la mente dei maghi ai voti del caos.
Malekit, già molto nervoso, rispondeva in continuazione ai messaggi del mago nemico, attenendosi al suo sporco gioco. Iniziò a sudare, a digrignare i denti, finché non perse definitivamente la pazienza rispondendo a pieni toni.
"Ti dovrai pentire di tutte le colpe che hanno lasciato macchie indelebili nella tua anima, ma non potrai comunque essere perdonato, la tua fine verrà scritta con il nostro incontro!"
Haarthac, che assisteva silente alla disputa telepatica, afferrò per il braccio il compagno dicendo: "Avanti Mal, sta calmo, non essere infantile. Avrai modo di sfidarlo, ma a suo tempo. Ora non stai facendo che il suo gioco, vuole distogliere la tua attenzione, quel maledetto sicuramente ci giocherà qualche tranello a breve. Quindi meno gli facciamo sapere di noi meglio è, anzi dovremmo liberare qualche schermo magico per impedirgli di prendere contatto con noi."
"Hai ragione amico, hai ragione. Sono stato stupido e mi stavo facendo rapire dalla tensione.
Ma ora basta... senti un po', ho un incantesimo che fa al caso nostro. Provocherà uno shock celebrale a quella mente malata ogni volta che proverà a prendere contatto con noi. Vedrai che non ci infastidirà più. Però ho bisogno del tuo supporto mentale per lanciarlo."
Intanto gli altri compagni discutevano tranquillamente tra loro e, siccome i maghi chiudevano il gruppo in movimento, rimasero ignari di ciò che stava capitando, tutti a parte Driz.
Grazie alle sue conoscenze nel campo della magia era riuscito a decifrare i messaggi telepatici che correvano da mago a mago, ma preferì non commentare l'accaduto.
Nel momento in cui i maghi decisero di fermarsi per formulare l'incantesimo, avendo sempre mantenuto un'andatura abbastanza spedita, i compagni ne risultarono abbastanza incuriositi. Tutti tranne Driz che era, a insaputa anche dei due maghi, già a conoscenza di tutto.
Malekit si sentì in dovere di informare i compagni di quanto era accaduto poco prima, ma subito Driz lo interruppe dicendogli:
- Non sprecare tempo amico. Spiegherò io a loro quanto è successo, voi due intanto occupatevi dei vostri giochi di magia.-
Stupefatti dalle parole del guerriero i due maghi annuirono, iniziando velocemente il rituale.
Malekit si occupò della formula, mentre Haart incanalava nella mente dell'amico mago tutti i flussi magici che riusciva a richiamare.
- Amanuator risi korshe na kah! Amanuator risi Korshe na kah!- Iniziò a ripetere ininterrottamente Malekit, con le braccia tese verso il cielo.
I suoi occhi si capovolsero, entrò in uno stato di trance che gli permise di richiamare a sé la forza dell'incantesimo che stava per lanciare.
Haarthac intanto gli era a fianco, a pochi metri di distanza, concentratissimo nel richiamare tutta l'energia che riusciva a trovare e incanalarla verso Malekit.
Quando l'incanto di Malekit terminò, i maghi vennero avvolti da un'intensa luce bianca, che nello stesso momento fece tramortire lo stregone nemico.


Cap. 9 - La trappola

MALEKIT

L'aria intorno a noi si faceva pesante, sapevamo che da qualsiasi parte intorno a noi potevano esserci nascosti Tugh e meccanismi mortali. Ad un certo punto Eve notò qualcosa di strano, subito intuimmo che si trattava di una trappola nemica, pure molto ben progettata.
Tutto si basava su di una corda, il cui movimento avrebbe provocato un'apertura nel suolo tramite un gioco di pesi agganciati ai rami soprastanti. La cosa più interessante era che il tutto era progettato in modo da tornare nella posizione iniziale ad ogni funzionamento.
Probabilmente poteva essere usata anche come trappola per la caccia, ecco perché l'interessamento degli Hammers si fece ancora più alto.
Insieme decidemmo di progettare un bello scherzetto ai tugh che sarebbero passati a controllare il contenuto della trappola.
Con qualche piccolo arrangiamento e con il materiale fornito dall'ingegnosa trappola tugh, modificammo il funzionamento del marchingegno.
Il punto di sgancio dei pesi che smuovevano il fondo era già stato localizzato, nel fondo non c'erano prede. Il buco, alto circa 4 metri, era caratterizzato da una fitta sequenza di lance acuminate rivolte verso l'alto. Sfilammo una decina di queste. Con un palo di legno e tre corde la trappola era terminata. Fissammo le lance al palo tramite dello spago, dopodichè legammo il tronco alle due estremità con della corda. Successivamente issammo il tronco su due rami della pianta alla base della quale si trovava il meccanismo di sgancio della prima trappola. Ovviamente tempestammo il tutto di abbondante fogliame per evitare di essere scorto. Mettemmo in tensione la trappola con l'ultima lunga corda ed un moschettone di Taal.
Il vecchio sistema di sgancio funzionava con due moschettoni. Lo riproducemmo alla perfezione, modificandone soltanto l'utilità.
Ora non ci restava che aspettare il loro arrivo.
Erano già due giorni che ci cibavamo solo di alimenti straconservati quali pane secco, carne secca, gallette, mais... non potevamo certo accendere fuochi in pieno territorio nemico.
Avevamo stabilito il nostro rifugio all'imbocco di una grotta nascosta dagli alberi.
Malekit stava accucciato in un angolo teso come una corda d'arpa, da parecchio non proferiva parole. Eve e Qaja nel frattempo stavano facendo conoscenza, si trovavano simpatiche a vicenda. Driz insieme a Taal ed Arthur vegliavano sulla trappola poco distante, mentre Haart giocherellava con Pesh.
- Vi prometto che quando torniamo indietro, dedicherò i miei studi al fuoco, vi giuro che riuscirò a farne uno che non farà fumo...- Esclamò Haart.
Improvvisamente giunse all'imbocco Arthur, che gridò: - E' successo qualcosa giù alla trappola... presto seguitemi!-
Tutti balzarono in piedi e seguirono in tutta fretta il Dragone. Appena arrivarono nel punto in cui era stata elaborata la nostra trappola si trovarono davanti uno spettacolo terribile.
La trappola aveva funzionato alla perfezione uccidendo la bellezza di tre tugh. Due di essi erano stati divisi in due per la velocità e il peso del tronco. Quello più vicino al sistema di sgancio invece, era rimasto infilzato nelle lance.
- C'era un quarto tugh, è sopravvissuto per volere di Taal. Mi si è messo davanti alla balestra quando lo stavo per colpire, mi ha detto che lo avrebbe seguito fino al loro covo.
Mi ha anche detto che avrebbe usato lo stesso sistema di prima per indicarci la strada, lascerà un'incisione alla base degli alberi ogni cento passi.-
Il volto di Malekit divenne ancora più scuro:
- Dobbiamo fare in fretta allora! Taal si sta avvicinando da solo a un grande pericolo, se venisse scoperto si troverebbe in guai grossi!-
- Io gli avevo detto di non preoccuparsi, che la strada l'avremmo trovata comunque...- Lo interruppe Arthur - Ma non ha voluto saperne... l'ha lasciato andare ed è partito come un razzo dietro di lui...-
- Non ti preoccupare - Intervenne Driz - Taal è un esploratore che sa il fatto suo, vedrai che se la caverà a meraviglia!-
Raccolte le proprie cose, gli Hammers si misero sulle tracce di Taal, avanzando velocemente, preoccupandosi solo di fare in fretta.



Cap. 10 - Il tempio del teschio

TAAL e MALEKIT

Gli Hammers furono sorpresi da Taal, che li stava aspettando nel luogo più sicuro che aveva trovato nelle vicinanze del covo nemico.
Appena lo incontrammo disse: - Dobbiamo fare attenzione, il tugh che è scappato alla trappola l'ho ucciso prima che arrivasse a destinazione senza farmi scoprire, ma ormai saranno già allarmati per il ritardo delle guardie... speriamo solo che non sappiano che siamo già qui e che non abbiano organizzato il comitato d'accoglienza per tutti noi!-
Gli Hammers arrivarono in vista della Grotta del Teschio alle prime luci dell'alba. Amanuator nascente illuminava la bocca del teschio ma i suoi raggi sembravano incontrare un muro di tenebra solida nei pressi della soglia. Alcuni Tugh stavano scaricando sacchi colmi del bottino razziato durante la notte.
Di fronte all'ingresso, una muro diroccato divideva in due un vasto prato. Le due amazzoni capeggiavano le rispettive squadre. Qaja, Malekit e Driz avevano il compito di attaccare il nemico con archi e balestre da una distanza medio ravvicinata, appena la controffensiva fosse avanzata si sarebbero ritirati attestandosi su una riva al limitare del bosco; La seconda squadra aveva il compito di attaccare lateralmente la pattuglia nemica.
Se le loro informazioni erano corrette, il nemico poteva contare su un massimo di 10 unità, compresi Dranak e Lamehk. Gli hammers contavano di contrastare la superiorità numerica nemica con un buon coordinamento sul campo di battaglia.
In caso di schiacciante superiorità numerica del nemico era comunque stato approntato un piano per la ritirata. Un piano che avrebbe però separato Taal dal resto dei compagni.
Appena la prima freccia colpì uno dei Tugh una squadra di cinque guardie uscì dalla grotta disponendosi dietro il rudere antistante.
Qaja e la sua squadra si spostarono al riparo di una grossa roccia sporgente.
I Tugh confabularono qualcosa e si sparpagliarono con la chiara intenzione di aggirare gli arcieri.
La squadra di Eve, Haarth e Arthur poteva vederne agevolmente i movimenti. Taal era stato inviato in una posizione avanzata, ma sicura e sopraelevata, col compito di avvertire i compagni in caso di movimenti inattesi.
I Tugh avanzavano strisciando ben coperti dalla vegetazione, quando furono abbastanza vicini alla prima squadra vi si lanciarono contro.
Con un preciso tiro di balestra Arthur riuscì a colpirne uno. Qaja teneva testa a due nemici contemporaneamente ma Malekit era in evidente difficoltà. Driz ebbe la meglio sul suo avversario e si lanciò nella mischia per disimpegnare il mago.
- Ritiriamoci!- Urlò ai compagni che immediatamente fuggirono verso il bosco.
I Tugh li inseguirono cadendo sotto le frecce della seconda squadra.
Gli Hammers non ebbero il tempo di esultare per l'azione coordinata che un lamento si levò dall'entrata della grotta.
Sulla soglia stava Lamehk con le braccia levate, la nenia che stava intonando mise in allarme Malekit che urlò a Taal: - L'ampolla rossa! Presto!-
Taal staccò dalla cintura una bottiglietta panciuta, contenente un liquido venefico, e la lanciò verso lo stregone. Appena l'ampolla si infranse ai suoi piedi, una densa nuvola di vapori si sparse attorno.
Lamehk si zittì improvvisamente e fuggì tossendo seguito dai superstiti.


Cap. 11 - Shafira

TAAL e MALEKIT

Un suono di corno annunciò la ritirata dei nemici.
Le guardie superstiti scomparvero all'interno della caverna. La passerella in legno, simile a un ponte levatoio fu ritirata sigillando l'ingresso.
L'orribile portale a forma di teschio ora sembrava un viso scheletrico armato di elmo. Dalle fenditure ai lati alcuni arcieri attendevano che qualcuno di noi si esponesse per trafiggerlo con i loro dardi avvelenati.
- Non riusciremo mai ad entrare - Disse Eve - la fortezza è ben difesa -
- Non possiamo neppure tentare l'assedio - Intervenne Driz - Quei maledetti Tugh potrebbero attaccarci nottetempo, non sappiamo se la caverna ha uscite segrete e neanche se Lamehk stia chiamando rinforzi.-
Mentre gli Hammers si interrogavano sul da farsi videro arrivare Pesh dal lato orientale della fortezza.
Appena fu vicino a Taal incominciò a mugolare strattonando con i denti il suo caffettano.
- Credo che voglia mostrarti qualcosa - Sussurrò Haart.
- Vado a vedere, voi rimanete qui di guardia - Rispose Taal.
La cagna, seguita dall'esploratore scomparvero strisciando tra i cespugli.
I due tornarono dopo pochi minuti.
- Pesh ha trovato un altro ingresso, forse, ma ho bisogno del vostro aiuto.-
Una fenditura nella roccia portava ad un pozzo buio dal quale esalava un odore nauseabondo.
- Vado io in avanscoperta, voi controllate che non arrivi nessuno - Disse Taal fissando la corda ad un masso - Quando sarò dentro vi comunicherò se la via è libera: tre strattoni in rapida sequenza vorranno dire "via libera", due "fuggite", uno "aspettate".-
Appena arrivò il segnale di "via libera" Driz si calò nel pozzo trasportando le sue armi e quelle di Taal, scesero quindi i due maghi e Pesh avvolta nell'amaca di Taal, l'ultima fu Eve.
Il pozzo sbucava su un balcone naturale, sottili stalattiti creavano una grata attraverso la quale si intravedeva una grande grotta.
La sala sembrava il bacino di un laghetto sotterraneo di dieci metri di diametro, sotto la balconata si apriva un crepaccio dal quale saliva odore di carne putrefatta.
La tremolante luce di una fiaccola illuminava uno scenario agghiacciante, su tavolacci di legno erano stesi corpi umani e di animali che sembravano sciaves, ognuno aveva sottili tubi che attraversavano il loro corpo e tutti convergevano verso una vasca centrale dove galleggiava un enorme feto dalle sembianze antropomorfe.
Nel lato più lontano stava una piccola gabbia semi sommersa in acqua putrida.
Malekit estrasse un tubo di cuoio nero al quale tolse il tappo. Ne scaturì un fascio di luce bluastra col quale illuminò la gabbia. Una Hibryan era appoggiata rannicchiata al suo interno, la gabbia era così piccola che la poveretta doveva tenere le braccia a penzoloni fuori dalle inferiate, sembrava priva di conoscenza.
- Esperimenti di ibridizzazione - Sussurrò Driz.
- Le Hibryan sono interfertili con molte specie ma i figli di queste unioni sono sterili, probabilmente quella che vediamo ha generato quel mostro nella vasca centrale. Dobbiamo scendere a liberarla, se Madras Asiram sapesse che qui c'è una delle sue protette manderebbe una guarnigione di amazzoni in suo soccorso. -
La grata di roccia era molto sottile, Driz riuscì a demolirne alcune colonne con il suo martello da guerra, quindi si calò usando la sua matassa di corda.
Arrivato ad un'altezza opportuna incominciò a dondolarsi finchè non riuscì a toccare con i piedi la parete di roccia. Con un ultimo sforzo di gambe si diede la spinta per arrivare al pavimento del laboratorio. Fissò l'altro capo della corda ad una stalagmite a forma di fungo e fece cenno ai compagni di scendere.
Appena Taal ed Eve furono a terra si precipitarono verso l'ingresso per assicurarsi che non arrivasse nessuno mentre i maghi accorsero verso l'Hibryan prigioniera.
Driz liberò Pesh dal fagotto che avevano usato per calarla. La cagna si diresse verso una gabbia vuota annusandone il fondo e mugolando percorsa da un fremito. Nel frattempo i maghi avevano somministrato una pozione rinvigorente alla Hibryan che aprì gli occhi facendo scattare contemporaneamente i mortali artigli. Le pupille dilatate dall'oscurità avevano occupato la quasi totalità della gialla iride, non diceva una parola ma muoveva la coda nervosamente.
Accortasi di Pesh ritirò gli artigli e, con voce baritonale sussurrò: - I tuoi cuccioli non sono sopravvissuti, mia dolce amica, ma ti assicuro... è stato un bene. Guarda l'abominio nato dalla mia carne - Disse indicando la vasca al centro della stanza - Desidererei che anch'esso fosse sprofondato nel crepaccio dei cadaveri.-
Pesh alzò il muso fiutando l'aria e si diresse verso il baratro sporgendosi col naso puntato verso l'abisso, ad un certo punto il suo tremore si acquietò come se si fosse arresa alla triste rivelazione.
Gli Hammers stavano in silenzio mentre dentro di loro si rafforzava la convinzione dei loro sospetti.
Fu infine Taal a rompere l'indugio:
- Aykido, Hibryan, ti porto i saluti di Madras Asiram, noi siamo Hammers, quale è il tuo nome?-
- Io sono Shafira, le presentazioni le faremo più avanti - Tagliò corto - Ora fatemi uscire da questa gabbia.-
Appena uscita si scagliò verso la vasca strappando rabbiosamente tutti i tubi, quindi rivolta verso gli Hammers:
- Non rimanete lì impalati, se questo mostro dovesse giungere a completa formazione avrà la forza di uno sciaves, intelligenza e proprietà magiche di un mago e, cosa più spaventosa, sarà in grado di riprodursi.
- Si, non possiamo permettere la genesi di quel mostro - Rispose Malekit.
- Già questi assassini hanno fatto abbastanza disastri, ma dove vogliono arrivare? Sono tutti pazzi, questa creatura diabolica non avrebbe mai permesso loro di comandarla - Intervenne Eve.
- Va bene, gettiamolo nel crepaccio!- Disse decisa Qaja.
- Ma non ce la faremo mai a portare fin là il mostro dentro a quella vasca, dovremo tirarlo fuori.-
Qaja, Arthur, Driz, Shafira e Malekit si apprestarono a tirare fuori la creatura dalla sua vasca di genesi. Senza troppa fatica la issarono e, piano piano, la portarono fino al crepaccio.
- Addio mostro!- Gridò la Hibryan.
Ma proprio mentre la lasciarono andare, quella maledetta creatura aprì gli occhi afferrando per una caviglia Qaja. Il peso della mostruosa creatura non lasciò scampo all'amazzone, che rovinò nel crepaccio.
- Qaja!!! Noooo!!!- Gridò disperato Haart, sporgendosi al burrone, allungando un braccio. Ma tardi. Troppo tardi.
- Fermo Haart! Non puoi fare nulla ormai... nulla... solo pregare...- Disse Malekit, mentre una lacrima gli solcò il viso - L'unico modo per vendicarla è portare a termine la nostra missione nel migliore dei modi.-
Haart scoppiò in un pianto disperato, accucciandosi vicino al crepaccio.
Tutti gli altri erano rimasti pietrificati sul bordo del crepaccio, guardando giù, nelle profondità dell'abisso in cui era caduta l'amazzone.
Eve, shockata per la perdita della giovane amica, tagliò con il suo pugnale una ciocca dei suoi capelli argentei e, gettandola nel precipizio, disse: - Addio amica mia, giuro sulla mia vita che verrai vendicata come meglio meriti.-
Dopo un attimo di raccoglimento nei pressi di quel dannato crepaccio, trasformatosi nella tomba di Qaja, lentamente la compagnia si avviò verso l'unica uscita che dava sul laboratorio.


Cap. 12 - Dranak

TAAL e MALEKIT

Usciti dal laboratorio videro due cunicoli, uno andava verso l'alto mentre il secondo scendeva con una ripida scalinata. Alla fine dei gradini la strada continuava in un largo budello leggermente digradante nel quale scorreva lento un fiume sotterraneo, gli Hammers camminavano su un cornicione di roccia all'asciutto mentre la Shafira procedeva rapida nell'acqua.
Improvvisamente Pesh si accasciò al suolo, Taal si chinò istintivamente per soccorrerla. Inginocchiato accanto al corpo del cane, la scuoteva tentando di risvegliarla quando fu preso da un capogiro e cadde svenuto.
I suoi compagni non si accorsero immediatamente di quanto stava accadendo, ma Shafira emerse dall'acqua urlando: - Presto! La grotta è satura di vapori asfissianti pesanti. Ritornate indietro, raccogliete Taal e la cagna e, nel chinarvi, trattenete il respiro.
- Maledizione!- Gridò Driz nel girarsi, vedendo Taal e Pesh accasciati al suolo privi di sensi. Velocemente raggiunse l'esploratore insieme ad Arthur. Il Betris con movimento veloce raccolse l'esploratore caricandoselo sulle spalle, mentre il Dragone si occupò della cagna.
Velocemente percorsero il cunicolo senza mai fermarsi. Un paio di volte Driz e Malekit si passarono Taal, per evitare affaticamenti eccessivi per l'uno e per l'altro.
Giunti ad una stanza scavata nella roccia, il torrente spariva in una crepa del pavimento mentre la strada proseguiva per delle scale che conducevano al livello superiore.
Shafira uscì dal corso d'acqua e consigliò: - Salite qualche scalino, poi distendete Taal e Pesh. Fate in modo che rinvengano in fretta, non credo che questo posto sia molto sicuro.-
Salimmo alcuni scalini come consigliato dalla Hibryan. La scalinata curvava leggermente verso sinistra; nessun rumore si scorgeva arrivare dalla cima di essa.
Eve, Driz e Arthur decisero di avanzare leggermente per tenere sotto controllo la postazione in cui Malekit e Haart, con l'ausilio dei loro sali, cercavano di far rinvenire Taal e Pesh. Più in basso l'ingresso alla scalinata era tenuto sott'occhio da Shafira che cercava di restare nell'acqua più tempo possibile.
Quando Taal rinvenne parve stordito, ma grazie a un potente rinvigorente creato da Malekit con un misto di erbe mediche tritate, fu rapidamente in grado di continuare il cammino.
Chiamammo Shafira che ci rispose di proseguire, lei ci avrebbe raggiunto a breve.
Avanzavamo in fila indiana siccome la scalinata, man mano che saliva, stringeva sempre più.
Arrivammo in un corridoio identico alla scalinata: le pareti di roccia umida, tetro e scuro, con l'odore nauseabondo del cunicolo sottostante che ancora persisteva, ma andava man mano sparendo. La scarsa illuminazione ed il pavimento sconnesso non permettevano di scorgere eventuali trappole, infatti procedevamo lentamente, sempre in fila per uno, cercando di seguire gli stessi passi dell'apripista che in quel momento era Taal, affiancato da Pesh.
Improvvisamente la cagna si mise a ringhiare, una figura scura si intravide nelle profondità del corridoio. Pesh, innervosita da quella presenza, iniziò ad abbaiare, avanzando velocemente verso l'ombra.
- Pesh! Stupida cagna, torna qui!- Disse Taal.
Quando si trovò circa a tre metri dall'esploratore, un rumore improvviso:
Per loro fortuna Pesh, involontariamente, aveva fatto scattare un meccanismo che fece fuoriuscire delle lance dalla parete, orizzontalmente a circa un metro da terra.
La cagna, spaventata ma incolume, tornò verso Taal, che inginocchiandosi la accarezzò e le disse:
- Mi hai salvato la vita, mia cara amica!-
Poi voltandosi esclamò ai compagni: - Sanno che siamo qui e che siamo sopravvissuti anche a questa trappola, ho visto qualcuno là davanti... facciamo molta attenzione e aspettiamoci di tutto!-
Avanzando, gli Hammers giunsero ad una stanza ben illuminata da un focolare al centro di essa, il soffitto a cupola possedeva un foro nel punto più alto che permetteva al fumo di fuoriuscire.
Lo scenario tutto attorno era terrificante: C'erano innumerevoli gabbie metalliche nelle quali erano contenuti cadaveri in decomposizione, scheletri umani e strumenti di tortura.
In una di queste gabbie c'era il corpo di un uomo che doveva essere morto da poco, era stato completamente scuoiato e sotto il cadavere ancora c'era la chiazza di sangue fresco.
L'attenzione degli Hammers fu attirata da dei rumori di passi che provenivano da uno dei cinque corridoi che davano sulla sala. L'eco dei passi non permise agli Hammers di localizzare con precisione da quale parte stessero arrivando i nemici, finché il primo tugh apparì davanti a loro.
Era diverso dagli altri: non aveva mantello, era vestito con un paio di pantaloni aderenti neri e una maglia di lana nera. Il suo petto era attraversato da due lacci di cuoio incrociati, che servivano a sorreggere le due spade che aveva dietro la schiena.
Taal gli si scagliò contro di prima intenzione, cercando il suo collo con la lama del suo bastone, sospinto dalla convinzione di non essere visto dall'avversario. Con grande stupore di tutti il tugh parò il colpo. Con un movimento rapidissimo estrasse la prima spada fermando l'attacco di Taal. L'esploratore, a distanza ravvicinata, vide la particolarità di quel guerriero: aveva gli occhi completamente bianchi, senza iride né pupilla. Era completamente cieco, eppure ci vedeva, come poteva aver parato il colpo di Taal con tanta rapidità e sicurezza?
Dopo aver parato il colpo, con un calcio atterrò Taal che, subito in piedi, arretrò verso di noi.
- Ma come è possibile che tutti quei miei guerrieri siano caduti sotto la lama di questi pagliacci?- Disse il guerriero nero. La sua voce, cupa e tenebrosa, risuonò nella stanza.
Subito una voce rimbombò nel corridoio cui era venuto rispondendo: - Non li sottovaluti maestro Dranack, sono più forti di quanto possa sembrare. Io ho avuto il piacere di combattere con loro già qui fuori dalle mura, sono abili e scaltri.-


Cap. 13 - Il potere dormiente

DRIZ_DO_URDEN, TAAL e MALEKIT

La compagnia di Hammers si ritrovò di fronte a Dranack seguito dai restanti quattro tugh, che sbucarono anch'essi dal medesimo corridoio cui era arrivato il loro comandante.
- Badate voi ai quattro tugh, io attaccherò il capo - Disse Driz estraendo le sue katane.
- Sta molto attento!- Disse Taal, ancora sbalordito per l'accaduto.
Lentamente Driz avanzò verso il centro della stanza un passo dietro l'altro, senza provocare il minimo rumore o spostamento d'aria in maniera tale che Dranack non riuscisse a localizzare perfettamente la sua posizione grazie al rumore prodotto dai passi del Betris...
"Dranack.... non ti conosco ma ho potuto vedere con quanta facilità hai atterrato il nostro esploratore..." la mano destra intanto andava dietro la spalla omologa all'impugnatura della katana Caos, e con un movimento lento e controllato la estraeva completamente dal fodero, mentre la mano sinistra andava ad afferrare l'impugnatura di Ombra, l'altra sua katana e con lo stesso movimento estraeva anche quella.
Lentamente con le katane in pugno il Betris si avvicinò al guerriero che, con lo sguardo assente e gli occhi perlacei rivolti verso l'alto, tendeva il fine udito per poter captare qualsiasi minimo rumore prodotto dal suo antagonista per localizzarne la posizione esatta.
"Conosco il modo di combattere dell'arte oscura cieco" disse Driz mettendo disprezzo nell'affermazione "E non ne uscirai vivo da questa situazione, stanne certo..."
Driz intanto si avvicinava silenzioso al nemico mettendo la punta del piede al suolo prima di appoggiare il resto dello stesso, così da provocar meno rumore possibile.
"Parli bene guerriero " rispose Dranack mentre lo sguardo fisso seguiva perfettamente gli spostamenti del Betris muovendo leggermente il capo.... "Parli bene e ti muovi silenziosamente.... ma non abbastanza"
Finita la frase il possente guerriero nero con le spade sguainate e poste verticalmente di fronte a sè richiamò indietro il braccio destro e con delle abili rotazioni di polso facendo perno sullo stesso, fece compiere tre mulinelli simultaneamente e contemporaneamente alle due spade portandosi in avanti in direzione dove si trovava il Betris.
Driz vedendo il comandante dei Tugh che caricava verso di lui, con le due catane poste con la punta verso il basso, fece un rapido spostamento laterale con tutto il corpo portandosi fuori misura, indi le sue lame scattarono contemporaneamente verso l'alto ponendosi incrociate una sull'altra in maniera da intercettare quel mulinello di lame causato da Dranack. Le lame trovarono filo e si arrestarono mentre i due si fronteggiavano ferocemente, il ginocchio destro del Betris scattò veloce e fulmineo verso l'alto centrando in pieno la parte bassa dell'addome nella regione sinistra al fianco del suo avversario, strappandogli un ghigno che celava una smorfia di dolore.
"Bravo moscerino, ti muovi bene.. e silenziosamente.... forse ti ho sottovalutato..." disse Dranack soffocando una smorfia di fastidio per il colpo ricevuto..
"E questo è soltanto l'inizio, Tugh... vedrai..."
Dranack ascoltò le parole del Betris localizzandolo momentaneamente, e scattò in avanti con il capo cogliendolo in piena fronte con una testata. Le lame dei due guerrieri erano intrappolate in una morsa d'acciaio, mentre Driz per evitare di ricevere in pieno il colpo d'ariete del suo nemico facendo leva sulle lame e contro quelle del suo avversario, si spinse fortemente indietro per rimettersi fuori misura dal Tugh.
Ricominciò quindi quella assurda danza di studio da parte dei due, il cieco Dranack che sempre con lo sguardo perlaceo rivolto verso l'alto e l'orecchio destro ben teso ascoltava e captava piccoli rumori e spostamenti d'aria che gli permettessero di individuare il guerriero Betris; Driz, intanto, più guardingo e meno spavaldo, avendo riconosciuto la grande abilità e maestria nel combattere di quel grosso personaggio, guardava cautamente Dranack cercando un varco nella difesa delle sue abili lame.
Manteneva le katane ora in posizione diversa, Caos nella mano destra era tenuta alta con l'elsa all'altezza del suo fianco destro e la punta della stessa rivolta verso l'antagonista e con piccoli movimenti concentrici detti di cavazione cercava di disorientare la guardia in linea mantenuta dalla spada sinistra del suo avversario, dando ogni tanto dei colpetti sulla sua lama, mentre Ombra tenuta saldamente nella mano sinistra con la punta rivolta verso il basso e rivolta verso destra a protezione così della parte frontale del suo corpo e dell'emilato omologo.
Dranack sentiva i piccoli colpetti che si infrangevano sulla sua spada destra e captava un lieve senso di nervosismo, mentre Driz continuava a girare intorno al suo avversario.
In un attimo, il comandante dei Tugh portò un affondo con la mano destra spingendo il braccio in avanti e contemporaneamente, con una torsione di busto da sinistra verso destra e con la spada nella mano sinistra posta parallela al terreno, fece compiere alla lama un movimento semicircolare da sinistra a destra come se cercasse di falciare la figura del Betris, contemporaneamente, aveva ritirato indietro il braccio destro, che aveva portato l'affondo, e sfruttando la forza di rotazione del busto che adesso si trovava completamente a destra fece compiere all'altra lama un analogo colpo sempre a cercar di falciare il suo nemico all'altezza del torace del Betris.
La scaltrezza di Driz però gli permise di percepire quel tipo di attacco da parte del comandante dei Tugh, indi con un rapido spostamento indietro e flettendo le gambe, si portò fuori misura ed al di sotto delle stesse letali lame del Tugh che falciarono il vuoto, ed appena falciarono l'aria sopra il suo capo, come una molla caricata al massimo della sua tensione, il Betris raccolse tutte le sue energie nelle gambe e scattò in avanti con le lame protese entrambe in un affondo.
Dranack avvertì quella carica di forza che si andava scagliando verso di lui e precisamente verso l'addome e ormai proteso in avanti, non potè fare altro che calare la sua lama impugnata a destra verso il basso a cercare di deviare così almeno l'impeto dei due affondi simultanei del Betris, ma la mano destra di Driz, all'ultimo momento, si ritirò lateralmente ed indietro mentre il busto eseguiva una piccola torsione verso destra spingendo in affondo il braccio sinistro ed il braccio destro compiva una semirotazione verso l'alto portando così un roverso tondo alla testa dell'avversario provocandogli un grosso squarcio nella gola alla base del collo.
Dranack si arrestò di colpo, facendo cadere la spada che reggeva nella mano destra e portando la stessa a cercare di localizzare la ferita, mentre il suo torace cominciava a sporcarsi del sangue che sgorgava copioso dalla ferita causata dal guerriero Betris; intanto la mano sinistra reggeva ancora furiosamente l'altra sua spada, minacciosa e letale verso Driz che, dopo aver portato a termine la sua tecnica era rimasto con le due katane ferme ed immobili con le punte rivolte verso il terreno.
Intanto Arthur, Eve, Taal e i maghi tenevano testa ai tugh, mentre lo scontro tra i due comandanti stava per giungere a termine, quando un ghigno sprezzante arrivò alle orecchie degli Hammers: da uno dei corridoi apparve la figura dello stregone Lamehk. Subito Malekit lo notò, lanciandogli un'occhiata di odio e disprezzo.
Con l'arrivo dello stregone l'incontro avrebbe potuto prendere una piega sbagliata, senonché improvvisamente una grossa creatura maleodorante e ricoperta di stracci apparì sul campo di battaglia. Con un gesto rapidissimo, allungò l'arto in direzione di Dranack ed estraendo gli artigli gli mozzò definitivamente la testa proprio colpendolo in quel profondo taglio che il Betris gli aveva procurato.
I tugh rimasero stupefatti di ciò che era accaduto. Due di loro, distratti dall'arrivo della Hibryan, furono colpiti a morte rispettivamente da Taal e Arthur, mentre gli altri due si prostrarono ai piedi della misteriosa creatura.
Siccome non erano a conoscenza degli esperimenti svolti da Lamehk nel laboratorio, non riconobbero la Hibryan e convinti di trovarsi di fronte ad una creatura divina, si inginocchiarono in segno di devozione. La Hibryan senza pietà decapitò anch'essi, deridendoli di ciò che avevano appena fatto.
Accortosi della gravità della situazione, Lamehk tentò la fuga tramite un passaggio segreto. Appena entrato nel buio corridoio, azionò un meccanismo che bloccò l'ingresso con un robusto portone di bronzo.
Malekit si precipitò verso il portone urlando a squarciagola insulti di ogni tipo in direzione dell'odiato nemico. I suoi occhi assunsero un luccichio ancor più intenso e, voltandosi verso gli amici, esclamò: "Ci vediamo dopo amici".
Dopo aver detto ciò, il suo corpo iniziò a perdere consistenza, diventando sempre meno visibile. Raggiunta la forma eterea riuscì ad attraversare il portone, ritrovandosi in un oscuro corridoio. Lo percorse per svariati passi, con andatura spedita e decisa, fino a quando non si trovò in un salone spazioso.
Da un angolo buio giunse una voce:
- Hahaha! Bene! Allora sei proprio deciso ad andare fino in fondo eh? Sei proprio cocciuto come il tuo disgraziato padre, anche lui era convinto di poter contrastare il mio potere. Ma non temere, come lui non avrai scampo, tra poco lo raggiungerai!-
Malekit ascoltò silente e a testa bassa le parole di Lamehk, parole che lo ferirono ancor più profondamente. Sentiva dentro di se uno stano flusso di energia che non riusciva a controllare, che non voleva controllare. Improvvisamente una strana luce bluastra iniziò a divampare intorno al suo corpo. Alzò lo sguardo indirizzandolo al mago nemico e da sotto il cappuccio si intravedeva l'acuto scintillio dei suoi occhi. Una mano abbassò il cappuccio permettendo di vedere la faccia cupa e tesa del mago. I lunghi capelli iniziarono a serpeggiare nell'aria quasi avessero vita propria, scintille di energia crepitavano intorno a lui; la stanza buia si illuminò a giorno, facendo incontrare gli sguardi dei due maghi, quello di Malekit cupo e teso, quello di Lamehk tremante ed intimorito.
- Troppe parole sono uscite dalla tua bocca quest'oggi - Disse - Troppe violenze, troppi soprusi, ma d'ora in poi nulla di tutto ciò potrai più fare, sei finito. In nome del mio amato padre, del mio venerabile maestro, in nome di tutte le Dee e dell'Imperatrice Nimira io ti distruggerò!-
Lamehk aveva riconosciuto il potere che si era scatenato in Malekit, quel potere che tanto temeva, quel potere che lo aveva spinto ad assassinare il padre del mago. L'espressione del suo volto si fece stupita ed incredula, tentando inutilmente di scagliare incantesimi all'indirizzo dell'avversario, che pareva immune ad ogni sorta di maleficio.
Malekit intonò l'incanto finale, i suoi occhi si rigirarono nelle orbite mentre dalla sua bocca scaturivano parole arcane sconosciute anche al mago che le pronunciava. Improvvisamente si fermò, la luce intorno a lui si attenuò leggermente; lanciò un'occhiata a Lamehk, un sorriso beffardo apparvesul suo volto:
- Mio padre ti dà la sua benedizione... addio verme!-
Con una singola parola di comando scagliò un fulmine di luce blu che dal palmo della sua mano sinistra andò a colpire in pieno il corpo di Lamehk, producendo un bagliore accecante.
Era tutto finito.
Malekit cadde a terra stremato, mentre il corpo di Lamehk era completamente scomparso, anche se ancora si udivano i lamenti strazianti.
Con grande sforzo Malekit si rimise in piedi e pensò: "Devo raggiungere i miei amici".
Con passo pesante si rimise sui suoi passi, procedendo lentamente e a fatica, reggendosi con la sua spada magica. Era notevolmente appesantito dalla fatica, ma liberato di un considerevole fardello che da tempo gravava sulle sue spalle.


Cap. 14 - Ritorno a casa (Epilogo)

MALEKIT e TAAL

Improvvisamente il portone di bronzo si sbloccò, e con grande rumore iniziò ad aprirsi.
Dall'altra parte c'erano tutti: Taal, Eve, Driz, Arthur, Haarthac e Pesh. Appena gli Hammers focalizzarono la figura del mago amico dietro al portone gli corsero incontro.
Malekit, allo stremo delle forze, emanò con un filo di voce: "Ce l'ho fatta" dopodiché rovinò a terra privo di sensi.
Gli Hammers si apprestarono a raccogliere il mago e si avviarono verso l'uscita della grotta.
Usciti dalla grotta ritrovarono i cavalli che brucavano tranquillamente nel prato antistante, Malekit disteso su una coperta si stava riprendendo lentamente.
Driz consegnò a Shafira il prezioso carico di spezie e sale.
L'Hybrian, avvolta in un telo bagnato, ringraziò calorosamente: - Ringraziate Madras Asiram da parte mia e del mio popolo. Quando verrete a Nosambra sarete i benvenuti-
E spronando il cavallo scomparve tra la rugiada della sera.
Superato il ponte sul Kruill i supersiti si diressero al Pulp di Kolise. Qaja non aveva parenti diretti, spettava alla Madras disporre dei suoi averi e dare notizia alla Kioskas di quanto accaduto.
Asiram fu addolorata della perdita subita ma diede ordine di preparare un bagno caldo e un pranzo in onore dei suoi ospiti. Fu una festa gioiosa seppur velata di tristezza per il sacrificio dell'eroica amazzone.
Il giorno seguente un vento freddo soffiava da nord. Il cielo era di un azzurro intenso e uniforme. Taal si svegliò di buon ora per tornare nella sua casa di Nakir, sellato il cavallo uscì silenziosamente dalle stalle.
Nel freddo del mattino una sagoma scura lo attendeva alla porta della Kioskas.
Lentamente scese da cavallo e si inginocchiò a terra. Il suo viso perennemente imbronciato si sciolse in un sorriso:
- Pesh, cagnaccio infernale, riuscirò mai a liberarmi di te?
- Hehehe!- Una risata si udì da dietro un angolo.
- Non vorrai mica abbandonare questa povera cagna?-
La figura di Malekit apparve agli occhi dell'esploratore, che disse: - Aikydo Malekit, sto tornando a Nakir. Salutami tutti, digli di non prendersela male, ma proprio non sono un tipo da festeggiamenti-
- Non ti preoccupare - Disse il mago - Lo prevedevo, ecco perché mi trovi qui ora.-
Un sorriso si stampò sul viso di Malekit.
- A presto, amico mio! - Disse avvicinandosi ulteriormente - e grazie di tutto!-
Detto questo abbracciò amichevolmente Taal che, divincolandosi dal mago, saltò in sella al suo destriero salutando con un cenno della mano.
Taal se n'era andato, gli altri Hammers ancora bisbocciavano nel palazzo di Madras Asiram. Malekit si diresse proprio a palazzo per comunicare agli altri la partenza del Vulcar.
Sinceramente nessuno degli Hammers si stupì del comportamento adottato da Taal, era fatto così ed era risaputo.
Avevo deciso, in concomitanza con Haart, di partire l'indomani alle prime luci del giorno, quindi mi apprestai a comunicarlo a tutti: - Domani io tornerò ad Aktual, voi che farete?-
Subito Eve e Arthur risposero all'unisono: - Vengo anch'io!-
Si guardarono e sorrisero.
All'alba eravamo tutti pronti alla partenza.
La sera dell'arrivo ad Aktual, ci salutammo ed ognuno si apprestò a raggiungere il proprio alloggio.
Appena Malekit sistemò il suo bagaglio, si mise una tunica nuova ponendo la tunica lacerata dall'avventura appena vissuta in un vecchio baule. Dopo cena andò in taverna, dove sperava di incontrare qualche amico che non vedeva dal tempo della partenza.
Appena entrato notò il locale vuoto, il camino acceso ed un Hammer che beveva un caffè al banco. Tutto ciò gli ricordò una vecchia scena, sorridendo si avvicinò al banco.
- Aikydo Dragone! Posso offrirti da bere?-
Arthur si girò e sorridendo rispose: - Aikydo! Certo che mi puoi pagare da bere! Basta che non mi infili in qualche guaio come l'ultima volta!-
  





 

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