Lamehk
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Prologo
MALEKIT
Mi svegliai di soprassalto con il cuore che batteva tanto forte da
farmi sembrare che le pareti del mio piccolo alloggio tremassero. O
forse tremavano veramente.
Un mago è cosciente che i suoi sogni non vengono solo per conciliare
il sonno. Sono veri e propri messaggi. |
E questo messaggio lo
aspettavo da tempo. Da troppo tempo. Erano loro, lo sentivo. Erano i
carnefici dei miei genitori. Vidi una fortezza terrificante, scavata in
una nera roccia con le parvenze di un teschio. Vidi molti uomini
mascherati vestiti interamente di nero che sorvegliavano l'ingresso di
quella tetra abitazione del demonio, udii lamenti strazianti provenire
dalle viscere di essa, che mi fecero rendere conto che le loro azioni
spregevoli e codarde non avevano mai avuto fine.
Non lo nascondo, la cosa mi spaventò notevolmente, sentivo un grande
potere celarsi all'interno di quel macabro rifugio, il grande potere di
uno stregone oscuro, votato alla malvagità e alla corruzione. Il nemico
del mio povero padre, colui che ordinò il suo assassinio.
Un forte sentimento che non avevo mai provato si impadronì di me. Odio,
odio irrefrenabile.
Mi levai dal letto: "E' quasi mattino" pensai guardando fuori dalla
finestrella che dà sulle strade di Aktual. Non c'era ancora la luce, ma
l'aurora era vicina.
Il tempo è tiranno, ma non posso avere fretta, il compito che mi aspetta
non è per niente facile, va studiato nei minimi particolari.
Prima di tutto dovevo sapere con precisione dove si trovava la fortezza
di quei maledetti.
Per questo decisi di consultare la mia sfera di cristallo azzurro. Mi
concentrai e iniziai a vedere. Vidi la fortezza, con quei guerrieri che
stavano trascinando all'interno tre povere donne, il cui destino era
drammaticamente segnato. I miei poteri non potevano fare nulla e
sentendomi impotente la rabbia dentro di me iniziò a scalpitare. Dovevo
mantenere la calma, dovevo scoprire dov'erano, prima o poi avrebbero
pagato per tutto. La mia vista si levò con le ali della bianca aquila,
cercando un punto di riferimento dall'alto.
"Ma certo! Quello è il monte Mahel!" improvvisamente sentii un ghigno
satanico e la sfera di cristallo si frantumò. Sapevo di essermi
sbilanciato troppo, avrei dovuto pensare prima alle conseguenze. Un
potere così forte non poteva farsi sfuggire uno sguardo indiscreto nelle
sue terre.
Sapevo anche che mi aveva riconosciuto, ora non potevo più contare
sull'effetto sorpresa. Mi aveva scoperto, e sicuramente aveva intuito
anche le mie intenzioni. A dimostrarmi tutto questo arrivò ben presto un
suo messaggio telepatico a me indirizzato:
"Sta' attento piccolo mago, potresti far la fine del tuo amato padre...
hahaha!!!".
La mia rabbia in quel momento scoppiò, non riuscivo più a trattenermi,
stavo per esplodere quando improvvisamente... una voce... quella voce...
maestro!
"Si Malekit, sono io, ascoltami bene, non ho molto tempo, sai, mantenere
contatti telepatici tra il mondo dei vivi e quello dei morti è molto
faticoso. Stai crescendo, ti sei unito al popolo più nobile dell'intero
universo, e già questo rende merito al tuo nobile spirito. Ho seguito
con attenzione ciò che ti è appena capitato, sei stato molto imprudente
con quella sfera, ma non ti preoccupare, il cristallo azzurro è
indistruttibile."
Nello stesso istante vidi i frammenti della sfera riunirsi tra loro,
andando a riformare la sfera, che si riappoggiò sul suo piedistallo al
centro del tavolo.
"Guardati bene da quello stregone, emana malvagità da tutti i pori, è
molto pericoloso. Il suo nome è Lamehk, è un mago che ha stretto patto
direttamente con creature caotiche, ricevendo grandi e oscuri poteri.
Appena hai sentito la sua voce rimbombare nella tua testa, stavi per
risvegliare un immenso potere che si cela dentro di te, un potere che
lui teme, che lo spinse ad assassinare i tuoi genitori. Crede di averlo
fatto sparire uccidendo tuo padre, inconsapevole del fatto che tuo padre
l'avesse trasferito a te. Sta' molto attento Malekit, quando ti capiterà
di evocarlo di nuovo, non lasciare che sia lui a gestire te, cavalca
l'onda magica che ti nasce dentro, controlla i tuoi poteri, non farti
sopraffare dall'odio che ti ha assalito. Solo allora sarai pronto per
questa sfida."
"Maestro." dissi commosso "vorrei che voi foste qui con me per condurmi
in questa missione, non sono certo di esserne all'altezza."
Abbassai la testa, senza dire nient'altro.
"Sciocco! Tu sei molto forte, sei in grado di affrontare e di vincere
questa sfida e lo sai anche tu! Non fare la parte del debole, non lo sei
mai stato."
Ricordando i suoi insegnamenti, respirai forte, una, due, tre volte, fin
quando mi tranquillizzai. Poi dissi: "Venerabile maestro, renderò onore
ai miei avi, ai vostri insegnamenti e a me stesso! Ve lo prometto!"
"Bene Malekit, bene. Era esattamente così il mio discepolo quando lo
lasciai, determinato e pronto a tutto! Ora è giunta l'ora di
salutarci... devo andare."
"No maestro! Mi dica ancora qualcosa! Com'è il mondo dei morti?"
"Hehehe Malekit! Non cambierai mai! Il bambino curioso che è in te non
demorde mai! Non è ancora il momento che tu lo sappia... non è il
momento... Addio!"
"No maestro! Aspetti! Maestro! Tornerai?"
La sua voce cessò. Il mio maestro era tornato per impartirmi un'altra
importante lezione. La più importante.
Ora è il momento di mettersi al lavoro, distillati da terminare,
incantesimi da studiare, il lavoro è molto. Ho anche un vantaggio dalla
mia parte, quel potere dormiente, quando stavo per evocarlo ne ho colto
l'immensa potenza. Sarò in grado di gestirlo al momento opportuno? Ma
soprattutto, troverò qualcuno disposto a rischiare la vita per
accompagnarmi in quell'inferno? Non ho dubbi in proposito, qui ho già
molti amici disponibili a darmi una mano, ma la mia è una questione
personale.
Se qualcuno dei valorosi Hammers pronti ad aiutarmi dovesse cadere sul
campo, come potrei sopportarlo?
Ma non posso andare solo, sarebbe un suicidio.
Cap.1- Reclutamento
MALEKIT
Me ne stavo rinchiuso nel mio alloggio piegato su libri e pergamene,
preparandomi allo scontro imminente senza dormire, mangiucchiando
qualcosa ogni tanto, giusto per non permettermi di svenire.
Il mio pensiero era uno solo: "Quei maledetti pagheranno!".
Ma era ora di cercare qualche alleato disposto a rischiare la vita con
me.
Tra questo popolo di combattenti nati non fu un grande lavoro, appena si
accennava ad una missione, la voglia di combattere si accendeva negli
occhi degli Hammers.
Tra i miei amici maghi si propose Haarthac, mago molto saggio e molto
ben disponibile.
Un giorno mi capitò di incontrarli tutti insieme in Krymenia e ne
approfittai:
- Cari amici, io sto per partire, andrò a stanare i carnefici dei miei
genitori. Sono deciso ad andare fino in fondo, niente e nessuno mi potrà
fermare. Sto reclutando volontari che siano disposti a venire con me. E'
una missione pericolosa, non posso assicurarvi di uscirne incolumi, ma
non voglio obbligare nessuno a seguirmi.
Subito si alzò Haarthac dicendo:
- Su di me puoi contare. Non sono un guerriero, ma siamo entrambi maghi
e i nostri poteri uniti saranno molto più temibili.
- Sono molto onorato di averti come compagno Haarthac, e vedrai, il
nostro sapere unito saprà farsi valere anche senza l'ausilio delle armi.
Se poi ci sarà bisogno di impugnare la spada, beh, imparerai ad usare
anche quella!
Era molto incoraggiante avere un ulteriore supporto magico, Haarthac poi
con la sua saggezza e la sua disponibilità era un alleato perfetto.
Una sera mi avviai alla locanda, luogo molto frequentato da guerrieri di
passaggio, per reclutare alleati e gustarmi una buona birra, dopo tanto
lavoro era la cosa migliore per rilassare i nervi.
Appena entrato notai un guerriero che portava l'effigie dei dragoni
Dulkar. Vidi che sorseggiava un caffè al banco, era solo, quindi con
discrezione mi avvicinai per presentarmi e fare conoscenza.
- Aikydo dragone, io sono Malekit il mago, molto onorato. Posso offrirti
da bere?
- Aikydo mago, io sono Arthur, stratega dei dragoni Dulkar. Il piacere
di conoscerti è mio, se poi offri da bere!
Passate le formalità, gli spiegai subito senza parafrasare il motivo che
mi aveva spinto a presentarmi, gli raccontai la mia storia, le atrocità
che venivano commesse da quei delinquenti e le mie visioni. Ne parve
molto interessato, tanto da darmi subito conferma della sua
partecipazione:
- Contaci mago. Sono dei vostri. Lasciami comunicare ai miei superiori
che mi assenterò per un po', dopo di che sarò pronto a partire!
- Ottimo! Il mosaico inizia a prendere forma! Siamo già in tre valorosi
pronti a tutto, sono molto contento, bisogna festeggiare!
Bevemmo un'altra birra per festeggiare la nostra amicizia. Si rivelò un
uomo molto simpatico, ridevamo e scherzavamo spinti anche dai fumi
dell'alcol. Ad un tratto un uomo si avvicinò a noi dicendo:
- Aikydo Hammers! Il mio nome è Taal, esploratore Vulcar. Vi dispiace se
mi unisco anch'io ai festeggiamenti?
- Certo che no!- risposi - Oste! Un'altra birra per il nostro amico Taal!
- Molto piacere, io sono Malekit il mago, e lui è Arthur... Arthur? Ma
dove è finito?
Vidi che Arthur approfittò dell'arrivo di Taal per allontanarsi dal
banco, andando a sedersi al tavolo di una donna che cenava con un
invitante arrosto.
- Beh, non mi sembra il caso di disturbarlo!- dissi - Le presentazioni
slitteranno a più tardi.
- Inutile mentire - mi interruppe Taal - Non che stessi origliando, ma
facevate tanto di quel baccano tu e quel dragone che ho sentito che vi
state preparando per una missione -
- Si - risposi - Stiamo partendo alla volta del monte Mahel per andare a
porre fine all'esistenza di alcuni esseri ignobili che non meritano di
esistere.-
Gli raccontai l'intera storia, e così al gruppo si aggiunse anche un
valoroso esploratore, le quali capacità sarebbero state senza dubbio
molto utili al nostro scopo.
Nel frattempo giunse alla locanda Haarthac, il quale iniziò a sprizzare
felicità venendo a conoscenza dei nuovi reclutati.
Nel frattempo, un po' barcollante, Arthur si alzò dal tavolo in
compagnia di quell'affascinante donna per raggiungerci.
- Vi vorrei presentare Eve, amazzone Imperiale Froll. Stavo cercando di
sedurla, quando mi ha minacciato di sbudellarmi come un maiale. Allora
ho pensato: un carisma così non è affatto da sprecare, perché non
parlarle della missione? Ed ecco qui una nuova arruolata!
- Aikydo a tutti!- disse Eve - sono onorata di entrare a far parte del
vostro gruppo!
Com'è strana la sorte, in una sola sera di bisboccia in taverna, ci
ritrovavamo il gruppo completo di due maghi, un dragone, un esploratore
ed un'amazzone.
Il gruppo era al completo.
- Ci manca solo un artista e poi siamo a posto - commentò Haarthac con
tono ironico.
- Secondo me - risposi - sarebbe più utile un becchino per scavare le
fosse di quei maledetti. Non si possono nemmeno immaginare ciò che gli
aspetta!
Cap.1 - Parte seconda
DRIZ_DO_URDEN
La notte era ormai inoltrata, una fredda foschia regnava su tutte le vie
della Kioskas di Aktual, calma e silenziosa, avvolta da quella lanugine
ovattante di nebbia. Nessun rumore, nè respiro, turbava quello spettrale
ed irreale silenzio nella via principale.
Una figura grigia ed irriconoscibile, celata da un ampio mantello color
cenere, avvolto dall'oscurità lattiginosa delle tenebre, si avvicinò
alla figura di Malekit, il giovane Mago, pronto a rientrare in casa sua
dopo la serata di taverna. Il giovane mago dava le spalle alla figura
quasi diafana, mentre frugava distrattamente nella sua borsa per
recuperare la chiave che avrebbe permesso il suo accesso nella casa. La
nebbia tutto intorno rendeva impossibile sentire qualsiasi rumore a
causa della sua fitta coltre che tendeva ad inglobare ogni cosa, rumori
e figure, ma i sensi altamente sviluppati del giovane mago gli fecero
presagire che qualcosa stava per accadere, quindi, molto velocemente si
voltò estraendo da sotto il suo mantello un pugnale con una lunga lama
argentata e si parò di fronte alla figura che stava per incombere su di
lui.
- Ferma la tua mano giovane mago... prima di commettere un fratricidio,
Hammer -
Una voce cupa e profonda provenne da sotto il cappuccio color cenere che
celava il volto della persona di fronte al mago, mentre gli occhi di
Malekit cercavano di individuare qualche segno particolare che potesse
fargli identificare l'oscura figura, sempre guardingo e con il pugnale
impugnato nella mano destra. Si avvicinò di un passo a quella figura
ammantata che si trovava innanzi a lui, con le mani appoggiate ai
fianchi, ritta e ben stagliata nel buio della notte.
- Guardami bene Malekit.. non mi riconosci?? -
La voce, cupa e calda della strana figura riecheggiò debolmente nel buio
della notte, mentre una folata di vento dissipava parte della fitta
nebbia che ormai aveva avvolto ogni cosa tra i due personaggi..
- Non riconosci colui che ti ha già aiutato le prime volte in passato a
muoverti in queste terre???-
Le mani dello sconosciuto salirono all'altezza del cappuccio che celava
il suo volto, ed un volto gioviale e sorridente apparve da sotto quella
coltre spessa di lana quasi argentata, che celava il suo viso, rivelando
un volto leggermente quadrato, con la mascella appena pronunciata ed un
pizzetto nero e scuro di barba, i capelli neri e lunghi, raccolti in una
coda di cavallo che arrivava fin oltre le spalle.
Il giovane mago riconobbe alfine la persona di fronte a lui e con
espressione stupefatta, mise via il pugnale riponendolo nel fodero al
fianco sinistro poi si rivolse all'amico ormai rilevato..
- Driz... Driz_do_Urden.. che gioia rivederti amico mio!-
Sorrideva e felice diede una pacca sulla spalla sinistra dell'amico
mentre la mano destra stringeva la corrispettiva del comandante della
legione Uait...
- Cosa ti porta da queste parti amico Betris??-
La curiosità del giovane mago era al culmine, sperava e già presagiva
quale sarebbe stata la risposta alla sua domanda, e la conferma arrivò
dagli occhi del Betris, incapaci di nascondere la verità a quella
domanda..
- Amico mio, ho saputo del tuo problema e ho sentito della sventura che
ti è capitata in passato -
Lo sguardo del Betris adesso era diventato serio e cupo, mentre il
giovane mago apriva la porta della sua dimora e lo invitava ad entrare.
Driz si guardò in giro notando la tipica dimora di un mago, alambicchi e
fornelletti per la bollitura e la preparazione delle pozioni, erbe di
ogni genere e di ogni provenienza messe ad essiccare appese e raccolte
in mazzetti ai travoni del tetto, contenitori in vetro di sostanze
distillate e ancora da distillare il cui effetto poteva essere soltanto
immaginato da una mente profana, ma ben conosciuto da una mente abile e
sviluppata come quella del giovane mago.
Tutto intorno lo scarso mobilio, però adeguatamente ordinato e pulito,
faceva trasparire un profondo senso di rispetto per l'ordine e le cose
semplici.
- Sono venuto ad offrirti il mio aiuto nella missione amico mio. Eve, la
mia sorellina amazzone, mi ha raccontato tutto... sempre che possa
esserti di aiuto.
Lo sguardo serio del Betris faceva trasparire verità ed intenzione nei
suoi propositi, mentre silenzioso attendeva la risposta del giovane
amico mago.
Malekit nascondeva una gioia immensa, ma non disse niente, guardò
dapprima sorridente l'amico Betris e poi esclamò con voce calma e
profonda:
- Domani... domattina amico mio si parte, fatti trovare pronto vicino
alla taverna, lì ci riuniremo per partire... e mi raccomando Driz - fece
una breve pausa mentre il Betris, sempre serio in viso, lo guardava ed
attendeva - Porta l'indispensabile amico mio... il viaggio sarà lungo e
dobbiamo viaggiare veloci.
Driz sollevò il sopracciglio destro, mentre un sinistro sorriso appariva
sul suo volto. Si voltò quindi verso l'uscita ed a pochi passi da essa
si girò in direzione dell'amico mago.
- Ho già preparato tutto amico mio, devo soltanto decidere che armi
portare. Aikydo amico mio. -
Il Betris così aprì la porta e si avviò di nuovo fuori, alla fredda e
cupa foschia che avvolgeva la Kioskas, con il cappuccio nero calato sul
viso a celarne il volto per essere confuso meglio nella lattiginosa luce
spettrale della notte.
Cap. 2- La partenza
MALEKIT e HAARTHAC
I maghi passarono molto tempo in laboratorio preparando il necessario
per sé e per i compagni d'avventura. I bagagli personali erano già
pronti. Malekit aveva preparato il suo arco da caccia, la spada magica
ed alcune erbe dal potere curativo.
Portava una tunica marrone scuro con un grande cappuccio. Questo
abbigliamento dava al mago un aspetto inquietante e i suoi occhi
scintillanti brillavano ancor di più nella cornice scura del cappuccio.
Haarthac era vestito come un normale cittadino, senza ornamenti
particolari.
L'unica arma che possedeva era un piccolo pugnale che portava alla
cintola oltre, ovviamente, al suo bastone da mago. Protetto da una fine
maglia di cuoio sotto la giubba, avvolto nel grande mantello, era pronto
a partire.
Avevano preparato anche due coperte di lanaccia pesante per il giaciglio
notturno.
- Saranno molto contenti nel vedere il bagaglio magico che gli abbiamo
preparato - Disse Haarthac.
- Credo di si -rispose Malekit - Sono tutti valorosi combattenti e i
nostri preparati gli faciliteranno molte operazioni. Ho appena finito di
preparare un olio molto particolare, oltretutto credo abbia una lunga
durata. Si tratta di una simil-invisibilità. E' a base di sangue di
camaleonte, consente al corpo di assumere diverse varietà di colori,
mimetizzandosi alla perfezione. Và spalmato sul corpo ed anche sui
vestiti. Penso che possa essere molto utile a Taal, un esploratore del
suo calibro influenzato da tali poteri è un avversario in pratica
imbattibile.-
In un sacco a parte avevano stipato le provviste: un notevole
quantitativo di riso, gallette e del pane salato secco, molto nutriente.
Malekit sperava gli capitasse l'occasione di tornare a cacciare come ai
vecchi tempi, temeva di essersi arrugginito un poco nel tiro con l'arco.
Haarthac si accorse della tarda ora e consigliò un po' di riposo,
l'indomani sarebbe stata una giornata faticosa.
ARTHUR
La mattina della partenza era arrivata ed Arthur, mentre cercava di
calmare il proprio cavallo, controllava l'equipaggiamento che aveva
portato con sé. Vestiva un paio di pantaloni di pelle ed una casacca di
lana nera; aveva preferito non portare con sé il mantello con il simbolo
dei Dulkar, giudicandolo troppo facilmente riconoscibile, e quindi
pericoloso, nell'ottica di questa missione.
Nelle bisacce trovavano posto borracce per l'acqua, le provviste di
carne secca e gallette di cereali. La spada, nel fodero, era assicurata
alla sella mediante due ganci metallici, mentre la balestra ed i suoi
dardi erano allacciati alla schiena con leggere cinghie di cuoio. Una
pesante coperta per la notte completava l'equipaggiamento.
Mormorando una preghiera ad Arawen affinché facesse ritornare tutto il
gruppo sano e salvo, si mise in disparte, silenziosamente, ad attendere
l'arrivo di Malekit.
DRIZ_DO_URDEN
All'alba del giorno dopo il mio incontro con il mago Malekit ero pronto
per partire.
Il mio equipaggiamento si basava sulle due fondamentali ed
indispensabili Katane Caos ed Ombra, mie inseparabili compagne
d'avventura che sin dai primi passi sulle terre d'Arcano mi avevano
accompagnato in ogni avventura ed ogni vicenda.
Avevo scelto come seconda arma un possente martello da guerra il cui
maglio, d'acciaio temperato, a forma di tronco di cono s'inseriva
perfettamente fuso in un unico stampo a sezione poliedrica, con una
parte centrale che formava il manico, anch'esso d'acciaio, ed uno
spuntone posteriore acuminato e temibile. L'arma poteva essere impugnata
con due mani oppure con una mano sola, il peso del maglio si aggirava
intorno ai 6 kg. e in base all'abilità ed alla velocità con cui veniva
usato, sviluppava una forza d'impatto di circa 400 kg, una forza
decisamente temibile e letale.
Ero giunto presto al raduno con gli altri amici, pronti ognuno con il
proprio abbigliamento da viaggio: Taal l'esploratore con il suo
caffettano ed il kefiah, Arthur con il suo abbigliamento di pantaloni e
casacca, mentre Eve, bella e letale come sempre con la sua divisa da
ordinanza da amazzone Froll che ben celava il suo vasto assortimento di
pugnali da lancio e da mischia, senza dar segno agli altri che
possedesse armi indosso. Eve, radiosa e allegra come sempre, scherzava
con tutti gli amici che erano giunti a salutare il nostro gruppo con un
rapido cenno del capo, in quella giornata che prometteva essere una
delle più splendenti e luminose di quel periodo di fine estate in cui
Amanuator, rigoglioso e per nulla oppressivo, donava splendore, luce ed
armonia a quella Kioskas così amata da tutti gli Hammers di Arcano.
La piazza principale andava riempiendosi, mentre gli ultimi preparativi
della comitiva andavano completandosi; Driz, con la divisa verde scura
dei guerrieri Betris della Legione Uait, stava sistemando la borsa che
avevo preparato con le provviste per il viaggio: frutta secca e carne
salata ed essiccata, formaggio stagionato, legumi secchi, lardo ed erbe
aromatiche.
Sulla parte posteriore di Germanico, il mio fedele destriero Akal-Thekè,
che ormai mi accompagnava fedelmente in qualsiasi avventura o guaio mi
cacciassi, una coperta di lana verde scura, consumata ed in alcuni punti
bucata, arrotolata e posta posteriormente alla mia sella.
TAAL
Mentre Eve distribuiva sorrisi e pacche sulla spalla ai numerosi amici
accorsi per salutarla, Taal stava in disparte verificando il suo
equipaggiamento: cereali e carne secca, borraccia per l'acqua, il suo
bastone da combattimento e la corta spada d'ordinanza erano avvolti in
un telo.
Inserendo delle corde negli appositi passanti, quel telo avrebbe potuto
essere usato come amaca, utile stratagemma per dormire nascosto tra le
fronde di un albero. Nelle bisacce del cavallo trovavano posto due
coperte, un rudimentale binocolo e una matassa di corda.
Taal aveva preferito non utilizzare la divisa d'ordinanza e si era
presentato con un caffettano e un kefiah verde oliva mimetico. Taal era
diverso dagli altri Hammers, la pelle scura, i neri capelli ricci e gli
occhi a mandorla tradivano le sue origini saharensi, un remoto altipiano
desertico posto a nord ovest del Kruill.
DRIZ_DO_URDEN
La compagnia era al completo, la partenza era imminente. Driz però,
notando un particolare presente, si allontanò dal gruppo per qualche
istante.
Guardai quel volto rimanendo come sempre ammaliato ed affascinato da
quello sguardo. Asjah, la mia dolce e forte amazzone, dallo sguardo
fiero e serio, nella cui profondità si poteva leggere apertamente tutto
l'amore che provava per me. Ricambiai quel suo dolce sguardo in cui si
poteva leggere una vaga ombra di paura e dispiacere per la mia partenza.
- Driz, maledetto guerriero, proprio non riesci a restare fermo in
queste terre per più di qualche giorno, vero??.-
Il suo sguardo severo e fiero tradiva un'ombra di dispiacere e senso di
vuoto.
- Asjah... amore mio...-
Abbassai lo sguardo verso terra incapace di sostenere quel suo sguardo,
così forte e... così pieno di dispiacere per la mia dipartita...
- Asjah... ormai mi conosci, più rimango fermo e più facilmente combino
qualche guaio; per me diventa fondamentale muovermi ed adoperarmi... per
il bene di tutti e di queste terre...-
Non riuscii a finire la frase che l'amazzone di Zaira mi si avvicinò
maggiormente e prendendo il mio volto tra le sue mani, lo sollevò
cercando con i suoi occhi di raggiungere i miei.
- Guardami in faccia quando parliamo Betris - Disse, con un misto di
durezza e dolcezza - Guardami in viso... così che io possa vedere dentro
il tuo cuore attraverso i tuoi occhi e capire se nel suo profondo c'è
veramente ciò che dici di provare per me...-
Sollevai il capo sentendo il dolce e caldo contatto dei suoi palmi sul
mio viso e la guardai con dolcezza negli occhi, cercando di trasmetterle
tutto l'amore che provavo, cercando di farle vivere ogni battito del mio
cuore, ogni tremito del mio animo... ogni calore, ogni emozione.
Socchiusi gli occhi e spostai leggermente il capo verso destra sfiorando
con le labbra il palmo sinistro della sua mano, cercando di trasmetterle
fisicamente una parte dell'amore profondo che provo per lei....
Gli occhi di Asjah, davanti a quel gesto, parvero velarsi e diventare
lucidi, un piccolo tremito nel suo occhio destro parve trasmettere il
battito del suo cuore al mio...
- Cerca di tornare vivo, Betris, oppure per Arawen ci penserò io a fare
a pezzi ciò che resta del tuo corpo... amore mio! -
Non le feci finire la frase, la presi con forza per i polsi e la
strattonai verso di me sorridendole ed abbracciandola contemporaneamente
con forza, stringendola e baciandola appassionatamente sulle labbra; i
nostri occhi si socchiusero mentre le nostre labbra si dischiusero una a
contatto dell'altra, mentre svanivano alle nostre orecchie il rumore e
gli schiamazzi della folla che si era riunita intorno al nostro gruppo,
ormai pronto per la partenza...
Cap. 3
TAAL e MALEKIT
Il viaggio a cavallo da Aktual a Ylea richiedeva almeno cinque ore. La
strada si snodava lungo la collina alternando zone assolate e polverose
a prati al limitare del bosco. Eve, Arthur e Driz chiacchieravano
allegramente mentre Malekit e Haarthac chiudevano la carovana.
Taal rallentò l’andatura e si avvicinò a Malekit.
- ...Mentre eravamo in taverna hai accennato alla tragedia dei tuoi
genitori. So che, al momento, il tuo cuore è colmo d’odio e anela
soltanto alla vendetta. I ribelli mi hanno inflitto un dolore simile… ma
voglio avvertirti: quando otterrai la tua vendetta il peso che ti grava
sul cuore non si alleggerirà… o perlomeno la mia vendetta sui ribelli
che hanno assassinato la mia famiglia non mi giovò assolutamente.
Il tempo, invece, si sta dimostrando un migliore rimedio. Esso lascia
decantare i torbidi fanghi del dolore e permette ai ricordi piacevoli di
tornare alla superficie.
- Si, ho saputo della tua famiglia. Questo ci avvicina parecchio, puoi
capire più d’ogni altro quel che provo. Ciò che tu dici è molto saggio.
Non cerco di alleviare il peso della morte dei miei genitori, anche
perchè i pochi ma bei ricordi che ho di loro sono già serviti a questo
scopo, ma la tirannia che risiede in quel demone dell’inferno deve aver
fine…
Un silenzio imbarazzato calò tra i tre. Intervenne Haarthac col preciso
intento di cambiare discorso.
- Ho inviato una missiva a Qaja di Kolise, potrà ospitarci per la notte
e non è escluso che si riesca a convincerla ad unirsi a noi.-
- Chi sarebbe Qaja?- chiese Taal distrattamente.
- E’ un’amazzone figlia di una Darkeyer di Madras Ylea. La conobbi agli
archivi di Krymenia mentre cercava informazioni su un processo. Era
interessata alla sentenza che decretò la condanna in contumacia della
madre – rispose Malekit.
- E’ un’abile combattente e mi deve parecchi favori, vedrai… ti piacerà
- concluse Haarthac.
Cap 4.1 - Al Tempio dei Sogni
TAAL
Arrivammo a Ylea nel primo pomeriggio. Prendemmo due stanze alla locanda
e passammo il resto della giornata a fare commissioni e visite agli
amici della Kioskas.
Il giorno successivo avevamo in programma di andare al Tempio dei Sogni
per richiedere la protezione delle Dee.
Da Ylea al tempio s'impiega meno di un'ora se disponi di un cavallo
fresco. Decidemmo di partire a giorno fatto e arrivammo al tempio circa
un Dan prima del Mezzodì.
Legammo i cavalli presso le scuderie.
Mentre il gong dal suono argentino scoccava gli undici colpi, varcammo
la soglia del tempio.
I nostri passi rimbombarono tra le mura, quattro fiaccole ardevano sul
bianco altare della navata centrale.
La sacerdotessa Aria stava immobile raccolta in preghiera dando la
schiena all'ingresso.
Intimoriti dalla presenza della somma sacerdotessa nessuno si decideva a
proferir parola, rimanemmo così immobili per lungo tempo finché fu lei a
rompere il silenzio.
- Già mi è noto il motivo della vostra visita. Quali doni avete portato
per ingraziarvi le dee? - Disse Aria senza voltarsi.
Eve fu la prima a fare un passo avanti, porgendole sul palmo aperto un
pugnale d'antica fattura.
- Porto in dono a Farahir questo pugnale che rinvenni in una grotta
della foresta inesplorata. Umilmente le chiedo di preservarci dal
pericolo e di colmare, con la sua ispirazione, la nostra inesperienza.-
Posò il pugnale sotto la prima fiaccola e tornò presso i suoi compagni.
Il secondo fu Taal.
- Porto questo monile di giada, ricordo di mia madre Liza. Desidero
donarlo a Moghul perché ci permetta di scendere nelle viscere della
terra, suo regno e sua prigione.-
Driz incenerì sulla terza fiaccola una treccia di capelli corvini.
- Questa treccia rappresentava il più caro ricordo della mia infanzia.
La dono ad Athenas perché guidi la nostra mano in battaglia.-
Ultimo fu Malekit, con mano tremante posò una piccola scatola
sull'altare.
- Questo dono è per Arawen con la preghiera di donarci la determinazione
per vincere.-
Ciò detto si riunì ai compagni e tutti si prostrarono ai piedi
dell'altare.
Dopo pochi minuti la somma sacerdotessa si voltò con le braccia levate
in un gesto ieratico:
- Le vostre suppliche sono state accolte ma al vostro gruppo manca un
elemento. Il suo nome è Pesh, saprà lui quando manifestarsi. Sulla
soglia del tempio troverete alcune sottili verghe d'ulivo, una per
ciascuno di voi. Vi saranno utili per scacciare gli incubi bestiali. Ora
andate e ricordate: i vostri doni sono stati graditi alle Dee ma Athenas
vuole altro sangue per donarvi la vittoria, fate in modo che il sangue
non sia il vostro.-
Cap 4.2 - Qaja
TAAL
Ritornammo alle stalle dove Arthur aveva strigliato e asciugato i
cavalli.
- Pensavo che Moghul vi avesse inghiottito - disse con fare scherzoso il
Dragone - dobbiamo arrivare a Krimenia prima di sera...-
- In un'ora saremo alla Kioskas e domani partiremo per Kolise dove ci
attende Qaja - rispose freddamente Taal mentre sellava il suo cavallo.
- Queste verghe d'ulivo ci sono state donate dalle sacerdotesse, sono in
tutto sette, una per ciascuno più una per un tale Pesh che dovrebbe
raggiungerci - disse Driz porgendogli il flessibile ramoscello - anche
se non ho idea di come utilizzarle...-
La compagnia arrivò a Kolise a giorno fatto.
Sbrigate le formalità presso la porta della Kioskas, Haarthac li portò
fino all'abitazione dell'amazzone.
- Salute a te e ai tuoi compagni - disse una giovane donna appoggiata
all'uscio.
- Aikydo - rispose Haart - hai reperito tutto il materiale che ti ho
chiesto?-
- E' tutto depositato alla loggia dei mercanti - disse Qaja - non vi
rimane che pagare e prelevare la merce... ma prima entrate e... gradiate
il pranzo che vi ho preparato.-
La casa di Qaja era composta di un unico locale circolare con una
vetrata che occupava tutto il perimetro, una scala esterna portava al
piano superiore dove c'erano la stanza da letto e i servizi igienici.
Un focolare in mattoni occupava il centro della luminosa sala. A fianco,
un tavolo basso era stato apparecchiato con due grandi coni in
terracotta laccata, piatti e boccali di metallo cesellato. Tappeti
multicolori completavano l'arredamento.
Prima di entrare ci togliemmo le scarpe e le posammo su una rastrelliera
accanto all'uscio.
Ci accomodammo sui cuscini attorno al tavolo e Qaja sollevò, senza
fatica, i pesanti coni. In mezzo a nuvole di vapore potemmo distinguere
una pila di sottili pani spugnosi e uno stufato di sciaves con verdure.
Qaja spezzò un disco di pane in quattro parti e lo usò come cucchiaio
per raccogliere il fragrante spezzatino.
Con un gesto risoluto invitò Taal e Arthur a fare altrettanto mentre
Driz, Eve e Malekit già mangiavano a quattro palmenti.
Il pranzo terminò con dolci di miele e mandorle tritate accompagnato da
caffè speziato.
Dopo circa un'ora eravamo alla loggia dei mercanti dove ritirammo alcuni
pacchi di spezie e sale.
- Dovremo costeggiare Nosambra per raggiungere il monte Mahel,
consegneremo questo sale alle Hibryan che stanno nuovamente prendendo
possesso dei loro territori. Madras Asiram ha generosamente finanziato
la nostra missione, siamo obbligati a fare questa piccola
commissione...- Spiegò Taal ai compagni.
Qaja, durante il pranzo, si era dimostrata un gentilissimo ospite e
donna d'acuto senso dell'umorismo ma appena usciti di casa smise di
chiacchierare. Spesso faceva fermare il gruppo e quando fummo di ritorno
dal mercato ci pregò di precederla a casa, senza dare spiegazioni.
Alla sera Haart tentò di convincerla a seguirci nella missione, ma lei
nè rispose affermativamente nè rifiutò.
Il giorno seguente ci accompagnò fino al ponte sul Kruill, salutandoci
con un enigmatico e sussurrato: - Aykido, a presto -
Cap 4.3 - Sosta al ruscello
TAAL
Era da poco passato il mezzodì e Amanuator arroventava la ripida strada
verso la cordigliera. I cavalli schiumavano per la fatica quando, dopo
un dosso, il sentiero digradò verso un ruscello che formava pozze
d'acqua limpidissima.
Un laghetto circondato da salici offriva uno spettacolo idilliaco. Gli
hammers si guardarono per un attimo e, senza bisogno di discuterne,
decisero di concedersi una sosta.
I cavalli furono legati all'ombra. Arthur, Eve e Driz, tolti gli
stivali, si sedettero su uno scoglio sguazzando con i piedi nell'acqua.
- Laggiù dove il ruscello ristagna possiamo trovare dei Drakor - disse
Malekit a Taal - scommetto una scaglia di miara che ne catturerò più di
te. -
- Accetto la sfida - rispose Taal. Poi, rivolto ad Haart - prepara un
fuoco e una dozzina di spiedi, saremo di ritorno tra pochi minuti -
Taal e Malekit avevano catturato cinque Drakor ciascuno quando i cavalli
nitrirono nervosamente. I due raccolsero le loro cose e tornarono
rapidamente verso il laghetto.
Corsero verso i cavalli, giusto in tempo per vedere tre figuri che
stavano frugando nelle bisacce.
- Fermi - urlò Taal brandendo l'arco - Chi siete? Cosa state cercando?-
I tre, vistisi scoperti, si diedero alla fuga ma appena usciti dalla
macchia d'arbusti due di loro furono atterrati da Eve e Arthur. Il terzo
riuscì a fuggire verso il sentiero ma fu raggiunto da una sassata in
pieno volto. Dai cespugli uscì Driz ghignando.
- Non preoccupatevi, li stavamo sorvegliando!- disse divertito.
- Ma chi sono? Da dove arrivano questi straccioni?- chiese Taal furente.
- Vi seguono fin da ieri - disse una voce in lontananza.
Lungo il sentiero si stava avvicinando un'amazzone che teneva per le
briglie quattro cavalli, poco lontano un uomo la seguiva tamponandosi
una ferita sulla fronte.
- Qaja! Haart!- esclamò Malekit.
- Li ho notati ieri a Kolise - disse Qaja - Vi hanno seguito al mercato
e hanno spiato i vostri movimenti.-
- Cosa pensavate di fare? - urlò Taal brandendo il suo bastone - Datemi
una buona ragione per non sgozzarvi come maiali!-
- Vi prego, non uccideteci!- piagnucolò il più giovane - Sapevamo delle
preziose spezie che trasportavate e... siamo molto poveri...-
- E da oggi lo sarete ancora di più - li interruppe Qaja - i vostri
cavalli li terremo noi, so chi siete e a che cosca appartenete,
andatevene e non obbligatemi a venirvi a cercare... non vi
piacerebbe...-
Nel frattempo Haart si era avvicinato ad uno dei tre colpendolo in pieno
volto.
- Questo come risarcimento per ciò che mi hai fatto - Disse al
malcapitato. Poi rivolto ai compagni:
- Mi ha aggredito mentre raccoglievo la legna, fortunatamente Qaja era
nelle vicinanze e mi ha soccorso...-
- Non volevamo farvi del male, pensavamo foste dei mercanti molto
ricchi... poi lui ci ha visti...- cercò di giustificarsi il ladruncolo
tenendosi una mano sulla parte offesa.-
- Bene, oggi mi sento generosa - intervenne Eve - tornate indietro e non
fatevi vedere mai più. Non abbiamo tempo da perdere... abbiamo una
missione da compiere.-
Cap. 5
ARTHUR
Il gruppo camminava silenzioso, ognuno era assorto nei propri pensieri;
il ponte sul Kruill era passato, oramai la compagnia aveva varcato i
confini delle terre dell'Imperatrice. Alcuni corvi volavano nel cielo,
riempiendo l'aria con i loro striduli richiami.
"Pessimo presagio" pensò Arthur tra sé e sé, lanciando un'occhiata di
sbieco ai pennuti volatili.
Non era la prima volta che oltrepassava i confini di Arcano, ma una
strana sensazione l'accompagnava da quando avevano lasciato la Kioskas.
Era un misto di attesa, timore e concentrazione.
Non era certo la prima volta che provava una cosa del genere, gli
succedeva ogni qualvolta doveva andare incontro all'ignoto. Di sicuro
era preoccupato per l'immediato futuro. Aveva accettato al volo la
missione propostagli, non ci aveva pensato su due volte, aveva
assecondato il suo istinto e non si era minimamente pentito.
Solitario per natura, Arthur accarezzò dolcemente la criniera del suo
cavallo e si mise ad osservare prima il panorama circostante, poi i
compagni di viaggio. Il suo sguardo venne attratto dalla bellezza
guerriera di Eve - sorrise pensando alla scena della taverna -, passò
poi al caffettano mimetico di Taal, poi ancora sul lucido fodero in cui
trovava collocazione l'unica arma di Haarthac e si soffermò infine su
Malekit; lo sguardo teso del mago non faceva trasparire alcuna emozione,
ma Arthur era sicuro che un turbinio di pensieri si stessero facendo
largo nella mente di Malekit.
"Ah quanta nostalgia ho già di queste terre! Da poco sono arrivato ma
già molto importanti sono per me. Come la mamma per un bimbo in fasce,
sei linfa vitale per tutti noi. I miei occhi potranno ancora incontrare
le migliaia di meraviglie che hai da mostrarci? Addio terra mia, se
tornerò sarò trionfante, se non dovessi tornare la mia morte non sarà
stata vana. Aikydo Arcano."
I pensieri di Malekit risuonavano nella sua mente. In gioventù era
sempre stato un viandante, non aveva mai avuto timore di partire, girare
per terre ignote. Anzi aveva sempre avuto una gran voglia di scoprire
nuove terre, ma ora era diverso: aveva il forte presentimento che
qualcuno del gruppo non sarebbe tornato incolume.
Guardandosi intorno cercò di carpire le sensazioni che correvano per le
menti dei compagni.
Eve e Qaja avevano ripreso a parlare amichevolmente, Driz e Taal si
guardavano intorno attenti a scorgere eventuali pericoli, mentre
Haarthac e Arthur procedevano silenziosamente appena davanti a Malekit.
Haart ad un tratto rallentò facendosi recuperare dall'amico mago.
- Sai, quando torneremo dovrò partire per una missione che mi terrà
lontano a lungo da Arcano... il punto è che non sarà facile, già ora che
l'abbiamo lasciato da poco sento già la necessità di tornarci.-
- Ti capisco amico - Rispose Malekit - Anch'io sento già la mancanza di
quelle sacre terre, in particolare della sicurezza che inculcano le
solide mura delle Kioskas, ciò mi comporta uno strano stato di
irrequietezza.-
- Temi per l'incolumità di qualcuno di noi?- Chiese Haart.
- Già... da quando siamo arrivati in queste terre di nessuno degli
strani presagi hanno iniziato ad offuscarmi la mente... spero
sinceramente di sbagliarmi, anche perché il senso di colpa che mi
assalirebbe mi consumerebbe l'anima, sono stato io a coinvolgere voi
tutti in questa folle missione- Disse Malekit scurendosi in volto.
- Tu non devi sentirti responsabile per tutti, abbiamo scelto noi di
seguirti. Certo, tu sei spinto in questa missione per fatti che ti
riguardano direttamente, ma non dimenticare che quelle bestie non hanno
fatto torti solo a te. Ci siamo uniti tutti per porre fine alle
ingiustizie che fino ad ora la povera gente di queste terre ha dovuto
subire, senza potere nulla.-
Con una pacca sulla spalla, Haarthac terminò il suo trattamento
confortante nei riguardi di Malekit che appariva turbato ed irrequieto,
stati di umore che non gli erano per niente comuni.
Cap. 6
TAAL
Il gruppo stava attraversando la gola dove si combattè la prima
battaglia contro i Brauni. In quel luogo fu catturata Madras Myrt e
molte sorelle amazzoni persero la vita, un senso di tristezza e
desolazione pervadeva l'animo degli Hammers.
Mentre Malekit e Driz osservavano pensosi il luogo dove si consumò la
storia di Arcano, Taal si accostò ad un buco alla base di un masso.
Lentamente fece aderire il corpo alla roccia coperta di edera. Il suo
caffettano verde si confondeva tra la vegetazione, il respiro lento e
regolare non produceva alcun suono. Dalla fenditura emerse il muso di un
coniglio selvatico, due orecchie bianche coperte di pelo tese per
captare il rumore non rilevarono la presenza dell'esploratore. Taal con
gesto fulmineo calò il suo bastone spezzando il collo alla preda.
- E' ora di cenare - disse allegramente ai compagni.
Fu rapidamente acceso un falò e preparata la cena.
Il sole era scomparso oltre l'orizzonte quando Taal vide tra le fronde
di un cespuglio il luccichio di due occhi rossi. Lanciando un'occhiata
ai compagni si avvicinò con gli avanzi del coniglio e li depositò su un
sasso piatto nei pressi delle fronde e tornò presso il fuoco.
Timidamente una cagna nera emerse dal folto del cespuglio. Afferrò un
osso e fuggì. Dopo pochi minuti tornò e con fare circospetto mangiò gli
avanzi restanti.
Una sottile cordicella legata al collo sosteneva una placca di osso su
cui era inciso il nome Pesh.
- Finalmente siamo al completo - esclamò raggiante Taal, ricordando le
parole della Somma Sacerdotessa.
La cagna si mostrò molto cordiale e mentre gli hammers apprestavano i
giacigli per la notte si accostò a Taal con la precisa intenzione di
dormire al suo fianco.
- Siamo ormai in territorio nemico - disse Malekit - sarà bene che, a
turno, qualcuno vegli per fare la guardia.-
- Ottima idea - rispose Driz sogghignando - Ti concedo l'onore del primo
turno.-
Eve, avvolgendosi nella coperta aggiunse: - Mi raccomando, non
svegliatemi a meno che non arrivi una pattuglia di più… di dieci Brauni,
se sono in numero inferiore vedetevela voi, io sono stanchissima!-
La notte era calda e silenziosa e gli Hammers dormivano profondamente
quando furono svegliati dalle urla di Malekit e dal latrare di Pesh.
La prima fu Eve che con un repentino colpo di reni fu in piedi pronta
all'attacco. Ciò che vide la lasciò confusa: Malekit stava al centro
della radura brandendo un tizzone ardente. Nessuno riusciva a vedere
contro chi o che cosa Malekit stesse combattendo.
Haart ficcò nervosamente la mano in un sacchetto di stoffa e gettò in
aria una manciata di polvere dorata. Rapidamente la radura fu permeata
da una fluorescenza lattiginosa e finalmente tutti poterono vedere cosa
aveva causato l'allarme:
Esili figure incorporee circondavano Malekit, le loro braccia
sproporzionatamente lunghe sembravano fatte di tenebra e dalle mani
spuntavano acuminati artigli con i quali tentavano di ghermire il mago.
Malekit si difendeva brandeggiando un tizzone ardente. I mostri colpiti
si ritiravano accartocciandosi al suolo ma dopo poco riacquistavano
vigore e tornavano all'assalto.
- Sono Incubi - urlò Malekit ad Haart - usate le verghe d'ulivo,
colpiteli con quelle -
Driz corse verso gli Incubi frustando l'aria con la sua verga d'ulivo.
Ogni volta che incontrava sulla sua traiettoria una delle ombre questa
si dissolveva in una nuvola di fuliggine. Appena i mostri si accorsero
di essere stati battuti tentarono di fuggire ma Eve e Taal, armatisi
adeguatamente, riuscirono ad intercettarli e distruggerli.
Dopo aver polverizzato l'ultimo Incubo, gli Hammers si sedettero accanto
al fuoco.
- Dovevamo prevedere questo attacco - disse Taal - le dee ci hanno
inviato Pesh per avvertirci.-
- Anche la nostra eccessiva stanchezza era sospetta - continuò Eve -
sicuramente è stato un maleficio di Lamehk.-
Pesh osservava tutti i membri del gruppo scodinzolando come per
approvare.
- Fortunatamente avevamo le verghe - osservò infine Driz - Ma cosa erano
esattamente? Malekit, li avevi mai visti?-
- Ho letto qualcosa a riguardo, penso si tratti delle proiezioni della
mente malata di Lamehk. Le verghe benedette li hanno scacciati e non
potranno più tornare. La mente di Lamehk è alla completa merce' di
questi mostri, egli non può dormire e la sua veglia assomiglia ad un
continuo stato di lucida allucinazione. Gli Incubi lo hanno ridotto ad
un essere paranoico, condannato a vivere tutte le paure dell'umanità
intera.
Lamehk, in passato, fu un sacerdote del Lupo Fenrir, il servo rinnegato
delle dee, seguendo i suoi insegnamenti riuscì a scendere nelle viscere
della terra superando il settimo livello. Il suo intento era raggiungere
la fonte dei morti, bere il sangue della terra per sconfiggere la Madras
Invincibile, la vecchiaia.
Riuscì nel suo intento ma, bevendo quell'acqua evocò le dee, riunite per
giudicare lo spirito dei defunti.
Nessuna delle tre doti care alle dee luminose gli venne riconosciuta.
Athenas non volle accoglierlo perchè Lamehk mai mostrò valore in
battaglia.
Nè amore nè saggezza albergavano nel suo cuore sicchè fu rifiutato anche
da Farahir e Arawen.
Non fu accolto neppure nella gelida dimora di Moghul perchè l'oscura era
furente per l'impudenza di quel vivente quindi il suo spirito fu dato in
pasto al Lupo Fenrir, questa è la pena per chi rinnega le dee.
Ora il suo corpo è condannato a vivere una vita eterna, preda dei
peggiori incubi dell'umanità. La sua pena potrà avere termine solo con
una morte onorevole in battaglia o con l'estinzione dell'umanità intera.
Cap. 7 - Tugh
MALEKIT e TAAL
La notte passò in fretta. Ogni rumore, anche il più insignificante, non
permise a nessuno di chiudere occhio.
L'accaduto aveva fatto suonare la campanella di allarme nella testa di
ognuno di noi. All'alba decidemmo di avanzare in fretta per le alture
del monte Mahel.
- Se siamo vicini al covo del nemico, sarà bene che io vada in
avanscoperta per individuare la strada più sicura ed evitarvi incontri
inattesi - disse Taal sottovoce - Voi continuate in questa direzione
evitando radure esposte e mantenendovi, per quanto possibile, nascosti
dalla collina. Ogni cento passi lascerò una incisione alla base di un
albero, Pesh rimarrà con voi e seguirà il mio odore, se le tracce
dovessero interrompersi vorrà dire che mi è accaduto qualcosa. Buona
strada amici-
Attese un cenno di assenso dai compagni e si inoltrò nella boscaglia.
Taal non si vedeva da parecchio quando, all'improvviso, sbucò dal cuore
della foresta facendo scattare tutti quanti come delle molle.
- Ho notato quattro loschi individui vestiti di nero che procedevano
verso di noi. Non mi sembrano in stato di allerta per la nostra
presenza, ma non possiamo evitare lo scontro. Grazie alla pozione
mimetica li ho potuti osservare da vicino: non hanno corazza e si
muovono in modo estremamente silenzioso, sono armati di frusta e un
corto coltello seghettato. Non credo che ci sia il tempo per costruire
una trappola; che facciamo? -
Tugh, gente che disprezza tutto e tutti, tipici esseri che godono
nell'infliggere supplizi alle loro vittime.
Il loro era un ordine rigoroso, segnato da leggi rigide e
incontestabili.
Fin da piccoli venivano rapiti per essere addestrati nell'arte
dell'assassinio. Venivano cresciuti in fasce contemplati con vari riti,
che ne iniziavano la mente ai voti del Kaos. Raggiunta l'adolescenza
iniziavano gli allenamenti, che consistevano in dure prove fisiche e
psicologiche, nelle quali spesso qualcuno periva. Nessuno piangeva la
morte dei compagni, anzi spesso ridevano della debolezza altrui.
La loro divisa d'ordinanza consisteva in un mantello nero al quale era
annesso un cappuccio, stivali muniti di speroni, una leggerissima giubba
di cuoio, sulla quale veniva riportato il simbolo di un teschio dalla
forma molto particolare, effigie del gruppo appartenente, pantaloni e
giacchetta di lana entrambe nere.
Le armi, in genere, venivano nascoste sotto il mantello, alcuni ne
tenevano anche nelle maniche, facendole scattare all'istante. Le loro
armi predilette erano senza dubbio i coltelli, fruste, armi bianche ad
una mano, per avere la possibilità di usarne due allo stesso tempo.
Spietati assassini capaci di qualsiasi supplizio, erano il peggior
nemico che avessimo potuto incontrare.
Malekit aveva già incontrato in passato quei maestri dell'omicidio, li
aveva visti all'opera ed aveva visto di cosa erano capaci anche tramite
le sue visioni. Quando arrivarono alla sua vista un lampo di dolore lo
trafisse, ma non era il momento di rievocare vecchi drammi, ora doveva
avere sangue freddo e sperare che nessun compagno ci avrebbe rimesso
alcunché.
Malekit si appostò su di un albero brandendo il suo arco, sotto di lui
Eve e Qaja fungevano da esche mentre Taal stava proprio accanto
all'albero, nascosto perfettamente sotto gli effetti dell'olio
camaleontico che gli aveva preparato Malekit.
A tutti gli Hammers poi il mago consigliò di bere una goccia dello
stesso olio con un po' d'acqua, per rendere più nitida la figura di Taal
alla loro vista.
Driz, Arthur e Haart controllavano attentamente ogni movimento nemico
dislocati in vari punti del bosco limitrofo, pronti a scattare
all'istante.
Stavano lentamente procedendo verso di noi, ogni movimento poteva essere
letale ai fini dell'imboscata, ma i rumori del vento e della foresta
aiutavano almeno a coprire i nostri respiri.
Quando videro le due amazzoni erano all'altezza della postazione di
Haart, che riuscì a sentire ed a interpretare le loro parole.
- Hei fratelli, guardate là! Due affascinanti prede nel cuore della
foresta! Potremmo approfittare dei loro servizietti per poi
assassinarle... il capo non saprà niente e noi ci saremo divertiti un
po'!- Disse uno di loro.
- Loghat ha ragione!- Rispose un secondo.
- Piuttosto che regalarle ai comandanti, possiamo goderci noi le due
donne!-
Velocemente si scambiarono gesti di assenso tra loro. Con passo veloce e
silenzioso si avvicinarono all'altezza della postazione di Taal, che si
mise alle loro spalle senza essere scorto. Raggiunta la postazione di
Arthur e Driz, Taal aggredì l'ultimo a procedere dei tugh, rompendogli
l'osso del collo con movimento veloce e deciso.
Arthur scagliò un dardo nel polpaccio del primo, che nella caduta venne
colpito da un secondo dardo all'altezza della clavicola destra.
Driz sbucò fuori in fronte ai due rimanenti, brandendo le sue katane;
uno dei due si lanciò all'assalto di Driz che, con movimento preciso e
calmo, schivò la frusta nemica accostandosi al fianco destro del tugh,
che rovinò a terra ferito a morte da un preciso fendente all'altezza
dell'addome.
Nel mentre, l'ultimo fu atterrato da Malekit, anticipando l'assassino
nel tentativo di colpire Taal. L'esploratore si era fatto prendere di
sorpresa dalla frusta del tugh che, con movimento incredibilmente
preciso, aveva fatto cadere a terra l'esploratore.
- Che razza diabolica sei? Già mi era parso di averti notato.-
Le parole del tugh vennero interrotte da una freccia che gli si infilò
precisa nella gola. Subito Malekit soccorse l'amico, spiegandogli che
probabilmente doveva aver notato la sua ombra, riuscendo così a
localizzarlo.
Arthur si stava occupando di legare il tugh ferito in precedenza e
svenuto, mentre Haarthac si apprestava a raggiungerci. Quando Pesh sbucò
dal bosco il prigioniero, appena rinvenuto, la guardò con aria stupita.
Qaja, accortasi del rinvenimento del prigioniero, subito gli si mise in
fronte con in mano un pugnale. Il suo viso aveva assunto un'espressione
particolare, un ghigno inquietante marcava il profilo delle sue labbra,
mentre agitava nervosamente il pugnale tra le mani.
- Bene, bene... - Disse con tono provocatorio - Chi siete? Siete adepti
di Lamehk? Dove si trova esattamente il vostro covo?-
Il tugh non rispose, bisbigliò un qualcosa di incomprensibile con tono
minaccioso.
- Non vuoi rispondere eh? Mi ci obblighi tesoro mio -
Così dicendo, Qaja afferrò la mano del nemico legato.
- Se ora non risponderai alle mie domande, ti taglierò un dito.
Dopodiché un altro, e un altro ancora... finchè non sverrai. Ma poi, li
vedi quei due? Sono due maghi, con le loro erbe medicinali ti farei
rinvenire per poi amputarti le dita dell'altra mano - Concluse
sogghignando.
Il tugh comprese perfettamente le parole dell'amazzone, ma non fece una
piega.
Con gesto deciso Qaja mozzò il primo dito. Un gemito di dolore misto ad
odio proferì dalla bocca della vittima, mentre Qaja ripeté la procedura
che avrebbe attuato con sguardo ancor più cupo.
Alla seconda mutilazione il tugh iniziò a vacillare, aveva già perso
molto sangue. Iniziò a dire:
- Sono un tugh, figlio di Fenrir. Voi state per morire, i miei fratelli
verranno dal tempio per squartarvi come bestie al macello... choff...
choff...- Rantolò sangue - I miei fratelli sono due volte voi e sapranno
fare ciò che non siamo stati in grado di fare noi deboli, non credo che
avrete l'onore di arrivare fino ai piedi del maestro Dranak e del Sommo
Stregone Lamehk... Ed ora uccidimi schifosa, se avessi un coltello lo
farei io...-
La sua testa penzolava ed il sangue continuava ad uscire dai moncherini.
Lo scatto della balestra di Arthur mise fine alla sua agonia.
- Non gli avremmo cavato nient'altro - Concluse.
Cap. 8 - Attacco psichico
MALEKIT
Improvvisamente la mente di Malekit venne scossa da un'influenza
malvagia, Lamehk aveva preso contatto telepatico con lui.
"Eccoti dunque, ti attendevo, sai? Vedo che sei in compagnia di alcuni
poveri stolti! Dovrei avere pietà per tanta stupidità, dovevate fermarvi
quando vi ho scagliato contro quei ridicoli spettri, non avreste mai
dovuto entrare nel mio territorio! Qui detengo io il potere, niente e
nessuno può sperare di uscirne vivo senza che io lo voglia!"
Lo stregone non si limitava a qualche stupida intimidazione, passò ad un
vero e proprio attacco mentale, cercando di corrompere la mente dei
maghi ai voti del caos.
Malekit, già molto nervoso, rispondeva in continuazione ai messaggi del
mago nemico, attenendosi al suo sporco gioco. Iniziò a sudare, a
digrignare i denti, finché non perse definitivamente la pazienza
rispondendo a pieni toni.
"Ti dovrai pentire di tutte le colpe che hanno lasciato macchie
indelebili nella tua anima, ma non potrai comunque essere perdonato, la
tua fine verrà scritta con il nostro incontro!"
Haarthac, che assisteva silente alla disputa telepatica, afferrò per il
braccio il compagno dicendo: "Avanti Mal, sta calmo, non essere
infantile. Avrai modo di sfidarlo, ma a suo tempo. Ora non stai facendo
che il suo gioco, vuole distogliere la tua attenzione, quel maledetto
sicuramente ci giocherà qualche tranello a breve. Quindi meno gli
facciamo sapere di noi meglio è, anzi dovremmo liberare qualche schermo
magico per impedirgli di prendere contatto con noi."
"Hai ragione amico, hai ragione. Sono stato stupido e mi stavo facendo
rapire dalla tensione.
Ma ora basta... senti un po', ho un incantesimo che fa al caso nostro.
Provocherà uno shock celebrale a quella mente malata ogni volta che
proverà a prendere contatto con noi. Vedrai che non ci infastidirà più.
Però ho bisogno del tuo supporto mentale per lanciarlo."
Intanto gli altri compagni discutevano tranquillamente tra loro e,
siccome i maghi chiudevano il gruppo in movimento, rimasero ignari di
ciò che stava capitando, tutti a parte Driz.
Grazie alle sue conoscenze nel campo della magia era riuscito a
decifrare i messaggi telepatici che correvano da mago a mago, ma preferì
non commentare l'accaduto.
Nel momento in cui i maghi decisero di fermarsi per formulare
l'incantesimo, avendo sempre mantenuto un'andatura abbastanza spedita, i
compagni ne risultarono abbastanza incuriositi. Tutti tranne Driz che
era, a insaputa anche dei due maghi, già a conoscenza di tutto.
Malekit si sentì in dovere di informare i compagni di quanto era
accaduto poco prima, ma subito Driz lo interruppe dicendogli:
- Non sprecare tempo amico. Spiegherò io a loro quanto è successo, voi
due intanto occupatevi dei vostri giochi di magia.-
Stupefatti dalle parole del guerriero i due maghi annuirono, iniziando
velocemente il rituale.
Malekit si occupò della formula, mentre Haart incanalava nella mente
dell'amico mago tutti i flussi magici che riusciva a richiamare.
- Amanuator risi korshe na kah! Amanuator risi Korshe na kah!- Iniziò a
ripetere ininterrottamente Malekit, con le braccia tese verso il cielo.
I suoi occhi si capovolsero, entrò in uno stato di trance che gli
permise di richiamare a sé la forza dell'incantesimo che stava per
lanciare.
Haarthac intanto gli era a fianco, a pochi metri di distanza,
concentratissimo nel richiamare tutta l'energia che riusciva a trovare e
incanalarla verso Malekit.
Quando l'incanto di Malekit terminò, i maghi vennero avvolti da
un'intensa luce bianca, che nello stesso momento fece tramortire lo
stregone nemico.
Cap. 9 - La trappola
MALEKIT
L'aria intorno a noi si faceva pesante, sapevamo che da qualsiasi parte
intorno a noi potevano esserci nascosti Tugh e meccanismi mortali. Ad un
certo punto Eve notò qualcosa di strano, subito intuimmo che si trattava
di una trappola nemica, pure molto ben progettata.
Tutto si basava su di una corda, il cui movimento avrebbe provocato
un'apertura nel suolo tramite un gioco di pesi agganciati ai rami
soprastanti. La cosa più interessante era che il tutto era progettato in
modo da tornare nella posizione iniziale ad ogni funzionamento.
Probabilmente poteva essere usata anche come trappola per la caccia,
ecco perché l'interessamento degli Hammers si fece ancora più alto.
Insieme decidemmo di progettare un bello scherzetto ai tugh che
sarebbero passati a controllare il contenuto della trappola.
Con qualche piccolo arrangiamento e con il materiale fornito
dall'ingegnosa trappola tugh, modificammo il funzionamento del
marchingegno.
Il punto di sgancio dei pesi che smuovevano il fondo era già stato
localizzato, nel fondo non c'erano prede. Il buco, alto circa 4 metri,
era caratterizzato da una fitta sequenza di lance acuminate rivolte
verso l'alto. Sfilammo una decina di queste. Con un palo di legno e tre
corde la trappola era terminata. Fissammo le lance al palo tramite dello
spago, dopodichè legammo il tronco alle due estremità con della corda.
Successivamente issammo il tronco su due rami della pianta alla base
della quale si trovava il meccanismo di sgancio della prima trappola.
Ovviamente tempestammo il tutto di abbondante fogliame per evitare di
essere scorto. Mettemmo in tensione la trappola con l'ultima lunga corda
ed un moschettone di Taal.
Il vecchio sistema di sgancio funzionava con due moschettoni. Lo
riproducemmo alla perfezione, modificandone soltanto l'utilità.
Ora non ci restava che aspettare il loro arrivo.
Erano già due giorni che ci cibavamo solo di alimenti straconservati
quali pane secco, carne secca, gallette, mais... non potevamo certo
accendere fuochi in pieno territorio nemico.
Avevamo stabilito il nostro rifugio all'imbocco di una grotta nascosta
dagli alberi.
Malekit stava accucciato in un angolo teso come una corda d'arpa, da
parecchio non proferiva parole. Eve e Qaja nel frattempo stavano facendo
conoscenza, si trovavano simpatiche a vicenda. Driz insieme a Taal ed
Arthur vegliavano sulla trappola poco distante, mentre Haart
giocherellava con Pesh.
- Vi prometto che quando torniamo indietro, dedicherò i miei studi al
fuoco, vi giuro che riuscirò a farne uno che non farà fumo...- Esclamò
Haart.
Improvvisamente giunse all'imbocco Arthur, che gridò: - E' successo
qualcosa giù alla trappola... presto seguitemi!-
Tutti balzarono in piedi e seguirono in tutta fretta il Dragone. Appena
arrivarono nel punto in cui era stata elaborata la nostra trappola si
trovarono davanti uno spettacolo terribile.
La trappola aveva funzionato alla perfezione uccidendo la bellezza di
tre tugh. Due di essi erano stati divisi in due per la velocità e il
peso del tronco. Quello più vicino al sistema di sgancio invece, era
rimasto infilzato nelle lance.
- C'era un quarto tugh, è sopravvissuto per volere di Taal. Mi si è
messo davanti alla balestra quando lo stavo per colpire, mi ha detto che
lo avrebbe seguito fino al loro covo.
Mi ha anche detto che avrebbe usato lo stesso sistema di prima per
indicarci la strada, lascerà un'incisione alla base degli alberi ogni
cento passi.-
Il volto di Malekit divenne ancora più scuro:
- Dobbiamo fare in fretta allora! Taal si sta avvicinando da solo a un
grande pericolo, se venisse scoperto si troverebbe in guai grossi!-
- Io gli avevo detto di non preoccuparsi, che la strada l'avremmo
trovata comunque...- Lo interruppe Arthur - Ma non ha voluto saperne...
l'ha lasciato andare ed è partito come un razzo dietro di lui...-
- Non ti preoccupare - Intervenne Driz - Taal è un esploratore che sa il
fatto suo, vedrai che se la caverà a meraviglia!-
Raccolte le proprie cose, gli Hammers si misero sulle tracce di Taal,
avanzando velocemente, preoccupandosi solo di fare in fretta.
Cap. 10 - Il tempio del teschio
TAAL e MALEKIT
Gli Hammers furono sorpresi da Taal, che li stava aspettando nel luogo
più sicuro che aveva trovato nelle vicinanze del covo nemico.
Appena lo incontrammo disse: - Dobbiamo fare attenzione, il tugh che è
scappato alla trappola l'ho ucciso prima che arrivasse a destinazione
senza farmi scoprire, ma ormai saranno già allarmati per il ritardo
delle guardie... speriamo solo che non sappiano che siamo già qui e che
non abbiano organizzato il comitato d'accoglienza per tutti noi!-
Gli Hammers arrivarono in vista della Grotta del Teschio alle prime luci
dell'alba. Amanuator nascente illuminava la bocca del teschio ma i suoi
raggi sembravano incontrare un muro di tenebra solida nei pressi della
soglia. Alcuni Tugh stavano scaricando sacchi colmi del bottino razziato
durante la notte.
Di fronte all'ingresso, una muro diroccato divideva in due un vasto
prato. Le due amazzoni capeggiavano le rispettive squadre. Qaja, Malekit
e Driz avevano il compito di attaccare il nemico con archi e balestre da
una distanza medio ravvicinata, appena la controffensiva fosse avanzata
si sarebbero ritirati attestandosi su una riva al limitare del bosco; La
seconda squadra aveva il compito di attaccare lateralmente la pattuglia
nemica.
Se le loro informazioni erano corrette, il nemico poteva contare su un
massimo di 10 unità, compresi Dranak e Lamehk. Gli hammers contavano di
contrastare la superiorità numerica nemica con un buon coordinamento sul
campo di battaglia.
In caso di schiacciante superiorità numerica del nemico era comunque
stato approntato un piano per la ritirata. Un piano che avrebbe però
separato Taal dal resto dei compagni.
Appena la prima freccia colpì uno dei Tugh una squadra di cinque guardie
uscì dalla grotta disponendosi dietro il rudere antistante.
Qaja e la sua squadra si spostarono al riparo di una grossa roccia
sporgente.
I Tugh confabularono qualcosa e si sparpagliarono con la chiara
intenzione di aggirare gli arcieri.
La squadra di Eve, Haarth e Arthur poteva vederne agevolmente i
movimenti. Taal era stato inviato in una posizione avanzata, ma sicura e
sopraelevata, col compito di avvertire i compagni in caso di movimenti
inattesi.
I Tugh avanzavano strisciando ben coperti dalla vegetazione, quando
furono abbastanza vicini alla prima squadra vi si lanciarono contro.
Con un preciso tiro di balestra Arthur riuscì a colpirne uno. Qaja
teneva testa a due nemici contemporaneamente ma Malekit era in evidente
difficoltà. Driz ebbe la meglio sul suo avversario e si lanciò nella
mischia per disimpegnare il mago.
- Ritiriamoci!- Urlò ai compagni che immediatamente fuggirono verso il
bosco.
I Tugh li inseguirono cadendo sotto le frecce della seconda squadra.
Gli Hammers non ebbero il tempo di esultare per l'azione coordinata che
un lamento si levò dall'entrata della grotta.
Sulla soglia stava Lamehk con le braccia levate, la nenia che stava
intonando mise in allarme Malekit che urlò a Taal: - L'ampolla rossa!
Presto!-
Taal staccò dalla cintura una bottiglietta panciuta, contenente un
liquido venefico, e la lanciò verso lo stregone. Appena l'ampolla si
infranse ai suoi piedi, una densa nuvola di vapori si sparse attorno.
Lamehk si zittì improvvisamente e fuggì tossendo seguito dai superstiti.
Cap. 11 - Shafira
TAAL e MALEKIT
Un suono di corno annunciò la ritirata dei nemici.
Le guardie superstiti scomparvero all'interno della caverna. La
passerella in legno, simile a un ponte levatoio fu ritirata sigillando
l'ingresso.
L'orribile portale a forma di teschio ora sembrava un viso scheletrico
armato di elmo. Dalle fenditure ai lati alcuni arcieri attendevano che
qualcuno di noi si esponesse per trafiggerlo con i loro dardi
avvelenati.
- Non riusciremo mai ad entrare - Disse Eve - la fortezza è ben difesa -
- Non possiamo neppure tentare l'assedio - Intervenne Driz - Quei
maledetti Tugh potrebbero attaccarci nottetempo, non sappiamo se la
caverna ha uscite segrete e neanche se Lamehk stia chiamando rinforzi.-
Mentre gli Hammers si interrogavano sul da farsi videro arrivare Pesh
dal lato orientale della fortezza.
Appena fu vicino a Taal incominciò a mugolare strattonando con i denti
il suo caffettano.
- Credo che voglia mostrarti qualcosa - Sussurrò Haart.
- Vado a vedere, voi rimanete qui di guardia - Rispose Taal.
La cagna, seguita dall'esploratore scomparvero strisciando tra i
cespugli.
I due tornarono dopo pochi minuti.
- Pesh ha trovato un altro ingresso, forse, ma ho bisogno del vostro
aiuto.-
Una fenditura nella roccia portava ad un pozzo buio dal quale esalava un
odore nauseabondo.
- Vado io in avanscoperta, voi controllate che non arrivi nessuno -
Disse Taal fissando la corda ad un masso - Quando sarò dentro vi
comunicherò se la via è libera: tre strattoni in rapida sequenza
vorranno dire "via libera", due "fuggite", uno "aspettate".-
Appena arrivò il segnale di "via libera" Driz si calò nel pozzo
trasportando le sue armi e quelle di Taal, scesero quindi i due maghi e
Pesh avvolta nell'amaca di Taal, l'ultima fu Eve.
Il pozzo sbucava su un balcone naturale, sottili stalattiti creavano una
grata attraverso la quale si intravedeva una grande grotta.
La sala sembrava il bacino di un laghetto sotterraneo di dieci metri di
diametro, sotto la balconata si apriva un crepaccio dal quale saliva
odore di carne putrefatta.
La tremolante luce di una fiaccola illuminava uno scenario
agghiacciante, su tavolacci di legno erano stesi corpi umani e di
animali che sembravano sciaves, ognuno aveva sottili tubi che
attraversavano il loro corpo e tutti convergevano verso una vasca
centrale dove galleggiava un enorme feto dalle sembianze antropomorfe.
Nel lato più lontano stava una piccola gabbia semi sommersa in acqua
putrida.
Malekit estrasse un tubo di cuoio nero al quale tolse il tappo. Ne
scaturì un fascio di luce bluastra col quale illuminò la gabbia. Una
Hibryan era appoggiata rannicchiata al suo interno, la gabbia era così
piccola che la poveretta doveva tenere le braccia a penzoloni fuori
dalle inferiate, sembrava priva di conoscenza.
- Esperimenti di ibridizzazione - Sussurrò Driz.
- Le Hibryan sono interfertili con molte specie ma i figli di queste
unioni sono sterili, probabilmente quella che vediamo ha generato quel
mostro nella vasca centrale. Dobbiamo scendere a liberarla, se Madras
Asiram sapesse che qui c'è una delle sue protette manderebbe una
guarnigione di amazzoni in suo soccorso. -
La grata di roccia era molto sottile, Driz riuscì a demolirne alcune
colonne con il suo martello da guerra, quindi si calò usando la sua
matassa di corda.
Arrivato ad un'altezza opportuna incominciò a dondolarsi finchè non
riuscì a toccare con i piedi la parete di roccia. Con un ultimo sforzo
di gambe si diede la spinta per arrivare al pavimento del laboratorio.
Fissò l'altro capo della corda ad una stalagmite a forma di fungo e fece
cenno ai compagni di scendere.
Appena Taal ed Eve furono a terra si precipitarono verso l'ingresso per
assicurarsi che non arrivasse nessuno mentre i maghi accorsero verso l'Hibryan
prigioniera.
Driz liberò Pesh dal fagotto che avevano usato per calarla. La cagna si
diresse verso una gabbia vuota annusandone il fondo e mugolando percorsa
da un fremito. Nel frattempo i maghi avevano somministrato una pozione
rinvigorente alla Hibryan che aprì gli occhi facendo scattare
contemporaneamente i mortali artigli. Le pupille dilatate dall'oscurità
avevano occupato la quasi totalità della gialla iride, non diceva una
parola ma muoveva la coda nervosamente.
Accortasi di Pesh ritirò gli artigli e, con voce baritonale sussurrò: -
I tuoi cuccioli non sono sopravvissuti, mia dolce amica, ma ti
assicuro... è stato un bene. Guarda l'abominio nato dalla mia carne -
Disse indicando la vasca al centro della stanza - Desidererei che
anch'esso fosse sprofondato nel crepaccio dei cadaveri.-
Pesh alzò il muso fiutando l'aria e si diresse verso il baratro
sporgendosi col naso puntato verso l'abisso, ad un certo punto il suo
tremore si acquietò come se si fosse arresa alla triste rivelazione.
Gli Hammers stavano in silenzio mentre dentro di loro si rafforzava la
convinzione dei loro sospetti.
Fu infine Taal a rompere l'indugio:
- Aykido, Hibryan, ti porto i saluti di Madras Asiram, noi siamo Hammers,
quale è il tuo nome?-
- Io sono Shafira, le presentazioni le faremo più avanti - Tagliò corto
- Ora fatemi uscire da questa gabbia.-
Appena uscita si scagliò verso la vasca strappando rabbiosamente tutti i
tubi, quindi rivolta verso gli Hammers:
- Non rimanete lì impalati, se questo mostro dovesse giungere a completa
formazione avrà la forza di uno sciaves, intelligenza e proprietà
magiche di un mago e, cosa più spaventosa, sarà in grado di riprodursi.
- Si, non possiamo permettere la genesi di quel mostro - Rispose Malekit.
- Già questi assassini hanno fatto abbastanza disastri, ma dove vogliono
arrivare? Sono tutti pazzi, questa creatura diabolica non avrebbe mai
permesso loro di comandarla - Intervenne Eve.
- Va bene, gettiamolo nel crepaccio!- Disse decisa Qaja.
- Ma non ce la faremo mai a portare fin là il mostro dentro a quella
vasca, dovremo tirarlo fuori.-
Qaja, Arthur, Driz, Shafira e Malekit si apprestarono a tirare fuori la
creatura dalla sua vasca di genesi. Senza troppa fatica la issarono e,
piano piano, la portarono fino al crepaccio.
- Addio mostro!- Gridò la Hibryan.
Ma proprio mentre la lasciarono andare, quella maledetta creatura aprì
gli occhi afferrando per una caviglia Qaja. Il peso della mostruosa
creatura non lasciò scampo all'amazzone, che rovinò nel crepaccio.
- Qaja!!! Noooo!!!- Gridò disperato Haart, sporgendosi al burrone,
allungando un braccio. Ma tardi. Troppo tardi.
- Fermo Haart! Non puoi fare nulla ormai... nulla... solo pregare...-
Disse Malekit, mentre una lacrima gli solcò il viso - L'unico modo per
vendicarla è portare a termine la nostra missione nel migliore dei
modi.-
Haart scoppiò in un pianto disperato, accucciandosi vicino al crepaccio.
Tutti gli altri erano rimasti pietrificati sul bordo del crepaccio,
guardando giù, nelle profondità dell'abisso in cui era caduta
l'amazzone.
Eve, shockata per la perdita della giovane amica, tagliò con il suo
pugnale una ciocca dei suoi capelli argentei e, gettandola nel
precipizio, disse: - Addio amica mia, giuro sulla mia vita che verrai
vendicata come meglio meriti.-
Dopo un attimo di raccoglimento nei pressi di quel dannato crepaccio,
trasformatosi nella tomba di Qaja, lentamente la compagnia si avviò
verso l'unica uscita che dava sul laboratorio.
Cap. 12 - Dranak
TAAL e MALEKIT
Usciti dal laboratorio videro due cunicoli, uno andava verso l'alto
mentre il secondo scendeva con una ripida scalinata. Alla fine dei
gradini la strada continuava in un largo budello leggermente digradante
nel quale scorreva lento un fiume sotterraneo, gli Hammers camminavano
su un cornicione di roccia all'asciutto mentre la Shafira procedeva
rapida nell'acqua.
Improvvisamente Pesh si accasciò al suolo, Taal si chinò istintivamente
per soccorrerla. Inginocchiato accanto al corpo del cane, la scuoteva
tentando di risvegliarla quando fu preso da un capogiro e cadde svenuto.
I suoi compagni non si accorsero immediatamente di quanto stava
accadendo, ma Shafira emerse dall'acqua urlando: - Presto! La grotta è
satura di vapori asfissianti pesanti. Ritornate indietro, raccogliete
Taal e la cagna e, nel chinarvi, trattenete il respiro.
- Maledizione!- Gridò Driz nel girarsi, vedendo Taal e Pesh accasciati
al suolo privi di sensi. Velocemente raggiunse l'esploratore insieme ad
Arthur. Il Betris con movimento veloce raccolse l'esploratore
caricandoselo sulle spalle, mentre il Dragone si occupò della cagna.
Velocemente percorsero il cunicolo senza mai fermarsi. Un paio di volte
Driz e Malekit si passarono Taal, per evitare affaticamenti eccessivi
per l'uno e per l'altro.
Giunti ad una stanza scavata nella roccia, il torrente spariva in una
crepa del pavimento mentre la strada proseguiva per delle scale che
conducevano al livello superiore.
Shafira uscì dal corso d'acqua e consigliò: - Salite qualche scalino,
poi distendete Taal e Pesh. Fate in modo che rinvengano in fretta, non
credo che questo posto sia molto sicuro.-
Salimmo alcuni scalini come consigliato dalla Hibryan. La scalinata
curvava leggermente verso sinistra; nessun rumore si scorgeva arrivare
dalla cima di essa.
Eve, Driz e Arthur decisero di avanzare leggermente per tenere sotto
controllo la postazione in cui Malekit e Haart, con l'ausilio dei loro
sali, cercavano di far rinvenire Taal e Pesh. Più in basso l'ingresso
alla scalinata era tenuto sott'occhio da Shafira che cercava di restare
nell'acqua più tempo possibile.
Quando Taal rinvenne parve stordito, ma grazie a un potente rinvigorente
creato da Malekit con un misto di erbe mediche tritate, fu rapidamente
in grado di continuare il cammino.
Chiamammo Shafira che ci rispose di proseguire, lei ci avrebbe raggiunto
a breve.
Avanzavamo in fila indiana siccome la scalinata, man mano che saliva,
stringeva sempre più.
Arrivammo in un corridoio identico alla scalinata: le pareti di roccia
umida, tetro e scuro, con l'odore nauseabondo del cunicolo sottostante
che ancora persisteva, ma andava man mano sparendo. La scarsa
illuminazione ed il pavimento sconnesso non permettevano di scorgere
eventuali trappole, infatti procedevamo lentamente, sempre in fila per
uno, cercando di seguire gli stessi passi dell'apripista che in quel
momento era Taal, affiancato da Pesh.
Improvvisamente la cagna si mise a ringhiare, una figura scura si
intravide nelle profondità del corridoio. Pesh, innervosita da quella
presenza, iniziò ad abbaiare, avanzando velocemente verso l'ombra.
- Pesh! Stupida cagna, torna qui!- Disse Taal.
Quando si trovò circa a tre metri dall'esploratore, un rumore
improvviso:
Per loro fortuna Pesh, involontariamente, aveva fatto scattare un
meccanismo che fece fuoriuscire delle lance dalla parete,
orizzontalmente a circa un metro da terra.
La cagna, spaventata ma incolume, tornò verso Taal, che inginocchiandosi
la accarezzò e le disse:
- Mi hai salvato la vita, mia cara amica!-
Poi voltandosi esclamò ai compagni: - Sanno che siamo qui e che siamo
sopravvissuti anche a questa trappola, ho visto qualcuno là davanti...
facciamo molta attenzione e aspettiamoci di tutto!-
Avanzando, gli Hammers giunsero ad una stanza ben illuminata da un
focolare al centro di essa, il soffitto a cupola possedeva un foro nel
punto più alto che permetteva al fumo di fuoriuscire.
Lo scenario tutto attorno era terrificante: C'erano innumerevoli gabbie
metalliche nelle quali erano contenuti cadaveri in decomposizione,
scheletri umani e strumenti di tortura.
In una di queste gabbie c'era il corpo di un uomo che doveva essere
morto da poco, era stato completamente scuoiato e sotto il cadavere
ancora c'era la chiazza di sangue fresco.
L'attenzione degli Hammers fu attirata da dei rumori di passi che
provenivano da uno dei cinque corridoi che davano sulla sala. L'eco dei
passi non permise agli Hammers di localizzare con precisione da quale
parte stessero arrivando i nemici, finché il primo tugh apparì davanti a
loro.
Era diverso dagli altri: non aveva mantello, era vestito con un paio di
pantaloni aderenti neri e una maglia di lana nera. Il suo petto era
attraversato da due lacci di cuoio incrociati, che servivano a
sorreggere le due spade che aveva dietro la schiena.
Taal gli si scagliò contro di prima intenzione, cercando il suo collo
con la lama del suo bastone, sospinto dalla convinzione di non essere
visto dall'avversario. Con grande stupore di tutti il tugh parò il
colpo. Con un movimento rapidissimo estrasse la prima spada fermando
l'attacco di Taal. L'esploratore, a distanza ravvicinata, vide la
particolarità di quel guerriero: aveva gli occhi completamente bianchi,
senza iride né pupilla. Era completamente cieco, eppure ci vedeva, come
poteva aver parato il colpo di Taal con tanta rapidità e sicurezza?
Dopo aver parato il colpo, con un calcio atterrò Taal che, subito in
piedi, arretrò verso di noi.
- Ma come è possibile che tutti quei miei guerrieri siano caduti sotto
la lama di questi pagliacci?- Disse il guerriero nero. La sua voce, cupa
e tenebrosa, risuonò nella stanza.
Subito una voce rimbombò nel corridoio cui era venuto rispondendo: - Non
li sottovaluti maestro Dranack, sono più forti di quanto possa sembrare.
Io ho avuto il piacere di combattere con loro già qui fuori dalle mura,
sono abili e scaltri.-
Cap. 13 - Il potere dormiente
DRIZ_DO_URDEN, TAAL e MALEKIT
La compagnia di Hammers si ritrovò di fronte a Dranack seguito dai
restanti quattro tugh, che sbucarono anch'essi dal medesimo corridoio
cui era arrivato il loro comandante.
- Badate voi ai quattro tugh, io attaccherò il capo - Disse Driz
estraendo le sue katane.
- Sta molto attento!- Disse Taal, ancora sbalordito per l'accaduto.
Lentamente Driz avanzò verso il centro della stanza un passo dietro
l'altro, senza provocare il minimo rumore o spostamento d'aria in
maniera tale che Dranack non riuscisse a localizzare perfettamente la
sua posizione grazie al rumore prodotto dai passi del Betris...
"Dranack.... non ti conosco ma ho potuto vedere con quanta facilità hai
atterrato il nostro esploratore..." la mano destra intanto andava dietro
la spalla omologa all'impugnatura della katana Caos, e con un movimento
lento e controllato la estraeva completamente dal fodero, mentre la mano
sinistra andava ad afferrare l'impugnatura di Ombra, l'altra sua katana
e con lo stesso movimento estraeva anche quella.
Lentamente con le katane in pugno il Betris si avvicinò al guerriero
che, con lo sguardo assente e gli occhi perlacei rivolti verso l'alto,
tendeva il fine udito per poter captare qualsiasi minimo rumore prodotto
dal suo antagonista per localizzarne la posizione esatta.
"Conosco il modo di combattere dell'arte oscura cieco" disse Driz
mettendo disprezzo nell'affermazione "E non ne uscirai vivo da questa
situazione, stanne certo..."
Driz intanto si avvicinava silenzioso al nemico mettendo la punta del
piede al suolo prima di appoggiare il resto dello stesso, così da
provocar meno rumore possibile.
"Parli bene guerriero " rispose Dranack mentre lo sguardo fisso seguiva
perfettamente gli spostamenti del Betris muovendo leggermente il
capo.... "Parli bene e ti muovi silenziosamente.... ma non abbastanza"
Finita la frase il possente guerriero nero con le spade sguainate e
poste verticalmente di fronte a sè richiamò indietro il braccio destro e
con delle abili rotazioni di polso facendo perno sullo stesso, fece
compiere tre mulinelli simultaneamente e contemporaneamente alle due
spade portandosi in avanti in direzione dove si trovava il Betris.
Driz vedendo il comandante dei Tugh che caricava verso di lui, con le
due catane poste con la punta verso il basso, fece un rapido spostamento
laterale con tutto il corpo portandosi fuori misura, indi le sue lame
scattarono contemporaneamente verso l'alto ponendosi incrociate una
sull'altra in maniera da intercettare quel mulinello di lame causato da
Dranack. Le lame trovarono filo e si arrestarono mentre i due si
fronteggiavano ferocemente, il ginocchio destro del Betris scattò veloce
e fulmineo verso l'alto centrando in pieno la parte bassa dell'addome
nella regione sinistra al fianco del suo avversario, strappandogli un
ghigno che celava una smorfia di dolore.
"Bravo moscerino, ti muovi bene.. e silenziosamente.... forse ti ho
sottovalutato..." disse Dranack soffocando una smorfia di fastidio per
il colpo ricevuto..
"E questo è soltanto l'inizio, Tugh... vedrai..."
Dranack ascoltò le parole del Betris localizzandolo momentaneamente, e
scattò in avanti con il capo cogliendolo in piena fronte con una
testata. Le lame dei due guerrieri erano intrappolate in una morsa
d'acciaio, mentre Driz per evitare di ricevere in pieno il colpo
d'ariete del suo nemico facendo leva sulle lame e contro quelle del suo
avversario, si spinse fortemente indietro per rimettersi fuori misura
dal Tugh.
Ricominciò quindi quella assurda danza di studio da parte dei due, il
cieco Dranack che sempre con lo sguardo perlaceo rivolto verso l'alto e
l'orecchio destro ben teso ascoltava e captava piccoli rumori e
spostamenti d'aria che gli permettessero di individuare il guerriero
Betris; Driz, intanto, più guardingo e meno spavaldo, avendo
riconosciuto la grande abilità e maestria nel combattere di quel grosso
personaggio, guardava cautamente Dranack cercando un varco nella difesa
delle sue abili lame.
Manteneva le katane ora in posizione diversa, Caos nella mano destra era
tenuta alta con l'elsa all'altezza del suo fianco destro e la punta
della stessa rivolta verso l'antagonista e con piccoli movimenti
concentrici detti di cavazione cercava di disorientare la guardia in
linea mantenuta dalla spada sinistra del suo avversario, dando ogni
tanto dei colpetti sulla sua lama, mentre Ombra tenuta saldamente nella
mano sinistra con la punta rivolta verso il basso e rivolta verso destra
a protezione così della parte frontale del suo corpo e dell'emilato
omologo.
Dranack sentiva i piccoli colpetti che si infrangevano sulla sua spada
destra e captava un lieve senso di nervosismo, mentre Driz continuava a
girare intorno al suo avversario.
In un attimo, il comandante dei Tugh portò un affondo con la mano destra
spingendo il braccio in avanti e contemporaneamente, con una torsione di
busto da sinistra verso destra e con la spada nella mano sinistra posta
parallela al terreno, fece compiere alla lama un movimento semicircolare
da sinistra a destra come se cercasse di falciare la figura del Betris,
contemporaneamente, aveva ritirato indietro il braccio destro, che aveva
portato l'affondo, e sfruttando la forza di rotazione del busto che
adesso si trovava completamente a destra fece compiere all'altra lama un
analogo colpo sempre a cercar di falciare il suo nemico all'altezza del
torace del Betris.
La scaltrezza di Driz però gli permise di percepire quel tipo di attacco
da parte del comandante dei Tugh, indi con un rapido spostamento
indietro e flettendo le gambe, si portò fuori misura ed al di sotto
delle stesse letali lame del Tugh che falciarono il vuoto, ed appena
falciarono l'aria sopra il suo capo, come una molla caricata al massimo
della sua tensione, il Betris raccolse tutte le sue energie nelle gambe
e scattò in avanti con le lame protese entrambe in un affondo.
Dranack avvertì quella carica di forza che si andava scagliando verso di
lui e precisamente verso l'addome e ormai proteso in avanti, non potè
fare altro che calare la sua lama impugnata a destra verso il basso a
cercare di deviare così almeno l'impeto dei due affondi simultanei del
Betris, ma la mano destra di Driz, all'ultimo momento, si ritirò
lateralmente ed indietro mentre il busto eseguiva una piccola torsione
verso destra spingendo in affondo il braccio sinistro ed il braccio
destro compiva una semirotazione verso l'alto portando così un roverso
tondo alla testa dell'avversario provocandogli un grosso squarcio nella
gola alla base del collo.
Dranack si arrestò di colpo, facendo cadere la spada che reggeva nella
mano destra e portando la stessa a cercare di localizzare la ferita,
mentre il suo torace cominciava a sporcarsi del sangue che sgorgava
copioso dalla ferita causata dal guerriero Betris; intanto la mano
sinistra reggeva ancora furiosamente l'altra sua spada, minacciosa e
letale verso Driz che, dopo aver portato a termine la sua tecnica era
rimasto con le due katane ferme ed immobili con le punte rivolte verso
il terreno.
Intanto Arthur, Eve, Taal e i maghi tenevano testa ai tugh, mentre lo
scontro tra i due comandanti stava per giungere a termine, quando un
ghigno sprezzante arrivò alle orecchie degli Hammers: da uno dei
corridoi apparve la figura dello stregone Lamehk. Subito Malekit lo
notò, lanciandogli un'occhiata di odio e disprezzo.
Con l'arrivo dello stregone l'incontro avrebbe potuto prendere una piega
sbagliata, senonché improvvisamente una grossa creatura maleodorante e
ricoperta di stracci apparì sul campo di battaglia. Con un gesto
rapidissimo, allungò l'arto in direzione di Dranack ed estraendo gli
artigli gli mozzò definitivamente la testa proprio colpendolo in quel
profondo taglio che il Betris gli aveva procurato.
I tugh rimasero stupefatti di ciò che era accaduto. Due di loro,
distratti dall'arrivo della Hibryan, furono colpiti a morte
rispettivamente da Taal e Arthur, mentre gli altri due si prostrarono ai
piedi della misteriosa creatura.
Siccome non erano a conoscenza degli esperimenti svolti da Lamehk nel
laboratorio, non riconobbero la Hibryan e convinti di trovarsi di fronte
ad una creatura divina, si inginocchiarono in segno di devozione. La
Hibryan senza pietà decapitò anch'essi, deridendoli di ciò che avevano
appena fatto.
Accortosi della gravità della situazione, Lamehk tentò la fuga tramite
un passaggio segreto. Appena entrato nel buio corridoio, azionò un
meccanismo che bloccò l'ingresso con un robusto portone di bronzo.
Malekit si precipitò verso il portone urlando a squarciagola insulti di
ogni tipo in direzione dell'odiato nemico. I suoi occhi assunsero un
luccichio ancor più intenso e, voltandosi verso gli amici, esclamò: "Ci
vediamo dopo amici".
Dopo aver detto ciò, il suo corpo iniziò a perdere consistenza,
diventando sempre meno visibile. Raggiunta la forma eterea riuscì ad
attraversare il portone, ritrovandosi in un oscuro corridoio. Lo
percorse per svariati passi, con andatura spedita e decisa, fino a
quando non si trovò in un salone spazioso.
Da un angolo buio giunse una voce:
- Hahaha! Bene! Allora sei proprio deciso ad andare fino in fondo eh?
Sei proprio cocciuto come il tuo disgraziato padre, anche lui era
convinto di poter contrastare il mio potere. Ma non temere, come lui non
avrai scampo, tra poco lo raggiungerai!-
Malekit ascoltò silente e a testa bassa le parole di Lamehk, parole che
lo ferirono ancor più profondamente. Sentiva dentro di se uno stano
flusso di energia che non riusciva a controllare, che non voleva
controllare. Improvvisamente una strana luce bluastra iniziò a divampare
intorno al suo corpo. Alzò lo sguardo indirizzandolo al mago nemico e da
sotto il cappuccio si intravedeva l'acuto scintillio dei suoi occhi. Una
mano abbassò il cappuccio permettendo di vedere la faccia cupa e tesa
del mago. I lunghi capelli iniziarono a serpeggiare nell'aria quasi
avessero vita propria, scintille di energia crepitavano intorno a lui;
la stanza buia si illuminò a giorno, facendo incontrare gli sguardi dei
due maghi, quello di Malekit cupo e teso, quello di Lamehk tremante ed
intimorito.
- Troppe parole sono uscite dalla tua bocca quest'oggi - Disse - Troppe
violenze, troppi soprusi, ma d'ora in poi nulla di tutto ciò potrai più
fare, sei finito. In nome del mio amato padre, del mio venerabile
maestro, in nome di tutte le Dee e dell'Imperatrice Nimira io ti
distruggerò!-
Lamehk aveva riconosciuto il potere che si era scatenato in Malekit,
quel potere che tanto temeva, quel potere che lo aveva spinto ad
assassinare il padre del mago. L'espressione del suo volto si fece
stupita ed incredula, tentando inutilmente di scagliare incantesimi
all'indirizzo dell'avversario, che pareva immune ad ogni sorta di
maleficio.
Malekit intonò l'incanto finale, i suoi occhi si rigirarono nelle orbite
mentre dalla sua bocca scaturivano parole arcane sconosciute anche al
mago che le pronunciava. Improvvisamente si fermò, la luce intorno a lui
si attenuò leggermente; lanciò un'occhiata a Lamehk, un sorriso beffardo
apparvesul suo volto:
- Mio padre ti dà la sua benedizione... addio verme!-
Con una singola parola di comando scagliò un fulmine di luce blu che dal
palmo della sua mano sinistra andò a colpire in pieno il corpo di Lamehk,
producendo un bagliore accecante.
Era tutto finito.
Malekit cadde a terra stremato, mentre il corpo di Lamehk era
completamente scomparso, anche se ancora si udivano i lamenti
strazianti.
Con grande sforzo Malekit si rimise in piedi e pensò: "Devo raggiungere
i miei amici".
Con passo pesante si rimise sui suoi passi, procedendo lentamente e a
fatica, reggendosi con la sua spada magica. Era notevolmente appesantito
dalla fatica, ma liberato di un considerevole fardello che da tempo
gravava sulle sue spalle.
Cap. 14 - Ritorno a casa (Epilogo)
MALEKIT e TAAL
Improvvisamente il portone di bronzo si sbloccò, e con grande rumore
iniziò ad aprirsi.
Dall'altra parte c'erano tutti: Taal, Eve, Driz, Arthur, Haarthac e Pesh.
Appena gli Hammers focalizzarono la figura del mago amico dietro al
portone gli corsero incontro.
Malekit, allo stremo delle forze, emanò con un filo di voce: "Ce l'ho
fatta" dopodiché rovinò a terra privo di sensi.
Gli Hammers si apprestarono a raccogliere il mago e si avviarono verso
l'uscita della grotta.
Usciti dalla grotta ritrovarono i cavalli che brucavano tranquillamente
nel prato antistante, Malekit disteso su una coperta si stava
riprendendo lentamente.
Driz consegnò a Shafira il prezioso carico di spezie e sale.
L'Hybrian, avvolta in un telo bagnato, ringraziò calorosamente: -
Ringraziate Madras Asiram da parte mia e del mio popolo. Quando verrete
a Nosambra sarete i benvenuti-
E spronando il cavallo scomparve tra la rugiada della sera.
Superato il ponte sul Kruill i supersiti si diressero al Pulp di Kolise.
Qaja non aveva parenti diretti, spettava alla Madras disporre dei suoi
averi e dare notizia alla Kioskas di quanto accaduto.
Asiram fu addolorata della perdita subita ma diede ordine di preparare
un bagno caldo e un pranzo in onore dei suoi ospiti. Fu una festa
gioiosa seppur velata di tristezza per il sacrificio dell'eroica
amazzone.
Il giorno seguente un vento freddo soffiava da nord. Il cielo era di un
azzurro intenso e uniforme. Taal si svegliò di buon ora per tornare
nella sua casa di Nakir, sellato il cavallo uscì silenziosamente dalle
stalle.
Nel freddo del mattino una sagoma scura lo attendeva alla porta della
Kioskas.
Lentamente scese da cavallo e si inginocchiò a terra. Il suo viso
perennemente imbronciato si sciolse in un sorriso:
- Pesh, cagnaccio infernale, riuscirò mai a liberarmi di te?
- Hehehe!- Una risata si udì da dietro un angolo.
- Non vorrai mica abbandonare questa povera cagna?-
La figura di Malekit apparve agli occhi dell'esploratore, che disse: -
Aikydo Malekit, sto tornando a Nakir. Salutami tutti, digli di non
prendersela male, ma proprio non sono un tipo da festeggiamenti-
- Non ti preoccupare - Disse il mago - Lo prevedevo, ecco perché mi
trovi qui ora.-
Un sorriso si stampò sul viso di Malekit.
- A presto, amico mio! - Disse avvicinandosi ulteriormente - e grazie di
tutto!-
Detto questo abbracciò amichevolmente Taal che, divincolandosi dal mago,
saltò in sella al suo destriero salutando con un cenno della mano.
Taal se n'era andato, gli altri Hammers ancora bisbocciavano nel palazzo
di Madras Asiram. Malekit si diresse proprio a palazzo per comunicare
agli altri la partenza del Vulcar.
Sinceramente nessuno degli Hammers si stupì del comportamento adottato
da Taal, era fatto così ed era risaputo.
Avevo deciso, in concomitanza con Haart, di partire l'indomani alle
prime luci del giorno, quindi mi apprestai a comunicarlo a tutti: -
Domani io tornerò ad Aktual, voi che farete?-
Subito Eve e Arthur risposero all'unisono: - Vengo anch'io!-
Si guardarono e sorrisero.
All'alba eravamo tutti pronti alla partenza.
La sera dell'arrivo ad Aktual, ci salutammo ed ognuno si apprestò a
raggiungere il proprio alloggio.
Appena Malekit sistemò il suo bagaglio, si mise una tunica nuova ponendo
la tunica lacerata dall'avventura appena vissuta in un vecchio baule.
Dopo cena andò in taverna, dove sperava di incontrare qualche amico che
non vedeva dal tempo della partenza.
Appena entrato notò il locale vuoto, il camino acceso ed un Hammer che
beveva un caffè al banco. Tutto ciò gli ricordò una vecchia scena,
sorridendo si avvicinò al banco.
- Aikydo Dragone! Posso offrirti da bere?-
Arthur si girò e sorridendo rispose: - Aikydo! Certo che mi puoi pagare
da bere! Basta che non mi infili in qualche guaio come l'ultima volta!-
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