Ritorno a casa
|
 |
BERSERK
Ero in Taverna, a bere birra come sempre, quando sentii un gran
trambusto.. vidi qualcuno entrare di corsa... "Il Vicario Berserk..
è qui??"
Si Voltò tutta la taverna perplessa... non vedermi era quasi
impossibile.
"Eccomi... cosa C'è??" |
..dovete venire con me signore..... un Barbaro è stato bloccato dalle
amazzoni vicino al fiume... ha un messaggio per voi.
Uscii subito insieme a lui seguito da altri curiosi e montato in sella a
Morte ci recammo sul luogo.. quando il Barbaro mi vide arrivare mi venne
incontro... facendo poi una specie di inchino "porto un messaggio da
parte di tuo fratello Balin... gli eserciti degli stati dell'unione
stanno assediando la nostra casa... vogliono occuparla come base
strategica.. e tuo fratello chiede la tua presenza"
"Torna e di a lui che verrò"... il barbaro si girò rimontando a cavallo
e ripartì.... rimasi pensieroso qualche istante poi girai Morte verso
Nistra. Dovevo prepararmi alla partenza, sarei tornato a casa.
Galoppai a lungo senza fermarmi finchè non arrivai a Nistra, indossai la
mia armatura, le armi, la grande ascia.. diedi le varie disposizioni in
mia assenza ed uscii per ripartire.
EL GRIZZLY
Ero in taverna quando entrò quell'uomo, poco visibile, nascosto in un
angolino a pensare ai fatti miei mentre osservano il fuoco. Aspettai che
un po' di curiosi si allontanarono ronzanti intorno a Berserk, quindi mi
mossi anch'io per andare a vedere cosa stesse succedendo.
Ascoltai con attenzione quello che disse il barbaro mandato da questo
Balin, che capii essere il fratello del mio comandante Bers.
Sempre nascosto nell'ombra, aspettai che il mucchio di persone che si
erano avvicinate se ne andassero, quindi decisi che era giunto il
momento di bagnare nuovamente di sangue ribelle il filo della mia ascia.
Seguii Bers a cavallo del mio Argoth fino al tempio, per tre giorni,
rimanendo sempre mezza giornata dietro a lui per non essere notato,
quindi quando lui si diresse a Nistra, io spronai il mio destriero al
galoppo, e dopo altri quattro giorni raggiunsi la mia abitazione ad
Aktual. Qui presi provviste per due settimane, il mio arco di osso e il
mio martello da guerra, preparai tutto e mi rimisi in viaggio il più
presto possibile, per Nistra.
Impiegai altri due giorni prima di arrivare, ma non avevo tempo per
riposare; subito mi tuffai dentro al comando degli Ardes, in cerca tra
mille uniformi come la mia quella di Bers. Lo trovai finalmente, in
assetto da guerra, mentre sembrava fosse intento a consegnare le redini
del comando ad un suo sottoufficiale.
- Comandante - interruppi il suo discorso, - Ho sentito il vostro
colloquio fuori della taverna, vorrei accompagnarvi, con il vostro
permesso naturalmente - gli dissi tutto di un fiato rimanendo
sull'attenti, pur sapendo che a lui questi formalismi davano molto
fastidio.
RYO GAEN
Incredibile come il fato, sapientemente modellato dalle mani delle
nostre Dee, abbia in serbo sorprese che giorno dopo giorno svela dinanzi
agli occhi di noi Hammers.
Così mi sentii quella mattina, quando vidi irrompere Grizzly, "l'orso",
nell'edificio del Comando degli Ardes. Da come si agitava, con sguardo
attento e scrutatore, in mezzo alle decine di guerrieri, capii che stava
cercando Berserk. Elessarix mi aveva detto che il Vicario era in
procinto di partire per un lungo viaggio. E, conoscendo molto bene il
mio amico orso, sapevo che era venuto qui al Comando per partire con
lui.
Quando Grizzly sparì dalla mia vista, mi feci accompagnare da Elessarix
alla stalla, dove avevo lasciato a riposare il mio cavallo. Ero a Nistra
per una visita di piacere al mio fratello Ardes, che sapientemente aveva
contribuito a far risorgere la kioskas Fenice.
"Fà buon viaggio fratello", mi disse Elessarix mentre salivo con grazia
felina in groppa ad Orleans. Sorrisi, strinsi la mano all'Ardes ed uscii
a galoppo dalla stalla, in direzione Aktual dove mi attendevano Avalor e
Steve.
Fui costretto a fermarmi alle porte di Nistra. Una dozzina di carri con
spezie e sete stava arrivando non so da dove, e le amazzoni alla dogana
li stavano ispezionando mentre due di loro interrogavano i cocchieri.
"Ci vuole un pò di pazienza", mi disse un'amazzone venutami incontro per
frenare la mia corsa. Sorrisi, lasciando intendere che non avevo alcuna
fretta di attraversare le mura della kioskas.
Ed ecco, il Fato, sapientemente mosso dalle mani delle nostre amate Dee,
si rivelò.
Un rumore di cavalli al galoppo. Erano almeno due, e si dirigevano anche
loro verso le porte della kioskas. Il mio sguardo vagava oltre il
portone aperto, nella grande foresta, ma non ebbi bisogno di girarmi per
riconoscere l'inconfondibile Argoth, fermatosi alla mia sinistra.
"Ryo". La voce amichevole del Grizzly accarezzò le mie orecchie. Mi
voltai a guardarlo. Al suo fianco vi era il Vicario. Lessi sul volto
dell'orso la preoccupazione dipinta probabilmente dal viaggio che si
apprestava a compiere insieme a Berserk.
"Non ho tempo di spiegarti dove andiamo", disse Grizzly cercando di far
stare calmo Argoth mentre il Vicario rimaneva immobile guardando il
concludersi dell'ispezione doganale delle amazzoni.
Accarezzai la testa dello stallone del Grizzly, che subito si calmò.
"Abbiamo tanto tempo per parlare", gli dissi con calma mentre sentivo il
morbido e caldo pelo della criniera di Argoth sul palmo della mia mano
sinistra, "perchè io vengo con voi".
Berserk sentì e scoppiò a ridere.
"Ahahah, guerriero. Le tue capacità di arciere, mimetista, saltatore e
altro mi sono note. Ma dove andiamo noi c'è da combattere una guerra
vera, contro un esercito di barbari armati con armi pesanti, asce e
martelli. Cosa possono il tuo arco, i tuoi pugnali, contro un gruppo di
dannati barbari?"
Non risposi, limitandomi a guardare il VIcario negli occhi per alcuni
interminabili attimi.
"Pork!", disse infine Berserk sbuffando, "Un guerriero in più non può
che esserci utile".
Sorrisi ed annuii. Guardai Grizzly, visibilmente più tranquillo.
Le amazzoni terminarono la loro ispezione doganale e ci dettero il via
libera. Così, Berserk avanti ed io e Grizzly leggermente arretrati
rispetto a lui, io alla sinistra e l'orso alla destra del Vicario,
oltrepassammo il portone di Nistra.
Al galoppo, per scoprire la trama della storia che le Dee avevano
disegnato per noi.
ASJAH
Era da giorni che mi ero allontanata da Klivia e da tutti i suoni ed i
volti a me familiari… dovevo pensare… troppe cose erano accadute e avevo
bisogno di lasciare ogni cosa lontano dal mio sguardo per ritrovare la
solita determinazione.
Tanto… forse troppo tempo era trascorso da quando mi ero allontanata
dalla mia normale vita… avevo preso con me il mio arco e il mio spadone
a due mani e con Bitmum mi ero diretta verso la solitudine… mi ero
diretta verso il tempio dei Sogni, lì ove i miei passi erano già giunti
tempo prima per poi proseguire verso Nistra, che ero curiosa di visitare
ma di cui mai avevo calpestato il suolo… posti nuovi volti nuovi, no?
Magari fosse stato così!!! Il primo che vidi fu Bers, il vicario stava
uscendo da quello che doveva essere il comando degli Ardes. Era armato
di tutto punto, con lui c’era altro che non ricordavo di avere mai visto
e sembrava in procinto di partire.
“Aikydo come state Vicario? Ci sono novità?”… dissi non aspettandomi
risposta bloccando il suo passaggio (lo conoscevo, sapevo come reputava
le amazzoni e che caratteraccio possedesse… sapevo anche quanto odiasse
sentirsi dare del voi e proprio per questo non mancavo mai di
darglielo!).
Stranamente ma nel suo solito modo quasi incomprensibile mi disse che si
apprestava a soccorrere qualcuno…
”Vengo con voi allora!”… lo interruppi (tanto a parte quel poco che
avevo capito meglio non potevo pretendere) ed ancora una volta mi
sorprese poiché non sembrò aver nulla da ridire, o quasi.
Questo mi fece comprendere che la cosa doveva essere grave ancor più di
quello che potevo supporre. Dentro di me sentii nuova energia… dopotutto
Klivia poteva ancora aspettare!
BERSERK
E cosi lasciammo la Kioskas, il viaggio sarebbe durato parecchi giorni.
Ci dirigemmo verso Nord, costeggiando il fiume, io cavalcavo distaccato
dagli atri, silenzioso e immerso nei miei pensieri e prestando poca
attenzione ai miei compagni di viaggio. Non avrei mai pensato che un
giorno sarei tornato a casa, non era nelle mie intenzioni farlo, almeno
non ancora.
Cavalcammo tutto il giorno, poi quando il sole iniziò a calare ci
fermammo accendendo un fuoco e mangiando qualcosa.
Fu Grizzly il primo a parlare chiedendomi com'era il posto in cui
stavamo andando.
"E' una terra aspra... sulle montagne.... immagina un luogo senza quasi
vegetazione... solo rocce ovunque.... e qualche scarso corso d'acqua....
un luogo difficile da vivere, ma quella è casa mia"
"E perchè allora l'hai lasciata??"... Asjah.
La guardai.... ma non risposi niente.. alzandomi "vado a darmi una
rinfrescata prima di dormire, domani partiremo all'alba"
Mi diressi al fiume.. e tolto i vestiti mi tuffai in acqua.
EL GRIZZLY
Guardavo Bers in silenzio, mentre lui cavalcava a circa venti passi
davanti a noi, come se non ci fossimo. Proprio per questo motivo
faticavamo a tenergli dietro, quando spronava Morte al galoppo il
distacco tra lui e noi si allargava di molto, e per riprendere il
normale distacco dovevamo continuare a cavalcare ancora un bel po'
quando lui già aveva rallentato il passo.
Alla prima sosta che facemmo, dopo aver acceso un fuoco e mangiato, fui
il primo ad azzardare l'inizio di un discorso, chiedendo a Bers come
fosse il posto in cui eravamo diretti.
- E' una terra aspra sulle montagne. Immagina un posto senza quasi
vegetazione, solo rocce ovunque e qualche scarso corso d'acqua. Un luogo
difficile da vivere, ma quella è casa mia - quindi si tuffò in acqua.
Rimasi assorto nei pensieri, non era la prima volta che sentivo di un
posto così; durante la mia infanzia a Krymenia qualcuno, vedendomi, una
volta mi disse che assomigliavo alla gente di popoli barbari che
abitavano questi luoghi selvaggi che ora Bers aveva riportato alla mia
memoria. In effetti, anche se più piccolo, assomigliavo molto a Bers, e
quando la gente a Krymenia mi vedeva, benchè avessi solo 16 anni, mi
paragonava in parte al grande guerriero barbaro. Chissà, magari l'uomo
che mi aveva concepito insieme all'amazzone che mi abbandonò
nell'inferno di Arcano era proprio uno di quei barbari, ero sempre più
curioso e fremevo perchè arrivassimo il più presto possibile in quel
posto.
Mi sdraiai vicino al fuoco e mi addormentai quasi subito, immerso in
quei pensieri che mi accompagnarono anche nei sogni.
RYO GAEN
Come oramai facevo da diversi giorni, accompagnavo il tramonto del sole
con i miei pensieri malinconici. Osservavo Berserk nuotare ed il mio
amico Grizzly dormire.
Spesso avevamo avuto modo di parlare delle sue eventuali origini
barbare, e sapevo bene che anche mentre le Dee custodivano il suo
riposo, i suoi interrogativi prendevano le forme più bizzarre per poi
popolare i suoi sogni.
Di Asjah non avevo notizie. Si era allontanata da quasi un'ora dal
gruppo, senza dirci cove aveva intenzione di andare. Il sonno tardava a
venire. Evidentemente la missione iniziata prendeva gran parte della mia
tranquillità.
"Vado a cercare Asjah", gridai a Berserk facendogli segno con le braccia
sulla riva, mentre lui continuava a nuotare. Mi lasciai cosi i due amici
alle spalle, assicurandomi prima che il fuoco avrebbe continuato a
bruciare per almeno un paio d'ore, e mi allontanai nel boschetto. Portai
con me l'arco e la faretra, lasciando i pugnali sul mio mantello vicino
il fuoco. Per la prima volta, portavo con me anche la cerbottana che mi
aveva donato Elessarix, insieme a una serie di 50 freccette avvelenate
costruite sempre dal mio fratello Nistriano.
La vegetazione non era molto fitta, per cui non potevo muovermi fra i
rami degli alberi come al mio solito. I miei passi felpati erano
attutiti da un leggerissimo manto erboso. Mi chinai e ne strappai alcuni
fili, per poi riempirmi i polmoni del loro forte odore selvatico.
Ringraziai le Dee, per avermi dato la vita e poter cosi godere di quelle
piccole felicità che la natura momento dopo momento mi dava da
assaporare.
"Asjah, dove sei?" Questo pensavo mentre camminavo sempre più
difficoltosamente nonostante la mia formidabile vista. La luce del sole
oramai era andata via, lasciando quella flebile delle lune e delle
stelle. Non volevo gridare il nome dell'angelo biondo: se ci fossero
stati nemici nelle vicinanze, il mio urlo sarebbe stato un ottimo
richiamo per loro.
ASJAH
Dopo aver mangiato qualcosa mi ero allontanata per ammirare quella zona
della foresta che mi era sconosciuta... la vegetazione non era aspra
come speravo, ma silenziosa mi muovevo accompagnata dai suoni dolci del
Kruill e degli animali notturni che talvolta timidi si facevano notare.
Non mi piaceva il modo il cui Bers era triste, non lo avevo mai veduto
in questo stato e la cosa mi lasciava un senso amaro in bocca che spesso
bloccava i miei gesti, come se potessi disturbarlo.
Mi ero messa ad esplorare una parte del canyon che delimitava il fiume
cercando un luogo dove detergermi lontana dagli occhi degli altri
compagni, ma pareva che solo il punto dove il vicario si era messo a
fare il bagno fosse quello adatto!
Non so quanto tempo fosse trascorso ma non me ne preoccupavo… sapevo
come ritrovarli.
Stavo tornando da loro quando un fruscio mi insospettì e mi fece mettere
all’erta.
Mi acquattai e mi diressi verso quel rumore che aveva attirato la mia
attenzione… mi riparai dietro di un albero e vidi… Ryo!
- Hammers mi cercavi forse?- dissi con voce contenuta per evitare che la
eventuale presenza di ribelli potesse essere allertata…- temevi mi fosse
accaduto qualcosa?- continuai in tono provocatorio mostrandomi alfine al
suo sguardo.
- Asj ma che stavi facendo?- mi chiese il Gams la cui espressione appena
accennata da Mystryl pareva preoccupata…
- Ehi Ryo non mi dire che ancora non sai quanto io sia di valore! Sono
venuta con voi per aiutare non per dare preoccupazioni! Se non ti fidi
di me ora cosa farai quando saremo fianco a fianco a combattere? Pensaci
amico mio… talvolta mal giudicare i propri compagni porta alla rovina!-
ero alterata ma non per come mi vedeva, ma poiché cosciente di quanto
sia difficile talvolta in combattimento se la fiducia reciproca non
sussiste cadere nelle braccia della disfatta.
Rimase senza parole facendomi sentire ingiusta e facendomi quindi quasi
perdere le staffe!
Ripresi allora con un tono più tranquillo e misurato: – Andiamo a
riposare amico mio! Lunga è la strada e da quello che Bers ha detto
anche ostile!- e detto questo presi la via per ritornare al campo
mantenendo un passo veloce per evitare di arrivare a discussioni sterili
con un Hammers che sapevo solo mosso da affetto a volte tendeva a
dimenticare che ero un’amazzone.
Una volta giunti con l’umore nero come la notte che avvolgeva tutto
intorno a noi mi misi a riposare… (o almeno questo cercai di fare!).
BERSERK
Venne presto l'alba, e dopo aver raccolto le nostre cose, ripartimmo,
continuammo ancora per molti giorni seguendo la strada verso Nord finchè
raggiungemmo un sentiero che puntava verso le montagne, lo imboccammo
(da solo non sapeva mangiare ghghghgh), e iniziammo a salire.
Il territorio mutava velocemente intorno a noi diventando molto aspro e
roccioso... anzi era quasi tutta roccia.
Verso il tardo pomeriggio giungemmo di fronte a una grande cinta muraria
sorvegliata da due guardie, appena ci videro giungere sui loro volti si
dipinse lo stupore.... uno dei due fece due passi avanti: "R Berserk, Be
Tor, No Spe Ke vo Sar Ven".
Parlava la mia Lingua Natia e risposi allo stesso modo: "I Pos Di Lo R è
Co I Su Pop NeMom DeBis".... poi vedendo l'espressione stranita dei miei
compagni di viaggio dissi: "Ci danno il benvenuto. Entriamo"
Così dicendo Varcammo l'enorme porta di pietra e dirigemmo verso una
specie di rocca al centro di quello che sembrava un grosso villaggio;
ogni cosa era costruita con la pietra, che in quella zona abbondava, e
chiunque ci vedesse giungere si scansava quasi intimorito.
Ryo mi si avvicinò: "Per essere un popolo Barbaro mi paiono molto....
accoglienti, pure troppo"
"Avranno i loro motivi" tagliai corto.
Eravamo di fronte alla rocca, smontammo da cavallo ed entrammo, le
guardie non provarono nemmeno a fermarci.
"Bers sicuro di sapere dove vai?? Non ci caccerai nei guai come al
solito eh??"... Asijah.
"Fidati, questa è casa mia"
Giungemmo infine in un enorme salone.. era arredato con Armature e Armi
appese ai muri.. entrambe forgiate in oro, come i candelabri posti ai 4
angoli che illuminavano la sala. In fondo un grande Trono, seduto lì un
uomo dalla corporatura possente.. ci fissava ridendo, i miei compagni si
fermarono perplessi, mentre io avanzavo sicuro. Lui si alzò venendo
verso di me... ci scontrammo in un abbraccio che avrebbe ucciso un Troll.
"FraS VenAll"
"Cer, NoPot CerRif"
Mi girai verso i miei compagni di viaggio: "Loro ora sono i miei nuovi
compagni di battaglia" dissi all'Uomo, poi mi rivolsi a loro: "Mio
Fratello Balin"
"Benvenuti" disse.
El Grizzly mi guardò qualche secondo poi disse: "Non sapevo fossi il
Fratello del Signore di questo posto"
Balin rise fortemente: "Vi sbagliate miei nuovi amici, sono io ad essere
il fratello del Re" e ci mettemmo entrambi a ridere per la faccia che
fecero.
"Questa sera sarete nostri ospiti a cena naturalmente. Ora andate a
rinfrescarvi e riposarvi.. sarete stanchi del viaggio"
Così ci ritirammo, qualche ora dopo scesi nella sala da pranzo dove gli
altri già erano presenti indossando i tipici abiti dei re dei barbari:
pantaloni in pelle lavorata, stivali in cuoio morbido, una specie di
pellicciotto senza maniche mi copriva il torace e la schiena... ricavato
dalla pelliccia di un orso di montagna. I capelli lavati e lisciati
ricadevano fino a mezza schiena mentre, come usanza delle terre del
nord, due ciocche ai lati della fronte erano raccolte in 2 piccole
trecce.. ai polsi due bracciali d'oro e un medaglione d'oro al collo
riportante strane rune, un pesante mantello completava il tutto.
Mi avvicinai agli altri.
"Hem... non ero più abituato a questa roba, mi sento molto a disagio"
Mio fratello scoppiò di nuovo a ridere.
ASJAH
Il viaggio sembrava interminabile… ci fermavamo per riposare solo di
notte e si continuava il cammino al primo raggio di luce.
Man mano che ci allontanavamo dalle nostre terre il paesaggio mutava…
spesso zone rocciose rendevano il terreno difficile da percorrere e la
vegetazione diventava a tratti rada quasi fino a scomparire del tutto.
Come il vicario ci aveva anticipato ben presto anche il suono
rassicurante del fiume non era più udibile ma fortunatamente le nostre
soste coincidevano con luoghi dove o una sorgente (piccole a dire il
vero) o dei pozzi di pietra permettevano a noi ed alle nostre
cavalcature di avere un minimo di refrigerio… la ripetitiva causalità mi
fece presto comprendere che il percorso che stavamo affrontando era in
realtà stato pianificato in modo eccellente da Bers.
Avevo iniziato a conoscere meglio El_Grizzly e spesso cavalcavo al suo
fianco scambiando di tanto in tanto qualche frase o commento su quello
che colpiva il nostro sguardo e la mia smodata curiosità, Ryo al
contrario dopo il battibecco avuto si era fatto taciturno nei miei
confronti e rispettando (conoscendo il suo carattere) il suo volere
evitavo di agitare gli animi con banali litigi.
Bers tendeva a restare sempre davanti a noi controllando ogni declino o
asperità dove potevano volendo farci agguati… doveva amare molto quelle
zone, il sospetto che con la mente fosse già da suo fratello era
fondato, spesso quando dopo aver cenato si stava per un po’ vicino al
fuoco io avevo preso l’abitudine di subissarlo di domande e lui… mi
rispondeva senza avere le solite reazioni!
- Ma per quanto ancora dobbiamo viaggiare?-…
- Siamo quasi arrivati!- …
- Ma cosa è successo a tuo fratello?- …
- Aspetta e tutto sarà chiaro!-…
- Mi fai allenare con la tua ascia? - …
- Non ci pensare nemmeno!- … queste erano le domande che gli ripetevo
ricevendo le medesime risposte.
Il vicario che ero abituata a vedere e che avevo incontrato più volte
nelle Kioskas od in taverna e con cui avevo avuto talvolta alterchi non
c’era più… (altrimenti a forza di provocarlo sempre con le stesse
domande come in una cantilena senza fine mi avrebbe ridotto a polpette…
o almeno ci avrebbe provato!)… comprendevo che era preoccupato ma che
cercava di non darlo a vedere e poi tutti i misteri che faceva talvolta
mi facevano spazientire… ma restavo al suo fianco e continuavo ad andare
avanti perché la profonda stima che per lui nutrivo unita alla mia
caparbietà era sufficiente a non farmi desistere.
Un giorno (quasi non credevo ai miei occhi) in quel paesaggio aspro e
duro vedemmo finalmente una grande cinta muraria che raggiungemmo solo
quando era quasi sera.
Quelle mura avevano un aspetto imponente che davano sicurezza e
dimostravano che i natali di Bers erano la cagione primaria del suo
carattere.
L’accoglienza ed il modo di comportarsi delle genti del luogo a partire
dalle guardie che per prime ci incontrarono erano ossequiosi e il loro
modo di parlare totalmente incomprensibile.
Lo seguivamo osservando tutto intorno a noi… anche i miei compagni di
avventura sembravano non comprendere bene quello che stava accadendo.
Il villaggio era formato da abitazioni anch’esse di pietra e con tetti
fatti di strane tavole (non sembravano di legno). Le ampie vie erano
lastricate di roccia scura e tutti gli abitanti che incrociavamo o che
si affollavano verso dei mercanti che esponevano merci all’aperto si
allontanavano veloci al nostro passaggio. Il Vicario ci stava alfine
conducendo verso un maniero anch’esso di pietra dall’aspetto imponente
che dominava su tutto il resto…. l’abitazione del signore di quei
luoghi.
Quando domandai se era certo di dove ci stava portando con un secco: –
E’ la mia casa!- bloccò sul nascere una fila interminabile di
interrogativi che mi passava per la mente.
Qualcosa non tornava anche se non riuscivo a capire davvero cosa fino a
quando entrati in quella che doveva essere la sala del trono l’arcano
mistero ci fu svelato proprio dal fratello… Bers era il loro re!
Credo di essere rimasta a bocca aperta per la prima volta nella mia
vita! Ignoravo davvero troppo del nostro caro comandante degli Ardes!
Ci accompagnarono in un lungo corridoio con armature ai lati e fiaccole
che lo illuminavano per tutta la lunghezza a tratti interrotto da porte
massicce con decorazioni in oro… altro non erano che stanze dove poter
riposare, rinfrescarci ed alla fine permetterci di raggiungerli per
festeggiare il ritorno del loro signore.
Entrata nella stanza che mi avevano indicato con la mano (non potevamo
comprenderli in altro modo), osservai ogni particolare piacevolmente
stupita.
Le solide pareti di roccia erano talvolta coperte da drappi di colore
rubino con decorazioni che avevano scene di guerra impresse color oro…
al centro della stanza (leggermente quadrata) una struttura in ferro
reggeva tre fiaccole che illuminavano tutto quasi fosse giorno.
Alla destra vi era un catino sorretto sempre da una struttura in ferro
che aveva alla base una grande brocca per potermi tergere il viso,
davanti a me un letto enorme ricoperto da pelli di animali ed alla mia
sinistra un tavolino con un candelabro acceso ed una sedia dove poggiai
la mia sacca.
Mi rilassai un poco prima di tornare dagli altri… ora pensavo che la mia
voglia di combattere avrebbe presto trovato uno sfogo… dopotutto non
avevo fatto male a seguire Bers in questa avventura, mi dissi mentre
prendevo a rinfrescare il mio corpo.
Indossai la tunica rossa (la sola che avevo con me oltre la mia divisa),
presi il mantello e aperta la porta mi diressi a passo lesto verso il
chiacchiericcio crescente.
Avevo fatto pochi passi che da dietro una porta venne El_Gizzly…
- Pronto anche tu dunque?- chiesi riprendendo - Tu sapevi che Bers è il
re di queste terre?-
- Che differenza farebbe Asjah? Andiamo dai!- mi rispose facendomi
strada.
Seguendo le voci ci ritrovammo in quella che doveva essere la sala da
pranzo, ci accomodammo mentre sempre più guerrieri venivano via via ad
aggiungersi affollando alfine tutta la stanza… notai che le donne non
erano molte… e di certo non erano al tavolo per banchettare!
- Ora comprendo meglio il carattere del nostro Vicario!- dissi
sussurrando piegandomi appena verso El che era alla mia destra… nel
mentre proprio colui che stavo nominando fece il suo ingresso vestito in
modo… particolare… che mi strappò un sorriso dalle labbra mio malgrado.
Un sorriso che mutò in una risata quando sentii Bers lamentarsi verso il
fratello sul disagio che quel genere di abbigliamento in lui provocava!
Il sontuoso banchetto e l’atmosfera pregna di gioia per il ritorno del
re riuscirono alfine a rilassare perfino l’umore (mutevole talvolta come
il vento) di Ryo che seduto alla mia sinistra riprese finalmente a
rivolgermi la parola.
I presenti che conoscevano la nostra lingua erano davvero pochi, ma
egualmente fu bello dividere la cena con loro… alcuni mi osservavano con
curiosità ma non mi sentivo a disagio… sapevo che per altri popoli
poteva essere strano considerare coraggiose e di valore amazzoni del mio
sesso, ma di certo avrei saputo farli ricredere durante la battaglia!
EL GRIZZLY
Mentre il paesaggio cambiava di aspetto, notavo nell’animo di Ryo
crescere un'ombra simile a tristezza, forse dovuta al fatto che lui era
abituato alle fronde degli alberi, al rumore delle foglie e al profumo
della foresta; tutte cose lasciate dietro di noi molte miglia prima.
Nonostante notavo questa sua lenta trasformazione, non dissi mai niente
perché comprendevo come potesse sentirsi, solamente mi limitai a
controllare che la cosa non superasse un certo limite.
La prima cosa che notai quando varcammo le mura, fu che quasi nessun
barbaro era tatuato, e per quello al nostro passaggio, distolti gli
occhi dal re guardavano tutti me ed Asjah, io per i miei tatuaggi e lei
perché cavalcava al fianco di uomini nonostante fosse donna.
Entrati nel palazzo del re, sorrisi a vedere i due fratelli abbracciati
insieme e felici di rivedersi dopo molto tempo, e nel vedere le facce
dei miei due compagni nell’apprendere che Bers era il re dei Barbari,
cosa che io già sapevo.
Entrai nella mia camera, indicatami da un enorme bestione che grugniva
una lingua strana ed incomprensibile, ma che si dimostrò molto gentile
(per quanto gli fosse possibile). Mi guardai in giro, il letto sembrava
molto comodo, mi tolsi il mantello e lo provai per pochi minuti. Quindi
senza nemmeno rinfrescarmi o mettermi comodo uscii dalla stanza, a dorso
nudo come sempre. Incontrai Asjah nel corridoio, in un bel vestito
rosso, e insieme raggiungemmo il tavolo dove c’erano gli altri.
Oltre a Bers e a suo fratello Balin, entrambi capotavola, e a noi
naturalmente, al tavolo c’era molta altra gente, e tutto intorno a noi
un’aria di festa rallegrava la serata. Non prestai molta attenzione ai
discorsi fatti tra il mio gruppo e i due fratelli, anzi cambiai posto e
mi avvicinai agli altri barbari al nostro tavolo, e rimasi per molto
tempo in silenzio ad ascoltare la loro lingua incomprensibile e a
cercare di capire questa. Alla fine riuscii ad intuire che l’argomento
della discussione era Asjah, e credo il fatto che era al tavolo che
degli uomini.
Mi guardai allora intorno e notai che le uniche donne che si vedevano
erano quelle che portavano da mangiare al tavolo, che poi scomparivano
in altre stanze. Come Asjah, capii il perché Bers avesse quella strana
considerazione delle donne, e soprattutto delle amazzoni, ma a lei
sembrava non interessare, e continuava a ridere e scherzare a testa
alza, da vera amazzone.
Anche Ryo sembrava divertirsi, e nonostante non stesse tra i suoi amati
alberi, sembrava molto a suo agio. Balin chiedeva in continuazione
storie sulla nostra terra e sulla vita in generale dalle nostre parti, e
Ryo sorridendo rispondeva ad ogni sua domanda.
Per quanto mi riguarda, trovai un barbaro che parlava abbastanza bene la
mia lingua, e scoprii che era un ottimo fabbro nonché un grandioso
maestro d’ascia. Andammo così avanti fino a notte fonda, festeggiando il
ritorno del re Bers.
RYO GAEN
Quella serata a tavola fu davvero molto piacevole. Balin si era
dimostrato un ottimo interlocutore. Mi colpì la sua curiosità, nata da
sete di conoscenza delle usanze di un popolo molto diverso dal suo. Da
parte mia, lo stupore mi colse quando mi resi conto che il ruolo delle
donne in quel popolo di barbari era completamente diverso da quello che
hanno fra le nostre Kioskas. Capii quasi subito che gran parte del
vociare dei barbari seduti al tavolo era dedicato alla figura di Asjah,
che in modo così sublime si distingueva dalle altre donne che fino a
quel momento avevo visto fra la gente.
Dopo cena, mi distaccai dal gruppo ed uscii fuori il salone, su un
balcone ampio dalla pavimentazione rosso acceso. Diversi lampioncini
appesi alle mura esterne davano quel pò di illuminazione che bastava a
non farmi soffocare dal buio della notte, e allo stesso tempo abbastanza
gentile da non turbare la brillante luce che dalla volta stellata poteva
giungere vergine a me.
Alheandra. Questo era il nome della ragazza che mi si avvicinò,
timorosa, per chiedermi se avessi bisogno di qualcosa. Le grida festose
che provenivano dal salone funzionarono come un morbido tappeto per i
miei sensi che piano piano si assopirono, mentre ero steso sul pavimento
a guardare le stelle.
"Signore, tutto bene?", mi disse con calma più volte la graziosa figura
prima che riaprissi gli occhi e le facessi segno che stavo benissimo.
"Si si sto benissimo", le risposi rialzandomi.
"Dovete scusarmi signore", continuò lei con aria evidentemente
imbarazzata, "ma vi ho visto per terra e pensavo vi foste sentito male.
Sapete, dopo tutto il vino che avete bevuto... Qui gli uomini bevono
tanto, ma il loro fisico possente gli permette di reggerlo molto
bene..."
Ci fu una pausa. Capii cosa avrebbe detto di li a pochi istanti, ed un
flebile sorriso cominciò a dimorare sul mio volto.
"Non temete per me, fanciulla", le dissi anticipando il suo pensiero.
"Il vostro nome?".
"Alheandra", mi rispose lei timidamente.
Facemmo un giro nel giardino antistante il balcone su cui mi ero
assopito poco tempo prima. Finalmente, alberi e fiori. Trovammo subito
affiatamento nello scoprirci entrambi appassionati di leggende antiche.
La bellezza del suo viso, dai lineamenti delicati, era esaltata dal
chiarore delle stelle che sembravano prender vita sulla sua pelle
chiara. I lunghissimi capelli chiari e gli occhi grigi le davano
sembianze di creatura incantata, di meravigliosa creatura che può
solamente dimorare nei sogni.
"Parlatemi della guerra", le dissi mentre ci sedevamo uno affianco
all'altra appoggiandoci al tronco di un albero.
"Non so dirvi molto" rispose lei chinando il volto lasciando che il suo
sguardo si spegnesse "Per quanto mi riguarda, so solo che spesso ho
sognato il vostro arrivo. Il vostro ingresso in città, la cena... tutto
insomma". Sorrise, voltandosi poi verso di me.
"Cosa vi ha condotto qui, se posso chiedervelo?"
La sua domanda mi lasciò interdetto. In effetti, fino a quel momento
neanche io mi ero chiesto cosa ci facessi li. Improvvisamente mi sentii
come se mi fossi addormentato qualche giorno prima, alla postazione
doganale di Nistra, e risvegliato in quel giardino. Forse fu grazie a
quella domanda, semplice ma allo stesso tempo profonda per me, che
compresi l'importanza della missione in cui mi ero buttato senza
pensarci due volte.
"Non so rispondervi ora", le dissi semplicemente sorridendole, "ma vi
prometto che combatterò a costo della vita, al fianco dei miei amici e
del vostro popolo, per difendervi".
BERSERK
La notte passò in quel modo.... tra birra arrosti e quant'altro.. finchè
non ci addormentammo sul tavolo ubriachi marci.
All'alba vennero a svegliarci.. era infine ora, mio fratello mi si
avvicinò: "Non vorrai combattere con quell'armatura vero... dovresti
indossare la tua" così dicendo mi fece segno di seguirlo, conducendo me
e i miei compagni nelle segrete della rocca.
Aperta una porta e accesa una torcia per illuminare la stanza, rividi
davanti a me la mia antica armatura, un'armatura pesante e spessa.. nera
in ogni sua parte, incisa con i simboli del mio popolo e le rune di
protezione.
Nel vederla, si aveva la sensazione di avere davanti un oggetto quasi
mistico, di altri tempi e mondi... era stata forgiata secoli prima, con
il metallo che solo in questa montagna si trovava, un metallo molto più
duro e resistente di qualunque altro, ma anche molto più pesante.
Accanto ad essa un'enorme spada alta quanto me e larga 3 spanne,
anch'essa nera come la notte, dello stesso metallo.
"La lama oscura" sussurrai tra me.. da molti anni non impugnavo più
quell'arma.
Così indossai l'armatura ricoprendola poi da un Nero mantello, assicurai
la spada alla schiena assieme all'ascia e mi voltai guardando i miei
compagni di viaggio.
"E' tempo di andare a spaccar teste" dissi sogghignando.
Vidi Asjah fare lo stesso ghigno.."Era ora, mi annoiavo".
Quando fummo fuori dalla rocca tutti i guerrieri erano pronti e si
voltarono verso di noi lanciando un grande urlo di esultanza.
Poi tutti assieme uscimmo.. dirigendoci verso il campo di battaglia.
Non sembrava nemmeno stessimo andando in guerra, chiacchieravo con la
mia gente nella nostra lingua, ridendo e scherzando, sembrava più una
scampagnata ghghghgh...
Balin mi si avvicinò: "Senti.. sei sicuro sia una buona idea portarci la
donna in battaglia"
"Fidati fratello.. a battaglia finita mi darai ragione"
Arrivammo infine dove l'esercito degli sdu era accampato.. li vedevamo
in lontananza... erano anche loro pronti.
Notai subito che avevano con sè degli spow.. alzai un braccio e tutti ci
fermammo sull'altopiano.
"E' otnuig li otnemom erettabmoc rep al artsnom, omiartsom orol emok
onottabmok i Barbari.. rep al airolg e li eugnas.. BARBARI... IMO"
Con questo urlo ci lanciammo giù dalla collina lanciando i cavalli in
una corsa sfrenata, urlando come pazzi... vidi i nostri nemici essere
colti dalla sorpresa.
Poi attaccarono a loro volta... i colpi degli spow volavano ovunque, ma
avevamo un vantaggio, le nostre armature fatte con il metallo unico
della nostra terra.. erano in grado di resistere ad alcuni colpi prima
di venir trapassate dai laser.
Impugnai spada e ascia.. alcuni colpi centrarono l'armatura procurando
delle incisioni fumanti ma senza trapassarla.. non ancora almeno... e
irrompendo nelle linee nemiche sembravamo animali impazziti più che
guerrieri.
Combattevamo senza nessuna regola nè onore.. solo per uccidere. Alcuni
di noi cadevano sotto i colpi nemici... ma sempre meno di loro... la
battaglia era iniziata.
ASJAH
Quando Bers ci fece chiamare presso di se sapevo già che era giunto il
momento… lo scopo finale era quello di combattere ed io e la mia spada
non desideravano che questo!
Uno dei barbari mi offrì una strana corazza da indossare, di una lega a
me ignota; appena presa tra le mani mi resi conto che avrei in questo
modo perso la mia velocità di movimenti tanto risultava pesante e mi
limitai quindi ad accettare ringraziando con un cenno del capo il loro
elmo e prendere lo scudo che di certo appariva più resistente e solido
del mio, mantenendo la divisa di Zaira insieme al mio mantello compagno
di tante avventure.
Tutto il viaggio intrapreso… che mi aveva alfine portato in questa
avventura con il vicario era stata una ricerca continua a placare quella
sete di sangue che sentivo scorrere in me prepotente.
Salendo a cavallo sentivo che ci sarebbe stato da divertirsi, anche se
non sottovalutavo quello che ci sarebbe apparso davanti agli occhi…
coloro che mi guardavano con sospetto avrebbero presto compreso che la
mia diversità era solo apparente… avrei dato tutta me stessa per
aiutarli!
L’atmosfera tra i barbari era serena, sembrava che per loro andare in
guerra fosse una cosa da vivere come naturale espressione del loro
essere; presi allora a osservare in silenzio tutto intorno a me vagando
con la mente, lasciando El e Ryo poco più avanti.
Questa terra non era male in fondo… se ne avessi avuto il tempo magari
avrei potuto apprendere come apprezzare quella rudezza che traspariva da
ogni singolo masso, quella durezza che ero sicura nascondesse anche la
semplicità e la schiettezza che avevo riscontrato sia pure in breve
tempo in coloro con cui mi ero incontrata… quando Berserk fermò il
nostro avanzare la mia attenzione tornò su quello che stava per accadere
e lesta raggiunsi nuovamente le fila!
La carica fu una sorpresa per i ribelli, alcuni di loro armati di spow
iniziarono alla rinfusa a cercare di fermare quella piena che andava
loro contro.
Estrassi la spada, spronai Bit e facendo il mio consueto urlo di
battaglia mi gettai con gli altri… falciavo tutti coloro che capitavano
a tiro con colpi dall’alto verso il basso verticali (fendenti) e colpi
obliqui da destra verso sinistra sempre dall’alto verso il basso e
viceversa dal lato opposto alla mia cavalcatura, (diritti o roversi
sgualembrati)… il nostro gruppo a causa degli spow iniziava subire delle
perdite…ma molti nemici vennero spazzati via prima di fare un massacro
grazie alle armature che ben reggevano perfino a queste armi micidiali.
Ryo, che era ora dietro di me, continuava a trafiggere con il suo arco
in un velocissimo susseguirsi di scoccate quelli che la furia di questa
massa portatrice di morte talvolta tralasciava… El invece insieme al
compatto gruppo con la sua ascia partecipava a quel massacro.
Il gruppo dei ribelli fu diviso in due trascinato dalla determinazione
che tutti i barbari (con noi) stavano mettendo nello scontro… ma ancora
tanto si doveva fare!
Il rumore delle lame, il nitrire dei cavalli, le grida agonizzanti di
chi veniva colpito e sentiva scorrere via l’esistenza… la polvere si
alzava rendendo l’insieme irrespirabile e pregno di sentimenti
contrastanti.
Uno spow ferì Bitmum (la mia cavalla) che impennandosi fece da scudo ad
altri colpi sempre contro di me diretti ledendola ancora… cadde ed io la
seguii sentendo nella mia bocca il sapore di questa terra arida che
rendeva il ricordo della nostra una chimera lontana, eco di qualcosa di
cui non avevo più memoria.
Mi sollevai mentre uno dei ribelli cercava di colpirmi con la sua lama
parandolo… ma la forza che aveva impresso e la mia posizione precaria mi
fecero perdere l’equilibrio.
Non prevedendo una mia parata rimase fermo un momento, ebbi così il
tempo necessario per riprendermi e attaccarlo… un montante al basso
ventre (di taglio dal basso verso l’alto) e la fine per lui giunse con
caldi fiotti mentre altro con ascia caricava la mia figura…fu Ryo questa
volta a farmi avere una piccola pausa colpendolo nell’occhio sinistro…
che divelto aprì un varco nel cranio mostrandomi alla fine della sua
corsa solo metà della freccia… cadde morto senza neppur proferire suono
(anche se improbabile sarebbe stato riconoscere nella furia della
battaglia tale lamento).
Difficile era comprendere ora chi fosse nemico o compagno per me… non
avevo ancora mai avuto esperienze di guerra così dure e senza le mie
sorelle vicine… questo battesimo di sangue sapevo avrebbe segnato
definitivamente l’animo mio e forgiato in modo indelebile lo spirito
indomito che da sempre mi animava.
Le fila del gruppo si erano ora scisse in più direzioni tese solo a
debellare quella feccia che aveva osato sfidare un popolo si rude ma
anche così nobile… talvolta le grida degli ordini che Berserk impartiva
mi giungevano alle orecchie senza che comunque potessi data la lingua
usata comprenderli.
Una furia senza pari mi travolse mentre la violenza dello scontro
aumentava… i corpi e le carcasse dei cavalli rendevano i movimenti non
sempre fluidi bloccando talvolta il passo… i ribelli non erano come noi
organizzati ed i loro movimenti e l’abilità non ci eguagliava… men che
meno erano paragonabili nella tecnica.
Uno di loro che aveva una stazza pari a quella del vicario mi si parò
davanti… armato di spada caricò verso di me tenendola in linea al suo
fianco destro con entrambe le mani.
Attesi fino a che la punta della lama non fosse in movimento con il
diritto tondo che reputavo fosse il colpo che voleva infliggermi (colpo
orizzontale da destra verso sinistra)… mi sorprese invece poiché il suo
scopo era solo quello di fare affondo di punta riversa (voleva colpire
quindi il mio fianco) o comunque di travolgermi con la bruta forza. (//e
questo colpo mi ricorda quello di qualcuno… dico bene o re dei barbari?
eheh).
Mi spostai verso destra comunque… ma dovetti mio malgrado arretrare
ancor più per evitarlo.
Mantenendo sempre la lama con entrambe le mani girò su se stesso da
destra verso sinistra per colpirmi con imbroccata alla testa, i
movimenti non eccessivamente veloci data la sua mole…
Lesta mi abbassai sulla gamba destra e con affondo portai la punta della
spada nelle sue viscere… rimase un momento come fermo e nuovamente
arretrai riportandomi eretta davanti a lui.
Il suo viso tradiva la sorpresa mentre al pari di un animale ferito
faceva un passo avanti imprimendo alla spada un movimento che dall’alto
verso il basso obliquamente e stavolta da sinistra verso destra quasi mi
raggiunse (roverso sgualembrato)… copioso il sangue intanto aveva preso
a fuoriuscire dal suo ventre… mi spostati alla sua sinistra e lo colpii
ancora, stavolta con un colpo da sinistra verso destra, obliquo come il
suo anche se dal basso verso l’alto (dritto ridoppio)… che aprì come una
mela la sua armatura di pelli infilzandolo al fianco destro all’altezza
del torace finendolo.
Non sapevo da quanto stavo combattendo… il mio corpo sembrava non
sentire la fatica (gli allenamenti quindi sono molto più utili di quello
che pensavo)… o forse solo la furia che mi animava non permetteva che la
percepissi… ma osservando talvolta intorno a me tra una parata ed una
stoccata realizzai che la fine dell’assalto non era lontano…
BERSERK
La battaglia ormai stava giungendo al termine, la vittoria nostra,
quando sentimmo il rombo di una mandria di cavalli avvicinarsi da est...
mercenari, quei maledetti avevano assunto dei mercenari...
Lo scontro si riaprì ancora più feroce di prima, era da quasi tutto il
giorno che combattevamo, poi lo vidi... il capo di quei mercenari, me lo
ritrovai a non meno di 5 metri.
"Ci rivediamo mio vecchio amico" furono queste le sue parole.
Fui sopraffatto dalla rabbia, una rabbia primordiale, che mi portavo
dentro da sempre.. puntai verso di lui brandendo l'ascia e la spada...
sembravo un animale, in risposta voltò il suo cavallo e si diresse verso
il bosco.
Era una trappola, lo sapevo, ma non riuscivo a ragionare, pensavo solo a
stroncarlo in 2.
Quando uscii dal bosco fui centrato in pieno da una palla di cannone che
mi fece volare dal cavallo fino a terra... L'armatura forgiata con il
metallo nero della montagna mi aveva salvato ma ora era distrutta e
inutilizzabile, avevo 2 forse 3 costole probabilmente rotte ma ero
ancora vivo.
Morte proseguì la sua corsa travolgendo gli avversari come era abituato
a fare, poi lentamente ripiegò per tornare verso i miei compagni, forse
per guidarli verso di me.
Mi rialzai da terra riafferrando le mie armi, lui era lì.. e mi guardava
ridendo, sfottendomi in silenzio.
Di nuovo preso dalla rabbia partii all'attacco, ma venni assalito da non
so quanti soldati, un mare di frecce volarono verso di me.. alcune mi
centrarono, non mi importava... volevo solo ucciderlo.
Attaccai chiunque mi venisse a tiro, tentando di avvicinarmi il più
possibile, colpivo e uccidevo, con l'enorme spada, l'ascia bipenne,
colpivo con pugni, azzannavo coi denti, sembravo davvero un animale
impazzito.
Non so quanto durò ma alla fine riuscii a eliminarli tutti.
In quel momento vidi il suo sorriso scomparire, voltò il cavallo e si
allontanò rapidamente.
Tentai di seguirlo anche se ero a piedi, ma altre frecce mi raggiunsero,
scagliate da un gruppo indetto a coprire la sua fuga.
Ormai non ce la facevo più, avevo perso troppo sangue... mi puntellai
sull'ascia per restare in piedi, ansimando... la battaglia era finita,
avevamo vinto, ma lui era di nuovo fuggito.
Guardai le frecce conficcate nel mio corpo, non avevo nemmeno la forza
di togliermele ormai... mi voltai puntellandomi sull'ascia, trascinando
a peso morto la grande spada... tentando di tornare indietro, quando
vidi una grossa macchia nera seguita da altri puntini.. li riconobbi
solo dopo un po', la vista
stava sfuocando... era Morte, stava tornando coi rinforzi.
Risi tra me.. "un tantino in ritardo" mormorai.
ASJAH
Quanto erravo nello sperare che si fosse vicini alla fine!
Sembrava che si stesse vincendo quando irruppero contro di noi altre
forze… mercenari!
Si dovette quindi continuare come se si fosse all’inizio, ma
fortunatamente anche se forse a causa della stanchezza che talvolta
faceva capolino sembrava non giungere mai la fine, non ci volle poi
tanto a distruggere questa ulteriore feccia!
Mentre cercavo con gli occhi di vedere quale altro dovessi uccidere, lo
sguardo si fermò su Morte che giungeva verso di noi. Del vicario nessuna
traccia! Non poteva essere stato disarcionato, qualcosa di grave doveva
essere accaduto, senza pensarci due volte quando il cavallo mi si
avvicinò salii in groppa ad esso velocemente e questo superbo animale
accettò la mia presenza su di lui senza mostrare nessun problema.
La cosa creò un momento di scompiglio tra le fila dei barbari che via
via mi si raggruppavano intorno terminando di combattere.
Difficile infatti risulta che uno stallone al pari di Morte accetti
qualcuno che non sia il padrone che l’ha domato… non so quindi dire se
videro in questo avvenimento qualcosa che mi poneva ora in una luce
diversa, ma di certo fu una sorpresa quando iniziarono a seguirmi.
Avevo infatti deciso di andare a verificare cosa fosse accaduto, ero
stata lo sola a vedere quale direzione aveva il cavallo quando verso di
noi tornava, Bers era lì e dovevo sapere come stesse.
Morte correva diretto e spedito, superbo il suo incedere, da lontano
intanto una sagoma scura si parava innanzi i miei occhi, un freddo gelo
iniziò a pervadermi nel vedere man mano che mi avvicinavo chi fosse.
- Vicario!- solo questo riuscii ad urlare nella sua direzione quando
oramai lo ebbi raggiunto. Cadaveri sparsi per tutta la zona mostravano
quanto aveva dovuto darsi da fare, ma ora nessuno si parava innanzi al
nostro sguardo.
Un ghigno, il solito anche nelle sue condizioni, che pareva schermirci,
l’armatura a pezzi e frecce nel suo corpo… ma di nemici vivi neppure
l’ombra.
Discesi e mi diressi verso di lui, non sapevo come ma avrei voluto
ammazzare a mani nude quelli che lo avevano ridotto in quel modo, il non
poterlo fare mi faceva quasi perdere il senno.
Respirai a fondo, mentre i suoi barbari ora si avvicinavano per prestare
soccorso, mi fermai mentre loro quasi corsero fino a lui.
Restai a guardare mentre lo aiutavano a salire su Morte, uno di loro mi
allungò la mano per dividere con me la sua cavalcatura… altra cosa
strana, visto il comportamento che avevano tenuto fino a prima della
battaglia, accettai salendo agile come da sempre ero abituata a fare e
tutti si riprese la via per il castello.
La mia cavalla ferita a cui lanciai un occhio iniziò lentamente quando
la superammo a seguirci, non sapevo come visto i colpi che aveva preso,
ma pareva come me di scorza dura.
Giunti nel suo castello anche se male ci trattava Bers fu accompagnato
nelle sue stanze, mentre solerti iniziavano a curarlo estraendo le
frecce sorrisi nella sua direzione: - Duro a morire Vicario! Ti lascio
alle cure della tua gente! Vado a buttarmi sul giaciglio a riposare!- mi
bofonchiò qualcosa quando io già avevo preso la porta, mi diressi in
quella stanza senza nemmeno sapere ove fossero i miei compagni!
Strano che fino a quel momento non avessi ancora mio malgrado pensato a
Ryo ed El Grizzly, ma li avevo intravisti mentre tornavamo e non mi
erano parsi così malandati.
Entrata nella stanza mi tolsi tutto scaraventandolo a terra, la
frustrazione di non essere stata a fianco del vicario non mi dava
tregua, nemmeno sentivo il taglio al braccio che ora aveva grumi di
sangue asciutto, nessuna ferita mi dava problema, solo il non aver
combattuto con la lama al suo fianco.
Mi gettai sul letto mentre anche un taglio sulla coscia mi mostrava che
non ero poi così messa bene come credevo, poi la stanchezza e lo
sfinimento mi fecero crollare in un sonno pesante e senza sogni.
BERSERK
Mi trovavo disteso nel mio letto.... le ferite medicate da abili mani, e
un pensiero mi martellava la mente... Morte si era lasciato cavalcare da
qualcuno che non ero io.... da Asjah.
Questa cosa mi lasciava molto perplesso, nessuno mai era riuscito in
tale impresa, Morte si lasciava cavalcare solo da me.... allora perchè...
ci riflettei su per alcuni giorni, finchè alla fine capii.
La sera prima di partire, si organizzò un banchetto per festeggiare la
vittoria ed onorare i morti.
"Sei sicuro di volertene andare?"... Balin.
"Si Fratello.... ora è là la mia casa"
Lui annuì e la festa iniziò... arrosti di cacciagione e fiumi di
birra.... verso la fine mi alzai richiamando a me l'attenzione.
"Fratelli".. Parlavo la mia lingua madre, qualcuno pensò bene di
tradurre per i miei compagni "credo che.. l'ultimo giorno di battaglia
tutti voi vi siate accorti di quanto Morte abbia fatto"
Tutti ascoltavano in silenzio.
"Come voi sapete non era mai successo.... quindi, l'unica spiegazione
è.... che il sottoscritto ha una erede ghghgh" indicando Asjah "è
l'unica spiegazione che possa esserci"
Ci fu un boato di risa e varie..
La festa finì quasi all'alba.. e il pomeriggio dopo ci incamminammo
verso casa.
|