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Ritorno a Kanveska

 

Da tanto, troppo tempo mancavo da Kanveska.
La ricerca di nuove magie e nuove conoscenze mi aveva portata lontano, a percorrere sentieri inesplorati e solitari.

Per tutto quel tempo la mia unica compagnia era stata Altea, la mia fedele cavallina averlignese, che mi aveva sostenuta con la sua presenza familiare e rassicurante, impedendomi di sentire troppo la nostalgia.
Ma alla fine il desiderio di tornare nella mia kioskas e rivedere gli amici era stato troppo forte, e avevo intrapreso la strada verso casa.
Dopo un lunga cavalcata arrivammo a Kanveska nelle ultime luci del sole morente.
Altea emise un nitrito quando ci apparvero le mura della kioskas.
La mia fedele cavallina era stata un'ottima compagna di viaggio, paziente ed instancabile, ma evidentemente anche lei era felice di tornare a casa.
Mi allungai sulla sella per posare una carezza sul suo muso gentile di un caldo color nocciola: "Ci siamo quasi, Altea. E domani per prima cosa ti porterò alla scuderia per farti mettere un bel paio di ferri nuovi. Te li sei proprio meritati!"
La cavallina nitrì in risposta al mio tocco e al suono della mia voce.
Con un nodo alla gola varcai le porte di Kanveska, guardandomi intorno con occhi avidi.
Poche persone circolavano per le strade. Evidentemente gli Hammers stavano tornando nelle loro abitazioni per prepararsi per la serata.
Ma quei pochi volti amici che scorgevano e che mi salutavano con un cenno erano sufficienti: ero finalmente a casa tra la mia gente.
Mi diressi verso la mia casetta che non vedevo da tanto tempo, chiedendomi in che stato l'avrei trovata. Sicuramente ci sarebbe stata polvere ovunque.
"Mi aspetta una bella sfacchinata per sistemare tutto!", dissi ad Altea. Lei voltò la testa a guardarmi e nitrì piano, come ad esprimere il suo assenso.
In realtà la prospettiva non mi spaventava troppo: amavo la mia casa, ed amavo renderla sempre più accogliente.
Giunsi infine davanti alla mia porta. Smontai da cavallo con tanta fretta che quasi caddi.
"Finalmente!"
Altea mi guardava.
"Non preoccuparti, cara amica, non correrò dentro lasciandoti qui senza la tua cena!"
Mosse la testa su e giù, scuotendo la criniera bianchissima, e mi diede un colpetto sulla spalla.
Dopo aver provveduto alle sue necessità, varcai la soglia di casa. Ormai era buio, e distinguevo solo i contorni di quello che mi circondava.
Posai le mie borse e il mantello sul tavolo nel centro della stanza e cercai a tentoni la lanterna. Era proprio dove ricordavo di averla lasciata, sulla mensola accanto all'ingresso; la accesi ed ecco la mia casa! Piccola, un po' sporca in quel momento, ma così mia!
Gironzolai un po' per la stanza toccando tutti i piccoli oggetti che mi erano cari, poi passai in quello che chiamavo il mio studio e feci lo stesso, accarezzando con affetto le pergamene sparse qua e là e la morbida piuma posata sullo scrittoio.
Pensai di andare a vedere come stavano le mie erbe nella soffitta, ma ero troppo stanca. Così mi diressi nella camera da letto e mi guardai intorno con aria un po' critica, sperando di non dover subito mettermi a fare pulizie prima di dormire lì. No, la situazione non era così critica come avevo temuto.
Soddisfatta tornai di là e mi preparai un rapido pasto con quello che rimaneva delle scorte per il viaggio.
Fu con grande soddisfazione che più tardi mi infilai sotto le coperte, con un profondo sospiro e una tazza del mio infuso preferito tra le mani.
Rimasi lì senza pensare, semplicemente gustando la meravigliosa sensazione di essere a casa.
Tra qualche giorno mi sarei recata a Krymenia per far visita alla Strega Suprema e alle mie sorelle, ma prima mi sarei goduta per un po' la mia casetta.
Finito di bere appoggiai la testa sul cuscino riempito di erbe profumate, e la sua fragranza mi avvolse. Mi addormentai quasi immediatamente, con un sorriso sulle labbra e la certezza che il giorno dopo Kanveska e gli Hammers sarebbero stati ancora lì, intorno a me.

 

 

Eliantha




 

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