Spettro
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Al suo ingresso in
taverna tutti si alzarono in piedi spaventati, molti urlarono, altri
imprecarono, altri ancora sfoderarono le spade; e lui, bramoso di
affondare gli artigli in carne fresca, si pose in posizione di
attacco ringhiando e snudando le zanne. |
Una seconda ombra veloce attraversò la sala: un attimo, un secondo ed
una lunga spada puntava il collo dell’uomo che per primo minacciava la
bestia:
- Riponi immediatamente quel tuo gingillo nel fodero – disse l’oscura
figura - se non vuoi diventare il suo pasto questa sera!
L’uomo, la cui gola era minacciata dalla gelida lama, fece quello che la
voce gli aveva comandato; con un fil di voce e con il sudore che copioso
scendeva dalla sua fronte disse:
- Posso sapere almeno di chi è la spada che sta per trapassarmi? – disse
l’uomo non distogliendo lo sguardo dalla lama.
L’ombra, che fino a quel momento era rimasta nascosta nel suo manto
nero, dopo aver riposto l’arma dietro la schiena, si abbassò il
cappuccio.
I presenti accolsero quella faccia con stupore: non credevano ai loro
occhi. Aegon del Drago, Comandante dei Guerrieri Etek difendeva un
enorme lupo bianco.
L’oste, che fino a quel momento era rimasto nascosto dietro il bancone,
uscì allo scoperto e incalzò l’Etek:
- Aegon! Dannazione! Ma da quale inferno è uscito questo mostro! Ma ti
sembra poi questo il luogo dove portare un lupo! Portalo immediatamente
fuori da qui, prima che questa bestia selvaggia combini guai!
- Spettro, qui! – il lupo bianco si diresse con passo felpato verso il
suo padrone - Ascolta Oste, questa bestia, come la chiami tu, è Spettro!
Garantisco io per lui, ogni danno che causerà te lo ripagherò cento
volte tanto con Miara sonante; inoltre non è certo più selvaggio di
alcuni bifolchi che calpestano questa taverna.
- Cento volte tanto dici! D’accordo, vada per il lupo ma tienilo
d’occhio, non voglio cadaveri qui! – disse l’oste prima di tornare al
suo posto di lavoro.
- Spettro! Spettro! vieni qui bello… vieni! – Era Nurah che dal fondo
della locanda chiamava l’animale. Spettro non se lo fece ripetere due
volte, e, con la stessa velocità con la quale era entrato, si piombò
nelle braccia della Madras, che incominciò ad accarezzare il suo morbido
pelo bianco; pochi minuti dopo il lupo era conteso da tutte le donne
della taverna: Hat, Viviana, Jazzbel, Dolceluna, tutte volevano
strappare una carezza al mansueto lupo che, dal canto suo, non
disdegnava affatto tutte quelle coccole; dall’altra parte della sala,
invece, Aegon godeva della compagnia dei suoi due amici: Ryo Gaen,
Comandante dei Gams, e Temp, mercante di Ylea:
- Quando si dice che gli animali assomigliano ai loro padroni – disse
Temp guardando divertito la scena – guarda come si gongola tra le
braccia delle donne! Tale e quale ad una persona di mia conoscenza!!!
Scommetto che se provo ad accarezzarlo mi stacca un braccio!-
- Beh in effetti Aeg un po’ ti somiglia! – disse Ryo – sembra che il
lupo abbia un buon ascendente sulle donne; dovrai prestarmelo prima o
poi. Ma piuttosto dimmi: da dove diamine esce quel lupo?-
- Eh!!!Amici miei – sospirò l’Etek – è una lunga storia, che ovviamente
vi racconterò! Ma solamente se la mia gola verrà rinfrescata da una
buona birra di malto!!!
I tre amici scoppiarono a ridere:
- Vecchio lupo di un Etek! Dai sediamoci, offro io! – disse Temp
sedendosi al tavolo.
Aegon ormai aveva quasi scolato mezza birra quando incominciò a parlare
dell'incontro con Spettro:
- Ieri, nel pomeriggio per essere precisi, tornavo con i miei guerrieri
da un giro di perlustrazione intorno ad Ylea. La giornata era stata
molto fredda, inoltre i cavalli erano stanchi e affaticati per la neve
che, oltre a rallentare il nostro passo, rendeva difficile ogni tipo di
esplorazione, tanto è vero che fummo costretti a ritornare nella Kioskas
senza aver portato a termine la nostra missione: dare una spiegazione
alle continue sparizioni di bestiame che da un po' di tempo si erano
avute nelle campagne di Ylea.
Io e Aldebaran Lunanera guidavamo i guerrieri verso casa quando fummo
raggiunti da un uomo della retroguardia, era Blade che mi diceva di
andare indietro a vedere la scoperta che lui e i suoi avevano fatto; la
cosa a dire il vero mi dispiaceva e molto, ero a poche Antìe da casa e
la cosa che più desideravo era una coperta, un fuoco, una donna e del
vino; ma il dovere è dovere amici miei!
Così tirai le briglie del cavallo e tornai indietro.
Quando arrivai al posto segnalato da Blade rimasi senza parole: un
enorme lupo bianco dagli occhi rossi aveva ancora tra le fauci la testa
di uno sciaves; ma non finiva certo lì... corpi straziati di lupi e di
sciaves giacevano al suolo dilaniati e privi di vita; in quel luogo era
avvenuto un tremendo scontro tra lupi e sciaves e l'unico a sopravvivere
alla battaglia era stato quel famelico lupo.
I miei soldati erano intimoriti sia dalla scena che si poneva di fronte
a loro sia dall'animale che con sguardo bieco guardava ognuno di noi
cercando di capire le nostre reali intenzioni.
Aldebaran mi si avvicinò e mi disse che quel lupo era un pericolo per la
comunità e che, molto probabilmente, era la causa delle razzie nei
villaggi; l'unica cosa da fare era abbatterlo; molti si offrirono, ma
fui io a scendere in campo contro di lui.
Il lupo era il capo-branco ed aveva combattuto fino allo stremo delle
sue forze contro i terribili sciaves avendo la meglio, non meritava di
morire per mano di un semplice soldato, doveva morire per mano del
Comandante; inoltre, sinceramente, penso che avrei perso più di un uomo
se avessi fatto fare il lavoro agli altri.
Lui sembrò capire, lasciò quello che rimaneva della testa dello sciaves,
e mi si pose davanti, snudando gli artigli e mostrando le zanne; io,
invece, estrassi la mia spada; eravamo lì, uomo contro animale, ragione
contro impulso, l'uno di fronte all'altro.
Ci guardavamo, ci studiavamo, ma nessuno dei due attaccava, troppo
pericoloso, troppo rischioso affrontare un avversario così a viso
aperto; intanto intorno a noi i miei guerrieri avevano fatto un cerchio,
alcuni di loro estrassero gli archi, pronti a colpire al primo affondo
dell'animale.
Mi voltai e dissi "Il primo che lancerà una freccia dovrà fare in conti
con me!"
Amici miei, mai e poi mai distrarsi di fronte ad un animale del genere:
veloce come il vento il lupo si avventò verso la mia gola, i miei
riflessi mi aiutarono ancora una volta e così riuscii a parare la sua
zannata con l'avambraccio, fortuna volle che indossavo i guanti di cuoio
altrimenti non so dove sarebbe ora il mio braccio.
Il colpo fu duro e mi fece cadere a terra: ero in sua balia, vedevo
quelle zanne fameliche affondare sempre di più nel mio braccio e quegli
occhi rossi... sembrava che Moghul si fosse incarnata in quel malefico
essere.
Rotolammo più volte nella fredda neve, io con l'intento di liberarmi
dalla presa, lui con quello di sbranarmi; ad un tratto, il lupo lasciò
la presa e indietreggiò: il tempo di riprendere le forze e la belva
tornò all'attacco; questa volta però mi trovò preparato: estrassi il
pugnale, scansai l'animale e, con un colpo secco, trafissi il suo
addome.
Era finito: stanco e sanguinante si accasciò al suolo aspettando il
colpo finale.
I miei guerrieri esultarono inneggiando il mio nome e la morte del lupo.
Mi avvicinai alla bestia ferita, e mi chinai verso di lui: non aveva
paura, i suoi occhi rossi erano ancora vivi e pieni di un onore che solo
in pochi uomini ho potuto vedere; chiesi ai miei soldati di
allontanarsi, sapevo di doverlo uccidere ma non avevo la forza per
commettere un gesto del genere: così presi una boccetta di pozione
rigeneratrice che mi aveva dato Nurah e versai il contenuto sulla
ferita; me ne andai poco dopo abbandonandolo nella foresta.
Pensai e ripensai a quel lupo per tutto il resto della giornata, se
avevo fatto bene a lasciarlo lì, se sarebbe stato meglio ucciderlo, se
l'avessi portato con me, se fosse morto o se fosse vivo; decisi, così,
che l'indomani sarei tornato nella foresta per accertarmi che della sua
salute.
Durante il sonno però il pensiero di quel lupo mi tormentava, e nel
cuore della notte mi svegliai; mi accorsi subito che la finestra era
spalanca, cosa davvero strana dal momento che la chiudo personalmente
ogni sera; mi apprestai a chiuderla ma il tempo di alzarmi e un'enorme
figura bianca mi saltò addosso costringendomi di nuovo al letto, era
lui.... Spettro, solo che questa volta non mi azzannava... ma mi leccava
il viso.
Da quel momento non mi ha lasciato più solo nemmeno un secondo.
- Quindi se ho capito bene ti sei adottato un lupo - disse Temp finendo
l'ultimo goccio di birra.
- Beh! Direi proprio di si!-
Aegon
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