Occhi di sciaves
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TEMPERLEY
Capitolo 1
1.1 IL RISVEGLIO
Passata una tranquilla diadoder al calduccio delle coperte della sua
modesta nonché cara dimora in quel d'Ylea, il mercante s'apprestava
ad iniziare la sua giornata pensando a come impegnare quella rigida
ma solare giornata di mezz'autunno. |
''Mmmh.. vediamo, potrei andare a vedere come sta Aegon, non è normale
che a quest'ora, col sole così alto, non si faccia vedere.. o è ammalato
o sarà finito come al solito nel giaciglio dell'amazzone di turno chissà
dove.. sempre il solito, il mio buon vecchio vicino.
Potrei andare a Nakir a comprare un cavallo.
Nooo, non che sia un'idea malvagia, però a piedi è lontano, giorni e
giorni di cammino; eppoi mi devo organizzare meglio, inizia a fare
freddo, soprattutto la notte. Ci andrò prima o poi, mi piacerebbe
chiedere ad Hatshepsut di accompagnarmi... Si, ma prima la devo
incontrare... E' passata di qui un mesetto fa, la mia dolce amica
Comandante Zaira, il giorno che io ero andato a portare il sale alle mie
amiche anfibie. Mi ha lasciato il suo saluto marcato col suo pugnale
sulla porta. Ste amazzoni…
E Nurah? Anche lei è un pò che non riesco a parlarle, solo qualche rara
apparizione fugace... tutta di fretta… di corsa dalla biblioteca a casa
con in mano tutti quei libri... chissà che ha in testa, solitamente si
comporta in questo modo quando si accinge a preparare una delle famose
sue pozioni.. Certo che si deve essere proprio intestardita, visto che
la sera, dal solito posto vicino al caminetto dove mi aggrada
trascorrere un pò di tempo a rimuginare sul risultato della giornata
sorseggiando dell'idromele della cara Asiram, spesso intravedo il
chiarore della luce di candela che rischiara il suo laboratorio, al
secondo piano della sua casetta..
Oltretutto deve essere una pozione particolare, questa volta non mi ha
chiesto nulla, è sempre piacevole sentire la sua voce che mi chiama:
“Ehi, Temp, Aikydo! Ho bisogno di un pò di quelle erbette che coltivi
nel tuo orticello…” Già... Il mio orticello…
Ecco che cosa devo assolutamente fare, tra una settimana potrebbe
arrivare Kassandra e non posso lasciare l'orto in quelle condizioni!''
Ebbene sì, quella non era la sua attività preferita, ma restava comunque
una fonte di guadagno non indifferente per le sue tasche bucate. Oddea,
non che vivesse nella miara, però non pativa la fame, da come la
panzetta che si intravedeva sotto le sue vesti lasciava presagire.
Eppure non era un mercante avido, di quelli come ce n'erano tanti a
Launam, colmi di averi fino all'ossesso e persi dietro alla loro smania
di ricchezza, bensì era un uomo onesto e addirittura a volte fin troppo
buono, concedendo qualche credito qua e là a contadini che poi, ahimè,
non vedeva più.
Era tranquillo e di compagnia, amante delle chiacchiere della sera in
taverna o attorno al fuoco nel prato di qualche conkioskano, dove ci si
trovava a narrare leggende, storie d'epiche gesta d'eroi del passato, a
scrivere prose e commentare versi di questo o di quell'artista,
sorseggiando una pinta di birra scura di Klivia, quella chiara di Odinuy
o, meglio ancora, quella di produzione propria.
Si sentiva un pò poeta. E per questo era anche pigro. Elastico di mente
e arguto come pochi, ma poco propenso a sforzi fisici non del tutto
necessari.
1.2 L'INVENTARIO
Trovata la voglia di agire, si affacciò alla finestra e diede un rapido
sguardo a ciò che in situazioni normali era il suo bel giardino.
Un ammasso di erbacce soffocava i confini tra una coltura e l'altra, e
anche il sentiero di ciottoli che con grande pazienza aveva costruito ai
tempi del suo arrivo nella kioskas, poco si intravedeva immerso nella
zizzania com'era.
Lo spazio davanti a casa non era enorme, ma dava luogo a svariate
possibilità di interpretazione.
A destra del sentiero vi era la zona destinata ai bivacchi: vi erano
cinque sgabelli ricavati da un tronco centenario di pino nero
proveniente della foresta inesplorata, sistemati attorno alle ceneri di
un recente falò.
A sinistra c'era ciò che a prima vista si potrebbe tranquillamente
definire un disastro: a partire dal muro di casa fino alla cinta c'erano
il magazzino degli attrezzi usato anche come deposito sementi,
l'insalata, pomodori, ravanelli, patate, carote, cipolle, carciofi,
orzo, malto, luppolo. In mezzo a tutto questo, vi erano due file di
viti, una rossa e una bianca, e due di erbe da canna da fumo, piante
altissime, tra l'altro.
Vi era poi l'angolo delle spezie: amava definire così quel fazzoletto di
terra dedicato alla coltura di pianticelle non propriamente adibite ad
uso alimentare, come gli Artigli di lumaca, Fiori di Nosambra
stranamente ancora in vita, data la grossa quantità d'acqua di cui hanno
bisogno per sopravvivere, muschio azzurro, le Lacrime di Moghul... Robe
da streghe, insomma.
C'era però qualcosa che non quadrava.
Temperley diede un rapido sguardo all'inventario redatto qualche mese
prima e notò subito l'incongruenza.
“Ecco che cosa manca!”
1.3 LA PARTENZA
La giornata trascorse veloce e sul calar delle sera l'orticello aveva
riacquistato la parvenza degna del suo nome.
Ma in mente solo quel dettaglio. Quelle piccole piantine coi fiori neri
a ricordare le pupille di quelle orribili creature portate dai Brauni.
Doveva andare a cercarle.
La mattina dopo, si alzò prima che Amanuator donasse nuova luce ad
Arcano. Uscendo, appese sulla porta il suo stendardo biancazzurro, lo
faceva sempre, in segno di “Assenza per lavoro”.
L'alba accolse la sua figura e accompagnò il suo fare lento ben oltre le
mura della kioskas, finché non scomparve nella foschia mattutina.
HATSHEPSUT
Capitolo 2
La nebbia avvolgeva con il suo abbraccio la foresta, quasi fosse uno
scialle sulle spalle. L'aria era pungente e tutto sembrava bagnato,
quasi viscido.
Hatshepsut provava una sensazione sgradevole, si sentiva sporca e
intirizzita, rimpiangeva di non trovarsi nel suo caldo letto, sotto la
coperta cucita con tanto amore dalla nonna.
"Magari scaccio il freddo dalle ossa!" disse l'amazzone iniziando a
piegare accuratamente la coperta che l'aveva protetta fino a quel
momento. Smosse le braci per cercare di spegnere il fuoco prima di
rimettersi in cammino.
Dalla sacca prese due mele, ne addentò una dopo averla lucidata con uno
dei pezzi di panno che portava sempre con se, mentre l'altra la avvicinò
al muso di Shirak che accettò il dono senza esitare.
"Avevi fame piccolo?" chiese l'amazzone al suo cavallo.
Shirak scosse la testa e nitrì quasi a rispondere alla domanda della sua
compagna di viaggio.
Terminata la frugale colazione, l'amazzone si mise in sella e riprese la
via attraverso il bosco, mentre le prime luci dell'alba iniziavano
cercavano di penetrare la cortina di foschia.
Il sentiero, fortunatamente, era ben tracciato altrimenti sarebbe stato
piuttosto difficile trovare la strada.
Benché non fosse una spedizione di guerra, i sensi dell'amazzone erano
all'erta, fu per questo che si accorse di non essere sola su quella
strada.
Allontanò subito il cavallo dalla strada principale, cercando di
portarsi dietro una serie di alberi e arbusti che lo avrebbero nascosto,
smontò e poi lo accarezzò cercando di tranquillizzarlo in modo tale che
non emettesse dei suoni che l'avrebbero fatta scoprire. Il cavallo
avvezzo alla battaglia, riconobbe i segnali della padrona e rimase quasi
immobile.
Benché fosse fitta, la nebbia non impediva all'amazzone di scorgere la
strada.
Non dovette aspettare a lungo, dopo qualche minuto una figura solitaria
le passò davanti. Un lungo mantello con cappuccio avvolgeva la figura
dandogli un'aria sinistra.
Con la spada in pugno Hat uscì dal nascondiglio piazzandosi davanti alla
figura.
L'uomo fece un sobbalzo, non si aspettava un attacco e questo fece
pensare all'amazzone che di sicuro non doveva essere pericoloso.
"Abbassa il cappuccio affinché io possa vedere il tuo viso! Attento
però... la mia spada è ben affilata!" disse l'amazzone in tono
perentorio e nel contempo mosse l'arma in modo da sfiorare il lembo del
mantello stesso.
L'uomo lentamente fece ciò che gli fu ordinato.
"Temperley!!!" pronunciò l'amazzone con stupore.
AEGON
Capitolo 3
3.1 IL RISVEGLIO DI AEGON
Aegon, da un po’ di tempo a questa parte, non ritornava più a dormire
nella sua casa ad Ylea, alcuni sostenevano che avesse una relazione
segreta con una donna, altri che aveva dei loschi affari da qualche
parte, in realtà la verità era ben altra: passava le notti nelle taverne
delle varie kioskas e al mattino non si ricordava cosa avesse fatto la
sera precedente.
Quella mattina si svegliò nudo in un letto che non era il suo; il letto
era vuoto, ma, dal posto alla sua sinistra sfatto e dall’odore che era
presente nella stanza, l’Etek capì che quella notte non era stato solo.
Aveva cercato per la casa traccia di qualche persona o di qualche
oggetto che gli rivelasse l’identità della donna, ma non aveva trovato
niente e nessuno che potesse fugare i suoi dubbi: “Devo smetterla di
bere così tanto la sera! Prima o poi succederà che andrò a dormire con
un Guerriero!!! Brrrr!!! Il solo pensiero mi mette i brividi!!! Certo
che chiunque mi abbia ospitato doveva aver parecchio da fare stamattina
o non voleva far sapere di aver passato la notte con me! Non ha lasciato
nemmeno la colazione, dannazione. Mi toccherà di nuovo approfittare
della bontà del mio amico Temp.”
Una volta raccattate tutte le sue cose, sparse qua e là per la casa, l’Etek
si apprestò a lasciare l’abitazione con la promessa di scoprire, un
giorno o l’altro, di chi fosse quella casa.
Dopo pochi minuti di cavallo, Aegon si ritrovò di fronte alla porta del
suo compagno Temp sulla quale sventolava lo stendardo bianco-azzurro
segno che il mercante era fuori per lavoro.
“Oggi non è proprio giornata! Ho un mal di testa assurdo, mi sveglio in
un letto che non è mio, il mio amico è fuori e per di più non posso fare
colazione! Dannazione!!! Non perdiamoci d’animo. Potrei fare colazione
da solo?! No, escluso, mi deprimo troppo a mangiare da solo. Potrei
andare dietro a Temp e accompagnarlo fino alla sua meta, in fondo è a
piedi e non può essere partito da molto; si, direi che è la soluzione
migliore, i mercanti sanno sempre dove si può mangiare bene e a buon
prezzo! Prima però devo fermarmi a casa a prendere le mie cose e a bere
quella favolosa pozione che Madras Nurah mi ha donato per il mal di
testa!”.
3.2 PREPARATIVI PER LA PARTENZA
Una volta arrivato nella sua abitazione si diresse subito in camera da
letto. La camera era molto grande, ma non godeva della luce di Amanuator
durante il giorno, tanto è vero che Aegon era uno dei principali
acquirenti di candele di tutta Ylea; queste erano sparse a mò di cerchio
intorno al grande letto a tre piazze, sul quale pendeva un arazzo con lo
stemma della sua casata; ai piedi del letto vi era una cassapanca di
ebano finemente intagliata ed è proprio di fronte ad essa che Aegon si
inginocchiò per prendere le sue cose:
“Eccola la pozione! Finalmente il mal di testa smetterà di tormentarmi!”
l’Etek buttò giù il contenuto della fiala tutto di un sorso: “Mmmm! Va
già meglio! Ora cerchiamo il mantello da viaggiatore e le mie 2 spade!”
Il guerriero scese dalle scale e si precipitò nella stalla dove c’erano
le cose che mancavano per la partenza e il suo fido cavallo: “Ecco
fatto! Temp vedi di andare piano altrimenti…!!!”
In un secondo il cavallo si impennò sulle zampe posteriori e il secondo
dopo era già fuori dalla stalla in direzione Sud, in direzione di Temp.
TEMPERLEY
Capitolo 4
4.1 PENSIERI
Chissà perché fissando il cielo ci si perde.
Sarà quella sensazione di infinito, che allarga a dismisura le barriere
della mente. E allora si comincia a vagare nei posti e nelle situazioni
più impensabili, senza alcun filo conduttore.
Era in quello stato di idee il mercante, Temperley, quando col passare
del tempo i raggi del sole filtrarono attraverso le fronde dell'albero
all'ombra del quale era oziosamente adagiato.
Divertenti immagini del suo passato danzavano insieme davanti ai suoi
occhi, recenti o lontane che fossero: quella volta che aveva raccattato
il suo vicino che di notte girava per la kioskas in evidente stato di
confusione... oppure quella in cui la Madras aveva sbagliato pozione e
al posto di quella per il mal di denti gli aveva dato quella per il mal
di stomaco e nessuno gli si poté avvicinare per un'intera settimana a
causa delle sue poderose flatulenze..
“E' ora di rimettersi in viaggio”
Non aveva le idee ben chiare su dove andare a cercare quei rari fiori,
non crescevano in luoghi particolari e non richiedevano condizioni
climatiche precise. La leggenda narra che queste piccole piante, gli
Occhi di Sciaves appunto, crescano dove i loro cuccioli appena nati
muovono i primi passi. Una sorta di segnale di pericolo attorno alle
tane di quelle orrende bestiacce. Ecco spiegata la difficoltà di
raccolta. Non erano molti ad occuparsi di prenderne qualche mazzetto, e
Temperley non era un impavido guerriero, semplicemente era incappato in
una tana abbandonata e aveva raccolto i semi di quei fiori, piantandoli
poi nel suo orticello. La sua noncuranza probabilmente ne aveva poi
decretato la fine.
Sulle loro proprietà, non si sapeva tantissimo. I più grandi maghi,
streghe e alchimisti di tutta Arcano ne richiedevano sempre in discrete
quantità: sembra che aggiungendone una manciata ad una pozione, ne
amplifichi l'effetto, in ogni caso la materia era oggetto di studio
degli scribani di tutto l'impero.
4.2 PRIMO INCONTRO
Era da poco ripartito dopo la sua pausa che in lontananza vide trottare
a cavallo un Hammer dall'aspetto conosciuto: la prateria consentiva
un'ampia visuale e quella camicia rossa.
”Taal!” urlò il mercante.
Catturò l'attenzione dell'esploratore Vulcar che si avvicinò di buon
grado alla vista del suo amico mercante.
”Aikydo, Temperley d'Ylea, come stai?” disse sorridendo, col suo solito
tono cordiale “scommetto 10 scaglie di miara che sei in cerca di qualche
erbetta strana per accontentare qualche personalità”
Si conoscevano da anni, dall'epoca in cui Temperley viveva ancora sotto
la supervisione di Madras Asiram e l'esploratore, quando capitava in
quella zona, si fermava volentieri a gustare una fetta di torta ed a
narrare una delle sue storie fantastiche.
“Infatti, Taal, sono in cerca degli Occhi”
“Bene, e allora sappi che dopo quel bosco che vedi in lontananza
troverai ciò che cerchi. Ma fai attenzione, mi raccomando” stette un
attimo a guardarlo, poi proseguì “a meno che non vuoi che ti accompagni,
anche se sono in ritardo sulla mia tabella di marcia.”
“Vai tranquillo, Taal, ti ringrazio molto. Ti aspetto tra qualche giorno
a casa mia per fare un po' di baldoria insieme”
“Non mancherò” disse Taal, e subito riprese a trottare.
“Oggi è la mia giornata fortunata” pensò Temperley e subito si mise in
moto.
4.3 SECONDO INCONTRO
Oltrepassata la pianura, si addentrò nel bosco.
Il raggi del sole non passavano attraverso gli alberi ed era anche un
po' umido. Si tirò su il cappuccio e proseguì lento e sovra pensiero.
Ad un certo punto, incredibilmente, si ritrovò una spada puntata al
collo.
Una voce femminile gli intimava di farsi riconoscere: a testa bassa,
dall'orlo del cappuccio, riusciva a vedere solo un cavallo bianco e gli
stivali sicuramente di un'amazzone.
La spada gli tirò giù il cappuccio.
“Temperley!” disse Hatshepsut.
“Hat, per tutte le Dee, mi hai fatto prendere un colpo!”
Alchè, come se quella giornata non fosse stata già di per sé fino a quel
momento fuori dal comune, i due udirono alle loro spalle una risata
subito seguita da un tonfo negli arbusti.
“Ah ah ah ah” la risata continuava “non ti avevo mai visto così pallido!
Paura, eh?”
Era Aegon. Uscì dai cespugli con un'espressione divertita e dolorante.
“Compagno, ma cosa ci fai qua?” disse Temp.
“Ero venuto a cercarti, Taal mi ha detto dove eri diretto e dove, data
la tua proverbiale lentezza, ti avrei trovato. Ti avevo quasi raggiunto
quando ho visto la scena ed ho creduto fossi in difficoltà. Mi sono
nascosto su quell'albero e mi accingevo a saltare addosso a questa..
uhm, bellissima amazzone.”
”Ehi, ehi, ehi” lo interruppi.
“Poi ho visto la tua faccia di marmo” continuò “prima e dopo che costei
ti riconoscesse, mi sono messo a ridere ed ho perso l'equilibrio.”
4.4 UNA GIORNATA SPECIALE
Smaltiti i convenevoli, il mercante raccontò loro tutta la storia:
l'inventario, gli Occhi, il viaggio, Taal.
Gli piaceva raccontare storie agli amici, a volte le arricchiva con
particolari non veri, forzatamente spettacolari. Hat e Aegon questo lo
sapevano, ma gli volevano bene e si divertivano un sacco con lui.
Inoltre, adoravano la birra ed i dolciumi che il mercante portava sempre
con sé e che volentieri donava loro.
”Ragazzi” disse ingoiando l'ultima leccornia “adesso andiamo, non
dovremmo essere molto lontani dal posto.”
Aegon fischiò e in men che non si dica giunse il suo destriero. Tirò su
di peso Temp e si accodò all'amazzone.
Non avevano idea di quante avventure avrebbero vissuto in quella
giornata.
TAAL
Capitolo 5
Temperley era appena montato in sella quando vide arrivare Taal di gran
carriera. L'esploratore fermò il cavallo e fissò i tre con una faccia
degna di un funerale.
“Che succede?” disse Hatshepsut canzonatoria “Gual ti ha licenziato?”
“Vi prego amici, permettetemi di passare la giornata con voi. Ho bisogno
di prendermi una pausa, non sopporto più ciò che mi accade attorno. Io
sono nato e cresciuto come pastore, la complicata etichetta delle
kioskas mi sfianca.”
Temperley finse di tossire per nascondere una risata. "Taal e' fatto
così" pensava sogghignando "non teme ne' demoni ne' ribelli ma una
semplice serata mondana lo manda in confusione!"
Taal fece un lungo sospiro e continuò: “Sono giorni che cerco di
organizzare una cena moderna e raffinata. Il piatto forte e' un arrosto
di sciaves giovane. Ho già fatto gli inviti e ho tutti gli ingredienti.
Dopodomani, finalmente, e' il grande giorno. Ho dovuto lottare con me
stesso per non mandare tutto a monte quando gli invitati hanno
incominciato a esprimere disappunto per la mia scelta dei commensali.
Con determinazione e grande diplomazia sono riuscito ad evitare tutte le
possibili frizioni caratteriali ed ora scopro che... Insomma… il
cacciatore che mi doveva vendere uno sciaves giovane, macellato secondo
le regole... se ne esce fuori dicendo che non lo ha più.”
A questo punto Hatshepsut non riuscì più a resistere e scoppiò in una
fragorosa risata “Uomini! La Global Detector vorrebbe renderci schiavi,
pericolosi traditori attentano alla vita dell'imperatrice e lui si
preoccupa di una cena!”
Taal guardò severamente l'amazzone ”Quella selvaggina mi serviva per
completare il pasto con un arrosto regale. Potrei sostituirlo con una
grigliata di fagiani ma sarebbe un evidente ripiego. Stufato di sciaves
con verza su pasticcio di mais accompagnato da vino Collino novello,
formaggi di latte di obos stagionati in fossa con mostarda di pere e
Collino filtrato amabile, arrosto di sciaves con Collino affinato in
botti di rovere... oppure... fagiano arrosto... che figuraccia!”
La Zaira e Temperly ridevano ormai sguaiatamente, solo Aegon si
manteneva serio e concentrato anche se il suo sguardo lasciava
trasparire una certa incredulità.
“Immagino che tu abbia un preciso obiettivo da raggiungere. Speri che,
durante questa cena, accada qualcosa di importante?” chiese Aegon
posando una mano sulla spalla di Taal.
“Questa cena doveva servire per ingraziarmi un'altera sacerdotessa.
Volevo stupirla con una cena degna di lei ed ora... quel bifolco mi dice
che ha già venduto il mio sciaves da latte... Non mi rimane che
catturare un cucciolo di sciaves, un giorno di frollatura sarà
sufficiente... insomma vengo con voi! Temperley cercherà i suoi fiori ed
io caccerò il mio sciaves.”
AEGON
Capitolo 6
L'insolito gruppo di amici si ritrovò così a vagare per il bosco alla
ricerca degli "Occhi di Sciaves" e degli Sciaves stessi.
L'ambiente che li circondava non era dei più adatti, la pioggia aveva
trasformato la terra in fango rendendo quasi inagibile il terreno per il
cavalli; come se non bastasse la foresta aveva assunto un'atmosfera
spettrale colpa, se colpa si può chiamare, degli alberi che non
permettevano alla luce di oltrepassare le loro chiome; nonostante ciò,
però, il morale della truppa era alto: tra scherzi, battute e canzoni i
quattro erano felici di essere lì, felici di aiutare un amico nel
momento del bisogno. Poco prima del posto indicato da Taal come
possibile sede delle tane di Sciaves, Aegon si fermo è smontò da cavallo
di fronte agli occhi increduli dei restanti “Miei cari Hammers, spero
che abbiate portato le scarpe comode e che non siate stanchi!” disse
Aegon mentre rovistava nella sacca che portava appesa al suo cavallo.
“Cosa hai in mente Aegon? Perché scendi da cavallo?” lo riprese Taal.
“Beh io non so voi, ma non è la prima volta che mi imbatto negli Sciaves;
andare nella loro tana a cavallo significherebbe andare incontro a morte
certa. I cavalli ci sarebbero di impiccio nella battaglia e, inoltre,
dobbiamo cercare di essere quanto più silenziosi possibile, gli Sciaves
hanno un grande udito e, sinceramente, non ho nessuna intenzione di
diventare la loro cena di stasera!”
“Aegon ha ragione!” disse Hat “Prendiamo solo l'indispensabile per
un'eventuale battaglia e stiamo attenti!” con un balzo, degno del più
bravo degli acrobati di Arcano, l'amazzone scese da cavallo.
“Ragazzi non scherziamo” il viso di Temp era diventato improvvisamente
cadaverico “io sono solo un mercante e non sono solito portare con me
armi nei miei viaggi e poi…”
“E non preoccuparti” lo interruppe Taal “in fondo sei con una Zaira, un
Vulcar ed un Etek, cosa vuoi che ti succeda? Per l'arma poi non
preoccuparti. Io ne uso due in battaglia, ma contro gli Sciaves me ne
basta una, perciò prendi questa” l'Etek lanciò la sua Lama dell'Alba
all'amico “e non agitarti!”
Temp estrasse la spada dal fodero e improvvisamente capì perché si
chiamasse "Lama dell'Alba": la lama era di pregevole fattura, fatta di
adamantio e miara, una lega forgiata da Blade, che le conferiva una
straordinaria resistenza nonché una sorprendente lucentezza; Temp non
riusciva a capire il perché ma, con l'arma tra le mani, si sentiva più
sicuro.
“Temp!!!” Aegon distolse il mercante dai suoi pensieri “Stai attento con
quella spada: è magica; sia su Lama dell'Alba che su Lama delle Ombre”
l'Etek mostrò la sua arma “Madras Nurah ha fatto un incantesimo: la Lama
dell'Alba infonde in chi la brandisce il coraggio mentre la Lama delle
Ombre trasforma in una furia la persona che la porta: odio e rabbia
offuscano la mente; usarle entrambe in battaglia vuol dire avere il
massimo equilibrio; perciò stai attento, quella spada ti farà credere un
leone, ma ricordati che non lo sei.”
Taal e Hat restarono ad ascoltare le parole dell'Etek, in un certo qual
modo il pensiero di avere dalla loro quelle due lame li rassicurava.
“Su andiamo, prima che scenda la notte” propose Hat “Lasciamo i cavalli
qui e vediamo di far presto! Non ho intenzione di passare un'altra notte
sotto la luna! Muoviamoci!”
Come topi che cercano di scappare allo sguardo attento dei gatti, i
quattro si avvicinavano sempre più gradualmente a quella che sembrava
essere la tana degli odiati Sciaves: una bocca infernale dal quale
proveniva l'odore della morte, l'odore della putrefazione.
“Taal, hai l'arco con te?” chiese Aegon in tono silenzioso.
“Certo! Cosa hai in mente?” rispose il Vulcar.
“Resta qui di guardia, la faccenda non mi quadra, quella tana è
inconsueta per gli sciaves; voglio vederci chiaro”
“Conta pure su di me” rispose Taal.
“Temp tu te la senti di venire, io non conosco gli occhi di Sciaves e
nemmeno Hat penso.”
Hat annuì.
“Si, certo che me la sento. Andiamo.”
I tre, rassicurati alle spalle da Taal, arrivarono in prossimità della
tana.
“Come immaginavo” disse Aegon abbassando la lama.
L'amazzone vedendo lo sguardo preoccupato dell'amico, si avvicinò per
saperne di più “Cosa succede?”
“Questa non è la solita tana di Sciaves o forse non lo è affatto. Vedi
questo?” Con la mano l'Etek indicò una pietra che era alla base
dell'entrata.
L'amazzone si accovaccio vicino alla grossa pietra “Ma è incisa, sembra
essere la chiave di volta di…”
“Di un portale” interruppe Aegon “ma la domanda che dobbiamo farci è
un'altra: dove porta questo portale?”
Mentre i due continuavano a fare congetture e ipotesi sul portale, Temp
si aggirava agitatamente nei pressi dell'entrata alla ricerca degli
Occhi “dove potranno mai essere? Lo so, sono qui nei dintorni, ma do…" i
pensieri del mercante si fermarono quando i suoi occhi si posarono sugli
oggetti da lui desiderati "Eccoli lo sapevo!"
Temp fissò la spada per terra, e si chinò per cogliere i malefici fiori,
ma in quell'istante si accorse che non era solo: due occhi rossi
iniettati di sangue lo fissavano da dietro il cespuglio. Un attimo, un
solo attimo e dal cespuglio balzò la bestia, lo Sciaves; ma prima che
questa potesse affondare i suoi denti nel morbido collo del mercante
venne colpita dalla freccia di Taal.
“Aegon!!! Hat!!! Sciaves, Sciaves!!!” urlava l'esploratore mentre a
grandi passi si avvicinava agli amici lanciando dardi a destra e a manca
“Sono dappertutto!!!”
Aegon e Hat si voltarono al grido dell'esploratore.
“Niente Sciaves, vero?” disse Hat sfoderando la spada.
“Ne parliamo dopo! Ora va ad aiutare Taal, io penso a Temp! Vai
corri!!!”
HATSHEPSUT
Capitolo 7
Per Hat quella giornata era iniziata nel peggiore dei modi e, a quanto
pare, era destinata a proseguire in modo completamente diverso da come
aveva previsto andasse.
L'incontro con Temperley l'aveva meravigliata non poco, ma trovarsi
davanti anche Aegon e Taal la lasciò quasi senza parole. Sentire Taal
che si lamentava perchè il suo macellaio non gli aveva procurato la
carne di sciaves per una cena galante la fece inorridire e non riuscì a
trattenere l'esclamazione “Uomini! La Global Detector vorrebbe renderci
schiavi, pericolosi traditori attentano alla vita dell'imperatrice e lui
si preoccupa di una cena!” alla quale seguì una risata.
Taal quasi non si accorse, preso come era dal suo menù per la cena, che
gli amici lo stavano canzonando bonariamente per questo guardò
l'amazzone come se volesse fulminarla, cosa che fece scatenare l'ilarità
generale.
Ben presto tutto fu deciso, il gruppo sarebbe andato alla ricerca degli
Occhi di Sciaves e degli sciaves stessi assicurando così all'esploratore
un bel esemplare cucciolo pronto da servire nella sua salsina.
La prospettiva non piaceva ad Hat che sapeva bene quanto potessero
essere crudeli quelle bestie, ma non riuscì a tirarsi indietro perchè fu
travolta dall'entusiasmo dei tre amici.
Il sole non riusciva a filtrare tra le alte chiome degli alberi, il
terreno già umido di suo si era trasformato in un pantano dopo l'ultima
pioggia, l'aria non accennava a scaldarsi per questo l'amazzone si
strinse nel suo mantello finché Aegon propose di fermarsi, lasciare i
cavalli in una radura poco distante e proseguire a piedi.
Hat conosceva la foresta, con le Zaira vi facevano spesso allenamenti ma
non ricordava che in quella zona ci fossero delle tane di Sciaves.
L'entusiasmo di Temp era scemato via via che ci si avvicinava alla meta,
mentre camminava borbottava tra i denti che lui era un mercante e non un
guerriero.
Il percorso non era dei più agevoli, il fango, i folti cespugli spinati
rallentavano notevolmente la marcia dei quattro, benché l'odore di
morte, tipico vicino alle tane di quelle bestie, si faceva sempre più
forte.
"Ci siamo ne sono certo, ma è strano che non ci siano Sciaves" disse
Aegon, infatti proprio in quel momento si fermò alla vista di quella che
avrebbe dovuto essere una tana, qualcosa non andava e Hat se ne rese
conto immediatamente avvicinandosi.
Il guerriero espresse i suoi dubbi e con la mano indicò una pietra che
era all'entrata dei quel tugurio.
Hat si avvicinò alla grossa pietra "c'è un'incisione qua, sembra essere
la chiave di volta di..." le parole le morirono in gola quando, cercando
di pulire con la mano l'incisione, vide il simbolo che mai avrebbe
voluto rivedere!
".. di un portale" intervenne Aegon senza capire che l'amazzone aveva
appena riconosciuto qualcosa di terrificante, poi proseguì "ma la
domanda che ci dobbiamo fare è un'altra, dove porta questo portale?"
Non ci fu il tempo per dare una risposta, la richiesta di aiuto di Taal
li fece scattare immediatamente verso gli amici.
Hat girandosi verso il guerriero lo prese leggermente in giro dicendogli
"niente sciaves, vero?", ma non rimase ad attendere la risposta
dell'amico Taal aveva bisogno di una mano.
Una decina di sciaves sembravano comparsi dal nulla, avevano sete di
sangue e davanti a loro c'erano delle prede appetibili.
Taal con il suo arco era riuscito a colpire lo sciaves che si era
avventato contro Temp, ancora pochi istanti e per il mercante non ci
sarebbe stato nulla da fare. Hat, con la spada in pugno, attaccò una
delle bestie che era sul suo cammino, fulminea colpì il collo nel punto
dove la pelle di quegli animali era più morbida. Cercare di colpire in
un punto diverso avrebbe significato lottare e ciò non sarebbe stato
positivo in quanto gli artigli che possedevano riuscivano a provocare
ferite piuttosto dolorose.
Aegon nel mentre era scattato verso Temperley che, ripresosi dal primo
attacco, aveva reimpugnato la spada posata per terra nell'eccitazione
della scoperta di quelli che gli erano sembrati gli Occhi di sciaves.
Entrambi stavano bene e lo dimostrava la forza con cui cercavano di
difendersi.
Sul terreno, già viscido per la pioggia, iniziò a spargersi un liquido
bluastro dall'odore pestilenziale.
Le frecce di Taal colpivano con precisione i bersagli, ma non sempre
erano sufficienti per uccidere le bestie. Tutto sembrava perso, gli
avversari erano troppo numerosi e troppo forti per i quattro, ma non
avevano fatto i conti con la determinazione e l'allenamento costante
dell'amazzone e dei due guerrieri.
La superiorità numerica venne presto ridotta e fu proprio il mercante ad
uccidere l'ultimo sciaves.
Sfiniti i quattro si avvicinarono alla pietra, gli abiti laceri, sporchi
di fango e sangue di sciaves, le armi ancora grondanti di liquido che si
andava man mano addensando.
"Credo che sarebbe il caso di terminare la caccia" disse l'amazzone
cercando di riprendere fiato "questo posto si è fatto improvvisamente
troppo affollato per i miei gusti."
Il pensiero della ragazza però non era rivolto agli sciaves, che in
fondo erano pur sempre animali e quindi facilmente eliminabili, ma bensì
al simbolo scolpito nella pietra.
Sapeva che il simbolo di Alaya, che aveva riconosciuto immediatamente,
avrebbe portato guai e tanto dolore. Si augurava che i compagni di
viaggio, ancora scossi dall'avventura appena passata, dimenticassero la
scoperta fatta poco prima e decidessero di proseguire in cerca di
cuccioli di sciaves o tornare a Ylea.
TAAL
Capitolo 8
“Sciaves! Sono ovunque” urlò Taal scoccando frecce contro i cespugli
“siamo spacciati” pensava.
I tre compagni reagirono prontamente, soprattutto Hat si muoveva con
movimenti rapidi e calibrati, ogni affondo della sua spada produceva una
ferita mortale allo sciaves che le stava di fronte.
“Sono troppi” continuava a mormorare Taal mentre afferrava la sua spada
d'ordinanza. Lentamente un pensiero si fece strada in lui “questi
sciaves si muovono lentamente, sembrano disorientati” pensava mentre
attaccava un grosso esemplare.
La relativa semplicità con cui riuscì a trafiggere il collo del grosso
maschio...
Nel frattempo Hat aveva atterrato l'ultimo sciaves e il sorriso tornava
sui visi terrei dei quattro.
Seduti a terra ansimanti si guardarono esterrefatti dopo di che Taal
richiamò il suo cavallo ed estrasse da una sacca un coltello seghettato
lungo un palmo.
Con difficoltà aprì il ventre di uno sciaves, tagliò la spessa cotenna
scoprendone le interiora.
“Stai organizzando un ASADO?” scherzò Temp “per arrostire questi
bestioni ci vorrà parecchia legna!”
Ma Taal non lo stava ascoltando, con fatica riuscì ad aprire la cassa
toracica e a mettere a nudo il cuore.
”Venite a vedere” urlò ai compagni.
Aegon fu il primo ad avvicinarsi.
”Guarda il fegato, è zeppo di strane cisti e guarda il cuore e ricoperto
da filamenti biancastri.”
“Si muove ancora!” esclamò Hat.
In effetti, uno dei filamenti, si mosse impercettibilmente come a voler
rientrare nel ventricolo destro.
Taal lo staccò con la punta del coltello e il filamento scivolò via
riassestandosi sul cuore.
“Questo animale è malato” disse Temp “sembrerebbe filaria, quei
parassiti che attaccano i cani che vivono nelle paludi.”
“Si, ma questi sono molto più grossi” intervenne Aegon. Con uno scatto
andò verso il cavallo e tornò con due ampolle col tappo smerigliato, le
svuotò dal liquido contenuto e le risciacquò scrupolosamente con l'acqua
di una borraccia.
Con il coltello di Taal asportò un pezzo di cuore e uno di fegato e li
inserì nel largo collo della bottiglietta. Richiuse ermeticamente e mise
il tutto nelle bisacce del cavallo.
“Gli sciaves non sono una specie endemica di Arcano, qui non hanno
nemici naturali ed è per questo motivo che il loro numero è in continuo
aumento” spiegò ai compagni.
“Quindi anche questi parassiti non sono di Arcano...” intervenne Hat.
“In ogni caso sarebbe interessante studiare questi organismi, potrebbero
rivelarsi efficaci per la lotta contro queste bestiacce” disse Temp
“portiamo questi campioni alla Kioskas e avvertiamo l'Imperatrice.”
”Va bene” disse Taal “ma chi ha infettato questi animali? Dovremmo
assicurarci che in questa zona non stia succedendo qualcosa di strano, i
parassiti sono sicuramente di provenienza extraplanetaria, così come lo
sono gli sciaves...”
AEGON
Capitolo 9
La dura battaglia conto gli Sciaves scuoteva, e non poco, i pensieri di
Aegon; quelle bestie che aveva ucciso non erano i soliti Sciaves e la
scoperta di Taal ne era la prova: se le belve fossero state al massimo
della loro condizione, difficilmente il gruppo avrebbe avuto la meglio.
L'Etek aveva bisogno di pensare, aveva bisogno di collegare il tutto e
così, isolatosi dal gruppo che continuava a discutere sul da farsi, si
sedette su una pietra che era vicino l'entrata della tana e comincio ad
affilare la lama della sua spada, pratica che era solito fare quando
aveva bisogno di pensare:
”Questa storia non quadra! Abbiamo una tana di Sciaves che non è una
tana, un portale o un ingresso per non so che cosa che dovrebbe essere
una tana, degli sciaves malati di uno strano virus. Tutto questo è
sicuramente collegato, ma in che modo? Poi quegli strani segni sul
portale. A chi possono essere attribuiti? A un mago, a un saggio o,
peggio ancora, ad un'entità malvagia! Ci deve essere una soluzione, una
chiave di volta che metta insieme tutti questi indizi! Ma cosa?” Aegon
prese la pietra che era accanto a lui e che prima aveva indicato ad Hat
e cominciò ad osservarla.
"La chiave di volta! La chiave di volta! Eccola! È questa pietra con
questa runa! Questo simbolo non mi è nuovo! Ha una faccia familiare e
poi anche Hat sembra conoscerlo a giudicare dall'espressione che ha
assunto quando l’ha visto. Se la mia mente non mi inganna fu Kristal a
mostrarmi questo simbolo tempo fa e, sempre se ricordo bene, non fu
entusiasta di mostramelo! Diceva che apparteneva ad una certa Alaya, un
demone malvagio o una cosa del genere che portò non poco scompiglio su
Arcano e che portò alla morte della somma sacerdotessa, ma non volle
dirmi di più. Potrei domandare ad Hat, ma penso che se fosse a
conoscenza di qualcosa me ne avrebbe già parlato. Ho deciso! Andrò in
fondo a questa storia, sono un comandante dell'esercito di Nimira e ho
giurato di proteggerla!"
Aegon si destò da quella sua posizione e si diresse verso il gruppo “La
faccenda non mi è chiara e penso che sia noi che tutta Arcano sia in
pericolo.”
Aegon voltò la schiena al gruppo e incominciò a fissare il portale
“ormai ho preso la mia decisione: scenderò da solo in quell'antro per
andare in fondo a tutto questo.”
“Se tu sei qui è per colpa mia!” disse Temp posando la mano sulla spalla
dell'Etek ”non sarò un bravo guerriero ma posso esserti utile in altri
modi.”
“In fondo tu sei qui anche perché ti ho chiesto di darmi una mano con
gli sciaves” disse Taal poggiando la mano sull'altra spalla di Aegon
“quindi scenderò con te, che tu lo voglia o no!”
“Grazie amici! Non mi sarei mai permesso di chiedervi di rischiare le
vostre vite, ma se siete voi ad offrirle” disse Aegon accennando un
leggero sorriso “tu Hat? Che fai, scendi con noi o porti questa boccetta
alla Kioskas?”
Dopo attimi di esitazione Hat alzò lo sguardo e sorridendo disse: ”Certo
che vi accompagno! Non durereste un secondo laggiù senza di me!
Andiamo!”
TEMPERLEY
Capitolo 10
Li guardavo dalla finestra di casa: che belli che erano i miei amici.
Vederli lì, nel mio giardino, attorno al fuocherello notturno, ridere e
scherzare come sempre, mi riempiva il cuore di gioia. Se poi pensavo a
cosa avevamo passato, ancora rabbrividivo.
Hatshepsut, Aegon e Taal aspettavano l'ennesima botte di birra. Ed ella
giunse.
Posato con non poca fatica il recipiente sul tronco mozzo che usavamo
come tavolaccio, mi rimisi a sedere accanto a loro “sapete una cosa?”
dissi “c'è stato un momento in cui mi sono sentito tremendamente in
colpa.”
Il silenzio calò e i loro volti sereni e curiosi si rivolsero tutti
verso di me in attesa che io continuassi.
“Quando eravamo davanti alla grotta, e gli Sciaves erano tutti morti.
Ero io che vi avevo portati fino a lì. Era per causa mia che ci
trovavamo in quel posto. E secondo voi, saremmo mai tornati indietro?
Dico: i miei sensi di colpa, la curiosità innata di un esploratore, il
coraggio di un guerriero e la forza d'animo di una amazzone. Secondo
voi, c'era qualcuno di noi 4 che avrebbe voluto tornare indietro?
Noooooooo. Però, non so se davvero fossimo entrati dal cunicolo
principale avremmo ottenuto lo stesso risultato!”
Mi fermai un attimo e li scrutai: tutti persi ad immaginare che cosa
sarebbe accaduto se invece di sprofondare nel suolo…
La schiena mi faceva ancora male, feci una smorfia di dolore di cui
nessuno si accorse e continuai: “Orsù, raccontatemi come siete finiti in
quella prigione. Dopo la caduta, non so quanto tempo sia trascorso prima
del mio risveglio. E chissà perché io in quella prigione non ci sono
finito.”
Il mercante si lisciava il pizzo assorto, aspettando le risposte che non
tardarono ad arrivare.
”Siamo caduti in mezzo ad uno spazioso antro sottoterra” disse Aegon
“tu, invece, hai battuto contro delle rocce sporgenti e sei finito
nell'anfratto dove ti sei svegliato. Col senno di poi, fortunatamente,
nessuno si accorse della tua presenza.”
“A dire il vero, credevamo di averti perso, Temp” susseguì Hat. “e
avevamo paura che a noi sarebbe toccata una fine ancora più tragica.”
“Non abbiamo avuto il tempo di riprenderci che eravamo circondati da
decine e decine di quei briganti” Taal fissava il vuoto, lo sguardo
fisso in lontananza. La paura era ancora fresca “non è piacevole vedersi
puntare addosso una miriade di balestre cariche di dardi avvelenati. Ci
disarmarono, poggiando tutto il nostro armamento in un angolo della
grotta principale e portandoci in quella rudimentale cella.”
“Strani individui, quei briganti” disse Aegon, versandoci birra “erano
riusciti a trovare un covo perfetto: dando da mangiare a quelle bestie
della carne contaminata con funghi velenosi, li avevano resi malati e
innocui nei loro confronti. E allo stesso tempo nessun viandante si
avvicinava al loro rifugio”
”Quasi nessuno. Ghhghghggghghgh” sogghignò Hat. “vedi Temp, te lo
ricordi il simbolo all'ingresso della grotta? Ebbene, costoro si erano
proclamati seguaci di Alaya, o meglio, della sua erede, colei nella
quale quell'essere cattivissimo aveva riposto tutta la sua malvagità
perché continuasse nella sua opera di distruzione e di morte.”
Il mercante ascoltava attentamente le parole che a turno i suoi amici
dicevano.
Gustava la sua birra, contemplava il tiepido fuocherello e si accingeva
a mettere a posto tutti i tasselli mancanti del suo mosaico.
HATSHEPSUT
Capitolo 11
I pensieri di Hat tornarono all'avventura vissuta solo qualche giorno
prima.
L'idea di raccontare la storia di Alaya aveva attraversato la mente di
Hat con la stessa rapidità di un temporale estivo.
I compagni di viaggio avevano deciso di scendere nella grotta e il
momento di raccontare la verità sul simbolo di Alaya era passato.
Aegon era già entrato nella caverna, quando Hat si era chinata a
raccogliere la pietra con inciso lo stemma di Alaya, qualcosa le diceva
che quella sarebbe stata la chiave per togliersi dai guai, perchè di
questo era più che convinta, si stavano per cacciare in un brutto
pasticcio.
Le peggiori paure dell'amazzone si erano rivelate reali quando,
svegliandosi legata alle mani e ai piedi, si era trovata chiusa in una
piccola grotta in compagnia di Aegon e Taal. La testa le doleva e
l'ultima cosa che ricordava di aver fatto era raccogliere una pietra
prima di entrare nella grotta.
Anche i suoi compagni non ricordavano con chiarezza cosa era successo,
se non che erano caduti in una stupida trappola e Temperley era sparito!
Un arco in pietra li separava da una caverna più ampia, dove un gruppo
di uomini era riunito intorno ad una lastra di pietra che fungeva da
tavolo.
Le voci rimbombavano nella caverna, quella che si stava svolgendo a
pochi passi dai tre hammers era una discussione accesa, Hat più volte
aveva sentito il nome di Alaya, cosa che le aveva fatto venire dei
brividi di paura.
Mentre i loro carcerieri continuavano ad urlare, Hat aveva raccontato ai
suoi compagni la storia di Alaya e mentre il racconto proseguiva nella
sua mente aveva preso forma un piccolo piano che forse avrebbe potuto
funzionare.
Tutto dipendeva da due fattori, il primo erano gli uomini riuniti al
tavolo e il secondo era lei.
La sua vita e quella dei suoi compagni dipendeva da quanto avrebbe
recitato bene la sua parte.
Aveva spiegato brevemente a Taal e ad Aegon cosa aveva intenzione di
fare, loro l’avevano pregata di desistere, il piano era rischioso e
presentava ben poche speranze di riuscita, ma in fondo tutti sapevano
che quello era l’unico che avevano.
La pietra che aveva raccolto, prima di addentrarsi nella caverna, era
posata al centro del tavolo dove stavano i briganti, sembrava che fosse
la causa di quell’accesa discussione, finchè Hat si accorse che uno di
loro aveva in mano un ciondolo, il suo ciondolo!
Il ricordo di come aveva attirato l’attenzione dei briganti fece
rabbrividire l’amazzone, sorseggiò un pochino della birra che aveva nel
bicchiere e riprese il filo dei ricordi.
“Io sono l’erede di Alaya!” aveva urlato ai briganti che si erano girati
a guardarla di traverso, “non mi credete? Slegatemi le mani e ve lo
dimostrerò! Avete già trovato il mio ciondolo, ma non avete visto la
luna!”
“Amazzone ti conviene stare zitta se non vuoi che ti si tagli la
lingua!” le aveva risposto quello che pareva il capo.
“In quel modo perderesti l’occasione di conoscere la vera storia della
tua eroina!” aveva proseguito l’amazzone sperando che la sua
sfrontatezza risvegliasse l’interesse dell’uomo, poi addolcendo il tono
“inoltre credo che lo spettacolo alla quale potrete assistere vi piacerà
moltissimo!”
Il tono con cui aveva pronunciato le ultime parole era carico di
promesse e quegli uomini non aspettavano altro che raccoglierle.
Dopo un’accesa discussione sul da farsi, due degli uomini si erano
alzati e diretti al piccolo anfratto dove c’erano i tre hammers,
afferrando l’amazzone per le braccia l’avevano fatta e sollevandola
l’avevano accompagnata al tavolo.
Hat si era trovata al cospetto di colui che sembrava essere il capo
della banda, l’uomo dimostrava circa 30, 35 anni, i capelli ricci di un
nero intenso incorniciavano il viso dove spiccavano due cristalli verdi,
il velo di una barba non rasata da qualche giorno scuriva la parte bassa
del volto, era molto alto, superava l’amazzone di buona misura, il
fisico era atletico sintomo di costante allenamento.
“Slegami, fammi salire su quel tavolo, tu e i tuoi uomini avrete la
dimostrazione che sono una discendente di Alaya!” gli aveva sussurrato
la ragazza.
Un sorriso allusivo era comparso sul volto dell’uomo che ordinò che la
slegassero.
Sul tavolo un’enorme brocca conteneva la birra che gli uomini stavano
bevendo.
Prima di salire sul tavolo Hat prese il ciondolo dalle mani dell’uomo
dicendogli “Mi serve per la dimostrazione!”
Nei volti degli uomini si leggeva la frustrazione dell’attesa e la
curiosità del metodo con cui la ragazza avrebbe dimostrato loro di
essere la persona che cercavano.
Hat era salita sul tavolo si era sciolta i lunghi capelli rossi e molto
lentamente aveva iniziato a spogliarsi, ogni gesto era stato prolungato
il più possibile, voleva rendere quelle bestie bramose, al punto che
avrebbero creato loro stessi lo scompiglio che le avrebbe permesso di
versare nella birra la polvere contenuta nel ciondolo che aveva
recuperato dalle mani del suo aguzzino.
In cuor suo sperava di non dover arrivare a mostrare il segno della luna
che aveva sulla schiena, quel segno che, in passato, aveva provocato
tanto dolore!
TAAL
Capitolo 12
Taal accostò il boccale di birra alle labbra e trangugiò gli ultimi
sorsi: “Si Hat, mentre tu facevi il tuo numero di "table-dance" io e
Aegon tentavamo di liberarci dai legacci. Non approvavo minimamente la
tua idea... proclamarsi erede di Alaya... Non conoscevo la leggenda,
perlomeno non nella tua versione; ma e' un Archetipo molto comune: la
donna crudele e fascinosa che soggioga sessualmente il suo popolo.
Un'assassina crudele che al tempo stesso sa essere madre protettiva...
la trasposizione umana di una leonessa che si trasforma in ape regina
definendo "figli" i suoi sudditi. Certo, abbiamo avuto una buona dose di
fortuna. Tu sei la copia esatta dell'iconografia di Alaya: capelli
rossi, fisico scultoreo, pelle chiarissima e... una mezzaluna tatuata.”
“Vorrei sapere dove hai imparato a danzare così!” intervenne Aegon “devo
riconoscere che, per quanto la situazione non fosse molto rilassante, ho
gradito lo spettacolo... sembravi indemoniata... un’eccitante
indemoniata... Potresti ripeterci il tuo balletto?”
Hat si avvicinò ad Aegon seduto su una sedia. Con fare sensuale, gli
mise una mano sulla spalla. Chinando il capo gli accarezzò il collo con
i capelli e scivolò alle sue spalle. La mano destra era ancora posata
sulla sua spalla e con la sinistra gli accarezzò la fronte e scese a
sfiorargli le labbra con l'indice e il medio della mano sinistra poi,
con un gesto fulmineo lo afferrò con due dita per le
narici strattonandolo all'indietro.
“Sia chiaro che ciò che avete visto e ciò che ho fatto in quella grotta
è coperto dal segreto più assoluto!” gli urlò Hat in un orecchio.
Aegon non sapeva se urlare per il dolore o ridere... Temp e Taal
ridevano a crepapelle gustandosi la scena.
”Comunque sei stata molto abile” continuò Taal “un vero colpo di genio.
Ti sei rimessa il ciondolo e hai accostato il viso del capo al tuo
sterno. Dolcemente lo hai indotto a bere la birra dall'incavo tra i tuoi
seni mentre la versavi languidamente. Il poveraccio non poteva sapere
che la birra scioglieva la polvere allucinogena di cui è fatto il
monile... Quando il capo ha incominciato ad avere le visioni ho
veramente avuto paura... un'orda di briganti sovraeccitati capeggiati da
un pazzo allucinato. Meno male che sei riuscita a farci liberare... “Ora
Alaya vi ordina di liberare i suoi servi” hai urlato. Ammettilo: ti e'
piaciuto interpretare la parte del semidio, e il brigante non ti era
indifferente...” concluse Taal strizzando l'occhio.
AEGON
Capitolo 13
Aegon diede l'ultimo affondo alla birra che aveva nel boccale; poi prese
quella buona erbetta che Temp gli aveva promesso, l'accese, diede una
bella boccata, portò la testa all'indietro e fissando il cielo,
incominciò a parlare: “Ritornando al discorso della caverna. È vero,
eravamo liberi, ma avevamo ben due problemi: il primo era quello di
uscire da quella brutta situazione sani e salvi e la seconda, la più
difficile direi, era recuperare la cosa a me più preziosa!” l'Etek voltò
lo sguardo verso Temp “la mia spada!”
Tutti, tranne Temp, che aveva assunto il colore di un vulcano in
eruzione, esplosero in una fragorosa risata; Aegon fece una nuova
boccata all'erbetta e continuò: “dai Mercante, lo sai che scherzo! Come
farei senza di te e senza la tua erbetta! Torniamo alla grotta và, che è
meglio! Dicevo “eravamo là sotto, con una massa di briganti eccitati
dalla nostra bella indemoniata”
Hat fulminò con lo sguardo il Guerriero.
“D'accordo la smetto; comunque fu lì che mi venne una brillante idea,
così salii sul tavolo dove prima c'era Hat e dissi: “Seguaci di Alaya,
ascoltate le parole di Aegon, Boia della Malefica Signora; noi eravamo
venuti nel luogo natio per consumare un sacrificio umano; purtroppo la
nostra vittima è da qualche parte lassù sulle rocce. Il primo che la
porterà a me sarà accolto nelle braccia della mia malefica Signora!!! E
non dimenticate la spada che è con lui, quella è la spada dei
sacrifici!"
A quelle parole i briganti, che già erano abbastanza eccitati dal
"balletto", corsero come indemoniati a prendere scale e corde, molti
caddero nel tentativo, altri furono uccisi dai loro stessi compagni,
insomma quando ti portarono a me, Temp, erano rimasti in 10; capirai
Temp che per
noi era abbastanza facile avere ragione di 10 briganti disarmati... ma
era poco onorevole! Quindi, ripresi la parola e urlai: “Voi vi reputate
seguaci di Alaya. VERGOGNATEVI! Quella dove ci avete rinchiuso non è una
cella, ma è l'altare dove Alaya ha avuto i natali! Voglio che quella
cella sia riportata ai suoi antichi splendori, lì avrà luogo il
sacrificio e verrà consumato l'atto!”
Come della pecore si catapultarono nella cella, a quel punto fu facile
per Taal chiuderli dentro. “Ecco, questo è tutto capoccione! Comunque se
posso dirla tutta, questa esperienza mi ha dato tanto: ho trovato un
grande amico che mi fornisce erbetta, un ottimo amico cuoco e un ottima
amica
ballerina!!!”
TEMPERLEY
Capitolo 14 - Epilogo
L'ennesima chiamata al brindisi accompagnava la goliardica compagnia di
Hammers verso l'ora in cui le forze li avrebbero abbandonati e
l'instabile equilibrio li avrebbe sopraffatti.
“Eh, già, mi dispiace solo una cosa, cari compagni” disse il mercante.
“Cosa c'è, Temp, di ancora poco chiaro?” Aegon giocava col boccale
vuoto, facendolo roteare tra i pollici intrecciati.
“Non c'è nulla che non abbia capito, solo che mi sono perso tutto il
divertimento” continuò il mercante con aria maliziosa.
Taal, invece, che aveva afferrato il concetto, continuò “Ah, si? E che
cosa ti saresti perso di così divertente?”
”Beh, ecco... Vi siete gustati lo spettacolo della nostra amazzone
mozzafiato, mentre io giacevo svenuto.”
Hat sembrò risvegliarsi dal torpore degli ultimi minuti senza proferire
parola.
“Ehehehehh, in effetti” Aegon riprese “è stato uno spettacolo
fantastico”
“Si, dovevi vederla, che splendore, ma non credere che noi due” fece
Taal segnalando l'Etek “ce lo siamo gustati in completa tranquillità,
c'erano pur sempre tutti i seguaci di Alaya da ehm… manovrare”
”Avete ragione” disse il mercante.
Hat giaceva immobile con gli occhi chiusi, seduta con i gomiti
appoggiati sulle ginocchia. Il viso serio.
”Hattina cara, perché non ci fai una dimostrazione di come hai stregato
tutti quei cattivoni?” in situazioni normali Temperley si sarebbe
accorto che forse stava esagerando, ma con tutta quella birra in corpo,
i limiti erano diventati molto labili... confusi... quindi continuò
“dai, dai, Zaira, facci vede.”
Un pugno di Hatshepsut lo colpì in pieno viso, scaraventandolo giù dal
tronchetto sul quale era seduto.
Fu lì che si svegliò il mattino seguente, un po' malconcio e
frastornato, col naso dolorante e la testa che scoppiava. Addosso aveva
il mantello che l'amazzone gli aveva lasciato, segno che la serata si
era conclusa comunque in allegria.
Ci vollero un paio di giorni per riprendersi alla grande, giorni in cui
si rinchiuse in casa a scrivere la sua avventura, con l'intento di
tirarla fuori poi nelle occasioni speciali ed avere altri motivi per
fare festa.
Poi la vita ricominciò a girare normalmente, giornate di faticosa
routine, lavoro, ricerche di materiali, commesse... Ma pur sempre con la
consapevolezza di avere ottime persone al suo fianco, amici fidati,
leali, coraggiosi. Che dire di più.
Fu così che in una delle sue frenetiche giornate, uscendo con la solita
fretta dalla sua casa ad Ylea, carico di materiali, inciampò e cadde
carponi. La sua vista cadde sull'angolo delle spezie…
Gli Occhi di Sciaves erano di nuovo secchi.
Temperley, Hatshepsut, Aegon, Taal
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