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Antefatto

La notte calava sulla Kioskas di Ylea, una notte dolce e serena per chiunque nelle vicinanze… dolce e serena, non per un'anima urlante, non per l’unica anima che chiedeva vendetta…
Era la notte piu’ tranquilla che Ryot vedeva e provava sulla sua pelle da quando il suo girovagare lo aveva portato oltre la cordigliera e lo aveva spinto oltre i confini di ogni luogo conosciuto di Arcano…

Un vento leggero e soave portava i profumi dolci delle strade infestate dai luridi fiori… erano passati 12 anni da quando aveva messo piede per l’ultima volta nella Kioskas… e adesso stava tornando da dove era venuto…

I ricordi in lui bruciavano fino a renderlo furioso, e come un animale selvatico, molto rischioso da incontrare nottetempo.
Ricordava i tempi delle battaglie campali assieme ai suoi “amici” se davvero di amici si poteva parlare, ricordava i bagni di sangue e le sofferenze indicibili che procurava ad ogni suo nemico per vendetta, la vendetta che ogni uomo richiede quando per sventura o per mancanza di coraggio una parte della propria vita viene persa, come un contadino al quale viene calpestato l’orto... a Ryot era stato calpestato l’onore, gli fu portata via una notte, la uccisero in maniera orrida sotto al suo sguardo attento… si chiamava Viconia…

Ryot aveva portato morte e sofferenza a ogni suo nemico, a chiunque gli si fosse parato davanti bloccando la strada verso la tanto agognata vendetta… Eppure qualcosa lo muto’… Aveva trovato gente al pari suo, uomini e donne pronti a battersi al suo fianco per uno strano sentimento che li spingeva a schierarsi dalla parte del male… Erano pronti a combattere assieme a lui… i ricordi esplodevano nella sua mente, ricordava quando da un’altura ascolta con piacere i rumori della battaglia, il piacevole suono dei metalli che cozzano l’uno sull’altro, le grida di dolore che lo fanno sentire vivo...
La furia degli eventi facevano rifiorire in lui l’odio che ancora nutriva per molta gente ed il suo lato oscuro poco a poco prendeva il sopravvento.
“Vivere ignobilmente o morire con onore?” si chiedeva il suo cuore poco prima di udire un grido a lui famigliare. Non pensando piu’ a nulla Ryot si ritrovo’ a correre nella neve verso il centro della battaglia ove vide una parte del suo gruppo e alcuni amici immersi in uno scontro furibondo e mortale.
Estratte le armi dai foderi un unico grido agghiacciante, colmo di rabbia e risentimento echeggio’ per la vallata: era il momento di annusare quell’odore che vivo e forte riportava il gusto di spegnere una vita per il solo piacere di farlo. I suoi fendenti potenti e spaventosamente precisi piombavano sui dissidenti e sugli ignobili guerrieri che si permisero di sfidare Arcano e il suo popolo, mietevano morte e dolore ovunque.
Terribili colpi vennero inferti dal dragone, mentre ai suoi piedi cadevano membra orrendamente mutilate e quant’altro la sua micidiale arma riuscisse a raggiungere... “Devo portare in salvo i miei compagni, devo distruggere tutti i ribelli, devo tornare a respirare l’odore acre del sangue!”…
“Gia’…” ed un sorriso sinistro e stirato si creo’ nel volto del Dragone… “distruggere i ribelli… salvare i miei compagni… Vivere ignobilmente o morire con onore…” il sorriso si spense e dalle sue labbra corrucciate ed uno sputo di ribrezzo venne lanciato a pochi centimetri da colui che un tempo fu chiamato Conte…

Aveva viaggiato ed in tutti i suoi viaggi aveva fatto conoscere sé stesso come un distruttore di vite… effettivamente non ricordava quando fu l’ultima volta che chiese qualcosa senza poi prenderselo assieme alla vita del malcapitato, non ricordava quando fu l’ultima volta che risparmio’ un nemico, non ricordava quando fu l’ultima volta che non spense una vita per il solo macabro piacere di farlo…
Queste cose erano diventate una routine ed egli non poteva piu’ farne a meno.

Eppure un tempo era un valoroso combattente, un glorioso Dragone, una persona degna dell’onore che portava con se’… fino a quando l’unica donna non gli fu portata via… Ryot ripensando a quello spezzone della sua torbida vita si accasciò al suolo premendo con la mano destra sulla ferita che lo affliggeva da ormai piu’ di una settimana… Furono i ribelli o qualcuno che si spaccio’ per essi, la rapirono assieme alle due figlie, e mentre Ryot veniva tenuto fermo da sei uomini, i restanti stuprarono la sua famiglia… tenevano gli occhi di Ryot aperti perche’ potesse osservare per bene e la bocca chiusa perche’ non potesse gridare… Lentamente tagliarono le gole alle due figlie proprio sopra alla testa del padre, facendo in modo che il sangue fluisse in una cascata mortale addosso allo stesso sangue che le aveva create… alla donna tocco’ una sorte piu’ crudele… Tagliate a pezzi grossi quanto un pugno le dolci e morbide carni delle figlie, i bastardi assassini ingozzarono a forza la donna fino a farla soffocare e mentre la sofferenza era lampante, la stessa madre, che si dibatteva per sputare quei resti delle figlie, venne impiccata ad un albero…
Il ricordo fece abbandonare le forze a Ryot accasciato in terra… cio’ che restava dell’accaduto, il giorno dopo, erano laghi di sangue, armi spezzate e cadaveri a profusione fino al limitare del bosco… erano cadaveri eterogenei, la furia del Conte si riverso’ anche su animali che per loro sfortuna erano nascosti troppo vicini alla zona ed uccelli che volavano tranquilli e placidi aspettando il loro pasto… Nel mezzo del massacro vi era un solo corpo che ancora si muoveva, piangeva e gridava disperato mentre con una mano stringeva la veste della sua amata…

Gli anni passarono ed ogni cosa che il conte riusciva a toccare e ad acciuffare veniva ritrovata mutilata, in fin di vita ma non ancora morta… La sofferenza ora non lo spaventava, lo divertiva e di piu’ lo divertiva infliggere sofferenze terrificanti a chiunque incappasse nella sciagura di trovarlo nelle strade sterrate che portavano da una Kioskas all’altra… pochi riuscivano a vederlo e quei pochi spesso restavano vittime della sua ferocia sanguinaria…
I tempi erano duri e quei disordini non facevano che indurire la situazione… ma poco ci volle ad una giovane sacerdotessa, Sianna, per riportarlo sulla retta via… Retta se di retta si poteva parlare… L’animo di Ryot era corrotto dal dolore e dalla rabbia, nulla o poco avrebbero potuto riportarlo ai tempi che furono… e quel poco era solo la donna amata e le due figlie…

Ma nello sguardo di una giovane Sacerdotessa Ryot ritrovo’ il suo perduto amore, rivide cio’ che nella sua giovane e dolce amata lo aveva reso un uomo felice… Se ne invaghi’ e grazie all’intercessione di Sianna, riusci’ a coronare un suo sogno primordiale: ritrovare la purezza dell’amore e della felicita’ del sentirsi amato. Passo’ poco tempo che il Sogno del conte si rifece alla vecchia ’realta’… la sua nuova amata, Eve, resto’ gravida del di lui seme. La gioia nel sentire queste notizie fu subito fermata, il richiamo del sangue si fece di nuovo sentire… e non potendolo ignorare fu costretto a partire… Poche parole furono spese, molte lacrime femminili e pochi cenni… La partenza di Ryot resto’ nascosta nell’ombra, in un'ombra tanto cupa da non lasciare presagio positivo neppure se richiesto direttamente dalla dea…

Partiva un guerriero, un Dragone addestrato per necessita’ all’utilizzo di ogni arma da guerra, capace di svanire nel buio come un gatto e di colpire con la forza e la furia di un orso… partiva per, in cuor suo, non tornare piu’ sui suoi passi…

 

Count_Ryot




 

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