Alla ricerca del passato
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SHADEMAR
"La piazza d'armi era coperta di stendardi blu e gialli, i colori
dei Betris.
Schierato era l'esercito diviso nelle quattro legioni quando tuo
padre pronunciò il mio nome e il suo suono echeggiò in tutto il
cortile. Un fragoroso boato si innalzò dai ranghi, frastuoni di lame
che stridevano l'una con l'altra, scudi che scintillavano al tocco
del sole, cavalli che scalpitavano, grida di giubilo. |
Un turbinio di colori e vita.
Pochi giorni dopo, stavo lavorando nel mio ufficio quando venni
interrotto dal suo ingresso. Lo guardai negli occhi e nonostante che il
dolore ne avesse consumato la carne, il suo sguardo non riusciva a
trattenere il suo indomito spirito. Mi sentii gelare il sangue nelle
vene quando con un viso ormai impregnato di sofferenza mi disse che il
suo cuore stava per cedere. Mi portò con sè nell'ultimo viaggio oltre il
Kruill, inoltrandoci nella foresta fino ai piedi delle catene montuose.
Il giorno stava volgendo al termine quando arrivati ad una radura mi
cadde sulle ginocchia e mi disse che quelle foglie sarebbero state il
suo letto eterno ... "
Spidersax, Comandante di Betris, deglutì per liberarsi di un nodo di
commozione che lo stava stringendo alla gola, si rischiarò la voce e
riprese a parlare:
"Gli rimasi vicino mentre convulsioni tremende ne scuotevano il corpo in
atroci spasmi dolorosi. Mi chiese di ucciderlo. Ma come avrei potuto
levare contro di lui la mia mano?
Come potevo togliere la vita a colui che mi aveva dato l'essenza stessa
della sua vita: l'esercito di Betris. Strinsi il suo capo al mio petto
quando con un filo di voce riuscì a dirmi che aveva sonno mentre una
lacrima mi rigava il viso".
Shademar ascoltava in silenzio e commosso il racconto degli ultimi
giorni di vita di suo padre. Nei suoi occhi un velo di lacrime amare
traboccava rigando con scie cristalline il suo giovane viso.
"Ed ora Spidersax sapresti ritrovare il luogo dove hai sepolto mio
Padre?"
"Sono passati molti anni Shademar e quando tuo padre mi portò con se,
alla foresta tra Krymenia e Kolise, fece in modo che io non mettessi
bene in mente quei sentieri attraverso i quali mi condusse al luogo dove
aveva scelto di morire. Mi dispiace ragazzo ma credo che lui non
immaginasse lontanamente che un giorno avrebbe avuto un figlio e che...
ora questo figlio lo andasse a cercare"
Spidersax posò la sua mano sulla spalla del giovane con la stessa tenera
forza con cui lo avrebbe fatto suo padre.
Dopo aver camminato senza una meta per tutta la notte, il giovane Lokot
si ritrovò stanco e assonnato ai piedi del tempio della Dea, si lasciò
andare sulle gambe sedendosi con le spalle appoggiato alle bianche mura.
Gli occhi gonfi e stanchi, il corpo infreddolito dall'umidità del fiume
e nel cuore il desiderio di poter ritrovare un giorno la tomba di suo
padre.
La notte, dalla parte cui sorgeva il sole, andava lentamente schiarendo
il suo scuro mantello. La stanchezza stava prendendo il sopravvento
quando un rumore di passo leggero, un fruscio impercettibile sull'erba
lo fece voltare.
OMBIASY
Nel Tempio c'era un gran silenzio, una pace profonda aleggiava
nell'aria. La sensazione era quella che bastasse semplicemente allungare
una mano per toccare lo spirito della Dea.
- La sensazione di benessere e di leggerezza è così intensa che non
trovo la forza di lasciare questo luogo; so che non dovrei restare qua
la notte, ma forse per una volta le mie sorelle Sacerdotesse
perdoneranno la mia insolenza. In fondo voglio solo pregare e lasciarmi
trasportare da quest'onda di serenità -
E dopo aver pregato a lungo Ombiasy cadde in un sonno profondo, ma
agitato da strani sogni.
*.... chi sta sussurrando il mio nome.... che posto strano.... mi pare
di conoscere questa foresta... ancora il mio nome... un viso
conosciuto... un senso di sofferenza... qualcuno che mi chiama... una
giornata di festa.. colori... cavalieri... lacrime....*
Un sobbalzo improvviso e la giovane Sacerdotessa è ridestata dal suo
sonno, mentre un debole raggio di sole entra nel Tempio.
- che stanchezza, oh mi sono addormentata, c'era un'atmosfera così
mistica nel Tempio questa notte, dovrei sentirmi in gran forma eppure
c'è qualcosa che mi turba... forse è meglio che torni a casa-
Esce dal Tempio e percorre il breve sentiero a Nord che la conduce verso
la sua dimora quando un'ombra appoggiata a una parete esterna del tempio
attira la sua attenzione:
- Un viandante che dorme, chissà forse vorrebbe pregare nel Tempio -
Si avvicina e gli sfiora leggermente la spalla per non spaventarlo.
"... ma non siete un viandante, Shademar! Cosa ci fate qua fuori? Siete
infreddolito, sembrate sofferente, avete uno strano sguardo.... vi siete
forse perduto?"
Tutte queste domande investirono il giovane esploratore che semi
addormentato fece fatica a capire dove fosse e chi gli stesse parlando.
Ombiasy fissava il Lokot con tenera amicizia leggendo nei suoi occhi un
grande vuoto, un' immensa sofferenza.
"Venite con me, andiamo nel giardino del Tempio, i primi raggi di questo
nuovo giorno riscalderanno il vostro corpo e la vostra anima... e magari
faranno sparire questa sensazione di malessere che sento in me...." le
ultime parole pronunciate da Ombiasy furono poco più che un sussurro nel
vento, un pensiero ad alta voce.
SHADEMAR
L'esploratore seguiva la sacerdotessa da vicino, conscio di essere solo
e che nella sua anima un ricordo smarrito nelle pieghe del tempo ruggiva
come gli Sciaves nella gloriosa battaglia avvenuta nella Quinta Era alla
valle di Nomat.
La sua mente accarezzava la speranza di ritrovare i mortali resti di suo
padre a costo della stessa vita, attraversare il fiume Kruill ed entrare
in pieno territorio nemico avrebbe potuto significare morire. Al
pensiero di riportare indietro il corpo di suo padre la morte stessa gli
sembrava quasi un riposo, il tiepido calore di un braciere in una notte
d'inverno.
Anche se non lo aveva mai conosciuto non riusciva a dimenticare quel
nome, Licht, che per anni lo aveva accompagnato e protetto durante la
sua giovinezza. Il suo cuore era consumato dall'amarezza e nutriva un
profondo rancore verso gli dei che muti venivano adorati nel tempio:
- perché avevano permesso una cosa simile?-
- dove erano quegli esseri divini mentre suo padre, tormentato nella
carne e nello spirito esalava l'ultimo respiro?-
Più di una volta avrebbe voluto posare la sua mano sulla spalla di
Ombiasy per dirle che non l'avrebbe seguita, ma ogni volta una forza
invisibile, misteriosa ma autoritaria sembrava fermare quel pensiero.
Salirono rapidi la scalinata destra del tempio, attraversarono la grande
sala dove le sacerdotesse officiavano le cerimonie per ottenere dagli
Dei la benedizione dei frumenti per tutti gli hammers ed uscirono su un
chiostro interno.
Le sue narici erano piene di incenso e non era molto abituato a quell'odore
pungente, gli occhi che si sforzavano di distinguere profili e dettagli
dell'architettura e degli arredi. Ombre lunghe, proiettate dalla fioca
luce delle torce tremolavano allungate. La pace del tempio, specie a
quell'ora del mattino era qualcosa d'innaturale che penetrava fin dentro
l'anima, gli fece provare un interminabile brivido lungo la schiena.
La sacerdotessa si era fermata, voltata e lo fissava con uno sguardo
accogliente ricolmo di tenerezza. Il giovane fu sfiorato dal pensiero
che la sacerdotessa avesse intuito i suoi pensieri e l'intimo dolore che
lo lacerava. Ombiasy sorrise, con la mano scansò una tenda di ottima
fattura e raffinato tessuto ed entrò in un altro corridoio invitando
Shademar a seguirla.
Le quattro statue delle Dee dominavano con la loro imponenza tutto il
corridoio, sarebbero dovuti passare sotto il loro severo sguardo e
l'esploratore provò un moto di rabbia irrigidendo per un attimo le
mascelle e stringendo i pugni. La sacerdotessa con un elegante e rapido
movimento si piegò sulla gamba sinistra e posò il ginocchio destro a
terra, nello stesso tempo portò il mento sul petto in un cerimonioso
saluto verso le statue. Shademar colto alla sprovvista cercò di ripetere
lo stesso gesto di Ombiasy ottenendo però un goffo gesto che rischiò di
farlo incespicare sui suoi stessi passi.
Ombiasy riuscì a trattenere una timida risatina si rialzò e continuò a
camminare verso i giardini.
Il giardino del tempio era permeato di una quieta spiritualità. Al
centro su un laghetto artificiale era costruito un passatoio in cui
brillavano ancora le fiamme delle lanterne accese. Lo superarono
velocemente arrivando al centro di un gruppo di alberi in fiore.
"Come mai eravate ai piedi del tempio?" chiese Ombiasy, la sua voce un
delicato sussurro.
Il giovane si guardò intorno:
"Volevo raggiungere Krymenia... mi sono lasciato sorprendere dalla
notte"
"Strano!"
"Cosa?"
"Che un esploratore si faccia sorprendere dal buio, non trovate Shademar?"
la sacerdotessa lo fissava con uno sguardo malizioso misto a ironia come
a dire che se si fosse impegnato forse avrebbe trovato una scusa
migliore. Il sorriso della sacerdotessa e l'accoglienza del luogo gli
davano una piacevole sensazione di serenità.
"Avete ragione amica mia " Shademar socchiuse gli occhi, come se anonimo
viandante osservasse l'affollata mente dei suoi pensieri. Il suo petto
si gonfiò in un pesante sospiro e riprese a parlare:
"...cosa è il buio di una notte rispetto all'oscurità che spesso avvolge
il cuore di un Hammers e come un opprimente peso ne impedisce il
respiro?"
Riaprì gli occhi fissando quelli scuri di Ombiasy, il tono della voce
lento e pacato:
"...e quei gelidi artigli che lacerano la sua anima riversando nel corpo
un dolore senza fine e procurando un agonia senza limiti alla mente?"
Le loro figure leggermente curve incastonate nel giardino, come due
pietre in un anello, il loro silenzio un sussurro nella quiete che li
avvolgeva.
"Si, riesco a percepire questa ombra che aleggia nel vostro cuore, il
suo minaccioso respiro tradisce la sua presenza. Parlatemi, vi prego,
ditemi cosa vi affligge?"
Gli occhi del giovane si socchiusero poi iniziò a parlare con tono
basso:
"Provo un odio rabbioso per il tempio e le sue Dee. Sono cresciuto
all'ombra del nome di mio Padre, avevo sempre saputo che fosse morto
combattendo contro i nemici di Nimira ma ieri sera il Comandante dei
Betris, Spidersax, mi ha rivelato gli ultimi giorni della sua vita. Non
furono i nemici a ucciderlo ma una violenta malattia, lui che aveva
sempre difeso Nimira e la sua stirpe, che aveva sacrificato la sua vita
all'impero e ai suoi Dei. Non ho mai potuto abbracciarlo ne conoscerlo
perché quegli stessi Dei che tu servi e adori gli avevano preso quanto
di più caro avesse nel modo peggiore."
Il capo chino, la voce commossa e la mano che stringeva una piega della
tunica.
"Un solo pensiero ora è nel mio cuore, andare a cercarne il corpo...
abbracciare quello che resta delle sue mortali spoglie".
"Nessuno sa dove si trova la sua tomba" disse la sacerdotessa.
"Si lo so, anche Spidersax che lo ha accompagnato non ricorda il luogo
preciso, solo un'immensa radura nella foresta tra Kolise e Krymenia...
dall'altra parte del Kruill." Le ultime parole pronunciate dopo una
pensierosa riflessione come a indicare la pericolosità di quei luoghi
che ora erano sotto il controllo dei nemici.
OMBIASY
Ombiasy ascoltava l’amico esploratore, ma più delle parole era lo
sguardo del Lokot che la preoccupava.
Vedeva una luce brillare nei suoi occhi, ma non era un guizzo di vita,
bensì di morte, di dolore e di odio.
Non sarebbe servito a nulla convincerlo che le Dee non erano sicuramente
degli spiriti maligni che avevano chiesto a Licht il sacrificio della
sofferenza e della malattia, né sarebbe servito implorarlo di lasciare
dove si trovavano le spoglie di suo padre.
La determinazione che vedeva nei suoi occhi le faceva paura e un brivido
la scosse.
“Tremate Sacerdotessa? Avete forse freddo? Mi scuso di cuore, voi
eravate diretta a casa a riposarvi e a causa mia siete ritornata sui
vostri passi… la mia solitudine e la mia tristezza sono così grandi da
farmi dimenticare le buone maniere. Se volete andare….. non
preoccupatevi per me”.
Ombiasy sorrise; quest’ultima frase era stata pronunciata con il tono
che ha un bimbo ammalato ma che, volendosi mostrare forte e coraggioso,
dà alla propria madre il permesso di allontanarsi dal letto.
“No carissimo Shademar, non mi va di rientrare, si sta così bene in
questo giardino; non trovate anche voi?”
E guardò l’amico notando il suo viso duro e scuro, ma per nulla
scoraggiata continuò a conversare tranquillamente.
“Il sole sta prendendo forza, guardate la rugiada sui fili d’erba, sta
lottando per poter godere i suoi ultimi minuti di vita. Riflettete
amico: quale miracolo! Domattina altre gocce di rugiada avranno la
certezza di trovarsi nello stesso luogo.
Volgete lo sguardo: vedete con quanta timidezza le campanelle si stanno
schiudendo? Aprono un petalo alla volta, quasi ad essere ben certe che
un nuovo giorno è cominciato.
Ecco un fringuello, è proprio un uccello vanitoso, prima di lanciarsi
nelle acrobazie mattutine, si lustra per benino tutte le piume, chissà
magari potrebbe fare un incontro interessante lassù nel cielo.
Ma… non solo in alto, anche negli angoli più nascosti c’è vita. Guardate
fra quella colonia di formiche che agitazione. Loro devono essersi
svegliate prima di noi, sono così piccole che devono sfruttare l’intera
giornata per essere certe di raccogliere un bel mucchietto di cibo per i
momenti più difficili”
L’Esploratore ascoltava Ombiasy e il suo cuore incominciava ad essere
più leggero, ma si chiedeva cosa mai significassero le sue parole.
“Vedete Shademar, nella natura ogni essere animato ha un suo ruolo e una
sua anima. Noi esseri umani però abbiamo in più un grande dono:
l’Intelligenza… che ci permette di godere di un’altra cosa esclusiva a
noi uomini: i Sentimenti.
L’affetto, la riconoscenza, il rimpianto, la sofferenza che voi provate
nei confronti di vostro padre sono tutti sentimenti decisamente nobili.
Quindi perché mescolarli con l’odio, la vendetta, la rabbia che vedo
attraverso i vostri occhi e sento nella durezza delle vostre parole?”
Toccato sul vivo Shademar ebbe un moto di stizza e alzatosi in piedi
voltò le spalle a Ombiasy.
Passarono molti minuti prima che trovasse la calma per rivolgersi
all’amica e quando lo fece le sue parole furono poco più di un sussurro.
“Voi non capite Sacerdotessa…. È come se mi avessero rubato un pezzo di
cuore… sono stato ingannato… sono diventato orfano per la seconda
volta…. DEVO ritrovare le spoglie di mio padre, solo così potrò riavere
la pace”
Voltatosi fissò i suoi occhi in quelli di Ombiasy:
“Volete aiutarmi cara amica?” disse quasi implorandola.
La Sacerdotessa vide una sofferenza sincera e profonda sul viso del
Lokot e, cercate invano le parole per farlo desistere dal suo proposito,
ma non trovandole, si limitò ad abbassare lo sguardo.
“Sapete bene che vi sono amica……” Un sospiro colmo di significato
preannunciò le sue parole.
“sì vi aiuterò……”.
- Vi imploro o Dee, perdonate questa scelta insensata e siate così
generose da proteggerci –
Il sole ormai alto in cielo rifletteva le loro ombre sul muro del
Tempio.
SHADEMAR
Erano in piedi nella luce del sole. L'aria era calda e leggermente
ventilata. Dai grandi alberi che li sovrastavano proveniva il cinguettio
degli uccelli. Raggi di sole filtravano tra il fitto fogliame in fasci
di luci soffuse simili a sottilissime e vellutate nebbie. Dalla radura
in cui si trovavano si apriva uno squarcio di natura che dava loro la
possibilità di vedere verso il basso uno dei tanti villaggi agricoli
sviluppatisi lungo le rive del Kruill.
Un agglomerato di capanne, circondate da appezzamenti di terra fertile e
coltivati, da cui spirali di fumo grigio si levavano dai tetti di
paglia.
"Ci vorrà ancora un'altra ora di cammino per arrivare fin li, credo a
giudicare dal fumo che arriveremo in tempo per la cena." disse
l'esploratore.
"Ma è ancora giorno?"
"Nei villaggi i tempi della giornata sono diversi da quelli delle grandi
Kioskas. I lavori nei campi specialmente d'estate costringono i
contadini ad alzarsi quando ancora il sole non è sorto per lavorare con
il fresco. Alla sera quando si abbandonano i campi e si torna alla
propria casa la stanchezza è tale che il cibo venga consumato prima del
tramonto. La cultura contadina poi è generalmente più parsimoniosa
rispetto a quella dei grandi centri urbani e quindi mangiare con la luce
del sole fa loro risparmiare quantità di olio e cera altrimenti
necessarie a illuminare la tavola."
"Allora sbrighiamoci Shademar, non vorremmo mica arrivare tardi"
Il Lokot sorrise appena sotto i baffi per il tono con cui la
sacerdotessa, nota per il suo proverbiale appetito, aveva sottolineato
la preoccupazione di dover saltare un pasto.
Le tracce a terra delle ruote dei carri, degli zoccoli dei muli
diventano sempre più frequenti e il sottobosco, tra piante alte sino
alla vita in prevalenza felci e rododendri si andava diradando sempre
più. La Sacerdotessa si girò verso Shademar:
"Manca ancora molto?"
"Non molto, quindici minuti..." il giovane non riuscì a terminare la
frase, gli parve di sentire qualcosa. Si fermò ad ascoltare indicando
alla sacerdotessa, con l'indice sulla punta del naso, di fare silenzio.
Si, c'era un rumore lontano, come di passi affrettati. Sembravano
provenire dal sentiero che stavano seguendo in direzione del villaggio.
Poi, udì in modo distinto un respiro affannoso e subito dopo un rumore
come di tuoni lontani a cui seguirono grida eccitate.
Mentre cercava di capirne la causa, un giovane robusto sbucò
improvvisamente di corsa davanti a loro. Ombiasy sobbalzò e Shademar
mise mano alla sua spada. Il giovane indossava miseri abiti da contadino
dai colori opachi e smunti che presentavano rattoppi in più punti. Tutto
paonazzo in viso e la fronte imperlata di sudore, parve sorpreso di
trovare qualcuno sul suo cammino.
Avvicinandosi gridò loro: "Ribelli... nascondetevi! Per Amor degli Dei
nascondetevi, stanno distruggendo ogni cosa".
Il giovane continuando a scappare spintonò Ombiasy facendola cadere a
terra nel sottobosco, mentre stava cercando di rialzarsi Shademar la
spingeva a terra con il suo braccio.
"Ehi!" Esclamò la sacerdotessa. "Spiegami cosa vuoi .?"
"Shhhh!" Shademar le mise una mano sulla bocca.
Sul sentiero il rumore era diventato assordante. Diversi cavalli
avanzavano al galoppo verso di loro. Quattro cavalieri in armatura
leggera con le spade sguainate inseguivano il giovane. Quello alla testa
del gruppo sollevò il braccio in direzione del giovane. Il ragazzo,
ormai senza fiato, si fermò per un istante, piegato in due dalla fatica
al centro del sentiero. Il cavaliere che guidava la carica si sporse di
lato e con lo spadone calò un fendente colpendolo in pieno. Shademar
spinse la testa della sacerdotessa verso il basso per evitarle di
vedere. Una fontana di sangue sgorgava dal torso decapitato che si
accasciò al suolo tra le risa incontenibili e sguaiate dei ribelli che
girarono i loro cavalli e tornarono da dove erano venuti.
Quando ormai il rumore degli zoccoli fu lontano, Shademar si rialzò:
"Bel coraggio, quel ragazzo è morto e noi potevamo salvarlo"
Il Lokot cambiò la sua espressione pensierosa, assumendo un misto tra lo
stupito e l'ironico
"Si? Davvero avremmo potuto salvarlo? Come?"
Ombiasy capì immediatamente di aver detto una sciocchezza.
"Scusami ho detto una sciocchezza. E' la prima volta che mi trovo in una
situazione del genere. Al tempio sembra tutto cosi facile durante gli
allenamenti ma... qui è tutto cosi rapido, veloce e di una violenza
insopportabile"
"Di nulla Ombiasy, questa purtroppo è la guerra. Non avremmo avuto
nessuna possibilità di riuscire a fermarli. Purtroppo credo che dovremo
far a meno anche della cena."
Una colonna di fumo grigio andava levandosi verso il cielo.
"Hanno assaltato il villaggio?"
L'uomo fece un gesto con il mento: "Si! Saremo costretti ad aggirare il
villaggio per non farci notare continuando a camminare lungo il bosco".
OMBIASY
Mentre gli ultimi raggi di sole sparivano dietro le colline e la luce
perdeva la propria forza, i due amici ripresero il cammino.
I fuochi erano ormai spenti ma una coltre di fumo coprì l'intero
villaggio. Si udivano pianti di bimbi, guaiti di cani, urla di donne e
uomini, ma nè l'Esploratore, nè la Sacerdotessa avrebbero potuto porre
rimedio a ciò che era accaduto, anzi la vista di persone sconosciute,
seppur con intenzioni amichevoli, avrebbe potuto far nascere ulteriori
attimi di panico fra gli abitanti.
Fu così che in silenzio e col cuore pesante si allontanarono dalla
strada principale addentrandosi sempre di più nel bosco.
Ombiasy capì ben presto la stupidità della sua scelta. Si pentì di non
essersi impegnata nel convincere Shademar che questa ricerca era una
cosa sciocca, dettata solo dalla sua testardaggine e caparbietà. Si
pentì pure di non aver chiesto aiuto e consiglio alla propria Madras, o
a Madras Asiram o all'amica Biancalancia, tutte persone che avrebbero
potuto discutere con il Lokot e farlo ragionare... non come lei...
Gli episodi della vita che si svolgeva fuori dalle Kioskas, che spesso
aveva ascoltato narrare dai guerrieri, o dagli esploratori, o dalle
amazzoni, sembravano ora improvvisamente reali e, la Sacerdotessa
cominciò ad avere sempre più paura, temendo sia per la propria vita, sia
per quella del suo compagno.
"Siete molto silenziosa..." disse Shademar sfiorandole il braccio e con
un grande senso di colpa proseguì.. "Mi perdonerete mai Ombiasy? Mi sto
rendendo conto che non avrei mai dovuto chiedere il vostro aiuto. Il
vostro ruolo è quello di pregare le Dee, di consigliare chi ha bisogno
di aiuto, di illuminare con la vostra saggezza gli animi perduti....
ma... vi ho sempre visto così determinata durante gli allenamenti al
Tempio che per un attimo, ho creduto che......." Con un groppo in gola
non riuscì a terminare la frase.
La paura, l'immagine della violenza ancora viva nei suoi occhi, la
rabbia della propria stupidità, fecero esplodere la Sacerdotessa: "Shademar!!
Non mi avete costretta a seguirvi, avrei potuto essere più intelligente
e cercare di fermarVi. So benissimo i pericoli che si corrono fuori
dalle Kioskas, sarò anche arrivata da poco, ma non per questo non
conosco i rischi nel lasciare le mura protettrici di Arcano!"
Il Lokot fece per rispondere, ma il buon senso gli suggerì di lasciare
che l'amica ritrovasse da sola la propria calma.
Intanto avanzavano. La bellezza di questo bosco aiutò i loro animi a
trovare un po' di serenità. Proseguirono in silenzio, mentre merli,
cardellini, gazze, li accompagnavano col loro concerto serale.
- Anche gli animali del bosco sanno che per la loro sicurezza devono
rientrare a casa prima del buio, e noi.. che faremo? Dove troveremo mai
un rifugio per questa notte?..-
L'arrabbiatura e l'orgoglio le impedivano di esprimere a voce alta i
propri pensieri, ma guardato l'amico che proseguiva davanti a lei con
passo pesante e il capo chino, non potè che provare un grande affetto.
D'improvviso ogni rancore sparì.
"Shademar" disse dolcemente "dobbiamo trovare un luogo per passare la
notte, non possiamo certo camminare fino a domattina e poi... comincio
ad avere un certo languorino!"
Un sorriso apparve sul viso del Lokot.
"Una volta qua vicino c'era una capanna costruita come riparo per i
viandanti, spero che nessuno l'abbia distrutta. Ci vorranno circa 30
minuti, pensate di potercela fare?"
Questa volta fu la Sacerdotessa a sorridere "Piuttosto che dormire sotto
le stelle, faccio la strada di corsa!"
".... eppure il cielo stellato è un quadro meraviglioso, rispetto alla
monotonia di un tetto di paglia, non trovate Ombiasy?"
"molto bene... caro amico... se ritenete di preferire lo spettacolo
delle stelle, piuttosto che la monotonia di un tetto, vorrà dire che,
mentre io dormirò nella capanna, voi veglierete sulla soglia!!!!"
E... mentre lo stupore si dipingeva sul volto dell'Esploratore, Ombiasy
superò il Lokot e si diresse a gran passo verso la meta.
SHADEMAR
"In questi luoghi, fuori dal tempio o lontano dalle grande Kioskas non
sempre le cose sono per come appaiono" disse sorridendo l'uomo,
riprendendosi dallo stupore in cui l'aveva lasciato la sacerdotessa che
a passo veloce seguiva il sentiero in direzione della capanna.
Il volto dell'uomo era illuminato da un sorriso compiaciuto, come se un
pensiero divertente ne soggiogasse la mente. Aveva lasciato andare
avanti la sacerdotessa rallentando il suo passo di proposito. Di tanto
in tanto, dove le radure erano più ampie, notava la donna voltarsi
velocemente, come a sincerarsi della sua presenza, per poi proseguire
con fare risoluto.
Sapeva che ormai alla capanna mancava poco ma il velo di apprensione
calato sul suo petto non tendeva a diminuire anzi...
"Ahhhhhhhhhhhh ..aiuto! Shademar Aiuto!"
Il Lokot si guardò intorno, si aspettava quel grido da un momento
all'altro e quando gli giunsero le grida di soccorso della sacerdotessa
scoppiò a ridere.
Continuò ad avanzare molto lentamente fino a quando alzando gli occhi
sopra il sentiero vide la sacerdotessa imprigionata in una rete. L'abito
impigliato nella rete metteva in bella mostra ampie parti del corpo e
delle gambe. Shademar simulò un movimento in avanti abbassando
leggermente il capo come per concedere un orizzonte più vasto alla sua
vista. La sacerdotessa sorpresa si lasciò sfuggire un gridolino di
pudore e con le mani tirò la veste per coprirsi ottenendo però l'effetto
di procurarsi uno squarcio sull'abito.
"Shade... fammi scendere da qua o ti uccido. Scommetto che sapevi
dell'esistenza di questa trappola vero? Magari l'ha costruita proprio
tu?"
"Si la conoscevo. Ora che ci penso però mi sto domandando perché dovrei
farti scendere Omby? In fondo da li si gode un'ottima vista, non c'è
alcun rischio di esser morsa da scorpioni o simili e soprattutto potrai
goderti un cielo stupendo questa notte" sorridendo si avviò verso la
capanna
"Ti odio esploratore, se scendo da questa rete ti prendo a schiaffi"
"Una ragione di più per lasciarti dove sei. In ogni caso Omby ne
riparliamo domani mattina"
All'indomani dopo aver trascorso una notte serena rotta soltanto da
qualche lamento rabbioso della giovane sacerdotessa al suo indirizzo,
Shademar si avvicinò al sostegno che reggeva tutto il peso poggiando ai
suoi piedi un sacchetto contenente il cibo avanzato dalla sera
precedente.
"No eh Shade, non mi farai anche questo ora?"
Il Lokot la guardava sorridendo: "In effetti, ma non ti preoccupare Omby
sono solo tre metri. Vedrai non ti farai molto male"
Una lama d'acciaio luccicò tra le mani dell'esploratore che tagliò la
corda facendo venire giù a peso morto la sacerdotessa.
Shademar rideva di gusto gustandosi la rabbia dipinta sul viso di
Ombiasy che cercava di liberarsi dalla rete. Si avvicinò tendendo una
mano per aiutarla.
OMBIASY
- Lo uccido, lo uccido, anzi no, sarebbe troppo bello.... lo lego e lo
torturo a morte... oh no, anche così troppo facile... ecco ci sono:
chiederò alle mie amiche Sacerdotesse di aiutarmi a rinchiuderlo nella
Cripta a vita! ... Sì... così mi piace e, tanto per rendergli le
giornate un po' movimentate metteremo topi e serpenti a fargli
compagnia!! Vedrai amico mio che giornatine ti aspettano al nostro
rientro.... -
Fu così che la giovane Sacerdotessa trascorse la notte, tra brividi di
freddo, di fame e di rabbia.
"Ti posso dare una mano Ombiasy" si azzardò Shademar, con un sorrisetto
stampato sul volto.
Liberatasi dalla rete, con la tunica stracciata e i capelli tutti
arruffati, la Sacerdotessa non era certo nel suo massimo splendore. La
furia dipinta sul suo viso non lasciava presagire nulla di buono.
"Innanzi tutto vorrei farVi notare che non Vi ho dato il permesso di
darmi del 'TU'.
Non è certo l'aver visto due splendide gambe affusolate che possa darVi
il diritto di prenderVi certe confidenze!"
E così dicendo, schivò la mano tesa e si rialzò con grazia. Si lisciò la
tunica, si sistemò come meglio potè i lunghi capelli, prese il
pacchettino col cibo rimasto e riprese il cammino con fare deciso.
Il Lokot che si era preparato ad assaggiare la mano della dama, non
certo sotto forma di carezza, o perlomeno aveva temuto una lunga
sfuriata, rimase a bocca aperta.
Ombiasy, giratasi di scatto, e colto il compagno fermo immobile, non
perdette l'occasione: "Che fate Shademar? Se rimanete così a lungo prima
o poi rischiate di ingoiare una mosca"
L'esploratore chiuse a molla la bocca, ma l'amica ancora inacidita
proseguì.
"Mi sbaglio o ci siamo gettati in quest'avventura ad uno scopo preciso,
sembra quasi che tutto il tormento di cui il vostro cuore era colmo, sia
svanito.
Meglio così, almeno potrò tornare alla tranquillità del tempio e alle
occupazioni cui solitamente dovrei dedicarmi"
Shademar si riprese subito da quella che poteva sembrare un inizio di
paresi e vista l'amica rimettersi in cammino, ma verso la strada di
ritorno, si affrettò subito in mille scuse.
"Ma no cara Ombiasy, non vorrai mica... mmm ... non vorrete mica
abbandonarmi proprio adesso. E' vero ho leggermente trasceso, ma in
fondo siete stata Voi a provocarmi! Sì avete ragione ho esagerato, ma Vi
prego continuiamo insieme, solo col vostro aiuto sento che potrò
ritrovare le spoglie mortali dell'amato padre."
La Sacerdotessa si fermò, "Va bene, ma voglio una promessa da parte
Vostra.... quando torneremo dovrete passare ogni giorno al Tempio e
offrire dei doni all'altare delle Dee".
- Tutto qua?- , pensava l'Esploratore...
"Farò tutto ciò che vorrete dolce Sacerdotessa, per ringraziare le Dee
della vostra gentilizza e disponibilità e, soprattutto del Vostro
perdono"
- Non ti rilassare troppo amico mio, quando sarai rinchiuso per giorni e
giorni nella Cripta ti pentirai di aver pensato a me come ad un gattino
-
"Benissimo Shademar, rimettiamoci in cammino, con tutto quello che ci è
accaduto abbiamo perso tempo prezioso, fra tre giorni ci sarà la luna
piena e preferirei essere in un luogo sicuro".
E così dicendo ripresero il cammino con nuova foga, sicuri ormai che
ogni pericolo era svanito.
SHADEMAR
La marcia proseguì senza soste per tutto il giorno tanto che
l'esploratore rimase sorpreso dalla resistenza della sacerdotessa. Ogni
tanto gli veniva il dubbio che con lo scherzetto della rete avesse
esagerato e che lei non l'avesse preso bene, soprattutto quando
ripensava al tono con cui lei gli aveva chiesto della promessa di
passare al tempio.
Per un istante il suo istinto si era allarmato ma poi lo sguardo dolce e
arrendevole di Ombiasy lo avevano rassicurato. Ma ora che ci ripensava,
che la donna non gli rivolgeva parola, una punta di preoccupazione
tornava a turbare il suo spirito.
Le propose più volte di fermarsi a riposarsi almeno per mangiare
qualcosa, ma lei in modo risoluto voleva sempre continuare
accontentandosi di qualche boccone ogni tanto. Ogni volta che provava a
parlarle, lei si trincerava dietro un sorridente silenzio che non
lasciava proseguire la discussione.
Verso sera però fu lei a parlargli:
"Scusami Shad se oggi sono stata in silenzio. Guarda davvero non ce l'ho
con te per lo scherzetto della scorsa notte anzi a ripensarci credo mi
sia servito... forse troppo abituata agli agi del tempio ignoro con
troppa superficialità i pericoli del bosco. Anche questa notte pensi di
farmi dormire su una rete?"
L'esploratore abbozzò un'espressione sorridente:
"No, tra poco arriveremo all'ultimo villaggio, prima del Kruill. Pensavo
di passare li la notte e al mattino con una barca attraversare il fiume
per raggiungere la foresta"
"Cosa stanno facendo?" disse la sacerdotessa che con sguardo curioso
seguiva alcuni degli abitanti che stavano allestendo dei tavoli intono a
un grande fuoco al centro del villaggio.
"Una festa per l'ospite"
"Stai dicendo che preparano una festa per noi?"
"Non per noi, per te" disse Shademar mentre fissava la sua amica.
"l'arrivo di una Sacerdotessa nel loro villaggio è vista come una
benedizione degli Dei... è come se in te vedessero un loro messaggero"
"Non mi stai prendendo in giro vero?"
"Non questa volta" le disse accompagnando le parole con un sorriso
sincero.
Quando la festa ebbe inizio le tavole erano imbandite da molte pietanze
tipiche del villaggio e al centro facevano bella mostra di sé ruvide
caraffe colme fino all'orlo di viscosi liquidi rossi.
Tutti gli abitanti si radunarono intorno alla sacerdotessa, sulle sue
guance erano ben distinguibili due chiazze rosse di pudore. Più volte
Ombiasy cercò di chiamare al suo fianco l'esploratore per aiutarla a
trarsi d'impaccio ma ogni volta la sua attenzione sembrava presa da
qualche altra parte. Iniziava a pensare che dietro quella festa ci fosse
il suo zampino e che le stava giocando un altro scherzetto quando lui si
voltò e i loro sguardi s'incrociarono. Le sorrise e facendosi largo tra
la ressa le si avvicinò.
"Allora come ci si sente al centro dell'attenzione?"
"Giuro che se hai organizzato tutto tu ti faccio incatenare in una
cripta del tempio e butto via la chiave io stessa".
"Ma dai cosa stai pensando, guardali.. non hanno attenzione che per te.
Aspettano che assaggi il cibo prima che si dia inizio alla festa"
Un po' incredula e con un'espressione sospettosa afferrò un frutto dal
cesto, Shademar acconsentì con un gesto del capo, lo avvicinò alle
labbra e ne diede un piccolo morso. Tutti gli abitanti si avvicinarono
composti alle tavole iniziando a mangiare. Da un lato della piazza si
levò una dolce melodia, giovani e giovane iniziarono a danzare.
"Ehm... io credo che dovresti partecipare ai balli"
"Uhm.. si hai ragione, ma credo sia una buona idea che anche tu venga
con me" lo prese per un braccio tirandolo dietro a se verso il centro
della piazza.
Era notte profonda quando i primi falò iniziarono a spegnersi e la gente
del villaggio rumorosamente e con un equilibrio instabile si allontanava
dalla piazza verso le loro case. Anche Shademar e Ombiasy furono
accompagnati ad una capanna e quando furono giunti li davanti:
"Cosa vuol dire questo Shade, che dovremo dormire insieme sotto lo
stesso tetto?"
"Oh no Omby non sotto lo stesso tetto, ma nello stesso letto. Loro
credono che stiamo insieme"
"Scommetto che non è possibile chieder loro un'altra capanna?"
"Già, ma potremmo sempre rimediare se uno dei due dormisse di fuori"
"Guarda che puoi smettere di ridere ironicamente sotto i baffi, non
penserai mica che io abbia timore di te esploratore?"
"Ci mancherebbe... forse loro pensano che sia il contrario" sorridendo
le indicò i due abitanti che li avevano accompagnati e che guardavano
con stupore la sacerdotessa.
"Credo si stiano domandando che come sacerdotessa sono un po' troppo
impetuosa", la sua espressione mutò in un sereno sorriso, "dai Lokot
entra prima che ci ripensi ma non metterti in testa strane idee".
Giacevano distesi sul giaciglio di paglia, con le spalle che si
sfioravano appena e i corpi che prendevano il meritato riposo dopo la
giornata di marcia e la lunga notte di feste, discorrendo amabilmente.
"Omby volevo dirti...", Shademar si fermò un attimo come per riflettere
sulle parole da trovare per dirle quello che stava pensando quando,
sentendo appena il suo breve respiro irregolare, si voltò. Ombiasy aveva
il capo reclinato di lato appoggiato sul braccio destro e gli occhi
socchiusi. Si era addormentata. L'esploratore abbozzò un sorriso, con la
mano dapprima le sfiorò i lunghi capelli neri poi li raccolse fermandoli
dietro l'orecchio sinistro. Spense la fiamma del lume e uscì.
Camminò per alcune centinaia di metri fino a un picco che terminava in
un grande vuoto sopra il corso del kruill. La luna quasi piena, lasciava
tracce d'argento su quelle acque che scorrevano placide verso sud. Con
lo sguardo le seguì fino a quando non incontrò una foresta, il luogo
dove era diretto e mentre si domandava se avrebbe trovato i resti di suo
padre un nuovo canto nasceva dal cuore accolto dal silenzio che lo
avvolgeva:
Quando il sole sorge al mattino,
i fiori non chiedono se i suoi raggi daranno calore,
timidamente aprono i loro umidi petali
e si lasciano avvolgere dagli amati raggi.
Quando il ruscello di montagna scivola a valle
le fiere non chiedono se le acque sono fresche,
con fiducia si avvicinano alla riva
e danno sollievo alle loro gole secche.
Quando nasce un nuovo sentimento
il cuore saggio non chiede se darà amore o dolore,
si accende la speranza e accoglie con gioia
quello che gratuitamente gli viene offerto.
Mentre il suono delle ultime parole svanivano nell'aria si voltò per
tornare alla capanna.
OMBIASY
Era una splendida notte, la luna ormai tramontata scoprì un cielo con
milioni di stelle. La via lattea, l'orsa maggiore. la costellazione
dell'ariete, orione...
Shademar si abbandonò su di un tronco non lontano dalla capanna, ormai
il sonno l'aveva completamente abbandonato, ma mille pensieri vagavano
nella sua mente.
Ripensò alla gioia provata il giorno in cui scoprì chi era veramente suo
padre e all'orgoglio nel sapere che suo padre era morto combattendo
contro i nemici dell'Imperatrice.
Ricordò la rabbia e la frustrazione nello scoprire che invece che come
eroe egli era morto fra atroci sofferenze di una lunga malattia.
Pensò alla gioia provata nel vedere Ombiasy che gli sorrideva con
benevolenza, ascoltando la tristezza del suo cuore e riprovò la strana
felicità sentita nel momento in cui la Sacerdotessa accettò di unirsi a
lui in questa avventura.
Il canto che improvvisamente e semplicemente era nato nella sua anima
ancora abitava nel suo cuore. Sentimenti e sensazioni contrastanti
lottavano nel suo petto.
Finalmente giunse l'alba, il cielo si tinse di un rosa acceso e gli
animali del bosco iniziarono a svegliarsi. Anche il Lokot che,
nonostante il freddo e lo strano giaciglio si era assopito, aprì gli
occhi.
Si svegliò di malumore e si diede dello stupido, pensando che invece di
godere del riparo della capanna e del calore dell'amica al suo fianco,
si era addormentato alla "bella étoile" !
Tuttavia il pensiero della Sacerdotessa mutò in un attimo il suo umore,
al punto che decise di farle una bella sorpresa.
Si diresse così nel bosco per cercare qualche buon frutto da offrirle al
suo risveglio.
L'anima dell'Esploratore riprendeva forza man mano che si addentrava nel
bosco sempre più fitto.
- Questi frutti rossi piaceranno moltissimo a Ombiasy, sono succosi e
zuccherini... son sicuro che nel mangiarli si macchierà la tunica, ma da
perfetta orgogliosa farà finta di nulla- ahahhahah-
Shademar ridacchiava sotto i baffi al pensiero di far arrabbiare la
compagna, in cuor suo dovette ammettere che l'immagine del suo viso
corrucciato gli piaceva moltissimo.
Ad un certo punto un rumore attirò la sua attenzione. Si fermò in
ascolto, c'era un leggero fruscio, come se degli uccelli giocassero tra
loro.
- Forse sono dei piccioni selvatici, se riesco a catturarne un paio
potrei preparare una bella colazione -
Prese dal suo mantello la fionda, raccolse qualche pietruzza e
lentamente si diresse verso il rumore.
Nel frattempo nella capanna un raggio di sole illuminò il viso della
Sacerdotessa svegliandola dal suo sonno profondo.
- ... che magnifica dormita... e dev'essere anche una splendida
giornata...-
"Shademar sei sveglio?"
Si rigirò ma la metà del giaciglio era vuota.
- mmmmm magari ho parlato nel sonno.... o forse nel rigirarmi gli ho
dato uno schiaffo.... hihihh sono sicura che ha dormito male e che sarà
arrabbiatissimo... io invece ho dormito come un sasso, non mi sono
neppure accorta che c'era qualcuno accanto a me. A pensarci bene ero un
po' preoccupata all'idea di dividere con lui 'un letto e una capanna'
ma... sì ... è stato un gran signore... appena torna glielo dico così si
gonfierà d'orgoglio -
Shademar, con passo felino, si avvicinava ai presunti piccioni.
- Ecco ci siamo - caricò la sua fionda, scostò un ramo, avanzò di un
passo e.... "Per tutte le Dee!!!!" .... tre archi tesi circondarono
l'uomo.
Sorpreso, l'Esploratore cercò di reagire lasciando partire la pietruzza
della fionda, ma una freccia scoccò senza dargli il tempo di evitarla.
Il fiotto di sangue improvviso sulla sua mano lo risvegliò di botto
dall'incubo che stava vivendo.
"Chi siete, cosa volete, non sono un vostro nemico... lasciate
immediatamente libera la via o ve ne pentirete!!"
Lo sguardo dei tre uomini non prometteva nulla di buono, ma la rabbia
del prigioniero e il suo orgoglio ferito non lo rendevano certo un uomo
disposto a farsi intimidire.
Uscita dalla capanna, Ombiasy fu sorpresa dalla vita frenetica che si
stava svolgendo al villaggio. Pareva che tutti fossero occupati in mille
attività. La Sacerdotessa un po' intimorita cercò con gli occhi la
figura dell'amico.
- Accidenti a lui.... sono certa che è in qualche capanna intento a
mangiucchiare raccontando qualcuna delle sue pericolose avventure.....
Pensare che ieri sera per un attimo mi era parso di leggere una strana
dolcezza nel suo sguardo.... uffa..... visto che si è svegliato presto
avrebbe almeno potuto mostrarsi un po' gentile e procurarsi qualche
dolcetto per cominciare con gaudio la giornata... -
E, mentre Ombiasy malediceva l'amico lamentandosi delle sue
manchevolezze, questi si trovava in una situazione ben più pericolosa
delle sciocche minacce della Sacerdotessa.
SHADEMAR
La ferita alla mano perdeva sangue copiosamente e il dolore quasi gli
impediva di pensare.
Shad si guardò intorno avvertendo le prime avvisaglie di un panico
indefinito. Adesso che riusciva a focalizzare tutta la situazione si
rendeva conto di trovarsi in una trappola mortale. Aveva opposto una
blanda resistenza ed ora lo tenevano immobilizzato continuandolo a
colpire al corpo e al viso. Fu un ordine secco a farli smettere,
un'amazzone con i Fregi di Ylea uscì da dietro un cespuglio. Il tono
della voce e la personalità che emanava indicavano chiaramente che
avesse autorità sui tre ribelli.
Il giovane esploratore notò che mancavano i fregi imperiali accanto a
quelli della Kioskas di appartenenza, al loro posto si notava un doppio
triangolo rosso in campo nero.
- Darkayer- il nome con cui venivano chiamate le amazzoni che avevano
tradito Nimira apparì nella sua mente come un antico ricordo ormai
dimenticato.
La donna avvicinò la lama del suo pugnale al collo dell'esploratore:
- Maledetto cane puzzolento, è giunta la tua ora-
Shad ebbe l'impressione di aver visto brillare una luce indefinita negli
occhi della donna, la lama invece di affondare nelle sue carni discese
sul petto fino a sollevare il medaglione che portava al petto.
"Chi te lo ha dato?"
"Era di mio padre, un dono che gli ha fatto Aragon"
"Dunque sei il figlio di Licht, un motivo in più per darti una morte...
lenta. Questo lo prendo io" con decisione strappò il medaglione dal
collo poi ordinò ai suoi uomini: "Legatelo e allontaniamoci subito!"
I quattro avevano legato Shad ad un albero, in quella radura avrebbero
passato la notte in attesa che tutto il loro gruppo si fosse riunito e
quindi avrebbero distrutto anche il villaggio dove Shad e Ombiasy
avevano passato la notte precedente. Il Lokot aveva ascoltato i loro
discorsi e cresceva in lui la preoccupazione per gli abitanti ma
soprattutto per Ombiasy. In cuor suo sperava che la sacerdotessa avesse
lasciato il villaggio e stesse tornando al tempio.
L'amazzone si sentiva sicura al punto di non prendere nessuna
preoccupazione per la notte, una mano bianca spuntò da dietro il tronco
dove era legato Shad con l'indice sollevato verso l'alto e dietro, il
volto sorridente della sacerdotessa. Tagliò le corde liberandolo, poi
mentre si voltò per allontanarsi si sentì tirare per la mano
dall'esploratore. Gli fece cenno di rimanere li mentre già si stava
avviando verso i quattro che dormivano a terra poco distanti.
Ombiasy si domandò cosa avesse in mente l'amico e sentì nel suo cuore il
crescente ruggito della paura, era già tanto che avesse trovato il
coraggio di seguire il ragazzo del villaggio che gli aveva detto di aver
visto il suo amico esser colpito e poi portato via legato da tre uomini
e una donna. Aveva atteso per ore nascosta, da sola, dietro un cespuglio
poco distante dalla radura nel timore di esser scoperta.
Vide Shad abbassarsi vicino alla Darkayer e cercare tra le sue cose.
La mano aveva riconosciuto al tatto Nahog, forse fu proprio il contatto
con il medaglione a farlo voltare di scatto appena in tempo per vedere
la lama riflettere il bagliore rossastro del fuoco, si scansò
all'indietro appena in tempo di veder passare davanti ai suoi occhi il
pugnale che stringeva l'amazzone. Mentre stava dando l'allarme Shad la
colpì con un violentissimo colpo in faccia e iniziò a correre verso
Ombiasy per poi dileguarsi nella foresta.
Sapeva di poter contare su un vantaggio temporale irrisorio, così
afferrando la sacerdotessa per un braccio la tirava con forza dietro a
se lasciando però tracce troppo evidenti e che anche al buio sarebbero
state facili da individuare. Si rassicurò quando dal sottobosco
sbucarono in quello che era un largo sentiero battuto, seguire li le
loro tracce sarebbe stato più difficile. Vide un grosso ramo sopra il
sentiero, saltò afferrandosi con le braccia e sollevandosi spingendo
soprattutto con la destra vista che la sinistra ancora gli faceva molto
male e la ferita ancora perdeva sangue. Poi allungò il braccio
afferrando la mano di Ombiasy aiutandola a tirarla su e salirono un
altro paio di rami. Dopo pochi minuti udirono le voci degli inseguitori
farsi sempre più vicine, passarono sotto di loro senza vederli e passare
oltre. Shad si lasciò scivolare giù dal ramo, poi attese afferrandola
tra le sue braccia Ombiasy. Per un istante ebbe l'impulso di stringerla
al petto e baciarla.
"Svelta torniamo indietro, speriamo che non si accorgano di aver perso
le nostre tracce"
Le speranze andarono però presto tradite, la Darkayer scoprì abbastanza
in fretta di esser stati giocati e tornò sui suoi passi.
"Cosa è questo rumore Shad?"
"Il Kruill è la nostra unica speranza di salvezza"
"Cosa hai in mente di fare?"
"Lo vedrai tra poco"
Stavano correndo a perdifiato, ad ogni passo i loro polmoni aspiravano
avidamente l'aria dietro gli inseguitori stavano rinvenendo.
Uscirono dal limitare della foresta e sotto ai loro occhi si apriva un
profondo baratro dove minacciose scorrevano le acque del fiume
"No è... no Shad ti prego non puoi farmi questo dopo che ho salvato la
tua pellaccia."
"Si che posso non voglio mica farti uccidere"
Il Lokot tirò la sacerdotessa dietro di se per un braccio e volarono nel
vuoto.
In quel punto le acque, a causa della natura rocciosa del letto del
fiume che si restringeva, prendevano velocità e la corrente era
fortissima. Il primo a tirar fuori la testa fu il Lokot che cercò con
fatica d'individuare dove potesse trovarsi la sacerdotessa. Gli sembrò
di scorgere a tre metri di lui il lembo della tunica indossata da
Ombiasy e nuotò in quella direzione. Quando il suo braccio la prese, la
donna aveva già perso i sensi, si lasciò trasportare dalla corrente e
quando questa calmò la sua forza raggiunse la riva. Stava disteso sulla
spiaggia cercando di riprender fiato quando la sentì tossire, Ombiasy si
stava riprendendo. Si sollevò sul gomito destro e rimase ad ammirarle i
delicati tratti del viso e l'espressione dolce che trasmettevano
nell'insieme. Poi due occhi neri si spalancarono e rimasero a fissarlo
intensamente. Con la mano le scostò i capelli bagnati rimasti attaccati
sul viso portandoli dietro l'orecchio, avvicinò le sue labbra
all'orecchio scoperto e le sussurrò:
- grazie per avermi salvato-.
Sollevò il capo sorridendole, ne sentiva sul suo viso il respiro caldo,
leggermente ansimante. La fissò negli occhi:
- sei bellissima- pronunciato in un debole sussurro e mentre gli occhi
si chiudevano avvicinò le labbra alle sue per unirle in un profondo
bacio.
OMBIASY
..... - Sei bellissima - le parole pronunciate con un sentimento intenso
esplodevano nella testa di Ombiasy, nulla di ciò che era ... sarà....
tutto sarà diverso quando i suoi occhi si apriranno.... ma perchè voler
far finire un simile momento, perchè non poter fermare il mondo ora e
per sempre... -
La Sacerdotessa si sentiva presa in un vortice, ogni cosa girava intorno
a lei, un senso di gioia di euforia, ma anche di paura, di panico, quasi
un senso di nausea.
Tutto ciò che le stava accadendo era per lei incomprensibile. Si
ricordava quando da bambina giocava con le amiche, si tenevano per mano
e giravano prima piano piano e poi forte, sempre più forte fino a
perdere l'orientamento, fino a scoprire che gli occhi, le orecchie, le
mani, i capelli, il cuore, tutto si confondeva in un ritmo sempre più
veloce al punto che tutti gli organi sembravano esterni al corpo.
Così si sentiva Omby. Non era lei la protagonista di quest'attimo, era
esterna, guardava due persone a lei sconosciute.....
Fino a quando la giostra comincia a rallentare e le immagini diventano
più chiare, più nitide.
No non sono persone ignote che hanno vissuto questo momento magico. E'
lei, proprio lei, una Sacerdotessa di Kolise, colei che dovrebbe vivere
oltre le necessità terrene, colei il cui compito è quello di pregare, di
guidare, di consigliare. Colei che ha donato il proprio amore, la
propria dedizione alle Dee di Arcano e al loro Tempio.
La giostra rallenta sempre più e il senso di gioia viene sopraffatto dal
senso di colpa. Colpa per la propria debolezza, colpa per non aver
saputo controllare il proprio cuore, colpa per non aver pregato le Dee
di guidarla sulla giusta strada, colpa per esser scesa dal mondo etereo
di una Sacerdotessa.
Il mondo si sta fermando, il vortice in cui Ombiasy è stata assorbita
sta svanendo... tutto ciò che era, non sarà mai più.....
-... chi sta sussurrando il mio nome.... che posto strano... mi pare di
conoscere questa foresta.... ancora il mio nome..... un viso
conosciuto..... un senso di sofferenza..... qualcuno mi chiama..... una
giornata di festa.... colori.... cavalieri.... lacrime..... ancora il
mio nome.....-
"Si sta svegliando.... sta aprendo gli occhi.... meno male... che
paura... Ombiasy... Omby... svegliati....."
Madras Asiram, Biancalancia e Kristal stanno scuotendo la giovane
Sacerdotessa, mentre lacrime di gioia scorrono sui loro visi.
Ombiasy a fatica apre gli occhi, si guarda intorno e incrocia sei occhi
che la stanno fissando. Cerca di alzarsi ma un gran senso di fatica e un
dolore alla testa lancinante le impediscono di muoversi.
Le amiche si guardano fra loro e tra sorrisi e lacrime si abbracciano
parlando tutte insieme.
".... cosa sta succedendo amiche mie? perchè piangete? Accidenti che
dolore, cosa mi è successo? Dove sono? Volete aiutarmi ad alzarmi, non
so come mai ma mi sento stanchissima..."
A fatica la Sacerdotessa rivolse tutte queste domande, ma sei braccia
pronte la sollevarono con delicatezza e la misero a sedere,
circondandola fra loro.
"Che paura ci hai fatto avere Omby" - disse Asiram - "Biancalancia
entrata nel Tempio all'alba per pregare ti intravide che stavi uscendo e
poi, vero Bia?, non si sa cosa ti abbia fatto tornare sui tuoi passi, e
all'improvviso ti sei girata e sei svenuta"
"Sì cara amica, ho cercato di soccorrerti, ma quando ho visto che non ti
riprendevi sono andata di corsa a cercare le Madras Asiram e Kristal"
"La cosa strana è che mentre eri svenuta continuavi a parlare, a
raccontare cose stranissime, parlavi di ribelli, di case incendiate, di
stelle, di reti, di feste.... insomma.... chissà che sogno hai fatto
durante queste ore d'incoscienza."
"Dai ragazze, lasciamola respirare, magari sarebbe meglio cercare un
bicchier d'acqua"
E mentre mentre Bia si alzò per cercare qualcosa di fresco per l'amica,
un rumore di passi ruppe il silenzio.
"Oh Shademar, che fortuna che tu sia qua... Ombiasy si è sentita poco
bene, vorresti andarle a cercare qualcosa da bere?"
Le Madras si voltarono e guardarono il nuovo arrivato.
Asiram stupita nel vedere l'Esploratore a quell'ora del mattino non potè
evitare la domanda.
"Mio Capitano... che ci fate così presto in un luogo così lontano dalla
vostra dimora?"
Ma la Sacerdotessa non vedeva più le amiche, non sentiva neppure i loro
discorsi. Un senso di vertigine improvvisa le sbiancò il volto.
Realtà... Sogno... queste erano le domande che le frullavano in testa.
Con una forza inaspettata sussurrò: "Shademar.... come vi sentite...."
Il Lokot la guardò intensamente e sorridendoLe si inginocchiò accanto a
lei.
Con dolcezza le scostò i capelli dal viso "....mi sento molto bene
Sacerdotessa e voi... come state.."
Ombiasy guardava l'amico incapace di pensare.
"Siete svenuta, ma ora Vi state riprendendo, le vostre amiche dicono che
raccontavate cose strane durante la vostra incoscienza, ma vedrete che
presto dimenticherete i sogni fatti..."
E così dicendo si alzò e si avviò verso l'uscita.
"Shademar! Vorrei chiedervi una cosa!.... cosa accade 'Quando il sole
sorge al mattino?'
"Oh dolce Ombiasy, sapete bene che... quando il sole sorge al mattino...
i fiori non chiedono se i suoi raggi daranno calore,
timidamente aprono i loro umidi petali
e si lasciano avvolgere dagli amati raggi'
e... mentre il suono delle ultime parole svanivano nell'aria, si voltò
per tornare alla sua dimora.
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