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Il corpo e la mente

Storia di un Maestro e del suo erede

Il mio nome è Malekit. Sono un mago guerriero. Ciò che ho appreso durante la mia crescita l'ho appreso dall'uomo che mi accolse come un figlio. Forse non un semplice uomo, possedeva un qualcosa di divino. Molto tempo è passato da quando il mio maestro abbandonò la sua forma materiale per raggiungere gli dei nei loro lontani e magnifici pianeti. Il suo nome era Tensing, e fu per me maestro di magia, di arti marziali, di vita. Mi fece crescere con il criterio di un maestro e con l'amore di un padre.

Sembrava una notte come un'altra, ma non era così. Lo sentivo. Qualcosa mi turbava, ma che cosa? Le immagini nella mia mente non erano chiare, l'unica cosa che sentivo era un pericoloso imminente evento. Mamma e papà stasera non avevano nemmeno litigato come al solito, fuori la notte aveva oscurato ogni angolo di terra e la pace regnava sovrana. Ma allora cos'era quel senso di angoscia che mi aveva assalito? La stanchezza ebbe la meglio sulla mia giovane mente e mi addormentai in quel turbinio di domande senza risposte.
Fui svegliato di soprassalto per i versi dei cavalli agitati nella stalla.
Nello stesso istante la porta della mia stanza si spalancò. Vi entrò mio padre che, col terrore disegnato in volto mi prese facendomi ruzzolare dalla finestra gridando come un pazzo:
- Corri Malekit, nasconditi nella foresta, e restaci fino a quando non verrò a cercarti e che sia la mia voce a chiamarti! -
Non me lo feci ripetere due volte, mi aveva inculcato il suo stesso terrore.
Iniziai a correre più forte che potevo, non ero ancora arrivato al confine della foresta che sentii delle urla strazianti provenire dalla piccola casa dove fino a quel momento avevo abitato.
Sparii nelle profondità della foresta. Dopo alcune ore udii rumore di zoccoli di cavalli procedere al galoppo nella mia direzione. Mi nascosi arrampicandomi su di un alto albero, e vidi degli individui mascherati vestiti di nero passare sotto di me trascinando un macabro bagaglio, i corpi straziati dei miei genitori privi di vita.
Sentii rimbombare nella mia testa: "Te la dovrai cavare da solo Malekit, io e tua madre siamo stati assassinati, io ero uno stregone che andava scomodo a nemici di vecchia data, tu hai poteri che io ti ho trasmesso. Eri ancora troppo piccolo per iniziarti ai riti magici, per questo non ti ho insegnato a gestirli, non ne ho avuto il tempo... accidenti, sei solo un bambino... ma non ti preoccupare, sii forte e coraggioso, la tua vita sarà longeva e piena di saggezza, addio figlio mio, addio."
Lo sconforto e dalla disperazione mi assalirono, nonostante lo spirito di mio padre avesse cercato di confortarmi. Iniziai a vagare sperduto per la foresta senza mai far ritorno sulla scena di quel teatro di morte.
Ero perduto, me ne rendevo conto. Non avrei resistito a lungo per la foresta, ero un bambino, disarmato, incapace di difendersi ed esposto ad ogni pericolo che la foresta riservasse.
Ma un incontro stava per salvarmi la vita per poi cambiarla in modo radicale.
Mi ricordo esattamente quando lo incontrai la prima volta, lui era immobile nella posizione del loto in profonda meditazione. Rimase li per ore, ed io restavo immobile ad osservarlo, tanto affascinato quanto spaventato.
Siccome a quell'età non ero ancora cosciente dei miei poteri, loro si facevano valere sotto forma di istinti naturali, mettendomi in guardia da un'aura così potente.
Restavo nascosto dietro un cespuglio per evitare che mi notasse, praticamente pietrificato.
L'attimo in cui aprì gli occhi, il suo sguardo trafisse il mio facendomi sobbalzare. Mi nascosi dietro la siepe nella speranza di essermi sbagliato, e di non essere stato scoperto, immobilizzato dalla paura.
All'improvviso sentii una mano grande e pesante poggiare sulla mia spalla, mi voltai e lo vidi da vicino.
Era gigantesco, alto più di 2 metri, il corpo muscoloso da guerriero, la testa pelata, la tunica lunga fino alle caviglie allacciata in vita da una semplice corda, il volto solcato da qualche ruga ma con un'espressione serena e sorridente.
Mi disse: "Aikydo Malekit, io sono Tensing, Ho guardato nel tuo cuore. Vieni, è ora di andare."
Non saprei spiegare il perché, non l'avevo mai visto, eppure mi fidavo di lui, era gentile e sentivo tanta sincerità nelle sue parole. Raccolsi la sua offerta e da quel momento iniziò la mia vita.
Era una delle persone più particolari che si potessero incontrare. Non aveva una casa, non era attaccato ai beni materiali, infatti mendicammo insieme per anni.
Sembrava conoscere già ogni luogo del pianeta, portandomi in posti dove il fascino della natura incantava con i suoi paesaggi fiabeschi. Ciò nonostante non ci si fermava in un luogo mai più di due giorni.
Le giornate in genere trascorrevano tra esercizi per accrescere l'agilità del corpo e la forza fisica.
Mi insegnò tecniche marziali raffinatissime con le quali si era in grado di paralizzare o addirittura uccidere un essere umano col semplice tocco della mano. Appresi molte nozioni di anatomia umana, riuscendo così a carpirne le forze e le debolezze.
Ma anche la meditazione era un elemento importantissimo di quell'arte e non solo, tramite essa si potevano conoscere segreti importanti per la gestione dei flussi magici che circondano la materia.

Un giorno gli chiesi:
- Venerabile maestro, non ha mai pensato di fermarsi un giorno da tutto questo mendicare?-
- Le giornate non sono mai abbastanza lunghe - mi disse - Come la vita... non si può giungere all'illuminazione ignorando molti dei segreti che la sola natura può svelare. Ma non credere che io abbia mendicato tutta la vita! Ho passato molti anni tra i libri e le pergamene più antiche per accrescere il mio sapere. Avevo un mio alloggio, ed anche tutta quella sedentarietà mi ha spinto ad andarmene. Sai Malekit, la vita è dura e misteriosa, dobbiamo cercare di faticare il più possibile alla luce di Amanuator, per essere pronti all'oscurità .-
- E' giustificabile aver paura dell'oscurità? - Gli chiesi.
- Molto di più che ingiustificabile! Devi imparare a conoscere l'oscurità, per trarne i pregi e i difetti. Grandi forze si possono evocare con la magia oscura e spesso il male si può sconfiggere con le sue stesse armi. Ma la magia oscura è pericolosa, per poterla ammaestrare a dovere senza esserne corrotti bisogna essere molto abili e scaltri, ogni errore potrebbe essere irrimediabile. La magia è sorretta da equilibri fragilissimi e, quando si scatenano grandi forze, far vacillare questi equilibri potrebbe essere fatale. Ma non va mai dimenticato che, altrettanto, uno spirito maligno può essere pericoloso con la magia della luce. I riscontri tra le due parti coincidono perfettamente, basta sperare che il destino del mondo non sia annegare nella corruzione e nel caos.-
Le sue parole ogni volta portavano la mia mente a grandi riflessioni, era molto saggio e nel tempo che passavo a discutere con lui sentivo che la mia saggezza ne traeva particolari benefici.
Purtroppo non era un gran chiacchierone, ma la cosa si risolse in fretta. La mia immensa curiosità stimolò il mio maestro ad addestrarmi alla telepatia e alla lettura della mente fin dai primi giorni in cui ci incontrammo.
Un giorno mi disse: - Quando ti capiterà di trovarti in pericolo, libera la mente da ogni pensiero estraneo, ascolta la voce del tuo cuore, quella del tuo spirito, e la soluzione ti arriverà nello spazio di dieci respiri. Ogni ripensamento potrebbe essere letale -
- E se non si dovesse avere il tempo di dieci respiri?-
- Ti guiderà l'istinto. Non dimenticare che fino a quando non avevi imparato a controllarli, anche i tuoi poteri si manifestavano in questo modo. Sento che dentro te si cela un potere ancora dormiente, ma molto potente e se ti capiterà di doverlo destare, te ne accorgerai anche tu. Forse un giorno sarai anche in grado di controllarlo.-

Mi divertivo un mondo a cacciare con l'arco, e feci molta pratica su quest'arma a discapito di alcuni volatili chiamati Drakor, che erano anche ottimo cibo. Il mio maestro invece seguiva una rigida dieta vegetariana. Non sopportava l'idea di togliere la vita ad un altro essere vivente, ma si rassegnò dal proibirmi di cacciare quelle bestiole quando vide quante ne risiedevano nel bosco di Matek e dopo aver assaggiato i loro pungiglioni.
Mi insegnò tutto, dalle proprietà curative delle piante, ai veleni più potenti e inodore, alle diverse lingue degli animali, al riconoscimento delle aure. Tramite quest'ultima tecnica mi accorsi che si potevano dedurre molte particolarità di una persona con un semplice sguardo.
Passava moltissimo tempo in meditazione, mi insegnò a distogliere la mente dal resto del corpo per farla viaggiare più lontano delle stelle.
Mi raccontava di compiere viaggi astrali con la mente per trovare consiglio nella poesia delle stelle.
Era in grado di controllare ogni singolo muscolo ed organo del suo corpo, tanto da essere in grado di lasciarsi morire semplicemente smettendo di respirare.
Aveva una sopportazione al dolore impressionante, era capace di venire torturato fino alla morte senza emettere un solo sibilo. Il distaccamento della mente dal corpo era una tecnica molto efficace, ma anche molto complessa da applicare.

Ebbi modo di sperimentare gli insegnamenti del mio maestro molto presto.
Mentre ci dedicavamo agli allenamenti per il corpo e la mente, nella terra di Arcano si stava combattendo per sconfiggere gli odiati invasori brauni, ed insieme al maestro organizzammo in piccole schermaglie con gruppetti di nemici all'interno della foresta. Era incredibile la velocità con la quale il maestro schivava e sferrava i colpi, spesso combattendo con le mani nude. Nei primi incontri mi impose di non assalire in un corpo a corpo diretto, temeva per me, e mi lasciava appollaiato su di un albero a scagliare frecce. Non era contento di togliere la vita a quegli esseri quasi umani, ma sapeva di non avere scelta.
- Lo vedi Malekit?-
- Certo maestro... che cos'è?-
- Malvagità Malekit... stiamo uccidendo molti esseri viventi, il nostro spirito ne risente anche per quegli abomini.-
- Non mi piace maestro, non mi piace neanche un poco l'aura così ottenebrata... ma quegli esseri non ci danno scelta.-
Quando anch'io mi lanciai nella mischia armato di un robusto bastone, mi stupii notevolmente nel notare quanto fossi migliorato nell'agilità e nella precisione. Anche il maestro ne sembrava stupefatto, imparavo molto in fretta.
Era molto divertente anche scagliare piccoli incantesimi verso quelle stupide bestiacce degli sciaves, molto utile per allenare la magia oltre che interessante per studiarne gli effetti.
Fu in occasione di quegli incontri che il maestro mi rivelò l'esistenza del popolo degli Hammers, padroni incontrastati di Arcano, senza estromettere il nobile scopo che inseguivano combattendo con quegli abomini umani. Sembrava conoscere molto bene gli Hammers, pur non essendone mai stato a contatto. Il maestro era sempre stato un solitario, io ero una straordinaria eccezione. Semplicemente osservandoli era comunque riuscito a studiarli. Un giorno mi confessò di aver avuto qualche mago amico all'interno delle kioskas con i quali comunicava telepaticamente. Molte cose le apprese anche grazie a loro.

Gli anni passavano, noi girovagavamo in cerca di niente, ma non avendo niente, semplicemente pensavamo che era stupido restare fermi. Le meraviglie di questo pianeta ci spinsero ad essere avidi di conoscere, esplorare, quindi non ci fermavamo mai. Il tempo scorreva in particolare per il mio maestro che pur essendo in costante splendida forma, iniziava a sentire il pesante fardello degli anni sulla schiena.
Un giorno mi fece un regalo. Lo accettai con fatica, intuendo il motivo di quel gesto. Sapevo quanto poteva essere prezioso quel piccolo libro sul quale segnava ogni piccola sua scoperta e nel quale erano contenuti tutti i segreti del suo sapere. Sapevo che mai al mondo il maestro se ne sarebbe separato. Ero stato un buon discepolo e nel periodo della nostra convivenza avevo imparato tutto ciò che dovevo imparare, pur non essendone cosciente.
- Il tuo incarico sarà quello di proseguire il libro.- disse - Io non ho avuto figli, ma ho avuto te. Tu dovrai portare avanti il mio lavoro, e a tua volta dovrai farlo con i tuoi figli. Il mio tempo sta volgendo al termine, sono vecchio e non ho paura della morte. Anzi, avendo vissuto a pieno questa prima esistenza sono attratto dallo scoprire come "si prosegue". Hai il dono della telepatia, finché ne avrai bisogno ti guiderò per la giusta strada.-
- Ma maestro, non ti sembra di essere un po' precipitoso? Sei anziano si, ma sei in forma smagliante, non credo che potrai andartene molto facilmente!!!-
Sorrise alle mie parole, non le commentò e non espose giustificazioni per quello che aveva detto.
Anche se lo aveva fatto per tenermi più calmo, io ero notevolmente turbato, perché l'esperienza vissuta col maestro mi aveva insegnato che nessuna sua parola era affidata al caso.
Ero quasi convinto che Tensing comunicasse direttamente con gli Dei quando si allontanava nei suoi viaggi astrali, penso che gli Dei abbiano richiesto la sua presenza al loro cospetto, che questo mondo di stupidi non aveva bisogno di menti illuminate come la sua.
Gli ultimi giorni di vita li passò immobile su di un letto di pagliericcio in una confortevole grotta, la migliore che avessi trovato, anche se Tensing avrebbe meritato il palazzo più imponente ed incantato dell'intero universo. Sapevo di essere stato molto fortunato ad incontrarlo, perché oltre a salvarmi la vita, fece di me l'erede di un immenso potere.
Spesso le mie debolezze di uomo si facevano sentire solcando il mio volto con pesanti lacrime.
Notando questo mio comportamento mi disse:
- Impara a gestire i tuoi sentimenti, quando incontrerai i tuoi simili inizierai a provare piacere, sofferenza, dolore, odio, amore... se li gestirai in modo sbagliato potranno essere la tua rovina.-
Quando smise di parlare scoppiai nel pianto più acuto che mi abbia mai assalito. In quel momento non potevo proprio mentire a me stesso, anche il mio cuore piangeva con me.

La notte che se ne andò era sereno.
Si vedevano le stelle, brillavano più del solito.


 

Malekit


 

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