Un aneddoto in casa Mantombroso
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Un gruppo di amici,
fra cui spiccavano Aegon, Driz, Elessarix, Petros e Vaughan, venne
tempo fa a farmi visita nella mia abitazione in Kanveska. |
Sirthenwen la Valorosa mi aveva appena donato dei biscotti ed un paio di
torte, e la sempre premurosa strega Tamuril mi aveva fatto dono
parimerito gradito di tisane ed infusi che si sposavano benissimo con i
dolci squisiti dell'amazzone.
"Sedetevi amici", li invitai ad accomodarsi intorno al tavolo, mentre
Aegon mi dava una mano ad apparecchiare la tavola e a servire quei
deliziosi prodotti culinari.
Sedutici anche noi due, fra una risata ed una cantata venne a grande
richiesta il momento in cui mi toccò raccontare un aneddoto.
Non dovetti pensare molto a cosa raccontare...
C'era una volta un impavido cavaliere, che vagava errante per vari mondi
in cerca di un tesoro.
Un mago, prima della sua partenza, gli aveva detto che doveva cercare
tal tesoro, ma non aveva specificato di cosa si trattasse. "Lo scoprirai
vivendo, mio buon cavaliere".
Così il mago si congedava dal protagonista della storia.
Cammina cammina, arrivò per lui il tempo di incontrare una fanciulla.
Il nostro eroe ne fu attratto dall'animo celato, dal mistero che si
nascondeva dietro la figura della ragazza dal volto di bambina.
Capì subito che dietro quel volto innocente si nascondeva un cuore
gentile e delicato. Un fiore, da custodire con cura e pazienza.
Fra i due sembrava stesse nascendo una profonda amicizia.
Il cavaliere si fermò diversi giorni dalla fanciulla, che sembrava
gradire le attenzioni che lui le donava. Un bel giorno, però, accadde
l'imprevisto. La fanciulla cacciò il cavaliere dalla sua dimora,
dicendogli che aveva pensato e che non era più il caso che i due si
vedessero, perchè a sua detta, lei era troppo diversa da lui.
"Ma guarda che noi due siamo amici. Null'altro voglio da te se non
amicizia", diceva il cavaliere guardando negli occhi la fanciulla che
aveva già preso la sua decisione.
Senza proferire ulteriore parola, se non un "scusami", la fanciulla
chiuse la porta in faccia al cavaliere.
Il quale riprese, dopo aver vagato solitario per un po' di tempo, la
strada di casa.
Aveva trovato il tesoro. No, il tesoro non era la fanciulla, ma
l'insegnamento nato da questa vicenda.
Ovvero, pensava il cavaliere oramai sulla via del ritorno, "che non
vengano più a piangere persone che dicono di essere incomprese, di
sentirsi fuori dal mondo, di sentirsi diverse, di sentirsi oscure e
tristi".
"Che queste persone prima cerchino la soluzione del problema dentro di
loro, piuttosto che nascondere la loro stupidità dietro l'alibi del dire
a se stessi ed alle persone che attirano, come le sirene attirano le
loro prede, che è il mondo che non le capisce; che il mondo non è fatto
per loro; che il mondo è crudele, e distrugge giorno dopo giorno il loro
cuore gentile".
Ryo_Gaen
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