Hexe im Sumpf
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Capitolo 1 (di Gual)
Gualtierow era salito di corsa per il sentiero che portava in cima
al promontorio che sovrasta la Kioskas di Ylea, quel pomeriggio,
come spinto da una smania che non sapeva definire. |
Dopo aver scaricato l’impulso irrefrenabile di annientare quell’energia
esuberante, era poi rimasto ore a guardare la vallata del Kruill, da
quel punto di osservazione privilegiato, finché gli ultimi bagliori del
tramonto non si dissolsero, lasciando nel cuore dell’esploratore una
pace provata di rado. Era tornato a casa, alla sua terra, al suo mondo…
era tornato, e stentava ancora a crederci, anche se era successo già da
qualche giorno.
Dopo essersi inebriato di quella vista e di tutte le riflessioni fatte
nelle ultime ore, aveva voglia di stare un po’ tra la gente, sentirla
parlare con quell'inconfondibile accento che caratterizzava gli Hammers
del suo tempo, così diversa dalla lingua parlata nella valle dell’Orikkoko.
Così varcò la soglia della Taverna pieno di buonumore, quella sera,
sorridendo alla vista del gran numero di avventori. Ordinò un gran
boccale di idromele, e rimase in piedi al banco per poter meglio
visualizzare la scena che gli si presentava, fatta di grandi tavolate
previste per le allegre compagnie, e di tavoli più piccoli per le coppie
che amavano appartarsi, senza tuttavia estraniarsi completamente
dall’atmosfera tipicamente goliardica che regnava nel locale
abbondantemente frequentato a quell’orario.
Notando il lieve sorriso che gli increspava le labbra, una solida
amazzone gli si accosto’ per conoscere il motivo di tanta intima
soddisfazione.
“Heilà Gualtierow” gli disse con fare confidenziale, “stasera mi sembri
particolarmente ispirato, o sbaglio?”.
“Lo sono, cara amica” le rispose lui, “e mi congratulo vivamente per il
tuo spirito di osservazione che farebbe invidia persino ad un
esploratore che vanta anni di esperienza…”
“Studiare l’espressione assunta dagli altri è un’abitudine fondamentale
per una amazzone… puo’ salvarle la vita, se riesce grazie ad essa ad
indovinare le intenzioni di un potenziale aggressore…” spiego’ la donna.
“In me non troverai un potenziale aggressore, bella amazzone… non
stasera, comunque: sono totalmente in pace con me stesso e con
l’ambiente che mi circonda” disse Gual di rimando.
“Mmmhh… Ed è anche possibile conoscere il motivo che ti ha portato a
vivere questo particolare stato di grazia?” domando’ lei.
“Il motivo?…” rispose lui titubante, “il motivo non è completamente
chiaro neppure a me stesso… Presumo che sia dovuto al fatto che sono
appena tornato da una avventura che mi ha portato in luoghi che mai
avrei immaginato di poter visitare, dai quali ho temuto di non poter
piu’ tornare, ed ora che sono di nuovo qui, tutto mi sembra ancor piu’
bello di come me lo ricordavo…”
“Accade a chi resta forzatamente lontano per un periodo prolungato…
Anche a me una volta accadde…” comincio’ a dire l’amazzone, quando la
porta del locale si apri’ ed una figura emerse dall’oscurità nella quale
era nel frattempo piombato il vialetto che conduceva alla taverna.
“Aikydo a tutti voi” disse la donna appena entrata, mentre il vocio che
costantemente si avvertiva nel locale si attenuo’ gradualmente fino a
scomparire del tutto.
“Beh, nessuno vi ha mai insegnato che, per buona creanza, si risponde al
saluto?” disse la nuova arrivata con aria divertita.
“Ma certo, Aikydo a te, Dolceluna” si senti’ gridare da diversi punti
della grande sala, mentre il vociare era tornato di colpo piu’ intenso
di prima. Cosi’ la strega passo’ rapidamente di tavolo in tavolo per
salutare tutti, e scambiare un paio di battute con coloro che conosceva
meglio.
Nell’attesa che arrivasse anche il turno degli avventori che stavano in
piedi al banco, Gual avrebbe dovuto avere la cortesia di concentrarsi su
quanto l’amazzone che gli stava accanto aveva ripreso a dire, ma non ci
riusciva: il suo sguardo tornava automaticamente a posarsi sulla
leggiadra figura della mistica abitante di Ylea, come se fosse dotato di
volontà propria.
Dolceluna non gli era mai apparsa cosi’… Nel suo elegante abito azzurro
che esaltava le sue forme femminili, con quel nuovo modo di portare i
capelli, ed il sapiente trucco che, pur moderato, accentuava i tratti
piu’ belli del suo volto. E quel modo di muoversi tra la gente, piu’
sicuro, piu’ aggraziato, comunque diverso dall’entusiasta e travolgente
corsa che da sempre la caratterizzava… Sembrava diventata di colpo piu’
matura, piu’ interessante, piu’ …donna!
Ad un certo punto l’attesa gli parve intollerabilmente lunga, per cui si
scuso’ con l’amazzone, che, resasi nel frattempo conto del mutato
interesse dell’esploratore, aveva cessato di parlare, e le promise che
sarebbe tornato non appena avesse salutato una delle compagne di ventura
che avevano preso parte all’ultima sua missione.
La strega aveva appena finito il giro dei tavoli, quando lui la
raggiunse, protendendo le mani pronte a stringere quelle di lei.
Capitolo 2 (di Gual)
“Dolceluna… che gradita sorpresa!” esclamo’ l’esploratore guardandola
come se avesse una visione. “Gual… non avevo notato che c’eri anche tu,
altrimenti ti avrei salutato per primo” disse lei, resistendo alla
tentazione di buttargli le braccia al collo, come era abituata a fare
quando non lo vedeva da tempo… quando le cose erano diverse.
“Non lo metto in dubbio, streghetta!” rispose lui, cercando di mostrarsi
quello di sempre, e tentando di nascondere l’intimo turbamento che lo
pervadeva.
“Ma vieni, troviamoci un tavolino che sia ancora libero, e raccontami
come hai ripreso la normale vita di tutti i giorni, dopo le emozioni
dell’ultimo viaggio…” continuo’ a dire Gualtierow, mentre conduceva la
dama verso uno degli angoli piu’ appartati della taverna.
Dopo averle fatto prendere posto, le chiese cosa avrebbe gradito bere.
“Una tisana di erbe…” rispose lei, e continuo’ dicendo: “ho
l’impressione che stasera, dopo il primo boccale di idromele non sarei
piu’ capace di… controllare le mie azioni”.
“Arriva subito, mia padrona!” esclamo’ lui, con un esagerato inchino, e
si avvio’ verso il banco chiedendosi il reale significato delle parole
di lei. Ne approfitto’ anche per scusarsi con l’amazzone, la quale
rispose con un sorriso, che comprendeva benissimo la situazione, e che
non doveva rammaricarsene.
“Mmmhh… avere accanto una donna che è talmente esperta nell’interpretare
l’espressione assunta dalla gente, da aver quasi la facoltà di leggere
nel pensiero, puo’ rivelarsi estremamente …imbarazzante, a volte”,
concluse lui strizzandole l’occhio, prima di allontanarsi con la tisana
e un altro boccale di idromele, in direzione del tavolino appartato.
“Allora, dove eravamo rimasti?” chiese Gual allungandole la tisana
ancora bollente.
“Parlavamo di come mi sono riambientata al ritorno da quello stranissimo
viaggio nella regione dei Konobi…. Ho tentato di analizzare tutte le
spiegazioni ipotizzabili, ma niente che io conosca puo’ spiegare il
fenomeno di quella straordinaria avventura cominciata con un giro di
grog. Mi meraviglio di come tu osi ancora consumare bevande a base
alcolica…” rispose la strega.
“Già…” disse Gual annuendo, “qualunque forza ci abbia trasportato in
quella strana dimensione, sono contento di esserci stato e di aver dato
il mio modesto contributo per risolvere un problema annoso che sembrava
inestricabile… Certo, se tu non fossi stata presente, chi avrebbe potuto
rivestire il ruolo di affascinante dea corsa in aiuto a un popolo privo
di prospettive. Ricordo ancora con quale sguardo di venerazione ti
fissava il comandante delle guardie quando ti mostrasti a lui in quella
posa tra il seràfico e il sensuale…”
“Schhhh… Taci per carita’! Non vorrai mica che tutta Arcano cominci a
fare commenti sugli stratagemmi teatrali ai quali mi presto solo perché
un esploratore mi chiede di farlo, spero!” si precipito’ a sussurrare la
strega posando le sue dita sulle labbra di lui.
Gual afferro’ delicatamente quella mano e continuo’ a tenerla a contatto
con le sue labbra per un lungo istante, mentre tentava di valutare il
significato dell’onda di sensazioni che quel contatto gli procurava.
Poi, disorientato, poso’ la mano di lei sul tavolo, continuando a
tenergliela, e tento’ di tornare in se, dicendo: “D’accordo, ammetto che
forse avremmo potuto trovare una soluzione diversa, eppure non mi pento
di avertelo proposto: ti sei rivelata dotata di un talento naturale per
la recitazione, una dote che non ci avresti probabilmente mai svelato…”
“Un talento che pero’ non è servito a salvare la pelle del soldato che
ci ha aiutato…” aggiunse infine la strega mentre un’ombra di tristezza
le oscurava il bel volto.
“Adesso non adombrarti, considera piuttosto la felicità che riempie il
cuore dei Konobi in questo momento.”
“Già, e dire che il tiranno era piuttosto in gamba con i suoi giochetti.
Ti ricordi…”.
Cosi’ Dolceluna e Gualtierow cominciarono parlare delle sensazioni
provate durante l’ultima avventura, mentre il tempo passava veloce.
Ad un certo punto Dolceluna si rese conto che la maggiorparte degli
avventori era già rincasata e disse: “Beh, ora devo proprio andare.
Domani devo svegliarmi presto per intraprendere un viaggetto piuttosto
lungo”
“Vai via? E dove, se mi è consentito?” chiese Gual sorpreso che
Dolceluna non si concedesse nemmeno una decina di giorni di pausa prima
di cacciarsi in qualche altro guaio.
“Nulla di particolare” rispose lei, “rimettendo a posto mi sono
semplicemente resa conto che mi è terminata la scorta di una erba
particolare che cresce solo presso la sorgente che alimenta la palude di
Nosambra. Quell’erba mi occorre per un paio di esperimenti che ho in
mente…”
Capitolo 3 (di Gual)
“Cosi’ vuoi andare a Nosambra. Con chi ti recheresti laggiu’“ si
informo’ Gual serio.
“Ci andrei da sola, come ho sempre fatto, perché?” replico’ Dolceluna.
“Dall’invasione dei Brauni le cose sono mutate radicalmente. Nulla ci dà
la certezza che essi siano stati eliminati totalmente durante il
conflitto. Per non parlare degli Sciaves, quelle belve sanguinarie…”
continuo’ a dire l’esploratore.
“Non ci avevo pensato” disse la strega pensosa, “ma non saprei chi…”
“Verro’ io con te!” esclamo’ l’esploratore con decisione, “conosco la
regione come le mie tasche, e potro’ guardarti le spalle mentre raccogli
le tue erbette aromatiche…” concluse con una punta di ironia.
“Erbette aromatiche un corno: sono tentata di farti vedere l’effetto che
avrebbero su di te, una volta terminata la mia pozione…” replico’ la
strega socchiudendo gli occhi.
“Calmati dolcezza, stavo solo scherzando!” si affretto’ ad aggiungere
Gual, mentre entrambi ridevano divertiti.
“Allora siamo d’accordo cosi’: domani all’alba staro’ ad aspettarti
sull’uscio della tua nuova dimora di Ylea!” esclamo’ infine Gual
alzandosi, e, mentre guadagnavano entrambi l’uscita della taverna, si
offri’ di accompagnare Dolceluna fin sotto casa.
“Vai pure direttamente a dormire, Gual… Domani dovremo essere entrambi
in piena forma, quindi andiamo a letto senza dilungarci oltre” propose
lei, con un tono che non ammetteva repliche.
“Come desideri, Hexe im Sumpf“ borbotto’ lui, con una punta di delusione
nella voce.
“Come hai detto?”chiese Dolceluna dopo un attimo di perplessità.
“Che faro’ come desideri” ripeté l’esploratore in forma piu’ scandita.
“No no, mi riferisco alla seconda parte della tua frase” replico’ lei
con espressione interrogativa.
“Er… ah, ti riferisci alla filastrocca della strega?” un grande sorriso
si era formato sul volto di Gual, che chiari’ dicendo: “Mio padre me la
cantilenava quando ero molto piccolo, nella sua lingua d’origine, sai
quella che parlano sulle montagne a nord di Arcano? Mi ricordo solo la
prima parte… faceva cosi’:
Hexe im Sumpf, Hexe im Sumpf,
doch ihr Sieg war ein Triumph,
sie besiegte schlaue Diebe,
und am Ende fand die Liebe...“.
„Carina, ma cosa significa?” chiese poi Dolceluna incuriosita.
“Bof… è una cosa senza senso, come tutte le filastrocche del resto. Sai
com’é… l’importante è che facciano rima” rispose lui evasivo.
“D’accordo, ma dato che hai detto che si tratta di una filastrocca sulle
streghe, avro’ pure il diritto di sapere cosa significa, no?” torno’ a
chiedere lei, con un sorriso accattivante.
“Se me lo chiedi in quel modo, come faccio a non accontentarti? Allora,
la traduzione letterale fa:
Strega nella palude, strega nella palude,
certo la sua vittoria fu un trionfo,
lei sconfisse i furbi ladruncoli,
e alla fine trovo’ l’amore”
Dolceluna resto’ per un attimo in silenzio, poi scoppio’ a ridere
incapace di frenarsi “È le filastrocca piu’ insensata che abbia mai
udito” disse poi, mentre la sua risata cristallina ancora echeggiava tra
le costruzioni che delimitavano la strada.
“Sono pienamente d’accordo” rispose l’esploratore lasciandosi
condizionare da quella ventata di allegria, ed aggiunse “ma se non la
smettiamo di far baccano cominceranno ad arrivarci secchi d’acqua in
testa”
“Fosse solo acqua… ricordi di quel periodo in cui dalle finestre delle
Kioskas “pioveva” di tutto?” chiese Dolceluna con un smorfia..
“Oddea, non ricordarmelo: in quelle occasioni diverse nobili personalità
della nostra allegra comunità hanno dovuto ricorrere ai saponi piu’
efficaci per liberarsi dal cattivo odore…” rispose Gual al ricordo di
uno dei periodi piu’… torbidi di Arcano.
Tentando disperatamente di soffocare le sue risa, Dolceluna si rese
conto che se si fossero intrattenuti oltre con quegli argomenti si
sarebbe fatta l’alba prima che loro raggiungessero il letto, per cui si
scuso’, e si congedo’ dicendo “…allora, a domani” e si dileguo’ nel
buio.
“A domani” sussurro’ Gual, concedendosi un ultimo sguardo sulla figura
di lei che si allontanava leggera nella notte.
Capitolo 4 (di Dolceluna)
Respirò a pieni polmoni l'aria della sera. Il sole era calato da tempo
ed i caldi colori del tramonto avevano lasciato il posto all'uniformità
del manto notturno. Chiuse gli occhi per assaporare tutti i profumi che
piano piano si staccavano dal suolo. Il respiro della terra saliva fino
al cielo.
Era distesa da parecchio su un piccolo lembo di roccia, così a picco
sopra l'insenatura di Krymenia, ed ora era proprio giunto il momento di
partire.
Erano giorni che sentiva il bisogno di essere di nuovo all'aperto e
l'occasione buona si era presentata come per incanto.
Si era accorta della mancanza di alcune erbe; le scorte erano finite da
tempo ed il viaggio a lungo rimandato sembrava ormai imminente. Lasciò
che le braccia penzolassero nel vuoto. Prima si sarebbe diretta ad Ylea,
per recuperare alcune cose, magari con una piccola sosta al tempio e poi
si sarebbe diretta a Nosambra.
Si levò in piedi guardando al di là del costone. Il salto sarebbe stato
notevole, quasi non s'intravedeva il fondo. "Ed io che soffro di
vertigini!" mormorò inarcando il sopracciglio.
Il viaggio risultò monotono, ma tranquillo e raggiunse le porte di Ylea
quando stava calando il sole. Aveva deciso di fare un salto alla taverna
per cenare. Sperava anche di trovare qualche volto conosciuto per non
dover mangiare da sola!
Ombroso sollevò il muso nitrendo "Si si lo so, abbiamo fatto tardi!" gli
rispose la strega sorridendo "intuisco il tuo appetito! ". Carezzo' il
manto stringendo fra le dita la folta criniera.
"Ti ricordo di non esagerare" gli mormorò all'orecchio "tempo fa ho
dovuto percorrere l'ultimo tratto a piedi perché ero finita per terra,
mentre tu stavi placidamente mangiando nella scuderia coccolato da
Elenie".
Ombroso nitrì scuotendo la criniera. Che avesse compreso non aveva
dubbi, ma che non le tirasse qualche scherzetto non ne era così certa!
Raggiunse Ylea in breve tempo. Le porte della Kioskas erano ancora
aperte e la Kopler al comando le fece un gesto di saluto con la mano.
Non invidiava il duro lavoro delle amazzoni .. aveva avuto varie volte
modo di apprezzarne le qualità e la preparazione. I suoi pensieri
andarono a Kloda. Era tanto che non la vedeva e sperava di trovarla in
taverna per fare quattro chiacchiere.
Lasciò Ombroso nella stalla ed entrò in taverna salutando tutti accolta
dal vociare degli hammers presenti. Come al solito non guardò veramente
i presenti. La sua naturale timidezza la portava a non alzare troppo lo
sguardo quando entrava in un ambiente affollato. Certo dava una breve
occhiata, ma quel tanto che bastava a non far capire quanta timidezza si
nascondesse dietro il volto della strega. Era riuscita anche ad imparare
a non arrossire e questo era un traguardo di tutto rispetto.
"Beh, nessuno vi ha mai insegnato che, per buona creanza, si risponde al
saluto?" le parole le uscirono di bocca prima ancora che le potesse
pensare.
Capitolo 5 (di Dolceluna)
Evidentemente la prolungata permanenza con persone schiette durante
l'ultimo viaggio iniziava a dare i suoi frutti. Si stava aprendo alle
battutine! Sogghignò per quel trionfo. Fece un rapido giro dei tavolini,
occupati da facce conosciute.. ma niente Klodina in giro. Stava per
accomodarsi al tavolo con alcuni dragoni, quando fu raggiunta
dall'ultima persona che si aspettava di vedere.
Gual la raggiunse prendendole le mani. Frenò a stento il desiderio
fanciullesco di gettargli le braccia al collo. Avevano condiviso troppo
ultimamente per salutarlo a quel modo, ma al tempo stesso si sentiva
leggermente in imbarazzo a non averlo fatto e sperò che non se ne
accorgesse.
".. se ti avessi visto ti avrei salutato per primo ..".
La serata trascorse velocemente .. anche troppo, tanto che si accorse a
stento che era ora di chiusura. Ma la cosa importante era aver trovato
un compagno di viaggio, per la piccola spedizione a Nosambra. Non ci
aveva minimamente pensato che pericoli avrebbe corso da sola. Forse la
recente
guerra contro i Brauni non le era servita abbastanza di lezione ..
nonostante avesse perso molte sorelle! Gual era una vera manna .. e per
di più una piacevole compagnia!
Si congedò da lui con una certa amarezza, ma preferiva raccogliere le
forze per l'indomani e lo lasciò sull'uscio della taverna sparendo nel
buio del viottolo.
Si alzò di buon ora facendo un'abbondante colazione; sapeva di doversene
privare per alcuni giorni.
Si era preparata per il viaggio con molta attenzione. Sapeva
perfettamente di dover passare l'accurato esame di Gual e non voleva
fare figuracce.
Indossava abiti pratici da viaggio, corredati da un caldo mantello di
lana grezza e dei comodi stivali di cuoio. Aveva raccolto i lunghi
capelli in una coda, dalla quale partivano svariate trecce che le
scendevano lungo la schiena. I capelli non si sarebbero sporcati molto
in questo modo e la praticità dell'acconciatura non l'avrebbe rallentata
nella marcia.
Astuzie di amazzoni, pensò.
Una piccola e pratica borsa le pendeva su di un fianco, classica
custodia in cui riporre le erbe che stavano andando a cercare e
nascondiglio sicuro di altre cosette che potevano tornar utili nel
viaggio. Dall'altro lato una sacca più capiente nella quale aveva
raccolto qualche provvista. Aveva tentennato sul portare o meno la
spada, ma poi aveva optato per l'arco più pratico e che non aveva
bisogno di un contatto troppo ravvicinato per essere utile.
Dalle ultime esperienze fatte doveva ammettere che, decisamente, era più
abile con l'arco che con la spada. Evidentemente non era pronta per
combattimenti corpo a corpo.
Prese i bagagli persa nel ricordo delle raccomandazioni fattele da Nurah
sulle erbe che stavano cercando.
".. ricorda che sono molto velenose e che vanno raccolte durante la
notte con i guanti! Tagliale in diagonale in modo che il succo non si
perda.. Il loro potere curativo è nullo se non usiamo le accortezze
necessarie!".
L'alba aveva già salutato Arcano, quando sbucò dall'uscio di casa "Ma ti
pare che sono la prima?" si guardò intorno.
"No, infatti sei in ritardo!" confermò Gual sorridente, era seduto ad
attenderla appoggiato ad un albero dietro di lei.
".. ah ecco infatti mi pareva... buongiorno.. fatto colazione?!?".
"Si grazie .. ma vedo che anche tu sei già pronta per partire .."
Sorrise l'esploratore togliendole le briciole dei biscotti dal viso.
Bene, anche per quella mattina la sua figuraccia l'aveva fatta! Il
viaggio prometteva bene, non c'è che dire ..
"Allora a te il comando ... sei tu l'esperto in questo campo ..." e
s'incamminò accodandosi all'esploratore.
Capitolo 6 (di Gual)
La giornata si preannunciava splendida. L’esploratore inspiro’
profondamente l’aria balsamica arricchita dall’ossigeno liberato dagli
alberi della “sua” foresta. Sapeva bene che non avrebbe potuto accampare
diritti di proprieta’ su quell’estensione demaniale sulla quale solo
l’imperatrice aveva potere assoluto, cionondimeno considerava quell’ambiente
un po’ come casa sua, per esserci cresciuto e per avervi trovato rifugio
ogni volta che si sentiva frastornato dagli eventi.
Lancio’ uno sguardo furtivo verso la fonte di uno di quegli “eventi” che
lo disorientavano in quel periodo, mentre questa gli camminava al fianco
nel tentativo di tenere il passo.
L’abbigliamento pratico che aveva deciso di indossare non aveva nulla in
comune con l’elegante abito azzurro della sera prima… eppure Gual penso’
che la strega, dotata di un fascino naturale, avrebbe potuto indossare
qualunque cosa, senza perdere di attrattivita’…
L’esploratore torno’ a guardare avanti a se inspirando ancor piu’
profondamente: quella donna aveva il potere di fargli perdere il
controllo.
Altro che fresco e riposato… non era riuscito a chiudere un occhio per
tutta la notte.
Si era gia’ sentito cosi’ in passato, e ne era stato felice, perché
aveva la consapevolezza piena che si trattava di un sentimento che
chiunque dovrebbe provare almeno una volta nella propria esistenza…
All’epoca era innamorato perso, e se ne beava. Se ne andava in giro con
aria trasognata nella vana illusione che sarebbe durato in eterno… Ed
ora temeva il ripetersi di un ciclo fatto di momenti sublimi e di
terribili delusioni… No! Non di nuovo… O meglio non a cosi’ breve
distanza, e soprattutto: non una strega!
I pensieri che lo avevano tenuto sveglio tutta la notte, alla luce del
sole non sembravano piu’ cosi’ tremendi. Cosi’ torno’ ad accarezzare con
lo sguardo la streghetta che gli trotterellava accanto: una grande amica
lo era sempre stata… Le cose sarebbero continuate cosi’: inutile
complicarsi l’esistenza.
Non occorreva ormai piu’ molto per raggiungere la Kioskas di Kolise. E
da li’ avrebbero seguito la pista della cui esistenza Gual aveva appreso
da Dardel, la cui mappa dettagliatissima ora tornava utile.
La mappa risaliva ai tempi della prima era, e i conflitti che ne erano
seguiti avevano nel frattempo modificato qualcosa nella topografia della
zona, ma lui si sarebbe affidato al suo naturale senso dell’orientamento
per colmare le lacune.
Erano in marcia da alcune ore quando l’esploratore si rese conto che
forse la sua compagna di viaggio avrebbe avuto bisogno di fare una
sosta. La guardo’ con occhio critico, e quello che vide era l’immagine
di una giovane donna dal corpo provato dalla fatica, ma animata dal
fiero proposito di non cedere alla tentazione di proporre per prima che
si facesse una pausa ristoratrice.
Ecco una delle cose che piu’ gli piacevano in lei: la sua caparbia
volontà di arrivare ai limiti delle proprie possibilita’ la rendevano
affascinante almeno quanto il suo aspetto fisico.
Arrivati in prossimità di un piccolo lago dalle acque limpide,
l’esploratore decise che era giunto il momento di fermarsi e
rifocillarsi.
Madida di sudore, la strega accolse con esultanza l’idea di una pausa, e
la vista del laghetto le mise addosso una voglia matta di immergervisi.
Gual valuto’ con attenzione l’opportunita’ di lasciarla fare: erano
ancora lontani dalla zona infestata da insetti fastidiosissimi e
creature acquatiche dall’aspetto temibile, ma solitamente pacifiche.
Già: solitamente pacifiche… perché esisteva una stagione nella quale un
certo tipo di pesce diventava piuttosto aggressivo: il periodo della
schiusa delle uova deposte. Ma l’esploratore ritenne che quella stagione
non fosse ancora giunta, per cui le diede il benestare.
“Se non mi fai compagnia” lo informo’ allora Dolceluna, “mi libererei
completamente degli abiti bagnati dal sudore perché si asciughino al
sole, e nel frattempo godrei di una bella nuotata rivitalizzante: se tu
solo avessi la bontà di guardare da un’altra parte…”
“Certamente dolcezza”, rispose Gual “avevo giusto l’intenzione di darmi
un’occhiata in giro per valutare una alternativa piu’ breve al percorso
indicato sulla mappa”.
Assicuratasi che l’esploratore si fosse allontanato abbastanza, la
strega lascio’ cadere gli indumenti e li dispose su una roccia
riscaldata dai raggi del sole. Poi si immerse lentamente nelle fredde
acque, vincendo il brivido dell’impatto iniziale e godendo subito dopo
della sensazione di assoluta libertà che quella situazione riusciva a
darle.
Gual nel frattempo aveva raggiunto una piccola altura dalla quale aveva
una discreta vista del percorso che ancora avrebbero dovuto coprire. La
carta indicava una larga curva che sarebbe stata evitabile se solo
avessero trovato il modo di superare l’ostacolo rappresentato da un
piccolo fiume che scorreva in una gola piuttosto profonda.
La linea del “canyon” era visibilissima dal suo punto di osservazione…
una attenta osservazione delle sponde del fiume diede i suoi frutti: gli
parve …No! Era certo di aver individuato una struttura che gli ricordava
un ponte di corde visto in una zona limitrofa: una costruzione ridotta
all’essenziale, ma pratica e funzionale; passare di li’ avrebbe
significato risparmiare ore di marcia.
L’urlo udito in lontananza quasi gli fece perdere la presa, in cima
all’albero sul quale si era arrampicato per poter vedere meglio.
Dolceluna!
Con grande agilità saltò di ramo in ramo per ritrovarsi al suolo,
pronto per precipitarsi al lago di gran carriera. Cosa poteva esserle
successo?
Capitolo 7 (di Gual)
Quando arrivo’ la vide imprecare guardando verso l’acqua, issata su una
piccola roccia che affiorava al centro del laghetto, in equilibrio
piuttosto precario, ma fermamente intenzionata a non lasciare che
nemmeno un lembo di pelle fosse immerso in acqua. Piu’ che impaurita
sembrava furibonda. Profondamente contrariata dal fatto che quell’essere
immondo avesse interrotto quell’attimo di perfetta armonia con la
natura, e che ora si trovava li’, incapace di risolvere la situazione,
abbarbicata a quello spuntone di roccia, e soprattutto alla mercé dello
sguardo sornione di Gual, che sorrideva divertito dalla scena: se solo
avesse avuto il suo arco a disposizione, avrebbe fatto fuori prima il
pesce e poi… forse anche l’esploratore.
“Ha ha ha… scusami Dolceluna ma… non potevo proprio trattenermi” disse
Gual tentando di reprimere le risa. “Comunque lasciami aggiungere che
sei adorabile in quella postura…”
“Abbi almeno il buon gusto di tacere” gli intimo’ la strega di rimando,
mentre tentava disperatamente di coprire le sue nudità, senza perdere
l’equilibrio conservato con tanta difficolta’.
”Perché non mi avevi detto che in acqua avrebbe potuto esserci una belva
sanguinaria?”
“Sanguinaria?” ribatté l’esploratore, “ma no… dall’aspetto orrendo
forse, ma sicuramente di indole pacifica… fidati!”
“Con quella grinta che ha mostrato appena mi ha vista… non ci crederei
nemmeno se mi venisse a mangiare briciole di pane in mano…” brontolo’
Dolceluna cupa.
“D’accordo: mi immergero’ anch’io, e te lo dimostrero’ personalmente.”
Liberatosi dei calzari e degli abiti che gli coprivano il tronco, Gual
si immerse a sua volta, non trascurando pero’ di portar con se il
coltello… meglio andar sul sicuro.
Avvicinadosi cautamente vide il pesce che assediava la bella strega: si
trattava proprio di un “Grokus”… sembrava che non ce ne fossero altri
nei paraggi. In effetti la sua insistenza nel girare intorno alla roccia
sulla quale Dolceluna continuava a mantenere salda la presa, era
alquanto sospetta. La mano dell’esploratore raggiunse ed impugno’
rapidamente il coltello, mentre il grosso pesce, accortosi di lui, stava
per avventarglisi contro.
Ormai Gual non aveva piu’ dubbi: la schiusa delle uova era appena
avvenuta… imprevedibilmente presto, considerando la stagione. Ora
bisognava agire di conseguenza. Dopo un paio di colpi andati a vuoto,
l’uomo attese che il Grokus partisse per un ennesimo attacco, e finisse
trafitto dalla lama affilatissima di Gual, a causa del suo stesso
impeto..
Poco male: avrebbero assaporato gustosissima carne di Grokus per pranzo.
“Ti devo le mie scuse, bella sirena…” disse poi l’esploratore
rivolgendosi alla dama, mentre mostrava il suo trofeo ancora trafitto
dal suo coltello. “avevi ragione ad esserne intimorita: sai, si tratta
di una stagione particolare in cui…”
“Abbi un attimo di pazienza, mio… salvatore” disse la strega
interrompendolo, “saro’ disposta ad accettare tutte le scuse e le
spiegazioni del caso, ma solo dopo aver raggiunto la terraferma e
soprattutto dopo essermi resa un po’ piu’… presentabile”
“Sulla comodita’ offerta dalla roccia sulla quale hai trovato rifugio
non posso fare commenti, ma sul resto… non è certo la bella presenza che
ti manca…” replico’ l’uomo, indugiando con lo sguardo sulle generose
rotondità che le mani di lei difficilmente riuscivano a coprire.
Con un sospiro, la strega si libro’ quindi in un elegante tuffo, e
raggiunse a nuoto la riva sotto lo sguardo ammirato dell’esploratore, e
dopo essersi rapidamente vestita, commento’, cercando di nascondere un
sorriso di compiacimento: ”Uno di questi giorni mi costringerai a
colpirti con un fulmine inceneritore…”
Capitolo 8 (di Dolceluna)
Vergogna tremenda vergogna! Questo era quello che frullava nella testa
della strega, mentre sedeva attorno al caldo fuocherello che
l'esploratore aveva prontamente acceso. Dopo l'incontro/scontro con il
cocciuto pesce, avevano ripreso il cammino seguendo il sentiero che Gual
aveva scovato.
Dolceluna aveva cercato di mantenere un atteggiamento rilassato e
sicuro, ma in realtà dentro moriva di vergogna. Non era abituata a
questi slanci di disinvoltura e, sebbene fosse stato necessario affinché
la sua autostima non precipitasse ai minimi storici, si rendeva conto
che non era sprofondata sotto un metro di terra, unicamente perché il
terreno in quel punto era roccioso. Aveva affiancato Gual durante tutto
il tragitto, per puntiglio, ma dentro si sentiva piccola come un
moscerino.
Non le capitava da tempo di dover mettere alla prova la sua timidezza.
Già stare lì abbarbicata come un mollusco su quella roccetta, era stato
piuttosto umiliante, se poi si considera che era senza vestiti ..
Il viaggio non era propriamente iniziato come sperava.
Percorsero più distanza possibile per avvicinarsi a quella specie di
ponte che Gual aveva visto dall'alto dell'albero. Dalla sua descrizione
approssimativa, sembrava fosse ridotto al minimo e questo innervosì non
poco la strega. Non amava le altezze elevate ed il pensiero di dover
attraversare un ponte traballante di certo non la rasserenava. Fosse
stato per lei avrebbe preso la strada più lunga, ma era Gual a decidere
e lei era fermamente intenzionata a non fargli capire il grande disagio
che le procurava anche solo il pensiero di rimanere sospesa su di uno
stecchino di ponte.
Come sempre per evitare gli stati di panico, decise di pensarci nel
momento in cui avrebbe dovuto raccogliere tutto il coraggio che aveva.
In fondo però, ripensandoci, era qualche giorno che invece sentiva il
bisogno inverso, quello di appollaiarsi sul suo nuovo luogo segreto: il
costone di roccia sullo strapiombo del paesaggio che conduce a Krymenia.
Forse tutto sommato la sua paura per le altezze stava abbandonandola.
Fissò il fuocherello scoppiettante, cerando di capire che diavolo le
fosse saltato in mente di cacciarsi in quell'avventura a pochi giorni
dal suo rientro a Krymeria. Avrebbe dovuto proseguire gli studi
interrotti bruscamente tempo addietro; nonchè vi erano un'infinità di
cose da sistemare nei laboratori.
La nuova coesione che si era instaurata con i maghi aveva stretto
talmente i rapporti lavorativi e di studio, che ormai c'era un via vai
continuo dalla Torre della magia a Mysticdoom e viceversa, che non si
riuscivano più a riconoscere i maghi dalle streghe.
Erano ormai tutti una grande famiglia e come tale ogni assenza
prolungata era fonte di un caloroso benvenuto al rientro. Questo legame
rinsaldato aveva dato modo alla strega di imparare cose nuove. Grazie
all'aiuto di Morbovia, Guardiano della gilda dei maghi, era riuscita ad
affinare le sue arti magiche ed aveva preso dimestichezza con una parte
del mondo magico che le era nuovo. La profonda conoscenza del mago nelle
arti le aveva concesso di trovare un insegnante capace e paziente che le
aveva permesso di arricchire di formule il Fascinatio.
A onor del vero anche l'arrivo della bella strega Xina aveva
contribuito, e non poco, all'arricchimento del libro magico. La novella
streghetta era dotata di una buona dose d'iniziativa e curiosità
sufficienti a renderla giorno dopo giorno sempre più esperta e temeraria
nei suoi esperimenti.
Più volte nelle buie gole di Mistycdoom si erano visti lampi e luci
illuminare per un breve attimo ogni più segreto anfratto. La sua
spiccata sensibilità alle pozioni ed incantesimi aveva in breve tempo
esaurito le scorte di erbe più rare e difficili da trovare e per questo
Dolceluna aveva deciso che era tempo di recarsi nel regno d'acqua.
Capitolo 9 (di Dolceluna)
Nosambra era il terreno natale di alcune fra le piante più rare e
velenose di tutta Arcano, ma per le Hibryan erano piante del tutto
innocue. Più di una volta Dolceluna in tempi tranquilli, prima che i
brauni invadessero con la loro ferocia e scomoda presenza tutta Arcano,
si era recata in quelle zone di confine, scortata ovviamente da una o a
volte da più di quelle meravigliose creature.
Madras Asiram, con la sua personale abilità, era riuscita a creare un
contatto tra le Hibryan e la Suprema, affinchè una strega delegata da
Madras Nurah potesse raggiungere i luoghi più oscuri ed impervi alla
ricerca delle piante.
Come custode dei segreti del fascinatio la scelta era ricaduta su
Dolceluna, che aveva iniziato questi frequenti viaggi a Nosambra. Ad
intervalli regolari si era presentata ai confini del territorio
paludoso, dove l'aspettava sempre la stessa Hibryan: Dyalma.
La giovane abitante della palude si era mostrata dapprima cortese, ma
distaccata, mantenendo quell'atteggiamento per molto tempo, finchè il
continuo e costante contatto con la strega aveva lentamente sciolto la
diffidenza sua e della sua gente.
Si è vero, le Hibryan erano suddite fedeli dell'Imperatrice Nimira e
fidate alleate nelle diverse guerre che si erano succedute su Arcano, ma
ciò nonostante non amavano molto il contatto con gli hammers. Madras
Asiram ed il leggendario Boh erano le uniche costanti presenze accettate
tra quelle creature d'acqua. Ma per fortuna con il tempo le cose erano
minimamente cambiate ed anche le streghe ora iniziavano ad avere un
contatto con loro.
Sorrise ricordando lo sguardo di Dyalma, quando la strega aveva cercato
faticosamente di uscire dall'acquitrino nel quale la Hibryan si muoveva
con disinvoltura. Più di una volta aveva notato una sorta di disappunto
nella creatura, per la sua impacciataggine nell'acqua.
Non era stato facile, ma alla fine erano riuscite ad accettarsi con
tutti i limiti, tanto che Dyalma le aveva offerto una bevanda estratta
dai fiori di Nosambra. Era un nettare particolare che si offriva agli
ospiti ed aveva un delizioso sapore dolciastro che aveva subito
incontrato i gusti della strega.
Emise un sospiro malinconico al pensiero dell'amica; le mancavano molto
i loro incontri. Ne aveva perso le tracce durante l'ultima guerra che
aveva devastato Arcano ed aveva decimato quelle creature magnifiche.
Durante quei tremendi giorni, in cui la strega e le consorelle erano
state poi chiamate sul campo di battaglia nella piana di Bakar, si era
spesso domandata che fine avesse fatto Dyalma e se in quei fosse al
sicuro. Le notizie che avevano raggiunto Arcano disegnavano un panorama
di Nosambra alquanto tetro.
Le Hibryan erano state uccise tutte, dall'unico elemento che le
sostentava.
Non c'era stata la possibilità neppure dopo la cacciata di Mirko e del
suo esercito, di recarsi a Nosambra a controllare cosa fosse accaduto.
Ora le si offriva l'occasione di ripercorrere i sentieri nascosti di un
tempo e nel suo cuore sperava di trovare, anche grazie al prezioso aiuto
di Gual, delle tracce rivelatrici che le avrebbero rasserenato l'animo.
Guardò il compagno di viaggio, rendendosi conto che non aveva spiccicato
una parola, persa nei suoi pensieri. Sbirciandolo di sottecchi lo vide
rinfocolare il falò e sistemare meglio alcuni pezzi di carne fresca che
erano magicamente spuntati dalla sua bisaccia. L'esploratore aveva mille
risorse e questa realtà la rincuorò.
Inizialmente non aveva considerato il viaggio pericoloso, ma le
considerazioni di Gual nella taverna le avevano ricordato la realtà
attuale di Arcano. Si è vero, i Brauni erano stati respinti, ma erano
sempre in agguato nell'ombra pronti a colpire e gli sciaves scorazzavano
ancora liberi per i territori che avrebbero dovuto attraversare.
Era una strega si, ed aveva combattuto anche, ma non lo faceva per
indole e perciò non era preparata come lo potevano essere le amazzoni o
gli esploratori. Aveva sopravvalutato le sue forze, o forse solamente
non aveva pensato ai rischi dimostrando a se stessa di non essere ancora
maturata sotto quel punto di vista.
Eppure aveva superato parecchie prove durante la sua vita, che avrebbero
dovuto contribuire a farla maturare .. non c'era nulla da fare,
possedeva ancora quell'irresponsabilità tipica dell'età adolescenziale.
"Scusami se non sono di compagnia stasera .." mormorò a mò di scusa
all'amico. Gual sorrise porgendole uno spiedino fumante e dall'odorino
invitante "Non preoccuparti... non c'è bisogno di fare conversazione per
forza se non te la senti".
"No, mi piace parlare con te, che dici... è che un pensiero tira l'altro
e non mi sono accorta del silenzio... mmmhhh buono, cos'è?".
"Carne di Drakor speziata .. una piccola concessione per iniziare bene
il viaggio" addentò la sua porzione con evidente fame "la carne dovevamo
mangiarla subito così fresca, altrimenti sarebbe andata a male.. ma
contavo che la fame di stasera avrebbe risolto il problema".
Dolceluna riacquistò il suo solito buonumore "Si, la fame non manca... e
grazie a te mi è tornata l'allegria".
L'esploratore finse stupore "..e quando mai ti mancherebbe allora... hai
sempre fame ..".
La strega allargò gli occhi fingendo sorpresa "Ma cooome??" si
guardarono in viso e non trattennero una risata. Era tanto che non
ridevano insieme e la serata trascorse leggera.... la loro prima serata
insieme dopo tanto tempo.
Capitolo 10 (di Gual)
L’alba del giorno successivo arrivo’ puntuale ad illuminare col suo
chiarore il bel volto della viaggiatrice, e tento’ invano di farsi
strada tra le sue ciglia per ridestarla dolcemente. Gual aveva gia’
cominciato ad organizzarsi per la partenza. Mentre riponeva nello zaino
il pratico mantello che lo aveva tenuto al caldo durante la fresca notte
arcanese, non poté fare a meno di soffermarsi un lungo attimo ad
ammirare il viso di lei, ancora immerso nel sonno.
La tentazione di risvegliarla con un bacio si fece quasi irresistibile,
per cui si volto’ repentinamente cercando un modo per svegliarla che
fosse meno …coinvolgente.
Il contenitore di metallo che avevano utilizzato per rifornirsi d’acqua
sembrava fare al caso suo. Dopo averlo afferrato, se lo lascio’
“accidentalmente” sfuggire di mano lasciandolo opportunamente cadere
sulle pietre tondeggianti che circondavano la radura nella quale si
erano accampati.
Il suono prodotto dall’impatto provoco’ il risultato sperato: Dolceluna
spalancò improvvisamente gli occhi e si fece guardinga, poi si rese
conto in un attimo del luogo e delle circostanze che l’avevano portata
li’, e dopo un sospiro comincio’ a stirarsi sbadigliando.
“Gia’ ora di ripartire? Dormivo cosi’ bene…”
Gual avrebbe voluto immortalare quell’immagine in un disegno dei piu’
arditi: Con le braccia tese verso l’alto, il torace inarcato ed il capo
reclinato all’indietro, la biondissima strega aveva inspirato
profondamente, come se avesse voluto arricchirsi con quel gesto di tutta
l’energia che le occorreva per estinguere il sonno che ancora la
pervadeva.
La calda coperta le scivolo’ verso il basso e la forma di due seni
perfetti appena coperti dal leggero indumento che ancora la copriva, si
indovinava facilmente.
L’esploratore distolse malvolentieri lo sguardo da quella immagine da
sogno, e borbotto’ qualcosa per indurla a non indugiare oltre… o
piuttosto per evitare che lui indugiasse con fantasie decisamente
inopportune.
“Abbiamo ancora un lungo cammino davanti a noi… per fortuna potremo
renderlo piu’ breve piegando verso il ponte al quale ti ho accennato
ieri. Saremo sicuramente in grado di raggiungerlo gia’ in mattinata… ma
solo se ci decidiamo a partire, finalmente” disse Gual, con un pizzico
di rudezza nella voce.
“D’accordo, mio capitano, non ti faro’ attendere a lungo… saro’ pronta
in un attimo!” Replico’ lei notando l’asprezza nel tono della guida. Si
chiese cosa potesse averlo contrariato: non poteva certo immaginare che
l’esploratore ce l’aveva solo con se stesso, e con la strana piega che
stavano prendendo gli eventi…
Le pareti scoscese formatesi in millenni di erosione che costituivano
entrambe le sponde del fiume in quel punto e le sue acque turbolente
rappresentavano sicuramente uno spettacolo interessante, per chi le
guardasse a distanza di sicurezza. Per coloro che sceglievano di
guardarle durante la traversata del ponte di corde che univa le due
sponde, lo spettacolo diventava decisamente suggestivo.
La strettoia naturale rendeva in quel punto lo scorrimento dell’acqua
particolarmente rapido: qualsiasi cosa vi fosse caduta dentro, sarebbe
stata sballottolata tra le acque gelide per un tratto relativamente
lungo, prima di ritrovare la placida calma delle ampie insenature
presenti piu’ a valle.
Era importantissimo che Gual saggiasse la robustezza delle corde, prima
di arrischiarsi in una traversata. Il ponte che aveva una struttura
trasversale a forma di V si limitava allo stretto indispensabile: solo
tre corde di grosso calibro erano tese tra le due sponde: uno per
camminarvi sopra, e gli altri due per sostenervisi con le mani.
L’occhio esperto dell’esploratore osservo’ con sguardo critico tutti gli
elementi di maggior significato: lo stato di conservazione dei robusti
pali conficcati nel terreno, ai quali erano state legate le grosse funi,
lo stato delle corde che ancoravano i pali al terreno, nonché quello
delle corde piu’ esili che costituivano una parvenza di fiancata, lungo
tutto il ponte… Sembrava davvero che fosse percorribile senza rischio.
Il sorriso che Gual rivolse alla sua compagna di viaggio mirava a
rassicurarla, e a cancellarle lo sguardo preoccupato che aveva
cominciato a profilarsi sul volto di lei, man mano che si avvicinavano
al fiume.
“Tutto a posto Dolceluna! Questo ponte sarebbe in grado di sostenere
contemporaneamente due o tre guerrieri che avessero la mole di Bers,
senza subire il minimo danno: una leggiadra fanciulla della tua
corporatura lo fara’ appena oscillare” sentenzio’ Gual tentando di
contagiarla con il suo sorriso sicuro. “Dopo aver portato il mio
bagaglio, tornero’ per caricarmi del tuo, cosi’ non dovrai far altro che
preoccuparti di trasportare dall’altra parte la tua graziosa persona…”
concluse quindi l’esploratore, mentre si avvio’ con passo sicuro lungo
il ponte lievemente ondeggiante.
Dolceluna lo guardo’ attraversarlo avvertendo un misto di preoccupazione
e di ammirazione per quell’agile esploratore che sembrava essere
perfettamente a suo agio in quell’ambiente selvaggio.
Lo vide posare il suo sacco e tornare indietro con andatura ancora piu’
disinvolta… in quel momento avrebbe voluto tanto diventare piccola
piccola e posarsi su una delle sue poderose spalle, per effettuare la
traversata, ma si guardo’ bene dall’esprimere il suo intimo desiderio a
voce alta…. aveva il suo orgoglio da difendere!
“Visto? Facile come bere un boccale d’acqua!” esclamo’ la seconda guida
quando riguadagno’ la sponda dalla quale era partito.
Dolceluna gli diede tutto ciò che costituiva il suo bagaglio, compreso
l’arco e la faretra, raccomandandosi con lui che non si facesse scappare
nulla durante il percorso.
“Non ti preoccupare, bella compagna di viaggio, nulla di cio’ che ti
appartiene toccherà le turbolente acque di questo fiume, parola d’onore…
sono pronto ad impegnarmi a caricarmi anche del peso del tuo corpo
sublime in una terza traversata, se lo ritieni necessario” Disse infine
Gual, mentre gia’ si allontanava verso l’altra sponda.
Punta nell’orgoglio, la strega non si trattenne dal rivolgergli una
smorfia terribile, prima di borbottare tra se: “Trasportare il mio corpo
sublime…. che impudenza! Ti faccio vedere io come Dolceluna il suo corpo
è in grado di trasportarselo da se!!!!” e con un gesto di stizza si
preparo’ ad affrontare il percorso con decisione.
Capitolo 11 (di Gual)
Dolceluna era ormai decisa ad attraversare il ponte di corde ostentando
una sicurezza che era ben lungi da provare realmente. Infatti, dopo aver
fatto i primi passi che la allontanarono dalla sponda sicura, la sua
determinazione comincio’ a vacillare. Si impose di ripetersi le parole
di Gual per attingerne tutta la sicurezza di cui aveva bisogno.
“Facile come bere un boccale d’acqua, facile come bere un boccale
d’acqua… Accidenti, questa frase non mi aiuta per niente: è proprio
l’acqua che mi fa paura!” impreco’ immobilizzandosi mentre le sue mani
artigliavano i corrimano, e il suo sguardo si alternava tra
l’osservazione del sostegno su cui erano posati i suoi piedi e la gelida
massa spumosa che vi scorreva cinquanta metri piu’ in basso.
Nel frattempo Gual aveva posato tutto il bagaglio della strega accanto
al suo, prima di rivolgere lo sguardo verso la sponda opposta. Dolceluna
si era gia’ avviata, ma sembrava non procedesse. Con un fischio
abbastanza forte da coprire il rumore delle rapide, tento’ di attrarre
la sua attenzione per conoscere la natura del problema che sembrava
essere sorto.
La strega aveva l’impressione di vivere un incubo: il suo corpo sembrava
non volesse reagire piu’ alla sua volontà di procedere, impietrita
com’era dal suo attacco di vertigini. Aveva addirittura difficoltà a
respirare, figurarsi se poteva invocare aiuto.
“Gual… dove sei ?” invoco’ con un filo di voce. Per un attimo le sembro’
di sentire la sua voce gridarle di non guardare verso il basso, e di
conservare la calma, che sarebbe giunto in un attimo. Cosi’ si costrinse
a guardare verso l’alto, ma questo movimento le fece perdere di vista il
punto d’appoggio dei propri piedi.
Priva di quel punto di riferimento, perse l’equilibrio e scivolo’ tra le
funi piu’ esili che univano le tre strutture portanti, ritrovandosi a
pendere aggrappata disperatamente ad una di esse con una mano sola.
La scena da incubo si svolse sotto gli occhi atterriti della seconda
guida, che prontamente si avvio’ per soccorrere la strega, valutando nel
contempo la velocità massima alla quale poteva procedere. Temeva infatti
che camminare troppo velocemente avrebbe fatto oscillare il ponte in
maniera tale da rendere a Dolceluna troppo difficile il mantenere la
presa decisamente precaria. Procedere troppo lentamente avrebbe potuto
significare arrivare troppo tardi.
Durante il percorso, Gual continuo’ a incitarla a tenere duro, mentre
una ridda di pensieri si affollava nella sua mente. Che imbecille era
stato a trascinarla in quella situazione… se le fosse accaduta qualcosa
non se lo sarebbe mai perdonato.
Valuto’ rapidamente le possibilita’ di sopravvivenza se lei fosse caduta
e lui avesse tentato di salvarla gettandosi a sua volta nelle gelide
acque del fiume: a quella temperatura non avrebbero resistito a lungo,
soprattutto lei, dolce fiore in boccio, divina creatura, dono del cielo…
Senza di lei, col peso della sua morte sulla coscienza, che esistenza lo
avrebbe atteso…
”Dea!!!” grido’ disperato mentre continuava ad avanzare evitando
scossoni “Se davvero esisti, prendi me, ma lascia che lei viva!!!”
Il dolore doveva essere lancinante, mentre la esile fune alla quale la
strega continuava a restare caparbiamente aggrappata le tagliava la
pelle della mano e le incideva le carni facendola sanguinare
copiosamente, ma lei non lo avvertiva, tale era lo sforzo compiuto, e
soprattutto la consapevolezza che non avrebbe resistito ancora a lungo.
Quando Gual finalmente la raggiunse, afferro’ con gran sollievo la mano
libera di lei proprio nel momento in cui la strega, sfinita, lascio’
andare la presa.
Prima di continuare l’operazione di recupero, l’esploratore rivolse
mentalmente un sincero ringraziamento alla Dea, e si ripropose di
passare dal tempio appena gli fosse possibile. Poi, delicatamente, la
isso’ finche’ non gli fu possibile afferrarla per la vita e stringerla a
se con impeto tale da toglierle il respiro.
Sfiniti restarono stretti l’uno all’altra per un momento lungo ed
intenso, mentre il loro ansito lentamente si placava. Quando ebbero in
parte recuperato le forze, Gual lascio’ che lei montasse sulle sue
spalle, e si accinse a ripercorrere per l’ultima volta il tratto di
ponte che ancora gli restava.
“Tieniti forte!” le disse l’esploratore, ricordando lo stato pietoso
della mano ferita di lei.
“Non preoccuparti! Ti staro’ incollata come se tu fossi l’unico maschio
di tutta Arcano.” Replico’ lei posando il suo capo contro quello
dell’esploratore. Le parole di lei e il contatto del suo viso contro il
proprio gli riscaldarono il cuore come non gli accadeva da tempo.
Dopo aver medicato la ferita di lei con uno dei suoi unguenti
miracolosi, Gual propose di riavviarsi, non senza essersi previamente
sincerato che la strega fosse in grado di seguirlo senza eccessivo
disagio. Quando raggiunsero sul far della sera una radura che sembrava
adatta a pernottarvi, erano sfiniti. Nel consumare il pasto frugale
tornarono a commentare gli eventi vissuti durante la giornata, e si
attardarono un po’ piu’ a lungo del solito, apprezzando con grande
intensità il solo fatto di essere entrambi ancora in vita.
Quell’episodio aveva indubbiamente contribuito a rafforzare il legame di
amicizia sincera che da tempo li legava… ma era davvero solo amicizia?
Nonostante lo sfinimento Gual non riusci’ a dormire subito. Una
consapevolezza nuova si stava facendo strada nella sua mente: la
consapevolezza che era inutile continuare a negare l’evidenza… Quella
donna aveva smesso gia’ da tempo di rappresentare ai suoi occhi solo la
figura di una amica fidata. L’avventura vissuta insieme sul ponte di
corda aveva semplicemente avuto il pregio di renderlo evidente.
L’esploratore si sedette e frugo’ tra le mappe contenute nel suo zaino
alla ricerca di un pezzo di pergamena libero da segni e comincio’ a
scrivervi, dopo aver ravvivato la fiamma che ardeva al centro del
bivacco.
Nascondere l'amore
Restarti accanto la serata intera
………..…………………
…………………………..
…………………………..
Quando Gual ebbe l’impressione di essere riuscito a condensare nei suoi
pochi versi l’essenza del sentimento che lo pervadeva, ripiego’ con cura
la pergamena appena vergata, e la sistemo’ nella tasca interna del
proprio corpetto, proprio all’altezza del cuore, prima di addormentarsi
col sorriso sulle labbra.
Capitolo 12 (di Dolceluna)
Trascorsero un paio di giorni prima di avvistare i confini acquitrinosi
di Nosambra, durante i quali la strega recuperò la mobilità delle mani
ed un minimo di serenità.
Sinceramente la cosa che la turbava maggiormente era di non esser
riuscita a mantenere l’autocontrollo che avrebbe dovuto possedere
affrontando il pericolo. Non si spiegava come non fosse riuscita a
superare una paura simile, dopo tutto il tirocinio e l’addestramento a
Mysticdoom.
Non si capacitava di quel crollo che l’aveva portata così vicina a
perdersi nelle tumultuose acque del fiume. Eppure aveva affrontato
situazioni, in cui il suo autocontrollo le aveva permesso di comprendere
con lucidità la situazione di pericolo e, analizzato il problema, lo
aveva affrontato fermamente.
Il cardine della loro istruzione era l’autocontrollo e la disciplina due
elementi che si erano infranti tristemente su quel ponte.
Per tutto il restante percorso dal ponte, non aveva fatto altro che
esaminare l’accaduto, ma niente aveva ceduto e questo stava seriamente
minando la sua convinzione di strega.
Non era la prima volta che percorreva le vie che conducevano a Nosambra.
E’ vero, si trattava del percorso più lungo e più agevole, ma lo aveva
affrontato da sola ed era sempre tornata a Krymenia senza problemi.
Quanto tempo sembrava esser trascorso dall’ultima volta che aveva
rivisto la terra acquitrinosa e le Hibryan….. quanto tempo era
passato... e quanto tempo aveva fatto passare senza cercarla.
Rimpiangeva il tempo in cui i brauni erano solo un popolo per lei e gli
sciaves un racconto narrato dai viaggiatori o dai menestrelli di
passaggio… oggi erano una triste realtà.
Dopo l’ultima guerra, che aveva ancora una volta insanguinato le terre
di Arcano, le vie che un tempo si percorrevano con relativa sicurezza
erano divenute inospitali ed infide ed i pochi sentieri, ai più
sconosciuti per raggiungere Nosambra, sembravano dimenticati. Dopo la
strage delle Hibryan nessuno aveva più cercato quel contatto per le vie
perdute di Nosambra.
Alle volte si chiedeva se la terra meravigliosa di Arcano non esigesse
un tributo di sangue per mantenere una sorta di equilibrio negli hammers…
oppure era la spietata Dea Moghul a reclamare il sangue di sua madre…
no, era la bramosia dell’uomo a macchiare lo splendore dei colori della
gemma dell’Imperatrice.
Si srotolò la fasciatura per controllare le ferite. La carne della mano
era stata lacerata in profondità, ma non aveva reciso i legamenti e
l’impasto che aveva usato aveva contribuito ad una rapida
cicatrizzazione. Al momento vi erano solo delle linee sulla mano che
ricordavano alla strega di aver rischiato di morire…. oltre che a quelle
dell’anima, ma per quelle avrebbe dovuto attendere un po' più a lungo
per rimarginarle.
“Come stanno?” domandò Gual inginocchiandosi di fronte a lei.
“Bene! quella mistura che ti ricordavi è portentosa…” gli sorrise
“dovresti lasciare gli esploratori e chiedere ad Aragon di farti entrare
alla torre…”.
Gual alzò un sopracciglio “..è un modo carino per dirmi che ti ho fatto
rischiare la pelle?”.
La stergà arrossì involontariamente. Aveva fatto una delle sue solite
figuracce, non pensando alle molteplici implicazioni per quella frase,
che non aveva nulla di rimprovero “…bè.. no.. io.. non volevo intendere
questo… è solo che sei molto pratico di unguenti.. no no Gual non
intendevo mettere…”.
La sua affannosa ricerca delle parole giuste per non peggiorare la
situazione fu subito bloccata dalla risata della seconda guida
“..dovresti vedere che faccia hai…. Sei verde.. noo aspetta sei rossa..
no Lune aspetta …”.
La guida si era prontamente alzata in piedi rischiando per pochi secondi
di perdere l’equilibrio e finire con il sedere per terra, quando aveva
compreso le intenzioni dell’amica, che afferrando uno zaino lasciato lì
a portata di mano glielo aveva tirato addosso.
“Tu” gli disse puntandogli il dito contro “non sei normale…. ti devi far
vedere quando torniamo!” e poi sorrise ripensando alla fatica che stava
facendo poco prima per spiegarsi.
“Ma dai…” disse rimanendo a debita distanza “… era per scherzare,
possibile che non sei più in vena di giocare….”.
Un sorriso angelico apparve sul volto della strega “Ma al contrario
adoro giocare... e non vedo l’ora di sapere che ne pensi del mio
giochino!”.
Il sorrisetto di Gual gli morì sulle labbra, non appena i rese conto di
aver avvertito una latente minaccia nelle sue parole. Guardò con
circospezione lo zaino, prima di depositarlo in terra, controllò le mani
e poi si guardò intorno.
In realtà la strega bleffava spudoratamente, ma la guida non poteva
saperlo.. almeno per il momento.
Si, in effetti, Gual l’aveva distolta dal problema, ma che comunque
restava e la strega sperava di non dover più fallire soprattutto quando
un’altra vita era affidata a lei.
Dopo essersi medicata di nuovo le mani si rimisero in marcia e questo le
permise di nuovo di sprofondare nei suoi pensieri e nei suoi rimorsi.
L’autocritica era essenziale per comprendere il problema ed analizzare
le carenze che avevano prodotto la mancanza.
Giunsero a Nosambra in breve tempo. Il regno paludoso che si stendeva
davanti ai loro occhi era solo l’ombra di quello che rammentava.
Aveva già notato prima, mentre si addentravano in quella terra, diversi
segni del passaggio dei Brauni e delle loro amabili creaturine. La paura
di trovare qualche cosa che le rivelasse la fine della sua amica si fece
strada nel suo cuore con maggiore forza.
“Da questa parte….” Disse più a se stessa che al suo compagno di
viaggio. Aveva individuato il sentiero che molte volte in altri tempi
aveva percorso.
“E’ molto tempo che non viene usato” gli occhi di Gual scrutavano
attenti le possibili tracce di qualche indesiderato ospite.
Dolceluna sorrise “… veramente anche quando veniva usato era ben
mimetizzato….” Pensò, ma Gual era un tipo particolare e forse se ne
sarebbe accorto anche in altra occasione.
Capitolo 13 (di Dolceluna)
Il sentiero, se si poteva definire tale, si snodava attraverso la fitta
vegetazione, tra una chiazza di acqua e l’altra. Era come un ponte di
terra solida fra le acque infestate da piante rampicanti e grosse isole
di fiori. Almeno l’habitat non era stato alterato e questo poteva
agevolare in futuro un ripopolamento delle Hibryan… se mai qualcuna si
fosse salvata.
“Lune non per dire…” la voce era incerta “… ma sei sicura di dove stai
andando?”.
Gli lanciò un’occhiataccia “Uomo di poca fede…” mormorò.
Un urlo li riportò bruscamente alla realtà.
“Da dove viene…..” Dolceluna ebbe una strana impressione.
“Dritto davanti a noi… dove porta il sentiero?” il tono di Gual si fece
incalzante.
“Ad una piccola isola di terra ferma.. ideale per i nostri incontri ….”
Iniziò la strega, ma ma il suono di voci maschili che imprecavano la
interrupe di nuovo.
“Vieni presto..” l’esploratore la prese per un braccio e se la tirò
letteralmente dietro. Percorsero velocemente quello che rimaneva della
stradina e si trovarono ai limiti della radura.
Dolceluna spalancò gli occhi quando riconobbe il volto della Hibryan,
che stava tentando di sfuggire a diversi Brauni.
“Dyalma.. Gual è Dyalma!”.
Il volto sudato, i bei lineamenti tirati dalla fatica e dalla tensione
del momento, era circondata da quattro brauni, con intenzioni abbastanza
evidenti. Nonostante fosse allo stremo delle forze, nessuno di loro
osava avvicinarsi. La strega ne comprese il motivo quando noto’ il corpo
immobile di un brauno riverso sulla sponda dell’isolotto, col capo
immerso in acqua.
“Non possiamo lasciarla lì!” strinse la giubba dell’esploratore quasi
scuotendolo.
Lui le prese il viso fra le mani “Infatti.. te la senti di coprirmi con
il tuo arco?” il suo viso era vicinissimo ed i suoi occhi erano fissi su
di lei.
“Si” mormorò lei senza distogliere lo sguardo.
Il viso di Gual si rilassò e le fece un mezzo sorriso “Bene, allora
aspetta che mi vedano e quando si dirigeranno verso di me fingero’ di
scappare via e ne trascinero’ almeno due nella mia direzione. A questo
punto tu cercherai di colpirne uno, l’altro disorientato sarà una facile
preda. Cosi’ ne rimarrebbero solo due, mentre noi saremmo in tre: se la
tua amica è in gamba come penso non sarà un problema per noi vincere la
partita
La strega annuì “Ricordati che questo è l’unico sentiero, da questo
lato, che porta all’atollo.. sarai visibile ben prima che siano a
portata di spada”.
“È proprio cio’ in cui spero” rispose l’esploratore mentre si liberava
dello zaino e sistemò i pugnali, ma prima di lanciarsi per il sentiero
si voltò strizzando l’occhio alla strega.
‘Stà attento’ pensò Dolceluna, preparandosi a sua volta.
Il punto da cui avrebbe iniziato a tirare ben presto sarebbe stato
scomodo, perché aveva una stretta visuale. Si tolse velocemente il
mantello e lo ripose insieme agli zaini in un tronco cavo.
Capitolo 14 (di Dolceluna e Gual)
La presenza di Gual fu avvertita subito, non appena lasciò il riparo che
gli offriva la vegetazione. Come pianificato, l’esploratore si mostro’
sorpreso dell’incontro, e dopo un attimo di indecisione prese a correre
in senso inverso. Come previsto, due brauni gli si misero alle calcagna.
Stesa su di un albero curvo, Dolceluna prese la mira. Il suo bersaglio
era il primo dei due brauni che si erano dati all’inseguimento. Avrebbe
dovuto avere mille pensieri in quel momento, ma in realtà ne aveva solo
due….. mirare…… lanciare.
Il primo brauno inseguitore fu colpito in pieno petto dalla freccia di
Dolceluna che gli trafisse il cuore dandogli solo il tempo di assumere
una espressione attonita prima che la morte lo cogliesse.
Il secondo brauno si fermo’ interdetto mentre Gual freno’ bruscamente la
sua corsa per voltarsi verso il nemico. La breve distanza che li
separava gli consenti’ di optare per l’uso del coltello da lancio.
Quando il secondo brauno si rese conto del gesto dell’esploratore, era
gia’ troppo tadi: la lama aveva già raggiunto la sua giugulare
tagliandola di netto, dopodiché il sangue brauno comincio’ a zampillare
inarrestabile.
Ora restavano gli altri due: Gual copri’ i pochi metri che lo separavano
da Dyalma per recarle manforte fornendole l’altro pugnale, mentre lui si
difendeva con la leggera spada in dotazione ai Vulcar.
Dopo il primo momento di sconcerto Dyalma aveva ripreso a combattere con
foga e si era posta spalla a spalla con l’esploratore.
“Sono un amico, Dyalma..” cercò di dire Gual, ma fu interrotto dal
combattimento che si faceva serrato. I due brauni erano inferociti,
quello che inizialmente era un gioco per loro si stava trasformando in
una carneficina.
Quando tornarono spalla a spalla la Hibyan sorrise “Lo so…. ho sentito
il suo odore”.
Lì per lì l’esploratore non comprese, ma poi una freccia gli sibilò a
pochi centimetri centrando il suo bersaglio e comprese a chi si stava
riferendo la Hibryan.
“L’ultimo lascialo a me” grido’ allora Dyalma, che sembrava non
avvertisse piu’ alcuna stanchezza, ma solo un odio profondo verso i suoi
aggressori, corresponsabili tra l’altro di quella azione ancor piu’
nefanda che aveva decimato la popolazione delle Hybrian e contaminato
gran parte del territorio nel quale vivevano.
“Te lo cedo con piacere” rispose Gual, “è tutto tuo…” dicendo cio’ si
allontano’ discretamente senza perdersi nemmeno una mossa del letale
combattimento che stava per avere il suo epilogo. A quel punto pero’
avverti’ una fitta lancinante ad una delle due gambe: un dardo gli aveva
perforato il polpaccio e la ferita comincio’ a bruciare come se le sue
carni fossero state trafitte da un ferro rovente: d’istinto estrasse il
dardo incurante del tremendo dolore che questa sua azione gli procurava.
Quando Gual si rese conto della provenienza del dardo, il brauno
trafitto in precedenza stava raccogliendo le ultime energie rimastegli
per colpirlo una seconda volta.
Lo stordimento totale di cui l’esploratore era diventato preda ne faceva
un bersaglio molto facile da colpire, e fu solo l’intervento
provvidenziale di Dolceluna, la quale nel frattempo aveva raggiunto il
teatro dello scontro, a evitargli il peggio.
La strega, dopo aver notato che l’infido nemico costituiva ancora un
problema, lo trafisse con l’ultima freccia rimastale che inchiodò la
mano dell’aggressore alla piccola balestra con la quale stava per
scoccare un altro dardo avvelenato in direzione dell’inerme esploratore.
“Pero’!” mormorò Gual compiaciuto, prima che la vista gli si annebbiasse
completamente e le gambe smettessero di sorreggerlo. Prima di perdere
completamente i sensi l’esploratore si sentì incredibilmente stupido per
non essersi sincerato del fatto che tutti i brauni abbattuti fossero
morti realmente. La stupidità si paga a volte a caro prezzo.
Nel frattempo la lama del pugnale prestato a Dyalma era già penetrata
profondamente nelle viscere dell’ultimo brauno rimasto in vita, ed era
stata rigirata più volte nello squarcio che aveva prodotto perché la
Hybrian non si accontentava di uccidere il suo avversario: voleva che
patisse almeno un poco della sofferenza patita da lei nel vedere tanti
componenti del suo clan morire penosamente a causa dell’inquinamento
salino provocato dai brauni.
Quando la mano dell’amica si posò sulla sua poderosa spalla, Dyalma
aveva il volto rigato di lacrime ed agiva ormai come un automa.
“Smettila tesoro… è tutto finito adesso…” le sussurrò all‘orecchio,
stringendola a sé. Le sfilò lentamente il pugnale dalle mani tremanti e
diede un misericordioso colpo di grazia al brauno, che ormai era caduto
in stato di schoc a causa del dolore insostenibile.
Dolceluna non si rese conto immediatamente che non aveva più Gual al suo
fianco. La gioia di riabbracciare Dyalma fu tale da toglierle dalla
mente l'esploratore.
Quante cose voleva dirle e quante voleva chiederne all'amica, scampata
miracolosamente al massacro della sua gente... ma la teneva stretta
cullandola come una bambina per la gioia. Quando alzò gli occhi su di
lei la vide fissare un punto oltre la sua spalla. Solo allora vide
l’esploratore a terra. La foga del lancio della freccia l’aveva portata
oltre l’amico e non l’aveva notato a terra.
Fu solo per pochissimi attimi che rimase immobile, prima di lanciarsi su
di lui.
Aveva il volto pallido e le labbra stavano diventando viola. Accostò la
sua mano tremante alla gola. I battiti c’erano, ma molto rallentati. Si,
respirava ancora, ma era più che altro un debole sospiro che lo teneva
ancora in vita.
Capitolo 15 (di Dolceluna e Gual)
“Dyalma presto aiutami ….” la voce della strega si era fatta dura, nel
tentativo di far tornare in sé l‘amica.
“Cos’è… questo?“ le chiese poi mostrandole il dardo, che il brauno
armato di balestra non era più riuscito a scoccare.
L’abitante delle paludi sembrò riacquistare lo sguardo attento di sempre
e le fu a fianco; osservando attentamente la piccola freccia dalla punta
annerita ad un tratto la annusò.
“Presumo sia stata intinta in un concentrato di linfa di wahn, una
pianta che cresce proprio in queste zone” rispose dopo averci riflettuto
un attimo.
“Non lo conosco, di che si tratta…“ domandò anche se sapeva
perfettamente cosa stava succedendo all’amico. I sintomi non lasciavano
dubbi.
“Di un potente veleno e dona una morte senza sofferenze..” rispose la
Hibryan e sommessamente aggiunse “…Un bel modo di morire, migliore di
quello inflitto a tante compagne …”.
La strega le afferrò un braccio, mentre stava alzandosi costringendola
di nuovo a terra “Non ho intenzione di perderlo.. come si cura.. Dyalma..
ti prego, sforzati di uscire da questo torpore che non è tuo…” la fissò
ferma “…come si cura?” ripetè con forza.
L’amica la fissò per un tempo interminabile “Incidigli la ferita e cerca
di far uscire del sangue…. per fortuna il tuo amico ha avuto la
prontezza di estrarre subito il dardo avvelenato: la quantità di veleno
diffusosi nel suo corpo potrebbe non rivelarsi letale, a patto che…” non
terminò la frase alzandosi.
“A patto che?” ripeté la strega sollevata ed ansiosa.
“A patto che io riesca a trovare un’erba particolare che funziona da
antidoto. Ne cresceva in un posto non lontano da qui, ma il disastro
ambientale provocato dai brauni non mi concede molta speranza…”.
“La speranza è l’ultima a morire…” le disse di rimando la strega
estraendo il pugnale.
Senza farsi vedere le labbra di Dyalma s’incresparono in una sorta di
mezzo sorriso “occupati di lui in mia assenza: uno degli effetti del
veleno è quello di rendere l’organismo quasi incapace di produrre il
calore di cui ha bisogno, per cui cerca di tenerlo caldo fino a che non
torno”.
Dopo alcuni attimi la Hybrian era già scomparsa al di là della
vegetazione che rendeva l’atollo così suggestivo, alla ricerca dell’erba
medicinale.
Ormai il sole stava per tramontare e la temperatura dell’aria si
abbassava piuttosto rapidamente. La strega svuotò gli zaini e cercò di
utilizzare ogni indumento o coperta disponibile per impedire che il
calore abbandonasse il corpo dell’esploratore troppo rapidamente. In più
gli preparò un giaciglio di foglie secche allo stesso scopo, ma aveva
l’impressione che i suoi sforzi fossero vani, visto che Gual sembrava
sempre piu’ gelido al contatto. Se non avesse temuto di attrarre su di
loro l’attenzione di qualche altro gruppo di brauni, avrebbe acceso un
bel fuoco… nell’attesa che Dyalma tornasse si sentiva totalmente
impotente.
Quasi non avvertì il passo felpato della Hybrian, quando lei finalmente
tornò con un’espressione vittoriosa dipinta sul viso. “Non ce n’era
quasi più, abbiamo avuto fortuna” disse affannata, e poi si informò:
“Come sta il tuo amico?”.
“Non saprei, non si muove e mi pare che diventi sempre più freddo”
rispose amareggiata la strega.
“Si capisce, ti avevo ben detto di tenerlo caldo… guarda …” la
rimproverò la Hybrian, quando si rese conto personalmente della
situazione “lo stiamo perdendo!”.
“Ma come? L’ho infagottato come se dovesse trascorrere una notte tra i
ghiacci, cosa avrei dovuto fare di più?”.
“D’accordo, lo hai coperto al meglio, ma non hai considerato che a una
persona che non riesce a produrre il calore che lo tenga in vita, il
calore glielo devi fornire tu stessa, non limitarti a non farglielo
disperdere” spiegò quindi l’amica, e aggiunse: “Dai, aiutami a liberarlo
di tutti questi indumenti che non gli permettono di assorbire calore
dall’esterno; ci pensero’ io a dargli calore di cui necessita, mentre tu
riduci in poltiglia l’erba che ho portato, per ricavarne un succo”.
Senza capir bene cosa avesse in mente, la strega si affrettò ad eseguire
gli ordini che le erano stati impartiti, dopodiché vide l’amica
liberarsi a sua volta dell’abbigliamento molto succinto che la copriva,
ed incollare il proprio corpo a quello dell’esploratore. “Adesso copri
entrambi noi con tutto cio’ che hai usato prima per infagottare lui” le
disse infine Dyalma con decisione “e poi sbrigati con quel preparato,
che il tempo stringe!”.
Per un attimo, la strega, era rimasta sconcertata dalla rudezza
dell’amica… o era la situazione assurda che si era venuta a creare ad
infastidirla?
Ad ogni modo, mentre pestava l’erba medicinale nel piccolo mortaio che
aveva provvidenzialmente portato con se, si rese conto che Dyalma non
aveva fatto altro che prendere energicamente in mano una situazione che
stava per sfuggirle, e le era grata per questo.
Quando tutta l’erba era stata tramutata in una poltiglia succosa,
Dolceluna accosto’ il recipiente alla bocca dell’esploratore e riuscì
con pazienza a fargliene ingurgitare la parte liquida, e sotto le
indicazioni di Dyalma, applico’ la poltiglia ormai quasi priva di
liquido alla ferita, che provvide poi a fasciare strettamente.
“Bene, il più è fatto” le disse infine la Hybrian “ora non ti resta che
unirti a noi …” aggiunse poi strizzandole l’occhio.
Capitolo 16 (di Dolceluna e Gual)
“Non parlerai su serio, spero” rispose la strega, colta di sorpresa.
“Andiamo, lo vedi da te che il tuo amico è talmente cresciuto che io
riesco a riscaldarne non più della metà… all’altra metà dovrai pensarci
tu, carina” replicò Dyalma, e, notando l’imbarazzo della strega aggiunse
“andiamo! Non sara’ mica la prima volta che giaci accanto a un uomo
nudo, spero.”
“Certo che no, cosa credi, è solo che…” tentò di dire Dolceluna “….Ohh e
va bene…. Ma insomma per chi mi prendi!” per nulla intenzionata a farsi
deridere dall’amica.
“È solo a scopo terapeutico, cosa pensi… cosa dovrei dire io: non è
nemmeno il mio tipo!” esclamò infine Dyalma, concludendo teatralmente
con un gesto di stizza.
Dolceluna non poté trattenersi dal ridere: sapeva bene che le Hybrian,
da creature ermafrodite che erano, non si distinguevano affatto per le
caratteristiche sessuali, e che avevano tutte un aspetto che si
avvicinava piuttosto alla tipologia umana femminile, che a quella
maschile.
“Senti, sia chiaro, se ti lasci sfuggire una sola sillaba ti pentirai di
avermi rincontrata!” le disse sorridendo, mentre si liberava rapidamente
dei suoi abiti.
“Bofh…” si sentì rispondere “voi umani riuscite a complicarvi
l’esistenza in una maniera esasperante… la vita può essere
maledettamente breve, a volte… vale la pena di viverla intensamente,
senza crearsi problemi che non esistono…” un velo di malinconia era
nuovamente comparso nel tono e nelle parole della Hybrian, che non poté
fare a meno di tornare a pensare a tutte quelle persone a lei care che
mai piu’ avrebbe potuto riabbracciare.
Mentre l’ignaro Gual assorbiva calore vitale dalle due splendide
creature che si prendevano cura di lui, queste parlarono a lungo su
tanti argomenti, sugli ultimi drammatici eventi che avevano scosso
Arcano, sul futuro che le attendeva, sul senso della vita…
Non fu facile per Dyalma ripercorrere gli eventi che avevano portato la
sua razza sull’orlo dell’estinzione. Era accaduto improvvisamente senza
che potessero reagire. Almeno così le era stato riportato… si perché lei
era via da Nosambra in quei giorni. Era strano ma la nuova amicizia con
la strega l’aveva portata ai limiti del regno paludoso in attesa
dell’amica per il solito “carico” di erba medicamentose.
Per Dolceluna fu come ricordarsi di qualche cosa dimenticato da tempo. In
effetti avevano degli appuntamenti periodici. L’ultimo dei quali non fu
rispettato da parte della strega per l’attacco a Ylea da parte
dell’esercito invasore.
Non era riuscita a lasciare la Kioskas ed era accorsa al fianco di
Madras Nurah durante quell’interminabile giorno! Lei come tutte le altre
streghe che erano nel Pulp. Era stato terribile e l’appuntamento con
l’amica lo aveva completamente rimosso dalla sua memoria ..
L’amica le raccontò che non vedendola era ritornata sui suoi passi, ma
purtroppo o per fortuna troppo tardi per subire il destino della sua
gente. In poche avevano trovato riparo fra gli atolli di fiori. Molte si
erano accorte che alcune specie di ninfee non permettevano all’elevata
salinità dell’acqua di penetrare in quella sorta di trincea naturale che
circondava alcuni atolli. Questo permise ad alcune di loro di non
perire, ma furono solo casi fortuiti ed isolati.
La loro amicizia le aveva aiutate in due modi e momenti diversi e questo
era un segno che non avrebbero mai potuto dimenticare. Anzi se possibile
legò ancor più saldamente i loro cuori.
“A proposito” chiese all’improvviso Dyalma alzando la testa al di sopra
della spalla dell’esploratore e guardandola incuriosita “com’è che
percepisco una strana trepidazione per lui?”.
Dolceluna deglutì a fatica, improvvisamente aveva la bocca secca “ma
cosa farnetichi… trepidare… magari preoccupata!” rispose
frettolosamente.
La Hibryan rise di cuore sprofondando al di là della vista dell’amica
“Senti, ormai penso di conoscerti abbastanza…” la voce di Dyalma s’era
fatta improvvisamente seria e profonda: “sei talmente trasparente ai
miei occhi che riesco a leggertelo in tutti i tuoi atti: da come ne
parli, da come lo guardi, dalla pena che provi vedendolo ridotto cosi’,
da come ti batti per tenerlo in vita… una persona che abbia un minimo di
sensibilità lo capisce subito! Mi chiedo solo se tu lo abbia già ammesso
a te stessa, oppure per una inspiegabile ragione continui a
nascondertelo”.
“Ma di che parli?” la guardò come fosse di un altro pianeta.
“… di amore Lune…. solo e semplicemente di amore..!”.
Era come se ne avesse la conferma dalle sue parole. Allora era
innamorata… non che ne dubitasse, ma temeva che rivelandolo si sarebbe
rotto l’incantesimo. Era sciocco, lo sapeva.. nascondersi le cose non
serviva a nulla!
“Scusa, ma non te ne eri accorta?” l’amica la guardò sconcertata.
“Io.. no.. è solo che siamo amici… non capisco …”.
“O sante dee, gli umani non li capirò mai… ma davvero non te ne eri
accorta?” la Hybrian sembrava sempre più incredula.
“Siamo amici e confesso che con il tempo il sentimento è cambiato.. ero
più “attaccata” a lui, ad ogni gesto ad ogni sguardo.. ma non volevo
capire che cosa fosse.. mi bastava vivere così …” lo sguardo triste “ho
paura dei cambiamenti, sia in bene che in male… preferisco la strada
conosciuta e tracciata già davanti ai miei passi.. sicura anche nelle
difficoltà.. non sono una persona coraggiosa e men che meno quando si
tratta di sentimenti!”.
“E perché non glielo chiedi?”.
L’esasperata semplicità con la quale l’amica le formulava soluzioni fece
sorridere la strega “ Pensi sia facile? Tu correresti il rischio di
rovinare un rapporto d’amicizia, che non tornerebbe come prima neppure
se le due parti lo decidessero, per dar sfogo ad un tuo desiderio magari
egoistico?”.
Dyalma stava per rispondere, ma Dolceluna la fermò “no, non rispondermi,
so già che diresti, te lo leggo in viso..” era inutile cercare di
farglielo comprendere.. forse neppure lei lo comprendeva.
“Sei messa male così amica mia ..”.
Dolceluna sorrise “Non tanto finchè almeno saremo amici ..”.
“Bene, con questo il discorso è chiuso… almeno per stanotte. Mi è venuto
un sonno letargico. Non mi resta che augurarti buona notte e
consigliarti di coccolartelo ben bene, ora che non può reagire, he he he”
concluse la Hybrian sghignazzando.
“Ma sentila che dice!” esclamo’ infine la strega sorridendo, e si
strinse ancor piu’ al suo compagno di viaggio.
Capitolo 17 (di Dolceluna e Gual)
Quando, alle prime luci dell’alba, le due donne si svegliarono,
avvertirono subito che il calore sotto le coperte si era fatto quasi
insostenibile.
“Buon segno” sentenziò la Hybrian “Significa che Gual non ha piu’
bisogno che noi gli stiamo attaccate come due sanguisughe”.
“Significa che è guarito?” chiese la strega, elettrizzata all’idea del
successo della inconsueta terapia.
“Ne avrà ancora per un paio di giorni, ma poi dovrebbe poter tornare in
piedi” rispose Dyalma sorridendo, mentre si bagnava in acqua per tornare
a reidratare la propria pelle.
“Fantastico!” esclamò la strega che non stava più nella pelle per la
contentezza, quindi uscì a sua volta dal giaciglio e si accostò alla
Hybrian, e poi disse “Dyalma, non so come ringraziarti, per la tua
pazienza, per il tuo aiuto…”. L’abbraccò forte.
“Smettila! Senza il tuo intervento ora sarei probabilmente gia’ cibo per
i vermi da molte ore, quindi, siamo pari, no?”.
“D’accordo! Cerco di mettere un po’ in ordine le cose che non ci
occorrono piu’ e poi pensiamo alla colazione” rispose Dolceluna allegra
e si mise all’opera per rivestirsi e riporre gli indumenti sparsi tutt’intorno.
Trovò da una parte la giubba di Gual accartocciata ed impolverata;
pensando potesse servirgli per il ritorno la strattonò scuotendola
affinchè la polvere si disperdesse. Nella foga, una piccola pergamena,
che era stata custodita nella tasca interna, si aprì e venne fuori
svolazzando a poca distanza dal suo naso prima di posarsi a terra.
Quando la strega la notò si affrettò a raccoglierla per riporla nella
tasca da cui era venuta fuori. Solo che non potè fare a meno di posare
il suo sguardo sulla minuta scrittura di Gual, e lesse:
Nascondere l'amore
Restarti accanto la serata intera,
parlar con te e non poterti dire
che mai mi sei sembrata cosi'...vera,
che non vorrei, ma t'amo da morire...
Averti accanto e cogliere l'essenza
del tuo parlar scorrevole e gioviale,
senza poterti dir: "La tua presenza
per me diventa sempre piu' vitale...
Sederti accanto e farmi inebriare
dal tuo profumo personalizzato,
senza poterti dir: "sei come il mare,
che ti conquista e poi... lascia incantato..."
Vederti accanto, e col fiato sospeso
guardare le tue labbra semichiuse,
celandoti il mio desiderio acceso
del nettare di cui sono profuse...
Haimé, di dichiararmi io non oso:
stravolgermi potrebbe un tuo rifiuto!
L'averti come amica é già grandioso...
Non rischiero' che possa andar perduto!
(Dedicata a Dolceluna)
“Oh Dee che scema …” guardando incredula il fogliettino.
Quando Dyalma la scorse immobile si avvicinò incuriosita “Cosa ti è
successo?”.
“Guarda tu stessa… è di Gual… L’ho vista cadere dalla tasca interna
della sua giubba” rispose la strega dopo aver fatto un grosso sospiro, e
le porse la pergamena.
“Sai bene che non conosco la vostra scrittura: leggimela” replicò
impaziente la Hybrian.
“Hai ragione, scusami” rispose Dolceluna, e le lesse il contenuto della
pergamena.
“Non era quello che volevi.. perché sei così imbambolata allora?” chiese
sorridendo Dyalma.
“Non lo so… sono…. sono… stupita… dev’essere questo!” rispose la strega.
“Umani!… che parlo a fare” si limitò a commentare Dyalma scuotendo il
capo, e si allontanò.
“Tu devi essere Dyalma, vero?”.
La domanda le giunse inattesa, mentre stava tornando dalla sua battuta
di pesca che avrebbe garantito un pranzo ricco e succulento.
“Per la Dea, il nostro eroe si è finalmente risvegliato” gridò Dyalma
movendosi con eccessiva teatralità.
“Hai ragione a prendermi in giro, come eroe non valgo granché, visto che
mi sono fatto sorprendere come un pivello… ma almeno posso dire di avere
la pellaccia dura, per essere sopravvissuto a quel dardo…”.
La Hybrian avrebbe voluto replicare: “Con quel che m’è costato, il
minimo che tu potessi fare era riuscire a sopravvivere” ma se ne
astenne, e si limitò a dire: “Già! Il dardo avvelenato”.
“Un veleno che non conoscevo: stava per mandarmi all’altro mondo, ma mi
ha fatto fare un sogno bellissimo…” continuò Gual.
“Un sogno? racconta!” disse Dolceluna, che nel frattempo si era
avvicinata a lui titubante.
L’esploratore le prese le mani e disse: “In quel sogno c’eri tu,
Dolceluna, e mi giacevi accanto…”.
“Davvero? Beh, cosa ne fa un sogno meraviglioso?.. magari lo definirei
fantasioso” disse di rimando la strega. Dyalma le lanciò
un’occhiataccia, ma la strega non riusciva a rilassarsi.
Dopo un attimo di indecisione, Gual rispose: “Hem… non so se faccio bene
a dirtelo ma… vedi, tu mi eri accanto e mi stringevi con passione e…
beh… non avevi alcun indumento che ti coprisse…”. Gual si pentì d’averlo
detto nel momento stesso in cui lo diceva.
Ma con sua grande sorpresa, invece di reagire con irritazione, Dolceluna
scambiò un’occhiata d’intesa con Dyalma, e poi con un largo sorriso
disse: “Sai, Gual… in qualche rara occasione i sogni meravigliosi si
avverano…”.
Dyalma scosse la testa per l’ennesima volta: gli Hammers erano veramente
complicati. Era anche giunto il momento di andare. Ormai la Hybrian si
sentiva di troppo, per cui decise di allontanarsi discretamente, non
senza aver avvertito la strega con un: “Ricorda che Gual è in pieno
periodo di convalescenza!”.
Gualtierow e Dolceluna
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