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Hexe im Sumpf

 

Capitolo 1 (di Gual)

Gualtierow era salito di corsa per il sentiero che portava in cima al promontorio che sovrasta la Kioskas di Ylea, quel pomeriggio, come spinto da una smania che non sapeva definire.

Dopo aver scaricato l’impulso irrefrenabile di annientare quell’energia esuberante, era poi rimasto ore a guardare la vallata del Kruill, da quel punto di osservazione privilegiato, finché gli ultimi bagliori del tramonto non si dissolsero, lasciando nel cuore dell’esploratore una pace provata di rado. Era tornato a casa, alla sua terra, al suo mondo… era tornato, e stentava ancora a crederci, anche se era successo già da qualche giorno.
Dopo essersi inebriato di quella vista e di tutte le riflessioni fatte nelle ultime ore, aveva voglia di stare un po’ tra la gente, sentirla parlare con quell'inconfondibile accento che caratterizzava gli Hammers del suo tempo, così diversa dalla lingua parlata nella valle dell’Orikkoko.
Così varcò la soglia della Taverna pieno di buonumore, quella sera, sorridendo alla vista del gran numero di avventori. Ordinò un gran boccale di idromele, e rimase in piedi al banco per poter meglio visualizzare la scena che gli si presentava, fatta di grandi tavolate previste per le allegre compagnie, e di tavoli più piccoli per le coppie che amavano appartarsi, senza tuttavia estraniarsi completamente dall’atmosfera tipicamente goliardica che regnava nel locale abbondantemente frequentato a quell’orario.
Notando il lieve sorriso che gli increspava le labbra, una solida amazzone gli si accosto’ per conoscere il motivo di tanta intima soddisfazione.
“Heilà Gualtierow” gli disse con fare confidenziale, “stasera mi sembri particolarmente ispirato, o sbaglio?”.
“Lo sono, cara amica” le rispose lui, “e mi congratulo vivamente per il tuo spirito di osservazione che farebbe invidia persino ad un esploratore che vanta anni di esperienza…”
“Studiare l’espressione assunta dagli altri è un’abitudine fondamentale per una amazzone… puo’ salvarle la vita, se riesce grazie ad essa ad indovinare le intenzioni di un potenziale aggressore…” spiego’ la donna.
“In me non troverai un potenziale aggressore, bella amazzone… non stasera, comunque: sono totalmente in pace con me stesso e con l’ambiente che mi circonda” disse Gual di rimando.
“Mmmhh… Ed è anche possibile conoscere il motivo che ti ha portato a vivere questo particolare stato di grazia?” domando’ lei.
“Il motivo?…” rispose lui titubante, “il motivo non è completamente chiaro neppure a me stesso… Presumo che sia dovuto al fatto che sono appena tornato da una avventura che mi ha portato in luoghi che mai avrei immaginato di poter visitare, dai quali ho temuto di non poter piu’ tornare, ed ora che sono di nuovo qui, tutto mi sembra ancor piu’ bello di come me lo ricordavo…”
“Accade a chi resta forzatamente lontano per un periodo prolungato… Anche a me una volta accadde…” comincio’ a dire l’amazzone, quando la porta del locale si apri’ ed una figura emerse dall’oscurità nella quale era nel frattempo piombato il vialetto che conduceva alla taverna.
“Aikydo a tutti voi” disse la donna appena entrata, mentre il vocio che costantemente si avvertiva nel locale si attenuo’ gradualmente fino a scomparire del tutto.
“Beh, nessuno vi ha mai insegnato che, per buona creanza, si risponde al saluto?” disse la nuova arrivata con aria divertita.
“Ma certo, Aikydo a te, Dolceluna” si senti’ gridare da diversi punti della grande sala, mentre il vociare era tornato di colpo piu’ intenso di prima. Cosi’ la strega passo’ rapidamente di tavolo in tavolo per salutare tutti, e scambiare un paio di battute con coloro che conosceva meglio.
Nell’attesa che arrivasse anche il turno degli avventori che stavano in piedi al banco, Gual avrebbe dovuto avere la cortesia di concentrarsi su quanto l’amazzone che gli stava accanto aveva ripreso a dire, ma non ci riusciva: il suo sguardo tornava automaticamente a posarsi sulla leggiadra figura della mistica abitante di Ylea, come se fosse dotato di volontà propria.
Dolceluna non gli era mai apparsa cosi’… Nel suo elegante abito azzurro che esaltava le sue forme femminili, con quel nuovo modo di portare i capelli, ed il sapiente trucco che, pur moderato, accentuava i tratti piu’ belli del suo volto. E quel modo di muoversi tra la gente, piu’ sicuro, piu’ aggraziato, comunque diverso dall’entusiasta e travolgente corsa che da sempre la caratterizzava… Sembrava diventata di colpo piu’ matura, piu’ interessante, piu’ …donna!
Ad un certo punto l’attesa gli parve intollerabilmente lunga, per cui si scuso’ con l’amazzone, che, resasi nel frattempo conto del mutato interesse dell’esploratore, aveva cessato di parlare, e le promise che sarebbe tornato non appena avesse salutato una delle compagne di ventura che avevano preso parte all’ultima sua missione.
La strega aveva appena finito il giro dei tavoli, quando lui la raggiunse, protendendo le mani pronte a stringere quelle di lei.



Capitolo 2 (di Gual)

“Dolceluna… che gradita sorpresa!” esclamo’ l’esploratore guardandola come se avesse una visione. “Gual… non avevo notato che c’eri anche tu, altrimenti ti avrei salutato per primo” disse lei, resistendo alla tentazione di buttargli le braccia al collo, come era abituata a fare quando non lo vedeva da tempo… quando le cose erano diverse.
“Non lo metto in dubbio, streghetta!” rispose lui, cercando di mostrarsi quello di sempre, e tentando di nascondere l’intimo turbamento che lo pervadeva.
“Ma vieni, troviamoci un tavolino che sia ancora libero, e raccontami come hai ripreso la normale vita di tutti i giorni, dopo le emozioni dell’ultimo viaggio…” continuo’ a dire Gualtierow, mentre conduceva la dama verso uno degli angoli piu’ appartati della taverna.
Dopo averle fatto prendere posto, le chiese cosa avrebbe gradito bere. “Una tisana di erbe…” rispose lei, e continuo’ dicendo: “ho l’impressione che stasera, dopo il primo boccale di idromele non sarei piu’ capace di… controllare le mie azioni”.
“Arriva subito, mia padrona!” esclamo’ lui, con un esagerato inchino, e si avvio’ verso il banco chiedendosi il reale significato delle parole di lei. Ne approfitto’ anche per scusarsi con l’amazzone, la quale rispose con un sorriso, che comprendeva benissimo la situazione, e che non doveva rammaricarsene.
“Mmmhh… avere accanto una donna che è talmente esperta nell’interpretare l’espressione assunta dalla gente, da aver quasi la facoltà di leggere nel pensiero, puo’ rivelarsi estremamente …imbarazzante, a volte”, concluse lui strizzandole l’occhio, prima di allontanarsi con la tisana e un altro boccale di idromele, in direzione del tavolino appartato.
“Allora, dove eravamo rimasti?” chiese Gual allungandole la tisana ancora bollente.
“Parlavamo di come mi sono riambientata al ritorno da quello stranissimo viaggio nella regione dei Konobi…. Ho tentato di analizzare tutte le spiegazioni ipotizzabili, ma niente che io conosca puo’ spiegare il fenomeno di quella straordinaria avventura cominciata con un giro di grog. Mi meraviglio di come tu osi ancora consumare bevande a base alcolica…” rispose la strega.
“Già…” disse Gual annuendo, “qualunque forza ci abbia trasportato in quella strana dimensione, sono contento di esserci stato e di aver dato il mio modesto contributo per risolvere un problema annoso che sembrava inestricabile… Certo, se tu non fossi stata presente, chi avrebbe potuto rivestire il ruolo di affascinante dea corsa in aiuto a un popolo privo di prospettive. Ricordo ancora con quale sguardo di venerazione ti fissava il comandante delle guardie quando ti mostrasti a lui in quella posa tra il seràfico e il sensuale…”
“Schhhh… Taci per carita’! Non vorrai mica che tutta Arcano cominci a fare commenti sugli stratagemmi teatrali ai quali mi presto solo perché un esploratore mi chiede di farlo, spero!” si precipito’ a sussurrare la strega posando le sue dita sulle labbra di lui.
Gual afferro’ delicatamente quella mano e continuo’ a tenerla a contatto con le sue labbra per un lungo istante, mentre tentava di valutare il significato dell’onda di sensazioni che quel contatto gli procurava. Poi, disorientato, poso’ la mano di lei sul tavolo, continuando a tenergliela, e tento’ di tornare in se, dicendo: “D’accordo, ammetto che forse avremmo potuto trovare una soluzione diversa, eppure non mi pento di avertelo proposto: ti sei rivelata dotata di un talento naturale per la recitazione, una dote che non ci avresti probabilmente mai svelato…”
“Un talento che pero’ non è servito a salvare la pelle del soldato che ci ha aiutato…” aggiunse infine la strega mentre un’ombra di tristezza le oscurava il bel volto.
“Adesso non adombrarti, considera piuttosto la felicità che riempie il cuore dei Konobi in questo momento.”
“Già, e dire che il tiranno era piuttosto in gamba con i suoi giochetti. Ti ricordi…”.
Cosi’ Dolceluna e Gualtierow cominciarono parlare delle sensazioni provate durante l’ultima avventura, mentre il tempo passava veloce.
Ad un certo punto Dolceluna si rese conto che la maggiorparte degli avventori era già rincasata e disse: “Beh, ora devo proprio andare. Domani devo svegliarmi presto per intraprendere un viaggetto piuttosto lungo”
“Vai via? E dove, se mi è consentito?” chiese Gual sorpreso che Dolceluna non si concedesse nemmeno una decina di giorni di pausa prima di cacciarsi in qualche altro guaio.
“Nulla di particolare” rispose lei, “rimettendo a posto mi sono semplicemente resa conto che mi è terminata la scorta di una erba particolare che cresce solo presso la sorgente che alimenta la palude di Nosambra. Quell’erba mi occorre per un paio di esperimenti che ho in mente…”


Capitolo 3 (di Gual)

“Cosi’ vuoi andare a Nosambra. Con chi ti recheresti laggiu’“ si informo’ Gual serio.
“Ci andrei da sola, come ho sempre fatto, perché?” replico’ Dolceluna.
“Dall’invasione dei Brauni le cose sono mutate radicalmente. Nulla ci dà la certezza che essi siano stati eliminati totalmente durante il conflitto. Per non parlare degli Sciaves, quelle belve sanguinarie…” continuo’ a dire l’esploratore.
“Non ci avevo pensato” disse la strega pensosa, “ma non saprei chi…”
“Verro’ io con te!” esclamo’ l’esploratore con decisione, “conosco la regione come le mie tasche, e potro’ guardarti le spalle mentre raccogli le tue erbette aromatiche…” concluse con una punta di ironia.
“Erbette aromatiche un corno: sono tentata di farti vedere l’effetto che avrebbero su di te, una volta terminata la mia pozione…” replico’ la strega socchiudendo gli occhi.
“Calmati dolcezza, stavo solo scherzando!” si affretto’ ad aggiungere Gual, mentre entrambi ridevano divertiti.
“Allora siamo d’accordo cosi’: domani all’alba staro’ ad aspettarti sull’uscio della tua nuova dimora di Ylea!” esclamo’ infine Gual alzandosi, e, mentre guadagnavano entrambi l’uscita della taverna, si offri’ di accompagnare Dolceluna fin sotto casa.
“Vai pure direttamente a dormire, Gual… Domani dovremo essere entrambi in piena forma, quindi andiamo a letto senza dilungarci oltre” propose lei, con un tono che non ammetteva repliche.
“Come desideri, Hexe im Sumpf“ borbotto’ lui, con una punta di delusione nella voce.
“Come hai detto?”chiese Dolceluna dopo un attimo di perplessità.
“Che faro’ come desideri” ripeté l’esploratore in forma piu’ scandita.
“No no, mi riferisco alla seconda parte della tua frase” replico’ lei con espressione interrogativa.
“Er… ah, ti riferisci alla filastrocca della strega?” un grande sorriso si era formato sul volto di Gual, che chiari’ dicendo: “Mio padre me la cantilenava quando ero molto piccolo, nella sua lingua d’origine, sai quella che parlano sulle montagne a nord di Arcano? Mi ricordo solo la prima parte… faceva cosi’:
Hexe im Sumpf, Hexe im Sumpf,
doch ihr Sieg war ein Triumph,
sie besiegte schlaue Diebe,
und am Ende fand die Liebe...“.
„Carina, ma cosa significa?” chiese poi Dolceluna incuriosita.
“Bof… è una cosa senza senso, come tutte le filastrocche del resto. Sai com’é… l’importante è che facciano rima” rispose lui evasivo.
“D’accordo, ma dato che hai detto che si tratta di una filastrocca sulle streghe, avro’ pure il diritto di sapere cosa significa, no?” torno’ a chiedere lei, con un sorriso accattivante.
“Se me lo chiedi in quel modo, come faccio a non accontentarti? Allora, la traduzione letterale fa:
Strega nella palude, strega nella palude,
certo la sua vittoria fu un trionfo,
lei sconfisse i furbi ladruncoli,
e alla fine trovo’ l’amore”
Dolceluna resto’ per un attimo in silenzio, poi scoppio’ a ridere incapace di frenarsi “È le filastrocca piu’ insensata che abbia mai udito” disse poi, mentre la sua risata cristallina ancora echeggiava tra le costruzioni che delimitavano la strada.
“Sono pienamente d’accordo” rispose l’esploratore lasciandosi condizionare da quella ventata di allegria, ed aggiunse “ma se non la smettiamo di far baccano cominceranno ad arrivarci secchi d’acqua in testa”
“Fosse solo acqua… ricordi di quel periodo in cui dalle finestre delle Kioskas “pioveva” di tutto?” chiese Dolceluna con un smorfia..
“Oddea, non ricordarmelo: in quelle occasioni diverse nobili personalità della nostra allegra comunità hanno dovuto ricorrere ai saponi piu’ efficaci per liberarsi dal cattivo odore…” rispose Gual al ricordo di uno dei periodi piu’… torbidi di Arcano.
Tentando disperatamente di soffocare le sue risa, Dolceluna si rese conto che se si fossero intrattenuti oltre con quegli argomenti si sarebbe fatta l’alba prima che loro raggiungessero il letto, per cui si scuso’, e si congedo’ dicendo “…allora, a domani” e si dileguo’ nel buio.
“A domani” sussurro’ Gual, concedendosi un ultimo sguardo sulla figura di lei che si allontanava leggera nella notte.


Capitolo 4 (di Dolceluna)

Respirò a pieni polmoni l'aria della sera. Il sole era calato da tempo ed i caldi colori del tramonto avevano lasciato il posto all'uniformità del manto notturno. Chiuse gli occhi per assaporare tutti i profumi che piano piano si staccavano dal suolo. Il respiro della terra saliva fino al cielo.
Era distesa da parecchio su un piccolo lembo di roccia, così a picco sopra l'insenatura di Krymenia, ed ora era proprio giunto il momento di partire.
Erano giorni che sentiva il bisogno di essere di nuovo all'aperto e l'occasione buona si era presentata come per incanto.
Si era accorta della mancanza di alcune erbe; le scorte erano finite da tempo ed il viaggio a lungo rimandato sembrava ormai imminente. Lasciò che le braccia penzolassero nel vuoto. Prima si sarebbe diretta ad Ylea, per recuperare alcune cose, magari con una piccola sosta al tempio e poi si sarebbe diretta a Nosambra.
Si levò in piedi guardando al di là del costone. Il salto sarebbe stato notevole, quasi non s'intravedeva il fondo. "Ed io che soffro di vertigini!" mormorò inarcando il sopracciglio.
Il viaggio risultò monotono, ma tranquillo e raggiunse le porte di Ylea quando stava calando il sole. Aveva deciso di fare un salto alla taverna per cenare. Sperava anche di trovare qualche volto conosciuto per non dover mangiare da sola!
Ombroso sollevò il muso nitrendo "Si si lo so, abbiamo fatto tardi!" gli rispose la strega sorridendo "intuisco il tuo appetito! ". Carezzo' il manto stringendo fra le dita la folta criniera.
"Ti ricordo di non esagerare" gli mormorò all'orecchio "tempo fa ho dovuto percorrere l'ultimo tratto a piedi perché ero finita per terra, mentre tu stavi placidamente mangiando nella scuderia coccolato da Elenie".
Ombroso nitrì scuotendo la criniera. Che avesse compreso non aveva dubbi, ma che non le tirasse qualche scherzetto non ne era così certa!
Raggiunse Ylea in breve tempo. Le porte della Kioskas erano ancora aperte e la Kopler al comando le fece un gesto di saluto con la mano. Non invidiava il duro lavoro delle amazzoni .. aveva avuto varie volte modo di apprezzarne le qualità e la preparazione. I suoi pensieri andarono a Kloda. Era tanto che non la vedeva e sperava di trovarla in taverna per fare quattro chiacchiere.
Lasciò Ombroso nella stalla ed entrò in taverna salutando tutti accolta dal vociare degli hammers presenti. Come al solito non guardò veramente i presenti. La sua naturale timidezza la portava a non alzare troppo lo sguardo quando entrava in un ambiente affollato. Certo dava una breve occhiata, ma quel tanto che bastava a non far capire quanta timidezza si nascondesse dietro il volto della strega. Era riuscita anche ad imparare a non arrossire e questo era un traguardo di tutto rispetto.
"Beh, nessuno vi ha mai insegnato che, per buona creanza, si risponde al saluto?" le parole le uscirono di bocca prima ancora che le potesse pensare.


Capitolo 5 (di Dolceluna)

Evidentemente la prolungata permanenza con persone schiette durante l'ultimo viaggio iniziava a dare i suoi frutti. Si stava aprendo alle battutine! Sogghignò per quel trionfo. Fece un rapido giro dei tavolini, occupati da facce conosciute.. ma niente Klodina in giro. Stava per accomodarsi al tavolo con alcuni dragoni, quando fu raggiunta dall'ultima persona che si aspettava di vedere.
Gual la raggiunse prendendole le mani. Frenò a stento il desiderio fanciullesco di gettargli le braccia al collo. Avevano condiviso troppo ultimamente per salutarlo a quel modo, ma al tempo stesso si sentiva leggermente in imbarazzo a non averlo fatto e sperò che non se ne accorgesse.
".. se ti avessi visto ti avrei salutato per primo ..".
La serata trascorse velocemente .. anche troppo, tanto che si accorse a stento che era ora di chiusura. Ma la cosa importante era aver trovato un compagno di viaggio, per la piccola spedizione a Nosambra. Non ci aveva minimamente pensato che pericoli avrebbe corso da sola. Forse la recente
guerra contro i Brauni non le era servita abbastanza di lezione .. nonostante avesse perso molte sorelle! Gual era una vera manna .. e per di più una piacevole compagnia!
Si congedò da lui con una certa amarezza, ma preferiva raccogliere le forze per l'indomani e lo lasciò sull'uscio della taverna sparendo nel buio del viottolo.
Si alzò di buon ora facendo un'abbondante colazione; sapeva di doversene privare per alcuni giorni.
Si era preparata per il viaggio con molta attenzione. Sapeva perfettamente di dover passare l'accurato esame di Gual e non voleva fare figuracce.
Indossava abiti pratici da viaggio, corredati da un caldo mantello di lana grezza e dei comodi stivali di cuoio. Aveva raccolto i lunghi capelli in una coda, dalla quale partivano svariate trecce che le scendevano lungo la schiena. I capelli non si sarebbero sporcati molto in questo modo e la praticità dell'acconciatura non l'avrebbe rallentata nella marcia.
Astuzie di amazzoni, pensò.
Una piccola e pratica borsa le pendeva su di un fianco, classica custodia in cui riporre le erbe che stavano andando a cercare e nascondiglio sicuro di altre cosette che potevano tornar utili nel viaggio. Dall'altro lato una sacca più capiente nella quale aveva raccolto qualche provvista. Aveva tentennato sul portare o meno la spada, ma poi aveva optato per l'arco più pratico e che non aveva bisogno di un contatto troppo ravvicinato per essere utile.
Dalle ultime esperienze fatte doveva ammettere che, decisamente, era più abile con l'arco che con la spada. Evidentemente non era pronta per combattimenti corpo a corpo.
Prese i bagagli persa nel ricordo delle raccomandazioni fattele da Nurah sulle erbe che stavano cercando.
".. ricorda che sono molto velenose e che vanno raccolte durante la notte con i guanti! Tagliale in diagonale in modo che il succo non si perda.. Il loro potere curativo è nullo se non usiamo le accortezze necessarie!".
L'alba aveva già salutato Arcano, quando sbucò dall'uscio di casa "Ma ti pare che sono la prima?" si guardò intorno.
"No, infatti sei in ritardo!" confermò Gual sorridente, era seduto ad attenderla appoggiato ad un albero dietro di lei.
".. ah ecco infatti mi pareva... buongiorno.. fatto colazione?!?".
"Si grazie .. ma vedo che anche tu sei già pronta per partire .."
Sorrise l'esploratore togliendole le briciole dei biscotti dal viso. Bene, anche per quella mattina la sua figuraccia l'aveva fatta! Il viaggio prometteva bene, non c'è che dire ..
"Allora a te il comando ... sei tu l'esperto in questo campo ..." e s'incamminò accodandosi all'esploratore.


Capitolo 6 (di Gual)

La giornata si preannunciava splendida. L’esploratore inspiro’ profondamente l’aria balsamica arricchita dall’ossigeno liberato dagli alberi della “sua” foresta. Sapeva bene che non avrebbe potuto accampare diritti di proprieta’ su quell’estensione demaniale sulla quale solo l’imperatrice aveva potere assoluto, cionondimeno considerava quell’ambiente un po’ come casa sua, per esserci cresciuto e per avervi trovato rifugio ogni volta che si sentiva frastornato dagli eventi.
Lancio’ uno sguardo furtivo verso la fonte di uno di quegli “eventi” che lo disorientavano in quel periodo, mentre questa gli camminava al fianco nel tentativo di tenere il passo.
L’abbigliamento pratico che aveva deciso di indossare non aveva nulla in comune con l’elegante abito azzurro della sera prima… eppure Gual penso’ che la strega, dotata di un fascino naturale, avrebbe potuto indossare qualunque cosa, senza perdere di attrattivita’…
L’esploratore torno’ a guardare avanti a se inspirando ancor piu’ profondamente: quella donna aveva il potere di fargli perdere il controllo.
Altro che fresco e riposato… non era riuscito a chiudere un occhio per tutta la notte.
Si era gia’ sentito cosi’ in passato, e ne era stato felice, perché aveva la consapevolezza piena che si trattava di un sentimento che chiunque dovrebbe provare almeno una volta nella propria esistenza… All’epoca era innamorato perso, e se ne beava. Se ne andava in giro con aria trasognata nella vana illusione che sarebbe durato in eterno… Ed ora temeva il ripetersi di un ciclo fatto di momenti sublimi e di terribili delusioni… No! Non di nuovo… O meglio non a cosi’ breve distanza, e soprattutto: non una strega!
I pensieri che lo avevano tenuto sveglio tutta la notte, alla luce del sole non sembravano piu’ cosi’ tremendi. Cosi’ torno’ ad accarezzare con lo sguardo la streghetta che gli trotterellava accanto: una grande amica lo era sempre stata… Le cose sarebbero continuate cosi’: inutile complicarsi l’esistenza.
Non occorreva ormai piu’ molto per raggiungere la Kioskas di Kolise. E da li’ avrebbero seguito la pista della cui esistenza Gual aveva appreso da Dardel, la cui mappa dettagliatissima ora tornava utile.
La mappa risaliva ai tempi della prima era, e i conflitti che ne erano seguiti avevano nel frattempo modificato qualcosa nella topografia della zona, ma lui si sarebbe affidato al suo naturale senso dell’orientamento per colmare le lacune.
Erano in marcia da alcune ore quando l’esploratore si rese conto che forse la sua compagna di viaggio avrebbe avuto bisogno di fare una sosta. La guardo’ con occhio critico, e quello che vide era l’immagine di una giovane donna dal corpo provato dalla fatica, ma animata dal fiero proposito di non cedere alla tentazione di proporre per prima che si facesse una pausa ristoratrice.
Ecco una delle cose che piu’ gli piacevano in lei: la sua caparbia volontà di arrivare ai limiti delle proprie possibilita’ la rendevano affascinante almeno quanto il suo aspetto fisico.
Arrivati in prossimità di un piccolo lago dalle acque limpide, l’esploratore decise che era giunto il momento di fermarsi e rifocillarsi.
Madida di sudore, la strega accolse con esultanza l’idea di una pausa, e la vista del laghetto le mise addosso una voglia matta di immergervisi. Gual valuto’ con attenzione l’opportunita’ di lasciarla fare: erano ancora lontani dalla zona infestata da insetti fastidiosissimi e creature acquatiche dall’aspetto temibile, ma solitamente pacifiche. Già: solitamente pacifiche… perché esisteva una stagione nella quale un certo tipo di pesce diventava piuttosto aggressivo: il periodo della schiusa delle uova deposte. Ma l’esploratore ritenne che quella stagione non fosse ancora giunta, per cui le diede il benestare.
“Se non mi fai compagnia” lo informo’ allora Dolceluna, “mi libererei completamente degli abiti bagnati dal sudore perché si asciughino al sole, e nel frattempo godrei di una bella nuotata rivitalizzante: se tu solo avessi la bontà di guardare da un’altra parte…”
“Certamente dolcezza”, rispose Gual “avevo giusto l’intenzione di darmi un’occhiata in giro per valutare una alternativa piu’ breve al percorso indicato sulla mappa”.
Assicuratasi che l’esploratore si fosse allontanato abbastanza, la strega lascio’ cadere gli indumenti e li dispose su una roccia riscaldata dai raggi del sole. Poi si immerse lentamente nelle fredde acque, vincendo il brivido dell’impatto iniziale e godendo subito dopo della sensazione di assoluta libertà che quella situazione riusciva a darle.
Gual nel frattempo aveva raggiunto una piccola altura dalla quale aveva una discreta vista del percorso che ancora avrebbero dovuto coprire. La carta indicava una larga curva che sarebbe stata evitabile se solo avessero trovato il modo di superare l’ostacolo rappresentato da un piccolo fiume che scorreva in una gola piuttosto profonda.
La linea del “canyon” era visibilissima dal suo punto di osservazione… una attenta osservazione delle sponde del fiume diede i suoi frutti: gli parve …No! Era certo di aver individuato una struttura che gli ricordava un ponte di corde visto in una zona limitrofa: una costruzione ridotta all’essenziale, ma pratica e funzionale; passare di li’ avrebbe significato risparmiare ore di marcia.
L’urlo udito in lontananza quasi gli fece perdere la presa, in cima all’albero sul quale si era arrampicato per poter vedere meglio.
Dolceluna!
Con grande agilità saltò di ramo in ramo per ritrovarsi al suolo, pronto per precipitarsi al lago di gran carriera. Cosa poteva esserle successo?


Capitolo 7 (di Gual)

Quando arrivo’ la vide imprecare guardando verso l’acqua, issata su una piccola roccia che affiorava al centro del laghetto, in equilibrio piuttosto precario, ma fermamente intenzionata a non lasciare che nemmeno un lembo di pelle fosse immerso in acqua. Piu’ che impaurita sembrava furibonda. Profondamente contrariata dal fatto che quell’essere immondo avesse interrotto quell’attimo di perfetta armonia con la natura, e che ora si trovava li’, incapace di risolvere la situazione, abbarbicata a quello spuntone di roccia, e soprattutto alla mercé dello sguardo sornione di Gual, che sorrideva divertito dalla scena: se solo avesse avuto il suo arco a disposizione, avrebbe fatto fuori prima il pesce e poi… forse anche l’esploratore.
“Ha ha ha… scusami Dolceluna ma… non potevo proprio trattenermi” disse Gual tentando di reprimere le risa. “Comunque lasciami aggiungere che sei adorabile in quella postura…”
“Abbi almeno il buon gusto di tacere” gli intimo’ la strega di rimando, mentre tentava disperatamente di coprire le sue nudità, senza perdere l’equilibrio conservato con tanta difficolta’.
”Perché non mi avevi detto che in acqua avrebbe potuto esserci una belva sanguinaria?”
“Sanguinaria?” ribatté l’esploratore, “ma no… dall’aspetto orrendo forse, ma sicuramente di indole pacifica… fidati!”
“Con quella grinta che ha mostrato appena mi ha vista… non ci crederei nemmeno se mi venisse a mangiare briciole di pane in mano…” brontolo’ Dolceluna cupa.
“D’accordo: mi immergero’ anch’io, e te lo dimostrero’ personalmente.”
Liberatosi dei calzari e degli abiti che gli coprivano il tronco, Gual si immerse a sua volta, non trascurando pero’ di portar con se il coltello… meglio andar sul sicuro.
Avvicinadosi cautamente vide il pesce che assediava la bella strega: si trattava proprio di un “Grokus”… sembrava che non ce ne fossero altri nei paraggi. In effetti la sua insistenza nel girare intorno alla roccia sulla quale Dolceluna continuava a mantenere salda la presa, era alquanto sospetta. La mano dell’esploratore raggiunse ed impugno’ rapidamente il coltello, mentre il grosso pesce, accortosi di lui, stava per avventarglisi contro.
Ormai Gual non aveva piu’ dubbi: la schiusa delle uova era appena avvenuta… imprevedibilmente presto, considerando la stagione. Ora bisognava agire di conseguenza. Dopo un paio di colpi andati a vuoto, l’uomo attese che il Grokus partisse per un ennesimo attacco, e finisse trafitto dalla lama affilatissima di Gual, a causa del suo stesso impeto..
Poco male: avrebbero assaporato gustosissima carne di Grokus per pranzo.
“Ti devo le mie scuse, bella sirena…” disse poi l’esploratore rivolgendosi alla dama, mentre mostrava il suo trofeo ancora trafitto dal suo coltello. “avevi ragione ad esserne intimorita: sai, si tratta di una stagione particolare in cui…”
“Abbi un attimo di pazienza, mio… salvatore” disse la strega interrompendolo, “saro’ disposta ad accettare tutte le scuse e le spiegazioni del caso, ma solo dopo aver raggiunto la terraferma e soprattutto dopo essermi resa un po’ piu’… presentabile”
“Sulla comodita’ offerta dalla roccia sulla quale hai trovato rifugio non posso fare commenti, ma sul resto… non è certo la bella presenza che ti manca…” replico’ l’uomo, indugiando con lo sguardo sulle generose rotondità che le mani di lei difficilmente riuscivano a coprire.
Con un sospiro, la strega si libro’ quindi in un elegante tuffo, e raggiunse a nuoto la riva sotto lo sguardo ammirato dell’esploratore, e dopo essersi rapidamente vestita, commento’, cercando di nascondere un sorriso di compiacimento: ”Uno di questi giorni mi costringerai a colpirti con un fulmine inceneritore…”


Capitolo 8 (di Dolceluna)

Vergogna tremenda vergogna! Questo era quello che frullava nella testa della strega, mentre sedeva attorno al caldo fuocherello che l'esploratore aveva prontamente acceso. Dopo l'incontro/scontro con il cocciuto pesce, avevano ripreso il cammino seguendo il sentiero che Gual aveva scovato.
Dolceluna aveva cercato di mantenere un atteggiamento rilassato e sicuro, ma in realtà dentro moriva di vergogna. Non era abituata a questi slanci di disinvoltura e, sebbene fosse stato necessario affinché la sua autostima non precipitasse ai minimi storici, si rendeva conto che non era sprofondata sotto un metro di terra, unicamente perché il terreno in quel punto era roccioso. Aveva affiancato Gual durante tutto il tragitto, per puntiglio, ma dentro si sentiva piccola come un moscerino.
Non le capitava da tempo di dover mettere alla prova la sua timidezza.
Già stare lì abbarbicata come un mollusco su quella roccetta, era stato piuttosto umiliante, se poi si considera che era senza vestiti ..
Il viaggio non era propriamente iniziato come sperava.
Percorsero più distanza possibile per avvicinarsi a quella specie di ponte che Gual aveva visto dall'alto dell'albero. Dalla sua descrizione approssimativa, sembrava fosse ridotto al minimo e questo innervosì non poco la strega. Non amava le altezze elevate ed il pensiero di dover attraversare un ponte traballante di certo non la rasserenava. Fosse stato per lei avrebbe preso la strada più lunga, ma era Gual a decidere e lei era fermamente intenzionata a non fargli capire il grande disagio che le procurava anche solo il pensiero di rimanere sospesa su di uno stecchino di ponte.
Come sempre per evitare gli stati di panico, decise di pensarci nel momento in cui avrebbe dovuto raccogliere tutto il coraggio che aveva.
In fondo però, ripensandoci, era qualche giorno che invece sentiva il bisogno inverso, quello di appollaiarsi sul suo nuovo luogo segreto: il costone di roccia sullo strapiombo del paesaggio che conduce a Krymenia. Forse tutto sommato la sua paura per le altezze stava abbandonandola.
Fissò il fuocherello scoppiettante, cerando di capire che diavolo le fosse saltato in mente di cacciarsi in quell'avventura a pochi giorni dal suo rientro a Krymeria. Avrebbe dovuto proseguire gli studi interrotti bruscamente tempo addietro; nonchè vi erano un'infinità di cose da sistemare nei laboratori.
La nuova coesione che si era instaurata con i maghi aveva stretto talmente i rapporti lavorativi e di studio, che ormai c'era un via vai continuo dalla Torre della magia a Mysticdoom e viceversa, che non si riuscivano più a riconoscere i maghi dalle streghe.
Erano ormai tutti una grande famiglia e come tale ogni assenza prolungata era fonte di un caloroso benvenuto al rientro. Questo legame rinsaldato aveva dato modo alla strega di imparare cose nuove. Grazie all'aiuto di Morbovia, Guardiano della gilda dei maghi, era riuscita ad affinare le sue arti magiche ed aveva preso dimestichezza con una parte del mondo magico che le era nuovo. La profonda conoscenza del mago nelle arti le aveva concesso di trovare un insegnante capace e paziente che le aveva permesso di arricchire di formule il Fascinatio.
A onor del vero anche l'arrivo della bella strega Xina aveva contribuito, e non poco, all'arricchimento del libro magico. La novella streghetta era dotata di una buona dose d'iniziativa e curiosità sufficienti a renderla giorno dopo giorno sempre più esperta e temeraria nei suoi esperimenti.
Più volte nelle buie gole di Mistycdoom si erano visti lampi e luci illuminare per un breve attimo ogni più segreto anfratto. La sua spiccata sensibilità alle pozioni ed incantesimi aveva in breve tempo esaurito le scorte di erbe più rare e difficili da trovare e per questo Dolceluna aveva deciso che era tempo di recarsi nel regno d'acqua.


Capitolo 9 (di Dolceluna)

Nosambra era il terreno natale di alcune fra le piante più rare e velenose di tutta Arcano, ma per le Hibryan erano piante del tutto innocue. Più di una volta Dolceluna in tempi tranquilli, prima che i brauni invadessero con la loro ferocia e scomoda presenza tutta Arcano, si era recata in quelle zone di confine, scortata ovviamente da una o a volte da più di quelle meravigliose creature.
Madras Asiram, con la sua personale abilità, era riuscita a creare un contatto tra le Hibryan e la Suprema, affinchè una strega delegata da Madras Nurah potesse raggiungere i luoghi più oscuri ed impervi alla ricerca delle piante.
Come custode dei segreti del fascinatio la scelta era ricaduta su Dolceluna, che aveva iniziato questi frequenti viaggi a Nosambra. Ad intervalli regolari si era presentata ai confini del territorio paludoso, dove l'aspettava sempre la stessa Hibryan: Dyalma.
La giovane abitante della palude si era mostrata dapprima cortese, ma distaccata, mantenendo quell'atteggiamento per molto tempo, finchè il continuo e costante contatto con la strega aveva lentamente sciolto la diffidenza sua e della sua gente.
Si è vero, le Hibryan erano suddite fedeli dell'Imperatrice Nimira e fidate alleate nelle diverse guerre che si erano succedute su Arcano, ma ciò nonostante non amavano molto il contatto con gli hammers. Madras Asiram ed il leggendario Boh erano le uniche costanti presenze accettate tra quelle creature d'acqua. Ma per fortuna con il tempo le cose erano minimamente cambiate ed anche le streghe ora iniziavano ad avere un contatto con loro.
Sorrise ricordando lo sguardo di Dyalma, quando la strega aveva cercato faticosamente di uscire dall'acquitrino nel quale la Hibryan si muoveva con disinvoltura. Più di una volta aveva notato una sorta di disappunto nella creatura, per la sua impacciataggine nell'acqua.
Non era stato facile, ma alla fine erano riuscite ad accettarsi con tutti i limiti, tanto che Dyalma le aveva offerto una bevanda estratta dai fiori di Nosambra. Era un nettare particolare che si offriva agli ospiti ed aveva un delizioso sapore dolciastro che aveva subito incontrato i gusti della strega.
Emise un sospiro malinconico al pensiero dell'amica; le mancavano molto i loro incontri. Ne aveva perso le tracce durante l'ultima guerra che aveva devastato Arcano ed aveva decimato quelle creature magnifiche. Durante quei tremendi giorni, in cui la strega e le consorelle erano state poi chiamate sul campo di battaglia nella piana di Bakar, si era spesso domandata che fine avesse fatto Dyalma e se in quei fosse al sicuro. Le notizie che avevano raggiunto Arcano disegnavano un panorama di Nosambra alquanto tetro.
Le Hibryan erano state uccise tutte, dall'unico elemento che le sostentava.
Non c'era stata la possibilità neppure dopo la cacciata di Mirko e del suo esercito, di recarsi a Nosambra a controllare cosa fosse accaduto.
Ora le si offriva l'occasione di ripercorrere i sentieri nascosti di un tempo e nel suo cuore sperava di trovare, anche grazie al prezioso aiuto di Gual, delle tracce rivelatrici che le avrebbero rasserenato l'animo.
Guardò il compagno di viaggio, rendendosi conto che non aveva spiccicato una parola, persa nei suoi pensieri. Sbirciandolo di sottecchi lo vide rinfocolare il falò e sistemare meglio alcuni pezzi di carne fresca che erano magicamente spuntati dalla sua bisaccia. L'esploratore aveva mille risorse e questa realtà la rincuorò.
Inizialmente non aveva considerato il viaggio pericoloso, ma le considerazioni di Gual nella taverna le avevano ricordato la realtà attuale di Arcano. Si è vero, i Brauni erano stati respinti, ma erano sempre in agguato nell'ombra pronti a colpire e gli sciaves scorazzavano ancora liberi per i territori che avrebbero dovuto attraversare.
Era una strega si, ed aveva combattuto anche, ma non lo faceva per indole e perciò non era preparata come lo potevano essere le amazzoni o gli esploratori. Aveva sopravvalutato le sue forze, o forse solamente non aveva pensato ai rischi dimostrando a se stessa di non essere ancora maturata sotto quel punto di vista.
Eppure aveva superato parecchie prove durante la sua vita, che avrebbero dovuto contribuire a farla maturare .. non c'era nulla da fare, possedeva ancora quell'irresponsabilità tipica dell'età adolescenziale.
"Scusami se non sono di compagnia stasera .." mormorò a mò di scusa all'amico. Gual sorrise porgendole uno spiedino fumante e dall'odorino invitante "Non preoccuparti... non c'è bisogno di fare conversazione per forza se non te la senti".
"No, mi piace parlare con te, che dici... è che un pensiero tira l'altro e non mi sono accorta del silenzio... mmmhhh buono, cos'è?".
"Carne di Drakor speziata .. una piccola concessione per iniziare bene il viaggio" addentò la sua porzione con evidente fame "la carne dovevamo mangiarla subito così fresca, altrimenti sarebbe andata a male.. ma contavo che la fame di stasera avrebbe risolto il problema".
Dolceluna riacquistò il suo solito buonumore "Si, la fame non manca... e grazie a te mi è tornata l'allegria".
L'esploratore finse stupore "..e quando mai ti mancherebbe allora... hai sempre fame ..".
La strega allargò gli occhi fingendo sorpresa "Ma cooome??" si guardarono in viso e non trattennero una risata. Era tanto che non ridevano insieme e la serata trascorse leggera.... la loro prima serata insieme dopo tanto tempo.


Capitolo 10 (di Gual)

L’alba del giorno successivo arrivo’ puntuale ad illuminare col suo chiarore il bel volto della viaggiatrice, e tento’ invano di farsi strada tra le sue ciglia per ridestarla dolcemente. Gual aveva gia’ cominciato ad organizzarsi per la partenza. Mentre riponeva nello zaino il pratico mantello che lo aveva tenuto al caldo durante la fresca notte arcanese, non poté fare a meno di soffermarsi un lungo attimo ad ammirare il viso di lei, ancora immerso nel sonno.
La tentazione di risvegliarla con un bacio si fece quasi irresistibile, per cui si volto’ repentinamente cercando un modo per svegliarla che fosse meno …coinvolgente.
Il contenitore di metallo che avevano utilizzato per rifornirsi d’acqua sembrava fare al caso suo. Dopo averlo afferrato, se lo lascio’ “accidentalmente” sfuggire di mano lasciandolo opportunamente cadere sulle pietre tondeggianti che circondavano la radura nella quale si erano accampati.
Il suono prodotto dall’impatto provoco’ il risultato sperato: Dolceluna spalancò improvvisamente gli occhi e si fece guardinga, poi si rese conto in un attimo del luogo e delle circostanze che l’avevano portata li’, e dopo un sospiro comincio’ a stirarsi sbadigliando.
“Gia’ ora di ripartire? Dormivo cosi’ bene…”
Gual avrebbe voluto immortalare quell’immagine in un disegno dei piu’ arditi: Con le braccia tese verso l’alto, il torace inarcato ed il capo reclinato all’indietro, la biondissima strega aveva inspirato profondamente, come se avesse voluto arricchirsi con quel gesto di tutta l’energia che le occorreva per estinguere il sonno che ancora la pervadeva.
La calda coperta le scivolo’ verso il basso e la forma di due seni perfetti appena coperti dal leggero indumento che ancora la copriva, si indovinava facilmente.
L’esploratore distolse malvolentieri lo sguardo da quella immagine da sogno, e borbotto’ qualcosa per indurla a non indugiare oltre… o piuttosto per evitare che lui indugiasse con fantasie decisamente inopportune.
“Abbiamo ancora un lungo cammino davanti a noi… per fortuna potremo renderlo piu’ breve piegando verso il ponte al quale ti ho accennato ieri. Saremo sicuramente in grado di raggiungerlo gia’ in mattinata… ma solo se ci decidiamo a partire, finalmente” disse Gual, con un pizzico di rudezza nella voce.
“D’accordo, mio capitano, non ti faro’ attendere a lungo… saro’ pronta in un attimo!” Replico’ lei notando l’asprezza nel tono della guida. Si chiese cosa potesse averlo contrariato: non poteva certo immaginare che l’esploratore ce l’aveva solo con se stesso, e con la strana piega che stavano prendendo gli eventi…
Le pareti scoscese formatesi in millenni di erosione che costituivano entrambe le sponde del fiume in quel punto e le sue acque turbolente rappresentavano sicuramente uno spettacolo interessante, per chi le guardasse a distanza di sicurezza. Per coloro che sceglievano di guardarle durante la traversata del ponte di corde che univa le due sponde, lo spettacolo diventava decisamente suggestivo.
La strettoia naturale rendeva in quel punto lo scorrimento dell’acqua particolarmente rapido: qualsiasi cosa vi fosse caduta dentro, sarebbe stata sballottolata tra le acque gelide per un tratto relativamente lungo, prima di ritrovare la placida calma delle ampie insenature presenti piu’ a valle.
Era importantissimo che Gual saggiasse la robustezza delle corde, prima di arrischiarsi in una traversata. Il ponte che aveva una struttura trasversale a forma di V si limitava allo stretto indispensabile: solo tre corde di grosso calibro erano tese tra le due sponde: uno per camminarvi sopra, e gli altri due per sostenervisi con le mani.
L’occhio esperto dell’esploratore osservo’ con sguardo critico tutti gli elementi di maggior significato: lo stato di conservazione dei robusti pali conficcati nel terreno, ai quali erano state legate le grosse funi, lo stato delle corde che ancoravano i pali al terreno, nonché quello delle corde piu’ esili che costituivano una parvenza di fiancata, lungo tutto il ponte… Sembrava davvero che fosse percorribile senza rischio.
Il sorriso che Gual rivolse alla sua compagna di viaggio mirava a rassicurarla, e a cancellarle lo sguardo preoccupato che aveva cominciato a profilarsi sul volto di lei, man mano che si avvicinavano al fiume.
“Tutto a posto Dolceluna! Questo ponte sarebbe in grado di sostenere contemporaneamente due o tre guerrieri che avessero la mole di Bers, senza subire il minimo danno: una leggiadra fanciulla della tua corporatura lo fara’ appena oscillare” sentenzio’ Gual tentando di contagiarla con il suo sorriso sicuro. “Dopo aver portato il mio bagaglio, tornero’ per caricarmi del tuo, cosi’ non dovrai far altro che preoccuparti di trasportare dall’altra parte la tua graziosa persona…” concluse quindi l’esploratore, mentre si avvio’ con passo sicuro lungo il ponte lievemente ondeggiante.
Dolceluna lo guardo’ attraversarlo avvertendo un misto di preoccupazione e di ammirazione per quell’agile esploratore che sembrava essere perfettamente a suo agio in quell’ambiente selvaggio.
Lo vide posare il suo sacco e tornare indietro con andatura ancora piu’ disinvolta… in quel momento avrebbe voluto tanto diventare piccola piccola e posarsi su una delle sue poderose spalle, per effettuare la traversata, ma si guardo’ bene dall’esprimere il suo intimo desiderio a voce alta…. aveva il suo orgoglio da difendere!
“Visto? Facile come bere un boccale d’acqua!” esclamo’ la seconda guida quando riguadagno’ la sponda dalla quale era partito.
Dolceluna gli diede tutto ciò che costituiva il suo bagaglio, compreso l’arco e la faretra, raccomandandosi con lui che non si facesse scappare nulla durante il percorso.
“Non ti preoccupare, bella compagna di viaggio, nulla di cio’ che ti appartiene toccherà le turbolente acque di questo fiume, parola d’onore… sono pronto ad impegnarmi a caricarmi anche del peso del tuo corpo sublime in una terza traversata, se lo ritieni necessario” Disse infine Gual, mentre gia’ si allontanava verso l’altra sponda.
Punta nell’orgoglio, la strega non si trattenne dal rivolgergli una smorfia terribile, prima di borbottare tra se: “Trasportare il mio corpo sublime…. che impudenza! Ti faccio vedere io come Dolceluna il suo corpo è in grado di trasportarselo da se!!!!” e con un gesto di stizza si preparo’ ad affrontare il percorso con decisione.


Capitolo 11 (di Gual)

Dolceluna era ormai decisa ad attraversare il ponte di corde ostentando una sicurezza che era ben lungi da provare realmente. Infatti, dopo aver fatto i primi passi che la allontanarono dalla sponda sicura, la sua determinazione comincio’ a vacillare. Si impose di ripetersi le parole di Gual per attingerne tutta la sicurezza di cui aveva bisogno.
“Facile come bere un boccale d’acqua, facile come bere un boccale d’acqua… Accidenti, questa frase non mi aiuta per niente: è proprio l’acqua che mi fa paura!” impreco’ immobilizzandosi mentre le sue mani artigliavano i corrimano, e il suo sguardo si alternava tra l’osservazione del sostegno su cui erano posati i suoi piedi e la gelida massa spumosa che vi scorreva cinquanta metri piu’ in basso.
Nel frattempo Gual aveva posato tutto il bagaglio della strega accanto al suo, prima di rivolgere lo sguardo verso la sponda opposta. Dolceluna si era gia’ avviata, ma sembrava non procedesse. Con un fischio abbastanza forte da coprire il rumore delle rapide, tento’ di attrarre la sua attenzione per conoscere la natura del problema che sembrava essere sorto.
La strega aveva l’impressione di vivere un incubo: il suo corpo sembrava non volesse reagire piu’ alla sua volontà di procedere, impietrita com’era dal suo attacco di vertigini. Aveva addirittura difficoltà a respirare, figurarsi se poteva invocare aiuto.
“Gual… dove sei ?” invoco’ con un filo di voce. Per un attimo le sembro’ di sentire la sua voce gridarle di non guardare verso il basso, e di conservare la calma, che sarebbe giunto in un attimo. Cosi’ si costrinse a guardare verso l’alto, ma questo movimento le fece perdere di vista il punto d’appoggio dei propri piedi.
Priva di quel punto di riferimento, perse l’equilibrio e scivolo’ tra le funi piu’ esili che univano le tre strutture portanti, ritrovandosi a pendere aggrappata disperatamente ad una di esse con una mano sola.
La scena da incubo si svolse sotto gli occhi atterriti della seconda guida, che prontamente si avvio’ per soccorrere la strega, valutando nel contempo la velocità massima alla quale poteva procedere. Temeva infatti che camminare troppo velocemente avrebbe fatto oscillare il ponte in maniera tale da rendere a Dolceluna troppo difficile il mantenere la presa decisamente precaria. Procedere troppo lentamente avrebbe potuto significare arrivare troppo tardi.
Durante il percorso, Gual continuo’ a incitarla a tenere duro, mentre una ridda di pensieri si affollava nella sua mente. Che imbecille era stato a trascinarla in quella situazione… se le fosse accaduta qualcosa non se lo sarebbe mai perdonato.
Valuto’ rapidamente le possibilita’ di sopravvivenza se lei fosse caduta e lui avesse tentato di salvarla gettandosi a sua volta nelle gelide acque del fiume: a quella temperatura non avrebbero resistito a lungo, soprattutto lei, dolce fiore in boccio, divina creatura, dono del cielo… Senza di lei, col peso della sua morte sulla coscienza, che esistenza lo avrebbe atteso…
”Dea!!!” grido’ disperato mentre continuava ad avanzare evitando scossoni “Se davvero esisti, prendi me, ma lascia che lei viva!!!”
Il dolore doveva essere lancinante, mentre la esile fune alla quale la strega continuava a restare caparbiamente aggrappata le tagliava la pelle della mano e le incideva le carni facendola sanguinare copiosamente, ma lei non lo avvertiva, tale era lo sforzo compiuto, e soprattutto la consapevolezza che non avrebbe resistito ancora a lungo.
Quando Gual finalmente la raggiunse, afferro’ con gran sollievo la mano libera di lei proprio nel momento in cui la strega, sfinita, lascio’ andare la presa.
Prima di continuare l’operazione di recupero, l’esploratore rivolse mentalmente un sincero ringraziamento alla Dea, e si ripropose di passare dal tempio appena gli fosse possibile. Poi, delicatamente, la isso’ finche’ non gli fu possibile afferrarla per la vita e stringerla a se con impeto tale da toglierle il respiro.
Sfiniti restarono stretti l’uno all’altra per un momento lungo ed intenso, mentre il loro ansito lentamente si placava. Quando ebbero in parte recuperato le forze, Gual lascio’ che lei montasse sulle sue spalle, e si accinse a ripercorrere per l’ultima volta il tratto di ponte che ancora gli restava.
“Tieniti forte!” le disse l’esploratore, ricordando lo stato pietoso della mano ferita di lei.
“Non preoccuparti! Ti staro’ incollata come se tu fossi l’unico maschio di tutta Arcano.” Replico’ lei posando il suo capo contro quello dell’esploratore. Le parole di lei e il contatto del suo viso contro il proprio gli riscaldarono il cuore come non gli accadeva da tempo.
Dopo aver medicato la ferita di lei con uno dei suoi unguenti miracolosi, Gual propose di riavviarsi, non senza essersi previamente sincerato che la strega fosse in grado di seguirlo senza eccessivo disagio. Quando raggiunsero sul far della sera una radura che sembrava adatta a pernottarvi, erano sfiniti. Nel consumare il pasto frugale tornarono a commentare gli eventi vissuti durante la giornata, e si attardarono un po’ piu’ a lungo del solito, apprezzando con grande intensità il solo fatto di essere entrambi ancora in vita.
Quell’episodio aveva indubbiamente contribuito a rafforzare il legame di amicizia sincera che da tempo li legava… ma era davvero solo amicizia?
Nonostante lo sfinimento Gual non riusci’ a dormire subito. Una consapevolezza nuova si stava facendo strada nella sua mente: la consapevolezza che era inutile continuare a negare l’evidenza… Quella donna aveva smesso gia’ da tempo di rappresentare ai suoi occhi solo la figura di una amica fidata. L’avventura vissuta insieme sul ponte di corda aveva semplicemente avuto il pregio di renderlo evidente.
L’esploratore si sedette e frugo’ tra le mappe contenute nel suo zaino alla ricerca di un pezzo di pergamena libero da segni e comincio’ a scrivervi, dopo aver ravvivato la fiamma che ardeva al centro del bivacco.
Nascondere l'amore
Restarti accanto la serata intera
………..…………………
…………………………..
…………………………..
Quando Gual ebbe l’impressione di essere riuscito a condensare nei suoi pochi versi l’essenza del sentimento che lo pervadeva, ripiego’ con cura la pergamena appena vergata, e la sistemo’ nella tasca interna del proprio corpetto, proprio all’altezza del cuore, prima di addormentarsi col sorriso sulle labbra.


Capitolo 12 (di Dolceluna)

Trascorsero un paio di giorni prima di avvistare i confini acquitrinosi di Nosambra, durante i quali la strega recuperò la mobilità delle mani ed un minimo di serenità.
Sinceramente la cosa che la turbava maggiormente era di non esser riuscita a mantenere l’autocontrollo che avrebbe dovuto possedere affrontando il pericolo. Non si spiegava come non fosse riuscita a superare una paura simile, dopo tutto il tirocinio e l’addestramento a Mysticdoom.
Non si capacitava di quel crollo che l’aveva portata così vicina a perdersi nelle tumultuose acque del fiume. Eppure aveva affrontato situazioni, in cui il suo autocontrollo le aveva permesso di comprendere con lucidità la situazione di pericolo e, analizzato il problema, lo aveva affrontato fermamente.
Il cardine della loro istruzione era l’autocontrollo e la disciplina due elementi che si erano infranti tristemente su quel ponte.
Per tutto il restante percorso dal ponte, non aveva fatto altro che esaminare l’accaduto, ma niente aveva ceduto e questo stava seriamente minando la sua convinzione di strega.
Non era la prima volta che percorreva le vie che conducevano a Nosambra. E’ vero, si trattava del percorso più lungo e più agevole, ma lo aveva affrontato da sola ed era sempre tornata a Krymenia senza problemi.
Quanto tempo sembrava esser trascorso dall’ultima volta che aveva rivisto la terra acquitrinosa e le Hibryan….. quanto tempo era passato... e quanto tempo aveva fatto passare senza cercarla.
Rimpiangeva il tempo in cui i brauni erano solo un popolo per lei e gli sciaves un racconto narrato dai viaggiatori o dai menestrelli di passaggio… oggi erano una triste realtà.
Dopo l’ultima guerra, che aveva ancora una volta insanguinato le terre di Arcano, le vie che un tempo si percorrevano con relativa sicurezza erano divenute inospitali ed infide ed i pochi sentieri, ai più sconosciuti per raggiungere Nosambra, sembravano dimenticati. Dopo la strage delle Hibryan nessuno aveva più cercato quel contatto per le vie perdute di Nosambra.
Alle volte si chiedeva se la terra meravigliosa di Arcano non esigesse un tributo di sangue per mantenere una sorta di equilibrio negli hammers… oppure era la spietata Dea Moghul a reclamare il sangue di sua madre… no, era la bramosia dell’uomo a macchiare lo splendore dei colori della gemma dell’Imperatrice.
Si srotolò la fasciatura per controllare le ferite. La carne della mano era stata lacerata in profondità, ma non aveva reciso i legamenti e l’impasto che aveva usato aveva contribuito ad una rapida cicatrizzazione. Al momento vi erano solo delle linee sulla mano che ricordavano alla strega di aver rischiato di morire…. oltre che a quelle dell’anima, ma per quelle avrebbe dovuto attendere un po' più a lungo per rimarginarle.
“Come stanno?” domandò Gual inginocchiandosi di fronte a lei.
“Bene! quella mistura che ti ricordavi è portentosa…” gli sorrise “dovresti lasciare gli esploratori e chiedere ad Aragon di farti entrare alla torre…”.
Gual alzò un sopracciglio “..è un modo carino per dirmi che ti ho fatto rischiare la pelle?”.
La stergà arrossì involontariamente. Aveva fatto una delle sue solite figuracce, non pensando alle molteplici implicazioni per quella frase, che non aveva nulla di rimprovero “…bè.. no.. io.. non volevo intendere questo… è solo che sei molto pratico di unguenti.. no no Gual non intendevo mettere…”.
La sua affannosa ricerca delle parole giuste per non peggiorare la situazione fu subito bloccata dalla risata della seconda guida “..dovresti vedere che faccia hai…. Sei verde.. noo aspetta sei rossa.. no Lune aspetta …”.
La guida si era prontamente alzata in piedi rischiando per pochi secondi di perdere l’equilibrio e finire con il sedere per terra, quando aveva compreso le intenzioni dell’amica, che afferrando uno zaino lasciato lì a portata di mano glielo aveva tirato addosso.
“Tu” gli disse puntandogli il dito contro “non sei normale…. ti devi far vedere quando torniamo!” e poi sorrise ripensando alla fatica che stava facendo poco prima per spiegarsi.
“Ma dai…” disse rimanendo a debita distanza “… era per scherzare, possibile che non sei più in vena di giocare….”.
Un sorriso angelico apparve sul volto della strega “Ma al contrario adoro giocare... e non vedo l’ora di sapere che ne pensi del mio giochino!”.
Il sorrisetto di Gual gli morì sulle labbra, non appena i rese conto di aver avvertito una latente minaccia nelle sue parole. Guardò con circospezione lo zaino, prima di depositarlo in terra, controllò le mani e poi si guardò intorno.
In realtà la strega bleffava spudoratamente, ma la guida non poteva saperlo.. almeno per il momento.
Si, in effetti, Gual l’aveva distolta dal problema, ma che comunque restava e la strega sperava di non dover più fallire soprattutto quando un’altra vita era affidata a lei.
Dopo essersi medicata di nuovo le mani si rimisero in marcia e questo le permise di nuovo di sprofondare nei suoi pensieri e nei suoi rimorsi. L’autocritica era essenziale per comprendere il problema ed analizzare le carenze che avevano prodotto la mancanza.
Giunsero a Nosambra in breve tempo. Il regno paludoso che si stendeva davanti ai loro occhi era solo l’ombra di quello che rammentava.
Aveva già notato prima, mentre si addentravano in quella terra, diversi segni del passaggio dei Brauni e delle loro amabili creaturine. La paura di trovare qualche cosa che le rivelasse la fine della sua amica si fece strada nel suo cuore con maggiore forza.
“Da questa parte….” Disse più a se stessa che al suo compagno di viaggio. Aveva individuato il sentiero che molte volte in altri tempi aveva percorso.
“E’ molto tempo che non viene usato” gli occhi di Gual scrutavano attenti le possibili tracce di qualche indesiderato ospite.
Dolceluna sorrise “… veramente anche quando veniva usato era ben mimetizzato….” Pensò, ma Gual era un tipo particolare e forse se ne sarebbe accorto anche in altra occasione.


Capitolo 13 (di Dolceluna)

Il sentiero, se si poteva definire tale, si snodava attraverso la fitta vegetazione, tra una chiazza di acqua e l’altra. Era come un ponte di terra solida fra le acque infestate da piante rampicanti e grosse isole di fiori. Almeno l’habitat non era stato alterato e questo poteva agevolare in futuro un ripopolamento delle Hibryan… se mai qualcuna si fosse salvata.
“Lune non per dire…” la voce era incerta “… ma sei sicura di dove stai andando?”.
Gli lanciò un’occhiataccia “Uomo di poca fede…” mormorò.
Un urlo li riportò bruscamente alla realtà.
“Da dove viene…..” Dolceluna ebbe una strana impressione.
“Dritto davanti a noi… dove porta il sentiero?” il tono di Gual si fece incalzante.
“Ad una piccola isola di terra ferma.. ideale per i nostri incontri ….” Iniziò la strega, ma ma il suono di voci maschili che imprecavano la interrupe di nuovo.
“Vieni presto..” l’esploratore la prese per un braccio e se la tirò letteralmente dietro. Percorsero velocemente quello che rimaneva della stradina e si trovarono ai limiti della radura.
Dolceluna spalancò gli occhi quando riconobbe il volto della Hibryan, che stava tentando di sfuggire a diversi Brauni.
“Dyalma.. Gual è Dyalma!”.
Il volto sudato, i bei lineamenti tirati dalla fatica e dalla tensione del momento, era circondata da quattro brauni, con intenzioni abbastanza evidenti. Nonostante fosse allo stremo delle forze, nessuno di loro osava avvicinarsi. La strega ne comprese il motivo quando noto’ il corpo immobile di un brauno riverso sulla sponda dell’isolotto, col capo immerso in acqua.
“Non possiamo lasciarla lì!” strinse la giubba dell’esploratore quasi scuotendolo.
Lui le prese il viso fra le mani “Infatti.. te la senti di coprirmi con il tuo arco?” il suo viso era vicinissimo ed i suoi occhi erano fissi su di lei.
“Si” mormorò lei senza distogliere lo sguardo.
Il viso di Gual si rilassò e le fece un mezzo sorriso “Bene, allora aspetta che mi vedano e quando si dirigeranno verso di me fingero’ di scappare via e ne trascinero’ almeno due nella mia direzione. A questo punto tu cercherai di colpirne uno, l’altro disorientato sarà una facile preda. Cosi’ ne rimarrebbero solo due, mentre noi saremmo in tre: se la tua amica è in gamba come penso non sarà un problema per noi vincere la partita
La strega annuì “Ricordati che questo è l’unico sentiero, da questo lato, che porta all’atollo.. sarai visibile ben prima che siano a portata di spada”.
“È proprio cio’ in cui spero” rispose l’esploratore mentre si liberava dello zaino e sistemò i pugnali, ma prima di lanciarsi per il sentiero si voltò strizzando l’occhio alla strega.
‘Stà attento’ pensò Dolceluna, preparandosi a sua volta.
Il punto da cui avrebbe iniziato a tirare ben presto sarebbe stato scomodo, perché aveva una stretta visuale. Si tolse velocemente il mantello e lo ripose insieme agli zaini in un tronco cavo.


Capitolo 14 (di Dolceluna e Gual)

La presenza di Gual fu avvertita subito, non appena lasciò il riparo che gli offriva la vegetazione. Come pianificato, l’esploratore si mostro’ sorpreso dell’incontro, e dopo un attimo di indecisione prese a correre in senso inverso. Come previsto, due brauni gli si misero alle calcagna.
Stesa su di un albero curvo, Dolceluna prese la mira. Il suo bersaglio era il primo dei due brauni che si erano dati all’inseguimento. Avrebbe dovuto avere mille pensieri in quel momento, ma in realtà ne aveva solo due….. mirare…… lanciare.
Il primo brauno inseguitore fu colpito in pieno petto dalla freccia di Dolceluna che gli trafisse il cuore dandogli solo il tempo di assumere una espressione attonita prima che la morte lo cogliesse.
Il secondo brauno si fermo’ interdetto mentre Gual freno’ bruscamente la sua corsa per voltarsi verso il nemico. La breve distanza che li separava gli consenti’ di optare per l’uso del coltello da lancio. Quando il secondo brauno si rese conto del gesto dell’esploratore, era gia’ troppo tadi: la lama aveva già raggiunto la sua giugulare tagliandola di netto, dopodiché il sangue brauno comincio’ a zampillare inarrestabile.
Ora restavano gli altri due: Gual copri’ i pochi metri che lo separavano da Dyalma per recarle manforte fornendole l’altro pugnale, mentre lui si difendeva con la leggera spada in dotazione ai Vulcar.
Dopo il primo momento di sconcerto Dyalma aveva ripreso a combattere con foga e si era posta spalla a spalla con l’esploratore.
“Sono un amico, Dyalma..” cercò di dire Gual, ma fu interrotto dal combattimento che si faceva serrato. I due brauni erano inferociti, quello che inizialmente era un gioco per loro si stava trasformando in una carneficina.
Quando tornarono spalla a spalla la Hibyan sorrise “Lo so…. ho sentito il suo odore”.
Lì per lì l’esploratore non comprese, ma poi una freccia gli sibilò a pochi centimetri centrando il suo bersaglio e comprese a chi si stava riferendo la Hibryan.
“L’ultimo lascialo a me” grido’ allora Dyalma, che sembrava non avvertisse piu’ alcuna stanchezza, ma solo un odio profondo verso i suoi aggressori, corresponsabili tra l’altro di quella azione ancor piu’ nefanda che aveva decimato la popolazione delle Hybrian e contaminato gran parte del territorio nel quale vivevano.
“Te lo cedo con piacere” rispose Gual, “è tutto tuo…” dicendo cio’ si allontano’ discretamente senza perdersi nemmeno una mossa del letale combattimento che stava per avere il suo epilogo. A quel punto pero’ avverti’ una fitta lancinante ad una delle due gambe: un dardo gli aveva perforato il polpaccio e la ferita comincio’ a bruciare come se le sue carni fossero state trafitte da un ferro rovente: d’istinto estrasse il dardo incurante del tremendo dolore che questa sua azione gli procurava.
Quando Gual si rese conto della provenienza del dardo, il brauno trafitto in precedenza stava raccogliendo le ultime energie rimastegli per colpirlo una seconda volta.
Lo stordimento totale di cui l’esploratore era diventato preda ne faceva un bersaglio molto facile da colpire, e fu solo l’intervento provvidenziale di Dolceluna, la quale nel frattempo aveva raggiunto il teatro dello scontro, a evitargli il peggio.
La strega, dopo aver notato che l’infido nemico costituiva ancora un problema, lo trafisse con l’ultima freccia rimastale che inchiodò la mano dell’aggressore alla piccola balestra con la quale stava per scoccare un altro dardo avvelenato in direzione dell’inerme esploratore.
“Pero’!” mormorò Gual compiaciuto, prima che la vista gli si annebbiasse completamente e le gambe smettessero di sorreggerlo. Prima di perdere completamente i sensi l’esploratore si sentì incredibilmente stupido per non essersi sincerato del fatto che tutti i brauni abbattuti fossero morti realmente. La stupidità si paga a volte a caro prezzo.
Nel frattempo la lama del pugnale prestato a Dyalma era già penetrata profondamente nelle viscere dell’ultimo brauno rimasto in vita, ed era stata rigirata più volte nello squarcio che aveva prodotto perché la Hybrian non si accontentava di uccidere il suo avversario: voleva che patisse almeno un poco della sofferenza patita da lei nel vedere tanti componenti del suo clan morire penosamente a causa dell’inquinamento salino provocato dai brauni.
Quando la mano dell’amica si posò sulla sua poderosa spalla, Dyalma aveva il volto rigato di lacrime ed agiva ormai come un automa.
“Smettila tesoro… è tutto finito adesso…” le sussurrò all‘orecchio, stringendola a sé. Le sfilò lentamente il pugnale dalle mani tremanti e diede un misericordioso colpo di grazia al brauno, che ormai era caduto in stato di schoc a causa del dolore insostenibile.
Dolceluna non si rese conto immediatamente che non aveva più Gual al suo fianco. La gioia di riabbracciare Dyalma fu tale da toglierle dalla mente l'esploratore.
Quante cose voleva dirle e quante voleva chiederne all'amica, scampata miracolosamente al massacro della sua gente... ma la teneva stretta cullandola come una bambina per la gioia. Quando alzò gli occhi su di lei la vide fissare un punto oltre la sua spalla. Solo allora vide l’esploratore a terra. La foga del lancio della freccia l’aveva portata oltre l’amico e non l’aveva notato a terra.
Fu solo per pochissimi attimi che rimase immobile, prima di lanciarsi su di lui.
Aveva il volto pallido e le labbra stavano diventando viola. Accostò la sua mano tremante alla gola. I battiti c’erano, ma molto rallentati. Si, respirava ancora, ma era più che altro un debole sospiro che lo teneva ancora in vita.


Capitolo 15 (di Dolceluna e Gual)

“Dyalma presto aiutami ….” la voce della strega si era fatta dura, nel tentativo di far tornare in sé l‘amica.
“Cos’è… questo?“ le chiese poi mostrandole il dardo, che il brauno armato di balestra non era più riuscito a scoccare.
L’abitante delle paludi sembrò riacquistare lo sguardo attento di sempre e le fu a fianco; osservando attentamente la piccola freccia dalla punta annerita ad un tratto la annusò.
“Presumo sia stata intinta in un concentrato di linfa di wahn, una pianta che cresce proprio in queste zone” rispose dopo averci riflettuto un attimo.
“Non lo conosco, di che si tratta…“ domandò anche se sapeva perfettamente cosa stava succedendo all’amico. I sintomi non lasciavano dubbi.
“Di un potente veleno e dona una morte senza sofferenze..” rispose la Hibryan e sommessamente aggiunse “…Un bel modo di morire, migliore di quello inflitto a tante compagne …”.
La strega le afferrò un braccio, mentre stava alzandosi costringendola di nuovo a terra “Non ho intenzione di perderlo.. come si cura.. Dyalma.. ti prego, sforzati di uscire da questo torpore che non è tuo…” la fissò ferma “…come si cura?” ripetè con forza.
L’amica la fissò per un tempo interminabile “Incidigli la ferita e cerca di far uscire del sangue…. per fortuna il tuo amico ha avuto la prontezza di estrarre subito il dardo avvelenato: la quantità di veleno diffusosi nel suo corpo potrebbe non rivelarsi letale, a patto che…” non terminò la frase alzandosi.
“A patto che?” ripeté la strega sollevata ed ansiosa.
“A patto che io riesca a trovare un’erba particolare che funziona da antidoto. Ne cresceva in un posto non lontano da qui, ma il disastro ambientale provocato dai brauni non mi concede molta speranza…”.
“La speranza è l’ultima a morire…” le disse di rimando la strega estraendo il pugnale.
Senza farsi vedere le labbra di Dyalma s’incresparono in una sorta di mezzo sorriso “occupati di lui in mia assenza: uno degli effetti del veleno è quello di rendere l’organismo quasi incapace di produrre il calore di cui ha bisogno, per cui cerca di tenerlo caldo fino a che non torno”.
Dopo alcuni attimi la Hybrian era già scomparsa al di là della vegetazione che rendeva l’atollo così suggestivo, alla ricerca dell’erba medicinale.
Ormai il sole stava per tramontare e la temperatura dell’aria si abbassava piuttosto rapidamente. La strega svuotò gli zaini e cercò di utilizzare ogni indumento o coperta disponibile per impedire che il calore abbandonasse il corpo dell’esploratore troppo rapidamente. In più gli preparò un giaciglio di foglie secche allo stesso scopo, ma aveva l’impressione che i suoi sforzi fossero vani, visto che Gual sembrava sempre piu’ gelido al contatto. Se non avesse temuto di attrarre su di loro l’attenzione di qualche altro gruppo di brauni, avrebbe acceso un bel fuoco… nell’attesa che Dyalma tornasse si sentiva totalmente impotente.
Quasi non avvertì il passo felpato della Hybrian, quando lei finalmente tornò con un’espressione vittoriosa dipinta sul viso. “Non ce n’era quasi più, abbiamo avuto fortuna” disse affannata, e poi si informò: “Come sta il tuo amico?”.
“Non saprei, non si muove e mi pare che diventi sempre più freddo” rispose amareggiata la strega.
“Si capisce, ti avevo ben detto di tenerlo caldo… guarda …” la rimproverò la Hybrian, quando si rese conto personalmente della situazione “lo stiamo perdendo!”.
“Ma come? L’ho infagottato come se dovesse trascorrere una notte tra i ghiacci, cosa avrei dovuto fare di più?”.
“D’accordo, lo hai coperto al meglio, ma non hai considerato che a una persona che non riesce a produrre il calore che lo tenga in vita, il calore glielo devi fornire tu stessa, non limitarti a non farglielo disperdere” spiegò quindi l’amica, e aggiunse: “Dai, aiutami a liberarlo di tutti questi indumenti che non gli permettono di assorbire calore dall’esterno; ci pensero’ io a dargli calore di cui necessita, mentre tu riduci in poltiglia l’erba che ho portato, per ricavarne un succo”.
Senza capir bene cosa avesse in mente, la strega si affrettò ad eseguire gli ordini che le erano stati impartiti, dopodiché vide l’amica liberarsi a sua volta dell’abbigliamento molto succinto che la copriva, ed incollare il proprio corpo a quello dell’esploratore. “Adesso copri entrambi noi con tutto cio’ che hai usato prima per infagottare lui” le disse infine Dyalma con decisione “e poi sbrigati con quel preparato, che il tempo stringe!”.
Per un attimo, la strega, era rimasta sconcertata dalla rudezza dell’amica… o era la situazione assurda che si era venuta a creare ad infastidirla?
Ad ogni modo, mentre pestava l’erba medicinale nel piccolo mortaio che aveva provvidenzialmente portato con se, si rese conto che Dyalma non aveva fatto altro che prendere energicamente in mano una situazione che stava per sfuggirle, e le era grata per questo.
Quando tutta l’erba era stata tramutata in una poltiglia succosa, Dolceluna accosto’ il recipiente alla bocca dell’esploratore e riuscì con pazienza a fargliene ingurgitare la parte liquida, e sotto le indicazioni di Dyalma, applico’ la poltiglia ormai quasi priva di liquido alla ferita, che provvide poi a fasciare strettamente.
“Bene, il più è fatto” le disse infine la Hybrian “ora non ti resta che unirti a noi …” aggiunse poi strizzandole l’occhio.


Capitolo 16 (di Dolceluna e Gual)

“Non parlerai su serio, spero” rispose la strega, colta di sorpresa.
“Andiamo, lo vedi da te che il tuo amico è talmente cresciuto che io riesco a riscaldarne non più della metà… all’altra metà dovrai pensarci tu, carina” replicò Dyalma, e, notando l’imbarazzo della strega aggiunse “andiamo! Non sara’ mica la prima volta che giaci accanto a un uomo nudo, spero.”
“Certo che no, cosa credi, è solo che…” tentò di dire Dolceluna “….Ohh e va bene…. Ma insomma per chi mi prendi!” per nulla intenzionata a farsi deridere dall’amica.
“È solo a scopo terapeutico, cosa pensi… cosa dovrei dire io: non è nemmeno il mio tipo!” esclamò infine Dyalma, concludendo teatralmente con un gesto di stizza.
Dolceluna non poté trattenersi dal ridere: sapeva bene che le Hybrian, da creature ermafrodite che erano, non si distinguevano affatto per le caratteristiche sessuali, e che avevano tutte un aspetto che si avvicinava piuttosto alla tipologia umana femminile, che a quella maschile.
“Senti, sia chiaro, se ti lasci sfuggire una sola sillaba ti pentirai di avermi rincontrata!” le disse sorridendo, mentre si liberava rapidamente dei suoi abiti.
“Bofh…” si sentì rispondere “voi umani riuscite a complicarvi l’esistenza in una maniera esasperante… la vita può essere maledettamente breve, a volte… vale la pena di viverla intensamente, senza crearsi problemi che non esistono…” un velo di malinconia era nuovamente comparso nel tono e nelle parole della Hybrian, che non poté fare a meno di tornare a pensare a tutte quelle persone a lei care che mai piu’ avrebbe potuto riabbracciare.
Mentre l’ignaro Gual assorbiva calore vitale dalle due splendide creature che si prendevano cura di lui, queste parlarono a lungo su tanti argomenti, sugli ultimi drammatici eventi che avevano scosso Arcano, sul futuro che le attendeva, sul senso della vita…
Non fu facile per Dyalma ripercorrere gli eventi che avevano portato la sua razza sull’orlo dell’estinzione. Era accaduto improvvisamente senza che potessero reagire. Almeno così le era stato riportato… si perché lei era via da Nosambra in quei giorni. Era strano ma la nuova amicizia con la strega l’aveva portata ai limiti del regno paludoso in attesa dell’amica per il solito “carico” di erba medicamentose.
Per Dolceluna fu come ricordarsi di qualche cosa dimenticato da tempo. In effetti avevano degli appuntamenti periodici. L’ultimo dei quali non fu rispettato da parte della strega per l’attacco a Ylea da parte dell’esercito invasore.
Non era riuscita a lasciare la Kioskas ed era accorsa al fianco di Madras Nurah durante quell’interminabile giorno! Lei come tutte le altre streghe che erano nel Pulp. Era stato terribile e l’appuntamento con l’amica lo aveva completamente rimosso dalla sua memoria ..
L’amica le raccontò che non vedendola era ritornata sui suoi passi, ma purtroppo o per fortuna troppo tardi per subire il destino della sua gente. In poche avevano trovato riparo fra gli atolli di fiori. Molte si erano accorte che alcune specie di ninfee non permettevano all’elevata salinità dell’acqua di penetrare in quella sorta di trincea naturale che circondava alcuni atolli. Questo permise ad alcune di loro di non perire, ma furono solo casi fortuiti ed isolati.
La loro amicizia le aveva aiutate in due modi e momenti diversi e questo era un segno che non avrebbero mai potuto dimenticare. Anzi se possibile legò ancor più saldamente i loro cuori.
“A proposito” chiese all’improvviso Dyalma alzando la testa al di sopra della spalla dell’esploratore e guardandola incuriosita “com’è che percepisco una strana trepidazione per lui?”.
Dolceluna deglutì a fatica, improvvisamente aveva la bocca secca “ma cosa farnetichi… trepidare… magari preoccupata!” rispose frettolosamente.
La Hibryan rise di cuore sprofondando al di là della vista dell’amica “Senti, ormai penso di conoscerti abbastanza…” la voce di Dyalma s’era fatta improvvisamente seria e profonda: “sei talmente trasparente ai miei occhi che riesco a leggertelo in tutti i tuoi atti: da come ne parli, da come lo guardi, dalla pena che provi vedendolo ridotto cosi’, da come ti batti per tenerlo in vita… una persona che abbia un minimo di sensibilità lo capisce subito! Mi chiedo solo se tu lo abbia già ammesso a te stessa, oppure per una inspiegabile ragione continui a nascondertelo”.
“Ma di che parli?” la guardò come fosse di un altro pianeta.
“… di amore Lune…. solo e semplicemente di amore..!”.
Era come se ne avesse la conferma dalle sue parole. Allora era innamorata… non che ne dubitasse, ma temeva che rivelandolo si sarebbe rotto l’incantesimo. Era sciocco, lo sapeva.. nascondersi le cose non serviva a nulla!
“Scusa, ma non te ne eri accorta?” l’amica la guardò sconcertata.
“Io.. no.. è solo che siamo amici… non capisco …”.
“O sante dee, gli umani non li capirò mai… ma davvero non te ne eri accorta?” la Hybrian sembrava sempre più incredula.
“Siamo amici e confesso che con il tempo il sentimento è cambiato.. ero più “attaccata” a lui, ad ogni gesto ad ogni sguardo.. ma non volevo capire che cosa fosse.. mi bastava vivere così …” lo sguardo triste “ho paura dei cambiamenti, sia in bene che in male… preferisco la strada conosciuta e tracciata già davanti ai miei passi.. sicura anche nelle difficoltà.. non sono una persona coraggiosa e men che meno quando si tratta di sentimenti!”.
“E perché non glielo chiedi?”.
L’esasperata semplicità con la quale l’amica le formulava soluzioni fece sorridere la strega “ Pensi sia facile? Tu correresti il rischio di rovinare un rapporto d’amicizia, che non tornerebbe come prima neppure se le due parti lo decidessero, per dar sfogo ad un tuo desiderio magari egoistico?”.
Dyalma stava per rispondere, ma Dolceluna la fermò “no, non rispondermi, so già che diresti, te lo leggo in viso..” era inutile cercare di farglielo comprendere.. forse neppure lei lo comprendeva.
“Sei messa male così amica mia ..”.
Dolceluna sorrise “Non tanto finchè almeno saremo amici ..”.
“Bene, con questo il discorso è chiuso… almeno per stanotte. Mi è venuto un sonno letargico. Non mi resta che augurarti buona notte e consigliarti di coccolartelo ben bene, ora che non può reagire, he he he” concluse la Hybrian sghignazzando.
“Ma sentila che dice!” esclamo’ infine la strega sorridendo, e si strinse ancor piu’ al suo compagno di viaggio.


Capitolo 17 (di Dolceluna e Gual)

Quando, alle prime luci dell’alba, le due donne si svegliarono, avvertirono subito che il calore sotto le coperte si era fatto quasi insostenibile.
“Buon segno” sentenziò la Hybrian “Significa che Gual non ha piu’ bisogno che noi gli stiamo attaccate come due sanguisughe”.
“Significa che è guarito?” chiese la strega, elettrizzata all’idea del successo della inconsueta terapia.
“Ne avrà ancora per un paio di giorni, ma poi dovrebbe poter tornare in piedi” rispose Dyalma sorridendo, mentre si bagnava in acqua per tornare a reidratare la propria pelle.
“Fantastico!” esclamò la strega che non stava più nella pelle per la contentezza, quindi uscì a sua volta dal giaciglio e si accostò alla Hybrian, e poi disse “Dyalma, non so come ringraziarti, per la tua pazienza, per il tuo aiuto…”. L’abbraccò forte.
“Smettila! Senza il tuo intervento ora sarei probabilmente gia’ cibo per i vermi da molte ore, quindi, siamo pari, no?”.
“D’accordo! Cerco di mettere un po’ in ordine le cose che non ci occorrono piu’ e poi pensiamo alla colazione” rispose Dolceluna allegra e si mise all’opera per rivestirsi e riporre gli indumenti sparsi tutt’intorno. Trovò da una parte la giubba di Gual accartocciata ed impolverata; pensando potesse servirgli per il ritorno la strattonò scuotendola affinchè la polvere si disperdesse. Nella foga, una piccola pergamena, che era stata custodita nella tasca interna, si aprì e venne fuori svolazzando a poca distanza dal suo naso prima di posarsi a terra. Quando la strega la notò si affrettò a raccoglierla per riporla nella tasca da cui era venuta fuori. Solo che non potè fare a meno di posare il suo sguardo sulla minuta scrittura di Gual, e lesse:

Nascondere l'amore

Restarti accanto la serata intera,
parlar con te e non poterti dire
che mai mi sei sembrata cosi'...vera,
che non vorrei, ma t'amo da morire...

Averti accanto e cogliere l'essenza
del tuo parlar scorrevole e gioviale,
senza poterti dir: "La tua presenza
per me diventa sempre piu' vitale...

Sederti accanto e farmi inebriare
dal tuo profumo personalizzato,
senza poterti dir: "sei come il mare,
che ti conquista e poi... lascia incantato..."

Vederti accanto, e col fiato sospeso
guardare le tue labbra semichiuse,
celandoti il mio desiderio acceso
del nettare di cui sono profuse...

Haimé, di dichiararmi io non oso:
stravolgermi potrebbe un tuo rifiuto!
L'averti come amica é già grandioso...
Non rischiero' che possa andar perduto!

(Dedicata a Dolceluna)

“Oh Dee che scema …” guardando incredula il fogliettino.
Quando Dyalma la scorse immobile si avvicinò incuriosita “Cosa ti è successo?”.
“Guarda tu stessa… è di Gual… L’ho vista cadere dalla tasca interna della sua giubba” rispose la strega dopo aver fatto un grosso sospiro, e le porse la pergamena.
“Sai bene che non conosco la vostra scrittura: leggimela” replicò impaziente la Hybrian.
“Hai ragione, scusami” rispose Dolceluna, e le lesse il contenuto della pergamena.
“Non era quello che volevi.. perché sei così imbambolata allora?” chiese sorridendo Dyalma.
“Non lo so… sono…. sono… stupita… dev’essere questo!” rispose la strega.
“Umani!… che parlo a fare” si limitò a commentare Dyalma scuotendo il capo, e si allontanò.
“Tu devi essere Dyalma, vero?”.
La domanda le giunse inattesa, mentre stava tornando dalla sua battuta di pesca che avrebbe garantito un pranzo ricco e succulento.
“Per la Dea, il nostro eroe si è finalmente risvegliato” gridò Dyalma movendosi con eccessiva teatralità.
“Hai ragione a prendermi in giro, come eroe non valgo granché, visto che mi sono fatto sorprendere come un pivello… ma almeno posso dire di avere la pellaccia dura, per essere sopravvissuto a quel dardo…”.
La Hybrian avrebbe voluto replicare: “Con quel che m’è costato, il minimo che tu potessi fare era riuscire a sopravvivere” ma se ne astenne, e si limitò a dire: “Già! Il dardo avvelenato”.
“Un veleno che non conoscevo: stava per mandarmi all’altro mondo, ma mi ha fatto fare un sogno bellissimo…” continuò Gual.
“Un sogno? racconta!” disse Dolceluna, che nel frattempo si era avvicinata a lui titubante.
L’esploratore le prese le mani e disse: “In quel sogno c’eri tu, Dolceluna, e mi giacevi accanto…”.
“Davvero? Beh, cosa ne fa un sogno meraviglioso?.. magari lo definirei fantasioso” disse di rimando la strega. Dyalma le lanciò un’occhiataccia, ma la strega non riusciva a rilassarsi.
Dopo un attimo di indecisione, Gual rispose: “Hem… non so se faccio bene a dirtelo ma… vedi, tu mi eri accanto e mi stringevi con passione e… beh… non avevi alcun indumento che ti coprisse…”. Gual si pentì d’averlo detto nel momento stesso in cui lo diceva.
Ma con sua grande sorpresa, invece di reagire con irritazione, Dolceluna scambiò un’occhiata d’intesa con Dyalma, e poi con un largo sorriso disse: “Sai, Gual… in qualche rara occasione i sogni meravigliosi si avverano…”.
Dyalma scosse la testa per l’ennesima volta: gli Hammers erano veramente complicati. Era anche giunto il momento di andare. Ormai la Hybrian si sentiva di troppo, per cui decise di allontanarsi discretamente, non senza aver avvertito la strega con un: “Ricorda che Gual è in pieno periodo di convalescenza!”.
 

Gualtierow e Dolceluna


 

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