Sciaves
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Capitolo 1
- Rinchiuso in questi sotterranei alla ricerca di ribelli. Che
lavoro - mormorava a voce alta Shademar, lamentandosi del fatto che
era stato messo a pattugliare le gallerie sotto la Kioskas di Launam.
I turni delle squadre composte da quattro uomini ciascuno, per la
scarsità di esploratori, erano sempre più lunghi e frequenti. |
Ormai anche se arruolato da pochi mesi, con il passare del tempo era
arrivato a considerarsi un vero esperto nell'eseguire i compiti più
inutili. Ma questo lo considerava sicuramente quello che avrebbe
meritato il primo premio.
Diversi metri sopra la sua testa, gli hammers di Launam sbrigavano i
loro affari; lui invece doveva stare lì al buio a strisciare in cunicoli
a volte talmente stretti e bassi che lo costringevano a terra mangiando
polvere.
La schiena gli doleva, un dolore acuto sulla spalla sinistra proprio
sotto la scapola ma anche i piedi reclamavano riposo e cure. Gli stivali
gli avevano procurato diverse piaghe e ferite.
- Smettila di lamentarti. E' il nostro lavoro no? Gli ordini sono ordini
e vanno rispettati - disse allegro un suo compagno senza prestare
attenzione allo stretto ponte di roccia che stavano attraversando
sospeso sopra un abisso di cui non si vedeva il fondo.
- Ancora due giorni e il nostro turno sarà terminato. Taverna aspettaci
- disse Walton.
Il gruppo era preceduto da Ferengard, sicuramente il più esperto dei
quattro; il suo fisico asciutto, non molto alto, era adatto a quel tipo
di esplorazione. Si muoveva nei cunicoli con l'agilità di un felino e il
suo passo anche nei punti più pericolosi era deciso e sicuro.
Improvvisamente Ferengard si arrestò segnalandolo con il palmo della
destra aperta, fissava un punto non preciso davanti a se. Ma più che
guardare sembrava in ascolto.
- Cosa c'è? - disse Walton bisbigliando.
Ferengard non rispose, si ritrovarono così avvolti dal silenzio più
assoluto dove anche il gocciolio dell'acqua a cui ormai erano abituati
sembrava tradire la presenza di chissà quali mostruose creature.
- Di là - gridò Ferengard lanciandosi in un buio cunicolo nascosto da
una grossa pietra.
In fila indiana raggiunsero una sala, Ferengard si fidò ancora del suo
udito e si gettò senza pensarci a discendere una lunga scalinata. Scesi
gli ultimi gradini giunsero ai sotterranei più profondi della Kioskas di
Launam accedendo a quello che un tempo furono i sepolcri della città.
Il fondo umido e melmoso era particolarmente scivoloso, una strana
vegetazione simile a grossi funghi e un odore di muffa rendevano il
luogo lugubre e desolato. Shademar sentiva il freddo penetrare nelle
ossa e raggelare il suo sangue, o forse era solo la paura di poter
incontrare qualcosa che non gli piaceva.
Aveva l'inquietante presentimento che stava per accadere qualcosa. Con
la coda dell'occhio percepì un movimento che lo mise in allarme:
- Ferengard ho visto qualcosa -
- Dove?-
- Là in fondo, sulla destra -
Ferengard si abbassò avvicinando la fiamma vicino al pavimento affinando
lo sguardo su quell'umida superficie.
- Orme - sussurrò con voce roca e preoccupata.
- Orme?- chiese Walton.
- Sciavès - disse Ferengard sottovoce sibilando la s finale,
manifestando così la sua preoccupazione, con un tono preoccupato e pieno
di timore.
Per la prima volta quegli animali erano stati visti nella battaglia di
Nomat, i Brauni li avevano utilizzati contro le amazzoni di Myrt. Bestie
con zanne simili a sciabole, feroci e sanguinarie.
Ciascuno di loro avrebbe preferito incontrare una banda di ribelli
piuttosto che affrontare uno solo di quei mostri. Avevano messo da parte
ogni paura, e prudentemente ripresero la loro esplorazione procedendo
lentamente e uniti.
Un urlo agghiacciante si levò dal piccolo gruppo:
- AHHHHH... Lasciami maledetto -
Walton era terrorizzato e si divincolava cercando di liberarsi. GLi
altri invece scoppiarono in una sonora risata.
- Da quando in qua rifiuti l'abbraccio di un'amazzone?- disse ancora
ridendo Shademar.
- Idiota, quando cammini guarda dove metti i piedi. Se fossi stato un
nemico a quest'ora saresti morto - disse l'ufficiale amazzone
rimproverando l'esploratore mentre lasciava la sua presa.
Dietro di lei comparvero dal buio di una grotta altre due amazzoni
armate fino ai denti con uno sguardo severo che scrutavano gli uomini.
- Comandante Acer, a cosa dobbiamo l'onore della vostra compagnia in
questi luoghi dimenticati dagli Dei?- disse Ferengard.
Capitolo 2
- Hai capito Acer?-
- Si... comandante, eseguo - e la vice si portò un pugno al petto...
attraversò la grande sala della caserma ripensando al compito che Nusuth
le aveva assegnato... scovare un gruppo di cacciatori di quelle
terribili belve, Sciavès... “dopotutto sono solo cacciatori, uomini” si
ripeteva “non fallirò”.
Spalancò le porte della prima palestra, riconoscendo le due amazzoni che
la comandante aveva indicato.
- Acer, che succede?- chiese colei che stava per portare un affondo al
torace del fantoccio di paglia.
Ma la vice guardò Kiro con espressione severa: - Da quando invece di
mettersi a disposizione si dice che c'è??- ma poi imbonendo leggermente
il piglio - preparate le vostre cose... si parte tra poco -
La vice afferrò le armi, nascondendole con cura sotto il manto nero che
la copriva da testa a piedi mentre dava indicazioni alle sorelle:
- Akasha porta la spada lunga, si quella lì, vediamo di fare un bel
lavoro su quegli scalpi da ometti - disse in un ghigno, - Kiro... i tre
pugnali devono tornare tutti e tre!! stai attenta che poi Nus
s'arrabbia...-
In poco furono fuori, cavalcando in fretta verso Launam, ed ognuna nel
proprio cuore si preparava ad affrontare cacciatori, uomini spietati,
con animali ed hammers.
Acer bloccò la cavalcata poco prima delle porte della Kioskas e fece
cenno alle Gana di seguirla fin all'imbocco della caverna e da lì di
procedere in silenzio; solo pochi passi dall'ingresso scorsero alcune
impronte.
- Uomini... tre... forse quattro - esclamò Akasha, ponendo due dita
sopra una di esse, mezza celata dall'erba.
La vice si batté una mano sulla fronte “gli esploratori!! è vero, me ne
ero dimenticata!” indi di scatto verso le compagne: - Ci sono alcuni
esploratori qui sotto... mi raccomando, non una parola non necessaria, e
tanto meno sorrisi amorevoli... altrimenti -, mise mano all'elsa e le
due sorrisero.
Il corridoio era buio, e le ombre si creavano e imperavano sulle tre
nuche con le fiamme della torcia di Kiro, che per ultima seguiva.
Buio.... buio..... poi un rumore.
“Gli esploratori, i cacciatori, gli echi dei nostri passi??”
Fu la domanda alla quale nessuna voce diede risposta.
Tra le braccia di Acer cadde un uomo, subito al tatto riconobbe la
divisa dell'esploratore ed in cuor suo s'arrabbiò di questo. Troppa
innocenza in un uomo alto più di lei che si dimenava come un uccellino
nella gabbia della sua mano che lo teneva per la divisa.
S'accorse che le sorelle avevano portato mano alle armi appena in tempo
per salvar il collo a quell'ometto, lo spintonò via mentre
sopraggiungevano altri due esploratori.
- Idiota! ma ti sembra questo il modo di comportarti?- lo rimproverò la
donna, scrutando alla poca fiamma i volti degli altri; uno non lo
conosceva, l'altro si, alla taverna, Shademar o un nome del genere...
voci dicevano che fosse il primogenito dei due Comandanti Armorica e
Licht, ma lei poco credeva alle voci, sempre e comunque.
Fu proprio Ferengard a rivolgerle la domanda: - Comandante Acer cosa ci
fate qui?-
Lei lo fulminò con gli occhi ed usò quel solito tono freddo, con
un'ironia di ghiaccio:
- Cercavo fragoline ma mi sono persa! Ora vedete di non farci perdere
tempo -
Le tre fecero per passar avanti quando l'esploratore che le era caduto
addosso allungò una mano per afferrarle il braccio.... cattiva mossa...
si trovò tre spade alla gola, alzò le mani - lo... volevo solo… avvisare
che ci sono belve feroci qua att... attorno -
- Bene!- si lasciò sfuggire soddisfatta Kiro. Tutti si voltarono verso
di lei che fissò la vice stizzita con leggero timore.
- Kiro, avanti, vai avanti tu -
Era la punizione, non ammetteva repliche, e lei sospirando s'avviò verso
una galleria.
- Comandante Acer, anche noi dobbiamo procedere verso di qua...- disse
il terzo ma poi, vedendo l'espressione molto evidente sul volto di
Akasha, aggiunse - solo per un tratto ovviamente.-
Così si misero in marcia, Kiro avanti, seguivano gli esploratori, poi
Acer e la compagna dietro.
- Sorella, non perdere di vista questi tre balordi un secondo, quello
più magrolino par conoscere bene queste vie e.... di a quell'idiota di
non disturbare chi ci guida!- Aggiunse a voce alta l'ufficiale, facendo
arrossire uno e ridacchiare gli altri.
- Acer, credo sia meglio fermarci qui a riposare, fuori sará giá buio...
guardate, qui c'è un'ansa... solo qualche ora - Sussurrò Shademar e lei
annuì appena, facendo cenno alle due di fermarsi.
Nessun fuoco, solo la torcia che creava ombre sulle pareti, ombre
deformi e paurose.
Tutti si sistemarono alla meglio nei loro mantelli e sotto il capo la
sacca.
La vice era posata alla parete, sul lato scoperto, mano ferma
sull'elsa... non era affatto tranquilla, qualcosa si muoveva, strisciava
verso di loro, respirando la loro stessa aria chiusa da sotterranei.
Spostò il volto verso i compagni e vide l'unico sveglio, l'uomo che
lucidava una spada.... l'amazzone portò istintivamente una mano al
petto, il cuore fece un salto...la spada di Licht scintillava tra le sue
mani.
Fu in quell'istante che per lei Shademar divenne "il ragazzo".
“Non sarai mai all'altezza di tua madre e tuo padre... ed essere loro
figlio non cambia niente..... e mai cambierá, ragazzino, spero tu lo
sappia!”
Questo voleva dirgli ma, chissà perchè si trattenne, sussurrando solo,
guardando avanti: - Allora è vero... ragaz...-
Rumore di corsa, Rumore d'animale, rumore di zanne, odore di pericolo e
morte divampò all'improvviso, risvegliando tutti i sensi.
Capitolo 3
Ebbe appena il tempo di cogliere un bagliore di stupore nello sguardo di
Acer, che un'eco di ruggiti divampò come un incendio nel silenzio di
quelle grotte.
- Sciaves arrivano - gridò l'amazzone alzandosi in piedi.
I compagni giacevano addormentati o erano appoggiati con le spalle al
muro e la testa penzoloni da un lato. L'allarme li colse di sorpresa,
Acer invitava le sue compagne ad alzarsi con leggere pacche sulle
spalle.
Ma l'eco delle grotte aveva ingannato anche i sensi esperti del
Comandante amazzone. Gli Sciaves erano già arrivati. Walton si sollevò
sulle ginocchia imprecando contro qualcosa quando due zanne uscirono da
un oscurità laterale e lo colpirono in pieno stomaco passandolo da parte
a parte. Lo Sciaves sollevò poi la testa alzando di peso l'esploratore e
lo scaraventò addosso alla parete. Un secondo Sciaves si gettò su quel
corpo che perdeva sangue come una fontana e si torceva dal dolore tra
urla strazianti.
- Via da qui - urlò Ferengard - indietro, torniamo verso il ponte di
roccia.-
Era una stretta e lunga lingua di pietra sospesa nel vuoto, e la loro
unica speranza; da li forse avrebbero potuto trovare un modo per fermare
quelle bestie assassine.
Shademar era un ragazzo e benchè nel suo sangue scorresse il sangue di
due Comandanti si ritrovò bloccato dalla paura e rimase indietro.
Ferengard si voltò gridando il suo nome mentre lo sciaves annusava
nell'aria l'adrenalina che traspirava dalla pelle del giovane.
Spiccò quindi un salto di oltre quattro metri con le zanne protese
minacciosamente in avanti per colpirlo ma la lama di Ferengard ne
arrestò l'assalto.
- Fuggi ragazzo....-
Lo colpì con una violenta manata sulla spalla, il pericolo e
l'intervento del suo amico lo fecero riprendere. Vide l'anziano
esploratore che fronteggiava lo Sciaves la cui bocca colava di bava
mista a sangue.
Gli vennero in mente le parole dello Sciandares quando si vantava alla
taverna di saper come si uccideva uno Sciaves. Lui era giovane e pieno
di coraggio e aveva sognato mille volte di trovarsene uno davanti. Ma
ora tutto sembrava cosi maledettamente complicato, ora che la sua vita
era in pericolo sentiva sottili scie di sudore colargli lungo il corpo.
In lontananza sentiva l'eco dei passi dei suoi amici che lo avevano
abbandonato e provò l'istinto di fuggire. Gettò lo sguardo a sinistra e
vide che l'altro Sciaves era impegnato a finire di divorare Winlock ma
un'eco di guaiti sempre più vicini giungeva dalla profondità
dell'oscurità.
Quando tornò a fissare Ferengard vide che lo Sciaves lo stava per
attaccare. La bestia scattò in avanti con una velocità impressionate, le
sue zanne scintillarono nel buio della grotta, la lama dell'esploratore
si spezzò e una delle due zanne gli penetrò da un fianco. L'animale
colpì ancora con un movimento repentino e violento e nella grotta si udì
il rumore sordo delle zanne contro le costole del vecchio.
Ferengard si voltò verso Shademar:
- Sca..ppa - mentre un fiotto di sangue gli uscì dalla bocca.
Calcolò la distanza tra lui e lo Sciaves, capì che se fosse fuggito non
avrebbe avuto scampo. Buttò la torcia a un paio di metri da dove era e
rimase immobile e in silenzio con la spada, impugnata a due mani,
distesa in avanti, la punta verso il basso e i gomiti leggermente
flessi.
Fissò lo sguardo sullo Sciaves che annusava l'aria cercando di
localizzarlo. Avanzava lentamente spostando le zanne a destra e a
sinistra e quando lo localizzò voltò la testa verso di lui. Fu in quel
momento che Shademar sollevò la sua spada e colpì con tutta la forza che
aveva tra la spalla e il collo.
La bestia stramazzò a terra in un lago di sangue stirando freneticamente
le zampe. Si sentì toccare la spalla, si girò di scatto per colpire
nuovamente.
- Sono io, ero tornata indietro a cercarti - disse l'amazzone in tono
basso come per scusarsi di averlo lasciato solo.
Shademar annuì sorridendo, allentando cosi per un attimo la tensione che
lo aveva assalito. Diede un ultimo sguardo alla scena di morte che aveva
davanti e si allontanò verso il ponte seguendo Acer mentre un nugolo di
Sciaves penetrò nella grotta gettandosi sulle sanguinolente carni del
loro simile ucciso da Shademar.
Capitolo 4
- Che accade? Che accade?-
Corrente umana, un fiume in piena, mosso da paura, la morte si annusa in
ogni angolo, fa muovere le gambe, correre dove? Non lo sa nessuno ma che
importa?
Acer riprese in mano i nervi, fermandosi di scatto:
- Sorelle! Come state? Tutto bene?-
Avevano attraversato il ponte di pietra, ed Acer vide i loro due volti,
pallidi ed ansanti, occhi ancora velati da un sonno spezzato... provò
l'impulso di rassicurarle, di sorriderle come una sorella maggiore ma
non v'era tempo.
- Gli esploratori!!!- Esclamò Akasha, passandosi le mani tra i capelli.
- Il ragazzo!- Passò nella mente della vice, come un lampo.
- Trovate un posto sicuro dove fermarvi, tornerò presto -
Forse neppure lei ci credeva, ma doveva tornare indietro, quei tre
uomini da soli contro un branco... Doveva arrivare in tempo.
Ed invece non c'arrivò. Era lì, da solo, in piedi, un lago di sangue
attorno a lui, Acer sentì un leggero sollievo sfiorarle come vento il
cuore, Shademar era vivo.
Una mano alla spada, l'altra la portò sulla spalla sua, sussurrandogli
di seguirla via di là, finchè era possibile.
Lui la seguì docile e silenzioso, aveva perduto così amaramente due
compagni, doveva rispettare il suo lutto.
Attraversarono il ponte e procedettero verso un angolino dove stavano in
attesa le Gana, li videro arrivare in due soltanto e chinarono il capo
con movimento gentile e rassegnato.
- Ed ora?- Chiese quasi sottovoce Kiro, spostando gli occhi al volto di
Acer, che stava elaborando le idee, poi parlò, senza guardare nessun
volto.
- Procederemo per questa galleria, dovrebbe portarci allo sbocco ad
ovest di Launam, lasceremo il ragazzo e continueremo il nostro compito -
- Ma Acer! È la via più lunga, ci metteremo giorni e notti per arrivare
allo sbocco e tornare indietro, ed intanto l'occasione sarebbe
fuggita!!- Ribattè con decisione la sorella Kiro, e portando dei validi
motivi. Eppure Acer si sa... È una testa di porfido, scosse il capo con
movimento secco.
- Non metterò mai a repentaglio la vita di un esploratore per motivi a
lui non richiesti, ed ora in marcia, non c'è un secondo da perdere!-
E così fu, Lei avanti, Shademar e Kiro dietro e per ultima Akasha, la
più inquieta, percepiva anche lei che qualcosa non stava andando come
avrebbe dovuto.
Ad un tratto un sussurro: - Non sapevo che la vostra vice comandante
avesse un così forte senso materno!- seguitò poi una risatina divertita.
E come la corda dell'arpa che si rompe toglie al suono il giusto
equilibrio, Acer s'irrigidì, il cuore pulsò forte, la mano venne portata
sotto il manto, a sfiorare una pancia che non era più la culla calda di
un fanciullo, un ricordo, una cicatrice l'ornava come corona di un re
che non sarebbe più tornato.
Le due compagne la fissavano, sguardo spaventato e pronto ma poi
sconcertato, quando videro come copriva la rabbia e la rassegnata
frustrazione, stringendo labbra e pugni.
Ore, minuti o secondi trascorsi camminando in una prigione a due
uscite... Che conducevano tristemente ad altre prigioni: da una parte i
cacciatori delle belve, coloro che dovevano uccidere... Dall'altra
Launam, distante dalla missione ma l'unica via per Shademar. Era verso
quest'ultima che stavano camminando.
La distolsero ai pensieri i battiti dei passi di Akasha, che avvicinò la
bocca al suo orecchio...
- Comandante, Non siamo soli -
Capitolo 5
Erano nascosti dalle rocce ed ora uscivano lentamente puntando i loro
archi contro il piccolo gruppo guidato da Acer.
Shademar agì d'impulso e portò la mano sull'elsa, il pollice liberò la
sicura, si voltò verso le amazzoni che erano rimaste ferme. Esitò e
decise di abbandonare ogni velleità.
- In genere i ribelli prima uccidono poi fanno domande - sussurrò a
bassa voce un'amazzone.
Dalle rocce si staccò un uomo e scendeva a passo lento verso di loro, il
suo viso era squadrato con i lineamenti marcati, i capelli ingrigiti,
sulle sue spalle portava a mantello una pelliccia di orso bruno. I suoi
occhi nonostante l'età erano ancora pieni di vita e incutevano un certo
timore.
Non capiva come, ma Shademar pensava di conoscere quell'uomo anche se
non ricordava di averlo mai visto.
- Se le madras hanno mandato te a cercarmi allora le voci che girano sul
mio conto devo considerarle vere - disse il ribelle rivolto ad Acer.
- Io non parlo con i rinnegati -
- Io non ho rinnegato nessuno -
- Già, dovrei chiamarti mercante allora, dato che catturi e vendi
Sciaves agli invasori -
L'uomo abbozzò un sorriso ironico portandosi vicinissimo all'amazzone.
Era talmente vicino che i loro sguardi sembravano respingersi con la
forza di un uragano.
- Il mio Comandante mi diceva sempre che nel tuo silenzio sapevi ben
valutare le persone e che rare volte i tuoi giudizi erano sbagliati ma
...-
- Nessun ma, dopo la sua morte nessuno ti ha più visto cavalcare negli
eserciti di Nimira o combattere contro i suoi nemici. Il fatto che tu
sia qui è la prova del tuo tradimento.-
L'uomo lasciò per un attimo cadere lo sguardo a terra e poi socchiuse
gli occhi come se stesse pensando.
- Eppure sei ancora viva -
L'amazzone digrignò i denti tenendo le sue labbra serrate e strinse i
pugni delle mani facendo ondeggiare il mantello.
- Fermi!- Gridò l'uomo ai suoi uomini che avevano caricato il tiro.
Le due amazzoni e Shademar si avvicinarono alle spalle di Acer pronti ad
aiutarla.
- E' vero Uait Bir, siamo ancora vivi ma uccidendomi non avresti
ottenuto nulla ...-
Il ribelle alzò la mano verso Acer come a far cenno di aspettare, non
gli era sfuggita l'espressione di stupore che aveva brillato per un
istante negli occhi del giovane esploratore.
- E tu chi sei?- domandò Uait Bir con un tono più di conferma a ciò che
pensava che ad una domanda.
- Shademar di Lokot ... figlio di Licht -
Tutto si fece silenzio, Uait lo fissava con uno sguardo di amore
paterno.
- Sono felice di conoscerti - appoggiando il suo braccio sulle spalle
del giovane, poi non riuscendo a trattenersi lo strinse a se tra le sue
braccia mentre nella sua mente riprendevano forma e vita le immagini del
suo Comandante Licht.
Si tirò indietro di mezzo passo e posò entrambe le mani sulle spalle di
Shademar:
- L'ultima volta che ti strinsi nelle mie braccia eri ancora un infante.
Quanti anni sono passati da allora.-
- Mi fa piacere incontrare colui che mio Padre considerava un fratello.
Non crederò mai che tu abbia tradito Nimira e le madras.-
Il sorriso sul viso di Uait mutò in una espressione allarmata. I suoi
occhi scrutavano nell'immensa cavità della grotta, il suo petto si
gonfiava mentre le narici annusavano l'aria in cerca di odori e il suo
udito spaziava nel silenzio che li avvolgeva.
Agli altri tutto sembrava tranquillo, ma i suoi uomini conoscevano bene
quei momenti che precedevano sempre situazioni di pericolo. Ad un tratto
gli occhi di Uait si allargarono e nel suo sguardo brillò una strana
luce.
- Cosa c’è?- chiese Acer a Uait
- Ora saprai perchè sono qui, presuntuosa amazzone. Ragazzi preparatevi,
ci siamo.. la bestia sta arrivando. Seguitemi presto, abbiamo poco
tempo.-
Insieme a Uait risalirono la parete ghiaiosa portandosi in alto dove
erano appostati gli uomini. Ci fu il rumore del ferro delle catene che
sbattevano sulle rocce mentre sollevavano enormi e pesanti strutture in
legno su cui erano attaccate mortali punte d'acciaio.
- Servono per uccidere gli Sciaves?- chiese un'amazzone.
- Magari ...fossero solo Sciaves. Credo che oggi avremo a che fare con
quella che noi cacciatori chiamiamo la Bestia che li ha partoriti.-
Uait si portò l'indice sulle labbra e con lo sguardo indicò uno degli
ingressi della grotta. All'inizio erano semplici vampate ma ora si
sentiva il fiato puzzolente della Bestia ammorbare l'aria, se ne
percepiva distintamente il respiro pesante e il lezzo del pelo mentre un
ringhio feroce echeggiava sibilando nell'enorme sala.
Apparve sul tunnel, neanche Acer nonostante le mille battaglie aveva mai
visto nulla di cosi enorme e spaventoso; sentiva i suoi occhi puntati
addosso, ne sentiva a pelle lo sguardo.
Spalancò le sue fauci in un minaccioso latrato, le sue zanne erano
grandi quasi un uomo robusto, si sollevò sulle zampe posteriori e il suo
groppone urtò contro la superficie del tunnel e le vibrazioni furono
avvertite dagli uomini sotto i loro piedi. La bestia mosse verso di
loro, seguita e subito superata da una decina di Sciaves.
Gli uomini mollarono le catene, le reti scesero ma la bestia si fermò in
tempo come se avesse percepito la trappola. Lo schianto fu tremendo,
guaiti e latrati degli sciaves mortalmente colpiti invasero tutta la
volta della grotta.
La bestia mosse violentemente la testa, le sue zanne colpirono una
parete staccando un pezzo di roccia e caricò il gruppo di uomini che
erano già pronti a scoccare le loro frecce.
- Speriamo che le punte riescano a forare la pelliccia - sussurrò ad
Acer.
Poi diede l'ordine di tirare.
Capitolo 6
Uait Bir, il vecchio compagno di Licht, era più bigio ma sempre lo
stesso. Quanto tempo era passato? Tanto, troppe battaglie nel mezzo, per
poter ricordare le risate dei due uomini in taverna... ed ora invece, si
ritrovavano in una caverna, Acer a proteggere il figlio del Comandante,
lui sbucato da chissà dove, con chissà quali vicende sulle spalle... ed
ora entrambi lottavano fianco a fianco, per distruggere quell'orrenda
creatura.
La rete che gli uomini avevano teso come trappola non era servita a
nulla, quella bestia che avanzava, trascinando le zampe enormi e
mostruose, mentre scatenava le zanne in ossessionante movimento, era
troppo, troppo forte.
-Sorelle, pronte, ferirla non serve a nulla, vedete di usare la punta
delle vostre spade!!- Urlò la giovane vice ad Akasha e Kiro Chan,
tentando di sovrastare il rumore sordo dei massi che cadevano più forti,
spostati dalla Madre di tutti gli sciaves, ed anche se la voce non
arrivò capirono entrambe, sguainando le armi.
- Tu non ti muovi - disse poi a Shademar - TU non provare a muoverti!-
sibilò quasi rabbiosa, la preoccupazione che provava per la salute del
ragazzino le faceva perdere il controllo e lei odiava quando la
situazione le sfuggiva di mano.
- Ma chi sei tu Acer per dirgli questo?- Rispose calmo Uait, poi si
rivolse al giovane esploratore - Fai ciò che credi, Figlio di Licht...
ed adempi il tuo destino, senza star a sentire queste amazzoni
bacchettone!- strizzò l'occhio ad Acer in un sorriso, mentre la bestia
ancora avanzava.
- Scoccate!!!- infine urlò agli uomini pronti, alzando una mano a dare
il segnale.
Rumore d'archi flessi sibilò nell'aria scura, poche frecce riuscirono ad
adempiere il loro compito, conficcandosi in punti più morbidi del corpo
abnorme, provocando però soltanto d’innervosirlo ancora di più che
lanciò un ruggito spaventoso.
- Avanti!- Scattarono gli uomini, ed Acer con loro, assieme alle
sorelle, corsero tutti verso l'essere, a volerlo distruggere,
scavalcare, calpestare: o loro o lui.
Cosa accadde dopo? nessuno saprebbe spiegarlo, neppure il piccolo
Shademar, tanto bravo nell'arte della penna quanto quella della spada e
meno che meno io, amazzone dalle poche parole, ma credo accadde ciò che
sempre accade in una battaglia: il tutto.
Quanti vennero azzannati? Troppi. Uomini cadevano come pezzetti di
roccia sgretolata e friabile.
Acer combattè in maniera pessima. Stava sempre troppo eretta e scoperta,
la spada impugnata poco saldamente, gli occhi concentrati altrove, verso
Shademar, che si muoveva con destrezza da fanciullo.... provocandole
però un timore nel cuore che la sconvolgeva... finchè s'accorse della
carica della bestia verso di lei, scioccamente, rimasta ultima nella
breve ritirata comandata dall'astuto Uait. Una zanna la prese in pieno,
lacerando la carne del fianco sinistro.... in una morsa di dolore e
sangue. Non ebbe tempo per urlare o far altro, perse la spada dalla mano
e ciò voleva dire solo una cosa: sconfitta. Le voci si fecero deboli e
distanti... Akasha, Kiro? No... era Uait, se la caricava sulle spalle e
correva via.
- Via!! Via di qua immediatamente!!!!- le parve d'udire, seguito da una
danza di passi scatenati, prima di cadere in un sonno agitato da incubi
terribili e da Betris urlanti.
Si svegliò, in mezzo tra i corpi caldi delle sorelle addormentate,
sistemate a proteggerla e scaldarla. Si rizzò a sedere con calma... il
fianco era stato fasciato con degli stracci umidi in un tentativo di
tamponare ma il sangue perduto e la pelle lacerata l'obbligavano a
movimenti lentissimi ed ogni respiro era una sofferenza.
- Ben svegliata, amazzone - era la voce del vecchio guerriero, seduto
più in parte, a gambe incrociate.
- Grazie di avermi portata via, ma non credere che non me la sarei
cavata lo stesso, le amazzoni di Gana ce la fanno sempre, sempre e
comunque!- rispose con stizza la donna, a nascondere la vera gratitudine
che provava, mascherandola da sbuffo. Lui sorrise, convinto oramai di
sapere ciò che passava per quella testolina spettinata da un sonno
agitato sopra la pietra dure.
- Eri parecchio distratta, Acer... credo di sapere perchè, non occorre
tu mi dica niente -
- Non ti avrei detto niente comunque e lo sai!- rispose lei rabbiosa ma
a basso tono per non disturbare chi riposava e lui continuò - Comunque
abbiamo corso abbastanza lontano, qui siamo al sicuro per un poco, e
credo che al calar delle tenebre ricominceremo la nostra strada alla
caccia di una bestia che deve subito essere distrutta, e voi la vostra,
Acer, qualsiasi sia la vostra missione, è stato un piacere rivederti -
L'amazzone rimase un attimo a pensarci su, indecisa, poi, notando che
Uait stava per alzarsi ed andare dai suoi uomini che riposavano più
discostati da noi, lo trattenne: - Devo chiederti un favore guerriero -
- Dimmi pure - disse egli fermandosi.
- Porta via il ragazzo, portalo al cunicolo più vicino per risalire in
superficie, con me non lo posso tenere... non riuscirei a proteggerlo in
caso di qualche attacco -
Lui rimase un attimo a riflettere, chissà poi cosa gli passava per la
mente, alla fine accettò, con gran sollievo di Acer, che si ridistese,
pronta a riposare almeno un poco prima di ripartire alla caccia degli
uomini, missione che doveva essere conclusa presto e nel migliore dei
modi; non aveva nessuna intenzione di deludere Nusuth.
- Uait, portalo via adesso, mentre noi dormiamo, inventati una scusa per
trascinarlo via da qui, ha visto morire troppa gente amica, è un bene
che se ne vada in fretta -
Lui scoppiò in una risata sottovoce, a non disturbare luogo e persone.
- Mamma Acer, non suona male!! Sarà fatto come chiedi, alla luce
dell'alba Shademar sarà lontano da qui e al sicuro nel suo lettino, hai
la mia parola -
Lei rimase immobile ad ascoltarlo andare... era la seconda volta che le
attribuivano quella strana parola "mamma" che tanto la faceva soffrire,
si raggomitolò su se stessa nonostante l'incredibile dolore e chiuse gli
occhi, sentendo una gran voglia di piangere... ma non poteva, non poteva
lacrimare prima di di essere stata certa che il ragazzo avrebbe dormito
nel suo letto.
Capitolo 7
- Come sta?- chiese Shademar preoccupato a Uait.
- Oh se la caverà, l’amazzone ha una pelle più dello Sciaves contro cui
abbiamo combattuto -
- Posso andare a vederla?-
- Fermo ragazzo, adesso è stanca e vuole riposare.-
- Ma soltanto vederla un attimo -
L’uomo appoggiò entrambe le mani sulle spalle del giovane:
- Figlio, le ferite che non può fare una zanna di Sciaves può farle un
ricordo. Lasciamola riposare, dobbiamo finire il lavoro.-
- Lo Sciaves?- domandò con un tono preoccupato.
Il vecchio guerriero fece di si con un movimento del capo.
Quando ebbero finito di sistemare le loro cose e aver recuperato molte
delle energie spese nel duro scontro si rimisero in cammino sulle tracce
dell’animale. Shademar era l’ultimo della fila e prima di allontanarsi
gettò per l’ultima volta uno sguardo malinconico verso la grotta dove
stava riposando il comandante Amazzone, ”Addio Acer” fu l’ultimo
pensiero appena abbandonò quel luogo.
Grosse chiazze di sangue erano ben evidenti sulla roccia, questo
lasciava supporre agli uomini che l’animale fosse gravemente ferito. Lo
scontro era stato duro, molti uomini di Uait avevano perso la vita ma
anche lo Sciaves aveva subito moltissimi colpi mortali.
Lo trovarono in una grotta gigantesca immerso in una pozza di sangue, la
bocca leggermente aperta, le zanne insanguinate appoggiate a terra.
Non dovettero più combattere, per ordine di Uait l’ingresso di quella
grotta fu ostruito con grosse pietre. Il ragazzo decise di restare per
un lungo periodo di tempo con quell’uomo che più di ogni altro hammers
aveva condiviso con suo padre lunghi periodi della sua vita.
Acer e Shademar
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