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Discorso sulle virtù dei cavalieri e sulla Fortitudo, tenuto in occasione della cerimonia di investitura della carica di Comandante

 

Dalle pagine del diario di Ryo del Mantombroso

Kanveska, Mogder 19 - Flamerule - Anno Quinto - Quinta Era


 

Il sapore del mattino dell'estate appena entrata ha accolto stamane il mio dolce risveglio. Come oramai ogni mattina, guardo ad ovest lo scrittoio in legno massello della mia camera da letto, dono di Aegon e Grizzly. Su di esso, tenute con cura sotto un crogiuolo ramato, le pagine del discorso che da li a poche ore avrei pronunciato nel cortile antistante al portone della Biblioteca, dinanzi agli abitanti della Kioskas Saggia.

Appena indossata la nuova uniforme d'onore, Zardoz e Reiver bussano alla mia porta.
"Sei pronto Ryo?", mi chiede il giovane Reiver abbracciandomi mentre Zardoz deve fare i conti con Fiamma che, come è d'uso, gli salta addosso appena apro la porta.
"Sono pronto Reiver", rispondo mentre presa per la collottola la mia gattona la faccio entrare in casa ed abbraccio Zardoz.
"Bene", mi dice subito il guerriero appena scampato dall'ennesimo attacco felino, "nel cortile è tutto pronto. Manchi solo tu". Un sorriso si stampa sul suo volto; con i due amici, uno alla mia destra ed uno alla mia sinistra, ci avviamo verso la Biblioteca.

"Hai dormito stanotte?", mi chiede Reiver.
"Eh eh" gli rispondo subito, "come c'era da aspettarsi, ho dormito poche ore, ma davvero benissimo. Ho passato la serata, dal tramonto fino a notte fonda, a rivedere il discorso per la cerimonia di stamane".

Passo dopo passo, fra i fischiettii di Zardoz e le battute del sempre allegro Reiver, accompagnate da quelle del Lokot Shademar incontrato per strada, siamo giunti nel grande cortile della costruzione più importante di Kanveska.

La Biblioteca. Mai come questa mattina l'immensa struttura dell'edificio simbolo della Kioskas ha scosso il mio animo. Per l'occasione, dinanzi al portone principale, la Madras Kristal aveva fatto costruire da alcuni giorni un piccolo palco in legno su cui sarei dovuto salire per pronunciare il mio discorso. Sul palco, già pronto il trono con fodere rosso porpora su cui lei si sarebbe seduta per presiedere la cerimonia della mia investitura. Quel rosso bellissimo, reso ancor più vivo dal sole oramai batteva caldo.

Avvicinandomi al palco, scorgevo fra i moltissimi Hammers giunti anche da fuori per partecipare alla cerimonia, tanti visi amici. Fin da Nistra erano giunti, nonché da Nakir e da Aktual. Giorni e giorni di viaggio per condividere le mia gioia. Un gruppo di Gams e Caliur comandati per l'occasione dall'ottimo Grizzly, era stato formato per mantenere l'ordine fra i presenti. Sul palco, oltre a Kristal, altre tre Madras tanto inattese quanto gradite, stavano prendendo posto: Asiram, Diamante e Nurah.

Il tempo di rendere i giusti omaggi alle quattro Madras, e Kristal mi invita a pronunciare il discorso, facendomi accompagnare al bordo del palco da uno scrivano.

"Amici", ho gridato con voce sicura e ferma, "in onore di questa cerimonia per la mia investitura vorrei parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, ma ahimè poco considerato. Oggi desidero esaltare dinanzi agli occhi, e alle orecchie di voi che ascoltate, una virtù su cui noi Gams abbiamo fondato il nostro Codice Cavalleresco".

Silenzio. Probabilmente quelle poche parole che ho pronunciato come introduzione, mentre preparavo la prima pagina del discorso, hanno gettato il panico fra i presenti, che sicuramente si aspettavano un breve sermone ricavato dalle usuali frasi di circostanza che tante volte avevano già ascoltato. Datomi fiducia, e guardati Zardoz e Reiver che erano proprio sotto di me, ho fatto un bel respiro ed ho cominciato a leggere sulla prima pergamena quel discorso preparato dopo studi, letture, ma ahimè mai riletto tutto insieme.

"Delle innumerevoli doti morali che devono costituire il bagaglio di virtù di ogni cavaliere, il Coraggio è quella che non deve mai abbandonare un Gams; Coraggio, virtù intesa come inteso energia di colui che, dominando la paura e le altre tendenze inibitrici dell'azione, si dimostra deciso e costante nelle situazioni difficili".

Pausa, durante la quale guardo il mio pubblico apparentemente desideroso di sentire il prosieguo del discorso che stava segnando il mio breve momento di gloria. Sguardo che torna sulla pergamena. Il tempo di ritrovare il segno, e riprendo a parlare a voce sicura.

"Cari amici Hammers, dalla migliore tradizione cavalleresca che ha segnato in modo indelebile queste terre, impariamo che quattro sono le virtù che sintetizzano, e su cui allo stesso tempo si basa, lo spirito cavalleresco. Tutti i codici sono improntati sull'enfasi di una o più di queste virtù".

"Tali virtù prendono il nome di Virtù Cardinali. Queste sono la Prudenza, la Temperanza, la Giustizia ed infine ma non meno importante, la Fortitudo, detta anche Fortezza".

"Delle quattro, i Gams incarnano in particolare la quarta di esse, la Fortitudo, vista all'unanimità dai saggi e dagli studiosi come quella virtù che da genesi al Coraggio".

Altro momento di pausa, in cui guardo il pubblico. Alcuni, soprattutto i più giovani, mi sembrano annoiati, distratti. Non li biasimo affatto: probabilmente anche io al loro posto mi sarei annoiato tantissimo a sentire quei discorsi sulle virtù, preferendo sentir narrare qualche avventura di guerra o di esplorazione. Ma i Gams in prima fila, che da quei momenti avrebbero messo la loro vita nelle mie mani, e tramite me avrebbero confermato la loro fedeltà all'Imperatrice, sembravano contenti nel sentir rappresentato il loro spessore cavalleresco dalle mie parole.

Forte di questa convinzione, riposto lo sguardo sulla seconda delle mie pergamene, apprestandomi a leggere. Conscio che Reiver stava per leccarsi i baffi: ciò che stavo per leggere infatti era nato principalmente da discussioni fatte insieme a lui sulla torre di guardia del Comando, durante le innumerevoli notti passate a far turni di guardia o a bere idromele.

"Permettetemi di citare le parole di alcuni degli scritti che ho trovato particolarmente interessanti sulla Fortitudo. In molti, essa è definita come la fermezza d'animo nell'adempimento del dovere e, di conseguenza, la condizione di ogni virtù; in senso più ristretto, è la virtù che rende l'uomo intrepido di fronte a ogni pericolo, o lo porta a sfidare senza debolezze e ad affrontarlo con un coraggio scevro da temerità"

"Ed ancora: la Fortitudo è una virtù che modera il timore e l'audacia per il bene della cosa pubblica".

Applauso con gridi quasi da arena, generato da Reiver e Zardoz. Rido vistosamente, ed insieme a me ridono le Madras. Kristal mi invita molto dolcemente con un cenno del capo ad andare avanti. Faccio per continuare, ma immancabilmente mi accorgo di aver perso il segno. L'imbarazzo per quella figura rende ancor più difficile ritrovare il punto da cui cominciare, ma un secondo applauso di incoraggiamento, partito questa volta da Voltron e Maglor, lascia andar via la tensione e mi permette di ritrovare il punto da cui ripartire.

"Dalla fortitudo discendono sia l'intrepidezza che l'abilità in guerra. La seconda qualità è la più affascinante, ma la prima le è certamente superiore. Chiunque resti sulla difensiva infatti ha la sensazione di essere il più debole e il più minacciato, e non è sorretto quindi dall'ardore caratteristico dell'aggressore".

Mi prendo una pausa, perché arrivava il pezzo del discorso di cui andavo più fiero.

"Amici Hammers. La Fortitudo conta di sette componenti. Queste sono: Magnanimità, Fiducia, Sicurezza, Magnificenza, Costanza, Tolleranza, Perseveranza" .

"Queste sette componenti costituiscono lo spessore Cavalleresco dei Gams, nel senso che devono far parte del bagaglio comportamentale e spirituale di ogni guerriero. Fin dall'inizio del proprio addestramento, un Gams viene invitato a coltivare ed affinare, in se stesso e nel rapporto con gli altri, le sette componenti che faranno di lui un cavaliere completo".

"Non solo arte della guerra e delle armi, quindi. Ma anche arte delle virtù".

Un applauso segna la fine della lettura del mio discorso. Consegnate le tre pergamene allo scribano che mi ha fatto compagnia durante la lettura, mi sporgo leggermente in avanti e con le braccia poggiate sul patio che dava sugli astanti, preparandomi a concludere il mio discorso con le ultime, improvvisate ma sentite, parole.

"Madras, Gams, Fratelli ed Amici Hammers. Le Dee hanno voluto donarmi questa gioia, ed insieme questa responsabilità. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati sempre vicini, e che certamente ancora lo saranno nei giorni a venire".

"Spero di avervi fatto assaporare almeno una piccola parte del mondo cavalleresco, spesso trascurata dalle cronache di battaglie e spedizioni. Ne sono fermamente convinto: ciò che trasforma un uomo in un cavaliere, indipendentemente da quella che è la sua specialità, è il suo spessore morale, l'insieme dei suoi valori. Un cavaliere senza valori è solo un selvaggio capace di giocar d'armi".

Messa la mano sul petto, pronuncio infine con lo sguardo verso il cielo il nostro motto: "Onore e Gloria. Uniti fino alla morte, ed oltre".

"Onore e Gloria!", la risposta all'unisono di quanti erano presenti ad ascoltarmi.

Dopo l'applauso finale, vado verso le Madras per porgere loro i miei omaggi prima di congedarmi lasciando il palco. Nurah, la Strega Suprema, mi viene incontro veloce, accennando un inchino: "Hai meritato la tua carica Ryo", mi dice mentre le bacio la mano invitandola ad alzarsi. "Non vi inchinate Madras", le rispondo mentre la sua mano è ancora stretta nella mia, "sono io che devo inchinarmi dinanzi a voi" .

Il resto della giornata è stato splendido. Durante il banchetto, allestito proprio nel cortile in cui ho tenuto il discorso, canti, danze, vini pregiati e frutti squisiti. Il tutto a contornare arrosti di cinghiale selvatico, cucinato nel miglior modo possibile dai bravissimi locandieri di Kanveska.

Gaudio ed armonia sono stati miei compagni fino al tramonto. Ora sono nella stanza da letto della mia abitazione, a scrivere questa pergamena del mio diario alla gentile luce dei tre lampioncini ad olio che timidamente cercano di contrastare il buio che vorrebbe entrare dalla finestra aperta, insieme alla tiepida aria delle notti d'estate.

Da essa scorgo le mura della Kioskas. Oltre esse, le cime dei più alti alberi della foresta. Chiudo gli occhi, inspiro profondamente, per avere la sensazione che la mia anima fuoriesca dal corpo e vada solitaria a danzare fra quegli alberi, che mi hanno visto protagonista in innumerevoli addestramenti. La sento li, la mia anima, che balla al ritmo della musica creata dal vento che sfiora i rami fogliosi, e dai piccoli animaletti di sottobosco con i loro versi d'amore.

E mentre danza, sembra fondersi armoniosamente con il Fato, che parla attraverso gli astri. Quegli astri, quel destino, che un giorno beffardo ha preso il mio nome, e quello di tutti i guerrieri, ed ha deciso di marchiarlo a fuoco sulle immortali pagine del libro della vita delle terre Arcane.

Onore ad Herkan, grandissimo Comandante.

 

Ryo_Gaen

 

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