Per Elsyel
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Giorno 1
Ero in taverna, come tutte le sere, ma diversamente dalle altre
volte quella sera non mi stavo sbronzando. Questa volta ero seduto
in un angolo del locale, in una zona d'ombra, lasciando visibili
solo le gambe e la testa della mia ascia. Ero assorto nei miei
pensieri, e non mi accorsi dei miei due amici Ryo e Driz che si
stavano avvicinando.. |
- Ehi Grizzly, cosa hai fatto amico? Ti vedo diverso dal solito. E'
successo niente fratello? - mi disse Driz, che si accorgeva sempre anche
della minima variazione o alterazione nel carattere di qualcuno.
- No fratello niente... cioè a dire il vero, qualcosa è successo. Devo
partire alla ricerca di un'erba - dissi rimanendo nascosto nell'ombra.
- Che erba Grizzly? Non ti bastano le canne da fumo di cui ci rifornisce
Launam? - disse Ryo, che trovava sempre il modo di alleggerirci il cuore
con le sue battute.
- No amico mio, non è per me, è per Elsyel - dissi, tirandomi fuori
dall'ombra e mostrandomi a loro. Venite, devo parlarvi, andiamo a casa
mia -.
Ci allontanammo dalla taverna e ci affrettammo ad andare ad Aktual.
Una volta entrati in casa, mi accertai che Elsyel stesse dormendo, poi
con voce bassa iniziai il mio racconto:
- Amici, credo che voi non sappiate della sterilità della mia amata
amazzone. Ha avuto un trauma quando era più giovane, e ora non può avere
più figli. Ora il fatto è che entrambi ne vorremo avere. Tempo fa è
partito Scarter, l'unico che fosse a conoscenza di questa pianta, che
pare abbia il potere di restituirle la fertilità. L'unico problema è che
Scarter ormai è partito da molto tempo, ma anche se dovesse tornare è
possibile che non abbia trovato la pianta. Ho quindi deciso di svolgere
una ricerca io stesso, e mi chiedevo se volevate farmi compagnia nel
viaggio. Si tratta di qualche giorno in fondo. -
I due si guardarono, poi guardarono me a lungo, con la gravità incisa
sul volto, poi Driz parlò per primo:
- Beh amico, prima di tutto ci dispiace per la tua Elsy, ma non credo di
poterci liberare fino a dopodomani mattina! Il tempo di documentarci e
partiremo alla ricerca con te fratello -. Tirai un sospiro di sollievo,
perché temevo un loro rifiuto.
- Ora, Grizzly, vai a riposarti. Domani andremo a documentarci. Aikydo -
disse Driz.
Si congedarono e ci ritrovammo tutti e tre alla biblioteca di Kanveska
per raccogliere informazioni su questa pianta.
Stavamo leggendo ormai da due ore, senza trovare alcuna informazione
utile, quando l'occhio di Driz cadde su una pergamena particolare. C'era
scritto di alcune ricerche svolte dagli SDU nelle terre a sud oltre il
Kruill, in cerca di un minerale che era in grado di alterare la
produzione di ormoni nelle giovani donne. Era un minerale chiamato
Selenio, abbondante negli SDU, ma c'era una zona in queste terre dove
pareva essercene un giacimento molto concentrato, e quindi in grado di
produrre effetti maggiori.
Iniziammo a cercare di più su quella notizia, lasciando ben presto le
piante al mistero che le avvolgeva.
Alla fine della giornata arrivammo alla conclusione che il giacimento
doveva esistere davvero, che si trovava disciolto in una specie di lago
naturale dove tutte le donne dei paesi vicini facevano il bagno in un
rito dedito ad accogliere il nuovo anno.
La cosa che ci lasciò più di stucco, fu che le zone dove pareva trovarsi
il lago, erano proprio le terre dove erano nate Cantor e la mia stessa
Elsyel. Capimmo a quel punto il motivo per cui Cantor avesse avuto tutti
quei figli.
Driz e Ryo rimasero a dormire da me, per poter velocizzare il più
possibile la partenza la mattina successiva. Quella sera la mia amazzone
venne a conoscenza della nostra missione, e presa inizialmente dalla
rabbia e dalla paura di perderci inutilmente, alla fine ci diede la sua
benedizione.
La scena si svolse durante la cena.
Dissi a Elsyel: - Noi domani partiamo, staremo via al massimo tre
giorni. -
La sua espressione cambiò da felice e spensierata a triste e avvilita.
- Dove ve ne andate? Non sarà ancora per la storia...-
- Si, invece - le dissi subito, non dandole tempo di finire. - Voglio
avere dei figli da te, ma prima di tutto voglio che tu guarisca, so che
c'è una cura, diversa dalla pianta di Scarter, ma comunque efficace; e
nè tu, nè Cantor, nè nessun altro potrebbe convincermi del contrario.
Noi domani mattina partiamo, che tu voglia o no amore mio, e tornerò...
stanne certa. Sei troppo importante perchè mi possa permettere di
perderti. -
Si fece il silenzio nella casa, ognuno a pensare la frase adeguata da
replicare, ma nessuno parlò.
- E ora andate a dormire amici miei, domani all'alba selleremo i
cavalli. -
Andarono tutti a dormire, ognuno con un pensiero diverso, ma comunque
ebbero un sonno tranquillo e rilassato. Intanto io ero a letto con
Elsyel a discutere ancora sulla mia partenza:
- Ti ringrazio El, nessuno ha mai fatto tanto per me -
- Invece si, tua madre ti ha dato la vita, ti ha amato fino al triste
giorno in cui è stata uccisa, Cantor ed Evi sono due fantastiche sorelle
e sono state la tua famiglia per tutti questi anni; io sono entrato
nella tua vita da pochissimo, e non ho ancora fatto niente di importante
per meritarti, ma tu mi hai accettato lo stesso, sono io che ti sono
riconoscente -
Per tutta risposta mi guardò a lungo, in silenzio, poi un bellissimo
bacio mi riportò di nuovo tra i comuni mortali, poiché mi ero perso nei
suoi fantastici occhi. Rimanevo spesso incantato nell'osservare quell'universo
che trova spazio nel suo sguardo, come rapito e trasportato in un mondo
dove la vita è lunga come un battito di ciglia.
La mattina seguente all'alba andai a svegliare i miei amici.
- Avanti gente, alzatevi, il Sole sta nascendo, e i nostri cavalli sono
già sellati. Fate piano però, Elsyel sta dormendo e tutto voglio tranne
svegliarla.-
Scendemmo nella stalla sotto casa mia, dove i cavalli attendevano
sbuffando. Erano sellati e pronti alla partenza, con provviste ed armi
già pronte. La prima cosa che disse Driz appena saliti a cavallo fu:
- Ehi El, ma a che ora ti sei svegliato per farlo? -
- Be Driz, diciamo che non mi sono dovuto svegliare! Non mi sono
addormentato proprio! Ero troppo impegnato a guardar dormire Elsyel. So
che la rivedrò tra pochi giorni, eppure per poter compiere il viaggio
con il cuore tranquillo avevo bisogno di fare questo pieno di lei, del
suo profumo -.
Poco prima di andare via lasciai sul letto vicino ad Elsy una rosa, con
la mia più preziosa collana d'oro, l'unico ricordo di mio padre, e un
biglietto con scritto "Tornerò a riprenderla, ti amo".
Arrivammo al ponte sul Kruill, che si stava stranamente ingrossando, a
metà giornata. Le guardie non ci diedero troppi problemi, poiché
viaggiamo a volto scoperto e benché il mio non fosse molto conosciuto,
quelli di Driz e Ryo erano preceduti dalla loro fama. Bastarono poche
parole di Ryo, scandite con professionalità militare, per aprirci la
strada oltre il fiume.
Una volta dall'altra parte ci guardammo in volto, e con un cenno di
intesa spronammo i cavalli al galoppo verso sud, per poter arrivare il
più presto possibile alla meta. Le nostre figure a cavallo erano le
uniche in tutta la vasta superficie oltre il Kruill. Ognuno sul proprio
cavallo, che sembrava una rappresentazione del proprio carattere.
Io montavo Argoth, un frisone regalatomi da Elenie. Possente ed
elegante, era una perfetta macchina da guerra, completamente nero, con i
finimenti di pelle nera, incuteva terrore a chi se lo trovava davanti
sia che fosse lanciato alla carica, sia che fosse legato nella sua
stalla. Quando lo portavo al galoppo la terra tremava, e sembrava che
stesse arrivando un terremoto, e chiunque si opponeva al suo passaggio
veniva travolto dal suo passaggio o dalla mia ascia bipenne. Gli avevo
messo due sacche, con i viveri che ci sarebbero serviti, per lo più
carne e birra.
Ryo montava il suo magnifico cavallo Orleans, che proprio come il suo
padrone aveva l'aspetto nobile ed agile. Era silenzioso e leggiadro, e
lanciato al galoppo era un fulmine, e fuso insieme al suo cavaliere,
abilissimo arciere, erano una coppia temibile. Ryo che già a piedi era
in grado di colpire con precisione qualunque bersaglio anche a grande
distanza, accoppiato al suo destriero diveniva qualcosa di
indescrivibile. Orleans sapeva precisamente come muoversi, e Ryo aveva
entrambe le mani libere per scoccare in modo perfetto i suoi colpi
mortali.
Driz era in sella a Germanico, di una razza rarissima su Arcano. Agile e
scattante, Germanico era il cavallo perfetto per ogni abile spadaccino.
Proprio come Ryo con Orleans, anche Driz era in particolare sintonia con
il suo cavallo, che camminava senza essere guidato, e così anche Driz
poteva combattere restando a cavallo, e attaccando ai due lati usando le
sue due Katane gemelle.
Quando il Sole cominciò a far posto alle stelle e all'oscurità, avevamo
fatto parecchia strada, ma continuammo a cavalcare finché i cavalli ne
furono capaci, e finché non riuscimmo più a vedere nel buio. Ci
accampammo sotto un crinale, e accendemmo un piccolo fuoco.
Mettemmo ai cavalli della biada che avevamo portato da casa. Cucinammo
un po' di carne, bevemmo qualcosa che ci scaldasse, quindi parlammo per
qualche ora.
- E' già passato un giorno, ragazzi - dissi io, già impaziente di
tornare a casa e riabbracciare la mia amazzone - se continuiamo di
questo passo domani verso il primo pomeriggio dovremo raggiungere il
lago.-
- Si, sperando che durante il ritorno non ci siano complicazioni. Non
dimenticatevi che dobbiamo attraversare una parte di foresta selvaggia -
disse Ryo, sempre molto serio e realista.
- E allora? Cosa vuoi che siano qualche Sciaves? Vuol dire che torneremo
a casa con più carne di quando siamo partiti! - intervenne Driz, che
trovava il lato positivo in ogni cosa.
- Si Driz, ma Ryo ha ragione, dobbiamo fare attenzione. E' possibile che
ci sia qualcosa di più di qualche Sciaves in quella foresta, e noi non
possiamo permettere che qualcosa vada storto, dobbiamo riportare le
penne a casa, amico! - conclusi io, e poi ci mettemmo tutti a dormire.
Giorno 2
La mattina dopo il primo a svegliarsi fu Driz, che trovando il sole ben
sopra la linea dell'orizzonte si affrettò a svegliarci.
- Sveglia gente, il sole è già sorto e il lago miracoloso ci sta
aspettando.-
Aprii gli occhi e vidi Driz e Ryo che stavano nascondendo le tracce del
fuoco. Una volta mascherato il nostro passaggio montammo a cavallo e
galoppammo velocissimi, come se avessimo la morte alle spalle.
Arrivammo al villaggio nel primo pomeriggio, come avevamo giustamente
previsto.
La prima cosa che ci colpì di questo posto era la moltitudine di bambini
che c'erano, in numero nettamente superiore rispetto agli adulti.
Calammo da cavallo e arrivammo a piedi fino a davanti l'ingresso del
villaggio. Subito le due guardie ci vennero incontro chiedendo chi
fossimo.
- Veniamo dall'altra sponda del fiume. Cerchiamo un lago che....- le
parole morirono in bocca a Ryo. Il villaggio era circondato da foresta e
rocce, ma niente che poteva far pensare al lago che cercavamo. - Be,
siamo esploratori e vorremmo fermarci a mangiare un boccone nella vostra
taverna, e parlare con il vostro capo.-
Le guardie ci fecero passare ma, diffidenti, ci fecero lasciare lì tutte
le armi che avevamo con noi. Entrammo quindi in un villaggio
all'apparenza tranquillo e felice, ma di cui non sapevamo niente e
quindi muovevamo i passi indecisi se fidarci o meno.
Legammo i cavalli davanti alla taverna, quindi entrammo.
Il caos che c'era poco prima di entrare divenne silenzio totale una
volta dentro. Neanche i nostri vestiti civili, senza fregi e armatura ci
facevano apparire come gente normale. Tutti i volti dei presenti erano
rivolti a noi, impegnati a squadrarci.
Ci andammo a sedere ad un tavolo, e attendemmo nel silenzio generale che
un oste ci portasse il menù del giorno, ma nessuno pareva arrivare.
Si alzò quindi Driz, diretto al bancone per ordinare tre piatti caldi,
ma gli si parò davanti un uomo grande e grosso, con la barba unta e gli
occhi neri come la pece.
- Chi siete? - disse - Non vogliamo gente del di là del fiume, voi non
siete i benvenuti-.
- Vogliamo solo mangiare qualcosa e parlare con il vostro capo - rispose
Driz, con tutta la calma di cui era capace.
- Beh...- continuò quello - il capo qui sono io, e non voglio parlare
con voi! -. fece per dare un pugno a Driz, che agilmente si scansò di
lato e con un semplice sgambetto fece andare a gambe all'aria l’uomo
corpulento.
Quello che avvenne dopo riuscirono a vederlo solo i più attenti: mentre
l'uomo era ancora in aria, Driz gli sfilò il pugnale che teneva legato
alla cintura e glielo puntò alla gola. L'uomo non fece in tempo a capire
di essere caduto che si ritrovò Driz sopra che gli diceva:
- Infatti siamo noi che vogliamo parlare con te, e ora ci dirai tutto
quello che vogliamo sapere, vero? - lo guardava con sguardo furente,
scatenando in una sola volta tutta la rabbia che gli aveva provocato
l'uomo.
- Te lo puoi sognare - rispose l'uomo non capendo in che situazione si
trovasse.
- Forse non hai capito, tu ci dirai cosa vogliamo sapere vero? - ripetè
Driz, mentre con il pugnale gli segnava una guancia.
- SI SI!! Lo farò!! - iniziò a frignare il capo.
- Bravo così mi piaci, allora, stiamo cercando un lago, in cui le donne
del vostro villaggio si bagnano ogni primo dell'anno. Dove si trova?-
- Non so di cosa tu stia parlando, devi essere pazzo, ecco cosa! -.
Driz gli incise l'altra guancia. - Dove si trova il lago?.-
L'uomo iniziò a piangere.
- Si trova nella montagna, c'è un'entrata, dietro un cespuglio, da dove
si può entrare. Poi scendete le gradinate e arrivate fino al lago
sotterraneo. Lo nascondiamo perchè anche degli altri uomini erano venuti
a cercarlo, ma loro volevano farne un cattivo uso.-
- Molte grazie. E ora la domanda finale. Dove si trova il vostro
alchimista? -
- Non so dove sia, te lo giuro...-.
Driz portò il pugnale tra le gambe dell'uomo e fece finta di affondare -
Come scusa? Non mi pare di avere capito!-
Il ciccione iniziò ad urlare: - VA BENE VA BENE! Te lo dico! é nella
grotta che vi ho detto. Ci va spesso. Nessuno sa per cosa. Questo è
tutto quello che so. Ti prego non uccidermi!!!- sbottò in un pianto
disperato.
Con un gesto rapidissimo Driz piantò il coltello vicino alla testa
dell'uomo, che svenne dalla paura, poi fece cenno a noi; che eravamo
rimasti per tutto il tempo al tavolino a gustarci la scena, di seguirlo.
Ci alzammo e lo seguimmo fuori dalla taverna, ridendo ad alta voce.
Cercammo il punto indicatoci dall'uomo e una volta trovato scendemmo nel
cuore della montagna, seguendo una scala scivolosa e poco illuminata.
Quando fummo in fondo ci trovammo davanti uno spettacolo mai visto. Un
lago sotterraneo con un'acqua limpidissima, che rispecchiava le
innumerevoli stalattiti che pendevano dalla volta della grotta, creando
un gioco di immagini davvero unico.
L'incanto fu rotto dalla voce gracchiante di una figura ricurva e
barcollante.
- Chi siete? Non potete stare qui! -. Disse il vecchio alchimista,
indicandoci con il suo bastone nodoso.
- Signore - iniziai a dire - abbiamo bisogno dell'acqua di questo lago,
è per noi di vitale importanza. Siamo venuti da molto lontano per questa
fonte di felicità e non vorremo tornare a mani vuote. E' per una giusta
causa se siamo qui -
Mi avvicinai al vecchio e cominciai a raccontargli di Elsyel e del suo
problema.
- Sono quindi ancora vive quelle due sorelle che vivevano qui anni fa?
me le ricordo molto bene. Cantor era la più vivace e si tirava dietro
nei guai che combinava anche Elsyel molte volte! Sono felice di sapere
che entrambe siano felici ora, e che Cantor abbia avuto dei bambini.
Ricordo anche la vicenda di Elsyel, brutta storia la sua. Sarò ben
felice di aiutarvi, soprattutto ora che so che lo state facendo per la
felicità della vostra donna e amica. Avete con voi delle bottiglie? -
- Si, Ryo vai a prenderle. Sono nella bisaccia sul mio cavallo - dissi
io.
- Allora - riprese il vecchio - Elsyel deve bere l'acqua di questo lago
per due giorni. Una bottiglia al giorno, e la sera del secondo giorno un
bel bagno caldo dove dovrete curarvi di far sciogliere questa polverina.
-
Mi consegnò un sacchetto contenente la polverina dello stesso aspetto di
quello che negli SDU chiamano selenio, il minerale di cui avevamo letto
in biblioteca.
Arrivò Ryo e riempì quattro bottiglie dicendo: - Se magari nel viaggio
se ne dovesse rompere una...-
Ci congedammo dall'alchimista con mille ringraziamenti, quindi risalimmo
a cavallo e, recuperate le armi riprendemmo la strada del ritorno.
- Dobbiamo passare nella foresta inesplorata - disse Ryo - meglio tenere
a portata di mano le armi.-
Lasciammo il villaggio all'imbrunire e cavalcammo veloci, impazienti di
tornare a casa, coprendo già una buona parte di tragitto prima che fosse
notte fonda e fummo costretti a fermarci.
Eravamo nella foresta più fitta e misteriosa che avevamo mai visto, e
quella notte il fuoco fu più grande e luminoso, e il vino e la carne più
abbondanti, per occupare più tempo.
Nessuno di noi dormì quella notte, e benchè si fossero stabiliti dei
turni di guardia, alla fine ci ritrovammo tutti intorno al fuoco a
sobbalzare al minimo rumore, attendendo impazienti l'alba.
Giorno 3
Quando finalmente cominciò a farsi giorno, il sole nascente ci trovò
ancora svegli e vigili, davanti ad un fuoco ben acceso.
- Era ora - disse Driz - Avanti, sbrighiamoci a montare a cavallo e ad
abbandonare queste terre di nessuno che...- non fece in tempo a finire
che Ryo lo zittì.
- Prendete gli archi, e preparatevi a scoccare - ci disse, mentre si
arrampicava su un albero come un felino.
Quando fu su un ramo abbastanza alto si accucciò e prese il suo arco.
Intanto io e Driz, appostati dietro a due tronchi, lo guardavamo in
attesa di un segnale.
Un sorriso si disegnò sul suo volto: - Brauni, sono una ventina, e
ognuno con uno sciaves al guinzaglio. Hanno spade ricurve e balestre
leggere.-
- Finalmente un po' di movimento - dissi io - falli venire qui Ryo. Oggi
si comincia bene la giornata!-
Ryo scoccò una freccia in direzione del gruppo, che si trovava a
cinquanta metri da noi. Colpì al collo un uomo, e il suo sciaves si
mosse in direzione nostra, guidando il resto del gruppo verso di noi.
Durante il loro tragitto verso di noi, Ryo scoccò altre due frecce,
uccidendo sul colpo un altro uomo ed il suo sciaves. Intanto lo sciaves
libero arrivò all'altezza mia e di Driz, e i Brauni lo videro scomparire
dietro un cespuglio, poi il classico rumore di quando si sfodera una
spada, un guaito e poi più niente.
Gli sciaves al guinzaglio, eccitati dal sangue dei due Brauni uccisi in
precedenza, sentendo ora anche l'odore di questo loro compagno, si
liberarono a forza e ci vennero incontro.
Uscimmo quindi da dietro i tronchi io e Driz armati di arco, e ne
uccidemmo altri due a testa.
Anche Ryo, dall'alto del suo albero ne finì tre.
I Brauni, messi in agitazione non tanto da noi, ma dalle freccie che
cadevano dal cielo, presero le loro balestre e cominciarono a sparare in
aria seguendo quell'ombra che si spostava velocissima da un ramo
all'altro.
Mai i Brauni avevano visto una cosa del genere, nemmeno nei
combattimenti con le amazzoni. Ryo si spostava tra le fronde degli
alberi ad una velocità impressionante, continuando ad uccidere sciaves.
Sotto i suoi colpi ne caddero altre sette, prima ancora che potessero
arrivare alla nostra portata.
Altri tre li finì Driz, piantandogli una freccia in mezzo agli occhi,
mentre l'ultima cosa che vide lo sciaves restante fu la mia ascia.
Come un solo uomo, io e Driz prendemmo quindi il pugnale e lo lanciammo
nel gruppo di Brauni, mentre gli correvamo incontro pronti per un corpo
a corpo. Due Brauni caddero sotto i nostri pugnali, che gli si
conficcarono dritti nel petto, mentre gli altri si preparavamo a
scoccare dardi avvelenati contro di noi. Ma Ryo, non diede tempo a
nessuno di farlo. Ne uccise altri quattro, prima ancora che noi li
avessimo a portata di spada.
Il fragore dell'impatto fu assordante, acciaio contro acciaio, carne
contro carne. Appena fummo sul gruppo un Brauni mi venne incontro con la
spada sguainata, io mi scansai di lato evitandolo e gli assestai un
colpo mortale di ascia in mezzo al petto.
Driz intanto combatteva con le sue due katane, con una furia
impressionante. Disarmò subito un nemico tagliandogli di netto un
braccio, e con l'altra katana gli aprì uno squarcio nel collo. I brauni
restanti ci vennero incontro furenti, urlando e grugnendo.
Da un albero venne giù Ryo, cadendo agilmente e quasi senza fare rumore.
Ora i Brauni si trovavano chiusi in un triangolo. Driz passò al volo una
delle sue katane a Ryo, che la prese e cominciò a rotearla lentamente in
direzione dei suoi nemici.
Ad un mio segno, ci scagliammo tutti e tre sul gruppo, e nessuno ebbe
scampo. A nulla valsero i fendenti dati alla cieca dai nemici, se non a
procurarmi una ferita di poco conto sulla guancia destra.
In pochi minuti non rimase più nemmeno un nemico vivo, e poco dopo
eravamo lì, come se non fosse successo niente. Avevamo pulito le armi,
recuperato i pugnali, frugato i cadaveri in cerca di qualcosa di valore
e macellato gli sciaves prendendone la loro gustosa carne.
Mangiammo e bevemmo qualcosa, e quando il sole fu alto nel cielo
montammo a cavallo e riprendemmo il galoppo in direzione del ponte sul
kruill.
Vi arrivammo verso il tramonto, e passate le guardie, fummo di nuovo nei
territori sicuri di Nimira. Cavalcammo ancora verso Aktual, incuranti
del buio. Quando arrivammo era notte fonda, ma vedemmo in casa mia
ancora un luce accesa. Legammo i cavalli e ci affrettamo a salire.
Lì trovammo Cantor ed Elsyel, sedute al tavolo a parlare di argomenti
che non capii.
Entrammo in casa facendo apposta rumore, attirando così l'attenzione
delle ragazze che si voltarono verso l'ingresso. Elsyel appena mi vide
con un balzo mi fu addosso, atterrantomi e stringendomi a sè mentre mi
baciava. Ugualmente Cantor andò incontro a Ryo e Driz, abbracciandoli e
ridendo di felicità.
- Siete in ritardo...- mi disse Elsyel quando finì di "salutarmi", -
Avevate detto che sareste tornati in serata, mentre ora è notte fonda.-
- Abbiamo avuto un piccolo contrattempo, che ci ha ritardato il viaggio
- le dissi, mostrandole la ferita sulla guancia - Ma l'importante è che
ora siamo qui, giusto?-
Cantor guardò la ferita: - Li ci rimarrà una bella cicatrice, lo sai El?
- mi disse.
- E' anch'essa un ricordo Cantor, un ricordo indelebile di questo mio
viaggio. Dal quale siamo tornati vittoriosi!-
Elsyel mi guardò, e gli occhi le si illuminarono: - Vuoi dire che...-
- Si amore mio - non le diedi il tempo di finire - Abbiamo trovato un
rimedio per il tuo problema. Sono stato nelle terre dove siete nate e
cresciute tu e Cantor, e lì abbiamo incontrato l'alchimista, che non
appena ha capito chi foste è stato ben contento di aiutarci. Ora però,
Siamo distrutti, abbiamo bisogno di un bagno caldo e di una cena
sostanziosa, la carne la mettiamo noi! - dissi scomparendo fuori casa e
tornando poco dopo con due sacche piene della carne di sciaves raccolta
la mattina.
Misi la carne sul tavolo e poi tornai ai cavalli, gli levai la sella,
gli misi della biada fresca e poi presi le bottiglie con l'acqua del
lago e il sacchetto con il Selenio e li portai in casa.
Misi tutto al sicuro, pronto a tirare fuori tutto nel momento opportuno,
poi raggiunsi gli altri.
Ringraziai Ryo e Driz dell'aiuto che mi avevano dato, quindi ci mettemmo
a tavola e mangiammo, bevemmo e ridemmo fino alla mattina dopo.
El_Grizzly
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