L'interrogatorio di Difer
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Da un mese le vie
d’accesso al Villaggio Bianco erano controllate dalle amazzoni di
Nimira.
Un uomo a cavallo, corrispondente alla descrizione, si arrestò al
posto di blocco. |
- Il mio nome è Difer, sono il capo e stregone supremo del villaggio
bianco. Chiedo di passare, inderogabili questioni mi attendono nelle
pianure del Nord-Ovest.-
- La tua presenza è richiesta presso la corte di Nimira – rispose
l’altera amazzone – Non è bene fare aspettare una signora.-
- Quindi tu possiedi il potere di predire il futuro – Esclamò Dardel.
Le vene del collo pulsavano per la rabbia repressa, Difer se n’era
sicuramente accorto.
- Chiedetelo agli abitanti del Villaggio Bianco. Tutti loro hanno
usufruito dei miei servigi – Difer stava cercando una via d’uscita.
Questi Vulcar gli erano preconcettualmente ostili. Il loro materialismo
rifiutava la possibilità che il futuro non fosse il prodotto del libero
arbitrio dell’umanità.
Rozzi, egocentrici, maschilisti… doveva trovare un modo per catturare la
loro simpatia.
- Mi chiedo perché non usi le tue facoltà per arricchirti col gioco
d’azzardo – Intervenne Gualtierow.
- Grazie, Dea – Pensò Difer, e sorridendo amabilmente disse: - Non mi è
permesso, la Dea mi rinnegherebbe, il mio dono deve essere al servizio
della comunità. In effetti, il gioco d’azzardo mi affascina. Porto
sempre con me dei dadi per distrarmi, posso dimostrarvi che non sto
abusando della credulità popolare. La Dea sarà concorde con me, una
piccola esibizione e dissiperò i vostri dubbi
infedeli… con rispetto parlando. - Ciò detto ammiccò alla sua sacca da
viaggio.
Taal aveva avvertito Gualtierow e Dardel. Difer era un maestro della
mistificazione, l’illusionismo era soltanto una delle sue molte armi.
Gualtierow rovistò nella sacca ed estrasse un dado da gioco.
Gli occhi di Difer brillarono. Con fare da amicone e voce impostata
iniziò:
- Il gioco è semplice. I giocatori puntano la posta pattuita su un
numero da uno a sei. Il dado viene tirato, chi indovina vince il
“piatto”. Se nessuno indovina il “piatto” va ad incrementare la posta
della giocata successiva. Decidiamo la puntata, cinquanta scaglie di
Miara mi sembrano un prezzo adeguato alla vostra curiosità. -
Gualtierow e Dardel erano decisi a smascherare l’istrione ma avevano già
perso 500 scaglie a testa senza scoprire il trucco. I visi arrossati per
la rabbia.
Sembravano dei bifolchi alla fiera del raccolto, il demone del gioco li
aveva soggiogati.
- E tu, caro Taal, non vuoi giocare con noi? – Lo canzonò Difer che non
poteva rinunciare a stravincere.
- Dimentichi che io sono un seguace della Dea, non dubito del tuo
potere, mi dispiace non esserne stato degno. – Rispose Taal
giocherellando con le penne dello scrittoio di Dardel.
Improvvisamente puntò il pugnale al collo di Difer e gli mostrò il pugno
chiuso dal quale spuntavano tre penne dello scrittoio.
- La posta in gioco è più alta che 500 misere scaglie di Miara. Una di
queste penne d’oca è stata intrisa in inchiostro rosso. Dimmi qual è ed
avrai salva la vita. Se estrarrai una di quelle nere morirai. -
Difer sapeva di essere con le spalle al muro, i dadi truccati non erano
stati una buon’idea.
Tre penne, una possibilità su tre di riacquistare la libertà.
Ostentando sicurezza ne estrasse una: inchiostro nero.
Era spacciato. Taal lo odiava, non avrebbe perso l’occasione per
vendicarsi.
Gualtierow e Dardel si gettarono su Taal e lo disarmarono.
Il peso di 48 ore di veglia forzata, la situazione senza via d’uscita,
fecero crollare Difer.
- Lo ammetto, non sono un oracolo, una ricetrasmittente mi collega con
le spie della G.D.. Il mio è un piccolo villaggio che ciascuna delle
fazioni in lotta potrebbe schiacciare. Uccidetemi, mi assumo la
responsabilità di tutto ma non vendicatemi sulla mia gente. Il fantasma
di mia sorella turba i miei sonni. Il suo sangue macchia la coscienza
del Villaggio Bianco ma io sono l’unico responsabile.-
Taal e Dardel si lanciarono uno sguardo d’intesa.
La magistrale rappresentazione aveva avuto il dovuto successo.
Gualtierow trascinò Taal fuori dello studio trattenendo a stento le
risa.
Il grande mistificatore era stato ingannato. Dardel, ora, lo avrebbe
fatto cantare come un usignolo.
- Quelle penne ormai ti appartengono – disse Gualtierow – Inchiostro
rosso… sono mesi che abbiamo finito le scorte.
Taal
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