bordo_op.gif (351 byte)

Il tempo della vendetta

 

Salve a voi o mio lettore, di solito io son libro di enigmi e di misteri, ma stavolta sarò solo un contenitore per una storia di un ragazzo che entrato in una taverna per un bicchier di vino, ne uscì con un esercito di amazzoni per lavare un'onta subita.
Non voglio dirvi nulla sulla sua vita precedente, anche perché non la conosce bene neanche lui, perciò lascerò che la scopra da solo.

Ora vi trasporterò lontano da queste terre, dove solo i vostri sogni possono arrivare e forse neanche quelli, solo i poeti e i bambini riescono ad arrivare ed a fermarsi a lungo, poiché loro sognano ad occhi aperti.
Grazie alle mie parole immaginate una terra di pace, sotto un’ottima imperatrice, con un luogo di ritrovo per chiunque sappia bene cos’è il piacere... bene, questa è la terra di cui vi parlavo, è splendida vero?
Avviciniamoci di più a quel luogo di ritrovo, ha le sembianze di un piccolo chalet, all’interno è uguale ad una taverna del medioevo, pochi son gli avventori:
Diamante, grande comandante delle amazzoni Roka, capelli di un rosso più splendente del fuoco, alta forse più di una quercia, grande intenditrice del piacere nel mangiare e nel bere;
Megane, vicecomandante delle amazzoni Mokada, di una bellezza così immensa da non poter essere descritta;
Max, guerriero Ardes, capelli di un rosso fulvo, occhi più verdi dello smeraldo, coperto da una sorta di armatura leggera e con una spada pendente al fianco.
Questi tre avventori saranno i protagonisti della nostra storia, avventurandosi in un’impresa che li legherà per la vita e forse anche oltre.
Orsù dunque, andiamo ad incominciar:

Diamante e Megane stanno discutendo tranquillamente quando Max si alza e si dirige verso la cantina, chiude la porta e scende nel magazzino, sceglie una bottiglia a caso, infatti non si intendeva (e probabilmente non si intende tutt’ora) di vini particolari, per lui qualsiasi vino era buono per brindare a qualcosa.
Risalendo vede Diamante in un delirio profondo.
Diamante: ”Max, sta attento, per l’amor di Dio, quella è una bottiglia rarissima!”
Max: ”Davvero? Io non me ne intendo.”
Diamante: ”Dici di non intendertene eh? Allora te la regalo, così che tu possa assaporare il suo soave sapore e scoprire un vero viaggio verso l’oblio del piacere!”
Max: ”Grazie, credo che la terrò da parte.”
Così Max si avvicinò al suo vecchio zaino, che sembrava averne viste forse più del suo stesso padrone, depositò la rarissima bottiglia e prelevò un piccolo fagotto avvolto in un piccolo panno argenteo.
Avvicinandosi a Diamante le porge il piccolo panno, lei lo guarda con diffidenza.
Max: ”So bene di non poter regalare nulla a te che hai tutto, ma credo che tu sola possa essere degna di aver tale dono.”
Nelle parole di Max non v’era nulla di… dolce ma sembrava quasi umano.
Diamante: ”Sarà per me un onore accettare questo dono, so di potermi fidare di te.”
Con queste parole Diamante prese il piccolo fagotto dalle mani di Max, lo tolse del suo involucro e ne uscì un pugnale stupendo, con uno splendido rubino incastonato tra la lama e l’impugnatura; la lama era di una sottigliezza che quasi sembrava impossibile che potesse tagliare anche del burro.
Diamante: ”Max, è.. è stupendo!”
Megane, che fino a quel momento era rimasta silenziosa, esplose in un sussulto d’ammirazione.
Megane: ”Incredibile, dove hai preso una simile bellezza?”
Max: ”Ehm… l’ho avuta in dono da alcuni chierici dell’estremo sud, in cambio di un piccolo favore.”
Megane: ”Piccolo? Immagino cosa potevano regalarti per un GROSSO favore!”
Megane e Max esplosero in una grande risata, Diamante stava osservando molto attentamente il pugnale, la sua leggerezza ed il suo filo.
D’improvviso un falco argenteo entrò dalla finestra, le sue ali erano molto più grandi del normale e si mise di fronte a Max.
Lui accorgendosi del falco ebbe quasi un sussulto, sembrava aver visto un fantasma, e forse era proprio così.
Max: ”Storm, cosa ci fai qui?”
Diamante, che era rimasta perplessa dall’entrata del falco, vedendo Max rivolgergli la parola lo fece a sua volta.
Diamante: ”Max, tu lo… conosci?”
Max non rispose, infatti aveva scorto un piccolo plico legato alla zampa, lo sciolse ed i suoi occhi cominciarono a correre veloci sulla carta ingiallita, forse dal tempo o dalla durata del viaggio.
Chiunque non avesse gravi problemi di vista poteva scorgere il pallore che il viso di Max emanava, se un vampiro si fosse attaccato al suo collo avrebbe trovato ben poco da succhiare!
Diamante: ”Max, cosa c’è?”
Megane: “C’è qualche problema?”
Max: “Mia sorella… è stata uccisa!”
Il pallore di Max fu presto cambiato in ira, di quella profonda e pura, anche Diamante e Megane lo percepirono, qualcosa in Max stava tornando a galla.
Diamante: “Se vuoi ti presto un centinaio delle mie Roka!”
Megane si girò verso Diamante e con una finissima retorica disse:
Megane: “Ne hai così poche?”
Diamante non prestò attenzione a Megane e rimase con lo sguardo fisso su Max!
Questo era impassibile, aveva distrutto il foglio così tante volte che… sarebbe stato un grande svago per un appassionato di puzzle.
Max: “Diamante, ti ringrazio ma non ho bisogno delle vostre amazzoni, questa è la MIA guerra!”

Perfino io, che sono vecchio libro, ho avuto paura del tono in cui Max disse la parola “MIA”, c’era un non so che di odio, amore e orgoglio, una miscela micidiale!
Il mio vecchio scrittore si è dimenticato di scrivere la vita passata di Max, ma chissà che non sia lui stesso a darci degli indizi, staremo a vedere!
Ma un momento, sembra che i nostri amici stiano per rincominciar.

Megane: “Max, rifletti, non puoi andare così, allo sbaraglio! Ti faresti ammazzare!"
Max: “Magari succedesse…”
Diamante: “Che cosa vuoi dire Max, desideri forse la morte?”
Max: “Questo non posso dirvelo, ma declino la vostra richiesta di aiuto, vi ho già detto che IO combatterò questa guerra!”
Diamante: “Non posso permetterti di fare sciocchezze, preferisco attaccarti e non farti uscir di qui che andarti a far ammazzare”!

Dicendo così, negli occhi della comandante si vide la freddezza di tante battaglie, perfino le mie pagine si stanno ghiacciando nel leggere questa descrizione, e siccome la mia persona non vuole vedere dei pezzi di ghiaccio che sfogliano le mie antiche pagine, preferisco sorvolare su questa tremenda descrizione!
Diamante tirò fuori il pugnale che Max le aveva regalato poco tempo prima, nel leggere ciò la prima volta mi sono spaventato e Diamante mi è sembrata una vigliacca, indegna di essere una comandante e sono sicuro che anche a voi è parsa così, ma vi assicuro che presto cambierete idea su di lei, poiché è la persona più leale e gentile che si possa trovare in tutti i mondi possibili ed inimmaginabili!
Oh no, sta incominciando una lotta, torniamo a getto sulla storia dei nostri protagonisti:

Max: “Non puoi usarlo, non conosci il suo potere!”
Diamante: ”Potere?!Quale potere?”
Max: “Dimentica ciò che ho detto!”
Megane intanto era in disparte, a lei non erano mai piaciute le risse, specie se erano tra due suoi grandi amici!
Diamante: “Sarà difficile che dimentichi ciò che voglio sapere! Ora dimmi quale potere racchiude questo pugnale!”
Il falco d'argento intanto aveva cominciato a volare e si era posato sulla spalla destra di Max, con uno strano strillo aveva guardato fisso Diamante ed aveva posato il suo sguardo sul pugnale.
Megane: ”Noi ti accompagneremo nella tua avventura! Non potrai far nulla per fermarci!”
Max: “A questo punto non mi lasciate altra scelta, dovrò rendervi inerte per qualche tempo, così che voi non dobbiate correre rischi!”
A quelle durissime parole Max sguainò la sua spada, essa scintillava di un rosso sangue, come se percepisse il nuovo ed imminente… ”pasto”.
Megane: “Max posa quella spada, non servirà a niente!”
Diamante: “Cosa ti spinge a non volere il nostro aiuto?”
Megane: “Diamante ha ragione, sembra che qualcosa, forse più grande del tuo orgoglio, t’impedisca di accettare le nostre amazzoni!”
Max le fissò con odio, poi mutò in riflessione, poi ancora in profondo dolore e poi chissà cosa sarebbe diventato se non si fosse deciso a parlare.
Max: “Avete ragione, c’è qualcosa che mi blocca, vorrei mostrarvelo, ma dovete promettermi di non spaventarvi!”
Diamante e Megane quasi si offesero per quella raccomandazione, ma era ben richiesta, infatti, Max si sciolse la giacca, si voltò di spalle e le due grandi amazzoni videro una delle cose più spaventose che avessero mai visto nella loro vita!
La schiena di Max era piena di rune incise a fuoco, tra i suoi muscoli si potevano vedere le ustioni che la carne morta aveva lasciato all’aria.
Le scritte iniziavano dai pantaloni, per riprendere sulle spalle e terminare sui dorsi delle mani!
Erano molto antiche, questo era sicuro, dato che le ustioni erano cadute molti anni prima.
Questa era una cosa alquanto strana, dato che il corpo ed il volto di Max sembravano di un giovane di circa venti anni…
Comunque, nessuna delle due amazzoni sembrava in grado di leggere quelle strane incisioni, così Max si ricoprì la giacca, mentre la rilegava si vedeva che le lettere facevano ancora molto male, le smorfie di lieve dolore solcavano il volto del giovane guerriero… ma ecco che i nostri amici stanno per rincominciar:

Max: “Queste rune mi sono state incise circa 300 anni fa!”
Diamante: “Quanti anni fa?”
Megane: “Ti porti bene gli anni!”
Diamante: ”Sai anche cosa vogliono dire?”
Max: “Sì, ma odio ripeterlo!”
Megane: “Ti prego, così forse potremo aiutarti!”
Gli occhi di Max cominciarono a fissare il vuoto, si velarono finché diventarono completamente bianchi, perfino la pupilla era diventata di un grigio molto chiaro, la sua voce era cambiata, era molto più stridula, come se venisse da un tempo molto lontano.
Max: “ Per i poteri conferitimi dall'oltretomba che ti conferisco i poteri della morte e della vendetta… con questi tu potrai uccidere chiunque senza rimpianti… non avrai più emozioni, niente più odio, niente più invidia, niente più dolore... con questi poteri e questa spada che ti dono ti conferisco il nome di “Ombra del Drago”!”
Megane: ”Agghiacciante, quasi terrorizzante!”
Diamante: “Max, questo pugnale che mi hai regalato… dimmi qual è il suo potere!”
Megane: “Max, per quale motivo hai donato a Diamante quel pugnale?”
Max: ”Cedevo che una comandante come lei potesse controllare il potere del pugnale!”
Diamante in quel momento stava fissando con grande interesse il rubino incastonato tra l’impugnatura e la lama.
Max: “Diamante, NON GUARDARE LA PIETRA!”
Quasi ipnotizzata dal bagliore rosso riesce a distogliere lo sguardo e osserva Max con stupore ed anche un po’ di paura per ciò che quello strano guerriero avvolto da quello stranissimo alone di mistero.
Diamante: “Dimmi qual è il suo potere!”
Max: ”Il potere di quel pugnale è più arcano di questa terra, di Nimira o di tutte le dee messe insieme!”
Megane: “Te ne sei mai servito Max?”
Max: “Sì, molti anni fa. Per lucro!”
Diamante osserva attentamente Max, crede di scorgere nei suoi occhi un misto tra orgoglio e pentimento per ciò che fu.
Megane: ”Era una persona importante la vittima di questo pugnale?”
Max: “Certo, fu l’intera dinastia dei re del mio regno, tutti uccisi grazie a quel pugnale!”
Max tendeva la mano a Diamante, a quanto pare rivoleva il pugnale, forse non riteneva degna la comandante o forse… voleva risparmiarla dalla sua stessa maledizione.
Diamante: ”No... non lo riavrai... io comprenderò come si usa!”
Il falco intanto aveva iniziato ad artigliare ferocemente Max alla spalla, sembra quasi che percepisca che a Max manca qualcosa…
Diamante non si muove vedendo il falco artigliare e continua a guardare attenta.
Megane: “Cos'è che provoca la sua agitazione; è in un qualche modo legato alla storia del pugnale?”
Max: “Lui percepisce il cambio di padrone del pugnale! Ovvio che si senta strano è da più di trecento anni che è mio!
Megane: ”A quale prezzo si guadagna la vita eterna che tu hai imparato a guadagnare?”
Max: “Al costo di una vita dannata… una vita a metà!”
Max: ”Diamante, ti do un consiglio: tienilo avvolto il più possibile... E NON TOCCARE LA PIETRA!”
Diamante: “Smetterò se mi dirai perché dovrei smettere Max!”
Max: “Se continuerai a sfregare quella dannatissima pietra, comincerai a non farne più a meno, comincerai a volerlo guardare e infine ucciderai, anche senza volerlo ma ucciderai!”
Diamante: “Lo conserverò Max... ma non te lo restituirò!”
Diamante aveva uno sguardo sprezzante, ma quasi cedette sotto lo sguardo di fuoco di Max, poi la comandante che c’era in lei uscì fuori e cominciò a guardarlo con fare decisa e sicura.
Il falco si alzò in volo e guardando Diamante le si posò sulla spalla destra.
Lei lo guardò quasi minacciandolo che se l’avesse artigliata avrebbe fatto una brutta fine.
In quel momento Max si sentì distrutto, aveva perso anche l’ultimo dei suoi vecchi amici che, come il mio vecchio scrittore mi ha gentilmente confidato, erano morti in una battaglia, ma io credo che ne abbia conquistate due, infatti si sa che le amazzoni sanno essere anche molto leali, oltre che grandi guerriere.

Max rimaneva perplesso guardando le due amazzoni, Diamante stava ancora fissando Storm il falco, mentre Megane stava fissa verso Max... ma ecco che sta per parlare, apriamo le orecchie e chiudiamo le bocche:
Megane: “Max, devi farci capire perché non vuoi il nostro aiuto, hai una maledizione, ma anche a quelle c’è rimedio!”
Max: “Non avete proprio capito, la mia maledizione è come una malattia… è contagiosa!”
A quelle parole le due amazzoni si guardarono e fecero qualche passo lontano da Max.
Max: ”L’unico modo che ha questa maledizione per trasferirsi da un corpo all’altro è che il corpo che la ospita muoia, così lei prende il corpo più vicino che ha a disposizione, non ha molto tempo, solo pochi secondi, poi morirebbe!”
Megane: “Allora perché non i lontani possessori non si sono uccisi lontano da cose animate?”
Max: “Megane, la maledizione non è sciocca, se lo vuole può bloccare chi tenta di liberarsene, solo durante una lotta è inerme!”
Diamante: “Così sarebbe questo il motivo per il quale non vuoi il nostro aiuto?”
Max: “Esatto, non posso permettere che una amazzone innocente ci rimetta e prenda la MIA maledizione, o peggio non posso permettere che la prendiate voi!”
Diamante: “Max, questo è un ordine, tu verrai accompagnato da noi e dalle nostre amazzoni, sarai tu a vendicarti.. tu ad uccidere quel re.. ma le amazzoni ti proteggeranno dal suo esercito! ho detto!”
Max: “Così approfitti del tuo potere, hai bisogno di quello per obbligarmi? Beh ti do una brutta notizia… non ti ubbidirò, potrò essere esiliato ma preferisco questo che a mettervi in pericolo!”
Diamante: “Tu DEVI obbedirmi, è una regola di questo mondo, devi obbedienza alle comandanti!”
Max stava guardando Diamante con un misto tra odio e rispetto, non saprei davvero dire quale dei due prevaleva!
Comunque credo che le due amazzoni stiano riuscendo a sciogliere il duro cuore di Max… anche se con molta fatica, sembra quasi che lui non abbia mai goduto della presenza di un amico… di una famiglia… di un amore… di un sentimento che non fosse odio o dolore, in contrasto con ciò che diceva l’iscrizione sul suo petto!
Max: “D’accordo avete vinto voi, potete venire con me, ma dovete promettermi che se mi stesse per succedere qualcosa non accorrerete a salvarmi!”
Megane: “Non essere ridicolo, se sarai in pericolo correremo a salvarti e…”
Diamante: “Megane, zitta! D’accordo Max non accorreremo, ma tu non farti ammazzare subito!”
La comandante delle Roka aveva zittito Megane comprendendo che Max lo diceva solo in buona fede.
Megane: “Credo che tu abbia capito che puoi contare su di noi Max!”
Diamante: ”Bene Max.. lo farò... ora vado al comando delle Roka e predispongo il centinaio che ti ho promesso.. ti aspetteranno al ponte che divide questo regno dal tuo!”
Diamante ripone il coltello avvolto nel panno nella sacca di Bucefalo, il suo grande purosangue dall’aspetto fiero e possente, e con un salto salta in groppa all'animale che non fa una piega.
Max intanto sella Tornado, il puledro roso fulvo che era l’unico amico veramente fedele che gli fosse mai stato vicino.
Max: “Mi troveranno non sul ponte, è troppo in vista, ma accanto al confine delle paludi! Da li si accede più facilmente al mio regno senza dare nell’occhio!”
Diamante: “Bene sarà quello allora che dirò.. ti attenderanno al confine delle paludi!”

Le due amazzoni corsero in groppa ai rispettivi destrieri, Max intanto le guardava andar via, credo che stesse pensando a come due amazzoni lo avessero costretto ad accettare il loro aiuto e quello delle loro compagne.
Oppure potrebbe aver pensato che per una volta la sua esperienza sarebbe stata al servizio degli umili e dei deboli… no, credo che sia di più la prima ipotesi.
Con un rapido movimento monta in sella a Tornado e gli da un leggero sussurro all’orecchio, così parte e si dirige dalla parte opposta a quella presa dalle altre due, si presenterà all’appuntamento?
Voi che ne pensate lettore? Io credo di sì!
Le mie vecchie pagine si son rifiutate di dirmi dove si diressero Diamante e Megane, non sono riuscito a sapere neanche cosa fecero, mi hanno solo introdotto nelle paludi al confine sud-ovest, qui c'era Max, accanto ad una quercia di dimensioni gigantesche, indossava un lungo mantello nero con una spilla a forma di goccia nera, aveva anche un cappello nero con la piuma di una fenice, alla cintola pendevano due spade e non una come al solito.
Ecco le amazzoni che giungono da nord- est, quasi mi spaventai la prima volta che le vidi, sembravano e sembrano tutt'ora un orda di fantasmi, tutte compatte ed armate fino ai capelli.
Diamante si fece avanti per prima, era splendida nella sua armatura, Bucefalo sembrava ansioso di combattere.
Megane era a capo delle Mokada, la sua armatura riluceva anche se era notte.
Max le guardò e si fece scappare un sorriso che subito cancellò dal volto.
Max: "Siete pronte amazzoni?"
L'urlo di risposta echeggiò nella palude e non mi sorprenderei se l'avesse sentito anche il regno nemico.
Diamante: "Max devi solo guidarci, poi al resto penseremo noi!"
Megane. "Già, gliela faremo vedere noi amazzoni!"
Max: "Se vi sentite sicure andiamo. Ma prima una raccomandazione... uccidete qualsiasi cosa si muova! Non sto scherzando!"
Diamante, Megane e le altre amazzoni scesero da cavallo e sguainarono le loro spade.
Max prese dalla sella di Tornado un arco lungo e una faretra ricolma di frecce, poi la porse a Megane.
Max. "Fai un bel lavoro con quelli appollaiati sugli alberi! Mi raccomando!"
Megane: "Tranquillo, non si accorgeranno di nulla!"
Max quasi ghignò, poi si diresse verso il centro della palude, dopo circa un'ora di cammino si videro due persone accanto a due alberi che davano tutta l'aria di un blocco.
Megane tirò fuori l'arco ma Max la bloccò. Si diresse verso di loro, questi lo videro e lo fermarono.
Guardia 1: "Fermo lì, dove credi di andare?"
Guardia 2: "Devi consegnare le armi, almeno che tu non faccia parte dell'esercito del re. Cosa che sembra molto difficile!"
Max: "Io faccio parte di questo regno, il mio nome è Ombra del Drago, comandante del secondo squadrone dei ladri e degli assassini di Reschard!"
Guardia 1: "COSA STAI DICENDO? Non provare a fregarci, il nostro comandante è morto anni fa nel difendere il nostro regno, il re in persona lo ha riferito al popolo!"
Guardia 2: "Tu ora vuoi farci credere di essere.. Lui? Ma non farci ridere!"
Max: "D'accordo, ho provato a convincervi ma a quanto pare."
Con un movimento repentino sguainò le spade che tagliarono le teste delle due guardie come se fossero state di burro, poi le ringuainò senza una goccia di sangue.
La prima volta che lo vidi quasi non credevo, avevo sentito e visto guerrieri veloci, ma lui li batteva tutti, quest'azione si era svolta in due o tre secondi e lui è riuscito a decapitare due persone!
Le due teste rotolarono al suolo fino ai piedi delle amazzoni, una parte di loro era stupita, la restante era inorridita da ciò che Max aveva appena fatto.
Diamante: "Max come diavolo hai.."
Max: "Ora non c'è tempo per le spiegazioni, le sentinelle avranno già dato l'allarme! Amazzoni, ora mi dovrete dimostrare se le leggende sul vostro valore sono fondate o meno!"
Appena usciti dalla palude si aprì ai loro occhi uno spettacolo raccapricciante, il regno era in piena siccità, gli alberi erano quasi del tutto scomparsi, le case del villaggio si reggevano quasi per miracolo,
tutto era polveroso, decadente. Tranne il castello che si ergeva sulla collina a nord del regno, lì c'era un prato fiorito, il castello era stato restaurato da poco e tutt'intorno al giardino c'era una muraglia altra
almeno dieci metri con delle punte sulla cima.
Diamante: "Max, è questo il tuo regno?"
Megane: "Wow, è raccapricciante!"
Max: "Già, è anche peggio di quanto mi ricordavo, almeno prima il fiume c'era."
Sì sentì un rombo di tuono e poi tanto clangore metallico, come quello fatto dalle armature in movimento.
Max: "Ora si comincia! Amazzoni, attente solo a quelli dall'armatura dorata, sono i comandanti, sono miei!"
Diamante: "Amazzoni, uccidete senza pietà!"
Max guardò con sospetto le armature che si avvicinavano e scoppiò in una sonora risata.
Max: "Non ci credo! Non può sul serio averlo fatto!"
Diamante: "Max cosa ti prende? Sii serio, abbiamo una battaglia difficile davanti!"
Max: "Non credo, quelle sono solo le reclute, il re le manda contro di quelli che crede siano praticamente inoffensivi, poi se vengono massacrate manda i reggimenti e poi gli squadroni!"
Diamante: "Vuoi dire che quelli non sono i più forti?"
Max: "Forti? Sarà tanto se vedendo le mie spade non fuggiranno!"
Max sguainò le spade e si lanciò contro l'esercito che si fermò immobile, non appena Max fu abbastanza vicino scatto e fece fuori tre soldati con un affondo.
A quel punto i soldati si dispersero in preda alla fuga.
Max tornò da Diamante e Megane che erano scoppiate in una sonora risata insieme alle altre amazzoni.
Max: "Dovete capirli, la maggior parte si è arruolata per sfamare le proprie famiglie!"
Diamante: "Quando avremo a che fare con i veri eserciti?"
Max: "Subito, andremo direttamente al castello, prima che i reggimenti possano essere avvertiti, molti di quei soldati mi sono ancora fedeli e non appena vedranno il mio modo di combattere torneranno nelle mie fila!"
Megane: "Se sarà davvero così, non mi piacerebbe essere nei panni del re!"
Il grande esercito si mosse in modo compatto contro il castello, le amazzoni grazie agli archi ed alle balestre uccisero decine d'assassini appostati ai lati della strada.
Arrivarono in pochi minuti alla base della muraglia, con una piccola carica d'esplosivo che Max aveva portato fecero saltare il portone ed entrarono.
Max: "Ora amazzoni, facciamo una strage!

Sapete o mio lettore, al mio vecchio scrittore il fumo non era mai piaciuto... per lui non era che… una parte di smog.
Per questo Max non sguainò subito le spade… non aveva visto ciò che c’era oltre il fumo.
Dopo che l’esercito fu entrato nel giardino il fumo si diradò e videro un’orda di soldati, alcuni in armatura dorata, altri in armatura argentea.
Max: ”No… come possono essere già qui?”
Diamante: “Forse il re si aspettava che saremmo subito arrivati e quindi ha predisposto tutto!”
Max: “Il re? Ma quello è solo un vecchio rimbambito... come può averlo pensato?”
All’improvviso… praticamente dal nulla uscirono tre individui con altrettante strane armature… una era rossa come il fuoco con una fiamma stampata sul pettorale, la seconda era sul marrone chiaro con una montagna stilizzata sul pettorale… l’ultima era blu chiaro e aveva una cascata sul pettorale.
Quello dall’armatura avanzò… si tolse l’elmo e comparì una bellissima ragazza dai capelli più rossi della fiamma, anche gli occhi erano rossi… praticamente tutto in lei mandava ai bollori!
Max era attonito… non per la bellezza della ragazza, quasi sembrava che la conoscesse.
Max: “Non sei cambiata… vero Persefone?”
Diamante: “Max tu conosci questa ragazza?”
Max: “Certo… è Persefone Fire, una dei quattro componenti della banda più micidiale di tutto questo regno!”
Megane: “Quattro… ma qui ce ne sono solo tre!”
Persefone: “Certo… il quarto elemento è… morto anni fa!”
Poi si fecero avanti gli altri due, quello dall’armatura marrone era dai capelli castani e dagli occhi neri, il terzo era con i capelli argentei e con gli occhi celesti.
Max: “Diamante… Megane, vi presento Richard Canyon e Fiorenzo Tsunami!”
Diamante: “Max… come conosci queste persone?”
Richard: “Lui non ci conosce… non ci ha mai conosciuto in vita sua… e nemmeno noi!”
Fiorenzo: “Vi consigliamo di sparire se non volete perire qui!”
Diamante: “Io Diamante, comandante delle amazzoni Roka non mi sono mai tirata indietro in vita mia… non lo farò certo ora!”
Max: “Carissimi… credo che questo sia un bel “NO”!”
Persefone: “Se è questo che volete…!”
I tre si rimisero l’elmo e se n’andarono, poi l’esercito armato attaccò.
Le amazzoni furono colte alla sprovvista ma si ripresero subito, Megane cominciò a sgozzare ed affettare ogni armatura che gli passava davanti in un modo molto brutale… per quanto possa essere brutale un’amazzone, ogni suo colpo andava a segno, uno con la gola tagliata, un altro con un braccio di meno, ho visto che uno venne tagliato a metà, così le gambe erano da una parte ed il torace era dall’altra, Diamante si limitava ad affettare ogni armatura che le passava accanto, era molto più calma delle altre amazzoni, ci fu solo una piccolo goccia di sudore che calò dal suo viso liscio e perfetto…
Max invece si limitava a passare accanto ai soldati… questi infatti cadevano subito morti con un taglio in gola profondo tre centimetri, non c’è molto da dire sul suo modo di combattere vero?
Dopo circa trecento di questi atti il conto era: amazzoni cadute… tre, soldati caduti… tutti!
Max: “Questo non è stato molto facile vero Diamante?”
Diamante: “Facile… no ma mi è servito come riscaldamento!”
Megane: “Non vedo l’ora di continuare!”
Max: “Continuare… tra poco la lotta sarà solo mia, voi dovrete starne fuori!”
Dicendo questo, Max entrò nel castello e portò con se le sue spade, Diamante e Megane, le altre amazzoni erano rimaste fuori per fermare eventuali altri attacchi.
Passarono per stanze, magazzini, corridoio, ogni tanto facevano cadere una o due guardie, ad un certo punto c’erano più cadaveri che acari!
In pochi minuti i tre arrivarono alla torre dove, secondo Max, il re si rinchiudeva per paura, fino a quando la battaglia non era conclusa, ma non trovarono il re… o almeno non solo lui!

Quanto i tre entrarono trovarono il re e i tre cavalieri corazzati che avevano visto prima della lotta sotto le mura del castello.
Max: "Ero sicuro di trovarvi qui!"
Persefone: "E perché eri così sicuro?"
Max: "Perché vi conosco tropo bene. Siete prevedibili!"
Richard: "Predici questo!"
Richard alzò un mazzapicchio e lo scagliò contro Max. Questo con la rapidità di un gatto lo schivò e lo tranciò in due con un colpo di spada.
Max. "Mi sono tenuto in allenamento in questi anni... non sono arrugginito come voi!"
Fiorenzo: "Noi arrugginiti? Vuoi farci arrabbiare?"
Max: "Io? Farvi arrabbiare. Non sia mai!"
I tre cavalieri erano al limite della ragione. Ad un tratto si misero gli elmi e tirarono fuori delle strane armi: una ascia bipenne, un flagello, uno scettro con una strana sfera sulla cima.
Diamante e Megane rimasero esterrefatte.
Max: "Diamante, Megane, vi presento le armi della Banda degli Elementi. Ma ne manca una!"
Dicendo così Max alzò la mano al cielo e apparve una spada con l'elsa in oro massiccio.
Al centro c'erano molti tipi di pietre preziose. La lama splendeva di una luce propria, e quando la luce si diradò Max era ricoperto di un'armatura di un bianco candido, quasi sbiadito.
Diamante: "Max cosa succede?"
Max: "Diamante, Megane, vi presento l'IV elemento della Banda degli Elementi. IO!"
Megane: "Tu Max?"
Max: "Il mio nome per esteso è Maxhimilyan Storm! Custode dell'armatura del vento. Capitano della Banda degli Elementi! "
Persefone. "Ora non più. Abbiamo eletto Richard!"
Max: "Richard, uno sciocco come te a capo della più forte banda del regno? Stento a crederlo!"
Eppure era così. A quanto pare Max era stato privato di ogni suo grado o diritto in quel regno i quali erano passati al vice, Richard Canyon!
Max: "Bene. Se è così non ho rimorsi. Posso tranquillamente portare a termine la mia missione!"
In pochi attimi i 4 combattevano in modo alacre e velocissimo.
Le due amazzoni ed il re guardavano inermi.
Diamante volle gettarsi nella mischia ma una raffica di vento la sbalzò fuori. Non riusciva ad aiutare il suo amico, o forse era il suo amico che non voleva essere aiutato.
Dopo qualche minuto Richard fu sbalzato fuori dalla mischia. La sua testa grondava sangue da più punti.
Dopo aver fissato Max per un po' si gettò su Megane. Pessima mossa. Essa non esitò un attimo, lo infilzò con la spada finendolo definitivamente.
Dalla mischia si alzò uno strano messaggio scritto come nella nebbia: "Meno 1"
Poi i colpi continuavano a vibrare in modo strabiliante, quasi le armi non si vedevano muovere per quanto erano veloci.
Max subì parecchi colpi. Si sentì un "crac" provenire dall'osso della spalla sinistra. Comunque continuava a combattere anche se con una spalla rotta.
Fiorenzo fu catapultato fuori dalla lotta. Lui non riuscì ad alzarsi, aveva la schiena rotta.
Ora rimanevano solo due persone: Max e Persefone. A prima vista potrebbe sembrare una lotta impari, ma fu proprio Max ad essere catapultato fuori.
Max: "Non sei cambiata, a quanto pare ti sei allenata anche tu!"
Il sangue usciva dalla sua bocca mentre Max continuava a parlare, Persefone invece aveva il fiatone.
Si teneva la spalla destra con una mano. A quanto pare anche Max rompeva qualche osso.
Persefone: "Neanche tu. Mi sono stupita di vederti ancora vivo!"
Max: "Io invece mi aspettavo di trovarti, anzi ci speravo. Ora scegli!"
Persefone: "Proprio tu mi chiedi di scegliere? Tu che ci hai abbandonato anni fa... per cosa? Per due amazzoni che cadrebbero subito sotto i colpi dei nostri eserciti?"
Max: Forse tu non hai visto che queste due amazzoni hanno ucciso più uomini di quanti ne hanno uccisi i tuoi messi insieme!"
Persefone: "Pura fortuna. Comunque scelgo la banda!"
Max: "Pessima scelta!"
Con un rapido movimento del polso Max estrasse un pugnale e lo conficcò nel ventre della ragazza di fronte a lui. Poi la guardò morire.... non con odio, non con disprezzo, ma con dispiacere.
Max: "Ora tocca a te re! Credo che sarai felice di raggiungere i tuoi sudditi all'inferno!"
Re: "Non lo farai Max. Tu sei il mio pupillo, lo sei sempre stato, non puoi uccidermi. Non PUOI!"
Max: "Ma davvero non posso?"
Il re si girò con le mani sopra la nuca, emetteva dei gemiti come se piangesse. Poi si girò di scatto e pugnalò al ventre Max.
Diamante: "Max... bastardo!"
Max: "Ferma, resta dove sei!"
Il re rideva in modo quasi isterico, ma smise subito nel vedere che Max ghignava. Dal corpo di Max uscì uno strano alone nero che circondò il re. Lo avvolse e poi s'inserì nel suo corpo.
Il re cominciò a disgregarsi, diventò uno scheletro e poi polvere.
Max si alzò e si sistemò il mantello ed il cappello, poi guardò la ferita che sarebbe dovuta essere mortale. Ma era già richiusa.
Max: "La maledizione è sparita! Sono finalmente libero!"
Diamante. "Che cosa era quel... coso?"
Megane: "Era per quello che ci hai fatto promettere di non aiutarti se ti fossi trovato nei guai?"
Max: "Esatto Megane, era proprio per quello. Era la mia maledizione. Io stavo morendo e si è cercata un altro corpo, ma il re era malvagio e non ha potuto sostenerla. Così si sono annullati a vicenda!"
Diamante: "Max ora come ti senti?"
Max: "Libero!"
Nelle sue parole c'erano le emozioni che non conosceva più da secoli: amore, speranza, felicità.
Comunque i tre tornarono dalla amazzoni lasciando il regno nelle mani dei sudditi, sperando che facciano un buon valore.

Tornando nella terra fantastica dell'inizio della nostra storia Max, Diamante e Megane instaurarono un rapporto incredibile che giungeva molto più in là della normale amicizia.
Ora io sono solo un vecchio libro e posso solo narrarvi ciò che c'è scritto nelle mie pagine e non posso giudicare ciò che c'è scritto.
Comunque posso solo dirvi che il mio vecchio scrittore ha lavorato parecchio su di me e su questa storia, perciò non siate troppo duri con lui perché ha scritto troppo o troppo poco.
Lui non la pensava come altri sui racconti. Era speciale.
Comunque addio amici miei... infatti le mie pagine mi hanno detto che non mi permetteranno mai più di rileggere questa storia. Dalla prossima volta saranno loro a decidere che storia dovrò leggere.

Addio amici miei, dal vostro libro più affezionato.



 Max

 

 

Cerca nella Biblioteca

bordo_op.gif (351 byte)