Dietro gli occhi di un'amazzone
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"Cercando frammenti di
stelle o sorrisi di luna negli occhi di un'amazzone rimarrete delusi
ed amareggiati...
Non è compito delle guerriere possedere la luce del firmamento"
Ciò scriveva sulla pergamena consumata, seduta sui gradini del
Tempio. |
Improvvisamente alzando il capo s'accorse dell'uomo silenzioso.
Qualche volta l'aveva giá visto e perciò conosceva il suo nome, ma
strano a dirsi, lei non credeva a quel nome... era una sensazione
strana, come un segreto da lui celato e lei con l'impulso irrefrenabile
di capire perchè mentisse... che mentiva, però, ne era certa.
"Amazzone" la salutò con il capo e lei rispose con un gemito simile ad
un saluto, poi senza preavviso s'avvicinò al guerriero...
"Ascolta bene, perchè te lo chiederò una volta sola..."
"Che cosa?" parve sorpreso e lei, senza neppure cambiar espressione e
cipiglio fiero e freddo disse la parola che una donna avrebbe dovuto
dire con gli occhi ricolmi di gocce di pioggia argentata "Baciami"
Silenzio...
... lui non parlava ma l'amazzone non sentiva battere forte il cuore, di
entrambi... era tutto così freddo, irreale, non fu amore a muovere le
mani di lui in cerca delle sue, afferrandole come s'impugna l'elsa di
una spada, i loro volti s'avvicinarono...
"Scusate, sono uno straniero... sto cercando Kolise, potreste indicarmi
la via, guerrieri??"
Non vi fu quel freddo e forse inutile bacio che aveva previsto e così
mentre lui diede le indicazioni mentre la donna concluse a voce alta e
decisa l'ultima frase della pergamena...
"Proprio vero... non v'è polvere di stelle"
e detto questo se ne andò.
Quasi mai il cammino della vita è semplice od in discesa.
"Baciami."
Una richiesta che per ogni uomo e donna doveva suonare dolce, fiabesca,
sublime.
Ma quella richiesta, pronunciata dall'Amazzone, tagliò l'aria come una
sciabolata, uno schiocco di frusta.
Il dolore fu lo stesso.
Cos'era ? Un ordine ? Una sfida?
Sì, fu preso alla sprovvista, il guerriero non vacillò, ma a quella
prova non era preparato. Cercò le parole, cercò i movimenti... invece
era paralizzato.
"... Dove sono i nemici ? Ne voglio tanti, voglio sentire le urla di
dolore, voglio vedere la sofferenza, voglio rigustare il sangue delle
mie ferite..."
Fissò negli occhi l'Amazzone, freddo, buio, non vide altro.
Si avvicinò e le prese le mani di lei sotto il mantello.
Perchè lo fece? Un atto d'affetto, un bisogno di calore, o semplicemente
era un'automatica difesa per evitare spiacevoli sorprese?
Non voleva sbagliare, odiava sbagliare, sapeva che il rischio era
enorme.
La sua educazione di guerriero lo spinse a decidere, doveva decidere,
non poteva rimanere in stallo.
Ma lo sguardo dell'Amazzone era acciaio gelato.
Freddo ma fragilissimo.
Ebbe paura, ma non come tante volte in passato, era una paura fuori dei
suoi schemi, non poteva capire da dove arrivasse, non poteva ricacciarla
indietro, non riusciva a combattere.
"....DOVE SONO I NEMICI, NE VOGLIO TANTI....", urlava in silenzio.
Ma la decisione venne presa, la mente come una trottola impazzita,
correre dietro ai "ma" ed i "se" non era mai stato suo costume.
Sapeva che il rischio era enorme ma l'Amazzone avrebbe in ogni modo
dovuto accettare la sua decisione.
"Scusate, sono uno straniero... sto cercando Kolise, potreste indicarmi
la via, guerrieri??"
Una fortuna? Una dannazione?
Acer
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