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Caccia notturna

 

La notte fredda e serena ed il cielo stellato erano un invito particolare per Driz, infatti le ultime situazioni verificatesi in tutto il territorio di Arcano avevano provocato un grande senso di disagio e di sofferenza interiore nel guerriero Betris.

Erano già due notti che difficilmente riusciva a prendere sonno; questa notte Driz decise che non avrebbe sprecato inutilmente il suo sonno, quindi, si alzò a notte fonda dal letto che divideva ormai da un po' di tempo con la sua dolce amazzone Elenie, si preparò attrezzandosi per una battuta di caccia con le sue due spade gemelle ed una daga particolare con la lama scurita con un preparato inventato da lui.
Aveva mescolato del mallo di noci con bacche di ribes nero e mirtilli, poi aveva tenuto la lama della daga a contatto con quel miscuglio per almeno mezza giornata; il risultato era stato quello di ottenere una lama un po' meno lucente ma con tonalità marrone scuro-blu notte, in grado di ridurre in parte la luminescenza della lama se fosse venuta a contatto con qualche raggio solare oppure lunare.
Driz aveva intenzione di provare l'efficacia di quella robusta lama sugli sciaves che ancora infestavano la foresta.
Uscì quindi dalla piccola casa all'interno della scuderia, mentre Elenie dormiva profondamente.... come era stato difficile allontanarsi dal caldo tepore del suo corpo, il ritmo respiro e regolare dell'amazzone nel buio della notte fredda era l'unica fonte di conforto per il cuore del Guerriero Betris angosciato dall'inattività di questi giorni.....
Driz sapeva di dover fare qualcosa, doveva quantomeno provare a vedere quale sarebbe stata la sua reazione di fronte a quelle bestie infernali, per cui aveva deciso quella notte di recarsi all'interno della foresta per cercare qualcuna di quelle bestie......
Andò a sellare Argoth, uscì dal portone principale della scuderia e si diresse verso la foresta inesplorata in prossimità di Ylea ove erano stati liberati alcuni capi di sciaves dai Brauni.
La notte fredda e serena, senza luna in cielo poteva favorirlo; lui era abituato a muoversi nell'oscurità più totale, le tenebre erano state per molti anni la sua unica fonte di luce e di speranza, quindi il mondo del buio per lui non aveva segreti.
Il rumore in lontananza dello scorrere del fiume Kruill accompagnava i passi lenti di Argoth, una volta vicini alla foresta inesplorata era d'obbligo usare tutta la cautela necessaria per percepire qualsiasi rumore o suono sospetto.
Driz riusciva a distinguere nell'oscurità i vari predatori notturni, spesso percependo semplicemente il loro progredire nel sottobosco.
Mano a mano che avanzava verso la parte più interna della foresta, il paesaggio sembrava cambiare; aveva incontrato facilmente delle volpi ed alcune donnole, la presenza confortante di un tasso, e qualche uccello notturno a caccia di qualche preda notturna, adesso in quella parte brulla e spoglia di foresta non incontrò più nessuno... anzi, si cominciava a vedere i resti macabri di qualche banchetto organizzato da grossi predatori.
La carcassa di un vecchio cervo, proprio sotto un albero abbattuto da un fulmine, non faceva presagire niente di buono, anzi, l'albero contorto e raggrinzito, il buio totale della foresta e la carcassa sventrata dell'animale, con una infinità di mosche che nonostante la notte gli ronzavano intorno e l'immancabile olezzo di morte dovuto all'avanzato stato di decomposizione non davano certo sensazioni positive all'animo di Driz, che sceso da cavallo e conducendolo a mano, si abbassò verso la carcassa per esaminare il terreno intorno.
Impronte di grossi plantigradi ungulati e pesanti e tracce di sangue rappreso erano tutte intorno alla carcassa già da diverse ore.
Le impronte erano profonde un paio di pollici nel terreno, segno che quelle bestie erano pesanti; il terreno era screpolato e secco, quindi si potevano far risalire alla mattina di quel giorno: visto che la notte passata aveva piovuto parecchio, la pioggia avrebbe potuto cancellare quelle tracce.
Driz contò circa dodici impronte nel terreno, diverse a gruppi di 4 ciascuna per qualche caratteristica particolare. Ad un gruppo mancava nettamente un artiglio, mentre ad un altro gruppo, l'impronta del piede sinistro lasciato dal grosso plantigrado ungulato era più marcata in punta e non appoggiava la parte posteriore del piede, segno sicuramente che la bestia doveva essere menomata nei movimenti, mentre l'ultimo gruppo era perfettamente intatto, segno che la bestia non aveva problemi agli arti tali da renderlo riconoscibile.
Driz non se la sentiva di lasciare legato in quel posto il suo fedele amico Argoth, quindi lasciò le sue briglie e gli si avvicinò al muso cominciando ad accarezzarlo.
- Amico mio, qui la situazione è critica - disse al suo compagno fedele di avventure - Se dovessimo incontrare qualche bestiaccia sarà meglio per te darti alla fuga... qualora la situazione degenerasse non voglio che rischi la tua vita, voglio semmai che tu ritorni da Elenie. Vedendoti così capirà certamente che mi è capitato qualcosa... -
Driz continuò ad accarezzare Argoth, mentre i loro sguardi si incontravano.
Argoth, senza nitrire, conscio della situazione precaria in cui si trovavano, mosse le orecchie ed il muso in segno di assenso, poi restò lì vicino alla carcassa del cervo, immobile, con il suo manto nero che si fondeva totalmente nell'oscurità della foresta.
Driz intanto aveva incominciato ad avanzare in direzione di quelle impronte che portavano lontano dalla carcassa del vecchio cervo, addentrandosi sempre di più in quella parte desolata della foresta.
I suoi passi si susseguivano senza fare rumore sul terreno insidioso e buio della foresta inesplorata, mentre la notte silenziosa lo avvolgeva totalmente con il suo manto, fino a quando le impronte non cessarono di colpo, in prossimità di un ramo collaterale del fiume Kruill.
Driz si abbassò quasi in ginocchio per scrutare meglio all'interno dell'acqua in prossimità della riva e sul ciglio stesso della riva per cercare segni o indizi particolari che gli indicassero il passaggio di quelle bestie.
Il tempo sembrava scorrere al rallentatore in quel frangente di ricerca, una soffusa sudorazione fredda cominciava ad imperlare la sua fronte, mentre un brivido improvvisamente gli corse lungo la schiena... quando si trovò a passare davanti ad un grosso cespuglio di ginestre, un forte odore particolare di selvatico ed il rumore di un respiro pesante attirarono la sua attenzione.
Driz si avvicinò al cespuglio, notando poco lontano da esso due figure grosse e massicce, sdraiate una accanto all'altra; sembravano due grossi pony per l'altezza, mentre le spalle ed il dorso avevano l'aspetto massiccio di quello di un orso bruno.
Driz ebbe un leggero tuffo al cuore, per un attimo il suo cuore ebbe un sussulto... erano lì, due esemplari di sciaves, a poca distanza da lui.... per fortuna quella notte non spirava un alito di vento così il suo odore non era ancora pervenuto alle narici sensibili di quei predatori.
- Benissimo - pensò Driz - ci siamo, è fatta... eccoli li, si ma... adesso???-
Driz doveva trovare uno stratagemma per far separare le due bestie, era impensabile poterle affrontare tutte e due contemporaneamente, anche se l'idea di provare lo allettava... sarebbe stato meglio provare a separarli, si ma come???
Un sorriso comparve sul viso di Driz, che evidentemente aveva trovato il modo di aggirare l'ostacolo.
- Vedi Driz - si ripetè il guerriero mentalmente -...di tutto questo devi solo ringraziare Anuk... - e dette queste parole si tastò la tasca interna della sua bisaccia per controllare che ci fosse... ed infatti era ancora lì... si, ma cosa????
Driz era ormai da un certo periodo che lavorava assiduamente al nuovo giardino botanico di Aktual come custode arboreo ed oltre al suo lavoro di catalogazione delle specie di flora presente su Arcano, proprio in questi giorni si stava dedicando alla concimazione delle specie appena trapiantate nelle varie serre o aiuole, quindi si trovava nella tasca della sua bisaccia di tela una certa quantità di sangue di bue essiccato, un ottimo fertilizzante per piante, ma... se usato in altro modo poteva essere un'ottima esca per gli sciaves...
Driz estrasse dalla sua bisaccia due grossi pezzi di quel fertilizzante e si diresse a circa 20 passi di distanza dalle due bestie, collocando le esche ben distanti una dall'altra in modo che le due bestie fiutassero le esche e prendessero due strade diverse.
Dopo averle posizionate e averle cosparse abbondantemente con l'acqua della sua borraccia per aumentare l'odore delle esche, Driz si accucciò poco distante dalla più vicina a lui, posizionata proprio in prossimità di un vecchio tronco cavo, poi visto che le bestie non si svegliavano decise di tentare il tutto per tutto, cominciando a scagliare delle grosse pietre in direzione dei due bestioni.
La prima mancò decisamente il bersaglio cadendo con un rumore sordo poco distante dai due sciaves, mentre la seconda colpì perfettamente il posteriore di una di queste, che si svegliò di soprassalto e cominciò a guardarsi intorno.
Driz cominciò a vedere dei movimenti indistinti nel buio, e a sentire gli sbuffi delle narici dilatate del predatore che poco a poco avevano fiutato l'esca di sangue di bue che aveva posizionato.
Poco dopo cominciò a sentire un secondo sbuffare, che si dirigeva verso la parte opposta dove lui non era appostato.
Le due bestie si erano svegliate e si dirigevano nelle due direzioni dove erano state posizionate le esche... pochi passi ormai lo separavano dalla bestia più vicina, pochi attimi in cui presto avrebbe saputo come sarebbe finita, se sarebbe stato in grado di affrontare quelle bestie oppure se la sua vita avrebbe cessato il suo felice iter nelle terre di Arcano...
Driz si portò la mano alla schiena dove teneva allacciata la grossa daga dalla lama brunita e cominciò a stringerla per l'impugnatura, mentre si muoveva lentissimo con passi leggerissimi in direzione laterale verso la bestia... sapeva grazie alle informazioni di Xar che la vista di quelle bestie era pessima e che si affidavano essenzialmente all'olfatto.
Inoltre erano bestie goffe nei movimenti, mentre Driz aveva dalla sua parte una perfetta conoscenza dell'ambiente circostante grazie alla sua vista abituata al buio ed all'oscurità più profonda, ed all'agilità ed all'esperienza di tanti anni di combattimenti e duelli.
Mentre la bestia si avvicinava, Driz si arrestò a pochi passi da lui e sempre in posizione accovacciata cominciò a sibilare verso lo sciaves come se fosse stato un serpente.
Lo sciaves, sentendo quel rumore provenire alla sua destra a pochi passi da lui, spalancò le fauci snudando i suoi lunghi canini lunghi almeno 15 pollici e ruggendo cominciò a trotterellare verso Driz, che nel mentre aveva già snudato la sua daga.
La bestia cominciò a percepire l'odore familiare di una preda vicino a lui ed aumentò il ritmo della sua corsa fino a quando Driz non si alzò di scatto e si avventò con la sua daga in profondità nella gola spalancata della bestia.
Lo sciaves, sentendosi lacerare le fauci da qualcosa di tagliente e metallico, cercò di serrare le sue mascelle senza ottenere il risultato sperato perchè Driz, una volta dentro le fauci della bestia, aveva cominciato a dilaniare tutto ciò che trovava al suo interno.
Lo sciaves cominciò a ruggire di dolore, mentre il suo fiato si faceva sempre meno frequente ed i ruggiti di dolore cominciavano a ridursi di intensità.
Il sangue che usciva copioso cominciò a bagnare il terreno circostante e ad attirare anche l'altro sciaves.
Driz si girò di scatto in direzione di un rumore proveniente alla sua sinistra e fece in tempo a vedere una massa scura che stava per spiccare un balzo verso di lui, fece giusto in tempo a spingersi verso destra per evitare di essere dilaniato da quella massa di artigli e di denti, anche se un colpo di zampa del plantigrado lo ferì di striscio ad una spalla.
Mentre la bestia atterrava poco distane da lui, Driz si girò fulmineamente sempre con la grossa daga in mano, il colore bruno - notte della lama, non perfettamente nera come l'arma che usava Xar, la rendeva stranamente più tetra, come se fosse stata creata dall'incontro tra oscurità e tenebre, un sodalizio perfetto di luce ed oscurità in giuste proporzioni.
La bestia caricò nuovamente Driz che questa volta non rimase li ad aspettare l'arrivo di quell'essere, ma si avventò verso di lei, con la grossa daga in pugno e l'altra mano pronta a parare eventuali colpi di artiglio della bestia.
La bestia gli fu addosso con le fauci spalancate ed i canini snudati come lunghe lame di coltello; Driz cercò anche questa volta di introdurre la daga nelle fauci della bestia, però l'impeto della manovra gli fece deviare il colpo, così la daga invece di finire dritta nella gola della bestia finì di traverso nelle sue fauci.
Lo sciaves serrò subito le sue possenti mascelle, mentre la daga di Driz rimaneva intrappolata nella morsa della bocca di quella bestia... che fare a quel punto?
Driz si sentiva trattenuto dietro le spalle dalla possente stretta dello sciaves, mentre gli artigli dei suoi arti superiori laceravano il giubbetto di cuoio di protezione e lembi di pelle, lasciandogli sulla schiena graffi profondi da cui cominciò a fuoriuscire il sangue del Betris.
"Pensa Driz!! Pensa, PENSA...." Driz abbracciato in quella morsa che poteva essergli fatale si ricordò delle tecniche che aveva appreso nella piramide della stregoneria, specialmente di quelle di combattimento contro le fiere di quella regione.
La sua mente, mentre continuava a strattonare la daga per liberarla dalle fauci del mostro, andò indietro nel tempo a ricordarsi di quell'evento quando si trovò a dover combattere contro una tigre siberale dei piani paralleli della magia della piramide della stregoneria.
"Il punto debole di quelle tigri, in un combattimento corpo a corpo, era la parte terminale del loro tronco, ove esso si fonde con l'attaccatura delle gambe posteriori, lì la parete muscolare è più sottile e gli organi interni che si trovano, i reni per l'appunto, sono poco protetti dalle masse muscolari.. perchè non provare anche con gli sciaves?" si chiese.
Driz allora, incurante del dolore provocato dagli artigli snudati della bestia che continuavano a lacerargli la carne, afferrò la mascella di quel mastodonte e, tenendola lontano dal suo viso, si buttò a terra sulla schiena e mentre il suo corpo attutiva la caduta all'indietro portandosi dietro la bestia, serrò violentemente le gambe in maniera da infliggere un forte colpo ad entrambi i reni dello sciaves.
I colpi violenti ebbero il loro effetto, la bestia sentendosi tirata verso terra, e dopo aver ricevuto il doppio calcio di Driz a livello dei reni, inarcò la testa ruggendo di dolore, e così facendo fece fuoriuscire dalla sua bocca spalancata la daga di Ddriz.
Il Betris non ci pensò due volte, staccò la mano destra dal viso della bestia ed afferrò al volo la daga, per poi piantarla, velocemente, alla base del collo dello sciaves.
La bestia, colpita alla parte terminale della gola, strabuzzò gli occhi, cercando di emettere un ruggito senza però riuscirvi, poi i suoi occhi si spensero e la mole della bestia rovinò al suolo, trascinando con sè nella caduta Driz.
Driz sentiva il corpo della bestia sopra di lui, a fatica riuscì a sollevarlo e una volta in piedi constatò che intorno non vi erano altre bestie.
Si riassettò, mentre dalla sua schiena il sangue prodotto dai profondi graffi continuava ad uscire ma ora in modo meno copioso, si avvicinò quindi alle due bestie e, presa in mano la sua Katana Caos, mozzò loro la testa e le quattro zampe, poi, con quel macabro bottino di guerra, ritornò sui suoi passi in cerca di Argoth per poter fare ritorno a Nakir, dalla sua dolce Elenie.
La notte ormai si stava sostituendo al vespro del mattino, il colore rosato in fondo all'orizzonte preannunciava una giornata di cielo sereno, e mentre il mattino con i suoi rumori cominciava a svegliare tutta la foresta intorno, Driz dopo aver posto i suoi trofei nella borsa da viaggio che si era portato dietro salì in sella ad Argoth e si diresse verso la strada che portava fuori dalla foresta inesplorata.
I fantasmi di Driz, su quegli sciaves, così come erano venuti se ne andarono, mentre Driz pensava già di ricavare dei preziosi ornamenti con gli artigli ed i canini di quelle belve tanto temute.
 


 Driz_do_Urden

 

 

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