L'ultimo Cavaliere
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In quell'immenso
silenzio, si potevano udire persino i cigolii delle armature e il
suono dei campanelli delle briglie. Da un boschetto ai bordi del
campo risuonò nell'aria il corno di guerra e all'improvviso fu come
se fossero stati aperti i portali dell'inferno. |
La battaglia fu tremenda. Ora dopo ora, per tutto il giorno gli eserciti
caricarono, ripiegarono e poi caricarono ancora come il un riflusso
delle onde.
Molti cavalli inciamparono sui corpi ammucchiati sulla pianura
insanguinata, cadendo e nitrendo di dolore e paura con la bava alla
bocca, sbalzando i loro cavalieri dalla sella. Tutti combatterono senza
posa, sorretti dalla fedeltà ai loro vessilli.
La luce si affievolì, le cariche cominciarono a diradarsi e infine
cessarono. L'ira e la rabbia si dispersero nell'aria e tutto tornò come
al mattino.
Silenzio.
Sul campo giacevano guerrieri e ribelli, amazzoni e brauni. I corpi
spogliati di ogni dignità, arti mozzati, teste spaccate e volti
sfigurati. Le armi abbandonate a terra non reclamavano più nessun
diritto e i vessilli protesi inutilmente nell'aria si agitavano nel
vento per il nulla.
La notte ammantò il campo.
Alle prime luci dell'alba lo scalpitio degli zoccoli sul terreno
roccioso echeggiò sul campo di battaglia, prima ancora che il cavaliere
apparisse all'orizzonte sopra il promontorio che dominava l'intera
valle. Una figura imponente, regale e maestosa per come cavalcava.
Avvolto da un mantello pesante e scuro, persino un po logoro, con il
cappuccio calato sul volto fino a coprire i suoi occhi lasciava intuire
che non fosse un Comandante.
Si fermò sul punto più alto dove con lo sguardo si poteva vedere
l'intera valle. Una leggera brezza agitava la criniera del suo
destriero, dallo sguardo acceso come di un fuoco che arde nei bracieri
di un tempio. Il suo manto era nero come la notte e nonostante il corpo
robusto conservava comunque un'armoniosa linea esprimendo un portamento
nobile.
La figura indugiava con lo sguardo su quella valle dove regnava silenzio
e un putrido odore di morte. Anche se non tradiva emozioni, sembrava
estasiato alla vista di tanti cadaveri e dalla pacatezza dei suoi gesti
emergeva una pazienza infinita.
Attendeva, come se stesse aspettando l'ora di un appuntamento e lui non
ne aveva mai mancato uno. Tirò lentamente le redini verso destra ed
iniziò a discendere lentamente lungo la costa della struttura rocciosa,
percorrendo una via polverosa e piena di ciottoli rossi imponendo al
cavallo un passo elegante e felpato.
Aveva raggiunto il centro del campo di battaglia, un ghigno soddisfatto
troneggiava sulle sue labbra tirate e sottili quando un baluginio attirò
l'attenzione dei suoi occhi grigi come la cenere, girò il capo di scatto
per capire cosa fosse. Un uomo piegato sulle ginocchia si sosteneva a
stento appoggiato sull'elsa della sua spada cercando di rialzarsi.
Il cavaliere cambiò l'espressione del viso in un eloquente maschera di
stupore e apprensione. Avvicinandosi all'unico superstite il mantello
svolazzava nervosamente alle sue spalle mentre i suoi stivali
calpestavano senza esitazione inermi cadaveri e pozze fangose di sangue
impastato a polvere.
- Aiutami... ti prego - parlò con un filo di voce il ferito.
Era un guerriero, il cavaliere lo scrutò assumendo un espressione
pensierosa, lo fissò negli occhi come infastidito da quella richiesta di
aiuto e penetrandolo fin dentro l'anima rovistando tra le sue paure e
sentimenti accorati.
Con fare furtivo infilò una mano tra le falde del mantello estraendo una
clessidra; la sabbia al suo interno era scesa tutta.
- Che strano - pensava tra se il cavaliere che non ascoltava le grida di
aiuto.
Sollevò quindi la clessidra, ponendola controluce e si accorse che un
granello si era attaccato alla parete proprio al centro della
strozzatura del vetro.
Alzò leggermente il cappuccio mostrando tutto il suo volto all'uomo che
aveva davanti. Questi iniziò a tremare di paura. Poi si guardò intorno,
gli occhi brillavano di una diabolica luce. Afferrò da dietro la sua
schiena una falce lucente e vibrò un potente colpo sul malcapitato
sopravvissuto, il granello di sabbia si staccò cadendo nella parte
inferiore.
- Odio i ritardi e i granelli di sabbia che non scivolano come
dovrebbero - mormorò la Morte a se stessa prima d'iniziare a raccogliere
le anime sparse sul campo.
Shademar
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