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Il vecchio bambino

 

Cap 1

Vagando lungo l'argine del fiume Kruill una notte di nebbia fitta ho perso l'orientamento, inoltratomi nel folto della foresta mi sono imbattuto in un giovinetto dai lineamenti delicati coperto di stracci logori.
"Chi sei" gli chiesi "puoi aiutarmi a ritrovare il mio sentiero?" 

"Floss è il mio nome" rispose il fanciullo "posso indicarti la via ma con questa nebbia ti perderesti ancora. Fermati invece, sarai mio ospite per la notte, domattina potrai riprendere il tuo viaggio riposato ed a stomaco pieno."
Accettai di buon grado, del resto quella figura mi incuriosiva, dimostrava non più di nove dieci anni ma aveva uno sguardo che solo un vecchio saggio può avere, un uomo di grande esperienza, un uomo che ha attraversato grandi difficoltà... era lo sguardo di chi ha sofferto, subito, reagito e finalmente vinto la sua battaglia della vita.
Floss mi invitò ad entrare nella sua capanna, l'aria era carica di profumi, scaldata dal tepore del fuoco sul quale un grosso tegame ribolliva allegramente; tutt'intorno a me oggetti strani, sconosciuti, oggetti appartenenti ad altri tempi... non avevo mai visto nessuno di quei manufatti, strane targhette scritte in una lingua a me sconosciuta, parole senza senso a caratteri cubitali: PONTIAC, SIEMENS, IBM.
"Siediti" mi esortò Floss "ti interessa la mia collezione di oggetti antichi?"
"Certo" risposi "cosa sono, da dove provengono, a cosa servono?"
"Calma calma" mi rispose posando il tegame sul tavolato "prima pensiamo alla cena, poi avremo tempo di parlare, tutto a suo tempo, tutto a suo tempo".
La zuppa era ottima: verdure, bacche e radici con dei pezzetti di lepre, non nego di essermela gustata accompagnandola con pezzi di pane bianco e del vino dal sapore forte.
Terminammo la cena con del formaggio stagionato, mangiammo in silenzio, come se tutto fosse ovvio, come se non ci fosse nulla da dire, non ancora per lo meno... non ancora.
Terminato il lauto pasto aiutai Floss a riporre le stoviglie e ci sedemmo nuovamente al tavolo.
"Kraig" mi disse "ora puoi chiedere se vuoi".
"Ma come conosci il mio nome, io non mi sono presentato, non ancora almeno?"
"Non conosco il tuo nome" mi rispose "conosco te, è differente."
Non nego che rimasi sconcertato da questa affermazione, era ora il momento di fare delle domande e di ottenere delle risposte dal vecchio fanciullo che tutto sembra sapere ma al quale nulla sembra dover esser chiesto.
Ma questo ve lo racconterò un'altra volta .


Cap 2

Finalmente riuscii a raccogliere le idee e la prima domanda che riuscii a fare a Floss fu quali bacche avesse messo nella cena, mi resi conto della stupidità della domanda solo mentre sentivo la mia voce pronunciarla, cosa mi stava succedendo?
Quale strano incantesimo si era impossessato di me? Cercai di reagire ma Floss scoppiò in una fragorosa risata ed io rimasi perplesso.
"Non ti preoccupare, non sei diventato folle d'un tratto, posso leggere nella tua mente le domande che ti poni ma per proteggermi una sorta di incantesimo circonda questa umile dimora, troppe persone malvagie potrebbero giungervi, troppe domande fuori luogo potrebbero farmi, troppi segreti sono custoditi in questo luogo."
A questo punto decisi di non parlare ma di pensare solo a quello che più mi premeva sapere.
"Ho 278 anni, si... vivo da solo in questo luogo" Floss sorrise "è vero, sembro un ragazzino ma fa parte dell'incantesimo, nessuno si curerebbe di un fanciullo da solo in mezzo alla foresta. Per quanto riguarda gli oggetti che vedi li ho raccolti nel corso della mia lunga vita nel folto della foresta, di alcuni non ho ancora scoperto il vero utilizzo, di altri ho svelato tutti i segreti, l'unica certezza è che questi oggetti non devono cadere nelle mani sbagliate."
Rimasi senza fiato, aveva letto nella mia mente ed aveva risposto alle mie domande... che incontro indimenticabile questo, finalmente mi sentii a mio agio e sorrisi a mia volta.
"Piacere Floss, io sono Kraig l'Artista" dissi e scoppiammo a ridere entrambi.
Mi alzai ed iniziai a girare per la stanza. Era una dimora umile ma mi accorsi che se all'apparenza era piccola per andare da un lato all'altro dovevo fare parecchi passi; realizzai in quel momento che mi trovavo in una stanza enorme e che l'incantesimo le dava le sembianze di una stanzetta minuta, gli strani oggetti erano accatastati in ogniddove, sulle mensole, gettati alla rinfusa lungo le pareti, alcuni in teche di vetro, altri coperti di stracci... che luogo fantastico....
"Puoi fermarti tutto il tempo che vuoi" mi rispose Floss ed allora mi accorsi di aver pensato che mi sarebbe piaciuto fermarmi e parlare a lungo con quella strana creatura e che avrei voluto poter osservare meglio tutti quegli oggetti; ero estasiato... andai verso la tavola e mi versai un abbondante bicchiere di vino, avevo la gola secca dall'entusiasmo e versai del vino anche per il mio nuovo amico.
Un oggetto su tutti attirava la mia attenzione, era una piccola scatola nera e piatta. Mi avvicinai, la presi in mano rigirandola, doveva pesare almeno un paio di chili, su un lato trovai una sorta di leva, proprio sotto i caratteri IBM; ad una leggera pressione della leva l'oggetto si aprì in due, dopo un attimo di sorpresa lo posai sul tavolo, Floss mi si avvicinò.
Una volta aperto una delle due metà di quella specie di conchiglia si illuminò, si udirono delle note ed una scritta campeggiò sulla superficie scura W3K.
Floss mi spiegò che quello era uno degli oggetti più misteriosi e che ancora doveva penetrarne i segreti, avremmo potuto studiarlo assieme se avessi voluto.
Ma di questo parlerò più avanti.


Cap 3

Avvicinatosi Floss iniziò a premere dei quadratini pieni di lettere ed improvvisamente sulla superficie liscia dell'oggetto misterioso si materializzarono un sacco di piccole figure, cavalieri minuscoli uomini a piedi, case alberi animali al pascolo... quale prodigio, era forse la finestra su un mondo sconosciuto?
Ad un tratto gli omini minuscoli ingaggiarono una violentissima battaglia tra loro, dopo qualche istante di confusione tutto si arrestò di colpo: GAME OVER !
Cosa diavolo era successo, chi erano quelle persone, cosa rappresentava quell'oggetto misterioso?
Io e Floss decidemmo di accantonare la scatola nera, troppo ben celati i suoi segreti.
Floss si recò in un angolo della stanza e trotterellando felice tornò al tavolo con un altro oggetto, questo molto più piccolo, più o meno delle dimensioni di un palmo; premette un pulsantino rosso e si udì una melodia celestiale.
Floss premette con decisione una serie di quadratini e di volta in volta una nuova melodia riempiva l'aria, quell'oggetto era davvero bello e le musiche erano una più delicata dell'altra tranne due o tre piuttosto gracchianti... NOKIA era il disegno sul retro della piccola scatolina musicale, mi sentivo come un bambino, era tutto così magico.
Mi ritrovai a pensare a come Floss passasse la sua esistenza solitaria, immediatamente mi rispose anche se questa volta con una certa amarezza nella voce:
"Vivo solo in questo luogo, è come se fossi predestinato dalla nascita ad una vita solitaria, sin da piccolo non avevo amici, alla morte dei miei genitori mi sono trasferito nella foresta dove trovai il primo degli oggetti che puoi vedere, da allora mi sono dedicato allo studio dei miei ritrovamenti e tranne per brevi visite di viandanti di passaggio non incontro mai nessuno. Quando sei entrato ho capito che con te Kraig le cose erano diverse, ho letto la tua mente ed il tuo spirito... finalmente posso condividere con qualcuno le mie paure, le mie scoperte, finalmente un Amico!"
Lo stesso valeva per me.
Si era fatto tardi, era ora di prepararsi per la notte.
Floss mi fece strada verso una scala interna, lo seguii ed una volta in cima alle scale una luce chiara ci avvolse inaspettata... ci trovammo in un ambiente totalmente estraneo, pareti bianche e lisce, delle strane ampolle rischiaravano tutto, nessun tremolio di fiamma era percepibile.
I pavimenti non erano di legno ma di una specie di pietra tagliata a quadrotti, l'aria era calda ma non scorgevo fuochi di nessun genere, quale prodigio rendeva possibile tutto ciò?
La stanza nella quale ci trovavamo aveva 4 porte di legno, Floss indicandone una mi disse che era la mia stanza, poi aprendo una porta lì vicino mi spiegò che quella era la stanza della latrina.
Gettai uno sguardo in quella stanza, calda, luminosa, con degli strani oggetti bianchi e lucidi dei quali non capivo l'utilizzo, il mio amico mi spiegò come usare la latrina e con mio immenso stupore come poterla lavare con un getto d'acqua che proveniva da chissà dove.
"Domani ti svelerò altre cose, tutto a suo tempo, tutto a suo tempo".
Sorrise ed io sorrisi a mia volta provando le stesse emozioni, ora ne ero certo, avrei passato più di qualche ora in compagnia del VECCHIO BAMBINO.
Ma quanto tempo lo saprete solo più avanti.


Cap 4

Aprendo gli occhi mi accorsi che era già giorno, avevo dormito di un sonno profondo e ristoratore.
Gli avvenimenti del giorno precedente mi si presentarono come un sogno, no... era accaduto tutto, era tutto vero.
Guardandomi attorno notai i dettagli della stanza nella quale avevo così profondamente riposato: ampia pulita, calda, dotata di un comodo letto, un armadio, un tavolo con una sedia, due tavolini più piccoli ai lati del letto con poste al di sopra due di quelle ampolle che emettono luce, alle pareti anche dei dipinti ma di un genere a me sconosciuto, figure geometriche confuse a creare una sorta di figura umana; trovai anche una piccola scritta in basso a destra: Picasso, riportava.
Mi alzai, mi rivestii impaziente di vedere cosa quel nuovo giorno mi avrebbe portato, scesi al piano inferiore resistendo all'impulso di controllare cosa ci fosse dietro alle porte chiuse del piano superiore, trovai Floss intento a cuocere delle uova.
"Buon giorno Floss"
"Buon giorno a te Kraig" mi rispose "siediti, è quasi pronto"
Mangiammo di gusto uova con fette di lardo abbrustolite, del formaggio e della frutta, dolcissima.
Dopo la colazione Floss mi disse che mi avrebbe portato nel folto della foresta per indicarmi il logo di alcuni dei suoi più interessanti ritrovamenti. Ne fui estasiato, ci preparammo in silenzio ed uscimmo dalla casa dall'aspetto umile ma ingannevole, l'aria era frizzante e carica di profumi, ringraziai ancora il mio nuovo amico per l'ospitalità seguendolo.
Floss lungo il tragitto mi raccontò alcuni episodi della sua vita solitaria, mi confidò di aver incontrato dei personaggi davvero poco raccomandabili e che solo grazie all'incantesimo che ricopriva lui e la sua dimora era riuscito a cavarsela senza conseguenze.
La foresta era sempre più fitta, il sole non riusciva neppure a trafiggere la rigogliosa chioma degli alberi; anche i rumori tipici di quei luoghi ad un certo punto scomparvero, il silenzio era assoluto, non nego che un certo timore si fece strada nella mia mente.
D'un tratto ci ritrovammo in una radura leggermente scoscesa ed illuminata dai raggi caldi del sole, eravamo finalmente giunti a destinazione.
"Stanotte ci fermeremo a dormire in questo luogo, aiutami a montare le nostre tende" così dicendo mi lanciò un fagotto che era celato dietro un cespuglio.
Il fagotto di forma cilindrica portava anch'esso un fregio, BERTONE, al suo interno dei teli di un materiale strano e sottile e delle lunghe pertiche flessibili; inutile dire che dovetti aspettare l'aiuto del mio compagno per costruire quella che sembrava una capanna ma dai colori sgargianti... Floss disse che ci avrebbe protetto dal freddo e dall'umidità della notte, egli poi accese anche un fuoco ma non con la solita pietra focaia bensì con un aggeggino piccolissimo che sputava fiamme e scintille, non finirà mai di stupirmi questo vecchio bambino.
Approntato il campo ci dirigemmo nella parte più alta della radura dove si trovava una grotta scavata nella roccia, palesemente opera dell'uomo; all'interno della grotta accendemmo delle fiaccole e ci inoltrammo nel dedalo di cunicoli, era davvero un labirinto ma la mia guida non aveva esitazioni.
Sul pavimento della grotta due lunghi pezzi di metallo correvano paralleli, Floss leggendomi nel pensiero mi disse che di li a poco avrei scoperto il loro scopo, e così fu... ad un certo punto del nostro cammino, posato sulle pertiche metalliche una specie di contenitore su ruote, vi salimmo e seguendo il tracciato del metallo con un lieve ronzio ci portò ancora più in profondità.


Cap 5

Il ronzio si arrestò all'improvviso, le pareti illuminate dalle torce trasudavano perle di rugiada, in quel punto la galleria era molto più ampia. Con un balzo scendemmo dal carretto finendo entrambi in una pozzanghera, ridemmo di gusto.
"Ecco" mi disse Floss "qui sono celati alcuni oggetti troppo grandi per essere trasportati"; di fronte a noi un carro enorme tutto di metallo con tubi dappertutto e su un lato una sorta di ruota dentata conficcata nella parete rocciosa, che razza di arma invincibile doveva essere?
La esaminai da vicino, la ruota dentata sembrava essere tutt'uno con la roccia, il metallo era spessissimo e sulla sommità vi era un seggiolino posto di fronte ad una serie di leve e levette; mi voltai verso Floss, egli mi disse di non aver mai provato a mettere in funzione quel macchinario, non si fidava di farlo da solo, ma ora potevamo provarci assieme.
Mi sedetti sulla sedia con il mio amico a fianco, provai a spostare le leve, toccai qua e là di fronte a me finchè la mia attenzione non fu richiamata da una levetta dipinta di un rosso sgargiante.
Provai a spostarla, nulla da fare, poi provai a ruotarla... ODDEA!
Ci fu un rombo, tutto sembrava vibrare sin nel profondo delle viscere della terra, la ruota dentata di fronte a noi prese a girare lentamente provocando un chiasso infernale, schegge di roccia saltavano in ogni direzione, ci spaventammo a tal punto che rigirai subito la levetta e come d'incanto tutto si arrestò.
Ci guardammo e decidemmo all'unisono che quella cosa era troppo grande e pericolosa per il momento, meglio dedicarci ad altro.
Ci dirigemmo verso una cassa di legno, al suo interno dei contenitori di metallo rossi con un tubo su un lato, non sembravano pericolosi a prima vista; provai a stringere quella che sembrava un'impugnatura e fummo inondati da una schiuma bianca, ridemmo ancora di gusto, chissà quale scopo aveva quello strano contenitore che vomitava schiuma, di certo era divertente.
Poco più avanti un'altra cassa di legno, al suo interno degli elmi gialli, certo non offrivano una grande protezione in caso di battaglia... che razza di sprovveduto poteva aver forgiato elmi tanto inutili?
Assieme agli elmi gialli trovammo dei guanti e delle calzature oltre a degli oggetti strani con due cerchietti trasparenti, un cilindro di metallo forato subito sotto e delle cinghie, altro mistero.
Le nostre fiaccole stavano per esaurirsi ormai, Floss si diresse verso un angolo della grotta, riuscii a sentire un click, di seguito un ronzio e nel giro di pochi secondi fummo investiti da una luce violacea fortissima proveniente da quadrati trasparenti appesi alla volta.
"Poteva pensarci prima" pensai...
"Hai ragione amico, scusami" mi rispose subito Floss "ma ero talmente emozionato che mi sono dimenticato di questo dettaglio eheheh"
Mi scusai e mi ripromisi di fare più attenzione ai miei pensieri.
"Sarebbe inutile" mi rispose subito Floss, ci rinunciai!
Ora che potevo vederlo meglio il mostro di metallo era davvero enorme, ottima scelta quella di abbandonarlo per ora... eheh...
Ci dirigemmo verso il centro della grotta dove si trovava un baule enorme.
Ma del baule saprete più avanti


Cap 6

Io e Floss ci sedemmo su due sgabelli di fronte al baule, Floss estrasse dal suo zaino del formaggio, del pane nero, del miele ed una borraccia di vino dolce, posò tutto sul baule e sorridendo mi disse che ogni cosa andava fatta a suo tempo, ora era tempo di rifocillarsi e di parlare.
Mangiammo di gusto il cibo che saggiamente il mio amico aveva portato con se; mi sentivo in imbarazzo, più tempo passavo con lui più cose avrei voluto sapere... allo stesso tempo però il crescente rispetto mi impediva di fare domande dirette, dovevo attendere che lui stesso si confidasse con me.
Gli chiesi quanti luoghi come quello conoscesse e scoprii che quello era solo un piccolo esempio delle meraviglie celate dalla foresta, decine di luoghi come quello erano sparsi ogniddove celati dalla fitta vegetazione.
Dopo aver mangiato e bevuto di gusto, finalmente arrivò il momento di aprire il baule; mi sentivo come un bambino di fronte ad un nuovo giocattolo, sparecchiammo la frugale tavola ed il mio amico sollevò il coperchio del baule.
La cassa era suddivisa in una miriade di scomparti ordinati ed in ogni scomparto si trovavano una serie di strumenti uguali e sconosciuti; ne estrasse uno di piccole dimensioni, una specie di piccolo fiore rotante, premuto un piccolo bottoncino i petali del fiore si misero a girare vorticosamente creando una magica brezza.
Decisi a questo punto di parlare chiaramente col mio nuovo amico, troppe domande erano senza risposta, troppi segreti erano celati nella mente del vecchio bambino.
Mi feci coraggio e di getto gli dissi che avevo bisogno di spiegazioni, avevo bisogno di sapere, di capire.
Floss dapprima parve diventare triste poi il volto si distese e con rinnovata energia mi disse che finalmente era venuto il momento di rivelare la sua vera storia.
Chiuso il baule, con non poco disappunto da parte mia, ci dirigemmo verso l'uscita e raggiungemmo l'accampamento.
Floss mi fece accomodare e mi disse: "Ora ti racconterò di me dei miei trascorsi e dei miei segreti, mettiti comodo ed ascolta senza interrompermi, non sopporto di essere interrotto".
"Sono pronto" gli risposi mettendomi comodo e preparandomi ad un racconto meraviglioso.


Cap 7

"Come ben sai ho 278 anni, sono giunto in queste terre in compagnia dei miei genitori. Ero molto piccolo quando arrivai, ho un ricordo vago dei loro volti e delle loro voci, erano molto buoni con me; abbiamo sempre vissuto ai margini della civiltà, la nostra casa è sempre stata immersa nella foresta, non che ci mancassero gli amici, in casa riecheggiavano sempre le risa degli amici di famiglia, solo... mio padre non amava essere al centro dell'attenzione.
La nostra casa era già allora ricolma di oggetti dei quali non comprendevo bene le caratteristiche. Mio padre Grottel passava intere giornate seduto al tavolo a smontare e rimontare cose di ogni forma e dimensione, mia madre lo sgridava spesso perché passava troppo tempo chiuso nel suo stanzino ma lui non sentiva ragione.
Dopo qualche anno passato nella calma della foresta mi accorsi che in casa l'atmosfera si era fatta pesante, i miei genitori non erano più sereni come una volta, anche le visite degli amici si facevano sempre più rare, mio padre era nervoso e spesso litigava con mia madre, in piena notte li sentivo discutere, parlavano a bassa voce, non volevano mi preoccupassi per loro.
Un bel giorno uno strano individuo si presentò a casa nostra, mio padre era fuori a caccia, mia madre fece accomodare il nuovo venuto e gli offrì del vino in attesa del suo ritorno. Il nuovo venuto non mi piaceva affatto, si guardava in giro con sguardo avido, non mi piaceva quella persona, eppure mia madre lo trattava con gentilezza e rispetto, forse mi sbagliavo.
Una volta rientrato mio padre, lui ed il nuovo venuto si sono chiusi nello scantinato, mio padre tornò sconvolto dalla cantina... il giorno dopo tornando dal bosco trovai la nostra casa sottosopra e sia mio padre che mia madre erano scomparsi. Da allora mi sono dovuto arrangiare, non ho mai saputo che fine abbiano fatto.
Mesi più tardi trovai un biglietto di mio padre che diceva: "Figliolo, forse stai leggendo queste righe ed io e tua madre non siamo accanto a te, ti attende una vita difficile ma sono certo che saprai cavartela egregiamente. Sei una creatura speciale, lo scoprirai con gli anni, sarai il custode di tecnologie che ad altri saranno precluse, fanne buon uso, un giorno avrai un amico col quale dividere questo enorme peso, fidati del tuo istinto".
Questo era tutto, da allora raccolgo gli oggetti che trovo nella foresta, cerco di carpirne i segreti e li nascondo, il tuo arrivo mi ha riportato alla mente le ultime parole della lettera di mio padre, sei tu l'amico del quale parlava ?"
"Non saprei" risposi io "mi piacerebbe esserlo, vorrei aiutarti a portare questo enorme peso".


Cap 8

"Caro amico, è tempo per me di tornare a Kolise, porterò con me la tua storia e ne parlerò con il Portavoce del mio gruppo, con gli altri Artisti e porteremo le tue ragioni sino all'Imperatrice, faremo in modo di aiutarti e ti staremo vicini, valuteremo assieme se pronti ad utilizzare parte delle tue scoperte.
A breve tornerò da te, spero non da solo, e potremo dividere il fardello dei tuoi segreti... forse col tempo potremo svelare agli altri Hammers le tue scoperte ed utilizzarle per la difesa e la prosperità del nostro mondo e dell'Imperatrice.
Non essere triste, il mio non è un addio, è solo un arrivederci. Grazie per la fiducia che hai riposto in me, ne sono onorato ed orgoglioso... non tradirò mai questa tua fiducia, avremo modo di chiacchierare ancora ed a lungo, conoscerai persone nuove, valide ed altruiste, la tua vita da eremita è terminata, avrai modo di aiutare chi ne ha bisogno e chi lo merita, bentornato in questo mondo.
Se lo vorrai un giorno forse potrai abbandonare questa casa e venire ad abitare in una delle nostre Kioskas, sarai il benvenuto, ne sono certo.
Ora se non ti dispiace facciamo due passi, torniamo a casa in modo che io possa preparare le mie cose e fare ritorno a casa, manco da parecchio tempo e non vedo l'ora di raccontare di te a tutti, a malincuore devo lasciarti ma sento che questa è la cosa giusta da farsi, tornerò prima che tu possa immaginare e tutto cambierà nella tua vita."
Il momento dei saluti con Floss fu meno difficile ma non meno doloroso di quanto pensassi, non c'era bisogno di parole, il suo sguardo era pieno di fiducia, velata solo dalla tristezza, il mio ora ne sono certo trasmetteva promesse che manterrò ed un'amicizia che mai morirà.
Mi avviai lentamente verso casa senza voltarmi, sapevo che sarei presto tornato dal mio nuovo amico.
 


 Kraig

 

 

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