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La bocca di Cibele

(Scritto da Taal, revisionato da Gualtierow)

 

Cap 1 - 1° giorno

Dardel si rigirò inquieto nel letto. Quel pensiero fisso non gli avrebbe permesso di dormire.

- Certi particolari delle azioni di spionaggio sono noti in anticipo dal nemico. Non può essere opera di un traditore. La mia squadra ieri ha rischiato di morire in un’imboscata e soltanto io ero a conoscenza del sentiero che avremmo seguito. I successivi raid non hanno trovato traccia di accampamenti stabili. Quei ribelli erano lì per noi, sapevano da dove saremmo passati…-
Ripassò mentalmente il rapporto dei mercanti informatori. Il rapporto vagheggiava di oscuri sacerdoti di un popolo della foresta… vanterie da ubriaconi.
“Sostengono di possedere informazioni preziose sugli spostamenti delle truppe in guerra. Affermano che il loro oracolo può prevedere qualunque evento. Sono disposti a vendere i loro servigi al migliore offerente”.
- Stupide superstizioni. Ciononostante devo verificare. – Si disse mentalmente.
L’agnostica prima guida decise di inviare un esploratore, utilizzare Taal, lo straniero arruolato poche settimane fa.
La sua scarsa conoscenza di particolari organizzativi, riguardanti l’esercito di Nimira, ne faceva un candidato sacrificabile; se catturato e sottoposto a tortura non avrebbe potuto rivelare informazioni importanti al nemico.
Pochi giorni dopo tutto era pronto. Taal, opportunamente attrezzato per il viaggio e istruito sulle abitudini del popolo della foresta, partì per la missione.
- Dovrai interrogare il sedicente oracolo e tornare a riferire – gli aveva detto Dardel. Taal si era limitato ad annuire ma nella sua mente si stava formando uno scenario più complesso.
- Nessuno è disposto a credere all’esistenza dell’oracolo. Costoro non conoscono la Dea Oscura, nulla sanno dei sacri misteri. Ho giurato obbedienza alle loro leggi ma è mio dovere portare a compimento la missione. E’ mio dovere risolvere il problema…-
Il sentiero nella foresta alternava tratti ben battuti a roveti dove era necessario aprirsi la strada col machete.
Dopo una giornata di viaggio, ormai al calar del sole, Taal scelse una radura dove bivaccare. Accese un fuoco e scaldò una densa zuppa di legumi e cereali. Rifocillatosi si arrampicò sull’albero e tese un’amaca, si avvolse in un telo per difendersi dalle zanzare e si addormentò.
Durante i giorni seguenti si addentrò ulteriormente nella foresta. Secondo la sua mappa doveva essere vicino alla meta.
Avanzava con estrema cautela, non voleva sprecare l’effetto sorpresa, il suo piano prevedeva di entrare nel villaggio eludendo la ronda cittadina.


Capitolo 2 - 7° giorno

Arrivato in vista del Villaggio Bianco al calar del sole, senza incontrare sentinelle di guardia, si acquattò tra i cespugli.
La luce del crepuscolo rimbalzava sui candidi tetti piatti. Le case in pietra, cubi addossati l’uno all’altro, seguivano il naturale pendio delle colline.
Il tempio dell’oracolo spezzava le geometrie della cittadella, uno spiazzo circolare correva attorno ad una costruzione conica preceduta da un’arcata. Una fiamma vivida lanciava bagliori sulle pareti color ocra.
Attese nella radura, spiando i movimenti ai margini del villaggio. Quando il buio avvolse le case e tutti gli usci furono chiusi, entrò nel villaggio e si avviò verso il tempio.
Silenzioso come un’ombra s’inoltrò nel dedalo di vicoli. Sarebbe entrato di soppiatto nel tempio e avrebbe interrogato il pericoloso sacerdote. Se le sue risposte non fossero state più che rassicuranti…
Improvvisamente, nella piazzetta antistante l’antro dell’oracolo, un gran numero di guerriere emerse dall’ombra accerchiandolo. Nella luce fioca proveniente dal tempio avanzò un vecchio vestito di una tunica nera.
-Ti stavamo aspettando straniero, nulla può essere nascosto all’oracolo-
-Se quanto dici è vero saprai perché sono qui- rispose Taal.
-Sei qui per mettere fine alla tua misera vita, Taal dei Vulcar. Le spie non sono ben accette presso di noi.-
Quanto aveva sentito era la prova che poteri soprannaturali albergavano in quell’individuo, ne era convinto già da prima di partire. Non aveva mai condiviso lo scetticismo del comandante, sapeva che la sua missione di spionaggio avrebbe dovuto concludersi con un omicidio. Non gli era stato ordinato di trattare bensì di risolvere la questione della fuga di notizie.
Freddamente formulò le parole rituali:
-Dimmi il tuo nome, vecchio, perché io possa opporre il ferro delle mie armi alla tua magia. Taal ti sfida in un duello all’ultimo sangue-
-Non vedo armi nelle tue mani, solo un misero bastone. Il mio nome è Tanos - ciò detto il vecchio scagliò una shuriken, una lama da lancio, contro Taal.
-Ha scelto un attacco troppo lento- pensò l’Esploratore scansandosi.
Con un balzo fu sul vecchio e il suo bastone, nel quale era nascosta una lama a scatto, colpì sotto lo sterno. Un rapido movimento del polso e l’arma raggiunse il cuore di Tanos ma un intenso dolore si diffuse dal suo polpaccio a tutto il corpo, una seconda lama lo aveva colpito.
Cadde a terra senza forze.
Senza troppi complimenti la più anziana delle guardie lo prese per il bavero e disse:
-Vedo che conosci bene le nostre leggi ma quello che hai fatto ti costerà comunque la vita. Hai ucciso il nostro oracolo e di questo dovrai risarcirci. -
Ciò detto fu trascinato in una baracca, una donna vestita di bianco gli estrasse la lama dal polpaccio e gli cosparse la ferita con dell’unguento.
-La lama era trattata con veleno estratto dal serpente corallo ma questo rimedio ti salverà.
Io stessa l’ho prodotto con estratti di atropa belladonna, radice di stramonio e latte di papavero. Dovrai assumerne una piccola dose tutti i giorni. La tua vita non ti appartiene più, puoi decidere se essere la prossima vittima sacrificale o bere il sangue dell’oracolo e occuparne il ruolo. Questa è la nostra legge e tu sei diventato nostro schiavo. Non tentare di fuggire, le nostre guerriere ti hanno permesso di entrare, perché così era scritto, ma non riuscirai ad uscire dal villaggio –
Taal non si stupì di quanto era stato detto, a lungo era stato istruito sulle abitudini di questo popolo, avrebbe dovuto risarcire il villaggio del danno prodotto dal suo crimine, avrebbe dovuto sostituire il vecchio e se non si fosse dimostrato all’altezza sarebbe stato ucciso.
Sapeva che il suo piano conteneva notevoli difetti ma non si perse d’animo, l’obiettivo principale era stato raggiunto.
L’infido oracolo era stato zittito.


Cap. 3 - 15° giorno - La menzogna

Enuma Elish (Quando lassù)
(NdA: libero adattamento)

Quando lassù non c’era ancora il cielo
E quaggiù non c’era ancora la terra ferma
Apsu, Mummu e Tiamat
Mescolavano insieme le loro acque
Nessun’isola era ancora emersa
Nessun Dio era ancora comparso
I primi Dei con le loro azioni, disturbarono il sonno dei mostri
primordiali
Tiamat partorì un esercito per distruggere gli Dei
Tiamat ha procreato serpenti mostruosi
forniti di denti aguzzi e d’innumerevoli artigli
ha riempito i loro corpi di veleno invece di sangue
ha rivestito di terrore dragoni ruggenti
coronati di fiamme
Marduk, campione degli dei, si armò per uccidere Tiamat
Ordinò ai fulmini di precederlo
E fece avvampare il suo corpo di fuoco
Poi costruì una rete e ordinò ai quattro venti di tenerla sollevata
e avviluppò Tiamat.
Poi spinse verso di lei la tormenta.
Tiamat aprì la bocca quanto poté per inghiottirla
Ma egli vi fece entrare il vento selvaggio,
cosicché ella non poté più chiudere le labbra;
i venti furiosi riempirono il suo ventre.
Il suo corpo si gonfiò ed ella spalancò la bocca.
Marduk scoccò una freccia che le lacerò il ventre,
Tagliò le sue interiora e le spaccò il cuore
E così vintala, le tolse la vita
Divise il suo corpo in tre parti, le acque superiori, i fiumi e il mare
Dopodiché creò l’uomo servitore degli dei

Taal posò lo stilo col quale aveva inciso la pergamena. Versò alcune gocce di “rimedio” su un grosso cristallo di zucchero e lo ingoiò. Un brivido caldo lo avvolse, la confortevole sensazione di benessere portò con sé la consapevolezza di ciò che gli stava accadendo.
Il “rimedio” che ogni giorno doveva ingurgitare era una droga che lo stava rendendo dipendente.
Le sue carceriere sembravano molto sicure del loro sistema. Dopo averlo catturato non si erano preoccupate di rinchiuderlo in cella, anzi lo avevano inserito a pieno titolo nella vita sociale del villaggio.
Taal alloggiava nella stanza del vecchio oracolo Tanos. L’unica limitazione alla sua libertà era il divieto di allontanarsi dal villaggio.
In realtà viveva in una confortevole prigione ma, leggendo il diario della sua vittima, aveva avuto la sensazione che qualcosa di mostruoso si nascondesse nella vita del placido villaggio.
Gli ultimi scritti di Tanos evidenziavano un rapido deteriorarsi delle sue condizioni mentali. Il vecchio oracolo sapeva che sarebbe stato ucciso, il suo era stato un suicidio dopo una vita di schiavitù.
Anche Tanos aveva ucciso il precedente oracolo durante un combattimento rituale. Da allora “le custodi” non gli avevano più permesso di allontanarsi dal villaggio.
Il vecchio sognava di lasciare il Villaggio Bianco, dai suoi scritti emergeva un desiderio maniacale di fuggire frustrato da continui fallimenti e dalla consapevolezza di non poter fare a meno della droga che, anche lui, era obbligato ad assumere.
Taal aveva qualche cognizione d’erboristeria, era convinto di poter controllare il veleno. Il cocktail d’oppio e belladonna che doveva ingerire avrebbe prodotto effetti devastanti entro un mese.
Anche in lui, ogni giorno, l’ansia di trovare rapidamente una via d’uscita aumentava, doveva affrettarsi e diventare un oracolo a pieno titolo.
Studiava assiduamente l’ampia raccolta di testi misterici del vecchio oracolo ma soltanto il rito sacrificale della Grande Voragine gli avrebbe permesso di ricevere, da Cibele, il dono della preveggenza. Una volta in possesso del Potere avrebbe avuto un’arma per contrattare la sua libertà.


Cap. 4 - Cleos

Taal, scuotendo il capo, allontanò questi pensieri e guardò la pergamena appena vergata con una punta d’orgoglio, un’altra menzogna sarebbe diventata fede. Era incredibile ritrovare in queste lande straniere adepti della religione materna.
Liza, la madre di Taal, lo aveva iniziato ai misteri della dea oscura Cibele. Non sapeva quando e dove Difer avrebbe utilizzato queste fantasie ma conosceva il perché.
Questi erano i ruoli dei seguaci di Cibele, il Creativo e il Predicatore. Inventare e diffondere nuove religioni che avvalorassero la tesi di un Organum, un ordine universale cui tutto si piegava.
I Misteri di Cibele, mostro del Caos, dovevano rimanere segreti così come non doveva diffondersi la consapevolezza che tutto nell’universo, dalla vita al brillare delle stelle, concorreva alla creazione del Disordine Supremo.
Era ormai il calar del sole. Taal arrotolò la pergamena e si avviò verso la casa del predicatore.
- Difer non è certo una persona simpatica ma è sicuramente la mente più brillante di tutto il villaggio – pensava tra se l’esploratore.
L’uscio della casa di Difer era spalancato, due figure si stagliavano contro la sagoma illuminata dell’entrata. Avvicinandosi riuscì a distinguere il predicatore e una giovane donna; i due, sentendo il rumore dei suoi passi, si voltarono verso Taal.
- Caro Difer, ti porto una nuova pergamena, si tratta di una leggenda.-
-Ti stavamo aspettando – rispose il lui – Ti presento mia sorella Cleos, alla prossima luna si sottoporrà all’esame per diventare una custode del tempio. -
Le Custodi del Tempio, donne bellissime, addestrate all’uso delle armi da guerra e della seduzione. Quando la loro bellezza avrebbe incominciato a sfiorire sarebbero diventate istruttrici del loro ordine. Una volta vecchie erano contese dalle famiglie ricche come educatrici. Le Custodi anziane erano venerate dalle giovani, esse svolgevano il lavoro più qualificato e per il quale avevano segretamente studiato per tutta la vita: forgiare le menti dei figli dei nobili, fissare in loro la fede nelle false religioni inventate dai creativi.
-In realtà – continuò Difer – potrebbe diventare un Creativo, ha molto talento. Sarei felice se potesse affiancarti nel tuo lavoro, vorrei decidesse con maggiore consapevolezza quale debba essere la sua strada.-
Taal accettò la proposta di buon grado, la bellezza della fanciulla, l’eleganza dei gesti lo avevano colpito quanto le argute osservazioni sui nomi da dare alle divinità fantastiche.
- ...se il nome creasse qualche assonanza con la radice della parola “agevir”, che nella loro lingua significa “padre che mi ha generato”, questa divinità sarebbe più credibile per il popolo delle pianure del nord-ovest – aveva fatto notare Cleos leggendo velocemente la pergamena.


Cap. 5 - 20° giorno - Le lame indicano la vittima sacrificale.

Un altare di legno con fitti intarsi d’osso ed un’ara sulla quale ardeva un braciere erano gli unici arredi nell’antro dell’oracolo. Una porticina dava su un loculo con un pagliericcio ed un tavolaccio che serviva da scrittoio.
La parete di fronte all’ingresso era occupata da una scaffalatura piena di tomi e pergamene. La parte restante del tempio era occupata dal gineceo delle custodi, a nessun uomo, e tanto meno ad uno schiavo quale lui era, era permesso accedervi.
La più anziana delle custodi lo fissava impassibile porgendogli cinque Shuriken.
Taal dispose le lame da lancio sull’altare e osservò i simboli cabalistici che vi erano impressi.
Il pozzo era sovrastato dalla morte, la papessa attendeva una giovane che tratteneva tra le mani un cuore sanguinante. Mischiò e dispose nuovamente le lame: un Cuore sanguinante era oppresso da una Lama, l’Esperide dall’Oltretomba chiamava la Sorella.
La sua espressione si fece cupa, non vi erano dubbi, le Lame indicavano la sua dolce Cleos come vittima sacrificale. La Dea Oscura aveva scelto quella meravigliosa creatura.
Taal aveva aspettato con impazienza il giorno del sacrificio. Immolando la vittima scelta da Cibele, avrebbe ricevuto il potere di leggere il futuro nelle viscere degli animali sacrificati. Un gran potere riservato ai prescelti, il motivo per il quale si era unito agli adoratori della Dea, il fulcro della sua missione, l’unica via per riacquistare la libertà.
Ora non era più interessato, avrebbe tradito i suoi vecchi compagni Vulcar, il prezzo da pagare era troppo alto. Amava Cleos ed, era sicuro, questo sentimento era corrisposto.
Da alcuni giorni accarezzava l’idea di rimanere al Villaggio Bianco, in quel remoto angolo della foresta aveva la possibilità di costruirsi una nuova famiglia ma questa rivelazione aveva completamente sconvolto qualunque possibile piano.


Cap. 6 - Ribellione

- Devo oppormi a tutto questo, devo trovare un alleato. Difer ha intelligenza e coraggio sufficienti per tentare di salvare sua sorella, devo avvertirlo. -
Taal, ancora sconvolto ripose le Sacre Lame e si avviò verso la casa di Difer.
Lo trovò intento a preparare il suo viaggio nelle pianure del Nord-Ovest. Chiuse la porta e gli raccontò ciò che era accaduto.
Il volto di Difer rimase impassibile e con un filo di voce rispose: - Il volere della Dea è legge, soffrirò per la morte della mia amata sorella. Produci una statua a sua immagine così che io possa per sempre godere della sua vista.-
In quel momento Cleos entrò in casa di Difer. Come se nulla fosse il fratello la salutò e le disse di accomodarsi.
- Voglio farvi assaggiare un vino molto particolare. Quale migliore occasione se non quella della prossima nomina di un nuovo e giovane oracolo? –
La casa di Difer era ampia e luminosa. Dall’ingresso con pareti bianche si aprivano quattro porte che davano su altrettante stanze. Un tavolo basso in marmo era disposto di fronte ad un’ottomana di cuscini. Preziose stoffe adornavano il pavimento e le pareti.
Con gesti rapidi si voltò verso un armadietto, armeggiò con dei calici d’argento e li porse colmi a Taal e Cleos, riempì la sua coppa di vino ed alzando il bicchiere esclamò: - Alla Dea! –
Appena Cleos bevette sbiancò in volto e cadde al suolo.
Senza che Taal avesse il tempo di accorgersi di ciò che stava accadendo Difer spiegò: - Ho voluto allontanare da entrambi la tentazione di disobbedire alla Dea. Lo stato di catalessi in cui ora è Cleos è irreversibile ma è ancora viva. Non soffrirà quando verrà sacrificata. -
La calma con cui Taal ascoltò queste parole lo convinse che anche il suo vino doveva essere drogato, una droga diversa, una delle tante che Difer sapeva preparare.
Non sentiva rabbia o disperazione, ogni sensazione era coperta da un ineluttabile senso di rassegnazione. Difer si palesava come il più grande maestro manipolatore di questo pianeta.
Agendo come automi racchiusero la ragazza in un sarcofago d’alabastro intarsiato e lo deposero nel piccolo appartamento di Cleos. Difer chiuse la porta dotata di pesanti catenacci e consegnò le chiavi a Taal.
- Mostrami la tua arte e produci la statua che ho richiesto, sarò di ritorno prima del giorno del sacrificio.–
Furono le uniche parole del predicatore prima di partire per le pianure del Nord-Ovest.


Cap. 7 - 21°-27° giorno – Il sacrificio

I giorni che seguirono furono febbrili per Taal.
Ripresosi dallo shock trasportò un altro sarcofago rituale nella casa di Cleos. Impastò argilla incastonandovi centina di crisalidi. L’energia vitale delle future farfalle avrebbe ingannato il senso magico degli iniziati.
Nessuno si sarebbe potuto accorgere della sostituzione della vittima sacrificale, complice il sarcofago traslucido. Sostituì, quindi, la bara che custodiva Cleos con quella contenente il simulacro e lo fece trasportare nella rimessa presso la voragine del sacrificio.
La bocca di Cibele: una voragine vulcanica che, si diceva, raggiungesse il centro infuocato del pianeta. La liturgia del sacrificio prevedeva che il sarcofago, contenente la vittima viva, fosse fatto scivolare in questa fornace naturale.
Il piano di Taal funzionò egregiamente. Il “sacrificio” si era consumato senza che nessuno si potesse accorgere della sostituzione.
Ora che la parte difficile del suo piano era conclusa, Taal si affrettò a raggiungere l’appartamento di Cleos, avrebbe messo il fratello di fronte all’atto compiuto. Neanche lo spregiudicato Difer avrebbe avuto il coraggio di denunciare il sacrilegio per timore di essere ritenuto complice.
Taal era certo che il predicatore aveva mentito, doveva esistere una pozione capace di risvegliare Cleos. Con mano tremante aprì la porta e si precipitò verso il sarcofago, spostò il pesante coperchio per accarezzare il viso dell’amata.
Stupore, rabbia, smarrimento. Taal fu preso da vertigini, e quasi crollò al suolo, quando si avvide che il sarcofago non conteneva il corpo della sua amata bensì il simulacro da lui costruito.
Come era potuto accadere? Poteva esserci una sola risposta, Difer, nottetempo aveva sostituito le bare di alabastro.
Avevano avuto la stessa idea ma la scarsa fiducia reciproca aveva annullato i loro sforzi così simili nei modi e negli intenti…
Colto da furore afferrò una pesante mazza e distrusse sarcofago e statua. La creta, rompendosi, liberò una nuvola di splendide farfalle. Erano le crisalidi incastonate nell’impasto che nel frattempo avevano subito la metamorfosi.
La visione di un mostro delle caverne non avrebbe potuto essere più dirompente per la mente sconvolta di Taal.
Urlando uscì di corsa mentre le farfalle sciamavano fuori dall’uscio spalancato.
Taal si trovò nel folto della foresta. Non ricordava quali sentieri avesse percorso o quanto tempo fosse passato. Ricordava solo gli occhi attoniti degli abitanti del villaggio e lo sguardo impassibile delle guardie, nessuno volle o osò frapporsi tra quella furia urlante e il suo destino di morte nel cuore della foresta.
Stanco, sporco e graffiato, accasciato ai piedi di un albero il suo corpo era scosso da tremiti. L’astinenza da “antidoto” faceva già sentire i suoi effetti. Semiparalizzato si rannicchiò in un incavo tra le radici dell’albero aspettando, invocando la morte.
La Nera Signora avrebbe cancellato il dolore della sua anima, aveva tradito i suoi compagni Vulcar per l’amore di una donna che lui stesso aveva ucciso. Una fitta lancinante gli fece perdere conoscenza.


Cap. 8 - 28° giorno - Taal si risveglia presso il druido

Taal si risvegliò mentre un vecchio lo stava cospargendo di un unguento dall’odore di menta e melissa.
Si guardò attorno sbigottito, sul soffitto della grotta una selva di stalattiti stillava acqua, stava disteso su un’asse coperta da pelli di lupo, la grotta era chiusa verso l’esterno da assi e fronde ammucchiate alla meglio, una corrente d’aria proveniente dal fondo della caverna lasciava immaginare un labirinto di stanze e cunicoli.
- Che cosa è accaduto? - Chiese con un filo di voce.
- Le menzogne della Dea Oscura si sono ritirate dai tuoi corpi sottili. La tua aura assuefatta a questa droga mentale si è rivoltata contro il tuo corpo fisico cercando di staccarsene per raggiungere la fonte del buio – rispose il vecchio con voce stentorea.
- Il significato delle tue parole mi sfugge… di cosa stai parlando? Non esistono altri corpi oltre a quello fisico, l’Aura è un’invenzione dei preti bianchi. Nessun antico testo delle origini ne ha mai parlato. -
- Tu chiedi di sapere cose che non possono essere espresse a parole. Non posso indicarti dove guardare perché è già tutto davanti ai tuoi occhi serrati. Dovrei strapparti le palpebre per obbligarti a vedere ma così il sonno ristoratore non potrebbe più scendere su di te. Se desideri sapere apri gli occhi e leggi il Libro Della Vita ma non ora, domani le tue forze saranno ristabilite. ADESSO DORMI!-
Così, come quando un soffio spegne la candela, Taal sprofondò in un sonno senza sogni.


Capitolo 9 - 30° giorno - Il vecchio rivela a Taal la verità

Al suo risveglio il vecchio era ancora presso il suo giaciglio. Seduto sui talloni, con gli occhi socchiusi il vecchio parlò:
- Io sono Vir, druido della foresta. Le mie erbe e due giorni di sonno hanno risanato il tuo corpo ma la tua anima sanguina ancora. Mostrami le tue ferite ed io ti aiuterò ad alleviare il dolore. -
La voce era calda, autoritaria ma paterna, Taal raccontò ciò che era successo.
Raccontando le vicende, si stupì di quanto era stato stolto, l’oppio gli aveva ottenebrato la mente. Il suo piano non aveva nessuna possibilità di riuscita. Lo schiavo Taal era sempre stato controllato da spie, manovrato come un burattino.
Il volto del vecchio si fece prima cupo per poi incresparsi in un sorriso enigmatico. Spalancò le palpebre e fissando Taal con occhi di ghiaccio disse:
- Difer ha organizzato tutto per diventare il nuovo oracolo. Il giovane deve uccidere il vecchio prescelto per prenderne il posto. Il predicatore, a differenza degli altri, non si è macchiato d’omicidio ma ti ha spinto al suicidio, o meglio, ha obbligato la Dea Oscura ad eliminarti. Lui avrà il Poter senza l’onere della schiavitù. La sostituzione del sarcofago non è stata un errore. Ha tradito Cleos così come lei ti ha ingannato seducendoti. L’arrivismo della ragazza le aveva nascosto il vero piano del fratello. Lei era convinta che il suo compito fosse controllare l’oracolo e scoprirne il segreto non quello di spezzare, attraverso la sua morte, il tuo equilibrio mentale. Inoltre lei si stava innamorando di te. La legge non prevede nulla in caso di suicidio o morte naturale dell’oracolo. Tu credi che i tomi misterici che hai rinvenuto nella casa del vecchio Tanos siano attendibili. In realtà ti rivelerò che esistono leggi superiori agli dei. Cibele, per avere la vita di Cleos ha dovuto salvare le farfalle: il furore che ti ha portato a distruggere il simulacro era una sua possessione. Distruggere la statua è stato l’unico atto caritatevole che tu abbia operato dall’inizio dell’avventura. Farti distruggere la statua è stato per Cibele un atto dovuto d’obbedienza alla Natura. Ciò che tu sai dell’ordine del cosmo, è falso. Tua madre Liza non conosceva tutti i testi oscuri. L’universo non è condannato a diventare regno del caos, esistono processi rigeneratori, la vita è oscillazione tra ordine e disordine, il disordine supremo sarebbe una situazione di staticità equivalente alla morte degli dei. Gli dei provengono tutti dal caos che è eterno divenire. Le divinità si dividono in Luminose e Oscure le loro azioni producono ordine che può essere gradito agli esseri mortali, come lo splendere del sole, o sgraditi come il buio della morte fisica.
Medita su quanto ti ho detto e torna dai tuoi fratelli Esploratori. Sii con loro sincero come lo sei stato con me e scoprirai che questa disavventura può avere degli sviluppi utili alla vostra causa.-
Taal ebbe la sensazione che un velo di nebbia si fosse squarciato.
Tutte le sue certezze vacillavano ma la mente era nuovamente vigile e, per la prima volta, si sentì padrone del proprio destino.


Cap. 10 - 33° giorno – Il saio parlante

Dardel e Gualtierow camminavano tranquillamente verso il quartier generale degli esploratori Vulcar.
La notte fredda prometteva una copiosa nevicata.
L’aria era immobile, ferma nell’attesa dei primi fiocchi.
Voltato l’ultimo vicolo, prima della caserma, un mucchio di stracci di fronte a loro prese vita, un saio consunto copriva una figura umana, il cappuccio gettava un’ombra sul volto dello sconosciuto. Gualtierow portò istintivamente la mano all’elsa e si frappose tra l’apparizione e la prima guida.
Il cappuccio scivolò all’indietro scoprendo un viso dagli occhi incavati, la bocca si mosse in un sussurro:
- Aikydo! Esploratore Taal a rapporto.-


 Taal

 

 

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