Destino
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Nella piazza, gremita
di hammers inferociti, si levavano urla e imprecazioni contro una
donna incatenata mani e piedi in attesa di essere giustiziata.
"Bella donna, un peccato vederla morire così" pensò il mago che ne
stava osservando le sinuose forme che emergevano da sotto le vesti,
o meglio da quello che ne restavano. |
S'intravedevano chiaramente ampie zone di carne viva sotto una pelle
dilaniata dalle frustate.
Erano i tempi in cui una nuova guerra devastava le terre di Arcano e
nube scuri minacciavano il suo futuro forse la sua stessa esistenza.
Gli eserciti erano fuori dalle Kioskas a difendere i confini lungo il
Kruill dalla rabbiosa avanzata dei nemici.
La tensione e la paura dilagava nei cuori degli hammers bastava poco, un
gesto o una parola sbagliata, per esser accusati di essere una spia o un
nemico e venire uccisi senza neanche un minimo di processo.
- Cosa sta succedendo? - Chiese il mago a un contadino che impugnava una
falce.
- Abbiamo catturato una spia e ora avrà quel che si merita -
Il mago fece un passo indietro, capì che era meglio non continuare il
discorso lasciando il contadino a strillare e inveire contro la donna.
Indietreggiò ancora portandosi ai bordi della piazza a ridosso degli
antichi palazzi.
Alla sinistra un alto straniero incappucciato gli diede una gomitata.
Lui si girò e alzò gli occhi verso un teschio ghignante sotto il nero
cappuccio.
Stava appoggiata a un muro, con la falce accanto. Fece un cenno di
saluto al mago.
- Sei venuta per lei? - le bisbigliò questi.
La morte scrollò le spalle: - SONO VENUTA A VEDERE IL FUTURO -
- E' questo il futuro? -
- UN FUTURO -
- E' amaro - esclamò il mago.
- NON MI SENTO DI DARTI RAGIONE .. DIPENDE DAI PALATI -
- Ero certo che tu fossi assolutamente in disaccordo! -
- MA NON COME PENSI TU -
- E come penso io? - facendosi improvvisamente interrogativo in volto.
- LA MORTE DI UN GUERRIERO, DI UNA DONNA O DI UN BAMBINO, QUESTA LA
CAPISCO - un ghigno mostrò i suoi bianchi denti fissati dentro le
scarnificate guance..
- IO METTO FINE AL DOLORE E ALLA SOFFERENZA. NON CAPISCO QUESTA MORTE
DELLA FANTASIA. UCCIDONO UNA DONNA, CHIAMANDOLA STREGA, SOLO PERCHE' LA
NOTTE SCORSA L'HANNO TROVATA A DANZARE SOTTO LE STELLE CANTANDO
UN'ANTICA NENIA DI CUI GLI HAMMERS HANNO PERSO MEMORIA - la morte scosse
la testa in segno di ribrezzo.
Il mago la guardò con sufficienza, dritto in profondità nell'oscurità
che troneggiava in quei due fori sotto la fronte:
- In fondo sei tu la padrona del gioco, non puoi cambiare il destino
della donna -
- CERTO CHE POSSO -
- E allora perché non lo fai?-
La morte lo guardò come un cacciatore osserva un cerbiatto indifeso
sulla riva di un torrente.
Il mago pensò che quello sguardo non gli piaceva e si trovò
improvvisamente a disagio con brividi di freddo che gli percorrevano la
schiena.
- SI HAI RAGIONE. LO FARO'.-
Nella folla, parecchi si erano voltati e lo fissavano sospettosi.
Ai margini della folla un gruppo di persone mormorava e puntava il dito
contro di lui.
Guardò la morte che lo fissava con un sorriso ebbro di felicità e un
ghigno beffardo.
"Forse è meglio che vada" pensò tra sé.
- IO ERO VENUTA PER UN'ANIMA. ORA E' TROPPO TARDI, IL TUO FUTURO E'
ARRIVATO -
Una mano gli si abbatté sulla spalla.
Lui si voltò cercando di ritrarsi finendo con le spalle al muro.
Un paio di ostili occhi grigi, incassati in una testa calva e tonda in
cima a un grosso corpo muscoloso erano fissi su di lui.
Dietro arnesi da campagna si sollevarono nella sua direzione.
- Hai l'aspetto di una spia - Il tono inquisitore della voce suggeriva
che ciò fosse imprudente e possibilmente fatale.
- Chi? Io? No, io sono...- Sentì levarsi un gelido vento, vide il
mantello della morte in un movimento circolare che si rigonfiava di aria
e la lama della sua falce tagliò una sottile linea azzurra poco sopra la
sua testa.
Negli occhi ormai dilagava il terrore che gli impedì di vedere la donna,
che ormai non interessava più a nessuno, scappare dalla piazza.
Sentì una fitta di dolore nella sua pancia, un'onda di calore lo
attraversò lungo la schiena, abbassò lo sguardo vitreo sulla lama che
l'uomo gli aveva piantato nel corpo e fu un susseguirsi rabbioso di
colpi sul suo corpo che cadeva a terra senza vita.
Shademar
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