La nascita dell'uomo... passatempo
degli Dei
Senti o mortale.. ascolta nel silenzio della notte
udrai che dall'alto dell'Olimpo gli Dei benevoli
ti sorridono.
Gli Dei tempo all'orco cosi dissero dell'uomo.
Abbiamo piantato l'uomo, nostra vite, e arato la terra nella nebbia
purpurea della prima aurora.
Abbiamo vigilato sui teneri rami che crescevano.
Attraverso i giorni di anni senza stagioni, abbiamo avuto cura delle
foglie
appena nate.
Abbiamo protetto i teneri germogli dagli elementi rabbiosi,
e difeso i fiori da tutti gli spiriti delle tenebre.
E ora che la vita da la sua uva, come non portarla al torchio e riempire
la
tua coppa?
Quale mano più potente della tua dovrebbe coglierne il frutto?
E quale scopo più nobile della tua sete attende un tale magico vino?
E' stata come la gestazione e l'agonia del parto
Il grido cieco dell'infante che lacera la nuda notte e l'angoscia della
madre che lotta con il desiderato sonno.
Lei come la nuda terra.. versa esausta. Una nuova vita dal suo grembo.
La fronte sudata dell'età adulta come chi lavora l'arida terra.
Il ricordo dei singhiozzi soffocati della passione consumata
Ecco, questo è l'uomo
Lui diffonde il sapore della terra.
La sua voce scuote tutta la foresta
E nella terra s'insinuò la vita, e nella vita s'insinuò lo spirito.
L'alta melodia dell'universo.
L'uomo è nato per servire e,
nella servitù trova egli onore e compenso,
e così via fino alla crocifissione.
Cosi poi disse improvvisamente serio
il più potente tra gli Dei
Che vorresti tu fare dell'uomo, figlio del nostro cuore.
Primordiale immagine di noi stessi?
Uomo saggiamente trattieni il tuo grido importuno
Trattienilo con la vita che ti ho soffiato,
giacchè è sordo ai tuoi lamenti l'orecchio nostro
finito che avrai il tuo ciclo terreno
Tra le lucenti stelle tornerai se non del tutto appagato
Tornerai tu sereno.
Tristano
|