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Il Signore delle bestie

 

Di nuovo, lo sentivo di nuovo: un agghiacciante ululato in lontananza, quasi un lamento, che mi chiamava, mi diceva di andare in quel luogo… o almeno così credevo.
Era la quarta notte di fila, l’ennesima notte che quel sibillino urlo mi gelava il sangue, ma non riuscivo a mettere a fuoco, a trovare il bandolo della matassa: perché sentivo che era rivolto a me, a me soltanto!!!

Lo ascoltai per qualche minuto, che mi sembrarono interminabili, poi, un po’ per l’ora tarda, un po’ per la stanchezza, mi lasciai rapire dalle forti braccia di Morfeo e mi persi nei suoi enigmatici labirinti onirici.
Il mattino seguente, agli allenamenti con le sorelle Zaira, ci recammo in gruppetti nel folto della foresta; e fu così che mi ritrovai, tra una corsa ed un combattimento, in una radura familiare.
Ma certo! Ci ero passata diversi mesi or sono, quando cercavo di tornare alla Kioskas durante una prova di sopravvivenza nella foresta.
Ne era passato di tempo, ma ricordavo bene quei luoghi, come se fosse successo il giorno prima.
Percorsi i miei passi a ritroso, finchè non giunsi di fronte a due piccoli cumuli di pietre: cosa potevano essere?
Scesi da Akar-Fary, la mia nuova cavalla magistralmente addestrata dalla sorella Elenie, e mi avvicinai per guardare meglio, senza però capire nulla di nuovo!
Forse erano semplicemente dei segnali per riconoscere una particolare pista, o forse piccoli altari mortuari alla memoria di qualche sfortunato avventuriero caduto in questo punto.
Fui richiamata ai miei doveri di amazzone dal fischio della Kopler che si stava occupando dei nostri allenamenti, così raggiunsi le altre e tornai immediatamente alla realtà della fatica e del sudore dell’addestramento quotidiano.
Solo a sera inoltrata, mentre ero distesa tranquillamente nel mio letto con i muscoli intorpiditi per la dura giornata trascorsa, fui ricatapultata in uno stato di ansia e preoccupazione dal solito richiamo di quel lupo solitario, che mi aveva tormentato anche nelle sere precedenti.
Cercai allora di forzare il cassetto dei ricordi, tornando con la memoria a quella radura familiare vista nel pomeriggio, ai due cumuli di pietra….. ma era come se fossi guidata in questi ricordi da qualcosa di esterno, di sovrannaturale.
Fu proprio mentre scandagliavo quei luoghi con gli occhi della mente, che mi sovvenne che cosa accadde tempo addietro in quel posto: lì avevo fronteggiato due lupi, che mi avevano assalita nella notte, e li avevo uccisi.
Un momento!!!! Due lupi, due cumuli tombali…. Il richiamo di un lupo…..
Ma non era possibile, come potevo anche solo pensare ad un esso tra quelle cose!
Anche se i lupi fossero appartenuti allo stesso branco, come sarebbero stati ingrado di trovarmi, e dopo così tanto tempo?!!?
E come avrebbero potuto portare ancora rancore nei miei confronti, in fin dei conti, erano animali!!!?
E soprattutto, come avrebbero potuto dei lupi costruire quelle lapidi di sassi???
Forse la mia mente stava solo cedendo alla stanchezza ed alla tensione: era tutto senza senso, un incastro forzato di assurde coincidenze!
Aleggiando tra quegli interrogativi senza risposta, chiusi gli occhi e sprofondai nelle morbide pieghe del mio letto, scivolando lentamente vicino al corpo caldo del mio amato e addormentandomi.
Il giorno successivo, il riposo settimanale agli estenuanti allenamenti delle truppe, decisi di recarmi di buon ora e con un po’ di tranquillità presso quella radura misteriosa per cui il mio animo non riusciva a darsi pace; così mi recai a Nakir, alle stalle custodite da Elenie, per prendere la mia cavalla.
Ele, instancabile nel coltivare una passione che stava rendendo a tutti gli hammers un gran servigio, era già al lavoro, e quando mi vide posò il forcone con cui stava distribuendo il fieno, e mi corse incontro.
“Cosa fai in piedi così presto: oggi è giorno di riposo?” mi disse sorridendo.
“Beh… Volevo fare una cavalcata con Aky nella foresta, per scaricare un po' la tensione….”
“Se mi dai una mano potrei venire con te: avrei voglia anch’io di farmi una bella cavalcata in santa pace”
Acconsentii: Elenie era una delle persone con cui avevo legato maggiormente da quando ero giunta ad Arcano, e pensai che a lei avrei anche potuto confidare le idee che mi frullavano in testa, senza essere presa per matta!
Fu questione di un’oretta, ed entrambe cavalcavamo felici verso la foresta; una volta fuori dalla Kioskas, mi portai davanti al cavallo di Elenie e le feci cenno di seguirmi, partendo al galoppo.
Passarono circa due ore, e giungemmo alle prime anse del Kruill, strette in una ferrea morsa di ghiaccio.
Avanzando ancora, scorsi la solita radura, scesi da cavallo e lo lasciai libero di passeggiare nei dintorni…..
Dopo pochi istanti, arrivò Elenie, che fece lo stesso, e mi chiese ansimando: “Scusa, ma perché sei corsa via come un razzo?”
“E' una cosa strana, un po’ mi vergogno a parlartene… dunque…” e presi a camminare lentamente, mentre mia sorella mi seguiva fissandomi con sguardo interrogativo.
“E’ da qualche sera che sento un ululato, lontano, e sono convinta di esserne l’unica destinataria; è come un richiamo, un invito…”
“Ma…. cosa stai dicendo? Un lupo che ti chiama?”
“Aspetta, non ho mica finito!”
“Volevo ben dire…..” incalzò Ele sorridendo….
“Non è che mi parla, ma il suono della voce di questo animale, il suo timbro… non so…. insomma, mi spinge in un certo senso a raggiungerlo, in quel luogo remoto da cui grida il suo lamento”
“Ho un po’ di difficoltà nel seguirti…. ma vai avanti!”
“Ieri, poi, durante i nostri allenamenti mattutini, mi sono ritrovata in questo posto ed ho visto…. quelle!” dissi, indicando con una mano le due montagnole di sassi.
“Cosa sono? E chi le ha fatte?”
“Non lo so, sorella mia…” risposi titubante.
Elenie si inginocchiò a terra per osservarle da vicino….
“Inizialmente, Ele, pensavo fossero dei segni per tracciare una pista; poi, e lo so che quello che sto per dirti ti sembrerà ancora più assurdo di quanto ti ho detto fin’ora, ieri sera, cullata da quell’ululato, la mia mente è tornata in questo luogo, e mi sono ricordata che proprio in questa radura mi ero scontrata con due lupi e qui li avevo uccisi…”
Lasciai volutamente la frase in sospeso, fissando mia sorella con l’aria di chi non era molto convinta, ma cercava un sostegno; lei, invece, rimase un po’ in silenzio e poi, fredda come il ghiaccio, mi disse: “Forse questa volta non è tutto solo frutto della tua fervida fantasia, sorellina mia! Prendi le spade e sveliamo il mistero!”
Mentre mi avvicinavo ai cavalli per estrarre le nostre armi dai foderi legati alle selle, realizzai il suo semplice piano: scavare sotto alle presunte lapidi per verificare cosa nascondessero.
Elenie era veramente tutto ciò che io non ero, la razionalità e la logica fatte a persona, mentre io ero sempre stata impulsiva e dirompente.
Iniziammo a scavare e, come temevamo entrambe, scoprimmo che la terra celava in quel punto le carcasse di due bestie, presumibilmente due lupi.
“Aspetta, aspetta!!!!”mi disse con la sua solita calma ”Potrebbero benissimo averle sepolte qui sotto delle persone per non so quale motivo!” fece una breve pausa “Non è che non voglio credere alla tua storia, ma preferirei prima vagliare delle possibilità un po’ più… reali! Capisci?”
“Certo, certo….. Come al solito farò la figura della ragazzina impressionabile” dissi, con sorriso storto sulle labbra “che crede nei folletti e nelle fatine!”
“Dai, non fare così adesso! Magari è stato pure un folletto a seppellire le carcasse!!!”
Scoppiammo in una risata, e ci coricammo sull’erba un momento a pancia all’aria….
“Stavo pensando” mi disse Elenie ”che potremmo anche andare questa sera stessa a cercare il lupastro che ti fa fare le ore piccole! Ma…. Sarà maglio che tu non dica niente a Steve?”
“Perché???” le chiesi un po’ perplessa….
“E se scoprissimo che l’ululato proviene da uno dei tuoi spasimanti, particolarmente stonato?!?!”
Scoppiammo nuovamente a ridere…
L’idea di Elenie però non era niente male: potevo far luce sugli ultimi dubbi la sera stessa, e con il suo aiuto sarei anche stata più sicura.
Dopo aver cercato insieme di risistemare tombe e lapidi alla meglio, ritornammo ognuna nella sua Kioskas, dandoci appuntamento nel mio alloggio al calar del sole.
Sulla strada che conduceva a casa mia, incontrai Megane, sorella amazzone di Mokada.
“Ehi, Anuk? E’ successo qualcosa?….. Ti vedo pensierosa!”
“No, niente… beh… in realtà……."
Durante il pezzo di vialetto che percorremmo insieme, raccontai tutto a Meg, altra cara amica di cui mi fidavo ciecamente; non osavo nemmeno sperare che mi rispondesse eccitata: “Allora questa sera ci sarò anch’io, o pensavate di tenermi fuori dal mistero del giorno! E poi, se Elenie pensa che sia un tuo spasimante, vorrei proprio vederlo in faccia: potrebbe non essere così male, anche se probabilmente, da ciò che dici, deve essere parecchio stonato…. ah, ah, ah!”
“Nessuna di voi mi sta prendendo sul serio!”, dissi, ma poi mi accodai alla risata, incominciando a pensare che fosse tutto veramente una grande bolla di sapone!
Una volta tornata a casa però, l’attesa cominciò a farsi pesante: non vedevo l’ora di venirne a capo, di scoprire quale fosse veramente la spiegazione per quelle strane coincidenze.
Continuavo a passeggiare per la stanza, guardando fuori dalla finestra in continuazione, tendendo l’orecchio ad ogni alito di vento più forte del normale, fissando la strada ogni volta che scorgevo un’ombra sospetta!
Come potevo essermi ridotta in quello stato? Come potevo veramente lasciarmi tendere come uno spago in una situazione che rasentava ormai il ridicolo?
Erano questi dubbi che mi facevano stare male, perché mi sentivo vulnerabile, e temevo di poter crollare nello stesso modo anche durante una battaglia!
In cuor mio speravo forse che la spiegazione non fosse così semplice, almeno avrei avuto una giustificazione plausibile per il mio senso di colpa.
Finalmente, dopo mille passi su e giù per la stanza, qualcuno bussò alla porta: sapevo che Steve sarebbe rimasto in taverna fino a tardi con gli altri artisti per organizzare una festa, quindi ero sicura dovesse essere una delle mie sorelle, così mi avvicinai tranquilla all’uscio e lo spalancai di getto: nessuno!
Mi affacciai all’esterno per controllare ai lati, ma non vidi proprio nulla.
Di nuovo l’immaginazione? Allora la cosa stava diventando grave!
Poco dopo, da lontano, echeggiò il lamento del lupo…..
Bussarono nuovamente alla porta: adesso ero spaventata!
Tirai fuori la spada e questa volta mi avvicinai con cautela alla porta: sganciai il fermo e la sospinsi delicatamente appiattendomi da un lato dello stipite.
Dopo pochi istanti entrò una figura ed io mi lanciai davanti a lei con la spada a mezz’aria.
“AHHHHHHHHHHh! Ma sei pazza!!! Non sono scherzi da fare, questi!”
Era Meg, bianca in volto e con gli occhi fuori dalle orbite.
“Oh, scusami, non volevo! E’ che….. scusa” dissi mortificata!
“E’ per gli ululati? Anch’io li ho sentiti, per questo sono scattata così quando mi sei balzata davanti, mi sono già fatta prendere da questa storia!”
“Hei, che succede” disse una voce dal fondo del viale, ed una sagoma familiare ci corse incontro sull’uscio…. era Elenie, visibilmente preoccupata nel vedermi con la spada sguainata!
“Che ci fai con quella!!!! E’ successo qualcosa?”
“Ragazze, qualcosa non va veramente, ho i nervi a fior di pelle, e non credo proprio che possa essere un corteggiatore stonato il nostro lupo. Hai sentito anche tu, Ele, quel richiamo?”
“Si, molto lontano, ma l’ho sentito…. in effetti sembrava quasi una nenia, una nenia nostalgica cantata da un lupo!!!”
“Vedi, non sto sognando! C’è sotto qualcosa” le dissi, riponendo la spada nel fodero.
“E allora cosa aspettiamo: andiamo a dare un’occhiata immediatamente!” disse Meg, con già una bella dose di adrenalina in circolo.
“Certo: ho portato i nostri cavalli dalla scuderia, per risparmiare tempo, già sellati e bardati!” disse Elenie, come al solito precisa ed impeccabile!
“Lasciate solo che scriva due righe a Steve: che mi posso inventare???”
“Boh, scrivigli che sei venuta da me per parlare del parco botanico!” suggerì Meg.
“A quest’ora??”
“Sì…. digli che era urgente, no?”
“Ok, scritto….. Andiamo”.. dissi, mentre lasciavo il biglietto sul tavolo e mi avvolgevo nel mantello.
Salimmo sui nostri fedeli destrieri, e ci dirigemmo verso il punto lontano da cui si originava quel suono.
In pochi minuti fummo fuori dalla Kioskas, illuminate dalla luna, e rigide come dei legni per il freddo tagliente che ci sferzava tutto il corpo.
“Che freddino, ragazze!!!” sussurrai, più per provare a me stessa che ero ancora cosciente che per una conferma.
Arrivammo alle sponde del Kruill in un’ora, ed il grido della bestia sembrava ancora lontano.
“Ma come diavolo è possibile! Ferme, ragazze, ferme un momento! Non vi pare stranino che questo maledetto ululato sia giunto alle nostre orecchie al sicuro della Kioskas e che non abbiamo ancora trovato questo animale: e quasi un’ora che camminiamo, non è “animalmente” fattibile…..!!!”
“…..Forse hai ragione! Ma d’altronde, cosa possiamo fare?” disse Meg in risposta al ragionamento di Elenie.
….silenzio…..; ci guardammo per qualche istante, poi ci girammo a scrutare il buio della foresta oltre il sacro fiume.
“E allora proseguiamo…” dissi io!
Guadammo il corso d’acqua in uno dei punti da noi conosciuti e poi, in prossimità della vegetazione più folta, accendemmo ognuna una fiaccola e ci addentrammo nel fitto della boscaglia, piuttosto lente e guardinghe.
“Non vi sembra che i latrati si stiano facendo decisamente più forti?” sussurrò Meg.
“E’ vero, sembrano più vicini adesso” rispose Elenie,che pareva aver smarrito la cognizione del tempo “Da quanto staremo trottando???”
“Non saprei… credo almeno due orette, ormai!” risposi un po’ confusa.
“Mi sembra sempre più strana questa cosa: un ululato che si propaga nell’etere oltre a due ore di cammino!”
Intanto la foresta incominciava a diradarsi lentamente, lasciando sempre più spazio a macchie di prato e rocce piuttosto grandi.
In lontananza si incominciavano di nuovo a scorgere i raggi di una luna piena, davvero luminosa.
Un momento… non era solo la luna… quella era la luce di un fuoco, un grosso fuoco!
“Ragazze, guardate!” esclamai indicando un bagliore caldo e vibrante proveniente da sinistra.
“Sembrerebbe un gran falò” esclamò Meg stupita “nel bel mezzo della foresta! Forse converrebbe tenerci pronte per combattere e procedere fiancheggiandoci: non prevedo nulla di buono…”
Non ci fu bisogno di altre parole: in un attimo le nostre balestre furono cariche e ci disponemmo su di una linea immaginaria, piuttosto vicine l’una all’altra.
Non ci volle molto per renderci conto che il presentimento di Megane era esatto: scostate le ultime fronde degli alberi, ci ritrovammo in una radura, ai piedi di una collina rocciosa; un grande fuoco ardeva rabbioso infossato all’inizio di un canalone erboso, e lanciava le sue lingue tutt’intorno, tingendo l’aria di un colore sanguigno.
Ma la cosa più spaventosa erano i latrati, che accompagnarono il nostro ingresso nella radura; quando sollevammo lo sguardo, uno spettacolo incredibile ci colse del tutto impreparate: circa una trentina di occhi erano fissi su di noi, occhi di lupi che sporgevano il capo minaccioso dal bordo della cima della montagnola, digrignando i denti già schiumanti di bava rabbiosa.
I nostri cavalli iniziarono a sbuffare irritati e spaventati, e noi ci lanciammo delle rapide occhiate!
All’improvviso, dal centro del semicerchio di fiere, si levò una figura umana, vestita di bianco, dalla barba e i capelli grigi: “Tu ti sei macchiata di un grave crimine, donna: hai ucciso due figli del nostro branco, e per questo seguirai la stessa sorte” disse, puntandomi un dito con fare accusatorio!
Non riuscii a proferire parola, ma mi accorsi che intanto Meg si stava spostando sulla sinistra e stava calcolando con lo sguardo distanze e misure.
Fu questione di un attimo: l’intero branco si lanciò in picchiata dall’alto della collinetta rocciosa, con gli occhi iniettati di sangue che brillavano alla luce del grande falò.
Meg fu la prima a scagliare, con mira impeccabile, i suoi dardi, ed un lupo cadde a terra sotto i suoi colpi; io ed Elenie sparammo poi la nostra serie di colpi, abbattendone altri due… ci fu solo il tempo di estrarre le spade e scendere da cavallo.
Ele, da buona cavallerizza, rimase in sella e scattò in avanti a fronteggiare dall’alto il gruppetto a lei più prossimo, roteando l’arma sopra la testa.
Io e Meg ci separammo sui due lati, correndo verso le fiere e mischiando i nostri urli di battaglia ai ringhi famelici che echeggiavano nell’aria.
Il lupo in posizione più avanzata spicco un balzo e trovò la morte infilzato dallo spada di Elenie, che intanto stava facendo girare il cavallo per stordirne un secondo con una bella scalciata di Armor.
Io mi trovai invece circondata da tre di quelle bestie, e per non far loro guadagnare nessun tipo di vantaggio, mi lanciai per prima su una di esse, lacerandogli mortalmente un fianco; la seconda scattò in avanti, ma riuscii a tenerla a bada con un bel colpo di piatto sul muso.
Sentivo gli urli selvaggi di Megane che, con una furia inaudita, si era già aperta la strada verso la cima abbattendo tre bestie che le si erano parate davanti.
Elenie era riuscita ad uccidere anche il terzo lupo, buttandosi da cavallo con i due stiletti in mano, ma ne era uscita con un bel graffio profondo su un avambraccio.
Meg ripiegò e mi raggiunse, illesa, per fronteggiare gli ultimi due animali, su cui mi stavo lanciando zoppicando per un morso ricevuto ad un polpaccio.
In pochi istanti lo scontro si risolse a nostro favore.
Quasi avessimo comunicato col pensiero, libere ora da tutti gli avversari, ci girammo contemporaneamente verso la cima della collina, con uno sguardo di sfida acceso in volto.
L’imponente figura in bianco, che prima ci aveva parlato, era scomparsa; al suo posto si ergeva un grande lupo bianco che ci fissava severamente; in una frazione di secondo il fuoco si spense e la sagoma dell’animale tremolò sotto i raggi lunari, per dileguarsi in una nuvola di fumo che si perse nell’aria.
Poi, una voce roca e agghiacciante tuonò: “Non finisce qui; la mia vendetta prima o poi si compirà, e la prossima volta sarà tremenda ed implacabile”
Seguì una risata, che divenne sempre meno percettibile per poi perdersi anch’essa nella notte.
“Ma che diavolo è questa storia!” disse Meg con rabbia.
“Non lo so…. non riesco a spiegarmelo!” rispose Elenie.
Io tacqui un istante, poi mi avvicinai alle mie sorelle e sussurrai: “Sicuramente non si tratta di un mio spasimante però!”
Anche se con un po’ di confusione nella testa, il sorriso tornò sui nostri volti.
Una volta ripresi i cavalli, risalimmo insieme sulla cima della collina per dare un’occhiata, ma nulla era rimasto e nulla si vedeva all’orizzonte…
“Forse era destino che questo mistero rimanesse tale” disse Elenie ad un tratto….
“Sarà…..” rispose Megane pensierosa, mentre voltavamo i cavalli in direzione della Kioskas ”ma avrei preferito dirimere una volta per tutte gli interrogativi legati a questa faccenda; non vorrei dover affrontare, la prossima volta, un branco tre volte più grosso e feroce!”
Io non dissi nulla… pensavo a quella figura: che fosse veramente uomo e lupo insieme… che fosse stato lui a creare quelle montagnole di sassi funebri… che fosse stato lui a chiamarmi con qualche strano incantesimo nelle notti precedenti…..?
Purtroppo però quelle domande sarebbero rimaste senza risposta quella sera…. così mi accodai alle mie sorelle amazzoni e immersi i miei occhi nel lago di stelle che brillavano nella volta celeste


Anuk

 

 

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