Abisso
|
 |
Capitolo Primo: Anche
i sogni più splendidi possono trasformarsi in incubi orrendi.
La radura era splendida nella calda luce del pomeriggio.
L'aria era satura della freschezza della Sorgente, protetta dagli
alti fusti degli alberi, come un prezioso tesoro.
|
Il suono dei Pettirossi e delle allodole si mescolava con grazia al
mormorio della cascata creando un'atmosfera di profonda tranquillità.
Garok camminava silenziosamente, con venerazione, nel sottobosco
muschioso, timoroso di disturbare la pace di quel luogo fatato.
Si faceva strada tra le colonne di luce che filtrano dagli alberi,
aspirando avido il profumo dei fiori e delle piante. Assaporando con lo
sguardo i meravigliosi colori che fiorivano attorno a lui.
L'acqua brillava, riflettendo il colore degli alberi, assumendo una
tonalità smeraldina, cangiante, quasi ipnotica grazie ai cerchi che vi
si irradiavano dalla cascata.
D'improvviso Garok sentì un rumore proveniente da un lato della
sorgente, un'increspatura nell'acqua rivelava qualcosa sotto di essa, in
movimento, verso il centro della sorgente.
L'Artista si alzò per osservare meglio. Ecco che una forma si levava
dalle acque, una candida pelle bianca sulla quale ricadevano piccole
gocce, una cascata di capelli biondi che aderivano alla pelle, seguendo
la curva della schiena, una figura femminile di grande bellezza, che gli
volgeva le spalle.
Attratto e meravigliato iniziò ad incamminarsi verso la sorgente.
La figura gli sembrava familiare, anche se non riusciva a definirla. Ad
ogni modo si sentiva richiamato da essa.
I piedi si ponevano uno di fronte all'altro senza controllo. E
d'improvviso si trovò in acqua a poca distanza dalla figura, che
sembrava intenta ad osservare un qualche punto della cupola arborea.
Mentre Garok levava la mano per toccare la spalla della donna sentì una
sensazione di panico avvolgerlo. Con un passo indietro si voltò attorno,
cercando con lo sguardo nella radura la causa di quella improvvisa
sensazione di orrore.
Quando tornò a voltarsi verso la donna vide che lei si stava volgendo
verso di lui. I suoi capelli si scostavano dal suo volto... il suo
volto...
Con un urlo ansimante Garok si risvegliò, avvolto come una mummia nelle
lenzuola del suo letto, nella sua nuova casa ad Ylea.
Il luogo non gli era ancora familiare, e guardandosi attorno si chiese
dove si trovava. Poi tutto gli tornò alla mente....
Il suo naufragio su Arcano. La nuova vita che stava vivendo. La nuova
casa che aveva aiutato a ricostruire e che gli era stata assegnata dalla
Madras Nurah.
Si portò le mani coperte di vesciche al volto per stropicciarsi gli
occhi.
Le vesciche erano dovute all'allenamento a cui il suo vicino di casa lo
stava sottoponendo da diversi giorni. "Ti insegnerò ad usare questa
spada Garok. O non mi chiamo più Prometeus".
Garok sorrise vedendo la spada che gli era stata donata dal burbero
guerriero come segno di benvenuto, appoggiata su una sedia, vicino al
letto.
Presto l'inquietudine derivata dal sogno di dileguò. E risprofondando
nel letto chiuse gli occhi tornando a dormire.
Capitolo Secondo: La verità spesso ci porta lungo sentieri poco battuti
Quando, la mattina seguente, Garok spalancò le imposte per fare entrare
la luce del nuovo giorno e l'aria frizzante del Kruill, il ricordo del
sogno era per lo più evaporato dalla sua mente.
Dopo essersi vestito con i suoi nuovi abiti in pelle, pratici e leggeri,
e i suoi robusti stivali da passeggio, si sistemò la sua nuova arma al
fianco.
Sentendosi un po' impacciato in queste sue nuove vesti preparò il suo
zaino, con i suoi ferri del mestiere, il blocco da disegno e i
carboncini, e un pezzo di pane e del formaggio avvolti nella stoffa come
colazione.
Così pronto uscì all'esterno, nelle vie della Kioskas che iniziavano a
popolarsi fin dal primo mattino, di Hammers pronti a dedicarsi alle loro
attività e alla ricostruzione della cittadina.
Rispose al cordiale saluto di Prometeus, intento a lavorare nel suo
giardino e si recò davanti alla grande casa, nel centro di Ylea, dove
risiedeva la Madras Nurah.
Grazie alle cure della Madras, potente conoscitrice delle arti mistiche,
le sue ferite erano completamente guarite nel giro di pochi giorni.
Inoltre le passeggiate e gli allenamenti avevano già iniziato a
rinvigorire il suo fisico, abituato ad una vita sedentaria.
Apprendendo che la Madras era già in giro per dedicarsi alla
supervisione dei lavori Garok le lasciò un biglietto, informandola della
sua intenzione di esplorare la vicina foresta, in cerca di buoni
soggetti da disegnare.
Posò inoltre sul tavolo della Madras lo schizzo che aveva realizzato il
girono prima, raffigurante un Drakor. Schizzo che gli era costato una
dura corsa e qualche livido, visto che il modello non pareva avere
apprezzato l'interesse dell'artista e lo aveva inseguito in picchiata,
tentando di colpirlo con il suo aculeo.
Lasciata la casa della Madras si recò dunque alle mura, ad uno degli
ingressi della città.
Le amazzoni di guardia lo lasciarono passare, mormorando qualche
commento sullo straniero e lanciandosi occhiate maliziose.
Ben presto le alte mura della città sparirono in lontananza mentre Garok,
risalendo il corso del Kruill iniziò ad addentrarsi nella foresta.
I canti degli uccelli risuonavano nella foresta, mentre il sole faticava
ad attraversare l'intrico dei rami sopra la testa di Garok.
L'artista decise di abbandonare i sentieri convenzionali, nella speranza
di incrociare qualche animale locale in zone meno battute.
Forse uno scout più navigato si sarebbe reso conto che alcuni dei trilli
che udiva non erano provocati da qualche specie di volatile, ma
piuttosto da predatori più umani. E forse il sesto senso acuto di uno
scout lo avrebbe avvisato che qualcosa iniziava a seguirlo
silenziosamente.
Sfortunatamente per Garok, egli non era nulla di tutto questo, e mentre
si incamminava nel profondo della foresta, canticchiando fra se una
marcetta allegra, non si accorse delle figure che, tra i rami,
iniziarono a pedinarlo.
Capitolo Terzo: Non sempre quello che vediamo è quello che crediamo di
vedere
Guidato dal rumore dell'acqua Garok si fece strada tra una zona di fitta
vegetazione, appoggiandosi contro i tronchi antichi coperti di muschio e
scavalcando le radici che sprofondavano nel nero terreno.
L'abbagliante bellezza della radura lo lasciò senza fiato. La sorgente
era splendida nella luce che filtrava tra gli alberi e il profumo di
fiori esotici lo inebriava.
Guardandosi attorno iniziò a cercare un posto dove sistemarsi, da dove
poteva avere una buona visuale per ritrarre quello spettacolo
meraviglioso.
Si avvicinò dunque ad un masso coperto di muschio, alla cui base
crescevano alcuni funghi nerastri.
Si stava togliendo lo zaino, per prendere il necessario e magari per
sbocconcellare qualche pezzo di pane e formaggio, quando udì chiaramente
dietro di se il rumore di qualcosa che entrava in acqua.
Una sensazione di disagio si impadronì di lui mentre si voltava verso la
sorgente.
La sensazione di Deja vù era molto forte mentre aguzzando lo sguardo
notava l'increspatura nell'acqua a segnare qualcosa che nuotava sotto la
superficie.
Lasciato lo zaino a terra iniziò ad avvicinarsi schermandosi con una
mano gli occhi dal sole, per poter meglio vedere.
Una figura femminile vagamente familiare si levò dalle acque,
sollevandosi con entrambe le mani i lunghi capelli dorati. Dava la
schiena a Garok ed egli non sapeva definire chi fosse anche se aveva la
sensazione di conoscerla.
Attirato si avvicinò alla sorgente entrando con gli stivali nell'acqua.
Una parte di Garok gli gridava che cera qualcosa di molto sinistro in
quella situazione, ma egli si sentiva attirato da quella figura, forse
perché in essa vedeva qualcosa di desiderato.
Ormai certo di sapere chi fosse la donna Garok si avvicinò sollevando
una mano per toccarle la spalla.
La sensazione di pericolo scattò in lui immediata. Il sogno tornò vivido
alla sua mente. Incespicando arretrò di un passo portando la mano alla
spada, quasi cadendo in acqua.
La figura della donna si voltò verso di lui, sorridente, i capelli le
ricadevano lungo il corpo, incorniciandola. Era lei.
Lei lo guardava e lo attirava verso di se, con il suo sguardo che da
subito lo aveva stregato.
Eppure dentro di se lui sapeva che non era lei.
Arretrando nell'acqua si guardò attorno, sentendo ora chiaramente il
pericolo che incombeva, tentando di tenere a distanza quella strana
apparizione.
E così com'era stata creata l'illusione si ruppe.
Garok aveva ora davanti a se una donna anziana, con il corpo adornato da
strani tatuaggi bluastri, che con un ghigno malefico si avvicinava a
lui, brandendo le mani ripiegate ad artiglio.
Spalancando gli occhi per lo stupore Garok si voltò di scatto iniziando
a correre fuori dall'acqua, sollevando ampi spruzzi.
"Qualcosa non ha funzionato!!! Fermatelo!!!" Stridette la vecchia
strega.
Due figure sbucarono dal sottobosco. Due uomini armati di lunghi archi
da caccia, già puntati contro di lui, vestiti con delle leggere tonache
rosse, avevano i corpi adornati degli stessi tatuaggi blu della strega.
Gli occhi freddi, i volti privi di qualsiasi espressione.
Spaventato Garok scivolò sul letto fangoso del lago, cadendo in avanti
nell'acqua.
Rialzandosi osservò i due prendere accuratamente la mira contro di lui.
Disperato non si accorse della Strega che ormai lo aveva raggiunto.
Sentì qualcosa colpirlo alla guancia destra, un bruciore sinistro. Si
voltò mentre portava una mano alla ferita sanguinante: quattro lunghi
strisci, lì dove le unghie della strega l'avevano colpito. Unghie che
trasudavano uno strano icore nerastro e appiccicoso.
Mentre la radura iniziò a vorticare attorno a lui, la risata della
strega lo investì, unita al puzzo del suo alito rancido.
Sprofondando nell'oblio delle fredde acque della sorgente ebbe un ultimo
intontito pensiero: "Perché non sono rimasto a letto stamattina?"
Capitolo Quarto: A volte ci svegliamo da un incubo solo per scoprire che
la realtà è molto peggiore
Garok correva ancora una volta lungo i corridoi della Xenos, le luci
d'emergenza rosse che sembravano tingere di sangue le pareti. Il Gas di
raffreddamento che sibilava dai tubi lacerati.
Una paratia stagna iniziò a calare davanti a lui con uno sbuffo.
Tendendo i muscoli accelerò la corsa
per passare sotto di essa prima che si richiudesse.
Inutile.
Il condotto sembrava interminabile, la sua corsa troppo lenta.
Mentre la paratia si chiudeva con uno scatto Garok sentì il freddo
abbraccio del vuoto, l'ossigeno che iniziava a mancare. Quando ormai non
riuscì più a respirare si sentì trascinare nello spazio... Trascinare...
Trascinare...
Trascinato per terra venne scagliato su un freddo pavimento polveroso.
La testa gli doleva terribilmente e aveva la bocca secca e impastata.
Dietro di lui sentì un cigolio e il rumore di una porta che si
richiudeva con uno schianto.
"E' l'effetto del veleno. Ti passerà in fretta non preoccuparti!" la
voce sembrò scaturire dalle tenebre che lo circondavano.
Aprendo gli occhi a fatica si accorse di essere in un ambiente
sotterraneo, una specie di piccola grotta. Una parete fatta di sbarre di
metallo si ergeva a bloccare l'unica uscita.
Una prigione!
"Dove sono?" biascicò Garok mentre cercava di individuare la provenienza
della voce.
"Sei stato reclutato tra le fila degli allegri scavatori volontari di
Haroon!" l'affermazione fu seguita da una breve risata astiosa.
Garok si rialzò malfermo sulle ginocchia, gli abiti erano ancora umidi,
ricordo del bagno nella sorgente e sulla sua guancia potè sentire la
ferita ancora fresca.
Finalmente gli occhi si abituarono all'oscurità, Garok vide un uomo
sulla quarantina, dai capelli brizzolati e dall'aspetto emaciato, seduto
contro una parete della grotta.
Il suo compagno di prigionia lo stava fissando con un sorriso sghembo.
"Tu chi sei?" Garok si avvicinò all'uomo.
"Io sono Ranlax, Hammer della Kioskas di Launam. E come te sono caduto
in uno degli inganni di Krana, la strega di Harron."
Garok andò a sedersi vicino all'uomo. "Io sono..."
"Senti, non lo voglio nemmeno sapere il tuo nome. Sono stufo di imparare
i nomi di persone che vedo morire dopo pochi giorni. Se sopravvivrai per
più di un mese forse farò questo sforzo!"
Garok sentì improvvisamente tutto il peso di quella situazione. Guardò
il suo compagno in cerca di ulteriori spiegazioni.
"Parlavi di scavatori. Che cos'è questo posto?"
"Questo mio caro è l'Abisso! Prova a pensare al luogo che più detesti e
dove meno vorresti trovarti e avrai una vaga idea di cosa si tratti."
Ranlax tirò su col naso e sputò a terra. Poi con uno sguardo tagliente,
aggrottando le folte sopracciglia si avvicinò al volto di Garok.
"Haroon è il capo di una comunità di ribelli! E' completamente pazzo!
Manda i suoi uomini in giro per le foreste lungo la sponda del Kruill e
con l'aiuto di Krana fa rapire donne e uomini da usare come minatori!
Questo Abisso..." lanciò uno sguardo attorno a se "è la sua fortuna. Una
fonte ricchissima del più grande tesoro di Arcano... La Miara."
Garok aveva appreso come la Miara fosse il dono più prezioso di Arcano e
non si stupiva che qualcuno privo di scrupoli arrivasse a tanto pur di
raccoglierla.
Stava per aprire bocca quando un rumore improvviso fuori dalla cella lo
fece voltare di scatto. Due guardie in tunica rossa, con i tatuaggi che
al buio sembravano tanti serpenti striscianti stavano aprendo la porta
della prigione.
"Tu... vieni con noi!" esclamò una delle due con voce cupa.
Ranlax fece per alzarsi, ma la voce lo fermò subito. "Non tu! Quello
nuovo! Harron lo vuole vedere."
Mentre Garok si alzava si chiese malinconicamente se le cose erano
destinate a peggiorare ancora.
Capitolo Quinto: Sfortunato il cacciatore che si ritrova ad essere
preda.
Immobile, diventato oramai un tutt'uno con la foresta che lo circondava,
Driz attendeva in silenzio che il cervo si portasse più a tiro. Restando
sotto vento sollevò il suo arco da caccia ed incoccò una freccia.
L'attesa di ore era stata premiata.
Socchiudendo un occhio iniziò a tendere l'arma prendendo accuratamente
la mira.
Improvvisamente il cervo sollevò il capo, drizzando le orecchie, alcuni
uccelli si sollevarono in volo con un frullio d'ali dai cespugli vicini,
il cervo si volse scappando.
Qualcosa aveva spaventato gli animali della foresta.
Sospirando Driz ripose l'arma. Era abituato a prestare attenzione alle
sensazioni degli animali della foresta. Capaci di riconoscere un
pericolo ben prima di un uomo.
Raccogliendo le sue cose si incamminò silenzioso come un'ombra nella
direzione opposta alla quale erano fuggiti gli animali.
La sensazione del cacciatore era che qualcosa di sinistro stesse
accadendo.
Raggiunse così la radura dove la sorgente aveva creato un piccolo
stagno.
Chinandosi a terra osservò le lievi tracce impresse sul terreno, che per
lui erano come un libro aperto. Qualcuno era entrato nella radura, si
era avvicinato allo stagno, era entrato in esso per poi uscirne,
scivolando.
Altre due persone si erano avvicinate a lui, e lo avevano trascinato via
di peso.
A terra c'erano alcune gocce di liquido nero quasi secco ormai. Driz ne
afferrò un poco con la mano guantata e strofinandolo ne percepì l'odore
acidulo. Era estratto di Blackwidow . Un veleno in grado di paralizzare
un uomo in pochi secondi.
Guardandosi attorno vide ora qualcosa luccicare vicino ad un masso. Si
avvicinò cauto. Era uno zaino.
Lo esaminò vedendo che era di foggia strana e si apriva con una cerniera
che lo chiudeva lungo i lati. Una targhetta era posta sopra una tasca su
di un lato di esso.
Recitava: Proprietà di Garok Blacksoul.
Driz sussultò meravigliato. Aveva conosciuto Garok qualche giorno prima,
alla taverna.
Ora sembrava che quel nuovo Hammer fosse in pericolo. Senza dubbio era
stato il destino a riunire i due amici lungo questo sentiero.
Qualcosa interruppe i pensieri del cacciatore.
Driz si irrigidì di scatto, percependo il rumore alterato della
vegetazione.
Qualcuno alle sue spalle stava entrando nella radura, silenziosamente.
Piroettando su se stesso sguainò le sue scimitarre gemelle, gettandosi
di lato. Preparandosi a combattere.
Quello che vide lo lasciò senza parole.
Capitolo Sesto: C'è un Abisso in ogni uomo ma non tutti vi cadono.
"Muoviti Maledetto!"
La spinta quasi mandò Garok a terra.
Per sicurezza le guardie gli avevano legato insieme i polsi con una
corda, che adesso gli stava mordendo la carne dei polsi.
Le due guardie lo stavano spingendo con malagrazia per dei cunicoli
illuminati ad intervalli regolari da lampade appese alle pareti. Si
poteva udire echeggiare per i sotterranei il rumore di picconi che
scavavano incessantemente la roccia.
Il piccolo gruppo carcerario attraversò un'immensa caverna. Centinaia di
Hammers imprigionati con lunghe catene staccavano frammenti di roccia
dalle pareti. Indossavano tutti occhiali protettivi, poiché il bagliore
della Miara contenuta nella terra avrebbe reso difficile il lavoro,
oltre a infliggere danni permanenti agli occhi degli scavatori.
Non che ai carcerieri importasse poi molto. I carnefici infatti,
lanciando imprecazioni, colpivano con delle fruste uncinate chi non
eseguiva velocemente il lavoro o si soffermava troppo a lungo.
I minatori trasportavano poi il materiale estratto su pesanti carrelli
che correvano su lunghi binari che scomparivano nell'oscurità.
Evidentemente la Miara grezza veniva mandata ad un altro settore per
essere raffinata.
Trascinato oltre questa caverna Garok si ritrovò a salire per una
scalinata intagliata nella roccia, fino a raggiungere un grande portale
di legno rinforzato con sbarre d'acciaio. Due guerrieri in tonaca rossa
di guardia lo spalancarono di fronte a lui e ai suoi due accompagnatori,
facendoli entrare.
La stanza che si presentò alla vista di Garok era illuminata dalla luce
di diversi bracieri di foggia strana, raffiguranti animali fantastici.
Sopra una predella rocciosa era sistemato uno scranno di legno, dov'era
accomodato placidamente un uomo dalla capigliatura rossiccia, raccolta
in una lunga coda, vestito con abiti raffinati, e coperto di monili
preziosi.
Mentre beveva sorsi da una coppa incastonata di gioielli, attendeva che
due schiave, incatenate ai lati dello scranno, gli versassero altro
liquore e gli spellassero della frutta.
In un angolo avvolto nell'ombra Garok notò la sagoma della strega Krana,
che lo guardava con fare divertito.
Con una spinta della mano tatuata una delle guardie costrinse Garok ad
inginocchiarsi. L'Artista, riluttante, obbedì, trafiggendo con lo
sguardo la guardia, che gli rispose con un sogghigno.
Haroon, con uno sguardo annoiato scaraventò la coppa ancora mezza piena
a terra assestando un calcio a una delle ragazze, perché la recuperasse,
e sistemandosi in maniera più composta guardò Garok incuriosito.
"Così tu sei l'Hammer che Krana ha catturato ad Ylea. Sei il primo sai?"
La voce di Haroon era talmente mielata che a Garok venne immediatamente
il volta stomaco.
"Che ne dici di darci una mano a catturarne altri di voi? Dove cacciano
i vostri scout di solito? Dove vanno le vostre amazzoni per
esercitarsi?"
Haroon si sporse dallo scranno incrociando le mani sotto il mento.
Garok non conosceva ancora bene la abitudini degli Hammers di Ylea, ma
ad ogni modo decise di non dare alcuna soddisfazione ad Haroon. Si
chiuse in silenzio, guardandolo con aria di sfida.
"Ah...Ti piace giocare? Anche a me sai. Vedremo se qualche giorno di
lavoro in miniera a pane ed acqua ti scioglierà la lingua. Portatelo
via." Concluse con un gesto annoiato.
Garok a terra rimase in silenzio, mentre con la mano destra afferrò una
manciata di polvere dal pavimento, non appena le guardie lo sollevarono
scagliò la polvere su quella alla sua destra, accecandola
temporaneamente.
Mentre il guerriero retrocedeva tossendo assestò una gomitata al plesso
solare del secondo facendolo piegare su se stesso. Così libero si
scagliò urlando contro Haroon sperando di sopraffarlo velocemente. Ma
dalle ombre giunse la voce di Krana che prese a cantilenare qualcosa, i
movimenti di Garok divennero subito difficoltosi, lenti e pesanti,
mentre faticava a camminare.
"Maledetta magia!" Mentre sentiva le ginocchia piegarsi vide Haroon
alzarsi dal trono e sistemarsi davanti a lui. Il capo dei ribelli con
una piroetta su se stesso assestò un calcio a Garok mandandolo a terra.
Le mani delle guardie lo afferrarono di nuovo rudemente, tenendolo
bloccato.
"Bastardi!" Garok tentò di dimenarsi e per tutta risposta ricevette una
raffica di colpi di dissuasione.
"Sei coraggioso Hammer. O forse solo molto stupido. Ma sei divertente.
Credo di aver trovato un fato più adatto a te. Ti farò conoscere la mia
Ekidna. Lei adora i bocconcini divertenti."
La porta che si richiudeva troncò la risata di Haroon.
Accompagnato indietro dalle guardie Garok pensò che forse la sua non era
stata poi un'idea così geniale.
Capitolo Settimo: Non ci sono parole per descrivere l'orrore
La caverna era ampia, i soffitti e le pareti si perdevano nell'oscurità.
Una grande cavità era scavata nel suo esatto centro, rischiarata da alte
torce disposte tutto intorno.
Haroon l'aveva ribattezzata l'Arena. I membri della tribù di ribelli si
erano radunati attorno alla cavità, ansiosi di vedere lo spettacolo
tanto atteso.
Su un lato dell'arena era stato costruito una sorta di palco, dove
Haroon e la sua guardia personale erano accomodati su comodi cuscini.
Simmetricamente sul lato opposto si trovava una grande gabbia rugginosa.
Al suo interno c'era un Garok piuttosto nervoso.
I sorrisetti delle guardie che lo avevano condotto fino a lì e i loro
commenti sul "Piccolo cucciolo di Haroon" non lo avevano per nulla
rassicurato.
Ora osservava la folla che mormorava eccitata indicando la sua gabbia e
una grande apertura su una parete della cavità.
Garok poteva vedere che sul suolo dell'arena sbucavano qua e là alcune
cose bianchicce, che somigliavano fin troppo a ossa umane. Un guerriero
dalla tunica rossa azionò un argano che produsse un fastidioso rumore di
metallo stridente. La parete della gabbia che si affacciava sull'arena
si sollevò fino a permettere a Garok di uscire.
"Salta!" urlarono le guardie in rosso.
"Siete pazzi? Saranno almeno tre metri di salto!"
Garok osservò il pavimento sabbioso dell'arena sotto di lui. "Non
crederete che io mi lanci la dentro, vero?"
I guerrieri tatuati si scambiarono un sorriso. Afferrate delle lunghe
picche le infilarono attraverso le sbarre della gabbia e presero a
pungolare Garok.
La folla iniziò ad applaudire e ad urlare: "Arena! Arena! Arena!"
"Dannazione!" Per non finire infilzato dalle picche acuminate Garok si
avvicinò al baratro. Chiudendo gli occhi si lanciò di sotto.
La folla urlò divertita, mentre Garok ruzzolava lungo la parete e
rotolava sul terreno sabbioso per smorzare la caduta. Rialzandosi si
guardò attorno in tensione, il corpo rannicchiato pronto a scattare.
"Ekidna! Ekidna! Ekidna!" cantava la folla, l'eco delle urla rimbombava
nella caverna, frastornandolo. Haroon lo guardava divertito, pregustando
quello che stava per accadere. Garok sentiva il terreno tremare sotto di
lui.
Dalla cavità oscura sotto il palco di Harron iniziò a giungere un sordo
grugnito, e un rumore di qualcosa che grattava contro le pareti.
Qualcosa di grosso! Molto Grosso.
Un sudore freddo iniziò a scendere lungo la schiena di Garok. E quando
l'orrore uscì dalle tenebre non potè fare altro che fissarlo a bocca
aperta.
L'enorme Ragno-Talpa che Haroon aveva allevato e chiamato Ekidna uscì
dall'anfratto piegandosi sulle spesse zampe pelose. I suoi numerosi
occhietti rossi scintillavano alla luce delle torce, e le sue chele
artigliate, che utilizzava per scavare le gallerie, schioccavano
minacciose.
Dalla piccola bocca dentata prese a colare un icore acido che cadendo al
suolo generava piccoli sbuffi di fumo.
"Grande Giove Misericordioso!" Garok si riprese dallo stupore e iniziò
ad arretrare di fronte al mostro che sembrò abbassare il muso in cerca
della preda.
Ekidna lanciò un basso mugolio, mentre facendo grattare le zampe a terra
prese ad avvicinarsi.
Garok iniziò a correre intorno al mostro, mentre la bestia scagliava le
zampe in avanti come un martello pneumatico, colpendo con violenza i
suolo e alzando detriti.
La folla acclamava ad ogni colpo, mentre Garok iniziò a sentire il fiato
corto.
La bestia non sembrava affatto stanca. Ekidna emise un rumore strano,
come una sorta di risucchio. Garok capendo cosa stava per fare si lanciò
di lato rotolando dietro una sporgenza.
Il mostro sputò dalle fauci un getto di icore, spruzzandolo dove si
trovava Garok fino ad un attimo prima, bruciando il terreno.
Alcune gocce schizzarono sopra il bordo dell'arena colpendo una delle
guardie. Il guerriero ustionato perse l'equilibrio e precipitò
nell'arena urlando.
La folla, inebriata dalla sete di sangue, urlò di gioia mentre Ekidna,
affamata, affondò le sue zampe nel corpo del guerriero per portarlo alle
fauci e sbranarlo.
Con un singolo morso troncò di netto la testa del guerriero, che si
contorceva spasmodicamente.
Approfittando dell'attimo di distrazione del Ragno, Garok afferrò la
picca che era appartenuta allo sfortunato guerriero.
Mentre la folla incitava il mostro a continuare ad uccidere, Garok si
preparò a vendere cara la pelle.
Capitolo Ottavo: Non arrendersi agli incubi è l'unico modo per
sconfiggerli
Driz seguiva velocemente le tracce lasciate dai rapitori. Avevano
tentato di occultarle in maniera grossolana, e per un Hammer della sua
esperienza non era stata certamente una sfida seguirle attraverso la
foresta e ora su, lungo la montagna.
Si fermò sul sentiero, soffermandosi ad aspettare la Madras Nurah,
mentre il suo mantello si sollevava dietro di lui, sospinto dal freddo
vento invernale.
Era rimasto sorpreso, quando nella radura aveva visto arrivare la Madras
in persona. Aveva riposto le scimitarre e l'aveva salutata con un
sorriso.
I due si erano subito chiariti. Driz spiegò quello che aveva scoperto e
mostrò a Nurah lo zaino di Garok.
Lei da parte sua disse come avesse avuto una sensazione funesta quando,
non appena tornata a casa, aveva letto il messaggio lasciatole quella
mattina da Garok.
Si era infilata il cinturone con i suoi pugnali da lancio, si era
sistemata i sacchetti contenenti i componenti necessari all'utilizzo dei
suoi incanti ed era subito partita verso la foresta.
Appariva chiaro che Garok era stato rapito, avvelenato forse, e
trasportato in qualche luogo sconosciuto.
"Sarebbe meglio chiamare le amazzoni Madras." aveva suggerito Driz.
"Non c'è tempo. Sento che Garok si trova in mortale pericolo, dobbiamo
muoverci subito, prima che sia tardi."
Nel leggere la determinazione sul volto di Nurah Driz annuì. Conosceva
il carattere forte e autoritario della Madras e sapeva che nulla le
avrebbe fatto cambiare idea.
Ora, arrampicatisi lungo il fianco della montagna, su un sentiero che
Driz non aveva mai percorso si accorsero di un pertugio che sembrava
l'ingresso ad una miniera.
Nascosti dietro ad alcune rocce vedevano chiaramente due uomini vestiti
con tonache rosse e coperti di tatuaggi bluastri montare la guardia
all'ingresso.
Driz guardò la Madras interrogativamente. Lei con uno sguardo
determinato annuì.
"Chermes, siamo proprio sfortunati! Dobbiamo rimanere qui di guardia
all'ingresso, mentre gli altri si divertono a seguire lo spettacolo
dell'Arena! Almeno passami un goccio di liquore. Fa un freddo cane
oggi."
"Tanto quel mingherlino non durerà nemmeno un minuto contro Ekidna, non
ci siamo persi niente." Chermes fece per prendere la fiaschetta di
liquore di funghi che teneva alla cintola, ma non riuscì mai a terminare
il gesto. Con un sibilo una freccia piumata si conficcò nel suo collo,
mandandolo a terra con un gorgoglio.
Il suo compagno sguainò la scimitarra guardandosi attorno allarmato,
l'ultima cosa che vide fu un'ombra sopra di se prima che un pugnale,
lanciato con mira infallibile, lo colpisse in mezzo agli occhi.
"Ekidna! Ekidna! Ekidna!" La folla in delirio urlava, battendo i piedi a
terra e sollevando le braccia.
Haroon si passava la lingua sulle labbra, pregustando il momento della
fine di quel fastidioso Hammer.
Garok nemmeno sentiva il rumore della folla, concentrato sulla sua
prossima mossa, consapevole che da essa sarebbe dipesa la sua
sopravvivenza.
Sembrava che il sangue del ribelle che aveva ingoiato avesse reso Ekidna
ancora più frenetica. Il gigantesco ragno oscillava sulle zampe, pronto
a scattare contro l'inerme Artista.
Garok stringeva con forza la picca, sapendo bene che avrebbe potuto
sferrare un solo attacco prima che il mostro fosse su di lui, un attacco
che non poteva permettersi di sbagliare.
Raccogliendo tutte le sue energie prese a correre contro il mostro
urlando come un indiavolato.
La folla cessò di urlare, trattenendo il fiato nel vedere l'azione
spericolata dell'Hammer.
Harron si alzò in piedi per vedere meglio la scena.
Garok sapeva che doveva calcolare tutto al millesimo.
Giunto a pochi metri dal mostro puntò la picca al suolo, dandosi lo
slancio in alto. La picca conficcandosi a terra fece da asta e Garok
catapultato in aria si sollevò sopra il mostro.
Ekidna fece schioccare le chele e tranciò di netto l'asta, lasciando in
mano a Garok solo un mozzicone di legno. Lo slancio interrotto non
permise all'Artista di superare il mostro, ma lo lanciò proprio sulla
sua schiena.
Imbizzarrita Ekidna iniziò a lanciare urla laceranti, mentre provava a
scuotersi di dosso quel passeggero indesiderato.
Garok stringendo i denti si afferrò al pelame ispido del ragno e si
mosse in direzione della testa della creatura. Utilizzando l'aguzzo
mozzicone dell'asta con tutte le sue forze prese a colpire gli occhietti
rossi della creatura con forza.
Ekidna lanciò un urlo lacerante che rimbombò lungo le gallerie,
costringendo i ribelli a tapparsi le orecchie per sopportarlo.
Mentre un liquido nerastro fluiva dagli occhi offesi Garok sentì Ekidna
che piegava le zampe. Impugnando il mozzicone con due mani lo spinse con
forza nella carne molliccia della schiena del mondo e poi si lanciò giù
dalla schiena della creatura.
Appena in tempo.
Harron vide la sua piccola creatura indifesa ferita da quell'uomo
sfrontato.
La vide piegare le zampe e rotolare su se stessa, per schiacciarlo sotto
il peso della sua massa. Così facendo sollevò un grande polverone che
gli impedì di vedere all'interno dell'arena.
Imprecando aspettò che la polvere si posasse, mentre sentiva impotente i
gemiti di sofferenza del suo cucciolo. Non appena poté vedere di nuovo
lanciò un urlo di rabbia.
Nell'arena restava solo l'enorme ragno-talpa, rantolante, con un pezzo
di legno infilato in profondità nella schiena.
Di Garok nessuna traccia.
Capitolo Nono: Potente il guerriero che ha al suo fianco valorosi
compagni.
Driz e Nurah camminavano cauti nelle gallerie. Si erano aspettati di
trovare più resistenza in quei cunicoli, ma sembrava che la maggior
parte delle guardie fosse impegnata da qualche altra parte.
"Un po' di fortuna non guasta mai!" Sentenziò Driz mentre sceglieva
accuratamente la strada, badando di non perdere l'orientamento.
Sbucarono infine in un ampia caverna dove risuonava colpi di piccone e
schiocchi di frusta.
Centinaia di Hammers incatenati estraevano dalla roccia la Miara,
depositandola su dei carrelli da miniera. Una dozzina di carnefici li
spronava a lavorare a colpi di flagello.
"E' orribile." Driz strinse ancora di più l'impugnatura delle
scimitarre, sentendo crescere la rabbia dentro di se. Nurah afferrò un
paio di pugnali da lancio quando un urlo disumano, distorto dall'eco
delle gallerie,
echeggiò nella caverna.
"Garok..." mormorò la Madras preoccupata "Vado a cercarlo. Tu libera i
prigionieri!"
Senza aspettare risposta Nurah corse via attraverso la caverna.
Driz si voltò a guardarla per un attimo, poi sorridendo si incamminò
verso i carnefici.
"Signori! Vediamo se sapete usare quelle fruste anche su chi può
difendersi!"
Garok sentì il tonfo della creatura alle sue spalle, unito ai suoi
stridii di dolore.
Ekidna, rotolando su se stessa, aveva solo fatto infilare ancor di più
il bastone nella sua carne, mentre lui, approfittando dell'occasione si
era infilato nella galleria da dove era uscito il ragno-talpa.
"Spero solo ci sia un'uscita." mormorò mentre si infilava in quei
condotti.
D'improvviso sentendo un refolo d'aria sulla guancia decise di seguire
un tunnel che restringendosi, sembrava salire verso l'alto. Accovacciato
iniziò a vedere una luce in fondo al cunicolo, da dove delle voci
giungevano fino a lui.
"Non può essere semplicemente svanito! Cercatelo nei cunicoli di
servizio! Lo voglio morto!" La voce ora alquanto alterata era comunque
riconoscibile.
Garok ora poteva vedere che si trovava su un punto in alto nella sala
del trono di Haroon. Il capo dei ribelli aveva inviato le guardie a
seguirlo, ed era rimasto solo.
Notando un arazzo appeso a poca distanza, Garok lo afferrò,
utilizzandolo per calarsi a terra, dietro le spalle di Haroon.
"Ti ringrazio per l'affetto dimostratomi Haroon, ma ho altri progetti
per il futuro!"
Il Capo dei ribelli si voltò sorpreso, solo per vedere arrivare il
destro di Garok che lo mandò lungo disteso a terra, con il naso
fratturato.
"Coraggio alzati!" Lo incitò Garok, in posizione di pugilato, agitando
una mano "E' da quando ti ho visto la prima volta che volevo farlo!"
Haroon, con uno sguardo carico d'odio, si ripulì dal sangue che sgorgava
dal naso con la manica delle veste raffinata e a denti stretti esclamò:
"Non mi sporco le mani per uno come te." E fissò un punto alle spalle
dell'Artista.
"Andiamo! Non crederai di fregarmi con un trucco così vec..."
Garok si interruppe quando sentì una cantilena incomprensibile alle sue
spalle.
Voltandosi vide la strega Krana, che puntava una mano ossuta contro di
lui, stringendola lentamente a pugno. Garok si portò una mano al collo,
mentre sentiva il fiato sfuggirgli.
Con la coda dell'occhio vide, impotente, Haroon aprire un passaggio
segreto, nascosto dietro l'arazzo ed infilarcisi dentro.
Mentre la cantilena della strega si faceva più forte si sentì sollevare
dal suolo, mentre una forza mistica iniziava lentamente a schiacciarlo.
Chiuse gli occhi, sapendo bene che la sua fine era arrivata.
Una voce più forte esplose alle sue spalle, con un tono imperioso, la
forza mistica svanì e Garok ruzzolò a terra.
"Lascialo stare vecchia!"
Raggiante Garok si sollevò in piedi. La voce di Nurah era la cosa che
più aveva desiderato sentire. E vedere la Madras, alta e fiera, quasi
avvolta da un'aura palpabile di potere, con la mano levata verso la
vecchia Krana, gli infuse coraggio e sicurezza.
"Garok! Sbrigati! Insegui quel bastardo!" disse con tono di comando,
senza perdere d'occhio Krana. "Ma Madras."
"Non ti preoccupare, so badare a me stessa. Occupati di quel ribelle"
disse ora con tono più dolce. Lanciando un ultimo sguardo a Nurah,
annuì, correndo verso il passaggio nascosto.
"Ed ora vecchia" disse Nurah riducendo gli occhi castani a due fessure
"lascia che ti mostri cos'è la vera magia!"
Le scimitarre calarono un'ultima volta, incrociandosi nell'aria. Con un
tonfo l'ultimo aguzzino crollò a terra, di fronte a Driz.
Il guerriero ripose le scimitarre, circondato dai cadaveri dei
carnefici, mentre gli Hammers imprigionati urlavano di gioia.
Driz raccolse le chiavi delle catene dal corpo di una guardia e gli
schiavi iniziarono ad assieparsi attorno a lui urlando di liberarli.
Capitolo Decimo: La Fine arriva inevitabilmente per ogni cosa Bella o
Brutta che sia
Alla testa degli Hammers liberati, armati di pale e picconi, Driz marciò
lungo le gallerie respingendo le guardie che tentavano inutilmente di
fermarli.
Dopo settimane di lavoro i prigionieri non vedevano l'ora di rivedere la
luce del sole e niente li avrebbe fermati.
La rivolta era cominciata.
Haroon uscì dalla galleria nascosta, arrivando nella zona dove era stata
accumulata la sua fortuna. La Miara era riposta in enormi gallerie,
chiuse da saracinesche di legno.
Qui aveva riposto anche le nuove armi che gli avrebbero permesso di
conquistare le Kioskas una ad una. Le armi che barattava con gli uomini
dell'Unione in cambio della Miara.
Con un sorriso malefico aprì una delle casse, imbracciando uno degli
Spow contenuto in essa.
Con quell'arma invincibile avrebbe personalmente giustiziato l'Hammer
che aveva osato colpirlo.
Nurah pronunciò con voce squillante l'invocazione rituale che l'avrebbe
protetta dall'influenza oscura di Krana. La vecchia strega tentava di
reagire invocando le energie che le restavano, per abbattere le sue
difese mentali.
Nel salone iniziò ad alzarsi una leggera nebbiolina mentre le energie
magiche contrapposte si assiepavano all'interno. I Bracieri brillavano
ancor più luminosi, pulsanti di energia mistica.
Nurah puntò entrambe le mani contro Krana, invocando un incantesimo di
Oblio su di essa.
L'anziana strega si difese tracciando con un piede un circolo nella
polvere attorno a sé e cantilenando una strana formula dimenticata.
Nurah serrò le labbra per lo sforzo mentre tentava di varcare la difesa
della strega che si stava dimostrando molto abile.
Krana cambiò tattica, non potendo colpire direttamente la Madras iniziò
a mormorare un incanto di telecinesi.
Afferrando con le spire della sua mente un braciere lo scagliò con
violenza in direzione di Nurah.
La Madras avvertì l'attacco alle sue spalle e si chinò rotolando in
avanti.
Come una cometa il braciere passò sibilando sopra la sua testa,
lasciando dietro di se una scia di faville. Krana si gettò allora
urlando contro di lei, protendo le mani, le cui unghie erano intinte nel
veleno della Blackwidow.
Veloce Nurah aprì un sacchetto che portava alla cintura e ne lanciò il
contenuto contro la vecchia.
La polvere di palude la investì in pieno facendola retrocedere.
Inutilmente tentò di pulirsi il volto. La letale polvere iniziò a
corrodere la pelle e la carne della strega, che iniziò a dimenarsi in
una specie di danza convulsa. Con urla strazianti si accasciò infine al
suolo in preda agli spasimi.
Presto l'unico suono nella sala fu lo sfrigolio della strega che,
lentamente, si liquefaceva.
Nurah si rialzò e con un sorriso si scostò una ciocca di capelli dal
viso.
Senza degnare la rivale di nemmeno un altro sguardo si allontanò di
corsa, per raggiungere Garok.
Garok emerse dal cunicolo, in tempo per vedere Haroon estrarre qualcosa
da una cassa che portava impresso il simbolo della Global Detector.
Sentendo i suoi passi Haroon si voltò, imbracciando uno Spow che puntò
nella sua direzione. Il sibilo crescente indicava che l'arma si stava
caricando.
Garok si lanciò verso sinistra, nel momento in cui la prima scarica
partiva dall'arma. Il raggio al calore bianco colpì la roccia dietro di
lui fondendola.
"Muori! Muori! Muori!" Haroon sembrava come impazzito e le raffiche di
colpi volavano in ogni direzione nella stanza.
La mira era offuscata dal velo di rabbia che copriva gli occhi del capo
ribelle, resa incerta anche dalla scarsa familiarità con l'arma.
Garok afferrò una scaglia aguzza di Miara da terra e, mentre si
abbassava per evitare un'altra scarica, la scagliò in direzione di
Haroon.
Il proiettile improvvisato colpì Haroon sulla fronte. Ma nonostante il
sangue che gli colava negli occhi il ribelle, stringendo i denti, rimase
in piedi.
Garok si appoggiò contro una delle saracinesche di legno ormai in
trappola.
"Pagherai per quello che hai fatto alla mia povera Ekidna! Preparati a
morire!" il dito di Haroon fece pressione sul grilletto.
Ma il suono del colpo ad energia non arrivò, sostituito invece da un
misero "Click". L'arma si era inceppata.
Mentre Haroon la fissava perplesso Garok si aggrappò con tutto il suo
peso al contrappeso che teneva chiusa la saracinesca. Con un rombo
assordante chili e chili di Miara rotolarono fuori dall'apertura,
cadendo con furia devastante contro il capo dei ribelli.
Haroon sollevò pateticamente le braccia per difendersi dal minerale che
così tanto aveva bramato.
Garok distolse lo sguardo per non vedere la scena.
Infine sfinito si accasciò al suolo.
Nurah sentì il rombo mentre correva nel cunicolo. Accelerò sentendo il
terreno tremare sotto di lei. Arrivò nella stanza mentre la massa di
Miara si abbatteva su Haroon. Vide poi Garok accasciarsi contro una
parete.
"Garok!" correndo da lui gli si inginocchiò vicino "Stai bene?"
Lui annuì con un sorriso stanco, ad occhi chiusi.
Lo aiutò a risollevarsi.
Grato si aggrappò a lei abbracciandola. La guardò allora negli occhi,
raggiante.
"Grazie Madras. Sembra siate sempre destinata a salvarmi la vita."
"Sei un incosciente Garok! E dammi del tu!" rispose falsamente stizzita
continuando ad abbracciarlo.
"Va bene... Nurah." rispose avvicinando il volto al suo.
"Garok! Madras! Vi ho trovato finalmente!" Esclamò Driz entrando nel
cunicolo.
I due si separarono subito fingendo di guardarsi intorno.
"Driz! Per il sacro Niasae! Da quant'eri lì?" biascicò Nurah mettendosi
le mani sui fianchi.
"Oh... Ero appena arrivato Madras..." rispose ammiccando "Ero appena
arrivato!"
Quella sera ci fu una grande festa nel palazzo della Madras Nurah ad
Ylea.
Gli Hammers liberati erano ospiti della Madras fino a quando, riprese le
forze, sarebbero tornati alle loro Kioskas di origine.
I ribelli avevano perso la loro miniera, e la Miara che ora poteva
essere recuperata sarebbe servita in parte per la ricostruzione ad Ylea,
ed in parte ai prigionieri come indennizzo per quello che avevano
passato.
Garok esaminò gli Spow. Pur non essendo un esperto in materia si accorse
che erano stati progettati in maniera difettosa, per incepparsi dopo
alcuni colpi.
"L'unione vuole mettervi contro i ribelli, ma allo stesso tempo si
assicura che non possano prendere il potere."
Sulle mura della Kioskas Garok osservava le stelle nella volta celeste.
Da qualche parte lassù c'era la sua casa. Il luogo da dov'era arrivato.
Eppure il legame che aveva con la sua terra ormai si era troncato. Su
Arcano aveva trovato una nuova vita, qualcosa per cui vivere. Qualcosa
per cui combattere.
Nurah lo raggiunse sulle mura. Senza bisogno di parlare si salutarono
con uno sguardo. Rimasero così a lungo ad osservare le stelle.
Insieme.
Garok
|