Scontro nel bosco
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Rimase parecchi minuti
sdraiato sul letto a guardare il soffitto....
Dopo un po' si chiese che diavolo avesse da guardare siccome era un
normalissimo soffitto....
"Mah..." esclamò sottovoce, alzandosi e mettendosi la divisa da
semplice esploratore. |
Chiuse a doppia mandata la porta di casa sua e saltò in corsa in sella
al suo cavallo, acquistato pochi giorni prima.
Il bianco stallone girò il muso a guardare il suo padrone che aveva
dipinto sul suo volto un'espressione molto tesa, rivolta verso la porta
principale di Nakir.
Si accorse dello sguardo quasi interrogativo dell'animale e lo ricambiò
fissandolo negli occhi.
Accarezzò la bianca criniera del cavallo che sembrava stesse aspettando
una spiegazione:
"Wrathchild, cos'hai?", chiese l'esploratore.
L'animale scosse la testa quasi in risposta.
Frugò nella sua tasca ed estrasse un pezzo di carta e lo rilesse per la
quinta volta nello stesso giorno. Esso recitava:
"Paido, sono Llyve... sono ormai mesi che non ci vediamo... So che sei
diventato un Hammer e mi fa piacere che la tua vita solitaria sia finita
ma ho per te una notizia che non ti farà piacere: il tuo villaggio
natale è stato messo a fuoco da una banda di banditi. Lo so che non era
quello che volevi sentire ma è così. Ho bisogno di incontrarti nella
foresta, nel posto... beh, sai benissimo dove... ci vedevamo sempre lì,
dove mi salvasti la vita quel giorno. Spero che tu accolga il mio
appello e che mi dia la possibilità di rivederti. A presto, Llyve"
Ripiegò accuratamente il foglietto e se lo rimise in tasca.
Con un colpo deciso, incitò il suo cavallo che rispose subito partendo
al galoppo.
A tutta velocità attraversò la Kioskas, un fulmine bianco che percorreva
la strada principale.
Con i capelli non più racchiusi in una coda e danzanti nell'aria, superò
la porta principale e si diresse verso la foresta.
La giornata era soleggiata ma l'aria invernale si faceva sentire,
tagliandogli quasi la faccia con qualche raffica di vento freddo.
Cavalcò per un paio d’ore ad una velocità molto sostenuta, come non
aveva mai cavalcato prima.
Non pensava ad altro a ciò che gli aveva scritto Llyve, chiedendosi
perché volesse vederlo dopo tanto tempo.
Raggiunse il sentiero principale ed iniziò ad andare al passo, per far
riposare il cavallo che era un po' provato dal lungo galoppare.
La foresta era silenziosa e le foglie ormai marroni e secche cadevano
alla prima folata di vento gelido.
Il sentiero era ricoperto dalle foglie ma nonostante tutto riconobbe la
direzione da seguire.
Quel posto lo conosceva bene, dopo dodici anni di vita nella foresta
saprebbe riconoscerlo anche nella notte più oscura.
Proseguì in direzione nord-est per una mezz'ora accompagnato solo dal
freddo e da qualche sbuffo di Wrathchild, che oltre la stanchezza
accusava il clima.
Notandolo ogni tanto lo accarezzava per dargli un minimo di
riscaldamento:
"Non preoccuparti amico mio, siamo quasi arrivati", disse senza togliere
lo sguardo dal sentiero.
In capo a cinque minuti raggiunse il punto prestabilito per l'incontro.
Tirò le redini per fermare il cavallo e iniziò a guardarsi intorno.
La vide. Era lì, proprio lì, esattamente nel punto in cui l'aveva
salvata da quel bandito che cercava di stuprarla indisturbato, lontano
da qualsiasi sguardo.
Lei era girata di profilo, non accorgendosi della sua presenza.
Una folata di vento le fece scivolare sulle spalle il cappuccio del
manto blu che le avvolgeva il corpo snello, e i suoi capelli marroni
svolazzarono per un secondo.
Nel ricoprirsi il capo colse l'esploratore con lo sguardo, girandosi di
scatto nella sua direzione.
Sul volto preoccupato di Paido si dipinse un sorriso nel rivederla, che
scomparve subito quando la sentì gridare, scoppiando a piangere:
"NO! E' UNA TRAPPOLA!".
Non fece in tempo a girare il cavallo che un uomo balzò giù dal ramo di
un albero accanto a lui e lo trascinò al suolo.
Balzando subito in piedi, estrasse rapidamente due coltelli e si mise in
posizione di difesa.
Il suo assalitore estrasse, altrettanto velocemente, la spada che
portava la fianco.
"Ma tu chi diavolo sei e perché mi attacchi?" chiese Paido.
"Zitto cane schifoso!" urlò l'uomo lanciandosi all'attacco.
Llyve era pietrificata sul posto per la paura e stava piangendo nel
guardare la scena.
L'interrogativo di chi fosse costui svanì quando egli provò il primo
affondo, e Paido dovette concentrarsi sul combattimento.
L'esploratore schivò facilmente l'attacco, che risultava lento e
prevedibile. Indietreggiò di un passo.
Lo sconosciuto provò stavolta a colpire con un fendente diretto alla
gola.
Con un veloce movimento della mano sinistra parò il colpo con il
coltello, mentre con la destra cercò di ferire l'uomo al petto.
Tentativo vanificato da un balzo indietro del suo avversario.
"Tzè.... pensavi di concludere lo scontro così facilmente?" disse lo
sconosciuto con tono di scherno.
"Non mi sembra che i tuoi fendenti siano più efficaci..." rispose Paido
con un sorriso.
L’espressione dell’assalitore cambiò rapidamente, da derisorio ad
arrabbiato.
“Non venirmi ad insegnare come si combatte, pivello” ribatté infuriato
il bandito.
“Insegnarti a combattere? Non ci penso neanche, altrimenti rischi di
battermi” lo derise ancora Paido.
Senza pensarci su due volte, l’uomo si lanciò furioso all’attacco,
fendendo l’aria con colpi veloci ma puntualmente parati
dall’esploratore.
Ad ogni colpo non andato a segno, l’ira dell’assalitore aumentava sempre
di più, e la sicurezza di Paido cresceva.
“Questo è il massimo che sai fare?” chiese il Lokot parando l’ultimo
fendente diretto al suo fianco.
Intanto, un uomo apparve al fianco di Llyve accompagnato da quattro
banditi armati di balestra.
Il capo dei banditi era un uomo alto e robusto. Aveva le spalle
ricoperte da un manto di orso, con tanto di cappuccio formato dalla
testa dell’orso stesso.
Il corpetto di pelle risaltava ancora di più i possenti muscoli, che
insieme al suo aspetto rude chiaramente nordico, lo rendevano temibile
allo sguardo.
Brandiva un martello da guerra a due mani, ora riposto sulle sue spalle.
La ragazza, completamente in lacrime, fece per correre verso il luogo
del combattimento ma l’uomo, con un rapido gesto, la afferrò per un
braccio e con uno strattone la fece cadere all’indietro:
“Dove pensi di andare?” chiese con tono duro.
“Ti prego, lascialo andare” supplicò la ragazza.
Rimase a guardarla per qualche secondo, poi con un gesto della testa si
fece passare una balestra da uno dei suoi compagni.
Puntò l’arma carica verso la testa della fanciulla e fece partire il
dardo, inchiodandole il cranio nel terreno.
Compiaciuto del suo gesto, porse la balestra al suo uomo e diede un
possente calcio sulla pancia del cadavere, che rotolò di un paio di
metri.
“Puttana…” disse con aria indignata al cadavere mentre rotolava.
Paido, ancora concentrato nel combattimento e ignaro di ciò che era
successo, studiava una tattica per sbarazzarsi del bandito. Realizzò
velocemente che l’unico modo per batterlo era puntare tutto su colpi
rapidi.
Attese che il suo avversario attaccasse, cercando di portare a segno un
affondo.
Sfruttando l’occasione, schivò il colpo e girando su se stesso, inflisse
una profonda ferita sul volto dell’assalitore con un fendente ben
calibrato.
L’uomo portò istintivamente le mani verso la ferita, da cui il sangue
usciva copiosamente, ma così facendo abbassò la difesa.
Senza indugiare oltre, Paido sferrò un calcio al volto dell’uomo ormai
contorto in una smorfia di dolore, facendolo cadere sulla schiena.
Con un rapido balzo, si gettò sull’uomo e affondò lo stiletto nella gola
del bandito.
Dopo un tentativo di urlo, l’uomo morì.
Mentre il corpo del bandito si muoveva ancora per le contrazioni
nervose, Paido sfilò il coltello dalla gola del cadavere, seguito da uno
schizzo di sangue.
Volse lo sguardo verso il luogo dove si trovava Llyve ma con profondo
orrore, vide il suo corpo a terra, con un dardo infilzato in fronte.
Il capo dei banditi iniziò a battere lentamente le mani:
“Bravo…. Bravo…. Come sei diventato forte, Paido. Vi insegnano forse
questo a voi Hammers? Se è così, quasi quasi lo divento anch’io…” disse
l’uomo scoppiando in una fragorosa risata, seguita da quella dei suoi
compari.
“Maledetto bastardo, cosa le hai fatto!” urlò sconvolto Paido “Ti caverò
gli occhi con le mie mani!”.
In preda ad una furia cieca, l’esploratore si lanciò a tutta velocità
verso l’uomo, deciso ad infilzarlo con il suo coltello.
Il capo dei banditi non si mosse e, guardandolo, si mise a sorridere.
Con il sorriso dipinto in volto, alzò lentamente la mano verso il Lokot,
indicandolo.
I suoi compari risposero subito al gesto, puntando le balestre e mirando
al corpo di Paido. Alla vista di ciò, dovette interrompere la sua
carica, rimanendo fermo sul posto.
“Allora? Non attacchi?” disse il bandito.
“Tu chi sei e come fai a sapere chi sono?” chiese Paido stringendo i
denti dalla rabbia.
“Beh…ti ho visto crescere, pivello” rispose semplicemente.
“Che cosa? Dimmi immediatamente chi sei!”
“Non mi sembra che tu sia in condizioni di dare ordini” ribatté secco
l’uomo “Ma per stavolta ti voglio accontentare. La Famiglia dello
Stiletto ti dice qualcosa?”.
Un brivido percorse la schiena di Paido nel sentire quel nome.
La Famiglia dello Stiletto era una banda molto numerosa, composta da
banditi, assassini e fuorilegge. Ma la cosa più importante era che il
capo di quei delinquenti non era altro che suo padre!
“Sì, mi dice qualcosa…” rispose Paido “Comunque non mi hai ancora
risposto”.
“Ah ah ah ah, avanti ragazzino….. non hai buona memoria a quanto pare.
Una volta ero il braccio destro di tuo padre ma ora sono il capo della
banda. Il mio nome è Kloon.”
“Kloon? Mi ricordo vagamente di questo nome. Se non sbaglio era l’eterno
secondo della banda, più che una spalla era quello su cui scaricare i
molti fallimenti della Famiglia” provocò Paido ormai accecato dalla
rabbia e desideroso di uno scontro.
“Questo perché tuo padre era un idiota e non sapeva cosa voleva dire
comandare veramente” disse Kloon senza fare una piega.
“Giacché mio padre è morto molto tempo fa, si può sapere perché sei
venuto a cercarmi?”
“Vedi pivello, è molto semplice” rispose il capo dei banditi che intanto
aveva dato l’ordine ai suoi uomini di abbassare le armi “Da quando è
morto tuo padre, io ho assunto il comando della Famiglia. Di questo non
posso fare altro che ringraziarti…”.
“Me ne strafrego dei tuoi interessi, non l’ho ucciso certo per fare un
piacere a te” ribatté indignato il Lokot.
“Non ho ancora finito!” tuonò il bandito “Il nostro gruppo sta passando
un periodo difficile. Le cose non vanno come dovrebbero per un motivo
ben preciso: TU”.
“Io non ho niente a che fare con i tuoi affari e non vedo come posso
interferire con il tuo gruppo” rispose Paido freddamente.
“Come? Beh, è molto semplice: sei vivo. Come ben sai, quando il capo
muore è dovere di suo figlio prendere il suo posto. Dopo la morte di tuo
padre, sei sparito per dodici anni e tutti ti hanno dato per morto e
approfittando dell’occasione, ho preso il comando. Ora c’è un problema:
la Famiglia è venuta a sapere che sei ancora vivo”.
“Com’è possibile? Non ho mai avuto contatti con nessuno dei tuoi uomini
e non ci penso ad averne” chiese stupito Paido.
“Ah ah ah ah…. si vede che sei proprio un pivello!” lo derise Kloon “Non
crederai mica che voi Hammers siate fuori dal mondo? Tzè…. come siete
presuntuosi. Siete più vulnerabili di quanto pensiate. Non siete neanche
in grado di capire che in mezzo a voi ci sono membri della Famiglia e
chissà quali altri gruppi. So anche, da fonti attendibili, che nascosti
tra di voi ci sono un paio di ribelli ma non è questo che mi interessa.
Il fatto è che i miei uomini, venendo a sapere che sei vivo, iniziano a
mettere in discussione il mio diritto al comando. Secondo le usanze
dovresti essere tu a guidare il gruppo ma non rinuncerò mai al mio posto
di leader”.
“Non sono affari che mi riguardano” ribatté il Lokot “Siete una banda di
schifosi assassini, non voglio avere niente a che fare con voi e tanto
meno guidarvi”.
“Problema risolvibile in un paio di minuti” rispose semplicemente Kloon
“Tutto quello che devo fare è toglierti di mezzo. Così nessuno potrà
contestare il mio diritto di comando, soprattutto se uccido il debole
figlio del nostro precedente debole capo. Sei pronto a morire,
pivello?”.
Detto ciò, il capo dei banditi sfoderò il pesante martello da guerra e
lo fece roteare più volte sopra la sua testa, accompagnandolo da urli di
guerra e insulti.
Non avendo altra scelta, l’esploratore estrasse i suoi coltelli.
Alla vista di quello, il robusto uomo scoppiò in una fragorosa risata:
“Non penserai di combattere contro di me con quegli spilli? Come credi
di poterti difendere dai miei attacchi?”.
Aveva ragione. Come poteva difendersi da tale potenza offensiva?
Certo, l’arma obbligava il suo possessore ad un combattimento puntato
più sulla forza che sulla velocità, ma per quanto sarebbe riuscito a
schivare i suoi colpi?
Non poteva comunque tirarsi indietro. Diede un altro sguardo al corpo
inanime di Llyve, caricando i suoi muscoli di rabbia e di dolore.
Quella mattina, si sarebbe deciso il suo futuro. Sarebbe mai riuscito a
raccontare ciò che aveva visto? Ciò che sapeva?
Con passi pesanti, Kloon si avvicinava lentamente a Paido, con un
fastidioso sorriso disegnato sul volto.
Ogni passo del bandito era accompagnato da un urlo di incitamento da
parte dei suoi compari.
Il Lokot era in preda alla rabbia, all’eccitazione e alla paura nello
stesso tempo.
L’uomo si fermò a pochi metri dall’esploratore.
Per paura di un attacco improvviso, Paido si mise subito in posizione
difensiva.
Il bandito non gli risparmiò uno sguardo di disprezzo: “Allora hai
deciso di resistermi nonostante tu non abbia possibilità di vincere? Se
non ti fossi opposto ti avrei eliminato senza troppe sofferenze.
Complimenti, fai davvero onore alla Famiglia dello Stiletto”.
“Non faccio parte della tua schifosa banda di assassini!” urlò irritato
Paido.
“Certo che ne fai parte, ce l’hai nel sangue”
“Pensa al tuo di sangue perché ne perderai molto” fu la risposta.
Kloon scoppiò in un’altra fragorosa risata, ma subito dopo sollevò
rapidamente il martello e sferrò un colpo dall’alto verso il basso,
diretto alla testa del Lokot.
Il colpo era abbastanza veloce, visto che sfruttava la forza di gravità
per potenza e velocità. Nonostante questo, Paido era già pronto ad un
eventuale attacco di sorpresa.
Con un movimento veloce rotolò alla sua sinistra, schivando il colpo che
terminò la sua corsa sul terreno provocando un buco profondo venti
centimetri.
L’esploratore si rimise velocemente in piedi, mentre il bandito si
girava verso di lui, con lo sguardo duro: “Sei veloce figliolo, ma per
quanto riuscirai a schivare i miei colpi?”
“Quel tanto che basta per infilzarti con questo” rispose Paido puntando
uno stiletto verso il suo avversario.
“Staremo a vedere, marmocchio”.
I due sfidanti iniziarono a girare intorno, studiandosi reciprocamente.
Il Lokot iniziò a formulare le prime tattiche: attaccare o difendere?
Attaccando, potrebbe sfruttare la sua agilità superiore a quella
dell'avversario ma se il colpo non andasse a segno?
Si ritroverebbe troppo vicino all’avversario che con un colpo lo
ucciderebbe, visto l’impossibilità di parare; difendere sarebbe
un’alternativa, poiché portare colpi con un’arma del genere implica uno
sforzo considerevole, che porterebbe velocemente alla stanchezza in caso
di combattimento prolungato.
Ma alla lunga, anche i suoi riflessi potrebbero rallentarsi e si
ritroverebbe a terra con il cranio sfondato.
I banditi continuavano a sostenere il loro capo ma esso quasi non li
ascoltava, immerso anche lui nel combattimento.
Gli sguardi dei due si incrociavano in continuazione e si poteva quasi
sentire nell’aria le scariche elettriche che si lanciavano.
Il più piccolo segno di cedimento e l’avversario avrebbe sferrato il
colpo.
Non era facile sostenere tale confronto psicologico.
Tutti i muscoli del corpo erano tesi, pronti allo scatto.
Per una frazione di secondo, Paido sembrò incerto su cosa fare e fu in
quel momento che Kloon portò l’attacco.
Con un urlo, portò un fendente orizzontale mirando alla testa
dell’esploratore, ma con buoni riflessi riuscì a schivare l’attacco,
piegandosi sulle gambe.
Cercando di approfittare dell’occasione, balzò in avanti per infilzare
l’avversario al torace, ma questi schivò il colpo con facilità facendo
un passo di lato.
L’attacco fallì e per tutta risposta Kloon sferrò un poderoso calcio
sulla schiena di Paido, facendolo cadere qualche metro più avanti, dopo
un disperato tentativo di rimanere in piedi.
Ritrovatosi con la faccia a terra sulle foglie secche, Paido si rialzò
in piedi, portando la mano alla schiena nel punto di dolore. Appena in
tempo per vedere il suo avversario tornare alla carica.
Rimase immobile, aspettando che Kloon si avvicinasse abbastanza per
permettergli un attacco.
Quando fu in portata, sì lanciò in avanti pronto a colpire, mentre il
bandito portava un altro colpo con il martello, dall’alto verso il
basso.
Così facendo, rischiava di essere colpito dal suo avversario.
Nell’attaccare, Paido si piegò sulle gambe, pronto a schivare il pesante
martello di ferro ma Kloon capì tutto e vanificò l’attacco
dell’esploratore spostandosi leggermente di lato e colpendogli il volto
con una possente ginocchiata.
Tale fu la forza dell’urto, che Paido cadde sulla schiena.
Il bandito terminò la sua carica dopo qualche metro. Un ghigno di
soddisfazione uscì dalle labbra del capo della Famiglia dello Stiletto.
Le urla di incitamento degli altri quattro banditi aumentavano sempre di
più e non risparmiavano certo gli insulti a Paido.
Dolorante e con buona parte della superficie destra della faccia
ricoperta da un grosso livido, l’esploratore si rimise in piedi.
“Allora pivello, vuoi andare avanti o hai deciso di arrenderti e farti
uccidere senza tante storie?” chiese l’uomo con aria sicura.
“Lo scontro è appena cominciato. Non cantare vittoria troppo presto”
rispose Paido sputando del sangue che aveva in bocca.
“Certo che è appena cominciato! Ucciderti sarà molto più soddisfacente
che l’aver ucciso quella lì” disse indicando il corpo di Llyve “Devo
ammettere che è stata una delle ragazze più gustose che abbia mai
assaggiato…. toglierti di mezzo, sarà più piacevole di quelle volte che
mi sono montato quella sgualdrina” aggiunse con una profonda risata.
“Pagherai per tutto quello che hai fatto!” urlò Paido in preda all’ira.
“Tzè…. le solite frasi da pivello. Le cose vanno fatte…. a parole sono
buoni tutti”.
Con uno scatto d’ira, l’esploratore lanciò uno stiletto verso il
bandito.
A causa della rabbia con cui era stato lanciato, la mira non era delle
migliori.
Kloon si spostò leggermente di lato ma il colpo anche se impreciso era
molto veloce e gli si conficcò nella spalla.
Fortunatamente per lui, il manto spesso dell’orso e il corpetto
fermarono la lama, prima che essa si conficcasse nella carne.
Con disprezzo, Kloon sfilò lo stiletto dalla pelle e lo gettò per terra,
sputandoci sopra.
“Lo capisci che non puoi battermi con un’arma del genere?”
Impressionato dalla scena, Paido riprese un attimo il controllo delle
sue emozioni.
Doveva trovare il modo di fargli abbassare la difesa quel tanto che
bastava per portare il colpo. Scattando rapidamente, si diresse verso un
albero ed iniziò a scalarne il tronco.
Sorpreso dal gesto, Kloon rimase ad osservarlo per qualche secondo, poi
si scagliò anche lui verso l’albero.
Sfruttando la sua agilità, in poco tempo raggiunse la fronda
dell’albero.
Kloon si portò pochi secondi dopo ai piedi della pianta. Con lo sguardo
rivolto verso l’alto, scrutava tra le foglie per capire dove si fosse
nascosto.
Per sua fortuna, l’albero aveva ancora conservato molte foglie tra cui
rifugiarsi.
“Che fai marmocchio, ti nascondi? Scendi giù e continua a combattere!”
gridò il bandito “Se non scendi, ti faccio scendere io”.
Rimase in attesa di una risposta da parte del Lokot ma non si udì
parola.
“E va bene, pivello. L’hai voluto tu”.
Sollevò a mezza altezza il pesante martello e con tutta la sua forza
colpì il tronco dell’albero.
La pesante testa dell’arma si schiantò fragorosamente contro l’arbusto,
facendolo vacillare notevolmente.
Il secondo colpo portato ebbe l’effetto desiderato.
Il tronco, ormai distrutto, cedette sotto la notevole forza dei colpi di
Kloon, iniziando la sua caduta verso il basso.
Prima che il tronco cedesse, Paido era riuscito a saltare tra la fronda
di un altro albero lì accanto e per fortuna Kloon non l’aveva visto.
Con un pesante tonfo, l’albero toccò terra e il capo dei banditi si
avvicinò alla cima dell’albero, convinto di trovarci il corpo senza vita
dell’esploratore.
Il corpo non c’era.
L’espressione di Kloon cambiò da soddisfatta a incredula.
Si voltò di scatto per cercare il suo avversario ma senza risultato.
Era il momento. Paido si lanciò dalla cima dell’albero con gli stiletti
sfoderati, puntando dritto verso l’uomo.
Era fatta. Il colpo era chiaramente mortale.
Un sibilo. Un rapido sibilo spezzò il silenzio che aveva seguito lo
schianto del tronco caduto sul terreno.
Il bandito abbassò con fierezza la balestra, mentre il suo dardo si
conficcava nel fianco del Lokot.
Paido urlò dal dolore e Kloon fece in tempo a girarsi verso di lui per
prenderlo al volo dalla gola.
Tutti i suoi stiletti caddero in terra.
Il capo dei banditi lasciò cadere a terra il martello e continuava a
tenere il Lokot per la gola, sollevato da terra sopra la sua testa.
“Ecco qui il nostro piccolo scoiattolo” esclamò Kloon “Ottimo colpo,
Kerf. E’ la preda più sfiziosa che tu abbia mai preso!”
“Grazie capo!” rispose il bandito fieramente, mentre veniva festeggiato
dai suoi compagni.
“Che trucco indegno per un Hammer….” disse Kloon tornando a guardare
Paido negli occhi. “Nascondersi…. hai visto che hai il sangue di uno
della Famiglia dello Stiletto?”
Paido cercava disperatamente di liberarsi dalla presa, ma le forze
iniziavano a venire meno a causa della ferita profonda che sanguinava e
al respiro che cominciava a mancare.
Ridendo, Kloon si diresse verso un altro albero e, sempre tenendo il
Lokot per la gola, lo appoggiò con la schiena al tronco.
Con una risata sadica, iniziò a rigirare il dardo nella ferita,
provocando un copioso sanguinamento e un dolore lancinante.
Il volto di Paido, ormai viola per l’effetto del soffocamento, si
contorse in un’espressione di dolore. Naturalmente, non uscì alcun suono
se non un lamento rauco.
Kloon estrasse, con un colpo deciso, il dardo dal fianco
dell’esploratore, e incominciò a tirare pugni sulla ferita con una
ferocia inaudita.
Ad ogni pugno portato a segno, i banditi lanciavano un grido di gioia
che rimbombava nel silenzio del bosco.
La mancanza di aria e il tremendo dolore portarono Paido in uno stato di
incoscienza.
Quando lo vide svenuto, Kloon lanciò il suo corpo a terra.
Con andamento fiero, si avvicinò a Paido e gli diede un pesante calcio
sul viso. Fu un miracolo che la mandibola non si ruppe.
Il bandito, con un cenno della mano, chiamò a se i suoi compagni che lo
raggiunsero festeggiando: “Uno scontro memorabile, capo!” disse uno.
“Si vedeva benissimo che non poteva competere contro di te. Sei il più
forte capo che la Famiglia abbia mai avuto!” aggiunse un secondo.
“Non c’è bisogno che me lo ricordiate, lo so benissimo!" rispose Kloon
seccamente “Prendete questo moccioso e legatelo per bene”
“Ma come, capo? Non lo uccidi?” chiese sbalordito uno dei quattro.
“No, voglio mostrare a quelli che dubitano di me come ho ridotto colui
che dovrebbe guidarli. Presto, si torna all’accampamento”.
Detto questo, sollevò per l’ultima volta il suo pesante martello a due
mani e lo fece cadere con notevole violenza sulla gamba sinistra di
Paido, spaccandogli l’osso.
I quattro si affrettarono a legargli le mani con una corda, che poi
legarono alla sella del cavallo di Kloon.
Per ordine del loro capo, presero anche Wrathchild con loro.
Un così bel cavallo non poteva andare sprecato.
Si misero in marcia quando il sole, ormai alto nel cielo, segnava l’ora
di pranzo.
Il corpo privo di coscienza di Paido, venne trascinato sul sentiero per
un viaggio che durò più di un’ora. Quel giorno, non avrebbe fatto
ritorno a casa.
Paido
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