Il ritorno di un illusionista
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Il ritorno
Il freddo sulla cordigliera cominciava davvero a farsi sentire, solo
la tecnica di meditazione del "fuoco interno" permetteva a Tabaras
di scacciare i tremiti che avrebbero altrimenti scosso il suo corpo
a causa del gelo. |
Il mago si stiracchiò per sgranchirsi le membra dopo la notte trascorsa
nel proprio rifugio scavato nella neve e si avvicinò al vicino ruscello
dove l'acqua per quanto gelida fosse non era ancora ghiacciata del
tutto, raccolse il liquido con entrambe le mani e lo portò al volto più
per scacciare gli ultimi torpori del sonno che per lavarsi.
Così facendo vide il proprio riflesso nella piccola pozza, dubitava che
i suoi vecchi amici lo avrebbero potuto riconoscere, capelli e barba
erano lunghi ed arruffati su quel cranio e quel viso solitamente rasati,
le ampie tuniche colorate che indossava nelle serate trascorse in
taverna erano state sostituite da un ormai logoro abito di tela grezza,
i comodi mocassino di pelle scamosciata da robusti stivali in cuoio.
La spada dalla lunga lama lucente e dall'elsa istoriata che solitamente
riposava nel suo fodero appeso alla cintura era stata lasciata a Kolise
ed ora appeso con una corda di canapa al fianco del mago pendeva un
rozzo ma affilato coltello da caccia.
Solo la fedele sacca che l'illusionista adoperava per custodire gli
ingredienti per i propri incantesimi era ancora la stessa, anche se un
po' più logora.
Tabaras ripensò a come era partito mesi prima, senza dire nulla a
nessuno, nemmeno alla sua amata Garwen, spinto da una forza sconosciuta
che lo guidava verso l'isolamento delle montagne.
Si chiese chi si ricordasse ancora di lui, forse qualcuno lo credeva
morto, altri magari lo immaginavano emigrato negli stati dell'unione, ma
lui non aveva mai lasciato Arcano.
L'ultimo periodo trascorso sui monti aveva irrobustito il suo fisico
grazie agli sforzi che aveva dovuto fare per sopravvivere e procacciarsi
il cibo in un ambiente così ostile, la sua mente era stata temprata
dalla solitudine e dalla meditazione, quanto alla magia aveva scoperto
diverse nuove combinazioni di erbe e minerali che davano risultati
veramente sorprendenti...
Quella forza misteriosa che lo aveva allontanato dalle kioskas ora lo
spingeva a tornare, raccolte le poche cose che non aveva indosso si
incamminò verso il fondovalle.
Arrivo alla Kioskas
La discesa verso la valle del Kruill durò tre giorni, fu costretto ad
effettuare ad effettuare diverse deviazioni per evitare le bande di
ribelli che compivano le ultime razzie per procurarsi le risorse
necessarie a sopravvivere all'inverno che quell'anno si preannunciava
particolarmente rigido.
Giunto sulla sponda nord del fiume, incoraggiato dal tiepido sole
autunnale che splendeva su di lui, si denudò e si immerse nelle acque
cristalline, il bagno fu un vero toccasana e il sapone di grasso di
marmotta che egli stesso aveva preparato prima di scendere dalla
montagna si rivelò efficace, anche se l'odore che emanava era ben lungi
dai sali da bagno che usava nella sua casa di Kolise.
Una volta uscito ed asciutto si dedicò ai propri indumenti, li lavò e li
rattoppò, poi andò alla ricerca di alcune bacche coloranti che aveva
l'intenzione di usare per tingerli e renderli così più confacenti al suo
stile cittadino.
L'ultima cosa che gli rimaneva dunque da fare era ripulirsi il volto e
la testa dalla peluria castana che vi era cresciuta, impugnò il coltello
e ne rinnovò l'affilatura, poi con la sicurezza di chi è abituato ad
eseguire la stessa operazione da anni si insaponò in modo da far
scorrere meglio la lama e cominciò a radersi con colpi rapidi e precisi.
Terminata l'operazione ammirò il risultato, era di nuovo riconoscibile,
proseguì lungo la sponda del fiume sino ad un punto dove sapeva che
avrebbe trovato un guado, lo attraversò e si diresse a passo spedito
verso Kolise, sarebbe stato a casa prima del tramonto.
Oltrepassare le porte della kioskas non fu difficile, quando l'amazzone
di guardia gli chiese di farsi riconoscere egli presentò il
lasciapassare con tanto di sigillo dell'imperatrice che aveva ricevuto
quando le aveva giurato fedeltà, la ragazza lo esaminò con attenzione e
quindi lo lasciò entrare.
Giunto a casa tolse le vesti di tela grezza che indossava e le sostituì
con la sua vestaglia rossa, in soffice cotone, accese il fuoco nel
camino e decise di scrivere una lettera a Garwen per scusarsi del suo
comportamento, era un gesto doveroso, poi a sera si sarebbe recato in
taverna per vedere se qualcuno dei suoi vecchi amici sarebbe passato da
quelle parti.
GARWEN
Percezioni
Seduta nella sua piccola biblioteca a Launam, Garwen scorreva con gli
occhi un testo antico.
Alzò lo sguardo, e la avvolse un senso di irrequietezza... "Che
succede?"
Si alzò nervosamente e si affacciò alla finestra. La vita di Arcano
proseguiva tranquilla..
"Eppure c'è qualcosa...."
Uscì dal suo alloggio, e a passo svelto si diresse in una piccola
radura, dove già con le streghe aveva celebrato il sabba e si sedette
all'ombra di un albero.
Chiuse gli occhi.. "Bene e adesso vediamo cosa sta succedendo"..
Rilassò completamente il corpo, e lasciò che la sua mente vagasse tra le
mura delle varie Kioskas... Tutto sembrava tranquillo...
Con gli occhi della mente proseguì il viaggio, quando, nei meandri della
Via Oscura, scorse la figura di un uomo.. Ebbe un tuffo al cuore...
Si stava radendo la testa e la barba... Le sue labbra pronunciarono
involontariamente il nome di quell'immagine..
"Tabaras..."
Le lacrime le corsero giù per le guance, rigandole il volto.. Si alzò e
si asciugò il viso e tornò a Launam...
"Ebbene, sei tornato finalmente.. Ora mi dovrai non poche spiegazioni,
Mago.."
Ma la sua risoluzione scomparve del tutto quando aprì la porta di
casa...
Salì le scale e da un cassetto tirò fuori una palla di vetro, nella
quale si materializzò un'immagine di Tabaras e lei, mesi e mesi prima...
Un suo regalo precedente alla sua dipartita...
"Sei sparito.. E ora ritorni.. Ho provato a cancellarti, ma non ce l'ho
fatta... E ora sei di nuovo qui..."
Strinse la sfera al petto e si sciolse in singhiozzi, in attesa di
poterlo vedere di nuovo...
TABARAS
Serata in Taverna
Tabaras non era riuscito ad attendere che il sole tramontasse per
recarsi alla taverna, troppo grande era il desiderio di rivedere i
vecchi amici dopo i mesi di eremitaggio, così verso la quinta ora del
meriggio aveva varcato quella soglia mai chiusa che conduceva al punto
di ritrovo degli hammers.
La trovò deserta...
Nessuna voce gioiosa risuonava tra quelle pareti, nessun odore di birra
o di cibo era percettibile.
Cosa era dunque accaduto durante la sua assenza? Che gli avventori si
fossero lasciati intimidire dai primi accenni di gelo?
Non poteva essere, doveva esserci per forza un'altra ragione.
Il mago si recò in quelle cucine a lui familiari e accese il fuoco nella
stufa, prese una teiera dalle delicate decorazioni floreali e la riempì
d'acqua mettendola poi a bollire con l'intento di prepararsi una tisana.
Mentre aspettava che il liquido raggiungesse la temperatura ideale uscì
in strada nella speranza di scorgere qualche faccia conosciuta, ma
nessun volto familiare era presente entro il suo raggio di visuale.
Cominciava a sentirsi uno straniero.
Rientrò in taverna e frugo un po' nella propria sacca, ne estrasse le
foglie di melissa ed un pezzo di radice di liquirizia e li mise nella
teiera, attese pazientemente che passassero i tre minuti necessari
perchè l'infuso fosse pronto e poi se ne versò una tazza fumante.
Passò quasi un'ora in cui parlò da solo come era solito fare sulle
montagne, poi finalmente due sconosciuti fecero il loro ingresso in
taverna: la strega Dolceluna e Grimorio, guerriero di Gams.
Dopo le presentazioni furono loro a spiegargli come mai c'era così poca
gente in giro: negli ultimi tempi c'era un assassino a piede libero per
le kioskas, gli sforzi per identificarlo ed assicurarlo alla giustizia
erano stati vani fino a quel momento.
Tabaras fu grato di aver portato con sè il proprio acciaio oltre che
agli ingredienti per i suoi trucchetti da illusionista.
I due non si trattennero molto, Grimorio doveva cominciare il turno di
sentinella alla caserma, mentre Dolceluna fu richiamata da Nurah.
Tabaras rimasto nuovamente solo decise di attendere ancora, e fece bene
perchè di lì a poco il suo amico Paido fece un salto in taverna; non era
più l'inesperto e timido esploratore che ricordava, ora i galloni di
comandante erano apposti bene in evidenza sulla divisa del Lokot.
Avevano appena terminato i saluti che una leggiadra fanciulla fece la
sua comparsa, Paido la presentò come Madhatter e specificò che l'artista
era la sua attuale compagna ricordandosi i trascorsi del mago in una
combriccola di gigolò poco raccomandabili noti come le Truppe
Sventrapapere.
Dalle effusioni che i due si scambiarono Tab intuì che forse si era
fatto tardi ed era ora per lui di andare a prepararsi la cena, a nulla
servì l'invito di Paido a rimanere nè la promessa che l'esploratore
avrebbe messo al suo servizio le sue grandi doti di cuoco per
festeggiare la rimpatriata, promettendo che sarebbe tornato più tardi
l'illusionista si diresse verso casa.
Dopo una cena frugale fece ritorno alla taverna.
Oltre a Paido e Mad c'era la giovane strega Merenwen che Tabaras fu
contentissimo di riabbracciare, di lì a poco giunse anche Cascka
l'avvenente vicecomandante delle amazzoni di Roka, che però non si
trattenne per molto poichè doveva andare in esplorazione.
Tabaras ebbe persino la fortuna di poter salutare Kristal, giunta in
taverna alla ricerca di Paido con cui doveva discutere alcune faccende
di estrema importanza per le kioskas.
Garwen giunse inaspettata, prima ancora di riuscirla a salutare Tab era
già rosso per la vergogna ed il rimorso, nel lunghissimo istante in cui
i loro occhi si incrociarono egli si rese conto che la strega era
persino più bella di quanto la ricordasse nei suoi sogni.
Lei lo squadrò da capo a piedi dopo essersi ripresa dalla sorpresa e con
tono inquisitorio chiese: "Dove sei stato tutto questo tempo?".
Il mago farfugliò una risposta incomprensibile, poi cercando vanamente
di recuperare la propria dignità raccontò balbettando le spiegazioni che
aveva scritto nella lettera di scuse che le aveva scritto, ma che sapeva
le sarebbe giunta solo l'indomani.
La tensione tra i due era palpabile e così la serata finì presto senza
che Tab avesse avuto modo di appurare ciò che per lui era più
importante: Garwen lo amava ancora o lo aveva dimenticato?
GARWEN
Dubbi e rimorsi
Le si era bloccato il cuore quando l'aveva visto in taverna...
"Dove sei stato tutto questo tempo?"
Domanda banale.. Sapeva benissimo dove era stato e perchè..
Lo aveva sempre saputo,ma in fondo non era mai riuscita ad accettare che
quel richiamo l'avesse portato via da lei...
Entrò in casa, accese una candela e si sedette a terra, tra i cuscini di
piume...
Chiuse gli occhi e cercò di concentrarsi, di entrare in comunicazione
con sè stessa...
Cos'era che le aveva fatto provare quel tuffo al cuore? Cosa la
tratteneva dal lasciarlo andare definitivamente?
In fondo, in tutti quei mesi, era riuscita, o almeno così si era illusa,
a dimenticarlo...
Si era ricostruita una sua vita, ora dava anima e corpo per le streghe,
e solo quello..
Nient'altro per lei aveva valore, tranne...
Lei lo sapeva.. Era il ricordo di Tabaras che la sosteneva ad andare
avanti nonostante tutto...
Era la speranza di vederlo tornare, di riabbracciarlo, che la tratteneva
in quelle terre, che senza di lui le sembravano così vuote...
Eppure le era sembrato di essersi abituata a svegliarsi senza averlo
accanto, le sembrava di poter continuare a vivere senza di lui..
In fondo, lui se ne era andato, lui l'aveva abbandonata... E lei lo
aspettava???
Il suo orgoglio femminile per un attimo prese il sopravvento, e fu
tentata improvvisamente di lasciarlo andare, definitivamente.. Per
sempre..
Ma solo il pensiero di questo abbandono le fece salire un senso di
panico, di incompletezza dentro..
Tabaras era, no anzi, è il suo uomo.. Forse questa era l'unica cosa di
cui era certa...
Si alzò di scatto, prese un piccolo foglio e scrisse una missiva...
"Ti aspetto questo pomeriggio in Taverna... Garwen"
Un sorriso sorse sulle sue labbra...
"E' giunto il momento, Tabaras.. Amore mio..."
TABARAS
Momenti d'attesa
Tabaras era intento a trascrivere i risultati delle scoperte fatte in
montagna quando udì il ticchettio prodotto dal becco del piccione
viaggiatore che picchiava contro al sua finestra, depose la penna d'oca,
si alzò e andò a ricevere il messaggio.
Prima ancora di aprirlo ne conosceva la provenienza, il nastro di seta
rosso con cui era legato alla zampa dell'uccello messaggero, la leggera
fragranza di mughetto che emanava dalla delicata carta di riso sul quale
era trascritto il messaggio stesso... erano piccoli segni che ne
identificavano il mittente, in questo caso "la" mittente.
Ebbe paura di aprirlo.
La sera prima non si erano lasciati bene, o meglio erano rimasti
talmente sorpresi di trovarsi così all'improvviso l'uno di fronte
all'altra che non avevano avuto modo di parlarsi decentemente.
Il mago rise di sè stesso, solo dieci giorni prima si era trovato faccia
a faccia con un orso infuriato con lui perchè aveva inavvertitamente
invaso il suo territorio ed era stato meno spaventato di quanto non lo
fosse ora al pensiero che quella lettera di Garwen avrebbe potuto
contenere qualunque cosa, compresa la richiesta di tornarsene sulle
montagne e non farsi più vedere.
Afferrò tutto il coraggio che gli rimaneva per sciogliere il nodo che
teneva arrotolato il messaggio, il foglio si aprì rivelando una
semplice, breve frase: "Ti aspetto questo pomeriggio in taverna...
Garwen".
"Molto neutro" pensò Tab "Pare che non voglia far trasparire nulla",
decise quindi di pensare in positivo e di sperare che lei potesse
concedergli un'altra possibilità.
Si recò dove aveva appoggiato la propria sacca e ne estrasse il quarzo
citrino che aveva mostrato la sera prima a Gar, perfetto nella sua forma
di stella e nella limpidezza e attraversato da alcune venature dorate,
il piccolo foro al centro dei cinque raggi sembrava fatto apposta per
farci passare un legaccio in modo da trasformarlo in un ciondolo...
prima di recarsi in taverna si sarebbe inoltre recato da un fioraio
acquistando dalle sue serre le più belle rose rosse che avesse trovato.
L'incontro
Si incontrarono già sulla soglia, la stessa espressione imbarazzata era
dipinta sui volti di entrambi.
Si accomodarono ad un tavolo libero, abbastanza defilato sulla sinistra
rispetto al bancone.
Anche quel giorno la taverna era quasi vuota, occasione che avrebbe
permesso loro sì di dialogare con una certa tranquillità, ma nulla
avrebbe coperto gli attimi di silenzio che potevano venirsi a creare.
Con un gesto visibilmente impacciato Tabaras porse il mazzo di una
dozzina di rose rosse che aveva appena acquistato alla strega la cui
espressione si addolcì per un attimo nel vederle.
Tab ruppe il silenzio: "C'è un altra cosa..."
Non ebbe il tempo di completare la frase, Garwen aveva sigillato le sue
labbra con un dito e stava dicendo: "Shhhhh... Sei qui per ascoltare,
non per parlare".
Il mago abbassò lo sguardo e rimase in silenzio mentre lei riprendeva a
parlare:
"Vedi Tabaras, è passato tanto tempo da quando te ne sei andato... in un
primo tempo ho pensato che sarei morta senza di te, ma poi mi sono
gettata a capofitto nel mio compito di vicecomandante delle streghe
nella speranza che questo mi aiutasse a dimenticarti. Sono ormai mesi
che vado avanti così e credevo di esserci riuscita, almeno finchè non ti
ho scorto in una visione sulle sponde del Kruill. Allora ho capito
quanto tu fossi importante per me, non mi interessa dove sei stato, cosa
hai fatto e perchè, avrai avuto le tue ragioni. L'importante è che ora
tu sia di nuovo qui al mio fianco"
Trasse un profondo respiro e lo baciò delicatamente sulle labbra mentre
lacrime di commozione le rigavano il viso, lui la cinse tra le braccia e
nessuno dei due avrebbe saputo dire quanto tempo trascorsero in quella
posizione.
Quando si separarono lui infilò la mano nella propria sacca e ne
estrasse un piccolo scrigno di legno che porse a Garwen: "Mi ha fatto
pensare a te quando l'ho trovato" aggiunse.
Le delicate mani della ragazza aprirono il coperchio e ne estrassero il
ciondolo di quarzo, mentre il mago glielo allacciava dietro la nuca ne
approfittarono per scambiarsi un altro meraviglioso bacio d'amore.
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